Nel 2010, la produzione è cresciuta a 34 miliardi di euro, il 13,5% in più rispetto all’anno precedente. Principale motore della ripresa è l’export che, cresciuto del 16,2%, si è attestato a 23 miliardi di euro.
Principali mercati di sbocco dell’offerta italiana di settore sono risultati:
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Cina (2 miliardi di euro)
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Germania (1,9 miliardi)
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Francia (1,8 miliardi)
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Stati Uniti (1,3 miliardi).
Più debole pari all’8,2%, è risultato invece l’incremento delle consegne sul mercato interno che hanno raggiunto il valore di 11,1 miliardi di euro, trainate dal consumo che, in crescita del 12%, si è attestato a 17 miliardi di euro.
Sebbene i dati siano positivi, il terreno perso con la crisi del 2009 non è stato ancora recuperato. Nel 2010 la produzione resta ancora inferiore del 20% rispetto al valore del 2008, così l’export arretrato del 18% e il consumo domestico che risulta ancora inferiore del 23,5% rispetto al valore registrato prima della crisi.
Secondo le rilevazioni emerse dall’ indagine previsionale condotta su un campione rappresentativo di imprese del comparto, nel primo trimestre del 2011, a fronte di una debole domanda interna, giudicata bassa dal 33,4% degli intervistati, si rileva soddisfazione per la performance della domanda estera valutata ‘alta’ dal 43% degli intervistati.
Nel primo decennio del 2000 il rapporto export/produzione è cresciuto dal 61% al 67%. L’incremento della quota di produzione destinata ai mercati stranieri non ha comportato una significativa crescita dimensionale delle imprese il cui numero medio di addetti si è mantenuto intorno alle 28-29 unità per un fatturato medio pari a 4-5 milioni di euro.
La maggiore apertura all’estero e la dinamicità dell’industria italiana costruttrice di beni strumentali si riflette nell’incremento, relativo al biennio 2009-2010, del contributo a:
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PIL cresciuto dall’1,9% al 2,2%
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totale addetti impiegati nell’industria, da 3,7% al 4%
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export delle sole merci, da 6,5% a 6,8%.
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