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Recupero crediti in BrasileIl Codice Civile, adottato nel gennaio del 2002, è la fonte più rilevante per le sentenze emesse in materia civile e commerciale (il Codice del Commercio disciplina soltanto le questioni di commercio marittimo).

Scheda Paese Brasile

  • Nel ranking del “Ease of doing business” del Report della Banca Mondiale "Business Freedom 2012" il Brasile occupa il 126° posto su 183 Paesi analizzati (l'Italia è all'83° posto). Il report mette in evidenza due fattori particolari, il miglioramento nell'accesso al credito e nella tutela degli investimenti.
  • Il Rapporto sulla competitività del World Economic Forum per il 2011-2012 posiziona il Brasile nel ranking mondiale al 53° posto (l'Italia occupa il 43° posto) con un punteggio di 4,32 (Italia 4,43), con un avanzamento di 5 posizioni rispetto al ranking 2010-2011.
  • Il rating attribuito al Brasile da Standard & Poor’s, Moody's e Fitch è BBB o l'equivalente Baa2, livelli definiti di “investment grade” (ossia se ne consiglia l'investimento). Il Country Risk Rating complessivo assegnato al Paese da SACE é attualmente L3, ossia a basso rischio.

Le recenti evoluzioni in campo demografico e del potere d'acquisto in Brasile stanno portando sul mercato milioni di nuovi consumatori, particolarmente attratti da trend e tendenze provenienti dal continente europeo e sensibili al richiamo del fascino del design italiano. Particolarmente interessanti sono le opportunità nelle fasce più alte della moda e nel settore del lusso (anche “accessibile”), dove i marchi di punta italiani stanno sempre più prendendo piede.

Il commercio verso il Brasile risente ancora di diversi fattori potenzialmente limitanti, come le barriere doganali, che seppur diminuite negli ultimi anni, rappresentano un vincolo significativo in termini di costi e procedure. Tuttavia, sono le complessità burocratiche, alcune rigidità del mercato del lavoro e i tempi di realizzazione degli investimenti a “raffreddare” l'entusiasmo delle aziende italiane e degli operatori economico-finanziari verso le opportunità offerte dal vasto e crescente mercato brasiliano.

Le autorità brasiliane, se da un lato continuano a mantenere un atteggiamento protezionista nei confronti della produzione manifatturiera interna, sono sempre più impegnate a limitare gli ostacoli allo sviluppo delle attività economiche e ad attirare investimenti dall'estero, in ogni settore. Ancora limitanti, ma in rapida evoluzione e crescita sono gli aspetti legati alla logistica ed alla distribuzione.

Il governo brasiliano sta compiendo un notevole sforzo di ammodernamento della propria rete infrastrutturale, con ingenti risorse finanziarie messe a disposizione per i prossimi anni. Ciò non riguarda solo il settore dei trasporti, con l'ampliamento o la creazione di porti, aeroporti, ferrovie e reti stradali, ma anche la distribuzione dell'energia e dei servizi utili allo sviluppo delle attività economico-commerciali.

Grande attenzione è dedicata anche al miglioramento delle città, sia nelle grandi e storiche metropoli (San Paolo, Rio de Janeiro, Brasilia) sia nelle zone che hanno visto una rapida crescita economico-sociale negli ultimi anni (come nel caso dell'area nord-orientale). Le previsioni positive circa la stabilità politica e macro economica del Paese per i prossimi anni, e la rapida evoluzione del contesto socio-economico interno rappresentano fattori che rafforzano l'attrattività del Brasile in termini di sviluppo del business, sia a livello di interscambio commerciale che di potenzialità per l'ampliamento degli investimenti diretti esteri.

(Informazioni aggiornate a gennaio 2012)

La società brasiliana è caratterizzata da un eterogeneo mix etnico e culturale. La popolazione discende prevalentemente da indios, coloni portoghesi, schiavi africani e da diversi gruppi di immigrati, giunti in Brasile soprattutto tra il XIX e XX secolo. Tra questi spiccano principalmente gli europei, italiani e portoghesi in testa, ma anche giapponesi e siriani-libanesi.

Va rilevato che circa 25 milioni di Brasiliani hanno origini italiane, la maggioranza dei quali vive nello Stato di San Paolo. Esistono elementi di differenziazione tra classi economico-sociali, principalmente basati sullo status economico e sul colore della pelle. Il 49% circa della popolazione si considera “bianco”.

Nonostante la società brasiliana stia vivendo un periodo di rapidi cambiamenti, differenze di classe basate su fattori economici si possono vedere in diversi ambiti e l'interazione tra classi medio-alte e classi basse è spesso limitata a relazioni formali o lavorative. Per quanto concerne le donne, che sono circa il 40% della forza lavoro, la maggior parte è impiegata in lavori e professioni meno pagate, come l'insegnamento, le attività di supporto amministrativo o quelle svolte negli asili e scuole primarie.

La famiglia rimane uno degli elementi cardine della società brasiliana, con nuclei familiari generalmente superiori alle 5-6 persone. La solidarietà familiare è un aspetto molto radicato e sentito, con implicazioni nel mondo del business, sia per quanto riguarda il nepotismo-clientelismo che la corruzione. Negli ultimi anni si è verificata una riduzione dell'ampiezza dei nuclei familiari a seguito dei miglioramenti dei redditi e degli stili di vita, soprattutto per quanto riguarda le classi media e medio alta.

Il Brasile è una Repubblica federale di tipo Presidenziale, composta da 26 stati federati, più il distretto federale di Brasilia. Il potere esecutivo è esercitato dal Presidente, in qualità di Capo di Stato e del Governo. Il Presidente viene eletto ogni quattro anni. In concomitanza con le elezioni presidenziali si tengono le elezioni per l'organo legislativo, il Congresso nazionale, diviso in Camera dei Deputati e Senato Federale.

In generale, il Paese non dovrebbe manifestare criticità a livello di stabilità politico-sociale, almeno nel breve periodo, in cui le ripercussioni del rallentamento dell'economia (se breve o prolungato è ancora presto saperlo) non si dovrebbero far sentire sulla popolazione, anche grazie alla costante crescita dei salari e a un tasso di disoccupazione stabile o comunque sostenibile.

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Nel 2011 il PIL brasiliano ha raggiunto quota 2.500 miliardi di dollari, facendo del Brasile la settima potenza economica mondiale. L'economia brasiliana è prevalentemente basata sui servizi, che riguardano il 67,4% del PIL, mentre l'industria è responsabile del 26,8% del PIL e l'agricoltura del 5,8%.

Il processo di privatizzazione avviato già da diversi anni nel Paese è destinato a proseguire. Oltre a quello energetico, altri settori a forte presenza statale sono quello bancario, dove il 41% degli asset è pubblico, delle assicurazioni, quello minerario e dei fertilizzanti, nonché quello delle infrastrutture. Il governo brasiliano tenderà ad incoraggiare, attraverso una politica di incentivazione, gli investimenti necessari per sviluppare le infrastrutture del paese.

I tassi di interesse in Brasile sono tra i più alti al mondo, ma si sta verificando una decisa inversione di tendenza rispetto al precedente ciclo di stretta monetaria, dove si era raggiunto un tasso del 13,75%.

