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Scheda Paese: Canada

Il Canada conta 32 milioni di abitanti, è l'ottava potenza economica mondiale, la seconda nelle Americhe dopo gli U.S.A. L'industria manifatturiera si concentra prevalentemente nell'Ontario e nel Quebec, mentre l'economia delle province atlantiche, delle praterie e delle province del Pacifico dipende soprattutto dalle risorse naturali.

Il Trattato di Libero Scambio con gli Stati Uniti e il Messico offre l'opportunità di operare con aziende canadesi che hanno una rete di distribuzione sul mercato USA. Allo stesso modo gli investimenti esteri in Canada si possono considerare come una via d'accesso preferenziale all'intera area NAFTA.

Il Canada, che nel 2005 ha registrato una crescita del Pil del 2,6%, può contare su eccellenti infrastrutture e su una manodopera altamente qualificata. Nell'ultimo trimestre del 2005 l'economia è stata rallentata dall'apprezzamento della valuta domestica.
A marzo 2006 la Banca centrale canadese ha aumentato i tassi di interesse dello 0,25% per smorzare le tendenze rialziste della valuta.

Principali indicatori economici ( mld US$)

  2003 2004 2005
Export 271,844 316,416 359,578
Import 239,810 273,557 313,303
Saldo Commerciale 32,034 42,859 46,275
PIL 866.9 980.4 1008.83
Crescita reale 5.17% 6.55% 2.90%
Fonte: Statistics Canada

I principali settori produttivi

Uno dei settori industriali più importanti è quello della produzione energetica, che ricorre tanto alle fonti tradizionali (petrolio, gas naturale, energia idroelettrica, carbone ed uranio) quanto a fonti innovative più recenti e rilevanti (carburanti alternativi ad alto rendimento, energie rinnovabili).

Accanto alla produzione si collocano la trasformazione, il trasporto, la distribuzione e la raffinazione.
Queste attività includono infrastrutture di raffinazione del petrolio, di trasporto (oleodotti e gasdotti) e di produzione termica di energia elettrica da vari tipi di combustibile fossile.

Anche l'industria mineraria contribuisce in modo notevole all'economia canadese: 3,7% del PIL, più di 380.000 persone impiegate, 80% della produzione esportata (circa il 13% delle esportazioni totali). Il Canada inoltre si trova al secondo posto al mondo per gli investimenti nella ricerca delle risorse.

L'agricoltura ancor oggi è uno dei settori di punta (nel complesso il settore "agro-alimentare" rappresenta circa il 9% del Pil). Il Canada è rinomato soprattutto per le sue granaglie, semi oleosi, verdure, carni e latticini.
Le tecniche di allevamento, le tecnologie di fertilizzazione e dell'alimentazione, le attrezzature e tecniche di gestione contribuiscono a ottenere buoni raccolti e bestiame di alta qualità. Il settore agricolo e agro-alimentare si pone al terzo posto come fonte d'occupazione in Canada.

Negli ultimi decenni l'industria manifatturiera ha accresciuto la sua importanza soprattutto grazie alla grande quantità di esportazioni verso il vicino mercato statunitense.

Le regioni economiche

Dal punto di vista territoriale sono quattro le regioni economicamente più sviluppate.

  • Il Quebec produce circa il 20% del PIL nazionale e vanta una specializzazione nell'industria aeronautica e nei trasporti, nelle biotecnologie (Centro Technopole di Laval), e nell'information tecnology.
  • L'Ontario, che produce il 40% del PIL nazionale, presenta una forte concentrazione di aziende manifatturiere specializzate nel settore automobilistico, della componentistica, elettronico e aerospaziale, minerario, nonché un settore terziario estremamente avanzato.
  • L'Alberta, ricca di petrolio e gas, si è sempre più specializzata nel settore energetico ed esporta prevalentemente sul mercato statunitense
  • La British Columbia produce materie prime (minerali e legname) ed è in una fase di transizione verso settori a più alto valore aggiunto quali l'alta tecnologia, la biotecnologia e l'elettronica.

