Il colosso della consulenza manageriale A.T. Kearney - che ha uffici sparsi in 34 Paesi - dal 1998 conduce un'analisi annuale per prevedere le intenzioni di investimento all'estero nel campo della Ricerca & Sviluppo di un gruppo di global executives di aziende di notevoli dimensioni.
Per quanto riguarda il grado di fiducia sull'economia mondiale un terzo dei manager intervistati (36%) si è detto più ottimista; il 31% ha invece manifestato maggior pessimismo rispetto al passato (nel 2003 tale percentuale era pari al 12%).
Il 54% degli investitori ha dichiarato di voler aumentare quest'anno gli investimenti strategici all'estero (il valore più alto dal 2000).
I tre quarti di questi incrementi verranno allocati in Asia e nell'Europa dell'Est.
La destinazione tradizionale degli investimenti esteri in Ricerca & Sviluppo sta quindi subendo uno spostamento dagli Stati Uniti e dall'Europa Occidentale verso l'Asia e l'Europa Orientale.
Secondo il "Foreign Direct Investment Confidence Index" nel ranking dei Paesi che, nel prossimo futuro, dovrebbero attrarre i flussi più importanti di investimento al primo posto troviamo la Cina, seguita dall'India che quest'anno ha superato gli Stati Uniti (scesi per la prima volta in terza posizione davanti al Regno Unito).
Per quanto riguarda l'Europa Occidentale, la Germania scende dal quinto al nono posto, la Francia dal sesto al quattordicesimo, l'Italia dal nono al diciannovesimo, la Spagna dal tredicesimo al diciassettesimo.
Non sorprende quindi che nel 2004 il flusso degli IDE in entrata nei 15 Paesi Ue sia diminuito del 40%.
L'infelice posizione dell'Italia è confermata da altre due ricerche:
- il World Economic Forum di Davos ci ha piazzato al 48esimo posto al mondo quanto a competitività
- nella classifica Ue sull'innovazione siamo al dodicesimo posto (dietro a Svezia, Finlandia e Danimarca).
In controtendenza invece i Paesi dell'Europa dell'Est che migliorano le loro posizioni rispetto al passato: la Polonia raggiunge il quinto posto, la Federazione Russa il sesto, l'Ungheria l'undicesimo, la Repubblica Ceca il dodicesimo, la Turchia il tredicesimo e la Romania il venticinquesimo. Queste performance dimostrano che l'allargamento Ue ha contribuito a ridurre le barriere commerciali e agli investimenti e ha dato maggior stabilità ai mercati dell'area.
I fattori presi in maggior considerazione nel decidere la destinazione geografica degli investimenti sono:
- bassi costi in Ricerca & Sviluppo
- disponibilità e qualità delle risorse umane locali
- livello di protezione della proprietà intellettuale
- qualità delle Università e dei Centri di ricerca locali
- infrastrutture IT.
Circa un terzo degli investitori ritiene infine che gli altri aspetti in grado di influenzare le scelte siano: il quadro normativo di riferimento, il livello di creatività e la capacità di realizzare prodotti innovativi. Meno determinanti invece la dimensione del mercato e l'esistenza di incentivi governativi.
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