Negli ultimi cinque anni la Russia ha messo a segno una crescita media annuale superiore al 5%, tra le più elevate al mondo dopo la Cina. Il crack finanziario dell'agosto 1998 è stato superato ed è iniziato il boom dei redditi e dei consumi che continua tuttora (12,1% a fine 2004), mentre gradualmente si sta formando una nuova classe media.
A fine gennaio 2005, con riserve valutarie giunte a 128,3 miliardi di dollari, al quinto posto mondiale, l'attivo del bilancio pubblico è stato di oltre 24 miliardi di dollari, il 4,1% del Pil ufficiale, e quello della bilancia commerciale di oltre 85 miliardi di dollari, favorito da esportazioni di energia per 103 miliardi di dollari.
Per consolidare questa situazione la Russia dovrà però ammodernare metà del suo parco industriale, ormai obsoleto (non a caso nel 2004 le importazioni di macchinari dai paesi industrializzati sono cresciute del 40%).
I proventi del petrolio e del gas, saliti in dieci anni dal 40 al 60% in valore delle esportazioni, incominciano a tradursi in investimenti per il riequilibrio dello sviluppo verso i settori manufatturieri e delle alte tecnologie.
Ma si devono superare notevoli strozzature, dalla dinamica demografica negativa (oltre mezzo milione di abitanti in meno all'anno), alle infrastrutture e trasporti inadeguati, ad un sistema bancario ancora debole rispetto agli standard occidentali, alla corruzione (in aumento). Resta ancora molto da fare anche sul piano socioeconomico: quasi 30 milioni di persone, cioè il 20,9% della popolazione russa (143,5 milioni) hanno un reddito inferiore al minimo vitale, indicato ufficialmente a circa 85 dollari al mese.
L'economia nel 2004
Dopo un'accelerazione dal 7% nel 2003 al 7,4% di Pil e produzione industriale nella prima metà del 2004, l'economia russa nel secondo semestre ha rallentato il suo sviluppo (6,4% nel terzo trimestre), ma il Rosstat (Agenzia statistica federale) ha annunciato un risultato finale del 7,1% per l'intero 2004 (il Ministero dell'Economia prevedeva il 6,9%).
Anche il ritmo di crescita della produzione industriale ha seguito un andamento altalenante: dal 7% di giugno è sceso bruscamente una prima volta al 4,4% nel mese di luglio, è risalito al 5,5% in agosto, è ricaduto al 3,5% in settembre e in ottobre, per risalire ancora a novembre-dicembre (6 e 4,8% rispettivamente), con un risultato complessivo del 6,1% a fine 2004.
Questa "frenata" dell'economia è dovuta soprattutto agli effetti della mini-crisi nei crediti interbancari e nel rapporto di fiducia tra banche e risparmiatori avvenuta in giugno-luglio, che si è aggiunta alle incertezze tra gli investitori e grandi imprenditori generate dalla disinvolta e spesso contradditoria gestione, da parte delle varie autorità di governo, del caso della società petrolifera Yukos.
Tali incertezze hanno provocato nell'estate 2004 un aumento della fuga di capitali all'estero, la cui stima è salita da 6-8 a 9-10 miliardi di dollari (stima sui 12 mesi), nonchè un relativo rallentamento degli investimenti in settori chiave, come la metalmeccanica e l'edilizia, dal 12 al 10% a fine 2004.
Tuttavia, soprattutto a partire dalla metà di settembre, l'ulteriore aumento dei prezzi del greggio sul mercato mondiale ha favorito la redditività delle esportazioni russe di petrolio (in valore) e il conseguente afflusso di forti quantità di denaro, facendo superare a metà ottobre il record di 100 miliardi di dollari di riserve valutarie, e a fine dicembre i 120 miliardi, mentre la domanda interna, sia di beni di consumo che di beni capitali, ha continuato ad aumentare, insieme ai redditi della popolazione.
La domanda interna
Analizzando in dettaglio l'andamento dell'economia e dell'industria nel terzo e quarto trimeste 2004, si può notare come, sullo sfondo degli aumentati redditi petroliferi, lo sviluppo sia stato tirato soprattutto dalla domanda interna, in particolare dell'industria alimentare, del settore degli elettrodomestici e della radioelettronica, nonchè delle macchine utensili, ma soltanto per la parte di forniture ai grandi monopoli o gruppi pubblici, come Gazprom, Ferrovie Russe, etc., che hanno forti esigenze di ammodernamento di materiali, mezzi e infrastrutture.
Per il resto, dall'inizio dell'anno il prezzo dell'acciaio è raddoppiato, e questo ha compromesso non poco lo sviluppo della capacità concorrenziale di gran parte del settore della lavorazione del metallo e della costruzione di macchine utensili.
L'aumento della domanda interna, derivante dai maggiori redditi individuali, ha condotto ad un'accelerazione del commercio al minuto, dall'11,1% nei primi sei mesi all'11,5% sui 9 mesi, fino al 12,1% a fine anno, cioè a un aumento consistente dei consumi reali.
