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Energie rinnovabili in Bulgaria, Croazia, Polonia e Slovenia

L’Area Studi e Ricerche ISDEE di Informest ha analizzato la domanda potenziale di tecnologie per il settore delle energie rinnovabili in alcuni Paesi dell’Europa centrale e sud – orientale.

Tutti concordano nell’individuare in questo settore uno dei principali volani del rilancio della crescita dell’economia. Il progetto di ricerca “Energie Rinnovabili Est Europa” offre un quadro informativo:

  • sull’attuale situazione in alcuni Paesi che hanno aderito all’Unione Europea nel 2004 (Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia Polonia) e nel 2007 (Romania e Bulgaria) e nei Paesi candidati (Croazia, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro e Macedonia)
  • sull’evoluzione del settore delle energie rinnovabili nel prossimo decennio.

Il 9 dicembre 2008 il Consiglio Europeo e il Parlamento Europeo hanno accolto una Proposta di Direttiva della Commissione che prevede di ottenere, entro il 2020, il 20% dell'approvvigionamento complessivo di energia dell’Europa comunitaria dalle fonti energetiche rinnovabili (attualmente la percentuale è dell’8,5%).

Le direttive attualmente in vigore in tema di rinnovabili riguardano soltanto l'energia elettrica e i biocarburanti (2001/77/CE e 2003/30/CE). Il terzo settore, riscaldamento e raffreddamento dell’acqua e dell’aria, non è stato finora regolamentato.

Ai sensi della nuova direttiva, ogni Stato Membro ha autonomia nel definire il proprio piano nazionale, ma esso deve esplicitare il contributo al traguardo complessivo di ciascun comparto delle rinnovabili, sulla base dei parametri energetici che contraddistinguono il paese. Quest’ultimo punto costituisce la base di partenza dell’indagine Informest.

Il gruppo di paesi considerati presenta una realtà molto differenziata. Alcuni hanno già una lunga tradizione nell’uso delle energie rinnovabili, altri si sono rivolti a queste fonti alternative solo di recente (questi i paesi oggetto dello studio).

In linea generale, emerge un quadro in cui il ritardo dovuto al perdurante ricorso a risorse energetiche e impianti di produzione “tradizionali” presenti sul territorio, anche quando storicamente dipendenti dalle importazioni, è aggravato dalla carenza di risorse finanziarie e da un assetto giuridico piuttosto incerto o incompiuto.

Le analisi pubblicate fanno parte di un più vasto progetto, che si articola in tre sezioni:

  1. La normativa europea: ragioni del parziale fallimento della Direttiva 2001/77/CE e analisi dei contenuti della nuova Proposta di Direttiva.
  2. Lo stato attuale: produzione di energie rinnovabili nei paesi di riferimento, futuri sviluppi previsti e eventuali ostacoli “strutturali” (connessioni alla rete, stato della medesima)
  3. Le prospettive di investimento: rapporto costi/benefici, fabbisogni tecnologici e condizioni del mercato nei singoli paesi. Valutazione finale di attrattività (apertura agli IDE, pressioni competitive, indici di rischio) per gli investitori internazionali.

Vengono inoltre monitorate le operazioni avviate e i risultati attesi dalla messa in opera dei programmi nazionali di sviluppo già finanziati dai Fondi Strutturali nei singoli paesi. I progetti inerenti l’energia alternativa sono infatti fra gli obiettivi prioritari ammessi al finanziamento dei fondi nella attuale fase di programmazione 2007-2013.

Nel sito Informest sono attualmente disponibili i report relativi a:

  • Bulgaria
  • Croazia
  • Polonia
  • Slovenia.

Informazioni:
Area Studi e Ricerche ISDEE
Tel. 040 639130
isdee@informest.it