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Scambi globali a + 8,5%

Secondo le stime Wto il commercio internazionale quest'anno crescerà in volume dell'8,5% (nel 2003 era cresciuto del 4,5%). Il commercio di beni continua quindi a crescere più della produzione.

Gli alti prezzi del petrolio, che rischiano di appesantire l'interscambio e la produzione nel 2005, quest'anno sono stati compensati dalle buone performance di Cina, Giappone, America latina (tornata in attivo soprattutto grazie alla domanda cinese dopo 12 anni di disavanzo) e Africa.

Per il prossimo futuro desta qualche preoccupazione anche il deficit commerciale degli Stati Uniti. Se l'amministrazione america cercasse infatti di contenere il disavanzo attraverso una brusca riduzione delle importazioni, le ripercussioni sarebbero su scala globale.

E l'Europa? Con una crescita dell'economia così timida non può certo trainare il commercio mondiale, anche se l'allargamento ad Est dovrebbe cominciare a dare i suoi frutti.

Il made in Italy negli ultimi 15 anni è passato dal 4,8% al 3,4% degli scambi mondiali.
Oggi è alle prese con il supereuro (rafforzatosi del 40% sul dollaro negli ultimi mesi) che penalizza i punti di forza del made in Italy (sistema moda, prodotti per la casa e la persona, meccanica, in particolare).

Il dollaro debole trascina al ribasso anche la valuta cinese.
Le aziende italiane devono quindi fronteggiare non solo la competitività di costo della Cina, ma anche uno svantaggio concorrenziale legato ai cambi. Non è un caso che il Fondo Monetario Internazionale abbia chiesto alla Cina di rivalutare lo Yuan.