Pubblichiamo l'abstract di un'analisi sull'attuale stato delle relazioni economiche tra i paesi che fanno parte del Partenariato Euro-Mediterraneo (i 12 aderenti e la Libia), l'Italia, la Lombardia e Milano.
Nel 2004 una serie di fattori hanno giocato un ruolo positivo sulla crescita complessiva dell'area del Mediterraneo: l'elevato prezzo del petrolio, la ripresa dei flussi turistici e degli investimenti diretti stranieri, l'integrazione sempre più intensa verso l'Unione Europea.
Le performance economiche dei singoli paesi sono risultate variegate a causa della diversità che caratterizza le specifiche strutture produttive; tuttavia un dato comune all'intera regione è l'aumento, anche consistente, dei flussi d'esportazioni all'interno di una più generale crescita dell'interscambio commerciale.
L'INTERSCAMBIO COMMERCIALE
Dopo il drastico ridimensionamento dell'avanzo commerciale nel 2003, i dati della bilancia commerciale italiana relativi al 2004 evidenziano un saldo negativo verso il resto del mondo (da un avanzo di poco più di un miliardo e 600milioni di euro si è passati ad un disavanzo di circa un miliardo e 500milioni di euro).
L'aumento delle importazioni (+7,3% rispetto all'anno precedente) non è stato controbilanciato da un analogo aumento dell'export (+6,1%).
I paesi dell'area Med appaiono però in controtendenza:
- l'export italiano verso i tredici paesi nel 2004 fa registrare un incremento del 12,1% rispetto al 2003
- l'import aumenta del 14,6% rispetto al 2003.
Export
L'incidenza dell'area Med sul totale delle esportazioni nazionali si attesta di poco sopra il 6%, mentre per le importazioni siamo al 7,3% del totale nazionale.
Scomponendo l'export nazionale verso i paesi MED in base alle macroaree geografiche di provenienza possiamo vedere come le Isole, il Nord-Est ed il Centro Italia fanno segnare i tassi di crescita più elevati (rispettivamente del 30,7%, del 16,8% e del 14,4%), a fronte di un +6,4% del NordOvest e di un -1,7% da parte del Mezzogiorno.
In termini d'incidenza, tuttavia, è proprio il NordOvest a detenere la più alta quota di mercato, esattamente pari al 42% dell'export totale nazionale, seguito dal NordEst e dal Centro (rispettivamente con il 25,3% ed il 14,9%).
Scendendo al livello lombardo e milanese i tassi di crescita dell'export verso l'area Med risultano rilevanti (rispettivamente del 7,5% e del 9,4% rispetto al 2003), se confrontati con gli analoghi tassi verso il resto del mondo, ma inferiori al tasso medio nazionale.
In termini di export la Lombardia si conferma la prima regione italiana con circa cinque miliardi di euro (pari al 29% del export totale nazionale). Di questi oltre la metà (esattamente il 53,8%) sono il contributo della Provincia di Milano.
Passando ad analizzare l'export italiano per paese di destinazione possiamo osservare come la Turchia è il paese, escludendo Cipro, che ha fatto registrare il più alto tasso di crescita (+20,6% rispetto al 2003), seguita dalla Siria (+17%).
Anche in termini d'incidenza la Turchia risulta il primo partner, in termini assoluti, assommando una quota di circa il 33% dell'export totale italiano verso l'area del Mediterraneo, seguita dalla Tunisia che raggiunge una quota del 12% circa.
Per ciò che concerne la Lombardia e Milano occorre dire che la struttura dell'export segue abbastanza fedelmente lo schema nazionale. Uniche particolarità l'ancora più forte incidenza delle esportazioni regionali verso la Turchia e la Tunisia.
Import
L'analisi per paese di provenienza delle importazioni italiane evidenzia come oltre la metà dell'import (esattamente il 54,1%) dall'area sia di provenienza dalla Libia e dall'Algeria, un segnale questo della rilevanza degli idrocarburi.
Dopo questi due paesi è ancora la Turchia il principale partner commerciale (con una quota pari al 19,2% dell'import totale nazionale, che sale rispettivamente al 22% ed al 28% per la Lombardia e Milano) seguita dalla Tunisia (con il 9,5%).
Per ciò che concerne l'import lombardo e milanese alcune differenze rispetto allo schema nazionale vanno messe in evidenza.
Innanzitutto la minore incidenza che hanno i paesi esportatori di idrocarburi, mentre maggiore peso assumono, oltre alla già citata Turchia, la Tunisia, la Siria ed Israele.
