La Guida legale India, aggiornata al marzo 2009, fornisce una prima panoramica generale delle principali norme di carattere legale e fiscale e della prassi indiana di maggior interesse per gli investimenti italiani in India.
Prima di iniziare un’attività in India, bisogna decidere la tipologia del soggetto attraverso il quale si intende operare:
- Sole Proprietorship
- Partnership Firm
- Limited Liability Partnership
- Private/Public Limited Company.
SOLE PROPRIETORSHIP
Nonostante alcune diversità, la Sole Proprietorship è in sostanza molto simile alla nostra Ditta Individuale ed è la più semplice e più diffusa forma di entità giuridica, esente da qualsiasi vincolo burocratico: chiunque può iniziare un’attività commerciale, senza particolari licenze o permessi.
Questo spiega perché la gran parte delle aziende aperte ogni anno in India siano imprese individuali: esse sono facili da costituire e altrettanto facili da chiudere, non implicano alti costi gestionali, ma per la loro stessa natura sono consigliabili per operazioni di modesta entità. Sebbene esistano alcune Sole Proprietorship coinvolte in operazioni di rilevante importanza, esse costituiscono un’eccezione e non una regola.
Dal punto di vista fiscale, la Sole Proprietorship si identifica con l’imprenditore e il relativo reddito è tassato a livello individuale, senza distinzione tra capitale dell’impresa e capitale dell’imprenditore.
Eventuali pretese creditorie di terzi relative all’impresa possono essere fatte valere anche contro il patrimonio personale dell’imprenditore: non v’è la possibilità di costituire un capitale sociale separato da quello personale dell’imprenditore.
Vantaggi
- L’esiguo numero di formalità legali richieste
- l’assenza di imposizioni (registri contabili, obblighi di pubblicità nei registri delle società…)
- l’imprenditore ha il pieno controllo dell’impresa e la conduce in totale autonomia
- il reddito prodotto può essere incassato direttamente dall’imprenditore o reinvestito nell’impresa stessa
- i profitti generati vengono tassati a livello individuale e non sono soggetti a un secondo livello di tassazione
- l’attività può essere dismessa facilmente.
Svantaggi
- Il capitale è limitato a quello personale dell’imprenditore, il che limita molto il potenziale di crescita dell’attività
- negli eventuali giudizi, il Sole Proprietor è personalmente e illimitatamente responsabile per i debiti relativi all’attività
- l’impresa difficilmente attirerà partner qualificati
- l’indeducibilità totale o parziale dal reddito imponibile di benefit e premi dei dipendenti
- la durata limitata dell’impresa alla vita dell’imprenditore: alla sua morte i beni aziendali confluiscono nell’asse ereditario.
PARTNERSHIP FIRM
Questa tipologia di società (assimilabile alle società di persone italiane) consiste nell’unione di più imprenditori individuali, che si dividono i profitti di una determinata attività da loro stessi condotta.
Anche in questo caso non è prevista una limitazione della responsabilità: tutti i soci rispondono quindi in solido e illimitatamente, anche con i propri beni personali.
Il Partnership Act 1932 stabilisce che, salvo diversi accordi tra i soci, questi partecipino in modo uguale alla costituzione del capitale, ai ricavi e alle perdite e che i soci abbiano pari diritti e non possano percepire uno stipendio.
È comunque prevista per i soci la possibilità di ovviare a queste regole redigendo un apposito accordo che stabilisca regole diverse per la conduzione della partnership. La proprietà della società spetta comunque ai partner che ne hanno la titolarità in comune. Un partner non può cedere le proprie quote senza il consenso di tutti gli altri.
Il numero minimo di partner è di 2, quello massimo di 20.
Tutte le decisioni della società vengono prese all’unanimità dai soci, salvo diverse disposizioni inserite eventualmente nell’accordo di partnership. I soci non possono stipulare contratti con la società.
Non è previsto un capitale sociale minimo e l’attività di revisione dei bilanci è solo facoltativa.
LIMITED LIABILITY PARTNERSHIP
È una nuova forma di organizzazione di impresa che ha visto la luce con il Limited Liability Partnership Act entrato in vigore nel Gennaio 2009 con lo scopo di combinare, organizzare e rendere più agevole l’attività degli imprenditori e di valorizzare le capacità professionali di vari operatori.
La LLP nasce dall’esigenza di fornire un veicolo giuridico a forme di impresa che uniscano la flessibilità di una partnership, in termini di organizzazione interna, ai vantaggi di una società a responsabilità limitata, con minori costi di gestione. La LLP si pone, dunque, come veicolo d’impresa alternativo, indirizzato soprattutto alle piccole e medie imprese, in particolare quelle che operano nel settore dei servizi.
Tramite questa forma societaria, alla quale non si applicano le disposizioni del Partnership Act del 1932, si crea un’entità separata dai soci. Delle obbligazioni sociali risponde unicamente la LLP, nei limiti dei propri beni, mentre la responsabilità dei soci resta limitata al capitale conferito nella società.
E’ prevista inoltre una esenzione della responsabilità dei soci per le azioni poste in essere senza autorizzazione ovvero in via autonoma ed indipendente da altri soci. Di tali obbligazioni conseguentemente risponde solo il socio che ha posto in essere la condotta pregiudizievole, senza solidarietà degli altri soci.
Inoltre, non è previsto alcun limite al numero possibile di soci e non vi sono limiti di durata della società.
La LLP resta soggetta alle ordinarie prescrizioni in tema di tassazione, bilancio, mentre specifiche previsioni riguardano le ipotesi di fusione, acquisizione, liquidazione, fallimento, ecc.
Per costituire una LLP sono necessari almeno due soci che si uniscano per svolgere un’attività lecita.
Il documento di costituzione - le cui peculiarità e i cui costi variano a seconda del ROC (Register of Companies) interessato - dovrà in ogni caso contenere le seguenti informazioni: nome della società, attività svolta, indirizzo della sede legale, certificato di conformità della nuova società attestante il rispetto delle prescrizioni di legge rilasciato da un avvocato, da un Company Secretary o da un commercialista.
Se nulla osta, il ROC interessato provvede entro 14 giorni alla registrazione della società e all’emissione del relativo certificato di costituzione.
SOCIETA’ DI CAPITALI
Il diritto societario indiano si basa sul Companies Act del 1956 (e successive modifiche). Le Companies sono un soggetto autonomo e distinto rispetto ai soci ed è questo l’aspetto sostanziale che le caratterizza: delle obbligazioni sociali risponde la società, senza riguardo alle persone che hanno operato in nome e per conto della Company. Tale caratteristica, del tutto simile a quanto previsto per le nostre società di capitali (Srl, Spa, ecc), consente di creare uno “schermo” che pone al riparo l’imprenditore dai rischi connessi all’attività d’impresa.
I soci rispondono limitatamente alle shares o alle guarantee delle quali sono titolari.
Nel primo caso (shares), la responsabilità dei soci è limitata al valore delle shares detenute (in pratica, al valore delle shares detenute e per la parte di capitale non versato alla Company).
Nel secondo (guarantee) al quantitativo che i soci si siano impegnati a versare in caso di liquidazione.
Tuttavia, la giurisprudenza indiana ha da tempo elaborato il principio secondo il quale, laddove vi siano prove di una condotta fraudolenta o disonesta, lo stesso “schermo” viene meno e l’imprenditore è chiamato a rispondere direttamente delle azioni compiute in nome della società.
Inoltre, tutte le società hanno l’obbligo di tenere i registri contabili ed ogni anno depositano, nell’apposito registro delle società, il bilancio che è formato dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla relazione dei revisori.
La forma e contenuti del bilancio sono previsti dal “Companies Act”. I prevalenti principi contabili vigenti sono quelli del Regno Unito. I libri contabili e le fatture devono essere conservati per almeno 8 anni.
L’anno fiscale generalmente va dal 1 aprile al 31 marzo, ma ogni società è libera di stabilire un periodo diverso.
È prevista la trasferibilità delle shares (entro i limiti previsti da Statuto e dal Companies Act), il che consente di dare stabilità alla Company e liquidità agli investitori.
La rappresentanza e direzione spetta ai Directors, che collettivamente formano il Board (Consiglio di amministrazione) della Company. Le principali forme di Companies indiane si distinguono in due categorie fondamentali:
- le private limited company (tipicamente le piccole e medie imprese)
- le public limited company (corrispondenti alle grandi imprese).
