Una ricerca dei Centri Studi Confindustria, Prometeia e SACE analizza le potenzialità del made in Italy, nel periodo 2010 – 2015, con particolare attenzione ai settori alimentare, arredamento, calzature, abbigliamento e accessori.
Secondo lo studio “Esportare la dolce vita. Le nuove opportunità per il lusso accessibile italiano” i beni realizzati con materiali e design di qualità rappresentano il 14% dell’export italiano.
Le importazioni di tali prodotti da parte dei trenta Paesi emergenti considerati dalla ricerca saliranno a 13 miliardi di euro nel 2015 (3,8 miliardi in più rispetto al 2009, con una crescita pari al 46%).
I ricercatori tracciano un profilo del consumatore dei nuovi mercati:
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più giovane di quello dei Paesi maturi
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in percentuale sempre maggiore donna
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disposto ad utilizzare canali di acquisto ondine
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sensibile alle tematiche ambientali (orientato su prodotti ecosostenibili) disposto a spendere per efficienza energetica e alimentazione sana.
A trainare la domanda saranno soprattutto Russia, Emirati Arabi e Cina, con India e Vietnam che aumenteranno le importazioni di beni di fascia medio-alta di oltre il 70% in sei anni e Indonesia del 60%.
Opportunità di crescita per le aziende italiane, anche le piccole e medie, nei Paesi più vicini geograficamente, come Egitto e Marocco.
Fattori critici
Le aziende italiane, nell’impostare la propria strategia internazionale, dovranno considerare che:
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le opportunità di crescita possono variare molto a seconda dei prodotti proposti e dei paesi destinatari
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le barriere all’ingresso nei nuovi mercati possono costituire un deterrente anche in mercati ad elevato potenziale di sviluppo
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i distributori affermati a livello internazionale, che facciano da vetrina per i prodotti made in Italy, sono sempre più determinanti per le aziende che non vendono direttamente in loco.