Le nuove proiezioni stimano una crescita intorno al 4% per fine anno (sotto il 4% per il Fondo Monetario Internazionale, 4,2 per il Ministero dello Sviluppo Economico), al ribasso rispetto alle stime precedenti che davano un +4,5%.
La politica russa si prepara a due grandi appuntamenti: le elezioni parlamentari del 4 dicembre 2011 e le elezioni presidenziali di marzo o aprile 2012. Il paese sembra manifestare l’aspettativa di un cambiamento radicale di provenienza incerta.
Proseguono i negoziati per l’ingresso nel WTO. Le trattative paiono a buon punto malgrado il protezionismo agricolo dei russi e l’aperta opposizione della Georgia.
Il rublo si è rafforzato molto sul dollaro e in misura minore sull’euro almeno fino al principio dell’estate, in parte a causa degli alti prezzi del petrolio manifestatisi nel secondo trimestre del 2011, in parte per la debolezza del dollaro.
Fino a giugno la banca centrale russa ha incoraggiato questo andamento alzando il livello dei tassi di rifinanziamento (fino all’8,25% di maggio) e le riserve obbligatorie per le banche. Si tratta di misure anti-inflazionistiche che hanno avuto qualche effetto, visto che l’obiettivo di una crescita dei prezzi attorno al 7,5% a fine anno non sembra fuori portata. Al rafforzamento del rublo ha corrisposto una netta ripresa delle importazioni che hanno superato in termini assoluti i livelli del 2008.
A luglio, la produzione industriale ha dato segni di rallentamento, mentre l’indice di fiducia degli imprenditori ha smesso di crescere. Ad agosto, il declassamento del debito statunitense e la conseguente corsa agli investimenti sicuri hanno provocato una caduta del rublo che si è ritrovato improvvisamente ai livelli di febbraio 2011 (ma ha poi parzialmente ripreso).
I salari reali sono aumentati nei primi sette mesi, rispetto allo stesso periodo del 2010, del 2,3%. Crescono i consumi, che hanno ormai raggiunto i livelli pre-crisi del 2008 (+7% nel secondo trimestre 2011 rispetto al secondo trimestre 2010).
Investimenti esteri
La Russia rimane, in linea di principio, uno dei paesi più interessanti per gli investimenti esteri, tuttavia la maggior parte dei capitali investiti in Russia sono in realtà capitali esportati e reimportati e la Russia rimane al 123esimo posto della classifica Doing Business della Banca Mondiale, in caduta di sette posizioni rispetto al 2010.
Il caso della fallita joint venture fra BP e Rosneft, come le insoddisfazioni degli investitori nel settore elettrico, sono esempi delle difficoltà incontrate anche da aziende molto grandi.
Gli investimenti esteri nel primo semestre 2011 hanno raggiunto gli 88 miliardi di dollari, una cifra elevatissima, in netta controtendenza rispetto a quanto è avvenuto nei paesi dell’Europa Centro-orientale. Si calcola però che 44 miliardi siano semplicemente transitati dalla Russia per tornare all’estero (e le turbolenze sui mercati internazionali hanno verosimilmente a che fare con queste migrazioni). Gli investimenti diretti concentrati nei settori del petrolio e del gas ammontano a 7 miliardi di dollari.
La Russia è, con la Cina, il principale investitore all’estero fra i paesi BRIC (dati FMI). Al contrario della Cina però, che investe molto nei paesi in via di sviluppo, gli investimenti russi si dirigono verso le economie avanzate. Sono diverse le compagnie russe che programmano investimenti in Europa.
Oltre ai piani attribuiti a Gazprom per l’acquisto di capacità di generazione di energia nell’Europa occidentale, bisogna considerare l’attività delle Ferrovie Russe che mirano all’acquisizione del settore cargo delle ferrovie slovacche (si pensa fra l’altro ad una ferrovia a scartamento largo che arrivi fino a Vienna) e di PKP Cargo (Polonia). Sempre in Polonia si dirigono le attenzioni di Sberbank, che secondo indiscrezioni sarebbe intenzionata ad acquistare Kredyt Bank o Millennium Bank.
La crisi di Cipro, l’isola che forma il principale veicolo di esportazione dei capitali russi all’estero, non ha mostrato effetti sugli investimenti. Le difficoltà in cui versano le banche cipriote (strettamente legate alle greche) non hanno avuto finora conseguenze visibili sui flussi di capitali da e per la Russia.
Gli investimenti stranieri nel primo semestre 2011 sono stati pari a 87,6 milioni di dollari, cioè superiori di 2,9 volte di quelle effettuati nel I semestre 2010. Sempre nel I semestre 2011 gli investimenti stranieri accumulati sono stati pari a 315,0 miliardi di dollari Usa, +19,9% rispetto al corrispondente periodo del 2010.
Produzione industriale
Nel 2010 rispetto al 2009 la produzione industriale è aumentata dell’8,2%, nei primi 7 mesi del 2011 è aumentata del 5,3% rispetto allo stesso periodo del 2010.
Nei primi 7 mesi 2011 l’aumento registrato dell’industria manifatturiera è di +7,6%.Il settore maggiormente dinamico è stato quello della produzione dei mezzi di trasporto (+31,2% rispetto ai primi 7 mesi 2010), seguito da quello di materie plastiche (+15,9%), dalla produzione di macchinari e impianti (+13,8%).
Viene poi la produzione di pelletteria e calzature (+9,5%), quella dell’industria chimica (+7,1%), della lavorazione del legno e prodotti del legno (+6,2%), di elettrotecnica, elettronica e ottica (+5,6%), e del tessile e abbigliamento (+4,9%).
