Nel 2007 le vendite alimentari italiane hanno superato i 113 miliardi di fatturato; l’export è cresciuto del 7%, raggiungendo i 18 miliardi, malgrado la concorrenza sleale della contraffazione.
L’industria alimentare con le sue 6.500 piccole e grandi aziende e i suoi 400mila addetti rappresenta il secondo comparto nazionale dopo il manifatturiero.
Nel 2007 calano produzione complessiva (-0.8% rispetto al 2006) e i consumi interni (-1,5% a volume) anche se alcuni ambiti di spesa come gli ortaggi confezionati e già pronti per il consumo, i sostituti del pane, gli yogurt e i dessert hanno registrato incrementi del 2 – 4%.
Sono i mercati internazionali a dare le maggiori soddisfazioni.
La Germania, principale cliente estero, assorbe il 17,7% dell’export italiano (nel 2007 dopo anni di stagnazione la domanda tedesca è cresciuta del 5% rispetto al 2006); gli Stati Uniti il 12,3% (-1,2%) e la Francia l’11,9% (+6,1%). In aumento l’export verso il Regno Unito +10,4%, la Polonia +38,6% e la Russia (+17,6%).
L’incidenza del fatturato export sul fatturato totale è migliorata negli ultimi anni (dal 14% del 2005 si è passati al 16% nel 2007) grazie anche al prestigio crescente della cucina italiana, ma è ancora al di sotto del 20% francese e del 22% tedesco.
Nel breve medio periodo sono due le incognite più insidiose per il settore alimentare:
- l’eccezionale aumento dei prezzi delle materie prime agricole
- la crescente debolezza della domanda mondiale.