Il tasso di inflazione a metà novembre 2011 è sceso al 6,94% dal 7,1%, e 7,3% dei due mesi precedenti, anche grazie all'indebolimento dell'economia globale e locale. Tuttavia, a causa dell'elevato tasso d'indicizzazione, della rigidità dell'inflazione dei prezzi dei servizi, della decisione della banca centrale di attuare un'inversione nei confronti della politica monetaria restrittiva attuata negli ultimi mesi, e di una politica fiscale espansiva, l'inflazione si manterrà verosimilmente ben al di sopra dell'obiettivo del 4,5% per tutto il periodo 2012-16.

Il Brasile è ricco di ingenti risorse naturali e minerarie. Tra le principali: bauxite, oro, minerale di ferro, nichel, fosfati, platino, stagno, rame, zinco, manganese, diamanti, uranio, petrolio, energia idroelettrica, legname.

Agricoltura

Agricoltura e allevamento ricoprono storicamente una parte importante della produzione e dell'export del paese. Il Brasile è leader nella produzione ed esportazione mondiale di numerosi prodotti agroalimentari: caffè, succo d'arancia concentrato, soia, riso, mais, canna da zucchero, cacao, banane, carne di manzo, pollame, e pesce.
Se si considera anche l'agribusiness, che rappresenta uno dei settori a maggiori potenzialità di crescita del Paese, la quota dell'agricoltura nel PIL sale al 25%.

Industria

Il Brasile può vantare il più avanzato e ampio settore industriale dell'America latina. I principali settori industriali sono: automotive, macchinari e attrezzature, chimico e petrolchimico, tessile e abbigliamento, edilizia e costruzioni, farmaceutico, aerospaziale. Gran parte della produzione industriale è concentrata nel sud, sud-est del paese, anche se negli ultimi anni le regioni nord-orientali hanno visto un notevole incremento delle attività produttive, in particolare nei settori dell'abbigliamento, calzature e nella petrolchimica.

Servizi

La crescita del settore bancario e finanziario brasiliani negli ultimi anni hanno contribuito a sostenere lo sviluppo economico del Paese e facilitarne l'apertura al commercio e agli investimenti internazionali. Dal maggio 2008, l'unificazione delle borse pauliste nella BM&FBOVESPA ha creato uno dei più grandi centri finanziari al mondo. Tra i settori trainanti nell'industria dei servizi, vanno considerati anche quelli commerciali, dell'energia e il settore dell'ICT, che si è notevolmente sviluppato nel giro di pochi anni ed ha grandi prospettive di crescita per il futuro.

Creazione e acquisizione di un'azienda

In generale, alle società estere non viene richiesta una speciale autorizzazione governativa per avviare attività lavorative in Brasile, anche se esistono alcune restrizioni per alcuni settori “protetti” (si veda oltre).

Per il rimpatrio dei capitali e dei dividendi è necessaria la registrazione presso il Banco Central do Brasil (BCB). Le rimesse all'estero possono essere soggette a controlli speciali e necessitare di una registrazione presso l'Istituto Nazionale della Proprietà Industriale (Instituto Nacional da Propiedade Industrial - INPI) soprattutto per i trasferimenti di pagamenti e royalties relativi all'utilizzo di marchi, brevetti e licenze.

Le più comuni tipologie di società in Brasile sono le Società per Azioni (Sociedade Anônima SA) e le società a responsabilità limitata (Sociedade Limitada Ltda).

La Ltda è la più popolare forma di organizzazione aziendale, soprattutto perché è più facile da creare e deve sottostare a minori obblighi di comunicazione rispetto a qualsiasi altra forma giuridica societaria. Il capitale di una Ltda è diviso in quote. Nonostante la Ltda debba sottostare ad un sistema di tassazioni simile a quello della SA le spese da sostenere sono generalmente inferiori, anche perché non sono richiesti controlli o auditing esterni. Diversamente da una SA, i soci di una Ltda non devono essere necessariamente di nazionalità brasiliana. Dal gennaio 2012 una Ltda può essere costituita da un socio soltanto.

L'apertura di una succursale in Brasile può rappresentare un'operazione costosa e complessa, principalmente a causa dei vincoli e delle lungaggini burocratiche. La filiale deve avere lo stesso nome della casa madre, con la possibile aggiunta delle parole”do Brasil” o “para o Brasil” ed è necessaria la registrazione di un rappresentante permanente e totalmente responsabile, benché non vi siano vincoli rispetto alla sua nazionalità.

La diffusione del franchising in Brasile è estremamente estesa e questa forma di distribuzione ha avuto molto successo sin dall'inizio degli anni Novanta del secolo scorso. Un fattore strategico per il successo di un'operazione di franchising in Brasile riguarda la formazione degli operatori in loco. Il livello di preparazione e formazione del personale in Brasile è infatti considerato uno degli ostacoli maggiori nell'avvio di un'attività di franchising, anche perché tale attività deve essere svolta in loco ed incide sensibilmente in termine di costi e tempi di apertura dell'attività. Per fare ciò, gran parte degli operatori ricorrono all'utilizzo di società di consulenza. Nel prossimo futuro, è probabile che attraverso l'utilizzo di strumenti di formazione a distanza le aziende italiane possano ridurre tempi e costi della formazione e quindi dell'operazione di franchising.

Un altro aspetto rilevante è quello legato agli incentivi forniti al personale affiliato per farne crescere la professionalità ed evitare costosi turnovers. Tra gli strumenti più utilizzati vi sono: bonus e politica dei prezzi; remunerazione; benefits (assicurazione sanitaria, redistribuzione dei profitti, il riconoscimento di ulteriori mensilità salariali come la “quattordicesima”), corsi di formazioni ed incentivi alla carriera.

Sistema fiscale

Il sistema fiscale in Brasile è caratterizzato da una forte pressione fiscale, una base imponibile ridotta, sistemi di prelievo complicati e da una diffusa evasione fiscale. La complessità del regime fiscale dipende in larga parte dalla sovrapposizione tra le competenze federali, statali e locali. Le imposte sulle aziende sono principalmente regolate dalla Costituzione federale del 1998, dal Código Tributário Nacional del 1996, e dal Regulamento do Imposto de Renda del 1999, oltre che da una serie di decreti governativi e sentenze dei tribunali amministrativi.

Il sistema fiscale brasiliano rappresenta ancora un ostacolo non indifferente allo sviluppo delle attività economiche e commerciali nel Paese e viene percepito come una barriera all'attrazione di capitali stranieri, nonostante l'esistenza di diverse forme di agevolazione a livello federale e statale.

Il report annuale della Banca Mondiale “Doing Business 2012” posiziona il Brasile al 150° posto su 181 Paesi in relazione alla facilità di pagare le tasse. Nel 2011, ad esempio, un'azienda in Brasile doveva pagare in media 9 tipi di tasse, impiegando circa 2.600 ore di lavoro all'anno, per un impatto sul totale dei profitti di circa il 22,4%. Sotto questo aspetto, il sistema brasiliano è ben distante dalla media regionale in America Latina e Caraibi e al di sotto di altri Paesi in via di sviluppo come Cina e India.

