La Cina ha superato gli Stati Uniti nel consumo di molte commodity agricole, semilavorati e beni industriali (tra cui frigoriferi, telefoni cellulari e televisioni).
Con un'economia che cresce da anni a tassi superiori all'8% (nel 2004 +9,5%) e 1miliardo e 300mila abitanti, la Cina è diventata, secondo un recente Report dell'Earth Policy Institute, il principale consumatore mondiale di grano, carne, rame, carbone, cemento e acciaio.
Il consumo procapite della Cina (il Paese più popoloso del pianeta) rimane molto lontano da quello degli USA, ma il confronto che segue è realmente molto significativo:
- nel 2004 la Cina ha consumato 64mila tonnellate di carne (contro le 38mila degli USA)
- nel 2003 ha usato 258mila tonnellate di acciaio (gli USA "solo" 104mila)
- ha bruciato il 40% in più di carbone rispetto agli USA
- il numero di PC in Cina raddoppia ogni 28 mesi.
Per far fronte all'incontenibile appetito della sua industria, Pechino ha rivoluzionato la geografia degli approvvigionamenti e condizionato i mercati internazionali delle materie prime.
Ha stretto nuove alleanze nelle aree ricche di risorse, in particolare in Sudamerica (nel 2003 l'interscambio con l'America Latina è cresciuto del 50,4%) e in Africa (dal 1° gennaio di quest'anno la Cina permette l'ingresso a dazio zero di circa 200 prodotti provenienti da 25 Paesi africani).
Nel 2003 l'import cinese di diesel è cresciuto di oltre il 170%, il consumo di rame è stato pari al 20% della domanda mondiale, quello dell'acciaio pari al 27% della domanda mondiale, quello di cotone pari al 36% della domanda mondiale.
La Cina non può più essere considerata un Paese in via di sviluppo. E' una superpotenza economica emergente destinata a consolidare il suo ruolo di "fabbrica del mondo" e locomotiva dell'Asia.
Negli ultimi venti anni Pechino ha incoraggiato le operazioni internazionali di assemblaggio e subappalto esentando dai diritti doganali le importazioni destinate a essere riesportate dopo la trasformazione. Molte imprese straniere (in particolare giapponesi e taiwanesi) hanno così iniziato ad assemblare in Cina prodotti tecnologici - sfruttando il basso costo della manodopera locale – per poi riesportarli in tutto il mondo.
Il bilancio del 2004 ha registrato un incremento annuo dell'export del 35,4%, a quota 593 miliardi di dollari e un aumento dell'import del 36% a quota 561 miliardi.
Questa inarrestabile ascesa aggrava però i problemi ambientali (inquinamento atmosferico e delle risorse idriche soprattutto nelle grandi città, deforestazione).
Basti pensare che ogni anno dai 10 ai 20 milioni di persone si trasferiscono dalle campagne ai centri urbani alla ricerca di un lavoro nel settore industriale (secondo la World Bank continuano ad esserci 200milioni di cinesi che vivono con un dollaro al giorno...).