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Il boom del traffico container

I principali porti mondiali sono impegnati a fronteggiare il crescente problema del congestionamento reso più pressante dalla crescita record dei traffici container con origine – destinazione Cina.

Nella classifica mondiale degli hub nel 2004 al primo posto troviamo Hong Kong seguita da Singapore (cresciuta del 14% su base annua), Shanghai (+28,5%), Shenzhen (+22,1%), Busan, Kaohsiug, Rotterdam, Los Angeles, Amburgo e Anversa.

L'incessante crescita degli scambi commerciali di Pechino con il resto del mondo ha spinto molti porti dell'area asiatica ad intraprendere importanti programmi di ampliamento.

Sarà interessante verificare se questi ingenti investimenti saranno accompagnati da un parallelo miglioramento delle strutture di trasporto e di smistamento a terra, condizione indispensabile per sostenere il traffico marittimo.

Nel terminal di Hong Kong si stanno realizzando "accosti" per le navi con portata superiore ai 12.500 teu.
Il porto di Shenzhen ha iniziato ad utilizzare gru in grado di movimentare container in 17esima fila.

In questa competizione hanno un ruolo centrale i cinque o sei grandi carrier internazionali di container che, grazie all'enorme potere contrattuale e alle scelte sulle nuove navi, sono in grado di ridisegnare le rotte commerciali.

Basti pensare alla recente joint – venture che la Msc di Ginevra (secondo container carrier mondiale) ha siglato con il gruppo cinese Psa (gestore globale di terminal) per realizzare ad Anversa il più grande terminal "mono-cliente" al mondo.
Il gruppo Msc gestirà anche il terminal di calata Bettolo di Genova che, dopo il rilancio, sarà in grado di ospitare navi con pescaggio superiore ai 17 metri.

Porti europei

L'Unione Europea entro giugno 2006 presenterà il nuovo Green paper di politica marittima nel quale per la prima volta riconoscerà un ruolo strategico al comparto marittimo.
Le autostrade del mare sono ormai considerate l'unica infrastruttura in grado di decongestionare nel breve periodo il trasporto europeo su strada.

Sono 70 milioni le persone che vivono lungo i 68mila chilometri di coste europee, mille i porti marittimi attraverso i quali transita un miliardo di tonnellate di merci, 150 i cantieri navali che producono oltre 34 miliardi di euro di fatturato.

Gli stati europei che hanno il maggior numero di porti con traffico superiore a 1 milione di tonnellate sono nell'ordine:

  • Regno Unito
  • Italia
  • Svezia
  • Spagna
  • Danimarca
  • Germania
  • Paesi bassi.

Da segnalare le tre Repubbliche Baltiche che, anche grazie ai fondi Ue, stanno investendo nelle infrastrutture portuali per accaparrarsi il transito delle materie prime russe dirette in Europa.

  • Il porto di Tallin raggiunge i 40 milioni di tonnellate di merce movimentata (il 70% sono prodotti petroliferi).
  • Il porto lituano di Klaipeda supera i 20 milioni di tonnellate di materiale (in prevalenza prodotti chimici e petroliferi).
  • Riga supera i 25 milioni di tonnellate (soprattutto cartone, petrolio e legname).

E la Russia risponde a questo dinamismo con una nuova strategia nel campo dei trasporti che punta a fare della regione intorno a San Pietroburgo il primo polo marittimo del Paese.

Porti italiani

I porti italiani corrono il rischio di essere tagliati fuori dalla crescita del traffico commerciale.

La Spagna, appoggiata dalla Francia, sta cercando il consenso di Bruxelles per sviluppare un asse ferroviario dedicato al traffico delle merci e dei container che colleghi Duisburg con i porti di Algesiras, Valencia, Tarragona e Barcellona e dirottare il traffico proveniente dall'Europa centrale verso il Mediterraneo occidentale.

Inoltre il previsto incremento di traffico nel Mediterraneo (che dovrebbe passare dagli attuali 32 milioni di container ai 54 milioni nel 2010) sarà rappresentato in particolare da carichi di merci provenienti dalla Cina e dall'Estremo Oriente trasportati da navi giganti che richiedono fondali molto alti.

Ma oggi in Italia solo Trieste e Gioia Tauro (il principale hub di transhipment del Mediterraneo) dispongono di accosti in acque profonde 18 metri.
Questo limite potrebbe ridurre la capacità di intercettare il traffico proveniente dal Canale di Suez recentemente allargato proprio per far fronte all'incremento dei traffici.