PRIVATE LIMITED COMPANY
La Private Limited Company (o Pvt Ltd) ha un regime simile a quello della società a responsabilità limitata italiana, visto che, come in Italia, i soci rispondono solo nel limite delle loro quote di partecipazione societaria. Il capitale sociale minimo è di 1 lakh, ossia 100.000 Rupie.
Il numero di soci varia da un minimo di 2 a un massimo di 50 (esclusi i dipendenti). Il Companies Act, inoltre, impone restrizioni (normalmente incorporate nello Statuto) al trasferimento delle share, e vieta la sollecitazione al pubblico per la sottoscrizione di azioni o obbligazioni. Superati tali limiti le Pvt Ltd vengono, di fatto, considerate pubbliche.
A seconda poi della distribuzione del capitale societario, vi sono ulteriori casi nei quali delle società private divengono di fatto pubbliche; ciò avviene quando non meno del 25% del capitale sociale è posseduto da altre società oppure quando la società detiene il 25% di una società pubblica e infine nel caso in cui il fatturato annuale della società superi un determinato e rilevante fatturato.
Inoltre, salvo casi particolari, le Pvt Ltd non possono acquistare azioni proprie né fornire garanzie e assistenza finanziaria per la sottoscrizione di azioni proprie o della propria holding.
Il capitale sociale, che viene costituito all’atto della costituzione, può essere aumentato con delibera ordinaria dell’assemblea, se previsto dallo statuto. La riduzione del capitale negli altri casi richiede una delibera straordinaria e l’omologazione del Tribunale.
Ogni società deve avere un consiglio d’amministrazione: per le Pvt Ltd il numero minimo è di due amministratori.
Possono essere nominati amministratori, previo ottenimento di apposito DIN (Director Identification Number), solo le persone fisiche e tale carica può essere assunta anche da persone straniere.
Non sono previsti collegi di controllo interni, mentre sussiste l’obbligo di nomina di uno o più revisori esterni ai quali viene dato il compito di tenere informati i tesorieri sulla corretta redazione dei registri societari e di verificare che il bilancio redatto ogni anno sia veritiero e corretto, secondo quanto stabilito dal Companies Act. I revisori sono generalmente nominati e riconfermati ogni anno in occasione dell’assemblea per l’approvazione del bilancio.
Costituzione
La costituzione di una Pvt Ltd è indicata nei seguenti casi:
- business di dimensioni contenute, con impegno finanziario non elevato
- numero ristretto di persone coinvolte nell’attività d’impresa
- soci fondatori vogliano mantenere quote di controllo del capitale
- non vi sia alcuna intenzione di sollecitare la raccolta di fondi presso il pubblico
- vi sia la volontà di avere un numero minimo di soci e di limitare l’ammissione di nuovi membri.
In primis, dovranno essere scelti almeno sei nomi per la società, espressi in ordine di preferenza, indicativi dell’oggetto della società (la denominazione dev’essere seguita dall’espressione “Private Ltd”). Nel scegliere la denominazione si dovrà fare attenzione che non sia uguale a quella di società già esistenti e che non si violino le norme previste dall’Emblemes and Names Act del 1950 sulla prevenzione di usi impropri di nomi e simboli.
Perciò si dovrà fare domanda al Register of Company (ROC) dello Stato in cui ha sede la società perché accerti l’idoneità del nome attraverso la compilazione di un modulo chiamato FORM 1-A contestualmente al pagamento richiesto per tale operazione. È prevista una tassa ulteriore per la previsione nella denominazione del nome “India” (e simili).
Successivamente, dovranno essere redatti il Memorandum of Association (Atto Costitutivo) e l’Articles of Association (Statuto) su carta appositamente bollata firmati da almeno due sottoscrittori con le loro generalità.
Il Memorandum of Association deve indicare: la ragione sociale, il capitale, il numero dei titolari delle quote, la sede e l’oggetto sociale.
L’Articles of Association deve specificare i rapporti tra la società e i soci e tra i soci stessi. Le previsioni dell’Articles of Association non devono essere in contrasto con il Memorandum of Association e, nel caso lo siano, prevale quest’ultimo.
Nell’Articles of Association sono indicati i poteri, i diritti e i doveri di soci e amministratori, le regole per le assemblee, i dividendi, le regole relative alle quote (trasferimenti, cessioni) e ai poteri di voto dei soci.
Vi sono altri tre moduli (FORM) da compilare e sottoscrivere che sono:
- la dichiarazione di conformità alla legge, FORM 1
- la nota sulla situazione della sede legale della società, FORM 18
- le generalità degli amministratori e agenti, FORM 32.
Una volta portati a termine questi adempimenti, chi vuole creare una Private Limited , dovrà inviare al ROC, contestualmente al pagamento della tassa di registro, i seguenti documenti:
- 3 copie bollate e firmate del Memorandum of Association e dell’Articles of Association
- 2 copie dei 3 summenzionati FORM
- tutti gli accordi allegati al Memorandum of Association e all’Articles of Association
- i contratti con i dirigenti e i manager che amministreranno la società
- la disponibilità del nome rilasciata dal ROC
- la delega (Power of Attorney) dei sottoscrittori alla persona che ha il potere di modificare i documenti da registrare.
A questo punto il ROC potrà rilasciare il Certificate of Incorporation, ovvero il documento che certifica la costituzione della società e ne comprova l’esistenza: da questo momento la Pvt Ltd può cominciare la propria attività. La Pvt. Ltd deve:
- avere la sede legale in India
- avere da un minimo di 2 a un massimo di 50 soci
- tenere una contabilità e redigere bilanci
- avere un registro dei proprietari delle quote sul quale annotare eventuali trasferimenti delle stesse
- nominare uno o più revisori dei conti esterni
- prevedere l’assistenza di un Company Secretary, ossia un professionista qualificato, iscritto in apposito albo, che gestisca i rapporti con il ROC e si occupi delle attività di ordine burocratico.
PUBLIC LIMITED COMPANY
La Public Limited Company presenta le caratteristiche tipiche delle società di capitali sopra delineate, con alcune peculiarità.
In primo luogo, il capitale sociale minimo necessario per costituire una Public Limited è di 5 lakh (500.000 Rupie).
Per questo tipo di società, le cui shares sono liberamente trasferibili, non è indicato un limite al numero massimo di azionisti, mentre il minimo previsto è di sette.
Il numero minimo dei Directors è di 3, per la nomina dei quali è necessario il nulla osta rilasciato dal ROC, oltre a particolari requisiti di legge.
Allo stato, la Public Company non può pagare più dell’11% dei profitti netti per anno finanziario quale corrispettivo per Managers e Directors; nello specifico se l’amministratore è unico, la remunerazione non può eccedere il 5% dei profitti netti, mentre nel caso vi siano più amministratori, non può essere superato il massimo del 10% dei profitti netti: oltre a tali soglie, è necessaria l’approvazione del Governo Centrale.
Laddove il numero dei Directors sia superiore a 12, è necessaria la previa approvazione del Governo Centrale per la nomina degli ulteriori Directors. Inoltre, il Governo ha la facoltà di nominare amministratori governativi per salvaguardare gli interessi della società, dei suoi azionisti o l’interesse pubblico. Infine, la durata in carica di due terzi dei Directors non può superare, a seconda dei casi, 1, 2 o 3 anni, ma gli stessi sono rieleggibili.
La costituzione di una Public Company è normalmente consigliabile quando:
vengono investiti grandi capitali
- il finanziamento avviene tramite raccolta di capitale dal pubblico
- è previsto un ampio numero di shareholders
- si prevede la quotazione dei titoli in borsa.
3. PICCOLA-MEDIA IMPRESA (c.d. SMALL CARE SECTOR)
In India è considerata “piccola-media” un’impresa che necessita di un investimento in stabilimenti e macchinari di meno di 10 milioni di rupie. A tale tipologia di impresa l’India riserva la produzione di alcuni tipi di prodotti, al fine di promuovere e fare crescere questo settore.
I prodotti riservati a questo settore sono oltre 800, secondo una catalogazione che incontra periodici aggiornamenti, per lo più nel senso di una progressiva de-regolamentazione. A titolo di esempio, tra le categorie di prodotti “riservate” rientrano: il settore alimentare, tessile, del legname, della carta, della pelletteria, della gomma e della plastica, della chimica, del vetro e della ceramica, ecc.
Le unità produttive che operano nel settore della piccola-media impresa non necessitano di particolari licenze e autorizzazioni e possono godere di numerosi vantaggi registrandosi presso l’Ispettorato dell’Industria del Governo dello Stato nel quale si trovano:
- tassi di interesse agevolati per i prestiti
- l’applicazione dello schema di esenzione dall’Accise Centrale
- le esenzioni previste dalla legge fiscale
- la possibilità di ottenere finanziamenti agevolati per investimenti ed ampliamenti
- le sovvenzioni per il pagamento di tasse e canoni per le utenze energetiche.
