Secondo il Rapporto ICE – Prometeia "Evoluzione del commercio con l'estero per aree e settori" di ottobre, il 2006 dovrebbe chiudersi con un'accelerazione del tasso di crescita del commercio mondiale a prezzi costanti.
Concentriamoci sulle prospettive che hanno di fronte le imprese italiane nel mercato europeo.
Nella prima parte del 2006 i rialzi dei prezzi delle commodity non hanno provocato aumenti dei prezzi dei manufatti scambiati perché compensati dai continui incrementi di produttività dei maggiori Paesi emergenti.
Dal 2007, inoltre, l'apprezzamento dell'euro nei confronti del dollaro e il progressivo rientro dei corsi delle materie prime eserciteranno un ulteriore effetto di contenimento sui prezzi.
Complessivamente il commercio mondiale nel quinquennio 2004 – 2008 dovrebbe registrare la più alta performance degli ultimi 30 anni.
Nei prossimi anni dovrebbero rafforzarsi ulteriormente sia le importazioni asiatiche, divenute il traino del commercio mondiale, sia quelle dei Paesi emergenti europei e nordafricani. Il parziale recupero dell'Europa occidentale dovrebbe rendere meno penalizzante la composizione della domanda estera rivolta alle imprese italiane.
Questa ricomposizione geografica degli scambi mondiali e la riallocazione della capacità produttiva su scala globale hanno determinato cambiamenti nei contributi che i diversi settori danno allo sviluppo del commercio internazionale.
Si ridimensiona il ruolo dei settori Elettrotecnico ed Elettronico (fattori trainanti nella seconda metà degli anni Novanta) e aumentano i ritmi di espansione del comparto Meccanico, del Sistema casa, Beni intermedi per la costruzione e Alimentari (grazie anche alle maggiori capacità di spesa dei Paesi emergenti).
Le aziende italiane, che mostrano una spiccata specializzazione nei settori produttivi più tradizionali, potranno ottenere benefici da questi cambiamenti se sapranno:
- attuare per tempo le strategie di differenziazione delle proprie produzioni, in modo da sfruttare appieno la domanda rivolta a beni di fascia qualitativa medio-alta
- costruire accessi più strutturati e duraturi ai nuovi mercati.
Anche nel corso del 2006 prosegue la flessione delle quote detenute dagli esportatori italiani sul commercio mondiale, sia a prezzi correnti che a prezzi costanti.
Si confermano le debolezze del Sistema casa, del Sistema moda e della Meccanica strumentale.
Segnali positivi emergono invece per il Largo consumo e per la Farmaceutica, grazie al ruolo assunto dal nostro Paese nelle strategie di riallocazione produttiva delle imprese multinazionali.
Le importazioni dei Paesi dell'Europa occidentale
Nel 2006 l'incremento del Pil dell'area dovrebbe risultare del 2,5% in termini medi annui. L'Uem ha sperimentato un'espansione sostenuta dalla maggior domanda interna.
Ad una vivace dinamica degli investimenti in macchinari e impianti, che ha beneficiato della buona situazione dei profitti aziendali e del vigore della domanda estera, si sono affiancati segnali di recupero degli investimenti in costruzioni in Germania, dopo la prolungata fase di assestamento successiva alla riunificazione.
Più moderata è risultata l'evoluzione dei consumi privati.
L'incremento della crescita delle importazioni risulta più intenso per Italia, Germania, Regno Unito e Grecia, tutti caratterizzati da una miglior dinamica della propria domanda interna.
Sono da segnalare variazioni più sostenute della media continentale per le importazioni da Spagna, Danimarca e Norvegia.
In termini quantitativi emergono invece rallentamenti in Irlandia, Svezia e Finlandia e, soprattutto, in Portogallo.
In quello che dovrebbe rappresentare il nuovo mercato domestico delle imprese italiane, che vi destinano circa il 60% del proprio export, stanno emergendo segnali di un'interruzione della fase cedente delle nostre quote sulle importazioni di manufatti.