Nel 2011, la tassazione sui profitti in Brasile è stata in media del 33,98%. Tra Italia e Brasile è in vigore la Convenzione in materia di doppie imposizioni che comprende, tra le sue previsioni, un'esenzione di imposta sui dividendi in caso di partecipazione italiana ad un'impresa brasiliana se tale partecipazione è almeno del 25%. In caso la quota non raggiunga questo limite, vi sarà il credito d'imposta sul dividendo.

Il trattato contro le doppie imposizioni è stato ratificato dall'Italia con legge 29 novembre 1980 n. 844 ed è entrato in vigore dal 24 aprile 1981. Il Brasile ha sottoscritto numerosi altri trattati contro le doppie imposizioni, sia con paesi dell'area UE che a livello regionale latinoamericano ed internazionale.

Mercato del lavoro

Il mercato del lavoro brasiliano è caratterizzato da differenze e disparità in termini di livelli e qualità della contrattazione collettiva, livelli salariali, durata della giornata lavorativa, garanzie sanitarie e assicurative, sistemi previdenziali, ed altro.

Il ruolo dei sindacati è molto forte, anche se frammentato da settore a settore, ed ha potuto in parte beneficiare delle politiche occupazionali messe in atto dai governi guidati dal Partito dei Lavoratori, dal 2003 ad oggi, che hanno alzato il livello di regolamentazione del settore.

In genere, il costo del lavoro in Brasile è alto, caratterizzato dalla presenza di un elevato livello di tassazione sull'impiego e dal fatto che la politica dei salari è sempre stata orientata al livellamento con il tasso di inflazione. Negli ultimi anni ci sono stati continui aggiustamenti dei salari. Il salario minimo è passato da 350 BRL nel 2006, a 545 BRL nel gennaio 2011. Il salario medio è invece cresciuto da 1.407 BRL nel 2010 a 1.578,5 BRL nel 2011.

Esistono forti disparità tra regione e regione, ed all'interno delle stesse. Ad esempio, nel 2010 il tasso di attività lavorativa della popolazione di Recife, la capitale dello stato del Pernambuco, nel nordest del Brasile era del 15,3% inferiore a quello di San Paolo, mentre il tasso di disoccupazione era del 39,7% superiore a quella della metropoli paulista. Stesso discorso può essere fatto per il livello di lavoro informale (“nero”) a Recife, superiore del 20,2% rispetto a quello di San Paolo, mentre il salario medio a Recife è circa un terzo inferiore a quello di San Paolo.

In media, al datore di lavoro un lavoratore costa il 68,18% del suo stipendio. Ad esempio, un centralinista, pagato in media tra gli 833 e i 1.434 real al mese (tra i 340 e i 580 euro al mese), costa effettivamente tra i 1400 e i 2400 real. E questa somma non comprende il trasporto, i pasti e i vantaggi che molti datori offrono ai loro dipendenti sottoforma di benefits o di assicurazioni. In generale, secondo quanto previsto dalla legge brasiliana e dalla consuetudine lavorativa, in Brasile un datore di lavoro deve considerare i seguenti “parametri”.

  • Orario di lavoro settimanale: 8 ore al giorno da lunedì a venerdì e 4 ore al sabato, per un totale non superiore alle 44 ore. Telefonisti/e e receptionist fanno ricorso ad orario ridotto (6 ore)
  • benefits: molti brasiliani tendono ad accettare il salario minimo se ad esso l'azienda o il datore di lavoro aggiungono vari benefits, come la formazione, la “Cesta básica de alimentos”, ossia un “pocket lunch” che può essere corrisposto anche in denaro o buoni pasto (circa 4,5 real), assistenza sanitaria, servizi di baby-sittering o somme in denaro alternative, assicurazione sulla vita non obbligatoria ma quasi più comune dell'assistenza sanitaria)
  • trasporto: dal 1987, per legge il datore di lavoro deve fornire al dipendente i mezzi di trasporto (o pagarne i costi) per recarsi sul luogo di lavoro
  • permessi di maternità di 4 mesi (pagati dal sistema previdenziale), e permessi di 5 giorni al genitore maschio per la nascita di un figlio
  • assicurazione sanitaria
  • tredicesima (equivalente a un mese di stipendio e pagata tra novembre e dicembre)
  • vacanze retribuite (30 giorni all'anno per legge).

Accesso al credito

Il sistema bancario italiano in Brasile è presente con i principali gruppi nazionali, quali Intesa San Paolo, Ubibanca e Unicredit. Gli strumenti messi a disposizione in loco non si discostano in maniera sostanziale da quelli disponibili sul mercato italiano. Si tratta delle tradizionali operazioni di trade finance (finanziamenti all’importazione e su contratti all’esportazione, sconto di portafoglio estero e di lettere di credito, etc) oltre ad operazioni più complesse. Queste ultime sono legate alla necessità di finanziare insediamenti produttivi all’estero e vengono concluse tramite finanziamenti diretti in valuta (dollari o euro) o indiretti in real tramite l’emissione di garanzie a favore della banca estera. Inoltre, le banche italiane offrono servizi di consulenza sul processo di internazionalizzazione in Brasile.

Nel corso degli ultimi anni l’operatività del sistema bancario italiano in Brasile è aumentata sensibilmente, passando da un’esposizione di 1,3 miliardi di dollari del 2006 a 3,1 miliardi nel primo trimestre del 2011 (pari a circa il 70% delle esportazioni al paese sudamericano da poco più del 30% nel 2006). Tuttavia, l’esposizione in Brasile rappresenta ancora una quota ridotta (1,5% circa) dell’esposizione delle banche italiane nei mercati emergenti.

Per quanto riguarda le banche brasiliane, permane la difficoltà di aprire conti correnti per i soggetti non residenti, ancorché muniti di codice fiscale brasiliano (CPF). Per poter aprire un conto è infatti necessario esibire il permesso di soggiorno e un documento equivalente alla carta d'identità.

I singoli Stati del Brasile offrono determinate agevolazioni, approvate con legge statale. Negli ultimi anni, agevolazioni nelle infrastrutture o nelle concessioni di terreni a condizioni vantaggiose sono conseguibili rivolgendosi alle autorità comunali (prefeituras). Le autorità locali hanno il potere di concedere agevolazioni sulle imposte locali alle imprese di nuovo insediamento, e talvolta mettono a disposizione infrastrutture in territori soggetti a riconversione industriale, oppure terreni, su cui è possibile edificare i propri stabilimenti.

Il Banco Nacional de Desenvolvimento Econômico e Social (BNDES) è la banca di sviluppo del governo federale. Nel corso del 2010 ha complessivamente erogato crediti per quasi 170 miliardi di real (oltre 70 miliardi di euro). All’interno del BNDES l’Àrea de Operações Indiretas Automáticas (AOI/BNDES) è responsabile dell’appoggio alle piccole e medie imprese (PMI) e al settore dei beni di capitale.

Tra i principali soggetti erogatori di finanziamenti a livello internazionale, va ricordata la Banca interamericana di sviluppo (BID). La BID è impegnata anche nel finanziare lo sviluppo, l’espansione e la modernizzazione delle piccole e medie imprese, il cui fatturato annuo non deve eccedere i 100 milioni di dollari, attraverso due strumenti dedicati:

  • il Multilateral Investment Fund (MIF)
  • la Inter-American Investment Corporation (IIC).

