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Scheda Paese Cina

  • Il paese è stato nel 2011 al 135° posto della classifica dell'Heritage Foundation.
  • Per quanto riguarda l'interscambio commerciale con l'Unione Europea, fino al 2010 la Cina rappresenta il secondo partner in termini assoluti, dietro gli Stati Uniti, e il primo fornitore.
  • La Cina rappresenta il 7° mercato per le esportazioni italiane (2,7% dell'export italiano) e il terzo fornitore dell'Italia (7,6% delle importazioni italiane), dietro Germania e Francia.
  • Attualmente, la produzione industriale contribuisce per circa il 50% alla formazione del PIL nazionale. L’attenzione del governo cinese è concentrata sullo sviluppo di cinque settori-chiave: l'elettronica, l'informatica, la bio-ingegneria, l'ingegneria meccanico-elettrica e l'ingegneria ambientale.

La Cina, nonostante nel 2012 possa subire un calo nella crescita economica, continua a costituire per le imprese italiane un punto di riferimento commerciale e di investimento.

Questi i principali vantaggi di intraprendere un processo di internazionalizzazione in Cina.

  • L'estensione del mercato cinese sotto il profilo geografico e demografico consente alla piccola e media impresa di sfruttare numerosi mercati di largo consumo e di nicchia.
  • La crescita economica del paese costituisce un elemento chiave per l'aumento ed il consolidamento di una classe media che chiederà sempre più prodotti di qualità e di fattura occidentale. Per raggiungere i mercati meno battuti sarà tuttavia necessario adattare i prodotti allo stile e ai gusti locali.
  • La crescita delle infrastrutture e gli investimenti pubblici degli ultimi anni hanno liberato ingenti risorse per lo sviluppo di ampi settori industriali e tecnologici che possono essere sfruttati dalla piccola e media impresa.
  • Sotto il profilo fiscale ogni anno nascono nuove condizioni vantaggiose legate alla politica di attrazione degli investimenti.
  • La Cina costituisce anche un grande volano commerciale per l'intera regione asiatica.

(Informazioni aggiornate a gennaio 2012)

La Cina ha la caratteristica di essere molto estesa e di avere una popolazione che supera il miliardo e duecentomila persone. Tale dimensione ha comportato all'interno del paese un grandissimo sforzo di unificazione sotto il profilo culturale, etnico e politico.

Il 90% della popolazione è di etnia Han e le maggiori minoranze sono Zhuang (16 milioni), Manciù (10 milioni), Hui (9 milioni), Miao (8 milioni), Uiguri (7 milioni), Yi (7 milioni), Tujia (5,75 milioni), Mongoli (5 milioni), Tibetani (5 milioni), Buyei (3 milioni) e Coreani (2 milioni).

Per quanto riguarda la religione, la Repubblica popolare Cinese è ufficialmente atea, ma la popolazione si distribuisce come segue per quanto riguarda i credi di appartenenza: Confuciana, Taoista e Buddhista 95% - Cristiana 3,5% - Islamica 1,5%.

L'alfabetizzazione media generale è piuttosto elevata poiché il 98% della popolazione è letterata e circa il 2,5% frequenta l'Università. Le differenze dell'alfabetizzazione tra uomini e donne è a favore di queste ultime.

I vincoli culturali che possono influenzare la piccola e media impresa in Cina possono essere numerosi e differenti in funzione del luogo dove l'impresa vuole creare il proprio business. Per un imprenditore è quindi molto utile, ad esempio, conoscere i gusti cinesi o l'utilizzo dei colori (estremamente diverso dal nostro sistema di riferimento), tanto che ciò consentirà di comprendere quale tipologia di prodotti potranno essere venduti e quale tipo di penetrazione potranno avere nel mercato locale.

Soprattutto per i beni di consumo quali l'abbigliamento o le calzature, è fondamentale che l'impresa riesca a cogliere il gusto e le tendenze dei marchi locali per proporre la propria strategia di vendita. La cultura cinese, infatti, ha tradizioni millenarie stratificate saldamente che non permettono una penetrazione dei modelli occidentali.

Il PCC sta sperimentando, in alcune situazioni locali e con grande cautela, forme di ampliamento della democrazia effettiva nel tentativo di prevenire l’esplodere di contraddizioni aperte nella larga base degli operai manifatturieri, che hanno di fatto determinato lo sviluppo economico del paese condividendo solo in parte il nuovo benessere.

In politica estera il paese persegue una politica di grande indipendenza, intesa a stabilire fruttuosi rapporti economici con i paesi che dispongono di materie prime, a costruire legami trasversali con le potenze industriali in crescita, quali il Brasile, e a mantenere buoni rapporti con gli USA e Unione Europea, che costituiscono i grandi mercati delle esportazioni cinesi e aree per l’investimento delle ingenti riserve valutarie del paese.

La crescita del benessere economico di alcune categorie di persone ha naturalmente portato ad una crescita della criminalità comune ma anche quella, oggi particolarmente presente, della corruzione.

La corruzione in Cina ha assunto per il World Economic Forum il ruolo di terzo fattore assoluto per la limitazione al business nel paese. Secondo il Transparency International's Corruption Perceptions Index, uno degli istituti più accreditati per la misurazione globale della corruzione percepita e reale, una delle forme di maggiore corruzione che incide direttamente sugli operatori commerciali, riguarda la vendita delle posizioni a livello amministrativo.