L’obiettivo della registrazione per i governi statali e quello centrale è quello di tenere un elenco aggiornato delle piccole imprese, con le relative statistiche, in modo da poter meglio calibrare sulle unità produttive esistenti gli schemi di incentivi ed agevolazioni.
Anche le imprese non piccole possono intraprendere la produzione dei summenzionati prodotti , nel caso ne facciano domanda e ottengano apposita licenza industriale: in tal caso caso, le imprese devono impegnarsi ad esportare almeno il 50% della produzione.
Registrare una piccola media impresa
La registrazione deve essere richiesta mediante un modulo apposito. Per ottenere la registrazione l’unità non deve superare il livello di investimento previsto per le piccole imprese e non deve essere collegata ovvero controllata da altre imprese. Ove necessari, deve avere il nulla-osta da parte delle varie Commissioni per l’esercizio di determinate attività (es: nulla-osta della Commissione Ambientale o della Commissione Droghe e Medicinali).
Una volta ottenuta la registrazione provvisoria, la stessa è valida per 5 anni durante i quali l’impresa può cominciare l’attività: la registrazione definitiva potrà essere richiesta, una volta iniziata l’attività, attraverso l’apposito modulo.
Nel periodo precedente all’operatività effettiva dell’impresa viene rilasciato il certificato di registrazione provvisorio, necessario tra l’altro per richiedere ed ottenere i finanziamenti agevolati delle banche per l’investimento iniziale.
Qualora l’impresa, durante l’attività, ecceda i limiti di investimento previsti, inizi a produrre beni per i quali è necessaria l’autorizzazione governativa, ovvero passi sotto il controllo di altra società o ne divenga collegata, il certificato di registrazione potrà essere ritirato dall’Autorità che l’ha concessa.
IL MONDO DEL LAVORO
L’India è un paese con manodopera a basso costo e, al contempo, di lavoratori qualificati. Sono facilmente reperibili a costi moderati figure professionali come manager e tecnici. Come noto, l’India è ricca di professionisti qualificati soprattutto nel settore dell’Information Technology.
Numerose leggi regolano il rapporto di lavoro, tra le quali è utile ricordare: Employees’ Provident Fund and Miscellaneous Provisions Act, 1952, Employees’ State Insurance Act 1948, Workmen’s Compensation Act, 1923, Maternity Benefit Act, 1961, Payment of Gratuity Act, 1972, Minimum Wages Act, 1948, Contract Labour [Regulation & Abolition] Act 1970
L’orario di lavoro giornaliero non può eccedere le 9 ore, mentre quello settimanale deve essere inferiore a 48 ore. Normalmente la settimana di lavoro si colloca tra le 35 e le 40 ore.
In genere il lavoro straordinario viene pagato il doppio rispetto al salario ordinario e non può eccedere il limite di 50 ore ogni trimestre, tuttavia superabile in determinati casi specifici.
Il periodo di ferie riconosciuto ai lavoratori per ogni anno va da un minimo di 12 ad un massimo di 30 giorni.
Nelle imprese manifatturiere, quando un lavoratore accumula 240 giorni lavorativi matura il diritto a godere di un giorno di ferie ogni 20 lavorativi.
Per quanto riguarda i permessi, generalmente i contratti collettivi prevedono dai 7 ai 12 giorni di assenza su semplice richiesta del lavoratore.
Di norma il lavoratore dispone di 14 giorni di malattia all’anno regolarmente pagati, ma nel caso partecipi alla contribuzione del fondo di assicurazione per i lavoratori, il datore deve effettuare soltanto un pagamento parziale del salario durante il periodo di malattia.
Il periodo di maternità riconosciuto è di 12 settimane, sei prima e sei dopo la nascita.
Le norme sul licenziamento sono previste dall’Industrial Dispute Act del 1976 e si applicano alle imprese con più di 10 dipendenti. Nel caso in cui un’impresa intenda ridurre, interrompere o chiudere l’attività, deve avvisare e ottenere l’assenso delle autorità prima di avviare il relativo programma. Nelle imprese con più di 100 dipendenti, il preavviso deve essere di almeno 3 mesi, mentre per quelle con meno di 100 dipendenti è sufficiente un mese.
Dal 1982 sono state introdotte alcune procedure di composizione delle vertenze di lavoro per le imprese con più di 50 dipendenti, con previsione della possibilità di reintegrazione del lavoratore o del pagamento dello stipendio fino a nuovo lavoro.
Generalmente per i lavoratori con un reddito superiore a un determinato importo mensile sussiste l’esclusione dalla partecipazione alla contribuzione, mentre per gli altri i contributi sono così ripartiti:
- fondo di previdenza per i lavoratori (obbligatorio se si hanno più di 20 dipendenti con salario pari o inferiore alle 6.500 rupie mensili). Le quote del fondo sono così ripartite: 12% a carico del datore di lavoro; 12% a carico del lavoratore
- fondo di assicurazione dei lavoratori (per i lavoratori operanti in imprese con oltre dieci dipendenti che percepiscono un salario pari o inferiore alle 6.500 Rupie al mese). Le quote del fondo sono così ripartite: 4,75% a carico del datore di lavoro; 1,75% a carico del lavoratore
- Employee’s Deposit variabile (al massimo 1%) a carico del datore.
Ai lavoratori inseriti in particolari settori è inoltre riconosciuto un trattamento di fine rapporto, nella misura di 15 giorni per ogni anno lavorativo completato, a partire dal quinto consecutivo (salvo i casi di morte o inabilità).
L’ammontare minimo pagabile, esente da tassazione, è attualmente di 3.5 Lakhs (350.000 Rupie).
Le imprese indiane possono avvalersi dei servizi di lavoratori stranieri, per incarichi di breve periodo, senza particolari autorizzazioni. In generale, i lavoratori stranieri sono autorizzati a brevi periodi di impiego ovvero a forme di impiego regolari, ma su base temporanea (per periodi solitamente non superiori ai 3 anni). I requisiti normalmente richiesti sono:
- un valido visto di ingresso per motivi di lavoro o autorizzazione equipollente
- non è prevista alcuna autorizzazione preventiva per l’ingresso di lavoratori stranieri per incarichi di breve durata: a tal fine è comunque richiesto un visto per motivi di lavoro che, a seconda dei casi, può avere durata fino a 5 anni e consente più ingressi , con possibilità di essere rinnovato o esteso direttamente in India.
IL SISTEMA TRIBUTARIO E FISCALE
Come nella gran parte dei paesi, le norme tributarie cambiano con una certa rapidità. Per tale motivo ci limitIamo ad alcuni cenni sulle tematiche di carattere fiscale che andranno poi verificate al momento di ogni singola operazione e investimento.
I poteri legislativi in materia fiscale sono suddivisi tra il Governo centrale e quelli statali. La Costituzione prevede 3 ambiti legislativi – fiscali:
- Union List: ambito di giurisdizione esclusiva del Governo centrale (imposte su redditi non agricoli, dazi su import-export, imposte sugli asset, imposte di vendita di beni)
- State List: ambito di giurisdizione esclusiva degli Stati Federali (redditi agricoli, imposte di successione, imposte su terreni e fabbricati, tasse su beni di lusso)
- Concurrent List: ambito di giurisdizione concorrente tra Governo centrale e Stati, con prevalenza del potere centrale.
L’imposta sul reddito, sia delle persone fisiche sia delle persone giuridiche, è riscossa a livello di Unione, così come la tassa sulle vendite, i dazi doganali, l’accise centrale e le imposte indirette.
Tassazione delle persone giuridiche
L’imposta sui redditi delle persone giuridiche è regolata dall’Income tax Act, il quale definisce il reddito d’impresa come ogni provente derivante da attività industriali, commerciali o speculative.
In India sono tassate le società residenti e quelle non residenti per il solo reddito d’impresa generato sul territorio indiano. L’aliquota effettiva (income tax, surcharge tax e education cess) è pari al:
- 35% per le società residenti
- 41% per le società non residenti.
Se la società non produce profitti, è tassabile solo a titolo di Minimum Alternate Tax al tasso di 11,33 se residente, o di 10,56 se straniera.
Le partnership sono tassate al 30%.
Le plusvalenze derivanti da titoli detenuti da almeno 3 anni (1 anno per le azioni) sono tassate al 20 %.
