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Small business act: la risposta del governo italiano

La Commissione europea ha lanciato nel giugno 2008 lo Small business act (Sba), un pacchetto di proposte che puntano a semplificare le procedure burocratiche e ad aiutare le piccole e medie imprese a crescere per essere competitive a livello mondiale.

Ampie le differenze registrate tra le performance dei diversi stati membri nell’attuazione dello Sba: Repubblica Ceca, Danimarca e Regno Unito sono i paesi modello per l’alacrità dimostrata nell’attuazione di iniziative e politiche ispirate ai principi dello Small Business Act. L’Italia, con un indice di attuazione degli impegni assunti con lo Sba del 45,7%, è appena sotto la media europea del 48%.

In Italia il governo è finora intervenuto per ridurre il carico fiscale e per facilitare l’accesso al credito alle Pmi.

Il decreto legge n. 185/2009, approvato in via definitiva dal Senato nel gennaio scorso prevede, per la piccola imprenditoria, l’accelerazione dei rimborsi Iva “ultradecennali (6 miliardi) e dei pagamenti della Pubblica amministrazione”.

Le aziende possono quindi cedere il credito a banche e società finanziarie, dopo una certificazione di Regioni ed enti locali. Con lo stesso decreto è stato istituito un fondo di garanzia per il credito alle Pmi, esteso anche alle imprese artigiane.

Il decreto incentivi, pubblicato sul supplemento ordinario n. 49 alla Gazzetta Ufficiale 11 aprile 2009 n. 85, prevede un rafforzamento degli ammortizzatori sociali e il rifinanziamento del fondo di garanzia per le Pmi.

A seguito dell’approvazione del Dl, le operazioni della Cassa depositi e prestiti (Cdp) possono assumere “qualsiasi forma, quale quella della concessione di finanziamenti, del rilascio di garanzie, di assunzione di capitale di rischio o di debito e possono essere realizzate anche a favore delle piccole e medie imprese per finalità di sostegno dell'economia”. Con il decreto è stato messo in moto il sistema con cui la Cdp può sbloccare i fondi stanziati.

Il decreto legge favorisce, inoltre, le operazioni di aggregazione d’impresa consentendo il riconoscimento fiscale gratuito del maggior valore attribuito ai ben materiali e immateriali. Il maggior valore attribuito ai beni è riconosciuto ai fini fiscali solo dopo l'applicazione e il pagamento delle imposte sulle plusvalenze.

Sotto la pressione della crisi le Pmi italiane hanno chiesto anche più interventi sul lato del credito. Ad aprile il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha instaurato il decreto che innalza dai prospettati 500 mila a 1,5 milioni di euro l'importo garantito dal Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese che ha a disposizione 1,6 miliardi di euro. Il decreto, di fatto, permetterà di mobilitare tra i 70 e gli 80 miliardi di finanziamento.

La garanzia approvata è a ponderazione zero, vale a dire che gli interventi del Fondo sono assistiti dallo Stato, quale garanzia di ultima istanza. La garanzia fornita è più sostanziosa per quelle imprese che appartengono ad un tessuto imprenditoriale più fragile. La garanzia ammonta:

  • all'80%, per le Pmi situate nelle aree del Mezzogiorno e quelle aziende a prevalente partecipazione femminile
  • per le altre imprese, invece, la garanzia sarà concessa in misura non superiore al 60%.

Sul fondo di garanzia avranno priorità assoluta le imprese della regione Abruzzo, un territorio massacrato dal terremoto che ha messo in ginocchio l’intero sistema produttivo dell’area.

In collaborazione con www.euroreporter.eu