Per quanto riguarda la composizione merceologica nelle esportazioni italiane il ruolo di traino (con il 25,6% del totale nazionale) è svolto dal settore delle macchine ed apparecchiature meccaniche, seguito dalla chimica, dai prodotti in metallo e della siderurgia, dalle macchine elettriche e dal tessile (tutti con valori che si attestano intorno al 10% circa del totale).
In tutti questi comparti la Lombardia, e Milano in particolare, fanno segnare un'incidenza sul totale delle esportazioni al dì sopra dei valori medi nazionali.
A livello provinciale, le macchine elettriche e la chimica si confermano i comparti manifatturieri in cui Milano fa registrare la più alta vocazione all'export verso l'area Med (per i due settori, infatti, la provincia concentra rispettivamente il 30% ed il 25% del relativo export totale nazionale).
La composizione merceologica delle importazioni italiane risulta molto concentrata, con l'importazione di materie prime, in primis idrocarburi, che da sola vale circa la metà dell'intero valore globalmente importato dai paesi del Mediterraneo.
Accanto a ciò un ruolo significativo stanno acquistando le importazioni di prodotti tessili e di abbigliamento (con circa il 10% dell'import totale), molte delle quali derivano da operazioni di perfezionamento, ossia da attività di delocalizzazione di alcune fasi produttive effettuate dalle imprese italiane.
La Tunisia è il paese maggiormente interessato da questo fenomeno, come i dati sugli IDE esposti più avanti bene evidenziano.
Un settore, inoltre, che negli anni più recenti sta crescendo d'importanza è quello dei prodotti alimentari, che ad oggi pesano per il 3,5% sul totale import.
Un confronto internazionale
Il ruolo centrale che l'Italia, ed in primis Milano e la Lombardia, giocano nell'interscambio commerciale con l'area del Mediterraneo, emerge in tutta la sua evidenza dalla comparazione delle esportazioni e delle importazioni verso e dall'area Med all'interno dell'Unione Europea, principale partner commerciale dei paesi mediterranei.
Dai dati del FMI relativi all'anno 2003 elaborati per grandi aree geopolitiche emerge che sono soprattutto i paesi del Nord Africa (Tunisia, Libia, Algeria e Marocco) ad essere i più legati commercialmente alla UE, con quote di mercato che, sia per l'import che per l'export, superano di gran lunga il 50%.
In valore assoluto, tuttavia, è la Turchia ad essere il primo e più importante partner.
Tra i paesi del Mediterraneo solo Israele ed Egitto hanno rilevanti rapporti con gli USA.
La Giordania risulta avere consistenti relazioni con i paesi OPEC, mentre basso risulta il livello del commercio intra-regionale ad evidenziare la scarsa integrazione economica sud-sud dei paesi mediterranei.
Secondo i dati Eurostat relativi al 2004 all'interno dell'UE a 15 i paesi con il flussi di esportazioni più consistenti verso il Mediterraneo sono:
- la Germania (con 21.737 milioni di euro pari al 22,3% dell'intero export dell'UE a 15 verso l'area)
- la Francia (con 19.321 milioni di euro pari al 19,8%)
- l'Italia (con 17.098 milioni di euro pari al 17,6%)
- il Regno Unito (con 8.669 milioni di euro pari al 8,9%).
Analizzando le quote di mercato in termini di export che ciascun paese UE detiene per paese di destinazione, occorre evidenziare come l'Italia risulti leader in ben cinque mercati del Mediterraneo: Libia, Libano, Cipro, Malta e Siria, seguita dalla Germania (leader rispettivamente in Turchia, Egitto e Giordania) e dalla Francia (leader in Algeria, Tunisia e Marocco).
In Tunisia, Egitto, Giordania e Turchia, l'Italia è secondo Paese fornitore.
Le esportazioni italiane risultano diffuse geograficamente tra i paesi mediterranei in misura più ampia di quanto avviene per gli altri paesi europei qui messi a confronto.
In questa classifica di penetrazione commerciale nei singoli paesi dell'area MED, la Lombardia rappresenta l'ottavo partner in valore assoluto all'interno dell'UE di poco superata dall'Olanda e con una presenza di gran lunga maggiore di paesi quali la Svezia, l'Austria, la Grecia, il Portogallo, l'Irlanda, la Danimarca, ecc.
Se in valore assoluto il primo mercato di sbocco per le merci lombarde, così come per tutti i paesi UE, è la Turchia seguita dalla Tunisia, in termini di quote percentuali di mercato sull'import complessivo dei singoli paesi Med di provenienza UE la Lombardia ha acquisito significative quote di mercato in alcuni paesi quali la Libia, la Siria, Malta e la Tunisia stessa.