La crescita economica, pur non raggiungendo i livelli straordinari del passato, si è mantenuta elevata nel pieno della crisi mondiale del 2008-2010 crescendo nettamente anche nella prima parte del 2011. Nel marzo 2011 è stato lanciato il XII piano quinquennale, fortemente orientato allo sviluppo del mercato interno e teso a rendere il paese meno dipendente dalle esportazioni. Tale politica espansiva dei consumi ha innescato una fiammata inflazionistica che il governo cerca ora di mantenere sotto controllo.

I settori produttivi tradizionali dell’economia cinese sono rappresentati dall’agricoltura, fondamentale nell’economia cinese, dal settore manifatturiero, in fase di progressiva ulteriore espansione, e da quello energetico. Nel corso degli ultimi anni, la struttura economica cinese si è però progressivamente diversificata, fino a comprendere ormai tutti i principali settori produttivi. Di rilievo il settore dei servizi, con particolare riguardo a quello finanziario, assicurativo e commerciale. La ricchezza delle risorse naturali e la grande disponibilità di manodopera, portano a considerare la Cina un leader economico a livello mondiale.

Agricoltura

L'agricoltura tradizionale continua ad essere importante per il Paese, rappresentando una grande risorsa economica. I terreni coltivabili non sono molto vasti, misurano solo il 10% di tutto il territorio, e si trovano soprattutto nelle regioni orientali.

I produttori di generi alimentari sono circa 460 mila. Di queste aziende 27 mila occupano il 72% del mercato interno (in termini di fatturato e di produzione). Le società con più di 10 dipendenti sono 29 mila (pari al 18,7% del mercato). Tra le prime cento industrie cinesi in termini di fatturato, il 25% opera nel settore agro-alimentare.

Il prodotto principale è il riso, di cui la Cina è prima esportatrice al mondo, che è coltivato nella zona del Paese soggetta ai venti monsonici. Il secondo cereale per importanza è il frumento, coltivato nel bassopiano cinese; il mais occupa circa il 20% delle aree coltivate; la produzione di avena è importante nella Manciuria centrale e occidentale, specie nel Tibet.

Industria

Un ramo importante dell'economia cinese è l'industria pesante, rappresentata dalla produzione di locomotive, trattori, macchinari per l'industria estrattiva e per la raffinazione del petrolio. L'industria petrolchimica possiede stabilimenti nella maggior parte delle province e delle regioni autonome cinesi, la produzione comprende fibre sintetiche, prodotti farmaceutici e materiale plastico, oltre al concime azotato.

Particolarmente fiorente nella Cina è l'industria tessile che impiega più di 4 milioni di lavoratori. Il settore industriale cinese è in fase di pieno sviluppo ed ammodernamento. Attualmente, la produzione industriale contribuisce per circa il 50% alla formazione del PIL nazionale. In questo ambito l’attenzione del governo cinese è concentrata sullo sviluppo dell’industria high tech, in particolare nello sviluppo di cinque settori-chiave: l'elettronica, l'informatica, la bio-ingegneria, l'ingegneria meccanico-elettrica e l'ingegneria ambientale.

Servizi

Il settore dei servizi contribuisce alla formazione di circa il 43,6% del PIL. Da molti anni, la Cina tiene sempre in gran conto lo sviluppo del settore dei servizi, ma la sua percentuale nell'economia nazionale non è ancora abbastanza alta. Il governo cinese ha infatti indicato che si deve innalzare ulteriormente il livello del settore dei servizi e la sua percentuale d'influenza nell'economia nazionale.

Acquisizione e creazione di un'azienda

L'acquisizione di un'impresa cinese costituisce nel panorama degli investimenti diretti esteri verso la Cina una piccola percentuale della quota, sebbene la pratica sia decisamente in aumento. Nel 2010 le acquisizioni di imprese cinesi sono state 910 con una crescita del 17% rispetto all'anno precedente. Il valore è cresciuto del 56% per raggiungere i 48,2 miliardi di dollari.

Le procedure per la costituzione di una società possono essere molto complesse e richiedere numerosi vincoli sia amministrativi sia di capitale. La scelta principale delle imprese straniere è quella della società a totale capitale straniero poiché le agevolazioni rispetto alle partecipate sono decisamente maggiori. Questa tipologia di società viene utilizzata per numerosissime attività (dalla produzione alla commercializzazione di prodotti) e risulta assai versatile.

Al contrario di altre tipologie di società, le aziende a totale capitale straniero hanno procedure più semplici di costituzione in quanto non richiedono trattative con i partner ed il controllo è totalmente nelle mani dell'investitore straniero. Si tratta anche di uno strumento utile per la protezione di alcune patenti tecnologiche poiché non devono essere condivise con un partner. Tuttavia esistono alcuni elementi da considerare positivi nella scelta di un partner. Questi consistono nel fatto che un socio locale conosce le insidie amministrative, i funzionari che rilasciano i permessi e le licenze e soprattutto il mercato nel quale inserirsi e le modalità di penetrazione.

Esistono tuttavia anche altre tipologie di impresa che, ad uso di piccole e medie imprese italiane, possono essere utili. Una valida alternativa per gli investitori è quella della FICE (Foreign Invested Commercial Enterprise), forma societaria che permette di importare ed esportare, vendere al dettaglio e all’ingrosso, avviare un franchising, svolgere attività di controllo, post vendita e altri servizi sul suolo cinese.

Inoltre, la FICE è un’organizzazione economica, grazie ai vantaggi fiscali di cui gode. Ha a disposizione due forme: la WFOE, società a totale partecipazione straniera, o la joint venture con un socio cinese. La legislazione di riferimento è quella stabilita dalle Disposizioni Amministrative sugli Investimenti Esteri nel Settore Commerciale entrate in vigore nel 2004.

