L'attuale fase di integrazione internazionale dell'industria milanese continua ad essere caratterizzata più da ombre che da luci:
- le imprese italiane manifestano una limitata capacità ad accrescere la presenza diretta sui mercati internazionali
- il nostro Paese evidenzia una ridotta attrattività comparata rispetto alle altre aree avanzate dell'economia mondiale quale destinazione dei grandi flussi internazionali di capitali destinati all'acquisizione di attività industriali e di servizio.
IDE in uscita
In questo contesto, Milano e la Lombardia non sembrano costituire una rilevante eccezione.
Sul fronte degli IDE in uscita, l'analisi delle partecipazioni estere per settore di attività e per area geografica (limitato peso dei settori tradizionali, bassa incidenza delle partecipazioni nell'Est europeo) sembra indicare per le imprese milanesi un percorso di internazionalizzazione basato in misura minore rispetto alle imprese di altre aree territoriali su strategie di mera delocalizzazione produttiva.
Non si può tuttavia non osservare come nell'ultimo decennio l'espansione multinazionale delle imprese milanesi sia proceduta a ritmo rallentato, con un trend particolarmente negativo nell'ultimo biennio che ha visto una forte contrazione delle attività estere.
Tale andamento sembra essere condizionato sia da un coinvolgimento delle PMI milanesi nei processi di internazionalizzazione tramite investimenti diretti all'estero meno ampio di quello che ha caratterizzato negli anni più recenti altre aree del paese (in particolare il Nord–Est, ma anche, per restare in ambito lombardo, la provincia di Brescia), ma anche e forse soprattutto dalle difficoltà attraversate da alcune grandi e medio-grandi imprese, che talora hanno comportato importanti ritirate da partecipazioni all'estero oggetto di investimenti precedenti.
Preoccupa in particolare la perdurante debolezza dei settori a più rapida crescita e a più alta elasticità al reddito della domanda, caratterizzati da forti economie di scala e/o ad alto tasso di innovazione tecnologica, con funzioni di produzione che incorporano in misura crescente beni immateriali, quali conoscenze, organizzazione, servizi avanzati, nei quali il gap di internazionalizzazione nei riguardi delle economie più forti (e dei maggiori partner europei in particolare) sembra acuirsi.
Poche sembrano anche tra le imprese milanesi, malgrado la confermata leadership in ambito nazionale, quelle in grado di esercitare una solida leadership, sia pure di nicchia, attraverso strutture aziendali fortemente radicate sui principali mercati internazionali.
IDE in entrata
Così come nel corso degli anni novanta, anche nei primi anni del nuovo millennio i flussi di investimenti diretti verso la provincia di Milano sono risultati modesti , con una dinamica persino più lenta di quella che caratterizza l'intero paese, il quale continua a rimanere ai margini del circuito degli investimenti internazionali, con riguardo sia alle nuove iniziative (investimenti greenfield), che alle acquisizioni cross–border.
In particolare, è ormai chiaro come gli investimenti greenfield seguano ormai logiche insediative per grandi aree regionali, piuttosto che nazionali, privilegiando, per quanto concerne l'Europa, le aree più adeguatamente attrezzate per dotazione di fattori localizzativi ed esternalità.
In questo quadro, anche Milano e la Lombardia, che nulla sembrerebbero dover invidiare per livello di industrializzazione e di offerta di servizi rispetto ai grandi centri europei, perdono spesso il confronto sul piano dell'attrattività delle nuove iniziative.
Peraltro, vi sono anche segnali di una perdita relativa di attrattività in ambito nazionale.
Gli insediamenti più significativi di natura greenfield nei settori avanzati del comparto terziario, quali i servizi di telecomunicazioni e di informatica, tendono a rivolgersi nel nostro paese verso altre aree metropolitane (in particolare Torino, Napoli, Bari e Catania ), ove sono stati aperti alcuni importanti centri di sviluppo software e di R&S, mentre salvo poche eccezioni la presenza delle IMN a Milano appare sempre più focalizzata sulle attività di natura prevalentemente market-oriented, a fronte di un preoccupante indebolimento delle strutture progettuali e di ricerca.
A cura del Servizio Studi CCIAA di Milano