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Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori

I segnali di rallentamento del ciclo economico mondiale dovrebbero proseguire nella prima parte del 2008, penalizzando la dinamica degli scambi di manufatti. Solo nel 2009, grazie a una ripresa generalizzata, il commercio mondiale potrà tornare in accelerazione, riportandosi su ritmi di espansione prossimi al 7,5%, a prezzi costanti.

Prezzi e valute

I prezzi medi in euro delle merci scambiate hanno mostrato variazioni di segno negativo, in larga parte a causa della ripresa della fase di apprezzamento dell'euro sui mercati valutari, risultata di entità tale da compensare i rialzi dei prezzi delle materie prime.

Tale andamento non dovrebbe però ripetersi nel biennio di previsione, quando il cambio dovrebbe fornire un contributo sostanzialmente nullo alla variazione dei prezzi, mentre il ritardo temporale con cui i costi delle materie prime si ripercuotono sui prezzi dei manufatti e sulle dinamiche inflative dei singoli paesi contribuiranno a determinare una nuova moderata crescita del deflatore del commercio internazionale.

La combinazione delle variazioni attese per quantità e prezzi si tradurrà in una progressiva accelerazione del valore in euro degli scambi mondiali di manufatti, più intensa a partire dalla seconda metà del 2008.
Alla fine del periodo di previsione, il commercio mondiale tornerà a sperimentare un'espansione, in euro correnti, superiore al 10%.

Le opportunità per la crescita del fatturato realizzato all'estero dalle imprese italiane resteranno quindi elevate, nonostante la prevista posizione di forza relativa dell'euro.

Crisi statunitense

Dall'inizio del decennio, a fronte di un ridimensionamento delle importazioni del Nafta, in particolare degli Stati Uniti, si è assistito alla significativa espansione del valore degli scambi tra i paesi asiatici e, soprattutto, alla forte crescita dell'integrazione commerciale tra i paesi europei e del Mediterraneo grazie al progressivo allargamento dell'area di libero scambio della UE e all'intensificarsi degli Investimenti Diretti Esteri realizzati dai paesi dell'Europa Occidentale nelle aree limitrofe.

Questi fenomeni dovrebbero proseguire anche nel periodo di previsione, accentuati dalla crisi statunitense. Gli effetti negativi sulla domanda mondiale dovuti ai paesi nordamericani dovrebbero infatti essere più che compensati dallo sviluppo degli scambi nelle altre regioni, che alimenteranno così le aspettative di crescita prima evidenziate.

Dinamiche settoriali

La composizione e la dinamica settoriali degli scambi manifatturieri nelle diverse aree mostrano però alcune peculiarità, che influenzeranno significativamente i contributi che ognuna di esse potrà offrire allo sviluppo complessivo del commercio mondiale in ciascun settore nei prossimi anni. In particolare, i comparti che nel biennio 2008-'09 dovrebbero crescere maggiormente sono quelli in cui gli scambi tra paesi europei (in particolare i mezzi di trasporto terrestri e la Farmaceutica) o tra quelli asiatici (Elettronica, Tempo libero ed Elettrotecnica) rappresentano le componenti di domanda più significative.

Anche il Sistema moda: beni di consumo, che dovrebbe espandersi in linea con la media manifatturiera, beneficerà della rilevanza di queste due aree, in particolare per i flussi in uscita dai paesi asiatici e diretti verso le regioni europee.

La maggior importanza del Nafta sulla domanda complessiva dei settori del Sistema casa non risulterà troppo penalizzante per lo sviluppo del commercio mondiale del comparto, grazie alla dinamicità dell'interscambio asiatico (per Mobili ed elettrodomestici), europeo (per i Beni per l'edilizia) e degli Altri mercati (per i Manufatti vari) e alla veloce ripresa delle importazioni statunitensi che dovrebbe verificarsi a partire dalla seconda metà del 2008.

Meno dinamici risulteranno invece i settori in cui è più elevata la componente di domanda interna soddisfatta dalle produzioni nazionali (come per la gran parte dei beni intermedi), quelli storicamente caratterizzati da un'elasticità degli scambi internazionali al ciclo economico piuttosto bassa (come l'Alimentare) e Meccanica strumentale e Largo consumo (che beneficia ancora solo in parte della componente di domanda più dinamica proveniente dai paesi emergenti).

Prospettive per l'Italia

La minor crescita economica mondiale nel 2008 si tradurrà in un diffuso rallentamento del ritmo di espansione delle importazioni di manufatti che, rispetto allo scorso quinquennio, risulterà più marcato per l'intero continente americano (ma con l'America Latina comunque ancora molto dinamica).

I mercati delle economie in transizione europee e asiatiche continueranno a mostrare i tassi di crescita più elevati. La domanda dell'Europa Occidentale, nonostante la sua maturità, contribuirà per oltre un quarto allo sviluppo del commercio mondiale di manufatti.

Per le imprese italiane, dunque, sia dal punto di vista settoriale (con la crescita del comparto dei mezzi di trasporto, di parte di quello elettromeccanico e del Sistema moda: beni di consumo), sia da quello geografico (grazie ai mercati europei e mediorientali), le prospettive per il prossimo biennio appaiono favorevoli.