Tassazione per le imprese e sul commercio

Il sistema di tassazione per le imprese e il commercio si basa su tre sistemi alternativi.

  1. Actual income (reddito effettivo): l’ufficio di rappresentanza è tassato in base al reddito effettivo. Questo sistema si applica agli uffici di rappresentanza autorizzati a svolgere attività commerciali dirette e, in particolare, a quelli che prestano servizi legali, contabili, fiscali, di auditing, nonché agli uffici di rappresentanza di banche ed assicurazioni.
  2. Grossing up of expenditures: viene tassato un reddito presunto, calcolato sulla base dei costi sostenuti dall’ufficio. Si applica agli uffici di rappresentanza di società di trading, società che erogano servizi nel settore turistico (prenotazione di hotel, emissione di biglietti, ecc.), società di trasporto.
  3. Profit basis: anche in questo caso, viene tassato un reddito presunto, costituito dalle commissioni che l’ufficio di rappresentanza potrebbe ottenere sui contratti conclusi dalla casa madre in Cina. Ad esempio, nell’area di Pechino si presumono, in generale, commissioni del 3% sul valore dei contratti.

La tassazione, in ciascuno dei tre sistemi, avviene nella stessa misura delle società cinesi a partecipazione straniera (ossia imposta sul reddito con aliquota del 33% e imposta sugli affari - c.d. business tax - pari al 5% dei ricavi). Per determinare la base imponibile, le società sono distinte in tre categorie: società di produzione (manufacturing), società di commercio (commerce), società di servizi (service trades). E’ importante rilevare che è sempre possibile dedurre le perdite realizzate nei precedenti cinque periodi d’imposta. Le imposte sui redditi societari sono calcolate con riferimento a periodi d’imposta di durata annuale e sono pagate con acconti trimestrali.

Mercato del lavoro

In Cina esistono 150 milioni di lavoratori che dalle campagne si sono trasferiti nelle città e tra i quali esiste un elevato tasso di disoccupazione. Un dato molto significativo che emerge dalle valutazioni dell'ufficio di statistica cinese riguarda il fatto che per mantenere stabile l'occupazione ai livelli attuali è importante che la crescita del Pil superi l'8% all'anno.

Il livello di formazione varia moltissimo da regione a regione. Nelle grandi città è facilmente possibile trovare ingegneri e tecnici che possano avere un titolo universitario e parlare inglese, mentre appare ancora difficile trovare personale con caratteristiche manageriali e finanziarie di tipo occidentale.

Il turnover è certamente una delle caratteristiche del mercato del lavoro: circa il 30% delle aziende nei primi sei mesi del 2010 ha cambiato il personale per una quota del 10%. La strategia della maggior parte delle aziende è quella di offrire prospettive di carriera, benefits e formazione che possano ridurre tale fenomeno.

La legge sul lavoro entrata in vigore nel 2008 ha messo in evidenza molti aspetti fino ad allora scarsamente regolamentati dei contratti di lavoro. Alcuni elementi riguardano il fatto che, dopo 10 anni di lavoro continuativo in un'azienda, il lavoratore ha diritto ad un contratto a tempo indeterminato.

La possibilità di licenziare il personale è diventata più restrittiva rispetto al passato quando, per motivi tecnici o produttivi, era possibile cambiare l'organico. Oggi soltanto di fronte a una possibile bancarotta o a causa di problemi produttivi particolarmente gravi è possibile effettuare licenziamenti. I sindacati possono essere presenti nelle aziende, ma non hanno la possibilità di essere indipendenti dallo Stato. Per quanto riguarda l'orario di lavoro la legge stabilisce almeno un giorno di riposo alla settimana e gli straordinari non devono superare le 36 ore al mese.

Alle imprese straniere, tuttavia, sono spesso concesse delle deroghe a tale sistema di vincoli. La possibilità del lavoratore di lasciare il posto di lavoro è garantita dalla legge e prevede un preavviso di 30 giorni. Tuttavia gli articoli che regolano il rapporto di lavoro con le aziende straniere è assente e ciò potrebbe significare, creando incertezza e possibili attriti, che i lavoratori non possono licenziarsi per motivi personali.

Le autorità locali del lavoro hanno un ruolo molto importante nel processo di assunzione. Senza la loro autorizzazione non è possibile assumere personale locale o proveniente da altre regioni, non è possibile assumere persone che abbiano già un altro impiego e personale straniero che non sia strettamente necessario. Questi elementi sono oggetto di valutazioni propriamente politiche e potrebbero generare distorsioni.

Un caso importante riguarda l'assunzione di personale manageriale cinese. Tali soggetti alle prime esperienze potrebbero guadagnare al mese circa 1.200 euro, mentre il personale qualificato potrebbe costare 60.000 euro all'anno. Ciò che è importante ricordare è che i salari del personale locale potrebbero essere alti, tale fenomeno si verifica perché il sistema di reclutamento passa attraverso agenzie del lavoro governative e accade che parte del compenso del lavoratore venga trattenuto come commissione.

Accesso al credito

Le banche straniere hanno avuto solo gradualmente la possibilità di operare all'interno del paese e nelle diverse provincie. Le regole affinché le banche possano aprire una loro sede in Cina costringe loro ad avere 110 milioni di euro come capitale e altri 11 milioni per ogni sede che intendono aprire. Inoltre le istituzioni finanziarie che vogliono operare in moneta locale devono avere una storia di rapporti con la Cina da almeno tre anni e bilanci in attivo per almeno due anni prima di poter fare richiesta.

