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Ricerca: l’internazionalizzazione delle imprese lombarde

L'indagine, coordinata da Gianfranco Tosini, ha coinvolto 2000 aziende aderenti al sistema confindustriale, il 55% della provincia di Milano, il restante 45% nelle altre province lombarde.

Il campione

L'indagine sull'internazionalizzazione delle imprese lombarde aderenti al sistema confindustriale ha riguardato circa 2000 aziende:

  • il 69% del campione è costituito da imprese di piccole dimensioni (sotto i 50 dipendenti)
  • il 27% da medie imprese (50-250 addetti)
  • il 4% da grandi imprese (oltre 250 addetti).

Livello di internazionalizzazione

L'89% delle imprese intervistate realizza attività di import-export o ha una presenza diretta all'estero commerciale o produttiva. Oltre metà delle imprese intervistate opera con l'estero da più di 20 anni (solo l'8% delle imprese da meno di 5 anni).

Nel 2006 la quota dell'export sul fatturato è prevista mediamente pari al 41%, un punto in più del 2005. Rispetto allo scorso anno è aumentata di 2 punti la percentuale delle imprese che esportano oltre il 50% del fatturato ed è diminuita di quasi due punti la percentuale delle imprese che esportano meno del 10% del fatturato.

La presenza all'estero riguarda soprattutto i paesi dell'UE che sono indicati dal 70% delle imprese.
Francia e Germania sono i mercati di maggior attrazione, seguiti da Spagna e Regno Unito.
Tra la Francia, che figura al primo posto, e la Spagna al terzo, ci sono ben 20 punti di differenza in termini di preferenza, che possono anche essere giustificati dalla diversa potenzialità dei relativi mercati.
Meno giustificabile è lo scarto fra la percentuale di presenze nel Regno Unito rispetto alla Francia (34 punti), in quanto questi due paesi hanno un mercato potenziale quasi equivalente.

La presenza delle imprese lombarde fuori dall'UE è concentrato sul mercato statunitense, indicato dal 30% delle aziende. Si tratta di una percentuale modesta se si considerano le potenzialità di quel mercato.
Interessante è la presenza in mercati relativamente nuovi quali la Russia e la Cina, dove opera attualmente meno del 15% delle imprese presenti all'estero.
Relativamente modesta sembra anche la presenza in Giappone, dove operano soltanto il 12% delle imprese lombarde.

I canali commerciali

I canali commerciali più utilizzati dalle imprese che operano nei paesi dell'UE sono, in ordine di importanza, la rete distributiva propria dell'impresa, il distributore-agente ed il distributore-grossista.
Questa graduatoria dei canali è molto evidente per la Francia e la Germania, meno per gli altri paesi.
In Spagna la rete distributiva propria ed il distributore-agente hanno lo stesso peso; nel Regno Unito prevale invece la rete distributiva propria.

Il canale commerciale prevalentemente utilizzato dalle imprese che operano negli Stati Uniti è la rete distributiva propria seguita dal distributore-agente.
Negli altri principali mercati extracomunitari (Russia, Cina e Giappone), la rete distributiva propria ed il distributore-agente hanno la stessa rilevanza.

Gli uffici di rappresentanza

Il 50% delle imprese che operano in Francia e Germania ha un ufficio di rappresentanza. La percentuale scende al 40% per le imprese che operano in Spagna e al 29% per quelle presenti nel Regno Unito.
Al di fuori dell'UE, la presenza attraverso una sede di rappresentanza riguarda il 27% delle aziende che operano negli Stati Uniti, il 13% di quelle che operano in Russia e l'11% di quelle che operano in Cina e Giappone.

I canali produttivi

Le imprese presenti all'estero con unità produttive sono in numero molto più ridotto di quelle che hanno una presenza commerciale. In Francia e Germania, dove la presenza delle imprese lombarde è molto significativa, solo il 15% svolge attività produttiva.
La forma prevalente, in entrambi i casi, è l'accordo produttivo o joint venture, seguita dalla filiale produttiva e da società estera controllata o collegata.
La percentuale delle aziende con unità produttive all'estero scende all'8% ed al 6% rispettivamente in Spagna e nel Regno Unito.

Al di fuori dell'UE la presenza produttiva si riduce sensibilmente: solo il 6% delle aziende che opera all'estero ha unità produttive negli Stati Uniti, il 3,5% in Cina, il 2,1% in Russia e l'1,8% in Giappone.

