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Focus SACE: Egitto

L’Ufficio Studi Economici di SACE ha pubblicato un aggiornamento sulla situazione economica dell’Egitto.

Scenario politico

A un anno dalla caduta di Mubarak, il processo di transizione istituzionale nel paese è ancora in corso (la stesura del nuovo testo costituzionale è rallentato dalle profonde divisioni tra le varie componenti politiche e sociali del paese). Le elezioni parlamentari, avviate a novembre e concluse a febbraio, hanno registrato la vittoria del partito islamico moderato dei Fratelli Musulmani (FJP) e la contemporanea affermazione del partito fondamentalista salafita Al-Nour (congiuntamente i partiti islamici controllano circa il 70% dei seggi in entrambe le camere).

Le principali sfide nei prossimi mesi riguardano i lavori dell’assemblea costituente, le elezioni presidenziali e la cessione del potere dalle Forze Armate alle autorità civili.

Le elezioni presidenziali, il cui avvio è atteso a fine maggio, creano un ulteriore elemento di incertezza. In particolare, le tensioni tra Fratelli Musulmani e Forze Armate si sono intensificate in seguito alla recente decisione del FJP di presentare un proprio candidato alle elezioni, sfidando quindi il candidato sostenuto dai militari.

Sfide dell’economia

Le (deboli) prospettive economiche sono strettamente legate al consolidamento istituzionale. Si attende una crescita contenuta nell’anno fiscale 2011/12 (PIL +1,3%) e 2012/13 (+3,9%), le cui cause sono legate in particolare alla riduzione degli investimenti privati e pubblici (questi ultimi risentono delle limitate finanze pubbliche egiziane: il deficit pubblico è stimato superiore al 10% nel 2011). I consumi privati hanno registrato segnali di debolezza, a causa del rallentamento dell’attività economica (in particolare nel settore del turismo) e della crescente disoccupazione.

La posizione con l’estero rappresenta una delle principali fragilità. Nella prima metà dell’anno fiscale 2011/12 il deficit delle partite correnti registra un significativo aggravamento, nonostante la relativa tenuta dell’export e dei proventi del canale di Suez. Tale aggravamento è infatti riconducibile alle minori entrate legate al turismo, che sconta ancora le conseguenze della primavera araba e dell’attuale instabilità politica. Anche il conto capitale registra un marcato deterioramento legato alla persistente fuga di investimenti, sia di portafoglio che diretti (inclusi quelli nel settore petrolifero).

Per contenere le pressioni sul tasso di cambio le autorità sono ricorse alle riserve internazionali ufficiali, pari a circa USD 15,2 miliardi a fine marzo 2012, rispetto a USD 36,0 miliardi a dicembre 2010. Nel tentativo di rallentare la fuga di capitali, la Banca Centrale ha irrigidito le procedure per il pagamento delle forniture dall’estero, con un conseguente aumento delle difficoltà operative per le imprese.

Le autorità locali hanno riscontrato difficoltà nel collocare i titoli di Stato, assorbiti principalmente dalle banche pubbliche egiziane. La percezione del rischio da parte degli investitori resta elevata come rileva l’aumento del CDS a 5 anni in USD, strumento di copertura contro il default del debito sovrano egiziano, rispetto ai livelli precedenti alla primavera araba. Segnali positivi arrivano dall’asta del 2 aprile  in cui sono stati collocati, per la prima volta dall’inizio delle turbolenze, titoli di debito pubblico di durata decennale in valuta locale per un equivalente di USD 166 milioni.

Il supporto delle istituzioni finanziarie internazionali resta fondamentale. Proseguono i negoziati con il Fondo Monetario Internazionale per la definizione di un nuovo accordo da USD 3,2 miliardi, condizionato a una effettiva condivisione del programma tra le principali forze politiche egiziane.         

A cura dell’Ufficio Studi Economici SACE.

Informazioni:
Analista responsabile del Desk Mediterraneo SACE
Federica Pocek
f.pocek@sace.it