Il Canada offre, inoltre, un ambiente estremamente favorevole alla Ricerca e allo Sviluppo concedendo particolari sgravi fiscali che superano di molto quelli dei maggiori paesi industrializzati. Secondo uno studio KPMG del 2004 investire in impianti di R&D in Canada costa, al netto delle imposte, il 30% in meno rispetto agli Stati Uniti.

Commercio internazionale

Grazie all'accordo di libero scambio nordamericano (NAFTA) siglato il 1° gennaio 1994, il Canada ha libero accesso ad un mercato potenziale di 365 milioni di consumatori, con un PIL totale superiore a 8.500 miliardi di dollari ed una economia più grande di quella dell'Unione Europea.

Il commercio estero componente fondamentale dell'economia canadese, ha risentito delle conseguenze negative di alcuni fatti avvenuti durante il 2003 (SARS, BSE, gravi incendi che hanno devastato le foreste del British Columbia). Inoltre, la forte svalutazione del dollaro americano rispetto a quello canadese ha determinato un calo delle esportazioni verso gli Stati Uniti.
Tale peggioramento si è limitato al 2003: già a partire dall'anno successivo le esportazioni verso gli U.S.A. hanno ripreso a crescere a tassi vicini al 10%, raggiungendo quota massima nel 2005, quando la bilancia commerciale Canada-Stati Uniti ha registrato un +110,854.04.

Nel Complesso, dopo lo shock del 2003, la bilancia commerciale totale ha registrato un miglioramento sostenuto nel 2004, e si è mantenuta "stabile" (miglioramento pari allo 0,9% circa) nel corso del 2005.

Interscambio commerciale con l'Italia

Le importazioni di beni di origine italiana in Canada continuano a crescere: dopo l'aumento del 6,52% registrato nel 2004, il 2005 ha fatto registrare un incremento pari al 7,55%.

Durante l'ultimo anno le maggiori province importatrici dall'Italia sono state:

  • l'Ontario (1,800 milioni di dollari U.S. nel 2004)
  • il Quebec (1,323 milioni di dollari U.S.)
  • il British Columbia (242,437 milioni di dollari U.S.)
  • l'Alberta (202,086 milioni di dollari U.S.).

Anche le esportazioni canadesi verso l'Italia aumentano, segno della crescente interazione tra i due paesi. L'incremento delle importazioni italiane ha contribuito a mantenere sostanzialmente inalterato rispetto al 2004 il saldo negativo per il Canada.

L'Italia malgrado l'euro forte riesce a mantenere ed incrementare il proprio export in un contesto molto competitivo in cui la Cina continua ad erodere quote di mercato in alcune categorie di beni di consumo.

In questi ultimi anni, la composizione delle esportazioni italiane in Canada ha subito alcune trasformazioni. In passato infatti la componente di beni di consumo durevoli e non durevoli rappresentava la maggior parte dell'export verso il Canada. A partire dal 2001 i prodotti industriali hanno accresciuto gradatamente la propria quota.

Nel comparto dei beni di consumo, nel 2004 i settori che hanno fatto registrare andamenti negativi sono stati il calzaturiero (-7,8%), il cuoio e pelli (-25,7%), l'abbigliamento da uomo (-3,9%), i tessuti (-8,3%).
Da segnalare l'incremento delle importazioni nel settore della gioielleria (+10,9%), abbigliamento e accessori donna (+19,7%), cosmetici (+27,7%), mobili (+26,8%) e materiali da costruzione(+5,7%).

Nel comparto agroalimentare in costante crescita sono il settore dell'olio d'oliva (+7,9%) e dei vini (+2,2%).
L'Unione Europea, per rimuovere le barriere di accesso al mercato canadese, ha firmato il 18 settembre 2003 un importante Accordo sul Commercio di Vini e Alcolici.