Per operare con monete straniere non vi sono limitazioni geografiche nel paese e vi è il pieno accesso anche per gli operatori locali. Tale apertura è in parte limitata dalla possibilità delle autorità governative di controllare ed impedire eventuali prestiti da parte di banche straniere ad aziende cinesi.

La Bank of China, la maggiore istituzione bancaria nazionale dedita al prestito in moneta straniera, offre alle imprese straniere prestiti di vario genere e scopo. Offre prestiti in moneta locale allo stesso tasso di interesse che esercita alle imprese di Stato e prestiti in moneta straniera a tassi proposti dalla banca stessa. Esiste una priorità nella concessione dei prestiti e riguarda principalmente le aziende che sono orientate all'esportazione e allo sviluppo tecnologico.

In Cina esistono alcuni settori produttivi che sono particolarmente stimolati attraverso una facilitazione al credito, ma soprattutto attraverso una politica di defiscalizzazione. Per citarne alcuni: agricoltura, comunicazioni, materie prime o aziende per il controllo e la riduzione dell'inquinamento e in particolare quei progetti che hanno come collocazione geografica la Cina centrale o quella occidentale. Dal 2008 le aziende coinvolte nel settore primario hanno visto una riduzione del 50% delle imposte.

E' importante ricordare che gli investimenti stranieri sono spesso soggetti ad attenta valutazione da parte delle autorità governative: una grande attenzione è riservata a quelli che sono progetti di interesse nazionale e quelli che riguardano l'export del paese. Alcune restrizioni sono state allentate grazie all'ingresso della Cina nel WTO nel 2002: ciò ha permesso per alcuni settori produttivi di usufruire di alcune facilitazioni burocratiche, ad esempio permettere anche alle autorità locali di approvare progetti di finanziamento fino a 100 milioni di dollari.

Tutela proprietà intellettuale

In base alla legge cinese sull'importazione di tecnologia, le aziende straniere che posseggono brevetti, marchi o altra tipologia di registrazione di prodotti intellettuali hanno la piena possibilità di instaurare rapporti di utilizzo di licenza in tutto il territorio del paese. Chi concede la licenza ha un minor potere di controllo sul proprio brevetto o marchio sia in relazione al prezzo di vendita, sia in relazione alla gestione del marchio e alla distribuzione.

Attualmente esiste un elevato grado di incertezza sulla capacità delle autorità cinesi di tutelare i marchi e questo deprime in parte il potenziale economico. Esiste inoltre un problema di carattere culturale che passa attraverso una differente visione dell'utilizzo delle licenze soprattutto in campo tecnologico. Per gli occidentali il contratto di licenza viene concepito come uno strumento di collaborazione tra due aziende, mentre per le aziende cinesi ottenere uno strumento che può a quel punto essere utilizzato liberamente.

La contraffazione di prodotti occidentali in Cina raggiunge volumi e valori molto alti. L’80% di tutte le merci contraffatte rilevate presso i porti dei paesi occidentali è rappresentato da manufatti prodotti in Cina, il 10% in Hong Kong e solo l'1% in India.

Concretamente esistono due sistemi affinché un'azienda possa effettivamente tutelare il proprio marchio sul territorio cinese non essendo riconosciuta la tutela del marchio di fatto.

  • La prima via, forse la più solida, è la registrazione del proprio marchio su territorio cinese. La durata dell'operazione dura circa 18 mesi ed una delle maggiori complicanze consiste nella giusta traslitterazione del nome che potrebbe essere un'operazione non del tutto banale.
  • La seconda strada è quella dell'estensione del proprio marchio a livello internazionale. Dal momento che la Cina ha aderito all'Accordo ed al Protocollo di Madrid, la tutela del marchio a livello internazionale ha validità anche in Cina.

Uno dei vantaggi maggiori del sistema giudiziario cinese riguarda il fatto che la tutela del marchio può avvenire tramite richieste amministrative (e non solo per le vie giudiziarie) attraverso l'Ente statale per l'Industria. Si può ottenere che vengano comminate multe, la cessazione dell'uso del marchio contraffatto, la distruzione delle merci contraffate, ma non la richiesta di danni. Il vantaggio di questa soluzione riguarda il fatto che è rapida e consente quindi di stroncare sul nascere i primi tentativi di contraffazione.

Il surplus commerciale della Cina ha raggiunto nel 2010 un equivalente del 5,2% del prodotto interno lordo, una cifra molto inferiore al 10% raggiunto nel 2007, e costituisce comunque un importante risultato rispetto al periodo di crisi che insiste dal 2008.

Dei primi 5 partner commerciali della Cina ben quattro sono attori regionali, compreso Hong Kong. E se la lista viene estesa ai primi 10 partner commerciali è possibile scoprire che solo la Germania, al sesto posto, non è un paese asiatico o che si affaccia sulla sponda del pacifico. Si tratta di un'analisi per paese poiché l'Unione Europea rimane di gran lunga il principale partner commerciale della Cina. Il dato è molto significativo in quanto è importante sottolineare che la Cina costituisce allo stesso tempo un partner commerciale diretto, ma anche un potenziale economico per altri paesi dell'area asiatica all'interno della quale Beijing rappresenta un importante punto di riferimento.

La Cina esporta molti beni finiti verso l'Asia centrale, regione ai suoi confini nord occidentali dai quali riceve numerosi prodotti minerari tra quali petrolio e gas. La peculiarità del commercio cinese in Asia centrale è quella di penetrare l'area con prodotti di largo consumo e con una fitta rete di distributori cinesi che hanno nel tempo occupato numerose posizioni anche nel campo della vendita al dettaglio.