Tuttavia, la crescita degli investimenti nell'economia in generale è scesa dall'11,8% sui sei mesi all'11,6% sui nove mesi e al 10,9% a fine anno, ed anche lo sviluppo dell'edilizia in generale è rallentato dal 14,6% sui sei mesi al 10,1% di fine dicembre, ma non dell'edilizia abitativa, che è invece risalita dal 3,6% di fine giugno al 7% di fine settembre, al 12,5% di fine 2004.
D'altra parte, mentre i consumi alimentari hanno mantenuto nel terzo trimestre una crescita del 9,5%, aumentata al 9,8% a fine anno, le vendite di beni di consumo durevoli sono aumentate dal 12,3% di fine giugno al 13,4% di fine settembre fino al 14,9% di fine dicembre.
Inoltre, diminuisce il ruolo dei mercati (dal 23,9% al 22,2% delle vendite dal 2003 a fine 2004) nei confronti del commercio attraverso negozi specializzati e imprese commerciali (cresciuto in un anno dal 76,1 al 77,8% delle vendite totali).
Questo conferma la tendenza allo spostamento dei consumi medi della popolazione verso una fascia di prodotti di maggior qualità, e ciò favorisce i beni di importazione, in deciso aumento.
I settori chiave
Il tradizionale motore della crescita negli ultimi tre anni, costituito dal gruppo dei settori energia e combustibili, soprattutto il petrolio e il gas, se ha continuato a tirare nei primi sei mesi del 2004, nel terzo trimestre si è praticamento fermato, specie nell'estrazione e nella raffinazione.
I maggiori introiti dal petrolio non sono derivati tanto dall'aumento (modesto) del volume fisico delle esportazioni, quanto dall'aumento del prezzo internazionale per barile di petrolio.
Analogamente, l'altro gruppo di settori di materie prime e relativi materiali, comprendente metallurgia, chimica, materiali da costruzione etc., ha rallentato la crescita reale media mensile dallo 0,6% del secondo trimestre 2004 allo 0,1% nel terzo, con una lieve ripresa sullo 0,2-0,3% nel quarto trimestre.
Anche il terzo gruppo di settori, quello della produzione di beni finali, ovvero metalmeccanica, legno, alimentare, farmaceutica, etc., ha rallentato lo sviluppo, ma è riuscito a contenere il calo dallo 0,9% (media mensile) del secondo trimestre allo 0,4% del terzo trimestre, risultando comunque il gruppo trainante.
Nel quarto trimestre però anch'esso ha ceduto, scendendo intorno all'1,5% mensile medio (nel caso più favorevole della metalmeccanica).
Nei primi nove mesi del 2004 l'industria chimica e petrolchimica è riuscita a mantenere un elevato tasso di sviluppo nominale complessivo (7,9%) rispetto al 2003, ma la tendenza in settembre si è rivelata in discesa, terminando comunque il 2004 con un buon 7,4%.
Anche il settore metalmeccanico, malgrado l'elevato indice di sviluppo nominale (12,7%) dei primi nove mesi 2004 rispetto al 2003, ha rallentato sensibilmente, con una crescita media mensile dello 0,4% reale nel terzo trimestre, risalita però all'1,5% nel quarto trimestre, per finire l'anno all'11,7 percento, il miglior risultato assoluto tra i grandi settori.
La domanda effettiva esistente di macchinari di qualità si sta peraltro dirigendo sulle importazioni, in sensibile aumento, mentre diminuisce la produzione interna di macchine utensili per investimenti tecnologici (-2-3%).
Crescono invece i settori delle telecomunicazioni (quasi il 100%), ferroviario (23%), elettronica di consumo-elettrodomestici (19%), e anche il settore automobilistico (9,9%). Da segnalare anche la forte crescita della produzione di macchine agricole (40%).
Ha continuato lo sviluppo anche l'industria del legno e della carta-cellulosa, che però ha rallentato la crescita nominale sul 2003 dal 5,1% nel gennaio-giugno al 3,6% nel gennaio-settembre, fino al 3% a fine anno.
La crescita reale media mensile è comunque scesa dal 2% nel secondo trimestre 2004 allo 0,5% nel terzo, fino ad un valore leggermente negativo nel quarto. I fattori positivi sono stati la crescita delle esportazioni e l'ampliamento del mercato interno.
L'industria dei materiali da costruzione , con un aumento nominale del 5,9% nei nove mesi 2004 su quelli del 2003, ha avuto una crescita ragionevole, pur scendendo come media allo 0,4% nel terzo trimestre e terminando l'anno con una crescita del 5,3 percento.
Un discorso a parte merita invece l'industria leggera (costituita in Russia da tessile, abbigliamento-confezioni e calzature-pelletteria) che era riuscita a fermare le tendenze negative di fine anno (-3,4% tra dicembre 2003 e gennaio 2004), registrando in febbraio un debole aumento dello 0,3%, ma da marzo a giugno essa é ricaduta al -3,9%.