Con un ritmo di crescita inferiore, ma sempre positivo sono rispetto ai primi 7 mesi del 2010: la produzione di carbon coke (+4,5%), l’industria metallurgica (+1,9%), il settore alimentare (+0,9%).
Il settore delle telecomunicazioni vede l’avvio di un’importante novità. Il governo sta cercando di separare in maniera netta e precisa la banda dedicata alle attività civili e quella occupata dai militari. Questo dovrebbe favorire lo sviluppo dell’infrastruttura di quarta generazione (4G) che costituisce la priorità per l’industria della comunicazione mobile.
Interscambio commerciale
Nel 2010 leesportazioni della Russiasono state pari a 378,586. Le importazionisono state pari a 219,228 miliardi di dollari.
Nel primo semestre 2011 leesportazioni della Russiasono state pari a 246,9 miliardi di dollari (+30,4% rispetto a quelle del primo semestre 2010). Questo aumento dipende quasi totalmente dall’incremento dei prezzi, mentre in volume fisico le esportazioni russe sono rimaste praticamente uguali.
La maggioranza delle esportazioni russe in tutti i paesi esclusi quelli della Csi, è costituita principalmente da combustibili-energetici: il 72,9% in valore sul totale (+29,7% rispetto al primo semestre 2010).
Le importazioni sono state pari a 140,0 miliardi di dollari (+47,3% rispetto a quelle del primo semestre 2010).
L’interscambio commerciale con i paesi dell’Unione Europea nel primo semestre 2011 costituisce il 48,8% di tutto l’interscambio commerciale russo pari a 386,9 milioni di dollari.
Nel I semestre 2011la Cina con 37,3 miliardi di dollari ha una incidenza sull’interscambio totale della Russia pari al 9,6%, la Germania con 33,3 miliardi di dollari ha una incidenza dell’8,6% sull’interscambio, l’Olanda con 32,8 miliardi di dollari dell’8,4percento. Al quarto posto viene l’Ucraina con 25,2 miliardi di dollari e una incidenza del 6,5%sull’interscambio totale, quinta è l’Italia con 20,6 miliardi dollari e un’incidenza del 5,3% (nei 12 mesi 2010 era del 5,98%).
Il commercio Italia - Federazione Russa
Le esportazioni italiane in Russia, secondo i dati Istat,nel 2010 sono state pari a 7.923,2 milioni di euro, cioè il 23,1% in più rispetto al 2009, quando erano pari a 6.431,888 milioni di euro.
Neiprimi cinque mesi 2011 sono state pari a 3.449,341 milioni di euro cioè il 28,5% in più rispetto ai primi cinque mesi 2010, quando erano state pari a 2.683,848 milioni di euro.
La maggiore incidenza sulle esportazioni italiane in Russia nei primi 5 mesi 2011continuano ad averla i prodotti dell’industria manifatturiera con il 97,7%, pari a 3.372,2 milioni di euro. In particolare, con il 28% del totale (926,743 milioni di euro), le macchine ed apparecchi meccanici detengono il primo posto.
I prodotti tessili, abbigliamento, cuoio e accessori con 754.837 milioni di euro sono la seconda voce con il 22%. Nello specifico i prodotti dell’industria tessile e dell’abbigliamento con 487,503 milioni di euro costituiscono il 14,1%; gli articoli in pelle (escluso l’abbigliamento), con 267,439 milioni di euro, costituiscono il 7,75% del totale export italiano.
Le esportazioni di apparecchi elettrici di precisione con 243,204 milioni di euro hanno una incidenza del 7,0%, quelle di metalli e prodotti in metallo con 241,180 milioni di euro hanno una incidenza del 6,9% (rispetto ai primi 5 mesi 2010 sono cresciute del 44,1%).
I prodotti farmaceutici, con 62,719 milioni di euro, rappresentano l’1,81% delle esportazioni (rispetto allo stesso periodo del 2010 sono aumentati del 41,7%), mentre gli apparecchi elettronici e i computer, con 50,634 milioni, ne rappresentano l’1,51%.
I prodotti agricoli, della pesca e della silvicoltura sono la tredicesima voce con 49,8 milioni di euro (1,44% e +42,0% rispetto allo stesso periodo 2010) seguono carta, stampa editoria con 33,081 milioni di euro (0,95%, ma -16,5% rispetto ai 5 mesi 2010).
Un’ incidenza inferiore all’1% si registra anche per il legno (mobili esclusi) con 23,068 milioni (0,66%), per il coke e per i prodotti petroliferi raffinati (5,636 milioni, 0,16% e –27,6% rispetto ai 5 mesi 2010) e anche per i minerali non energetici (1,625 milioni di euro, 0,04% e -48,4% rispetto ai primi 5 mesi 2010).
Per quanto riguarda leimportazioni italiane dalla Russia, che nel 2010, secondo i dati Istat sono state pari a 13,053 miliardi di dollari,la voce da sempre maggiore è quella dei minerali (petrolio e derivati, gas naturale, carbone, etc.) con un’incidenza nel 2010 del 64,9% (8.487,449) seguita dai prodotti delle attività manifatturiere con il 33,1% nel 2010 (4.331,456).
Nei primi 5 mesi del 2011 le importazioni italiane sono state pari a 7.171,797 milioni di euro (+24,9% rispetto ai primi 5 mesi del 2010). La voce maggiore continua a essere quella dei prodotti combustibili con 5.102,7 milioni di euro, seguita da coke e prodotti petroliferi raffinati con 772,3 milioni di euro. Terza e quarta voce sono rispettivamente prodotti chimici (262,99 milioni) e tessili e cuoio (48,870 milioni). Sopra i 30 milioni di euro sono legno, carta e prodotti alimentari.
A cura di Promos Mosca