Nella classifica 2007 del Pil la Cina supera la Germania e guadagna la terza posizione dietro a Stati Uniti e Giappone. Ma intanto la crisi si fa sentire anche oltre la Grande Muraglia.
Il Pil di Pechino negli ultimi anni ha superato quello italiano, quello francese e quello della Gran Bretagna. Tutti gli esperti concordano sul fatto che, prima o poi, la Cina diventerà la prima potenza economica mondiale. Ma dopo cinque anni ininterrotti di crescita a due cifre, Pechino dovrà accontentarsi nel 2009 di un + 7 - 8%.
A novembre 2008 le esportazioni cinesi hanno smesso di aumentare per la prima volta negli ultimi sette anni. La produzione industriale non registrava da 14 anni un valore così basso. Le riserve valutarie non scendevano tanto dal dicembre 2003.
Nei primi 9 mesi del 2008, oltre 50mila imprese del Guangdong sono fallite. E la mancanza di liquidità si fa sentire in tutti i poli produttivi.
La minor domanda estera costringe la “fabbrica mondiale” a ridurre l’import. Anche la domanda interna sta rallentando rapidamente insieme all’inflazione.
Se l’economia cinese cresce meno del 7 - 8% all’anno, aumentano la disoccupazione e l’instabilità sociale. Il governo ha quindi stanziato, nel novembre 2008, 580 miliardi di dollari e varato un piano biennale di rilancio dell’economia.
Obiettivi strategici: edilizia popolare, infrastrutture rurali, ammodernamento reti trasporti ed energia, sanità, educazione e ambiente.
Il piano prevede anche:
- incentivi fiscali per sostenere la ricerca e sviluppo e l’ammodernamento degli impianti dell’industria manifatturiera
- aumento dei salari minimi e delle pensioni
- credito più facile per le Pmi.
Sul fronte monetario la People’s Bank of China nell’ultimo trimestre 2008 è intervenuta 5 volte per ridurre i tassi di interesse.
Probabilmente è in atto una sorta di selezione naturale. Resteranno fuori dal gioco le aziende meno strutturate, quelle che hanno cavalcato gli anni magici del made in China senza avere competenze manageriali e risorse finanziarie adeguate al nuovo contesto internazionale.
Le Pmi che supereranno la crisi dovranno invece abituarsi a convivere con il costo del lavoro in aumento, lo yuan rivalutato e ordini in calo per almeno tutto il 2009.
Enrico Forzato