Sul lato delle merci di provenienza Med che i paesi europei importano un primo dato da evidenziare è il primato italiano.
Con 20.641 milioni di euro di importazioni (pari al 23,5% del totale import UE) l'Italia è il primo mercato di sbocco in ambito UE per i paesi del Mediterraneo, seguito dalla Germania con 14.784 milioni di euro (pari al 16,8%) e dalla Francia con 14.293 milioni di euro (pari al 16,3%).
Oltre che per Libia ed Algeria, da cui importiamo principalmente idrocarburi, risultiamo il principale mercato europeo anche per le merci egiziane mentre rispetto alla Siria ed alla Tunisia siamo secondi partner, rispettivamente dopo Germania e Francia.
Per ciò che riguarda la nostra regione, l'import lombardo risulta il 4,6% dell'import totale europeo ed occupa un posto di rilievo come mercato di sbocco soprattutto per Libia, Tunisia, Siria ed Egitto.
L'INTERSCAMBIO DEI SERVIZI
Il commercio dei servizi tra l'Italia e l'area Med registra nel 2004, secondo i dati dell'Ufficio Italiano Cambi, un disavanzo, in valore assoluto, di 1.323 milioni di euro.
Percentualmente l'import e l'export italiano di servizi da e verso il Mediterraneo è un'esigua entità dei flussi complessivi nazionali (rispettivamente del 4,4% e del 2,3%). Ciò è interpretabile con una scarsità di domanda proveniente dai paesi in questione a causa della finora debole liberalizzazione di tale settore.
L'apertura del settore alla concorrenza, in particolare i servizi di telecomunicazioni, i servizi finanziari ed i trasporti, con la riduzione dei costi che ne conseguirebbe, oltre a portare indubbi vantaggi all'interscambio commerciale dei paesi della regione, concorrerebbe a creare maggiori opportunità d'investimenti per il settore privato domestico ed attirerebbe ulteriori investimenti stranieri.
La ripartizione settoriale del commercio di servizi tra Italia e paesi dell'area Med mostra l'importanza del turismo.
I viaggi all'estero, infatti, insieme ai trasporti, rappresentano le prime due voci, in termini assoluti, dell'interscambio.
Sottodimensionati risultano gli altri settori: in particolare i servizi finanziari, i servizi informatici e le comunicazioni.
Sul lato dell'export quasi un terzo dell'intero valore è rappresentato dagli altri servizi alle imprese, che raggruppa le attività di marketing, pubblicità, consulenza per la direzione ecc. e che costituisce con 514 milioni di euro quasi un terzo dell'intero export di servizi.
Ultima notazione riguarda le attività di costruzioni; nel 2004 il settore, da sempre fiore all'occhiello della presenza italiana in quest'area, risulta impegnato in grandi opere in Algeria e Libia.
LA PRESENZA DELLE IMPRESE ITALIANE NEL MEDITERRANEO
I paesi del Mediterraneo hanno sinora attratto solo una piccola quota degli IDE (investimenti diretti esteri) mondiali. Il deficit d'attrattività, rispetto ad altre zone emergenti, è dovuto a varie ragioni: la scarsa stabilità geopolitica della regione innanzitutto, ma anche sistemi economici in cui ancora forte risulta la presenza dello stato, senza contare poi il ritardo nei processi di liberalizzazione dei movimenti di capitali e nelle politiche di privatizzazione.
Dai dati Unctad relativi ai flussi d'IDE in entrata tra il 2000 ed il 2003 possiamo osservare come nel 2002 vi è stato un sensibile calo dopo il picco del biennio precedente, dovuto probabilmente all'instabilità politica successiva all'11 settembre.
Tuttavia, il dato relativo al 2003 segnala una incoraggiante ripresa d'attrattività della regione.
All'interno dell'area, molto variegata risulta la capacità d'attrazione dei singoli paesi. Nel 2003 i paesi con le performances migliori risultano nell'ordine Israele, la Turchia ed il Marocco.
Il rapporto tra IDE in entrata e Prodotto Interno Lordo a prezzi correnti è un valido indicatore del peso che in ciascun paese hanno i flussi d'IDE in entrata.
Sempre relativamente all'anno 2003 possiamo osservare come i paesi col rapporto più alto risultano Malta e Cipro (rispettivamente con 8,0% ed il 6,3%) seguiti dal Marocco (con il 5,2%).