Nel 2007 la BID ha lanciato attraverso la IIC il “Programma Italiano di Sviluppo”. Il programma è volto ad identificare i partners di aziende italiane localizzati in America Latina e Caraibi che investono in tecnologia italiana al fine di contribuire al finanziamento dell’acquisto di macchinari, attrezzature, etc.

Tutela proprietà intellettuale

Il processo di ammodernamento della legislazione brasiliana in materia di tutela della proprietà intellettuale, avviato ormai da diversi anni, sta cominciando a dare i suoi frutti, con un adeguamento agli standard internazionali. Le normative che disciplinano la proprietà industriale in Brasile sono la legge n 9.279/96 (proprietà industriale), la legge n 9.609/98 (sui Software) e la legge n 11.484/07 (relativa alla protezione dei diritti di proprietà intellettuale dei circuiti topografici integrati).

Il principale ente di riferimento della proprietà intellettuale, per quanto attiene alla registrazione e titolarità dei marchi, dei brevetti di invenzione, modelli o disegni industriali è l'INPI (Istituto Nazionale della Proprietà Industriale). L'INPI ha avviato una profonda ristrutturazione a partire dal 2004 con l'obiettivo di modernizzare i processi amministrativi. Nel 2008 è stato lanciato lo strumento dei marchi elettronici, permettendo la registrazione dei marchi attraverso internet con un conseguente risparmio medio dei costi del 25% anche se il sistema non è ancora totalmente operativo.

La registrazione presso l’INPI è condizione necessaria per l’opponibilità ai terzi, per la deducibilità fiscale e per la rimessa dei pagamenti a titolo di royalties all’estero. La complessità e lunghezza del processo di registrazione ed il fatto che l'INPI non offre supporto nella preparazione dei documenti richiesti, porta diversi operatori a fare ricorso ad avvocati, agenti o società brasiliane specializzate, che rappresentano partner preziosi soprattutto nella fase di valutazione se il marchio che si intende registrare non sia già presente in Brasile o non sia simile ad altri marchi registrati. A volte questo primo step di valutazione viene fornito gratuitamente. Il costo complessivo del ricorso ad una consulenza in loco dipende dalla procedura, ma può arrivare a costare oltre il 150% del costo di deposito.

Analogo discorso può essere fatto per le patenti. Ogni anno in Brasile vengono fatte circa 26 milioni di richieste di deposito di patenti e brevetti, delle quali solo un 10% riceve un responso positivo. In media servono dai 5 agli 8 anni per completare l'iter necessario, con un costo variabile tra i 20 e i 400 reals. Il Brasile è parte dei più importanti trattati internazionali in materia di proprietà industriale, tra cui la Convenzione di Parigi del 1967.

La lotta alla contraffazione rappresenta un tema molto importante soprattutto per quanto riguarda la tutela del “Made in Italy” in Brasile. La contraffazione/pirateria è una costante minaccia nei confronti di molti marchi nazionali ed internazionali, soprattutto nei beni di largo consumo, come l'abbigliamento e gli accessori, con una maggior diffusione nelle grandi aree urbane.

L'azione di monitoraggio su tale fenomeno da parte delle autorità brasiliane è costante, ma le prospettive future sembrano indicare un aumento dei reati di contraffazione, anche alla luce dell'aumento del potere d'acquisto delle classi medio-bassa e media. In questo campo opera in brasile il Conselho Nacional do Combate a Pirateria – CNCP, (Consiglio Nazionale della Lotta alla Contraffazione). Il CNCP è un organo legato al Ministero della Giustizia, con il compito di elaborare direttive per la formulazione del piano nazionale per la lotta alla contraffazione, al danno erariale che ne deriva e ai delitti contro la proprietà intellettuale.

Le problematiche circa la Proprietà Intellettuale che coinvolgono imprese italiane ed europee in Brasile attengono soprattutto alla tipologia della concorrenza sleale. Sono frequenti in particolare i casi in cui il distributore legale si appropria in maniera indebita del marchio dell’azienda italiana. Di solito, buona parte di questi casi si risolve con una prima comunicazione di diffida da parte dello studio legale rappresentante la ditta italiana danneggiata. Casi di contraffazione veri e propri di marchi “Made in Italy”, con relativo avvio di azione legale, sono ancora limitati.

Infrastrutture e trasporti regionali

Per le sue dimensioni e caratteristiche geografiche, il Brasile può essere considerato “un sistema regionale” a sé stante e rappresenta un punto di riferimento per logistica e trasporti di altri Paesi sudamericani. Il Brasile è il membro più rilevante dell'IRSA (Iniziativa per l’infrastruttura regionale sudamericana), l'organismo intergovernativo voluto proprio dal Brasile per l'elaborazione e la realizzazione di progetti per grandi assi di comunicazione internodale.

I tre assi di comunicazione che interessano il Brasile sono:

  • Asse amazzonico: un sistema di idrovie che collega il Nord del Brasile, dall’Atlantico fino al Pacifico, ai porti dell’Ecuador e del Perù
  • Asse del Capricorno nel Sud del Brasile: un sistema internodale che, passando per il Paraguay, il Nord-Est e il Nord-Ovest argentino, arriva fino al porto cileno di Antafagosta
  • Asse interoceanico centrale: dal Centro-Sud del Brasile unisce il porto di Santos e San Paolo con la Bolivia e sbocca nell'Oceano Pacifico a Iquique, in Cile.

Uno dei limiti maggiori per lo sviluppo in prospettiva delle enormi potenzialità economiche brasiliane è caratterizzato dal limitato sistema infrastrutturale, stradale, ferroviario e di porti e aeroporti. Il governo brasiliano è fortemente impegnato nel finanziamento e adozione di piani di sviluppo delle infrastrutture, anche in considerazione del duplice appuntamento, Campionati del mondo di Calcio e Olimpiadi estive, che il Paese dovrà gestire nei prossimi 5 anni.

Nel marzo 2010, il governo brasiliano ha annunciato un pacchetto di spesa per stimolare lo sviluppo delle infrastrutture in campo energetico, dei trasporti ed immobiliare, del valore di 880 miliardi di dollari. Si tratta del Piano di Accelerazione della Crescita (PAC2). Tra le priorità del PAC2 vi è quella di ammodernare le strutture aeroportuali, che nella maggior parte dei casi stanno operando in situazioni di sovrautilizzo delle proprie capacità. Il PAC2 prevede due fasi di investimenti: la prima tra il 2011-14 e la seconda dopo il 2014, per un valore complessivo di 1.590 miliardi di Real (circa 680 miliardi di euro). I progetti di infrastrutture saranno divisi in sei filoni così denominati dal governo: energia, acqua e luce, servizi metropolitani, settore immobiliare, trasporti, e il piano Città Migliore.
La previsione è che verranno spesi 958,9 miliardi di real (circa 410 miliardi di euro) entro il 2014. La maggior parte degli investimenti sarà destinata ai progetti energetici e per l'edilizia (con i programmi Minha Casa e Minha Vida).