Per sfruttare pienamente le opportunità offerte dai mercati esteri, l'Italia dovrà proseguire nel difficile processo di revisione delle proprie strategie per la competizione internazionale.
I risultati conseguiti nell'anno in corso consentono però di guardare con fiducia alla possibilità che il nostro paese riesca ad agganciare bene la crescita mondiale degli scambi di manufatti.

Dopo 3 anni di flessioni, infatti, nel 2007 le quote italiane a prezzi correnti stanno evidenziando una moderata espansione, dovuta alla riqualificazione dell'offerta delle nostre imprese manifatturiere, ma anche agli effetti positivi, almeno in un'ottica di breve periodo, legati all'apprezzamento dell'euro.
E' anche confortante il risultato relativo all'evoluzione delle quote a prezzi costanti, ancora in flessione, ma a ritmi sempre meno intensi dal 2003.

Dopo la svalutazione del dollaro avviatasi nel 2001 e l'adozione dell'euro, le imprese italiane sono state costrette a rivedere profondamente il proprio comportamento strategico nei mercati internazionali, basato in molti settori sulla competitività di prezzo alimentata dalla debolezza della nostra moneta.

La contemporanea fase di recessione della domanda interna (italiana ed europea) non ha aiutato le imprese italiane a velocizzare questi processi, determinando il brusco peggioramento delle loro quote sui mercati internazionali, dapprima di quelle in quantità e poi anche di quelle a prezzi correnti.

Pur con le necessarie cautele, i risultati del 2007 possono essere interpretati come il segnale che per una quota significativa di imprese la fase di maggiori difficoltà sia passata e che ora, grazie anche a una composizione geografica della domanda mondiale particolarmente favorevole, sia possibile riportare il canale estero ad alimentare sia i volumi produttivi interni sia la continua attività d'investimento necessaria a contrastare l'avanzata dei nuovi concorrenti.

Particolarmente positivo risulta il dato relativo al comparto elettromeccanico, in cui le quote italiane hanno fatto registrare importanti passi in avanti soprattutto nei paesi emergenti più vicini.
In questo settore, la competizione internazionale è sempre stata basata in prevalenza sui fattori non legati al prezzo (quali la competenza tecnica, la personalizzazione dei prodotti, l'innovazione) e le nostre imprese non hanno dovuto più di tanto correggere le proprie strategie, riuscendo velocemente a sfruttare le opportunità offerte dallo sviluppo del tessuto manifatturiero e delle infrastrutture nelle aree emergenti più prossime.

Anche gli Altri beni di consumo (in particolare la Farmaceutica e il Largo consumo non alimentare) hanno mostrato segnali di miglioramento: in questo caso, tuttavia, il sostegno alle esportazioni italiane è venuto dalla presenza in Italia di importanti unità produttive delle multinazionali operanti in questi settori, attratte sia dall'elevato livello di specializzazione della nostra industria nelle fasi finali del confezionamento dei prodotti, sia dalla significativa dimensione del mercato italiano.

Se sul versante settoriale non emergono particolari situazioni di difficoltà, a livello geografico si registrano invece risultati meno brillanti, soprattutto nelle aree più distanti e nel Resto Europa.

Presidio dei mercati più lontani

Sulle prime, l'ipotesi che mercati tanto lontani non possano essere serviti direttamente dall'Italia, ma richiedano investimenti produttivi in loco non pare trovare conferme attraverso il confronto tra la performance italiana e quelle di altri tradizionali concorrenti, tedeschi in primis.
La Germania, infatti, non solo detiene quote più elevate anche su questi mercati, ma negli ultimi anni esse sono apparse in leggera crescita, a fronte della progressiva marginalizzazione della presenza italiana.
Il sistema industriale tedesco è infatti riuscito, in anticipo e con maggior intensità rispetto a quello italiano, a gettare sui mercati più lontani solide basi attraverso le quali costruire reti distributive, commerciali e di assistenza nei paesi ad alto potenziale di crescita e garantirsi un più facile accesso ai mercati finali.

Un discorso analogo può valere anche per i risultati in Est Europa. Nonostante quest'area stia contribuendo in modo significativo alla crescita delle esportazioni italiane, infatti, le quote dell'Italia mostrano continui ridimensionamenti, segnalando la difficoltà della nostra offerta nel far fronte a una domanda in così forte espansione.

Oltre agli usuali problemi sul versante dell'accesso alle reti distributive, però, tali risultati possono anche dipendere dal fatto che le imprese italiane hanno prevalentemente puntato su specifici segmenti di mercato (i più remunerativi e i meno aggredibili dai concorrenti a basso costo del lavoro), rinunciando a priori a poter soddisfare tutta la potenziale domanda proveniente da questi paesi.

I processi di riqualificazione dell'offerta hanno comunque permesso alle imprese italiane di interrompere il declino di inizio decennio, garantendo loro sia buoni livelli di profittabilità delle vendite sui mercati esteri, sia di operare in un contesto competitivo più adeguato alle condizioni economiche, sociali e industriali del nostro paese.

Il rapporto è frutto della collaborazione tra ICE e Prometeia, che hanno condiviso la loro esperienza nell'analisi del commercio estero e nello sviluppo di modelli previsionali. Nei siti internet di ICE e Prometeia è disponibile una nota metodologica riguardante i criteri utilizzati ed i risultati ottenuti.

Informazioni:
ICE
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PROMETEIA S.p.A.
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