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La locomotiva cinese torna a correre

Nel primo trimestre 2010 il Pil cinese è cresciuto dell’11.9% rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre le esportazioni a maggio sono cresciute del 48% rispetto a maggio 2009.

Il made in China, in particolare i prodotti elettronici, ha conquistato tutti i più importanti mercati:

  • le esportazioni verso l’Europa, principale partner commerciale della Cina, sono aumentate del 49% malgrado la recente svalutazione dell’euro sulla valuta cinese
  • le vendite negli Stati Uniti sono aumentate del 44%
  • l’export verso il Giappone del 37%.

Alcuni analisti ritengono che questa performance di Pechino sia in parte da attribuire agli ordini che molti importatori avrebbero anticipato in vista di una probabile rivalutazione della valuta cinese, poi effettivamente avvenuta.

Gli Stati Uniti, alle prese con un calo dell’export, da tempo chiedevano uno yuan più flessibile per favorire una ripresa economica più equilibrata. Anche la Banca Centrale Europea, nel suo Bollettino di aprile, aveva denunciato il pericolo derivante dai due principali squilibri globali: il deficit commerciale Usa e il surplus cinese.

La People’s Bank of China, il 21 giugno, per raffreddare la congiuntura ha così annunciato lo sganciamento dello yuan dal dollaro e il ritorno graduale a un regime di cambio flessibile. L’istituto cinese ha reintrodotto la banda di oscillazione ± 0,5 sul livello medio 6,8275.

Al G 20 di Toronto alla linea del rigore voluta da Angela Merkel per l’Europa si è affiancato il timore americano che tagli della spesa pubblica simultanei potessero frenare la ripresa dell’economia mondiale. Nel documento finale si legge infatti: “le economie che hanno attivi commerciali con l’estero sono chiamate a favorire la crescita interna”.

La Cina sembra pronta ad accogliere l’invito ad assumere, insieme a India e Brasile, il ruolo di propulsore dell’economia globale (e la recente rivalutazione dello yuan renderà il mercato cinese più accessibile ai prodotti occidentali).