Il Brasile è il quarto Paese al mondo per estensione della rete stradale (1,7 milioni di km) dopo Stati Uniti, Cina e India. Circa il 60% del trasporto merci avviene su territorio nazionale. Ciononostante, solo il 12% delle autostrade sono asfaltate e la rete è prevalentemente concentrata sulle coste atlantiche e nelle regioni centro-meridionali.

In Brasile solo il 20,7% del trasporto di merci avviene su rotaia, una quota limitata se comparata con quella di altri Paesi di grandi dimensioni territoriali, come Russia e Canada, dove il ruolo delle ferrovie in questo settore è rispettivamente dell'80% e del 50%. Nel complesso, la rete ferroviaria è di 29.817 km, dei quali solo 1.172 sono sotto controllo statale. Nel 2010 il Paese contava appena 3.130 locomotori e poco meno di centomila vagoni.

Nei prossimi anni sono previsti investimenti per oltre 14 miliardi di US$ per l'ampliamento della rete (5.400 km circa), con ampio ricorso al capitale privato, nazionale ma anche internazionale. In alcuni casi, il tentativo di attrarre i capitali necessari per l'avvio di alcune opere infrastrutturali non ha sortito effetti positivi.

E' il caso del progetto di costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità, Trem Bala (“Treno proiettile”), per collegare Rio de Janeiro a San Paolo: più volte ritardata, l'asta per l'assegnazione dei diritti di costruzione organizzata nel luglio 2011 non ha avuto successo. Il progetto, per il quale sono stati stanziati 24 miliardi di dollari, verrà realizzato in tempo per i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro del 2016, ma non per i Campionati mondiali di calcio del 2014 come inizialmente programmato.

 

Dal punto di vista delle relazioni commerciali, il Brasile fa parte dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), all'interno della quale permangono notevoli divergenze con USA e UE, a causa dei sussidi che questi ultimi danno all'agricoltura. Il Brasile da tempo chiede la cessazione di queste pratiche, offrendo in cambio un'apertura al settore dei servizi, attualmente ancora poco accessibile agli stranieri. L'ultimo round dei negoziati con l'UE non ha sortito particolari risultati.

In ambito regionale il Brasile è membro:

  • dell'Associazione Latinoamericana d'Integrazione, che prevede riduzioni dei dazi per i Paesi membri (Brasile, Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador, Messico, Paraguay, Perù, Uruguay, e Venezuela)
  • del Mercosur insieme a Paraguay, Argentina e Uruguay. Tra questi paesi sono quindi state abbattute le barriere doganali. Il Cile e la Bolivia hanno inoltre raggiunto accordi di associazione con il Mercosur, per cui attualmente il commercio con questi due Stati gode di particolari privilegi doganali. Alla fine di agosto 2003 Brasile e Perù hanno sottoscritto un accordo commerciale che permetterà alle aziende brasiliane di accedere al Pacifico con un regime privilegiato.

Recentemente la politica commerciale e doganale brasiliana, pur continuando a concentrarsi sugli accordi interamericani, ha focalizzato le proprie attenzioni su accordi con l'UE, con cui sono stati raggiunti obiettivi importanti nella riduzione dei dazi di accesso al mercato.

Bilancia commerciale

Il Brasile è il 22° esportatore (1,36% delle esportazioni mondiali, dallo 0,97% del 2001) e il 20° importatore al mondo (1,25% delle importazioni mondiali, in costante crescita durante l'ultimo decennio). L'interscambio rappresenta meno del 20% del PIL (le esportazioni contribuiscono al 9,66% del PIL brasiliano, mentre le importazioni partecipano al 8,69%), un valore inferiore rispetto a quello osservabile in altre economie emergenti (Cina 40% circa), o dell'America latina (Cile 60% circa).

L'Asia è il principale fornitore del Brasile, seguita dall'Unione europea, che vanta il 20% circa delle importazioni brasiliane. Per quanto riguarda i mercati di destinazione dell'export brasiliano, l'Asia assorbe il 28,7% del totale, seguita dall'America Latina e Caraibi (22,5%, metà del quale verso i partner all'interno del Mercosud) e dall'Unione europea (21,6%).

Stati Uniti, Cina e Argentina sono i primi tre partner commerciali del Brasile. Gli Stati Uniti forniscono il 15,1% delle importazioni brasiliane, seguiti dalla Cina (14%) e dall'Argentina (7,6%). Per quanto riguarda le esportazioni brasiliane, la Cina assorbe il 16,9% dell'export, seguita dagli Stati Uniti (9,9%) e dall'Argentina (8,8%).

Tra i principali prodotti importati dal Brasile risultano: combustibili e lubrificanti (18,2% del totale), apparecchiature meccaniche e materiali connessi (15,2%), apparecchiature elettriche ed elettroniche (12,0%), autoveicoli e accessori (9,6%), prodotti chimici organici e inorganici (5,3%).

Il Brasile esporta principalmente minerali (16,4%), combustibili e carburanti (12,6%), soia e prodotti derivati (10,7%), materiali da trasporto (10,0%), prodotti metallurgici (7,5%).

Le relazioni commerciali con l’Unione Europea

Sommando i dati dei 27 paesi membri, l'Unione europea è il principale partner commerciale del Brasile (21.7% del suo interscambio commerciale nel 2010). Il Brasile è invece il 10° partner commerciale dell'Unione europea. Nel 2010 l'interscambio è stato di 63,9 miliardi di euro, mentre nel 2011 è salito a 75,9 miliardi di euro (+20% rispetto al 2010). Nel 2010 il Brasile ha importato dall'UE 31,4 miliardi di euro (il 2,3% dell'export dell'UE) ed esportato per 32,5 miliardi di euro (il 2,2% dell'import dell'UE).

L'UE importa dal Brasile principalmente macchinari, materie prime minerarie e combustibili, prodotti agricoli e bestiame, prodotti chimici. L'export europeo verso il Brasile è costituito in larga misura da macchinari, prodotti chimici e beni manufatti.

Le relazioni commerciali con l'Italia e con la Lombardia

L'interscambio commerciale tra Italia e Brasile ha subito andamenti altalenanti negli ultimi, sia in termini di volumi importati ed esportati che di saldo della bilancia commerciale.

Nel periodo gennaio-ottobre 2011, le esportazioni brasiliane verso l'Italia hanno raggiunto il valore di 3,561 miliardi di euro (+32,9% rispetto allo stesso periodo nel 2010), mentre le importazioni dall'Italia sono state di 3,924 miliardi di euro (+24,9% rispetto allo stesso periodo nel 2010), con un saldo commerciale di 363,2 milioni di euro a favore dell'Italia.

Il Brasile dall’Italia importa prodotti di meccanica strumentale (34% del totale delle esportazioni italiane verso il Brasile), autoveicoli (18%), materiali e prodotti elettrici ed elettronici (13%), prodotti chimici e fibre (11%), prodotti metallurgici (8%), altri (16%).

Circa due terzi delle esportazioni brasiliane in Italia sono rappresentate da materie prime (minerali di ferro in particolare), prodotti agricoli (caffè, soia...) e prodotti semilavorati mentre solo un terzo è costituito da prodotti manufatti.