I dati per i nove mesi 2004 indicano che la produzione del settore tessile e abbigliamento è continuata a scendere, salvo alcune eccezioni, mentre la produzione di pelli e pelletteria si è ripresa in settembre e in particolare quella di calzature (9,9% nominale rispetto al 2003). Verso fine anno tuttavia la situazione è ancora ricaduta, specie nel tessile e abbigliamento ed anche nelle calzature, con un risultato negativo, cioè del – 7,5% per tutto il 2004.
L'industria alimentare continua la sua crescita (5,9% nominale in settembre rispetto al 2003 e l'1,5% effettivo mensile, in confronto allo 0,6% medio nel terzo trimestre), ma ha risentito comunque della congiuntura generale, finendo il 2004 con il 4%.
La crescita media mensile del quarto trimestre 2004 è stata comunque dell'1,5%, contro lo 0,8% dell'ottobre-dicembre 2003.
Tirano soprattutto i settori della carne e del latte. D'altra parte le importazioni di generi alimentari di qualità sono in significativa crescita e l'import globale del settore alimentare russo è stimato ad oltre 12 miliardi di dollari a fine 2004, rispetto a 9,5 miliardi del 2003.
L'inflazione (indice dei prezzi al consumo), nei primi 9 mesi del 2004 (8,0% cumulativo) è diminuita al 10,7% su base annua, rispetto al 14,1% di fine settembre 2003.
Nel mese di ottobre, l'inflazione è stata dello 0,4%, ma in novembre è cresciuta dell'1,1%, ed a fine 2004 essa è stata dell'11,7%, contro il 12% di fine 2003.
Per il 2005 le previsioni sono intorno all'8-9%, e questo anche se in gennaio l'inflazione è stata di oltre il 2,3%.
I redditi reali della popolazione continuano comunque a crescere: nel 2003 il 13,7% in valore reale, rispetto al 10,2% del 2002, e poi il 7,8% nel 2004 (dato preliminare) secondo l'Agenzia statale di statistica, ma almeno il 9-10% stimato dagli economisti indipendenti di Troika Dialog. Il valore nominale del reddito pro-capite era 6.484 rubli a ottobre 2004 (circa 225 dollari, contro 187 dollari in maggio), mentre il salario medio era di 7.126 rubli (circa 248 dollari).
Il livello ufficiale del minimo di sopravvivenza era nel secondo trimestre 2004 di 2.363 rubli al mese, ovvero circa 81 dollari, e 29,8 milioni di persone, ovvero il 20,8% della popolazione russa, si trovava al di sotto di tale soglia.
Per quanto riguarda poi il rublo, nel 2004 esso ha continuato a rafforzarsi apprezzandosi di oltre il 6% in termini reali.
L'attivo del bilancio federale russo consolidato nel 2004 è stato di circa 860 miliardi di rubli, cioè 24 miliardi di dollari, di cui circa il 70% riferito al bilancio federale e il restante ai bilanci regionali e repubblicani, in pratica oltre il 4,1% del Pil, che è stato di circa 600 miliardi di dollari.
I dati disponibili per i nove mesi 2004 indicano un aumento del 39,4% degli investimenti stranieri complessivi, fino a 29,1 miliardi di dollari, ma solo del 19,2% per quanto riguarda gli investimenti diretti, fino a quasi 5,6 miliardi di dollari, mentre gli stessi investimenti stranieri erano saliti di quasi il 50% nei primi sei mesi del 2004, a 19 miliardi di dollari, di cui 3,427 miliardi di investimenti diretti (+35,3%).
Si noti comunque che la loro entità è ancora modesta in rapporto al potenziale dell'economia russa.
Dopo la decisione di Moody's di elevare il suo rating sovrano all' "investment grade" nell'ottobre 2003, e di aumentarlo da stabile a positivo nell'ottobre 2004, anche Fitch ha elevato il 18 novembre 2004 il suo rating della Federazione Russa a "investment grade", mentre Standard & Poors ha atteso il 31 gennaio 2005 per farlo, tra l'altro dopo che la Russia ha annunciato di aver pagato 3,3 miliardi di dollari all'Fmi, saldando anticipatamente tutto il suo debito, e di stare inoltre negoziando anche il saldo delle sue pendenze con il Club di Parigi.
Vari economisti puntano alla primavera 2005 per una vera ripresa dello sviluppo. Il forte afflusso di denaro fresco (circa 8 miliardi di dollari al mese di attivo della bilancia commerciale) sta in effetti aumentando la liquidità del mercato e stimolando l'attività creditizia delle banche verso le imprese private.
Per il 2005, le previsioni sono di una crescita del Pil tra il 5,3% e il 5,8% (ministero dell'Economia), della produzione industriale del 4,5%, dei consumi privati intorno all'8,3%, e dell'inflazione intorno all'8-9 percento.
Desk Promos Mosca
in collaborazione con il
Centro Studi Diritto & Economia in Russia e nella CSI