A livello settoriale, la flessione delle quote italiane a valore nel 2006 appare più sostenuta nel Sistema moda e nel Tempo libero, comparti in cui è più forte la concorrenza dei paesi emergenti e le imprese italiane non sembrano ancora riuscire a riposizionarsi adeguatamente.
Segnali negativi sono emersi anche per i Manufatti vari e i Beni per l'edilizia del sistema casa, e per l'Elettronica.
Tra i segnali di miglioramento particolarmente significativi quelli del Sistema casa, Mobili ed elettrodomestici bianchi e Automobili e motocicli (settori attraversati da circa un decennio da profondi mutamenti).
Importanti miglioramenti emergono anche per gli Intermedi in metallo e chimici, per la Meccanica, gli Imballaggi, il Largo consumo e la Farmaceutica.
Le importazioni dei nuovi paesi Ue
Nel 2006 è proseguita la fase di forte espansione degli acquisti in valore dei nuovi paesi membri Ue: in media +15,6%. Hanno mostrato maggior dinamismo i tre paesi Baltici e la Polonia. Incremento più contenuto in Ungheria e in Slovenia.
Alla crescita del valore delle importazioni hanno contribuito quasi esclusivamente i settori connessi con gli investimenti, in particolare nell'industria e nelle costruzioni.
Assai meno vivaci gli acquisti dall'estero di beni di consumo.
Anche nel prossimo biennio è attesa una crescita particolarmente dinamica nei settori della Meccanica varia, Elettronica, Beni per l'edilizia per il sistema casa, Automobili e motocicli.
L'Italia continua a mantenere la seconda posizione nella graduatoria dei fornitori dell'area, seguendo a lunga distanza la Germania (che detiene una quota pari a circa il 30%).
Spicca la buona performance nei Prodotti intermedi del Sistema moda sostenuta dai processi di delocalizzazione delle imprese italiane (si ridimensiona in parallelo la quota relativa ai Beni di consumo dello stesso settore).
Le importazioni dei paesi del Resto Europa
Nella prima metà del 2006, la crescita economica si è confermata molto sostenuta. Il 2006 dovrebbe chiudersi con un +6% medio.
La domanda interna ha continuato a rappresentare il fattore di traino dell'attività economica, nonostante le politiche restrittive adottate in Romania e Bulgaria.
Alla base dell'espansione vi è stato soprattutto il dinamismo degli investimenti, alimentati dall'afflusso di capitali esteri e dai processi di ristrutturazione e ammodernamento di impianti e infrastrutture, anche in funzione della prossima adesione all'Ue per alcuni paesi dell'area. Anche i consumi privati si sono mantenuti vivaci, potendo beneficiare del crescente ricorso al credito, dei forti aumenti delle retribuzioni in termini reali (soprattutto in Russia) e della tendenza ad una riduzione graduale del tasso di disoccupazione.
In Russia il rinnovato vigore degli investimenti e la robusta espansione dei consumi hanno dato impulso ad una nuova accelerazione dell'attività economica.
Bene anche l'Ucraina, grazie anche alla forte domanda mondiale di materie prime.
In Turchia l'acquisto di beni durevoli ha continuato a trainare i consumi delle famiglie, mentre gli investimenti hanno mantenuto un notevole dinamismo. Ancora modesta la dinamica delle importazioni di manufatti in Croazia e in Albania.
A livello settoriale bene Automobili e motocicli e Altri mezzi di trasporto, Beni di consumo del sistema moda e Farmaceutica.
Buone le prospettive per l'Elettronica e la Meccanica varia.
L'Italia continua a mantenere la seconda posizione nella graduatoria dei fornitori dell'area, dietro la Germania e prima della Cina che ha sopravanzato la Francia.
Nell'ambito dei beni di consumo il made in Italy tiene bene nel Largo consumo, nell'Alimentare, nei Mezzi di trasporto per l'industria e l'agricoltura.
Soffrono invece il Sistema moda e il Sistema casa, anche a causa del massiccio ingresso dei prodotti cinesi, e i Mobili ed Elettrodomestici.