Il peso tuttora marginale nel nostro export verso il Brasile (solo il 2,7% del totale delle importazioni brasiliane proviene dall'Italia) risente delle difficoltà di penetrazione legate all’incidenza dei dazi doganali e alla particolare stratificazione del mercato brasiliano.

La Lombardia è la regione italiana che detiene il primato italiano delle esportazioni con il Brasile (32,4% del totale), davanti al Piemonte (18,9%) ed occupa il secondo posto per quanto concerne le importazioni dal Brasile (15,3%), dietro al Veneto (16,4%). Nel primi 9 mesi del 2011 le esportazioni lombarde verso il Brasile hanno raggiunto il valore di 1,12 miliardi di euro (433 milioni di euro l'export della provincia di Milano), mentre le importazioni hanno raggiunto il valore di 466 milioni di euro (312 milioni di euro la provincia di Milano). Le esportazioni lombarde verso il Brasile sono concentrate nel settore dei macchinari.

Politiche commerciali e dazi

La maggior parte delle barriere tariffarie e commerciali sono calate negli ultimi anni. In particolare, a seguito dell'adozione della tariffa esterna comune (Tarifa esterna comum - TEC) in ambito Mercosur (Mercato comune del Sud), il principale blocco commerciale regionale in Sud America, si è avuto un calo delle aliquote per la maggior parte delle merci. L'adozione del TEC (che è al 20% per i beni di consumo, tranne che per le automobili, dove la tariffa è al 35%), ha in effetti ridotto i tassi brasiliani più elevati.

Il contesto normativo brasiliano appare in costante evoluzione e nell'ultimo periodo si sono avuti alcuni interventi del governo brasiliano con l'obiettivo di stimolare lo sviluppo del comparto manifatturiero, per meglio tutelare le proprie aziende che operano a livello internazionale. E' il caso dell'aumento del 30% dell'IPI (Imposto Sobre Produtos Industrializados) sui produttori di automobili, con l'esenzione per quei produttori che utilizzano il 65% della produzione a livello locale.

Nonostante questi esempi, la legislazione brasiliana non oppone particolari difficoltà alle importazioni di prodotti stranieri ed italiani, e le misure prese per la tutela della produzione interna, al momento, non riguardano direttamente il settore tessile.

Un aspetto critico è tuttora caratterizzato dalle lungaggini burocratiche che incidono notevolmente su tempi e costi di gestione, così come rilevato dal già citato report "Doing Business 2012" della Banca Mondiale, in cui il Brasile occupa posizioni medio-basse per quanto concerne la facilità di avviare nuove attività economico-commerciali (120° su 180 Paesi) con una media di 13 procedure e 119 giorni.

Le aliquote più alte colpiscono in genere i prodotti che sono già fabbricati in Brasile. La base imponibile per il prodotto importato è il prezzo del prodotto, aumentato delle spese di trasporto fino al porto di sbarco, nolo e assicurazione (prezzo CIF). Riepilogando, le tasse sull'importazione sono:

  • dazio di importazione a tassi selettivi, da calcolarsi sul prezzo CIF
  • accisa IPI, sui prodotti industriali, da calcolarsi sul prezzo d'importazione comprensivo dell'imposta di importazione
  • imposta statale ICMS, sulla circolazione delle merci, generalmente del 18%, da calcolarsi sul prezzo d'importazione e dell'IPI
  • tassa di trasporto marittimo (AFRMM) da corrispondersi sul valore del trasporto (freight), variabile.

L’Italia ha ottenuto a fine 2008 la prerogativa del “Pre-listing”, in base alla quale le autorità italiane possono indicare le aziende autorizzate a esportare in Brasile senza attendere lo svolgimento di controlli individuali. Per il settore tessile non si riscontrano grossi impedimenti, se non nel comparto dei macchinari industriali, dove è possibile un allungamento delle procedure per le importazioni a causa delle pressioni delle associazioni produttrici brasiliane del settore. Queste ultime, adducendo l’esistenza di un prodotto nazionale simile avente le stesse caratteristiche del prodotto importato, tendono a rendere più complesse le procedure per l’importazione. Negli ultimi anni, tuttavia, le autorità brasiliane hanno mostrato una maggior attenzione nell'evitare questo tipo di “resistenze”.

Zone di libero scambio

Dal 1994 sono state create quattro zone economiche speciali o di libero commercio (“free trade zones”):

  • Manaus e Tabatinga, nello Stato di Amazzonia
  • Macapá / Santana ad Amapá
  • Guajaramirim, nello Stato di Rondônia, al confine con la Bolivia.

Sono in corso di attivazione anche le free trade zones di Bonfim e Paracaìma in Roraima, Brasiléia in Acre e Epitaciolândia in Rondônia.

La più grande zona economica speciale è quella di Manaus, nel Mato Grosso (Bacino del Rio delle Amazzoni). Le importazioni e le merci provenienti da altre regioni del Brasile che entrano nella zona sono esenti da dazi doganali e da imposte sulle vendite e sui prodotti industriali se i prodotti sono destinati al consumo nella zona o per l'industria, l'agricoltura e la pesca.

La stessa esenzione si applica alle merci (esclusi gli elettrodomestici) immagazzinati nella zona per la trasformazione, riesportazione o il trasbordo in Brasile. Non vengono riscosse imposte sulle merci prodotte nella zona, fatta eccezione per l'imposta statale sulle vendite, applicata per le spedizioni in altre aree del Brasile. Incentivi per gli investimenti sono a disposizione delle aziende che stabiliscono le proprie attività a Manaus. Tali esenzioni sono attualmente previste fino al 2013. Le imposte da cui sono esenti le imprese che si insediano in questa zona sono:

l'imposta sulle importazioni se il prodotto deve essere utilizzato all'interno della Zona Franca. Qualora invece esso sia poi inviato verso altre regioni del Brasile, l'imposta in oggetto potrà variare, godendo comunque di una riduzione

  • l'Imposta sui Prodotti Industrializzati (IPI)
  • l'imposta sul reddito, che permette un'esenzione decennale nel caso di attività imprenditoriali approvate dalla Sovrintendenza allo Sviluppo dell'Amazzonia
  • l'imposta sui servizi, dovuta nelle altre zone del Paese
  • l'ICMS, Imposta sulla Circolazione delle Merci e dei Servizi.

Stimoli e protezione investimenti

In ambito bilaterale, il Parlamento brasiliano non ha ratificato alcun accordo sulla protezione e promozione degli investimenti, a causa di elementi di incompatibilità con la propria Costituzione.

Il report della Banca Mondiale “Doing Business in Brazil 2011”, assegna un valore di 5,3 al livello di difesa dell'investimento straniero (su una scala da 1 a 10, dove la migliore in questo campo, la Nuova Zelanda, ha un valore di 9,3). In ambito regionale, il Brasile è superato dal Cile, ma ha un rating migliore dell'Argentina.

La tutela giuridica interna è soddisfacente, sebbene persistano alcune difficoltà burocratiche per l’investitore straniero, che solo in alcuni casi portano ad un ripensamento sulla decisione di effettuare l’investimento. Ci si riferisce al settore doganale, dei visti di lavoro, della fitosanitaria e della burocrazia in genere. Risultano anche alcuni casi di disconoscimento degli esiti delle gare internazionali.