Le plusvalenze derivanti da disinvestimenti a breve (meno di 3 anni o 1 anno per le azioni) concorrono invece a formare il reddito d’impresa.
Gli interessi sono tassati al 22%.
I dividendi erogati da società indiane non vengono tassati in capo al socio che li percepisce, ma in capo alla società che sconta la dividend distribution tax (12,50%)
Tassazione delle persone fisiche
In India si considera residente la persona fisica presente per 183 giorni all’anno o per 60 giorni all’anno e per almeno 365 giorni totali nei 4 anni precedenti.
Una persona viene considerata “non ordinariamente residente” (NOR) quando non è stata residente in 9 degli ultimi 10 anni ovvero quando nei 7 esercizi precedenti non sia stato presente in India per almeno 729 giorni totali.
- Le persone fisiche residenti sono tassate sulla base dei redditi ovunque prodotti (worldwide taxation principle)
- Le persone fisiche non residenti sono tassate in India solo a fronte dei redditi prodotti nel territorio dello stato.
Quanto sopra vale anche per i soggetti NOR che vengono però tassati in India sui redditi generati all’estero se provengono da un’operazione gestita e controllata in India.
Le aliquote applicate, valide anche per le associazioni di persone, ditte individuali, sono:
- fino a 110.000 rupie – nessun prelievo
- da 110.000 a 150.000 rupie – aliquota al 10%
- da 150.000 a 250.000 rupie – aliquota al 20%
- oltre 250.000 – aliquota al 30%.
Dazi doganali alle importazioni
I dazi doganali alle importazioni sono fondamentalmente i seguenti:
- Basic Custom Duty: calcolato sul valore di mercato, comprensivo dei costi di trasporto, viene applicato con aliquota che varia dallo 0 al 10%
- Additional Custom Duty al posto dell’excise duty: applicata cumulativamente sui beni prodotti in India. Dall’importo così calcolato sono deducibili, in percentuale, taluni costi.
- Additional Custom Duty, al posto della VAT: applicata in via cumulativa a un tasso pari al 4 % sul valore di mercato
- Education Cess: applicata al 3% sull’importo calcolato sub 1 e 2.
Principi di tassazione internazionale nei rapporti Italia - India
In India e in Italia vige il principio della world wide taxation da cui deriva la doppia imposizione in capo al contribuente. Per eliminare o mitigare la doppia imposizione è stata ratificata nel 1995 una Convenzione che ha creato norme speciali, destinate ad operare in deroga alle normative fiscali interne.
La Convenzione vale per l’Income Tax indiana (Surcharge e Surtax incluse) e per l’IRES, l’IRPEF e l’IRAP italiane.
La Convenzione italo – indiana contro la doppia imposizione si basa:
- sull’uguale trattamento fiscale da riservare a società residenti e stabili organizzazioni
- sul metodo di eliminazione della doppia imposizione costituito dal metodo del credito d’imposta.
E’ quindi fondamentale verificare se le modalità di presenza sul territorio indiano integrino o meno i requisiti per dar luogo a una stabile organizzazione che obbligherebbe ad adempiere agli stessi obblighi fiscali rispetto alla costituzione di una società locale.
La Convenzione riprende la definizione OCSE di stabile organizzazione quale “sede fissa di affari in cui l’impresa esercita in tutto o in parte la sua attività”. Alcune figure tipiche di sede fissa secondo la Convenzione sono:
- una sede di direzione
- una succursale
- un ufficio
- un’officina
- un laboratorio
- un cantiere di costruzione o di montaggio la cui durata supera i sei mesi.
Non sussiste invece stabile organizzazione se:
- si fa uso di una installazione ai soli fini di deposito, di esposizione o di consegna di merci appartenenti all’impresa
- le merci appartenenti all’impresa sono immagazzinate ai soli fini di deposito , di esposizione o di consegna
- le merci appartenenti all’impresa sono immagazzinate ai soli fini della trasformazione da parte di un'altra impresa
- una sede di affari è utilizzata ai soli fini di acquistare merci o di raccogliere informazioni per l’impresa
- una sede fissa di affari è utilizzata, per l’impresa, ai soli fini di pubblicità, di fornire informazioni, di ricerche scientifiche o di attività analoghe che abbiano carattere preparatorio o ausiliario.
Un agente di commercio/mediatore, non configura stabile organizzazione perché trattasi di agente indipendente o agente dipendente, ma privo di poteri di rappresentanza.
Se trattasi di filiale di vendita (branch office) per esportazioni, importazioni ricerca e supporto tecnico, la stessa è considerata estensione della casa madre e quindi configura stabile organizzazione.
Se trattasi di ufficio di rappresentanza (liason office) non può concludere o partecipare a alcuna transazione e deve sostenere le spese tramite trasferimento di denaro dalla casa madre: non genera stabile organizzazione.
Per quanto riguarda gli expatriate, questi sono generalmente tassati solo sul reddito ricevuto in India e quello eventualmente proveniente da fonti esterne non è tassabile, a meno che, appunto, sia ricevuto in India
Il reddito degli expatriate non viene tassato in India se il soggetto è un dipendente della società straniera, non soggiorna per più di 183 giorni per anno fiscale e il relativo costo non è deducibile come costo in India dalla società straniera. Da notare come, ai fini fiscali, il salario include il salario base, vitto e alloggio, eventuali bonus, rimborsi spese di varia natura (affitto, noleggio auto, ecc) ed altri emolumenti versati dall’impresa nell’interesse del dipendente, esclusi i costi di trasporto da e per l’India
L’eliminazione della doppia imposizione
Se un soggetto residente in Italia percepisce elementi di reddito che sono tassati anche in India (tramite stabile organizzazione) questi concorreranno a formare il reddito complessivo in Italia.
A fronte dei redditi di cui sopra viene concesso al contribuente italiano un credito d’imposta pari alle imposte assolte all’estero. Il credito d’imposta, tuttavia, non potrà essere superiore alle imposte italiane attribuibili al reddito conseguito in India nella proporzione in cui il reddito indiano concorre a formare il reddito complessivo.
La convenzione prevede la tassazione definitiva nel paese del percettore (Italia) e una tassazione ridotta nel paese erogante (India) con l’applicazione delle seguenti ritenute :
- 15% sui dividendi (25% se si possiede meno del 10% del capitale della società indiana)
- 15% sugli interessi
- 20% sulle royalties.
PROPRIETÀ INDUSTRIALE E INTELLETTUALE
L’India gode di un sistema di protezione della proprietà intellettuale ben sviluppato sotto il profilo legislativo, amministrativo e giudiziario.
Dal 1995 l’India ha sottoscritto accordi internazionali TRIPS (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) e il regime di protezione interno si armonizza con gli standard ivi previsti. Inoltre, sempre a livello internazionale, l’India ha sottoscritto la WIPO, la Convenzione di Parigi del 1998, la Convenzione di Berna del 1928 e molte altre convenzioni, oltre a numerosi accordi bilaterali.
In India trovano adeguata tutela i seguenti diritti di proprietà industriale e intellettuale: marchi, brevetti, disegni industriali, copyright, segreti commerciali, ecc.
Brevetti
I brevetti sono regolati dal Patent Act del 1970, modificato da ultimo nel 2005, il quale conferisce al licenziatario del brevetto (oppure ai suoi agenti e sub-licenziatari) il diritto di esclusivo sfruttamento commerciale dello stesso in considerazione della divulgazione dell’invenzione. Il diritto di esclusiva del brevetto nasce in capo al titolare al momento della sua registrazione all’Ufficio Brevetti.
L’organo dell’Ufficio Brevetti che valuta le domande e concede i brevetti è il “Patent controller”. Secondo quanto stabilisce la sezione 134 del Patent Act, soggetti legittimati a richiedere il brevetto sono:
- i soggetti che dichiarano di essere i primi ed unici inventori
- chiunque a pieno titolo sia concessionario dell’inventore
- il legale rappresentante del deceduto che aveva titolo a richiedere il brevetto.
Tutte le richieste devono essere fatte per un’unica invenzione e vanno presentate all’ufficio brevetti in triplice copia nell’apposito modulo insieme alla dichiarazione dell’inventore e, nel caso il richiedente non sia l’inventore, a una dichiarazione in cui afferma di ritenere in buona fede che la persona nominata nella domanda sia l’effettivo e primo inventore.