La presenza cinese nei territori del sud est asiatico, storicamente area di influenza della Cina sotto il profilo demografico e sociale, ha consentito che si creassero delle reti commerciali consolidate. Paesi quali il Vietnam, la Thailandia o l'Indonesia hanno dei commercianti che spesso sono di etnia cinese e che mantengono con la madrepatria ottimi rapporti.

Non bisogna dimenticare ciò che costituisce il principale elemento del commercio regionale, ovvero l'interscambio con altri grandi realtà dell'economia mondiale che sono il Giappone e la Corea del Sud. Con entrambi negli ultimi anni si sono intensificati i commerci e sono stati accantonati, non certamente risolti, i problemi di carattere storico e di rivalità. Il carattere nazionalistico di tutti gli attori (Cina, Giappone e Corea) ha spesso reso le relazioni politiche tra questi stati difficili. Allo stato attuale la Corea del Sud esporta in Cina quasi il 18% del suo totale ed il Giappone il 22% ed il Vietnam il 23%.

Bilancia commerciale

Nel 2011, l'import-export della Cina è stato pari a 3.642,06 miliardi di US$ con una crescita anno su anno del 22,5%. Le esportazioni della Cina sono state di 1.898,60 miliardi US$, mentre le importazioni sono state di 1.743,46 miliardi di US$, in aumento rispettivamente del 20,3% e del 24,9%.

Nel mese di dicembre 2011, la Cina ha avuto un totale di interscambio commerciale pari a 332,92 miliardi US$ con una crescita anno su anno del 12,6%. Le esportazioni sono state di 174,72 miliardi US$ e le importazioni di 158,20 miliardi US$, in crescita rispettivamente del 13,4% e 11,8% (Fonte: Ministero del Commercio cinese).

Materiali ed equipaggiamenti elettrici ed elettronici rappresentano di gran lunga le principali voci sia delle importazioni che delle esportazioni (rispettivamente il 24,3% delle esportazioni e il 22,5% delle importazioni).

Tra i maggiori paesi esportatori verso la Cina si possono annoverare il Giappone con 176 mld di $, la Corea del Sud con 138 mld di $, Taiwan con 115 mld di $ e gli Stati Uniti con 102 mld di $.

Mentre come maggiori importatori si riscontrano gli Stati Uniti con 283 mld di $, Hong Kong con 218 Mld di $, il Giappone con 121 mld di $ e la Corea del Sud con 68 mld $.

Relazioni con l'Ue

Per quanto riguarda l'interscambio commerciale con l'Unione Europea, fino al 2010 la Cina rappresenta il secondo partner in termini assoluti, dietro gli Stati Uniti, e il primo fornitore. Secondo le statistiche pubblicate da Eurostat, nel luglio del 2011 la Cina ha superato gli Stati Uniti quale principale partner commerciale dell'Unione Europea, per poi tornare al secondo posto nei mesi successivi. In generale le esportazioni dell'EU verso la Cina rappresentano il 9% del totale, mentre le importazioni dalla Cina il 17% del totale.

Nei primi 10 mesi del 2011, le esportazioni dell'UE verso la Cina sono cresciute del 21%, da 92 miliardi di euro a 112 miliardi di euro. Nello stesso periodo, le importazioni dalla Cina sono cresciute del 5%, da 232 miliardi di euro a 244 miliardi di euro (nel 2010 erano cresciute del 31% rispetto al 2009).

Tra i paesi membri dell'UE, la Germania (53 miliardi di euro e 48% dell'export dell'UE verso la Cina) rappresenta il principale partner della Cina, seguita dalla Francia (11 miliardi e 10% dell'export), dall'Italia (8,3 miliardi e 8% dell'export) e dal Regno Unito (7,8 miliardi e 7% dell'export).

La Germania è il principale importatore europeo dalla Cina (54 miliardi e 22% dell'import dell'UE dalla Cina), seguito dai Paesi Bassi (42 miliardi e 17% dell'import), dal Regno Unito (32 miliardi e 13% dell'import) e dall'Italia (25 miliardi e 10% dell'import).

Tutti gli stati membri dell'UE ad eccezione della Finlandia hanno registrato un deficit commerciale con la Cina nei primi 10 mesi del 2011. I deficit maggiori sono stati quelli di Paesi Bassi (-36 miliardi di euro), Regno Unito (-24 miliardi di euro), Italia (-17 miliardi di euro), Spagna e Francia (entrambe con -10 bn miliardi di euro).

Circa il 96,5% delle importazioni dalla Cina riguardano beni manufatti, con il 33,4% di questi composti da macchinari per ufficio e telecomunicazioni (quasi il 50% delle importazioni dell'UE).
Il 90% dei prodotti esportati dall'UE verso la Cina sono macchinari, veicoli e beni manufatti, di cui la maggior parte (il 60%) è composto da macchinari e veicoli.

Per quanto concerne i servizi, nel 2010 l'UE ha esportato 22,4 miliardi di euro, ed importato 16,4 miliardi di euro (con un surplus commerciale dell'UE nel 2010 di 6 miliardi di euro).

Relazioni con l'Italia

La Cina rappresenta il 7° mercato per le esportazioni italiane (2,7% dell'export italiano) e il terzo fornitore dell'Italia (7,6% delle importazioni italiane), dietro Germania e Francia.