Gli operatori lamentano anche una tendenza della magistratura brasiliana a favorire le aziende locali in caso di controversie commerciali con imprese straniere. In genere, quando vengono presentati alle autorità politiche e amministrative brasiliane progetti validi e bene impostati, queste ultime non mancano di appoggiarli, anche con interventi concreti, inclusi finanziamenti agevolati ed incentivi fiscali.

Esistono inoltre delle restrizioni agli investimenti stranieri in alcuni settori ritenuti strategici, quali sanità, navigazione, editoria, diffusione di suoni e immagini, attività mineraria, energia idraulica, trasporto merci, trasporto aereo nazionale, acquisto di terreni rurali

Investimenti diretti esteri

Per quanto riguarda gli Investimenti esteri diretti (IDE), il Brasile si sta posizionando come uno dei principali mercati di attrazione tra i paesi emergenti, almeno a partire dal 2007. Nel 2011, il mercato brasiliano ha attirato 60 miliardi di US$ di IDE, rispetto ai 48,4 miliardi di US$ nel 2010 (e 25,9 nel 2009), con uno stock totale superiore ai 400 miliardi di US$.

I principali settori di attrazione degli investimenti esteri in Brasile sono quelli finanziario, degli idrocarburi, delle telecomunicazioni e del settore alimentare. I principali Paesi di provenienza degli IDE in Brasile sono Stati Uniti, Spagna, Paesi Bassi, Lussemburgo e Svizzera. Va rilevata la costante crescita, nel corso degli ultimi anni, del flusso di IDE proveniente dalla Repubblica Popolare Cinese.

L'Italia ricopre una quota minore degli IDE in entrata in Brasile (poco meno dell'1%). Molte aziende italiane, dalle grandi compagnie alle piccole e medie imprese, si sono affacciate solo di recente sul mercato brasiliano o non hanno ancora deciso di approfondirne la conoscenza e quindi le possibilità di penetrazione in relazione ai loro prodotti e servizi. Tuttavia, negli ultimi anni, gli investimenti delle PMI italiane si sono andati moltiplicando, con oltre 400 aziende italiane che hanno aperto una propria filiale brasiliana, anche sfruttando la presenza di grandi gruppi industriali dei quali sono fornitrici

Agribusiness

Il Brasile ha enormi potenzialità per quanto concerne lo sviluppo del settore agroalimentare e i settori ad esso collegati, compresi quelli ad alto valore tecnologico. Le condizioni climatiche, l'abbondanza e regolarità delle precipitazioni atmosferiche, la grande disponibilità di energia e di acqua (circa il 13% delle risorse di acqua potabile al mondo) e una disponibilità di terreni fertili di circa 90 milioni di ettari (circa il 20% della terra arabile al mondo) fanno del Brasile una potenza agroalimentare che nei prossimi dieci anni potrebbe diventare il primo mercato al mondo per quanto riguarda il settore dell'agribusiness.

Attualmente i terreni occupati da fattorie ed aziende agricole in Brasile ammontano a circa 330 milioni di ettari, il 38,7% del territorio nazionale. Allo storico ruolo di grande produttore ed esportatore di beni alimentari, quali caffè, soia, carne e frutta, il recente progresso tecnologico sperimentato dal Paese ha permesso al Brasile di investire nell'innovazione delle tecniche di produzione agro-alimentare.

L'agribusiness è stato il settore produttivo a maggior crescita del Paese nell'ultimo decennio. Se si considerano anche i biocarburanti, il settore è responsabile del 25% del PIL del Paese e di oltre il 35% delle sue esportazioni.

Questi elementi hanno attirato l'interesse di numerosi investitori internazionali, non solamente statunitensi o europei, che hanno iniziato a sviluppare progetti stimolando la crescita del settore. Un ruolo rilevante stanno inoltre giocando vari fondi di investimento internazionali.

Tra i settori maggiormente coinvolti:

  • l'industria dei macchinari, chiamata a rispondere alla sfida di fornire le tecnologie per migliorare semina, coltivazione e raccolta
  • l'industria delle sementi, dei fertilizzanti e dei pesticidi
  • la produzione di etanolo e biocarburanti vari
  • l'industria del packaging e della conservazione dei prodotti agricoli e delle carni

Fino alla fine del decennio scorso il mercato era quasi completamente dominato dalle cosiddette compagnie multinazionili “A, B, C, D” - Archer Daniel Midlands (ADM), Bunge, Cargill and Louis Dreyfus - soprattutto grazie alla loro capacità di sviluppare la produzione di soia e cereali nella regione del Mato Grosso.

Ultimamente, le aziende locali stanno sviluppandosi a ritmi sostenuti e hanno prodotto fatturati di decine o centinaia di milioni di dollari. Nel triennio precedente alla crisi internazionale (2006 - 2009) aziende come Cosan, Marfrig e JBS hanno registrato crescite negli utili, rispettivamente del 153%, 351% e 698%.

Per quanto riguarda i mercati di sbocco dell'export brasiliano, la Cina è attualmente il principale mercato per i prodotti dell'agribusiness brasiliano e mercati importanti in rapida espansione sono rappresentati dall'Europa orientale, dal Medio Oriente e dal continente africano.

Le possibilità di ingresso nel settore dell'agribusiness brasiliano sono numerose e diverse e riguardano sia lo sviluppo di attività di esportazione che quello di investimenti produttivi in loco.

Per quanto concerne il mercato interno, i consumi stanno aumentando di pari passo al crescere delle condizioni socio- economiche della popolazione ed in particolare all'aumento della classe media.

Tra i principali ostacoli al successo degli investimenti nell'agribusiness, vi sono alcuni dei più comuni limiti del sistema produttivo e logistico del Paese, come la carenza o l'inadeguatezza delle infrastrutture di trasporto, le difficoltà di accesso al credito, la mancanza di personale qualificato, sia a livello tecnico che di management delle imprese del settore ed i vincoli imposti da governo federale ed autorità locali sull'acquisto e sfruttamento della terra e, non da ultimo, la questione dell'elevato livello di tassazione tuttora esistente che, in alcuni casi anche se sempre meno frequenti, continua a rendere più competitivi i prodotti importati rispetto alla produzione interna.

Diverse aziende italiane hanno sviluppato la propria presenza in questo comparto. Le opportunità per le imprese italiane emergono in quasi tutte le aree di attività di questo settore con possibilità che vanno dallo sviluppo di IDE per produzioni in loco fino al supporto manageriale, tecnologico e formativo delle imprese brasiliane.

Le imprese straniere in generale e quelle italiane in particolare sono attratte dal mercato brasiliano dell'agribusiness anche a causa dell'elevata richiesta di investimenti provenienti dalla aziende locali, che spesso devono fare i conti con le difficoltà di accesso al credito legate alla bassa predisposizione degli istituti locali a finanziare attività ritenute a rischio, e agli elevati tassi di interesse, superiori al 10%.