Il motivo principale per cui le imprese lombarde vanno a produrre all'estero è la necessità di essere vicine ai clienti o committenti.
Gli altri motivi, prevalentemente legati ad economie nei costi di produzione, riguardano un numero più ridotto di imprese (30% rispetto al 52%).
In particolare, la percentuale di imprese che vanno all'estero per minori costi delle fonti energetiche è superiore a quella della imprese che vanno all'estero per minimizzare il costo del lavoro.
La ricerca di agevolazioni finanziarie e di una minore pressione fiscale interessa meno del 5% delle imprese, rispettivamente.
I motivi di natura ambientale riguardano meno del 2% delle imprese.

Fornitori esteri di materie prime e semilavorati

Il 63% delle imprese intervistate acquista materie prime direttamente da fornitori esteri. Un terzo soltanto si approvvigiona invece all'estero di semilavorati. Quest'ultimo dato sembra evidenziare che il sistema della subfornitura domestica ha retto abbastanza bene agli effetti della globalizzazione.

Lo sviluppo del business all'estero nei prossimi anni

Nei prossimi tre anni Francia e Germania saranno ancora i mercati dove le imprese lombarde svilupperanno i loro affari.
Tuttavia, l'orientamento è di crescere anche nei nuovi mercati. Infatti, la Cina viene al terzo posto, gli Stati Uniti al quarto e la Russia al quinto, scavalcando Spagna e Regno Unito.

In sostanza, al di fuori dell'UE, la strategia è quella di rafforzare la presenza negli Stati Uniti, attualmente sottodimensionata rispetto alle potenzialità di questo mercato, e di entrare più decisamente in mercati in forte crescita come la Cina e la Russia.

Difesa della proprietà intellettuale

Un terzo delle imprese intervistate lamenta infatti di essere colpito da forme di concorrenza sleale. La forma più diffusa è l'imitazione dei prodotti denunciata dal 57% delle imprese che ha subito forme di concorrenza sleale.
Il dumping e l'imitazione di modelli e disegni sono segnalati come forme di concorrenza sleale dal 30-40 per cento delle imprese interessate da tale fenomeno.
L'uso improprio del marchio e del nome dell'impresa è segnalato come forma di concorrenza sleale dall'11% delle aziende.

Per difendersi dalla concorrenza il 48% delle imprese intervistate ha registrato il proprio marchio in Italia e il 32% anche all'estero. Per la stessa ragione il 31% delle imprese ha depositato e registrato brevetti in Italia ed il 25% anche all'estero.

La registrazione di marchi e brevetti non tutela le imprese da forme di concorrenza sleale. Il 36% è di questo avviso, il 36% ritiene invece di essere tutelato parzialmente, mentre il restante 28% non ha un'idea precisa al riguardo.

Enti e servizi a supporto dello sviluppo dell'attività all'estero

Tra gli enti e gli organismi che supportano le imprese nello sviluppo dell'attività all'estero quelli più conosciuti sono la Regione e le Associazioni territoriali e di categoria. Seguono ICE, Camere di Commercio, Sace, Banche e da ultimo Simest.
Le banche sono tuttavia quelle più utilizzate dalle imprese nello sviluppo dell'attività all'estero, seguite dalle Camere di Commercio e dalle Associazioni territoriali e di categoria.
Il ricorso alla Regione è di poco superiore a quello dell'ICE, mentre l'utilizzo dei servizi di Sace e Simest è molto limitato.
Il supporto delle Camere di Commercio e della Regione è giudicato adeguato dalla metà delle imprese che ne utilizza i servizi.

I servizi ritenuti più importanti dalle imprese per lo sviluppo dell'attività all'estero sono, in ordine di importanza:

  • le analisi di mercato e la ricerca di partner esteri
  • la partecipazione a fiere
  • i finanziamenti agevolati per investimenti all'estero.

Più ridotta è la richiesta dei servizi di consulenza sulle problematiche doganali e contrattualistiche.
Scarsa o quasi nulla la richiesta di servizi riguardanti l'organizzazione di missioni all'estero, la partecipazione a gare all'estero, la registrazione di marchi e brevetti, la ricerca e selezione di personale all'estero, la consulenza finanziaria per gli investimenti all'estero.