L'Unione Europea risulta l'area da cui proviene la gran parte dei flussi d'investimenti diretti esteri e, in una graduatoria europea degli IDE in uscita verso i paesi del Mediterraneo, l'Italia si colloca rispettivamente dopo Francia, Spagna, Regno Unito e Germania.
La presenza italiana per ciò che concerne gli investimenti diretti non risulta, pertanto, allineata al ruolo che invece svolge nella regione in termini di interscambio commerciale.
I dati sulle partecipazioni italiane nell'area, tratti dalla banca dati Reprint Ice Politecnico, aggiornati al 1° gennaio 2004, ci consegnano un totale complessivo di 963 imprese partecipate da imprese italiane cui fanno capo 87.408 addetti, con un aumento di 62 unità (pari al 6,9%) rispetto all'anno precedente.
L'incremento si registra anche in termini di fatturato che passa da 9.420 a 10.502 milioni di euro. Delle 963 imprese partecipate da imprese italiane, 310 (pari al 32,2%) sono partecipazioni di imprese lombarde e di quest'ultime 174 appartengono ad imprese milanesi (pari al 18,1% del totale nazionale).
Il ruolo primario che la Lombardia, ed in essa Milano, rivestono per quanto riguarda le partecipazioni nei paesi del Mediterraneo è ancor più evidente se ne analizziamo l'incidenza sul totale nazionale in termini di addetti (pari al 36,7% per la Lombardia ed al 20,0% per Milano).
Anche per quanto riguarda il fatturato Milano fa registrare un peso superiore (pari al 22,1% del fatturato totale). Segno quest'ultimo della presenza di partecipazioni a più alto valore aggiunto.
I principali paesi destinatari delle iniziative industriali italiane sono rispettivamente la Tunisia (468 imprese e 41.309 addetti a livello nazionale), la Turchia (129 imprese con 21.688 addetti), il Marocco (114 imprese e 10.441 addetti), l'Egitto (con 89 imprese e 6.612 addetti) e l'Algeria (con 72 imprese e 2.787 addetti). Questa graduatoria si replica esattamente anche a livello lombardo.
La Tunisia si conferma, pertanto, quale principale piattaforma produttiva nel Mediterraneo per le imprese italiane che intendono delocalizzare, ciò vale in particolare nel settore del tessile abbigliamento.
I settori beneficiari delle partecipazioni italiane sono principalmente quelli tradizionali del Made in Italy, in primis il tessile abbigliamento che, con 34.222 unità lavorative, pesa per oltre il 39% sul totale degli addetti.
Anche il settore agro-alimentare vede la presenza di partecipazioni italiane essenzialmente in Tunisia, Turchia e Marocco.
Una parte importante delle partecipazioni italiane è attuata nei settori tradizionali ad opera di PMI principalmente alla ricerca di vantaggi comparativi (innanzitutto il basso costo della forza lavoro e poi la prossimità geografica al mercato europeo). In questo senso, con una maggiore stabilità geopolitica, l'area del Mediterraneo potrebbe risultare più appetibile per le delocalizzazioni delle industrie europee rispetto ai paesi asiatici.
Le partecipazioni lombarde e particolarmente quelle milanesi, diversamente da quelle nazionali, risultano operanti maggiormente nei settori ad elevata intensità di scala e soprattutto tecnologici; l'incidenza dei settori tradizionali, invece, risulta di conseguenza ridimensionata.
Le partecipazioni lombarde nell'area sono di assoluto rilievo, rispetto al dato nazionale, nei settori della chimica e della metallurgia, mentre Milano presenta una certa consistenza di partecipazioni, sia in termini assoluti che in riferimento al dato nazionale, nelle filiere della chimica-fibre-prodotti in gomma e plastica, ed in quella dei prodotti elettrici ed elettronici.
In particolare, nella filiera dei prodotti elettrici ed ottici operano 14 imprese industriali partecipate da imprese milanesi (il 29% delle affiliate di tutta l'industria nazionale). Tale settore in termini occupazionali supera le 8 mila unità, facendo così salire l'incidenza di Milano sul totale nazionale al 54%, e risulta concentrato in Marocco, Malta e Turchia.
Anche il settore milanese degli articoli in gomma e materie plastiche ha un certo rilievo e conta 2.896 addetti distribuiti principalmente in Turchia, Egitto e Tunisia.
La più importante presenza milanese, per numero d'imprese, risulta in Tunisia mentre in termini d'addetti in Marocco, seguito dalla Turchia.