Le imprese italiane sembrano poter disporre di solido vantaggio competitivo rispetto alle altre imprese locali e straniere operanti sul mercato, laddove abbiano expertise strategiche che consentano una maggior penetrazione del mercato. E' il caso di settori di nuovo sviluppo come quello enogastronomico e dell'agro-turismo, che offrono significative opportunità anche in altre aree del Centro e Sudamerica.

Inoltre non va dimenticata la presenza di circa 25 milioni di cittadini di origine italiana, che rappresentano sia un target per i prodotti italiani sia interessanti canali di penetrazione dei vari brand nostrani. E' utile ricordare che spesso i consumatori brasiliani non sono sufficientemente consapevoli della provenienza di molti prodotti alimentati, tra i quali quelli italiani.

Le prospettive per il mercato dell'agribusiness brasiliano sono buone con una crescita stimata del comparto del 40% entro il 2020. Attualmente solo un ottavo del territorio brasiliano coltivabile viene effettivamente sfruttato. I crescenti investimenti pubblici e privati e il rapido sviluppo tecnologico possono incrementare aree produttive e tassi di produttività delle stesse.

Nei prossimi 5-10 anni, il Brasile è destinato ad incrementare o mantenere le sue attuali posizioni di leadership nel mercato internazionale dei beni agroalimentari. Tra i prodotti con le maggiori prospettive di crescita ci sono: zucchero (50% del mercato globale entro il 2020), pollame (48%), semi di soia (36%).

Macchinari

Il mercato brasiliano delle attrezzature e macchinari per l'industria manifatturiera leggera è tra i più interessanti a livello mondiale. Oltre ai macchinari per la lavorazione dei prodotti tessili e del legno, spiccano i macchinari per la lavorazione dei metalli, della ceramica, del legno, della pietra e delle materie plastiche.

Per quanto riguarda il settore tessile, negli ultimi anni il Brasile è sempre stato tra i primi 5 esportatori al mondo di prodotti tessili (raggiungendo anche il terzo posto), occupando una quota di export mondiale di circa il 9%. Produzione ed export di cotone forniscono un significativo contributo alle entrate di valuta estera nel Paese. Nel 2009, il valore della produzione di cotone ha raggiunto 2,6 miliardi di euro, pari al 3% della produzione agricola totale del paese.

Nonostante la forte concorrenza dei manufatti provenienti dai Paesi asiatici (Cina in primis), gli investimenti in macchinari tessili sono aumentati del 46% nel 2010 rispetto al 2009. Nel 2009, gli investimenti in macchine ed attrezzature per il comparto tessile hanno raggiunto 811 milioni di US$.
Le importazioni brasiliane di macchine tessili hanno presentato nel 2010, un aumento del 24,73% rispetto al precedente anno, per un valore pari a 385,7 milioni di Euro.

Tra i settori più significativi in termini di penetrazione commerciale italiana nel mercato brasiliano spiccano le varie tipologie di attrezzature e macchinari per l'industria manifatturiera leggera, nelle quali il nostro Paese è riconosciuto tra i leader mondiali, e che ricoprono buona parte dell'export italiano verso il Brasile.

A livello regionale, il mercato brasiliano rappresenta il principale mercato di sbocco dell’area sudamericana per le esportazioni di macchinari italiani. Nel periodo gennaio-ottobre 2011, i principali mercati di sbocco dell’offerta italiana di macchine utensili sono stati la Cina (+11,5% rispetto ai primi dieci mesi del 2010), Germania (+55,9%), Stati Uniti (+104%), Brasile (+60,2%).

Le importazioni di macchine per la lavorazione della plastica e della gomma da parte del Brasile sono cresciute del 33,8% nel 2010 rispetto al 2009 ed un trend positivo è stato rilevato anche nella prima metà del 2011.

L’Italia si mantiene come primo fornitore, in assoluto, di macchine per cuoio e calzature in Brasile, detenendo il 91,43% della partecipazione nel valore importato nel 2010.

Nella prima metà del 2011, le esportazioni di macchinari per la lavorazione del legno hanno visto una crescita del 25,1% a livello mondiale, per un valore complessivo di 768,2 milioni di euro. Il Brasile rappresenta il sesto mercato di sbocco per le esportazioni italiane (31,7 milioni di euro, 4,1% del totale dell'export), dietro a Francia, Germania, Russia, Polonia e Stati Uniti.

Altro settore di grande rilevanza per l'export italiano è quello dei macchinari per la lavorazione del tessile. La partecipazione italiana nel comparto dei macchinari per il tessile in Brasile ha subito, nel 2010, un incremento del 77,8% rispetto al 2009, per un valore pari a 65,9 milioni di Euro e si colloca al secondo posto nella graduatoria dei paesi fornitori. Nello specifico, i principali concorrenti dell’Italia, nel 2010 sono stati: Germania (26,5%), Giappone (13,3%), Svizzera (11,5%), Cina (9,3%).

In genere l'importatore locale brasiliano può contare su procedure semplificate per importare i macchinari dall'estero, anche se negli ultimi anni sono stati introdotti vincoli per contrastare la concorrenza delle produzioni interne. Secondo la legislazione brasiliana, l‟importazione di macchinari e attrezzature usati è consentita se non è disponibile un'equivalente produzione nazionale.

Sempre a protezione della produzione interna, i dazi doganali per l‟importazione di macchinari ed attrezzature produttivi nuovi deve essere oggetto di verifica da parte del Dipartimento delle Operazioni di Commercio Estero, che ne controlla la similarità rispetto alla produzione nazionale.

Tra i limiti all'esportazione dei macchinari italiani vanno infatti tenuti in considerazione ruolo e influenza delle associazioni produttrici brasiliane del settore, che possono contribuire a rendere più complesse le procedure per l'importazione.

Prospettive di mercato

Le previsioni mostrano una crescita costante del mercato dei macchinari in Brasile per il prossimo quinquennio. I piani di sviluppo promossi dal governo brasiliano, la crescita della domanda interna e l'organizzazione dei prossimi eventi sportivi internazionali (Campionati del mondo di calcio nel 2014 e Olimpiadi estive di Rio de Janeiro nel 2016) forniranno un forte stimolo all'aumento della domanda di macchinari in vari comparti, dall'edilizia, alle infrastrutture, all'agricoltura.

Il mercato brasiliano delle macchine utensili per la lavorazione dei metalli, sistemi di automazione e robot è stimato in circa 1 miliardo di euro, di cui oltre la metà è fornito da aziende straniere. L'Italia rappresenta il quarto produttore al mondo e secondo in Europa per fatturato. il Brasile costituisce il sesto mercato di destinazione delle esportazioni settoriali italiane, dopo Germania, Cina, Stati Uniti, Francia e Russia, con ampi margini di crescita.

Il settore dei macchinari per la lavorazione della plastica è in forte crescita e le importazioni di macchine per la lavorazione della plastica e della gomma da parte del Brasile sono cresciute significativamente negli ultimi anni.

Nel comparto dei macchinari per il tessile, le prospettive dell'export italiano sono legate all'evoluzione della produzione interna, che negli ultimi anni ha eroso quote di mercato rilevanti, assieme alle importazione da parte di competitors asiatici. Rilevanti opportunità rimangono legate ai processi di innovazione tecnologica.

Paese: Brasile