La quota italiana delle importazioni cinesi è passata dal 1,6% nel 2001, all'1% nel 2010 (rispetto al 5,3% detenuto dalla Germania e l'1,1% della Francia, i primi due fornitori della Cina in ambito UE). Le principali merci esportate dall'Italia in Cina sono macchinari e materiali e prodotti in cuoio, pelle e pellicceria.

Tariffe doganali

La Cina ha cominciato a tagliare i propri vincoli tariffari (tasse sulle importazioni) dal 2002 per venire incontro alle richieste del WTO. La riduzione progressiva delle tariffe ha portato ad un'imposta sulle importazioni che mediamente si è attestata sul 9,8% nel gennaio 2011 tra i quali vi è da notare il 15,2% per i prodotti agricoli, l'8,9% per i prodotti industriali compresi dunque quelli tessili e dell'abbigliamento. E' tuttavia da notare che, rispetto alla riduzione delle tariffe sulle importazioni, sono cresciute sensibilmente le tasse sul valore aggiunto e sui consumi che hanno quindi mantenuto alto il livello delle accise per i consumatori.

Contemporaneamente all'ingresso nel WTO la Cina ha cominciato ad adottare anche alcune misure di riduzione delle barriere non tariffarie riducendo da 26 a 12 le sole categorie di prodotti che necessitano di licenze all'importazione. Secondo il trattato che evita la doppia tassazione la tabella di riferimento per l'Italia implica una tassazione dei dividendi, degli interessi e delle royalty al 10%.

L'esportazione verso la Cina, secondo uno studio dell'UE, costa per ogni singolo container mediamente 500 dollari, necessita di circa 8 diversi tipi di documenti e impiega circa 21 giorni. Importare dalla Cina lo stesso container necessita di 5 documenti, un costo di 545 dollari e 24 giorni di viaggio.

Il commercio della Cina nel 2010 si è decisamente ripreso rispetto ai livelli del 2009. I dati sul valore delle esportazioni è piuttosto elevato, come vedremo anche per i settori specifici, con una crescita che si è aggirata intorno al 31% per raggiungere la cifra assoluta di 1.600 miliardi di dollari (1,6 trilioni).

Dello stesso tenore sono state le importazioni che nel 2010 sono cresciute rispetto al 2009 del 38% raggiungendo il valore di 1.400 miliardi di dollari (1,4 trilioni). La bilancia commerciale è scesa del 6,4% rispetto al 2009. La sostenuta crescita delle importazioni, elemento importante di valutazione per un possibile commercio con la Cina, ha permesso al Governo di incamerare numerose risorse in termini di tassazione. Infatti l‘aumento dell'import ha portato ad una crescita delle entrate dello Stato del 35%.

Zone di libero scambio     

Attualmente la Cina possiede 15 free-trade zones autorizzate: Dalian, Futian, Guangzhou, Shantou, Yantian e Zhuhai, Fuzhou e Xiangyu, Haikou, Ningbo, Qingdao, Tianjin, Waigaoqiao (la municipalità di Shanghai) e Zhangjiagang.

Una sedicesima zona di libero scambio è quella del porto Korgas. Si tratta di un porto di acqua dolce che ha lo scopo di promuovere il commercio con il vicino Kazakhstan.

Al fine di attrarre investimenti e commercio, le zone di libero scambio offrono una detassazione sulle importazioni e sullo stoccaggio delle merci. Per accrescere i servizi concessi molte free-trade zone offrono anche la possibilità di instaurare uffici e spazi manageriali.

La Cina ha creato anche le export-processing zones dal 2000 in grado di offrire incentivi alle esportazioni in numerose aree geografiche. Per evitare che le differenze di carattere sociale si estendano anche a quelle economiche, le zone che usufruiscono di speciali condizioni per l'esportazione devono obbligatoriamente essere situate in aree già a forte densità di attività economiche e tecnologiche. Il vantaggio di questa tipologia di area consiste nel fatto che l'impresa che vende al di fuori della zona può chiedere di ottenere i fondi stanziati per l'export, mentre l'azienda che si trova all’interno è esentata dal pagamento dell'Iva.

 

Settore dei macchinari

Nonostante la crisi degli anni 2008 e 2009 i dati relativi al 2010 descrivono un contesto nel quale il settore industriale della produzione dei macchinari è stato di circa il 40% superiore rispetto all'anno precedente. Il comparto delle macchine industriali per il manifatturiero ha registrato anche un incremento delle importazioni pari al 41%.

Il fattore di maggiore rilevanza per l'impresa italiana riguarda il fatto che la crisi economica ha costretto le imprese cinesi ad una forte ristrutturazione nel tentativo di rendere i propri prodotti sempre più competitivi a livello internazionale. La Cina, alla veloce ricerca di nuove soluzioni, ha reagito alla crisi con forti investimenti di ammodernamento delle strutture produttive e con incisive politiche per l'attrazione degli investimenti.

Per quanto riguarda la localizzazione degli investimenti produttivi, più la regione è disagiata, maggiore saranno i vantaggi in termini di tassazione e di facilitazione alla costituzione di un'impresa in loco. Un secondo elemento riguarda l'investimento in tecnologia: maggiore sarà l'apporto di originalità e sviluppo tecnologico nel paese maggiori saranno i vantaggi fiscali ricevuti. Lo scopo è sempre quello di fare in modo che una parte consistente della conoscenza venga poi riprodotta nel paese attraverso la formazione dei propri cittadini.

