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La situazione economica in America Latina

Dopo aver registrato tassi medi di crescita del 5% per oltre un quinquennio, dal settembre 2008 anche l’America Latina ha risentito della crisi economica globale.

Nel 2008 il Pil dell’area è cresciuto del 4,2%, con punte notevoli per Perù (+9,8%), Panama (+9,2%), Uruguay (+8,9%) e Argentina (+7%).
Buone le performance anche delle maggiori economie della zona: Brasile +5,1%, Cile +3,2%, Colombia +2,6%, Messico +1,3% e Venezuela +4,8%.

Le difficoltà dell’economia globale hanno però interrotto in maniera brusca questa serie positiva (le stime di luglio sul Pil del 2009 parlano di -1,9%). La regione ha sofferto in particolare:

  • la diminuzione della domanda per esportazioni
  • il crollo dei prezzi delle materie prime
  • il peggioramento delle ragioni di scambio (-10,8% previsto per il 2009).

A subire maggiormente il crollo della domanda estera sono stati i paesi dell’America Centrale e il Messico, le cui economie sono più aperte e interconnesse con quella dei vicini Stati Uniti. Diminuiscono anche gli investimenti diretti esteri, il flusso delle rimesse degli emigrati verso il paese di origine e le entrate provenienti dal turismo.

La regione ha però risposto con una prontezza ed efficienza nuove rispetto al passato mettendo a punto una serie di misure anticicliche. Grazie a conti pubblici in netto miglioramento, più bassi livelli d’indebitamento, conto corrente della bilancia dei pagamenti in avanzo, accumulo di riserve finanziarie, disoccupazione e povertà in calo, oltre che a una nuova capacità nel far uso di politiche e istituzioni macroeconomiche, la regione non ha conosciuto come in passato crisi del debito e panico finanziario.

INTERSCAMBIO CON L’ITALIA

Le importazioni dell’Italia dall’America Centro Meridionale sono state nel 2006 pari a 9.396 milioni di euro, nel 2007 10.612 milioni e nel 2008 10.788 milioni.
La dinamica delle importazioni italiane per i singoli paesi di provenienza evidenzia il ruolo preponderante giocato dal Brasile e dal Cile. L’incidenza percentuale del Brasile per l’Italia è pari al 35,6% mentre quella cilena è pari al 20,1%. Seguono l’Argentina, con la terza quota più rilevante per l’Italia (12,7%), il Perù, il Messico e il Venezuela.

Focalizzando l’attenzione sulla composizione merceologica risulta che, dal lato delle importazioni italiane, le materie prime hanno un ruolo di particolare rilievo. I “Metalli e prodotti in metallo” rappresentano una quota del 28,2% del totale delle importazioni italiane dall’ALC. A seguire il comparto “Agricoltura, caccia e pesca” e “Alimentari, bevande e tabacchi” (circa il 17% delle importazioni italiane) mentre le “Estrazioni di minerali” raggiungono il 13%.

Le esportazioni dell’Italia verso l’America Centro Meridionale sono state nel 2006 pari a 9.883 milioni di euro, nel 2007 11.993 milioni e nel 2008 12.194 milioni. I paesi destinatari delle quote più rilevanti di export italiano sono il Brasile (27,5% della quota italiana) e il Messico (23,2% della quota italiana).


Alla formazione del totale dell’export italiano verso i paesi ALC - pari a 12.193 milioni di euro - la Lombardia contribuisce per il 26,2%, di cui ben il 53,6% compete alla sola provincia di Milano, la quale incide sul totale nazionale per il 14%.

Esaminando i tassi di crescita registrati nel 2008, l’unica variazione negativa che torna a ripetersi è quella registrata dal Messico (-17,3%). Segnano, invece, alti tassi di crescita il Brasile (+31%), la Colombia (+12,4%) e il Perù (+79,7%). Seguono il Cile e l’Argentina e, fra i paesi con minor peso, la Bolivia e l’Uruguay.

A fare da traino nelle esportazioni italiane sono le “Macchine ed apparecchi meccanici” (33,3% dell’export italiano), cui seguono i “Mezzi di trasporto” (20,9% dell’export) quindi i “Metalli, prodotti in metallo” (9,6%).

A livello dei saldi commerciali l’Italia registra disavanzi rispetto ai paesi latino-americani nei settori dei metalli, dell’agricoltura, degli alimentari, dell’estrazione di minerali e della fabbricazione di pelli e del legno; mentre si rilevano costantemente avanzi nei settori delle macchine e apparecchi meccanici, delle macchine elettriche, dei prodotti chimici, dei mezzi di trasporto, della gomma e dei minerali non metalliferi.

INTERSCAMBIO CON L’EUROPA A 27

Dai dati Eurostat è possibile tracciare una panoramica delle relazioni commerciali intercorse nel 2008 fra i paesi dell’Europa a 27 e i principali paesi latinoamericani.

Per le importazioni (in totale 90.870 milioni di euro), i flussi più consistenti in valore assoluto diretti verso l’Europa sono riconducibili, in ordine, al Brasile (35.823 mln; 39,4%), al Messico (13.863 mln; 15,3%), al Cile (11.335 mln; 12,5%) e all’Argentina (10.514 mln; 11,6%).

