Il Made in Italy, inteso non solamente come produzione localizzata nel nostro Paese, ma come percezione del prodotto nel suo insieme, rappresenta un asset che ha notevoli potenzialità:
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il brand Made in Italy è il terzo marchio più noto al mondo dopo Coca-Cola e Visa
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secondo dati forniti da Google, tra il 2006 e il 2010 le ricerche on line con keyword Made in Italy sono cresciute del 153%.
Secondo un sondaggio realizzato da KPMG Advisory gli stranieri associano al Made in Italy valori come estetica, bellezza, lusso, benessere e passione. Fattori come innovazione e tecnologia rimangono invece ancora distanti rispetto all’identità del Made in Italy.

Conseguentemente a livello settoriale, Made in Italy per gli stranieri significa prevalentemente moda, alimentare e arredamento, mentre la meccanica, la robotica e l’elettronica non sono percepite come rappresentative, anche se costituiscono una parte importante del nostro export.

I principali fattori di vantaggio competitivo del Made in Italy sono:
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riconoscimento dei marchi
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eccellenza qualitativa
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estetica (prodotti sofisticati per gusto e stile)
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capacità di acquisire leadership globali in nicchie di mercato
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flessibilità permessa da bassi livelli di integrazione verticale e attitudine a lavorare secondo logiche di rete.
Le esportazioni italiane di beni e servizi sono costituite per il 33% da beni d’investimento, in particolare meccanica strumentale e mezzi di trasporto. Un’altra parte considerevole delle nostre esportazioni riguarda la chimica e la lavorazione dei metalli (metallurgia, siderurgia), seguita dal tessile abbigliamento e dagli altri beni di consumo.

Nei prossimi anni, saranno soprattutto le esportazioni di beni intermedi e d’investimento a sperimentare tassi di crescita più elevati, rispetto ai beni agricoli e di consumo.
Fonte: KPMG Advisory