Dislocazione geografica dei centri produttivi del settore dei macchinari

L'esistenza di distretti industriali e distributivi permette all'impresa italiana di evitare inutili dispersioni di risorse e di concentrarsi in determinate regioni:

  • il distretto a Nord è il maggiore del paese ed è specializzato nell'industria pesante (ferroviaria, avionica e di autotrasporti)
  • il distretto Orientale è il secondo per importanza e ha come core business l'alta tecnologia
  • il distretto Sud è il terzo per importanza e produce prevalentemente macchinari per l'industria meccanica leggera
  • il quarto distretto per importanza è quello Centrale ed Occidentale che accoglie un elevato numero di fiere di settore ed è legato all'industria meccanica ed elettrica e promuove numerosi progetti di alta tecnologia.

Uno degli strumenti di penetrazione del mercato cinese nel settore della produzione dei macchinari è certamente la partecipazione alle fiere di settore (dato l'elevato numero di manifestazioni in Cina prima di affrontare una fiera è utile conoscere bene la tipologia di fiera, chi vi partecipa e quale tipologia di mercato si vuole affrontare).

Un secondo strumento di penetrazione del mercato riguarda la vendita diretta. E' molto frequente che le aziende straniere vendano i loro prodotti attraverso aziende da loro controllate, da uffici stanziati in loco o ancora da sussidiarie. Per la vendita diretta è molto importante avere dei partner locali per poter avere maggiore credibilità, per avere la possibilità di vendere e far conoscere il marchio e soprattutto per avere conoscenza delle difficoltà del mercato e dei contatti.

Uno strumento importante è l'utilizzo di agenti e distributori che hanno il vantaggio di inserire i prodotti in canali di vendita già consolidati ed efficienti. Tuttavia il problema degli agenti e dei distributori consiste nella possibilità che se non organizzati si possano creare della competizione tra loro. Una soluzione a questo problema potrebbe essere rappresentato dalla nomina di un agente in esclusiva che potrebbe organizzare i vari canali di vendita e sub agenti. Tuttavia l'agente unico potrebbe non avere il totale controllo di tutti i canali distributivi e quindi mancare alcune importanti opportunità di vendita.

Un quarto strumento di vendita potrebbe essere quello di selezionare dei canali distributivi in qualità di partner. Si tratta di una cooperazione solidale tra produttore e rivenditore simile a ciò che avviene tra i produttori di beni di largo consumo e i centri commerciali. Un grande distributore ha il vantaggio di arrivare nel paese dove altri non arrivano grazie ad una consolidata logistica e ad un proprio marchio in qualità di venditore, ma spesso si rischia di perdere il controllo sulla strategia del controllo dei prezzi.

Opportunità per le aziende italiane

Il mercato dei macchinari potrebbe risultare assai profittevole per le aziende italiane in quanto l'espansione economica cinese si basa essenzialmente sulla produzione manifatturiera di varia natura. Tale elemento permette alle aziende italiane, altamente specializzate e dal forte valore aggiunto in termini tecnologici, di avere a disposizione un mercato a fortissima espansione in termini numerici ed in termini qualitativi. Infatti la Cina dei prossimi anni non sarà certamente la Cina che spesso emerge nella stampa italiana o nell'immaginario del consumatore medio. Si tratta di un paese la cui forza si basa soprattutto sulla diversificazione, sugli investimenti in tecnologia e sulla capacità di crescere in termini qualitativi.

Secondo una valutazione strategica si tratta di un mercato ideale per le aziende che hanno nella ricerca e nello sviluppo un punto di forza. Da un lato l'estensione del paese potrebbe consentire di vendere macchinari ancora altamente in uso, ma non più di alta gamma in quelle regioni a sviluppo ancora arretrato e nelle aree tecnologicamente più avanzate progetti di qualità superiore.

Le opportunità per le imprese italiane sono anche fornite dalla forte e sostanziosa presenza degli investimenti Governativi in infrastrutture che necessitano obbligatoriamente di alta tecnologia e di soluzioni specifiche per le esigenze del paese. Seguendo grandi commesse nel campo dell'industria della Difesa e Civile è possibile che la piccola e media impresa italiana, specialmente quella della componentistica e dei sistemi tecnologici integrati, possa fare la differenza e imporsi sul mercato. E' tuttavia evidente che il paese è grande e le opportunità si potrebbero presentare in aree meno battute dalle grandi fiere e nei luoghi meno conosciuti.

Le prospettive per il mercato dei macchinari in Cina sono particolarmente positive. Il dato di partenza è certamente quello della crescita della ricchezza nazionale che viaggerà, sebbene ridotta, nei prossimi anni al di sopra del 7%. Sebbene questa cifra sia stata giudicata dal Governo cinese come il dato al di sotto del quale non è possibile garantire la coesione sociale e costituisce quindi un punto di frattura, l'esportatore o l'imprenditore italiano deve consideare che i dati della crescita del settore dei macchinari è in generale sempre superiore a quello della crescita nazionale (il 30% della popolazione cinese è impiegato nel settore manifatturiero e la produzione di macchinari sarà sempre al centro dello sviluppo economico cinese).

Non è un caso che lo stesso Governo ha spesso stanziato ingenti quantità di fondi statali a favore degli investimenti nel settore. Come è possibile evincere dalle numerose notizie a mezzo stampa la tecnologia, militare e civile, compresa quella di alta gamma e precisione, costituiscono oramai per il paese uno dei simboli irrinunciabili. Di conseguenza risulta profittevole l'idea che le imprese che decideranno nel prossimo futuro di affrontare il settore saranno decisamente premiate. Il tasso di crescita del settore dovrebbe portare, secondo le stime, a raggiungere 10 mld di dollari nel solo comparto dell'export entro il 2015.