Inoltre ogni domanda deve essere accompagnata da una descrizione dell’invenzione che deve comprendere:
- il nome dell’invenzione e un’indicazione del suo campo di applicazione
- i disegni esplicativi dell’invenzione, ove necessari
- una illustrazione chiara e dettagliata dell’invenzione, dei suoi usi, delle applicazioni e dei metodi di utilizzo
- la specifica del migliore utilizzo dell’invenzione per la quale si chiede l’esclusiva
- una richiesta finale nella quale si definisce lo scopo dell’invenzione per la quale si chiede il brevetto.
Tutte le domande di brevetto accompagnate dalla completa descrizione sono esaminate dall’Ufficio Brevetti, il quale ha la possibilità di opporre delle eccezioni che vengono comunicate al richiedente. Quest’ultimo ha 15 mesi per modificare la domanda o la descrizione del brevetto, per uniformarsi alle richieste dell’Ufficio Brevetti, con la possibilità di richiedere un’ulteriore proroga di tre mesi. Se il richiedente non adegua la domanda entro il termine previsto, la richiesta di brevetto si considera estinta. Nel caso, invece, la domanda sia considerata conforme dall’Ufficio Brevetti, la stessa viene pubblicata e da quel momento è considerata divulgata al pubblico.
In India, i tipi di brevetto registrabili sono tre:
- il brevetto ordinario
- il brevetto aggiuntivo
- il brevetto derivante da una convenzione internazionale.
Il brevetto aggiuntivo si richiede quando si vuole proteggere un’invenzione legata a un’altra già registrata, cioè quando la stessa sia uno sviluppo o una variazione dell’invenzione precedente. In questo caso, il titolare del diritto ha la possibilità di richiedere un nuovo e distinto brevetto piuttosto che modificare quello antecedente. Questo brevetto non può essere concesso se la data di registrazione della sua descrizione è antecedente a quella della descrizione dell’invenzione principale. Il brevetto aggiuntivo è concesso per la validità di tempo del brevetto principale e decade alla cessazione di quest’ultimo. Il titolare può però richiedere al “controller” che il brevetto in aggiunta rimanga valido anche oltre come brevetto indipendente.
Il brevetto derivante da una convenzione si può richiedere quando, avendo già presentato la domanda per la registrazione di un brevetto in una delle 72 nazioni (fra le quali è compresa l’Italia) che hanno stipulato la Convenzione di Brevetto con l’India, si vuole ottenere il diritto di esclusiva anche nel territorio indiano. La richiesta va presentata entro 12 mesi dalla richiesta nel paese straniero per la priorità e in questo caso anche la concessione del brevetto in India avrà la data della concessione del brevetto estero. Se lo stesso brevetto è richiesto in più Paesi aderenti alla convenzione, il termine di 12 mesi inizia a decorrere dal deposito della prima domanda presentata. La richiesta può essere fatta anche nel caso di più brevetti in nazioni diverse, se questi risultano collegati o se sono uno la modificazione di un altro.
Secondo il Patent Act non sono brevettabili:
- le invenzioni frivole o che siano contrarie alle leggi di natura
- le invenzioni il cui scopo primario sia contrario alle leggi, alla moralità o alla salute pubblica
- le mere scoperte di un principio scientifico o le formulazioni di teorie astratte
- le mere scoperte di un nuovo uso o di una nuova proprietà di una sostanza, un processo o un macchinario, a meno che non porti alla produzione di un nuovo bene inesistente prima
- le sostanze chimiche ottenute dalla mera mescolanza di sostanze note
- le mere combinazioni di più dispositivi che funzionino già indipendentemente l’uno dall’altro in maniera nota
- metodi o processi di verifica applicabili durante il processo di manifattura per rendere i macchinari più efficienti, per ripararli o per verificare il controllo di qualità dei manufatti
- i metodi agricoli o di orticoltura
- le invenzioni relative all’energia atomica.
Il termine generale per la protezione di un brevetto è di 20 anni dalla data della registrazione dell’invenzione. Nei casi particolari di brevetti di processi o metodi per la produzione di cibi e medicinali, il brevetto invece dura 7 anni.
Il brevetto deve essere rinnovato periodicamente attraverso il pagamento della apposita tassa: il primo pagamento va effettuato dopo tre anni dal rilascio del brevetto e successivamente ogni anno, pena la decadenza dalla protezione.
Il titolare del brevetto può trasferire il diritto di sfruttamento dell’invenzione a terzi che può essere dato in concessione, totalmente o parzialmente, in tutto il territorio dell’India. La licenza può essere data in esclusiva o meno.
Nel caso in cui il brevetto non venga sfruttato commercialmente entro 3 anni dalla concessione o non sia messo sul mercato a un prezzo ragionevole dal suo titolare, il Patent Act prevede che il titolare sia obbligato a concedere la licenza di sfruttamento a chiunque ne faccia richiesta al “controller”.
In caso di violazione di un diritto di esclusiva derivante da un brevetto, il titolare del brevetto può, entro tre mesi dal parere favorevole del Controller, fare ricorso all’Alta Corte per ottenere un’ingiunzione di cessazione della violazione e per poter chiedere i danni derivanti dal mancato guadagno.
In ogni momento il titolare di un brevetto può rinunciare ai suoi diritti di esclusiva facendo la relativa domanda al Controller.
Marchi
La legislazione generale sui marchi è contenuta nel Trade and Merchandise Act del 1999, il quale stabilisce che il marchio assolve a tre funzioni principali:
- identifica il prodotto e la sua origine (funzione distintiva)
- fornisce la garanzia della qualità del prodotto
- pubblicizza il prodotto.
Il titolare del marchio registrato non ha il diritto esclusivo di proprietà sul simbolo che costituisce il marchio, eccetto che per l’uso di vendita e commercializzazione dei suoi prodotti. Il proprietario di un marchio non registrato che vende i suoi prodotti in un territorio limitato acquisisce il diritto dell’uso esclusivo solo nell’ambito di quel territorio.
Per poter registrare un marchio bisogna fare richiesta al Registro dei Marchi. L’India è stata divisa in 4 zone, in ognuna delle quali è presente un ufficio: Mumbay, Calcutta, Dehli e Chennai.
La domanda deve essere presentata da un avvocato per conto del proprietario del marchio. Una volta esaminata dall’ufficio marchi competente, la domanda viene pubblicata nel “Trade Mark Journal”, edito dall’ufficio marchi di Mumbay, per eventuali opposizioni alla registrazione dei marchi.
Chiunque dichiari di essere proprietario di un marchio, sia già in uso sia per un uso futuro, può far richiesta di registrazione attraverso l’apposito modulo (TM – 1) all’Ufficio competente per zona, a seconda di dove si trovi la sede principale dell’attività relativa. Ogni domanda deve essere fatta per un’unica classe di beni tra le 32 elencate dalla legge.
L’Ufficio può accettare la domanda, rifiutarla o proporre delle modifiche, limitazioni o condizioni, le quali dovranno però essere motivate. Nel caso in cui siano necessarie modifiche o correzioni alla domanda, il richiedente deve compilare l’apposito modulo (TM – 16) dopo l’accettazione della domanda, ma prima della sua registrazione.
In India l’uso di marchi stranieri è permesso e i titolari di marchi stranieri che vogliano registrarli anche in India possono farlo sia operando direttamente nel Paese, sia attivandosi indirettamente attraverso una collaborazione con soggetti indiani.
La tutela del marchio registrato è inizialmente valida per un periodo di 10 anni, rinnovabile indefinitamente per i periodi successivi di dieci anni ciascuno. Per i disegni industriali e i modelli la protezione è di 10 anni, prorogabile per ulteriori periodi di 5 anni ciascuno.
In caso di contraffazione del marchio, il titolare del relativo diritto può rivolgersi alla District Court competente per territorio per farsi rilasciare un’ingiunzione per ottenere la cessazione dell’attività di contraffazione, per chiedere gli eventuali danni e per assicurarsi la distruzione dei prodotti contraffatti.
Diritto d’autore
L’India è firmataria delle due più importanti convenzioni internazionali multilaterali sul diritto d’autore (così come anche l’Italia): la Convenzione di Berna e la Convenzione Universale per il Diritto d’Autore. Queste stabiliscono che qualsiasi opera prodotta in uno qualsiasi dei Paesi firmatari può ottenere la protezione del diritto d’autore in tutti Paesi firmatari.
Il diritto d’autore in India è regolato dal Copyright Act del 1957, aggiornato da ultimo nel 2000, il quale conferisce all’autore di opere letterarie, artistiche, musicali cinematografiche, il diritto di esclusiva sullo sfruttamento commerciale della propria opera ed è lo strumento per impedire l’uso non autorizzato dell’opera da parte di terzi.