Investimenti

L'investimento diretto totale in Canada è salito da circa 277 milioni nel 1994 a 976 milioni nel 2004. Malgrado questo incremento gli investimenti diretti non rispecchiano l'intensità delle relazioni economiche e commerciali tra i due Paesi (l'Italia è il 17° investitore estero in Canada).
Il primo Paese investitore sono gli Stati Uniti, con il 64%, mentre il secondo è la Francia (9%) ed il Regno Unito è il terzo (7,5%).

Il Québec e l'Ontario sono le Province che maggiormente attraggono gli investimenti esteri, soprattutto nei settori dell'alta tecnologia - ICT, biotecnologie, farmaceutico, elettronico, aeronautico e servizi finanziari.

Circa 275 aziende canadesi sono filiali controllate o partecipate da imprese italiane. Le principali aziende italiane presenti in Canada con impianti di produzione sono l'Italcementi, la New Holland e la Meridien Technologies (entrambe gruppo FIAT), la Mapei, la Peg Perego, la Pirelli, la Riello, la Tonoli, e la Vibac.
La Luxottica-Lenscrafter e la Henry Birks hanno estese reti distributive.

Per quanto riguarda gli investimenti italiani, nel 2004 si è registrata l'apertura da parte della Sorin di Milano di un impianto per la progettazione e la produzione di valvole biomediche a Burnaby (Vancouver).
La Ferrero di Alba ha avviato uno studio di fattibilità sulla possibilità di aprire uno stabilimento produttivo a Bramton (Toronto).
La Geox ha aperto nel settembre 2004 due punti vendita a Toronto e Montreal.

Barriere tariffarie o quantitative

Il Canada ha sottoscritto una serie d'accordi di libero scambio bilaterali e regionali, in particolare con gli USA ed il Messico (NAFTA), con il Cile, con la Costa Rica, con Israele e con i paesi della zona caraibica.
L'Italia, assieme alla maggior parte degli altri Paesi, è elencata fra le nazioni favorite (Most Favoured Nations - MFN). Ciò ha comportato, a seguito dell'implementazione delle riduzioni tariffarie dell'Uruguay Round, un trattamento tariffario medio pari al 6,8% all'inizio dell'anno 2003.

Permangono tuttora delle barriere tariffarie notevoli in alcuni specifici settori: alimentare, calzature e costruzioni navali.
In questi settori le tariffe sui prodotti finiti risultano essere circa il doppio di quelle applicate ai prodotti grezzi. Al contrario, a partire dal 1° gennaio 2005 si è assistito alla liberalizzazione del mercato dell'abbigliamento e del tessile.

L'Export and Import Controls Bureau è l'ente canadese responsabile per il controllo dei flussi dei prodotti. Sono attualmente in vigore delle restrizioni sui prodotti agricoli, sui prodotti d'acciaio, sulle armi e munizioni.

Per quanto riguarda in particolare il controllo delle importazioni di prodotti alimentari , il Canada ha implementato un sistema di quote (TRQ) in sintonia con i suoi obblighi in ambito WTO.
Le importazioni che superano le loro quote specifiche sono assoggettate a tariffe più alte che possono toccare il 200 per cento nel momento in cui si sorpassano le quote stabilite, come nel caso dei prodotti caseari.

Nel gennaio 2005 risultavano in vigore 29 misure antidumping, il 45% delle quali applicabili a prodotti d'acciaio. Il 13% delle misure sono in vigore da oltre dieci anni.

Gli esportatori di prodotti alimentari devono ottenere l'autorizzazione all'importazione di nuovi prodotti dalla Canadian Food Inspection Agency. In Canada non sono tuttora ammessi molti prodotti di carne cruda trattata provenienti dall'Italia.
In attesa della conclusione dei negoziati relativi all'applicazione dell'Accordo Veterinario UE-Canada, che dovrebbe creare condizioni molto più favorevoli alle esportazioni italiane, l'esportazione dei prodotti tradizionali della salumeria italiana non è consentita.