Questi hanno trovato come principali mercati di sbocco la Germania (che raccoglie il 18,2% delle importazioni totali), la Spagna (14,5% del totale) e, in terza posizione, l’Italia (11,1% del totale). Il nostro paese, in particolare, risulta:

  • il principale mercato di sbocco delle merci cilene
  • il secondo mercato per quelle peruviane, ecuadoreñe, argentine e paraguayane (dopo la Spagna), per quelle brasiliane (dopo la Germania), e colombiane (dopo il Belgio).

Dal lato delle esportazioni (in totale 71.831 milioni di euro), i principali partner europei risultano essere ancora una volta il Brasile, che raccoglie il 36,7% (26.354 mln) delle esportazioni europee verso i paesi ALC, e il Messico, che ne raccoglie il 30,6% (21.971 mln).

Per le quote di export le prime posizioni sono sempre riconducibili alla Germania, al primo posto con il 30,5% dell’export totale, all’Italia, seconda con il 13,5%, e alla Spagna, terza con il 12,6%, che si confermano i paesi europei con il più fitto interscambio commerciale con l’America Latina.

In termini percentuali, il nostro paese occupa il secondo posto sul mercato peruviano, venezuelano, paraguayano e messicano, sebbene, in termini assoluti, i numeri più alti si registrino con i brasiliani, i messicani e gli argentini.

GLI INVESTIMENTI IN AMERICA LATINA E LA PRESENZA DELLE IMPRESE ITALIANE

Negli ultimi tre anni gli investimenti in America Centro-Meridionale hanno continuato a guadagnare terreno rispetto al totale degli investimenti mondiali (da 4,7% nel 2006 al 7,2% nel 2008).

Il polo più attrattivo di questa crescita va cercato nell’area meridionale del continente (+62,7% nel 2007 e +28,6% nel 2008) piuttosto che in quella centrale, cresciuta meno nel 2007 (+37,7%) e calata nel 2008 quasi della stessa misura percentuale che ha caratterizzato il calo di investimenti mondiale dovuto alla crisi (-14%).

Brasile e Cile si sono distinte per la loro capacità di attrarre investimenti, tanto da raddoppiare, fra 2006 e 2008, il loro peso percentuale sul totale del mondo (Brasile dall’1,3% al 2,7% e Cile dallo 0,5% all’1%).

Per quanto riguarda la presenza di imprese a partecipazione italiana in territorio sudamericano dal 1° gennaio 2006 al 1° gennaio 2008 il numero di partecipazioni italiane in America Centrale e Latina è passato da 1.743 a 1.968, crescendo nel corso del 2006 del 2,8% e facendo un balzo durante il 2007 del 9,8%.

La presenza italiana si è rafforzata nel suo complesso:

  • sia in termini di numero di addetti, cresciuti nell’ultimo anno considerato del 12,8%
  • sia in termini di fatturato, che ha mantenuto robusti livelli di crescita (+12,6% nel 2006, +34,6% nel 2007), raggiungendo, a gennaio 2008, una consistenza pari a 39.304 milioni di euro.

Nel triennio considerato, gli investimenti italiani nei paesi ALC sono cresciuti a ritmi superiori rispetto a quelli diretti nel mondo: l’incidenza delle partecipate sudamericane sul totale delle imprese all’estero è passato dall’8,5% a 8,8%, il peso degli addetti dall’11,4% al 12%, quello del fatturato dal 7,5% al 9,1%.

Nella graduatoria dei paesi ALC “più attrattivi” per gli investitori italiani, troviamo nell’ordine:

  • Brasile (36,1% delle partecipate al 1° gennaio 2008)
  • Argentina (18%)
  • Messico (14,7%)
  • Cile (6,9%).

Delle 1.698 imprese partecipate da imprese italiane, 653 (pari al 33,2%) sono partecipazioni di imprese lombarde e, di quest’ultime, 387 (il 22,7% del totale nazionale e il 59,3% di quelle lombarde) sono attribuibili a imprese milanesi.

Tra i settori di interesse per gli investimenti provenienti dal nostro paese spicca quello manifatturiero (in particolare per numero di addetti, 56,3% del totale, e per il fatturato, 20.047 milioni di euro, pari al 51% del fatturato totale). In generale, si tratta soprattutto di partecipazioni nell’industria dei mezzi di trasporto, in quella agro-alimentare, delle materie plastiche e prodotti in gomma, del tessile, delle pelli e delle macchine e apparecchiature meccaniche.

La produzione di veicoli dà luogo al 54% del fatturato totale del settore manifatturiero (10.953 milioni di euro) e al 28% di quello totale. Seguono l’industria della gomma e delle materie plastiche con l’8% del fatturato (1.619 mln) e il 9% degli addetti del manifatturiero e quella alimentare, delle bevande e del tabacco (1.545 mln pari al 7,7% del fatturato
manifatturiero e al 12% dei relativi addetti).

Si distingue per numero di addetti e fatturato il comparto dell’ICT (18,8% degli addetti e 20,1% del fatturato) e quello di “Energia elettrica, gas e acqua” (12,4% degli addetti e 17,2% del fatturato).
Seguono nella graduatoria italiana i settori del “Commercio all’ingrosso” (3,5% degli addetti e 4,1% del fatturato) e delle “Costruzioni”(4,7% degli addetti, 3,4% del fatturato).

A cura dell’Ufficio Indici di Mercato e Statistica della Camera di Commercio di Milano