Per quanto riguarda i software sono da considerarsi protetti anche i manuali d’istruzione, i nastri magnetici, le schede perforate e i dischi necessari all’operatività dei programmi, mentre non sono protetti gli algoritmi necessari alla programmazione.
Il primo titolare del diritto d’autore è considerato dalla legge l’autore stesso dell’opera, tranne nel caso di un’opera commissionata nell’ambito di una prestazione lavorativa subordinata o di una prestazione di servizi, allorché si considera titolare il datore di lavoro ovvero il committente dell’opera.
In generale la durata della protezione del diritto d’autore copre l’intera vita dell’autore e si estende fino a 60 anni dopo la sua morte.
Nel caso di registrazioni audiovisive e di fotografie, la protezione dura 60 anni dalla data della prima pubblicazione dell’opera.
Il titolare può cedere liberamente il proprio diritto d’autore per atto scritto, sia totalmente che parzialmente e può concedere in licenza lo sfruttamento commerciale della sua opera.
È possibile registrare il diritto d’autore all’Ufficio Copyright presso il Ministero dell’Educazione a New Dehli. L’Ufficio tiene un registro apposito in cui sono elencate le opere registrate, i loro titoli e i nomi, le generalità degli autori, degli editori e dei titolari del diritto d’autore.
La registrazione non è obbligatoria, ma fornisce all’autore la certezza del suo pieno diritto e può essere prodotta come prova certa davanti a qualsiasi organo giudiziario.
Per ottenere la registrazione bisogna depositare l’apposito modulo FORM – 4 all’Ufficio Copyright. Se l’opera è suscettibile di uso commerciale correlato ai marchi, la domanda va corredata da un certificato rilasciato dall’Ufficio Marchi che accerti la mancanza di registrazione di marchi identici o simili all’opera artistica a nome di persone diverse dal richiedente la registrazione del copyright. Alla ricezione della domanda l’Ufficio Copyright, fatti gli accertamenti ritenuti necessari, registra i particolari dell’opera nel Registro Copyright.
La vendita o il noleggio non autorizzato di copie di opere è considerato violazione della legge sul diritto d’autore. La legge fornisce ai titolari del diritto la tutela in sede civilistica, ma anche penale.
- Sanzioni civili: il titolare del diritto d’autore può esperire l’azione davanti all’autorità giudiziaria civile per ottenere un’ingiunzione di cessazione dell’attività lesiva, per far sequestrare le copie non autorizzate e confiscare tutti i materiali usati per la duplicazione, per richiedere eventuali danni.
- Sanzioni penali: sono previste sanzioni penali che possono consistere in una condanna da 3 mesi fino a 6 anni di reclusione e nel pagamento di una multa da 50.000 a 200.000 Rupie.
SISTEMA GIUDIZIARIO
Il sistema giudiziario indiano è basato sul modello inglese. Al vertice della gerarchia giudiziaria si trova la Corte Suprema, con sede a Delhi, presieduta dal Chief Justice of India. La Corte rappresenta l’ultimo grado del giudizio possibile in India e si occupa dei rapporti tra Stati e tra questi e lo Stato centrale.
La Corte può essere adita solo per materie costituzionali che riguardino i diritti fondamentali e in caso di importanti interpretazioni di leggi, solo dopo un procedimento davanti alla High Court. Inoltre si può ricorrere alla Corte avverso alle sentenze della Corte Marziale e del Tribunale Amministrativo Centrale.
Al livello inferiore si trovano le High Court, una per ogni Stato, che agiscono sotto il diretto controllo della Corte Suprema e davanti alle quali è possibile agire in ultimo grado di appello. Ogni High Court è suddivisa in varie sezioni dislocate in diversi punti dello Stato: in alcuni casi possono rivestire anche il ruolo di tribunali civili di primo grado.
Subordinati alle High Court, ci sono poi vari tipi di Tribunali:
- District Judges: i Giudici distrettuali rappresentano i Tribunali ordinari di appello avverso le sentenze delle corti distrettuali
- Session Judges: sono Tribunali penali in secondo grado
- Appellate Labour Courts: sono Tribunali d’appello in materia di lavoro
- Income Tax Tribunals: sono Tribunali amministrativi con competenze in materie fiscali, ai quali si ricorre in appello avverso le decisioni degli ufficiali e dei dipartimenti del Ministero delle Finanze
- Special Courts: sono Tribunali speciali che possono venire istituiti di volta in volta dai Governi federali per decidere su questioni di importanza pubblica rilevante.
Alla base del sistema ci sono poi le cosiddette Corti Originarie, poiché la maggior parte delle cause nascono davanti ad esse. Ce ne sono di diversi tipi, a seconda della giurisdizione territoriale e della materia e le principali sono:
- Principal Civil Judges: sono Tribunali di primo grado in material civile, divisi in due sezioni a seconda dell’entità delle cause, la Senior Division e la Junior Division
- Chief Judicial Magistrates: sono Giudici che presiedono i Tribunali penali di primo grado
- Labour Courts: sono i Tribunali di primo grado in materia di lavoro
- Small Causes Courts: sono le Corti che si occupano delle cause civili di minore entità economica.
Recupero crediti
In India sono previste varie procedure per porre rimedio al mancato pagamento del debitore.
A seconda del valore della causa, si può dare inizio a un’azione sommaria per il recupero del proprio credito presso le High Court ovvero le City Civil Courts. La competenza territoriale può essere individuata sia nel luogo di residenza del convenuto, sia dove è situata la sua attività d’affari ovvero nel luogo di esecuzione del contratto.
Nel caso in cui la Court emetta un “decreto di recupero” (decree of recovery), al debitore viene concesso un termine di 30 giorni per provvedere al saldo del debito: qualora il credito non venga pagato anche allo scadere del suddetto termine si può presentare richiesta di esecuzione del decreto presso il Tribunale che lo ha emesso insieme alla domanda di pignoramento dei beni del debitore.
Un’altra possibilità è quella di presentare un’istanza di liquidazione della società debitrice all’attenzione del Company Law Tribunal ovvero il Tribunale di Diritto Societario (al momento i poteri di questo Tribunale Speciale sono esercitati dalle High Court delle principali giurisdizioni locali). In tal caso la competenza sarà della High Court del luogo nel quale è situata la sede legale della società.
Secondo il Companies Act del 1956 il debitore è considerato in condizioni di insolvenza nel caso in cui il credito dovuto sia almeno di Rs. 100.000, sia liquido ed esigibile, il creditore abbia già inviato una diffida a pagare il debito e il debitore non abbia adempiuto al pagamento entro 3 settimane.
Nel caso in cui il Tribunale ordini la liquidazione della società, le attività della società dovranno essere utilizzate al fine soddisfare i creditori della medesima. Qualora il debitore indiano voglia arrivare ad un compromesso con i propri creditori e ne abbia fatto istanza alla High Court, questa può decidere di bloccare qualsiasi tipo di azione nei suoi confronti, comprese le procedure di recupero crediti. Qualora il debitore sia già soggetto ad una procedura concorsuale, nessuna causa potrà essere iniziata ovvero continuata nei suoi confronti. In alcuni casi poi la High Court può nominare un liquidatore temporaneo senza mettere la società in liquidazione: anche in questo caso non si potranno iniziare né proseguire azioni giudiziali nei suoi confronti.
Quando le circostanze possono far pensare che il debito possa essere stato contratto in malafede (ossia con la preventiva volontà di non pagarlo), può essere utile presentare denuncia penale davanti al Judicial Magistrate of First Class ovvero ad un Metropolitan Magistrate (qualora ci si trovi in aree Metropolitane come Delhi, Mumbai, Calcutta o Chennai) presso la cui giurisdizione territoriale è stato contratto il debito. Questo tipo di reato può essere punito con una pena di vari anni di reclusione oltre ad una pena pecuniaria.
Risoluzione extragiudiziale delle controversie
Dal 1996 è in vigore in India l’Arbitration and Conciliation Act, che regola tutti gli aspetti riguardanti le soluzioni extragiudiziali delle controversie civili, dall’arbitrato alla conciliazione. Questa legge è basata sul modello dell’Arbitrato Commerciale Internazionale adottato dalla Commissione dell’ONU sulla legge commerciale internazionale (UNCITRAL) del 1985.
Rispetto alla giustizia ordinaria, questo sistema offre numerosi vantaggi in termini di velocità, costi per le imprese e flessibilità dei procedimenti.
La nuova legge disciplina gli arbitrati e le conciliazioni nazionali e internazionali, garantendo che le procedure dell’arbitrato siano eque, efficienti e flessibili, in modo da poter essere adattate il più possibile alle esigenze dei singoli procedimenti. A tal fine, la legge prevede:
- l’obbligo per i collegi arbitrali di dare le motivazioni delle loro decisioni, salvo diverso accordo tra le parti
- che i collegi arbitrali si mantengano entro i limiti della loro giurisdizione
- il ridimensionamento del ruolo di controllo rivestito dai Tribunali ordinari
- la possibilità per i collegi arbitrali di ricorrere, anche durante il procedimento arbitrale, a strumenti quali la conciliazione e la mediazione, per giungere ad una soluzione amichevole delle controversie
- che la decisione arbitrale abbia lo stesso valore nonché la stessa esecutività delle sentenze dei Tribunali ordinari
- la garanzia che un accordo raggiunto dalle parti alla fine di una conciliazione abbia lo stesso status e forza di una decisione arbitrale.
E’ prevista la neutralità e l’indipendenza degli arbitri rispetto alle parti e, nel caso vi sia un procedimento tra parti di diversa nazionalità, l’arbitro deve provenire da un Paese neutrale.
Per promuovere lo sviluppo dell’Alternative dispute Resolution:
è stato istituito il Centro Internazionale per la Risoluzione Alternativa delle dispute (ICADR) che costituisce un organo autonomo nato sotto l’egida del Ministero della Legge, della Giustizia e degli Affari Societari
è stata fondata l’International Society of Arbitrators, un’associazione no-profit che ha creato la Corte Indiana dell’Arbitrato e della Conciliazione, con sede a New Dehli e le Corti dell’Arbitrato e della Conciliazione di ogni Stato federale, con sede nelle capitali.
INVESTIRE IN INDIA
L’India ha avviato il processo di trasformazione economica ancora in atto nel 1991. Queste le principali linee guida seguite: liberalizzazione del mercato, integrazione con l’economia globale, progressiva svalutazione della rupia, semplificazione del sistema dei controlli burocratici, smantellamento delle barriere esistenti e politica di favore per gli investimenti stranieri (FDI). Le riforme hanno via via:
- ridotto i requisiti per le autorizzazioni industriali
- rimosso le limitazioni sull’investimento e sull’espansione
- facilitato l’accesso alla tecnologia straniera.
La normativa relativa all’FDI è contenuta nel Foreign Exchage Management Act 1999 (c.d. FEMA). A grandi linee, la disciplina ha due direttive fondamentali:
- la prima è relativa alle autorizzazioni o licenze necessarie agli investitori stranieri
- la seconda riguarda la relazione tra la filiale indiana o la Joint Venture company e la società madre straniera o l’investitore (e quindi le tematiche relative al rimpatrio dei profitti, royalty, ecc).
In alcuni settori specifici non è consentito alcun investimento (commercio al dettaglio, energia atomica, lotterie e giochi d’azzardo); in altri è richiesta la preventiva autorizzazione del Foreign Investment Promotion Board (FIPB). In tutti gli altri casi, l’investimento è consentito tramite la cd “automatic route”.
Laddove nulla sia previsto, l’investimento è ammesso fino al 100%.
L’automatic route si applica agli investimenti in linea con le linee guide settoriali previste dal Governo e non richiede la preventiva autorizzazione. È richiesta solo la comunicazione, entro 30 giorni all’ufficio autorizzato della Reserve Bank of India, dei nomi dei collaboratori, dei dettagli delle assegnazioni delle quote, della copia dei contratti stipulati e della copia del bonifico ricevuto dall’estero.
La Specific Approval Route si applica a tutti gli investimenti che non ricadono sotto l’automatic route. In tal caso è richiesta la preventiva autorizzazione del Foreign Investment Promotion Board (FIPB).
La richiesta di approvazione va presentata al Secretarial for Industrial Assistance, Department of Industrial Policy and Promotion (SIA).
Il SIA provvede ad esaminare la proposta entro 30 giorni dalla domanda e nel fare ciò valuta diversi indici quali: potenziale d’impiego, potenziale di flusso di capitali dall’estero attraverso operazioni di export, vantaggi a lungo termine in termini di competitività del mercato indiano, conformità delle proposte alle linee guida del Governo (sviluppo di infrastrutture, ecc). Nel valutare la proposta può essere assunto il parere dei vari Ministeri interessati.
La preventiva autorizzazione è, inoltre, necessaria per i seguenti specifici casi:
- investimenti che richiedano una licenza industriale secondo l’Atto per lo Sviluppo e per il Regolamento delle Industrie del 1951
- investimenti che costituiscano più del 24% del capitale di rischio di imprese che producono articoli riservati alle piccole industrie
- investimenti relativi a prodotti che richiedano una licenza industriale, in base al regolamento sull’ubicazione di cui alla normativa della Nuova Politica Industriale del 1991
- proposte per le quali l’investitore straniero abbia già una collaborazione / venture precedente in India
- proposte relative all’acquisto di azioni di un’azienda indiana esistente
- proposte che non rientrino nella politica settoriale o in settori nei quali l’investimento diretto dall’estero non è consentito.
Per gli accordi di trasferimento di tecnologia / collaborazione tecnica non è prevista preventiva autorizzazione, salvo specifici casi.
L’obbligo di ottenere una licenza industriale per la produzione permane:
- per le industrie riservate al settore pubblico (energia atomica e trasporto ferroviario)
- per quelle per cui è prevista l’autorizzazione obbligatoria (distillazione e fermentazione alcolici, tabacchi, apparecchiature elettroniche di difesa, esplosivi industriali, prodotti chimici pericolosi, farmaci e prodotti farmaceutici) per gli articoli della produzione riservati al settore delle piccole imprese.
Gli imprenditori esenti dall’ottenere un’autorizzazione industriale devono compilare un Memorandum degli imprenditori industriali (IEM) utilizzando un modulo che è suddiviso in due parti:
- la parte A da presentare al Segretariato per l’Assistenza Industriale, Dipartimento per la Politica per la Promozione Industriale, Governo dell’India
- la parte B da riempire nel modulo subito dopo l’inizio dell’attività.
Liaison office o ufficio di rappresentanza
È un ufficio interamente posseduto dalla società straniera, ma non può produrre alcun reddito in India. La finalità dell’ufficio di rappresentanza è quella di creare un canale di comunicazione con il mercato locale e di valutare la ricettività dei consumatori indiani, al fine di promuovere attività di import / export o collaborazioni di natura tecnico finanziaria tra la società straniera e le realtà locali. Non è ammessa attività di produzione e/o commercio di alcun tipo. Il Liaison Office sopravvive, di fatto, tramite i bonifici ricevuti dall’estero, con i quali copre le spese che deve sostenere.
Per l’apertura di tali uffici è richiesta la preventiva autorizzazione della Reserve Bank of India che, in caso positivo, concede il permesso per 3 anni, successivamente rinnovabili.
Project office
È un ufficio temporaneo che si ricollega ad uno specifico progetto da realizzarsi in India, ivi comprese le attività ad esso connesse. La Reserve Bank of India non pone particolari condizioni per l’apertura di tali uffici, a patto che: sia stato stipulato un contratto con una società indiana per l’esecuzione del progetto, il progetto si autoalimenti con fondi ricevuti dall’estero, il progetto sia finanziato da agenzia di finanziamento internazionale, ecc. Non sono previste particolari limitazioni per il rimpatrio del capitale residuo a seguito di liquidazione o definizione del progetto.
Branch office
Il Branch Office è fondamentalmente il braccio operativo della società straniera e può, ad esempio, svolgere attività di import / export di beni, consulenza, ricerca, coordinamento con acquirenti e venditori locali, supporto tecnico per i prodotti venduti in India, ma non può svolgere attività di produzione.
Il Branch Office è trattato come una stabile organizzazione di società straniere in India ed è suscettibile di una più alta tassazione rispetto alle società costituite in India. L’apertura di un branch office richiede un’apposita autorizzazione dall’ufficio centrale della Reserve Bank of India, salvo che lo stesso sia da aprire all’interno di una SEZ (Special Economic Zone).
Acquisizione di una società esistente
Il trasferimento di quote o azioni da parte di una società indiana da un residente a un non residente non richiede più la preventiva autorizzazione governativa, a patto di rispettare i limiti settoriali all’investimento: solo nel settore dei servizi finanziari è ancora richiesta detta autorizzazione.
Joint venture
È una delle modalità normalmente preferite per l’ingresso degli operatori stranieri in India: tramite una JV, viene costituita una Private Limited Company con un partner indiano. A seconda del settore interessato, l’investimento e il rimpatrio dei capitali avviene in modo trasparente attraverso la JV Company, tramite automatic route o specific approval route dal FIPB.
L’ammontare del capitale proveniente dal partner straniero dipende dal tipo di attività svolta. A seconda dei casi, potrà essere costituita una Wholly Owned Subsidiary (ossia società a capitale interamente straniero) ovvero una società nella quale l’ammontare del capitale investito varia a seconda dei limiti imposti dal Governo.
SPECIAL ECONOMIC ZONE (SEZ)
Dal 1 aprile 2000, il Governo Indiano ha modificato la propria politica economica riguardo all’import-export, dando il via ad un processo di liberalizzazione e de-regolamentazione. In particolare, si è cercato di creare le condizioni per una competitività a livello internazionale e una maggiore facilità e snellezza burocratica per le produzioni da esportazione.
A tal fine sono state create le Zone Economiche Speciali (SEZ – Special Economic Zone ), considerate territori esteri che godono di dazi e fiscalità agevolate. Le attività che possono essere intraprese all’interno delle SEZ sono tra le più varie (produzione di beni, commercio, fornitura di servizi, ecc.) Pari opportunità vengono garantite a operatori privati indiani e stranieri.
Le SEZ sono considerate zone franche, dove le produzioni di beni da esportazione sono libere da dazi doganali e dalle diverse regolamentazioni e restrizioni normalmente vigenti negli Stati federali riguardanti l’import-export.
Sono consentiti Investimenti Diretti Esteri fino al 100% per tutti gli investimenti in SEZ con la procedura automatica tranne per le seguenti attività: armi, munizioni, esplosivi, sostanze atomiche, narcotici, prodotti chimici pericolosi, distillazione e fermentazione degli alcolici, sigarette, sigari e sostanze succedanee.
Le unità della SEZ dovranno avere un saldo in valuta estera positivo e non sono soggette ad imposta minima sul valore aggiunto né ad obblighi all’esportazione (tuttavia devono ottenere un bilancio positivo nelle esportazioni entro 3 anni dall’inizio dell’attività)
Esiste all’interno dei territori SEZ un’elevata offerta di manodopera, sia specializzata che non e viene concessa piena libertà nello stipulare propri contratti di lavoro, a condizione che sia salvaguardata la sicurezza sociale dei lavoratori.
Le unità delle SEZ vengono monitorate e controllate da un’apposita commissione, la Commissione Sviluppo (Development Commission, DC).
Incentivi per le SEZ
La politica delle SEZ fornisce alle imprese e agli operatori economici un favorevole e interessante quadro di incentivi:
- le unità allocate nelle SEZ possono esportare le merci e i servizi compresi i prodotti agro-alimentari, beni parzialmente lavorati, merci non completamente assemblate tranne gli articoli proibiti per le esportazione. Le unità possono anche esportare i sottoprodotti, gli scarti e gli scarti residui del processo di produzione. L'esportazione dei prodotti chimici, organici, delle attrezzature e delle tecnologie speciali deve essere conforme alle indicazioni riportate nella classificazione dei beni commerciabili (ITC HS).
- l’esenzione del 100% dall’imposta sui redditi delle persone giuridiche sui ricavi delle esportazioni per i primi 5 anni e del 50% per i successivi 2 anni (c.d. Tax Holiday)
- l’esenzione, per le unità operanti all’interno delle SEZ, dal versamento dei contributi al Fondo Previdenziale ed Assicurativo dei lavoratori per un periodo di 5 anni
- l’esenzione dagli obblighi relativi alle licenze sulle importazioni
- l’esenzione dal pagare i dazi sull’importazione per i beni strumentali, le materie prime, i generi di consumo, i pezzi di ricambio, ecc…
- l’esenzione dall’Accise Centrale su beni e materie prime acquistati nel mercato interno
- l’esenzione dall’imposta centrale sulle vendite e dall’imposta sulla prestazione di servizi
- la facoltà di subappalto nazionale e internazionale
- la facoltà di realizzare e rimpatriare i proventi delle esportazioni entro un periodo di 12 mesi
- l’assenza di ispezioni di routine, da parte delle Autorità doganali, sulle merci per l’esportazione e l’importazione
- terreni ed aree già predisposti per l’edificazione di stabilimenti ed uffici
- la presenza di servizi di supporto come banche, uffici postali, forniture regolari di acqua ed energia, ecc.
- l’esportazione di merci che partecipano alle fiere/esposizioni all'estero con il permesso del Commissario allo Sviluppo
- l'esportazione di gioielli per esposizione/vendita nei negozi “esterni“ consentiti
- l’esposizione e vendita nei negozi consentiti all'estero o nelle stanze di esposizione del loro distributore o agente
- l’allestimento di stanze/ vendita al dettaglio negli aeroporti internazionali
- la mancanza di alcun tetto sugli investimenti esteri su beni riservati al settore delle piccole-medie imprese
- l’esenzione dagli obblighi relativi alle licenze industriali per beni riservati al settore delle piccole-medie imprese
- la previsione del rimborso delle imposte pagate per la fornitura di combustibile per fornaci da parte di compagnie petrolifere nazionali, per quanto riguarda le trattenute stabilite dal Direttorio Generale per il Commercio Estero
- il fatto che i flussi di beni verso le zone economiche speciali provenienti da aree tariffarie nazionali (Domestic Tariff Area- DTA) vengono considerati come esportazioni e i beni provenienti dalle SEZ verso le aree tariffarie nazionali vengono considerati importazioni
- la facoltà di mantenere il 100% delle entrate in valuta estera in un conto con deposito in valuta estera
- l’assenza di restrizioni alla partecipazione straniera al capitale delle società costituite nelle SEZ
- la previsione di IED fino al 100% nel settore industriale con procedura di approvazione automatica, ad eccezione di alcuni settori (militare, atomico, droghe e prodotti chimici pericolosi, produzione alcolici e tabacchi)
- la facoltà di rimpatriare i profitti con esenzione dagli obblighi relativi al bilanciamento dei dividendi
- la facoltà di svolgere attività per conto di esportatori nazionali a fini di esportazione diretta
- la facoltà di costituire attività bancarie offshore nelle SEZ con il 100% di esenzione dall’imposta sul reddito per un periodo di 3 anni ed un’ulteriore esenzione del 50% per i successivi 2 anni
- la previsione di un credito commerciale esterno per unità di SEZ fino a 500 milioni di US$ all’anno, senza restrizioni sulle scadenze, attraverso canali bancari riconosciuti
- la previsione di IED fino al 100% per gli esclusivisti della zona economica speciale per la fornitura nella suddetta di servizi telefonici di base
- la possibilità di riportare le perdite
- la previsione di agevolazioni nella riesportazione di beni difettosi importati, di beni importati da fornitori stranieri sulla base di un prestito, ecc.
- la cancellazione delle fatture delle esportazioni non realizzate fino al 5%
- la capitalizzazione delle importazioni pagabili
- la maggiore facilità di subappalto per le unità nel settore dei gioielli
- la previsione di utilizzazione dei beni esenti da tasse entro 5 anni
- l’abolizione dei dazi doganali interni
- la vendita da parte delle SEZ di beni e servizi nella Zona Doganale Interna, in una percentuale prestabilita e pagando un dazio
- le unità allocate in una SEZ possono anche scambiarsi beni e servizi tra di loro.
L’investimento straniero nel settore delle piccole industrie
Nell’ambito della politica per le piccole industrie, la partecipazione di capitale straniero è ammissibile fino al 24%. Tale limite è però oltrepassabile qualora l’impresa sia disposta a rinunciare al proprio stato di “piccola impresa” e, nel caso in cui si producano articoli riservati alle piccole industrie, sarà inoltre necessario ottenere un’autorizzazione industriale con obbligo di esportazione del 50% del prodotto.
Investimento straniero in attività commerciali
L’investimento straniero in attività commerciali può essere approvato tramite la procedura automatica quando non sia superiore al 51% del capitale mentre, oltre questa soglia, dovrà passare al vaglio dell’Ente per la Promozione degli Investimenti Stranieri per ottenere l’autorizzazione governativa.
Per avere la certezza dell’approvazione tramite procedura automatica il requisito principale è che si tratti soprattutto di un’attività di esportazione e che l’impresa interessata sia una “super trading house” registrata secondo i provvedimenti della Politica per l’importazione e per l’esportazione in vigore.
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