Il paese, grazie alla crescita industriale, necessita anche di una continua espansione nell'ammodernamento delle infrastrutture ferroviarie, stradali, navali ed aeree vista la grande estensione territoriale del paese. Gli investimenti in questi settori da parte di enti pubblici, centrali e locali, così come quelli privati sono ingenti. I settori dei trasporti necessitano di continui aggiornamenti e di macchinari capaci di produrre oggetti all'altezza della sfida logistica industriale del paese.

In sintesi il settore ha ottime prospettive per il futuro grazie ai seguenti sintetici fattori:

  • solo l'aumento dell'industria automobilistica nel paese farà crescere la richiesta di macchinari per il 40% nei prossimi anni (la continua crescita della domanda di automobili è garantita dall'espansione della classe media cinese che vede in questo bene uno status symbol importante)
  • sono state pianificate 4 linee nord-sud e 4 linee est-ovest nei prossimi anni per quanto concerne il trasporto ferroviario (anche questo settore porterà ad un incremento della richiesta di macchinari, direttamente e per l'indotto, del 30%)
  • Beijing ha stanziato 600 miliardi stanziati per il sostegno ai settori chiave per lo sviluppo dei trasporti
  • la proiezione commerciale e militare della Cina nel settore navale è tale che porti ed industria cantieristica subiranno ingenti finanziamenti privati e pubblici per rendere la marina cinese tra le prime al mondo
  • lo sviluppo tecnologico nel settore avionico è altrettanto importante per quanto riguarda la costruzione di velivoli commerciali e militari. La tecnologia militare è spesso infatti a cascata uno dei fattori trainanti della ricerca e dello sviluppo. E' importante ricordare che la Cina è uno dei pochi paesi al mondo che produce su propria licenza un motore a reazione.

Settore tessile - abbigliamento

Dal 1994 la Cina occupa la prima posizione mondiale in quanto maggiore esportatore di prodotti tessili e di abbigliamento al mondo. Nel 2010 ha raggiunto la quota del 40% delle esportazioni mondiali. Il secondo posto è occupato dalla UE che, eccetto il suo mercato interno, occupa il 29% dell'intero export globale.

Beijing domina certamente le fasce del mercato basse e medie mentre l'Europa continua a mantenere il suo primato sulla fascia più elevata del mercato sia dei prodotti tessili sia dell'abbigliamento e delle calzature. Se nel 2009 la Cina ha registrato nell'insieme della produzione di prodotti tessili e di abbigliamento una flessione dell'1,1%, entro il 2014 il mercato potrebbe crescere del 75% raggiungendo in valore i 340 mld di euro.

Anche per quanto riguarda l'export il 2009 è stato un anno difficile per la Cina che ha registrato un calo del 9,5%, ma a compensare tale flessione ci ha pensato il mercato interno che assorbe l'80% della produzione e le vendite al consumo dell'abbigliamento e delle calzature: nel 2009 ha registrato una crescita del 18%. Il numero dei negozi dei maggiori produttori internazionali in Cina tra il 2009 ed il 2010 sono cresciuti addirittura del 100%.

Per quanto riguarda le importazioni, la Cina acquisisce dall'estero appena il 5% dell'intero suo mercato e per la quasi totalità si tratta di prodotti tessili e non abbigliamento o calzature. Ciò significa che le aziende straniere che operano nel settore dell'abbigliamento e delle calzature producono nel paese ciò che vendono all'interno del mercato.

I maggiori paesi esportatori in Cina sono il Giappone con il 12,1%, Taiwan con il 10,5%, gli Stati Uniti con l'8,9%, la UE con l'8,3% e l'India con l'8%. All'interno della UE i maggiori attori sono l'Italia (3%), la Germania (1,6%) e la Francia (1%).

Il settore del tessile, abbigliamento e calzature in Cina è tanto importante da assorbire in termini di valore il 30% della forza lavoro del paese nel 2009. All'interno del sistema produttivo del settore tessile la parte delle aziende private occupa il 75% mentre per quanto riguarda l'abbigliamento e le calzature la percentuale scende al 59%.

Un altro dato significativo che descrive la situazione del mercato riguarda gli investimenti stranieri, compresi quelli provenienti da Taiwan, Hong Kong e Macau, che per il 40% riguardano abbigliamento e calzature mentre solo il 22% per quanto riguarda il tessile. Il 34,2% del mercato riguarda prodotti non appartenenti all'abbigliamento che invece raccoglie nel paese il 29,1%.

Sia nel tessile sia nell'abbigliamento i margini sono piuttosto bassi (circa il 6% nell'abbigliamento ed il 5% nel tessile) e questo è dovuto al fatto che nel paese vi è una fortissima competizione interna ed internazionale, scarsità di differenziazione di marchi e prodotti dallo scarso valore aggiunto. L'abbigliamento maschile occupa circa il 41,6% del totale delle vendite, quello femminile il 36,6% e quello dell'infanzia il 21,8%.

Allo stato attuale la strategia delle grandi imprese internazionali dell'abbigliamento e quelle nazionali è quella di adattare la loro offerta di prodotti alle esigenze locali, adattandosi alle diverse condizioni economiche interne e alle diverse esigenze del variegato mercato cinese.

Una delle soluzioni adottate è stata quella di incontrare le esigenze del mercato locale proponendo marchi e prodotti esclusivamente per questo specifico mercato. Un esempio su tutti può essere quello della Levi Strauss che nel 2010 ha messo sul mercato il marchio dENiZEN concepito appositamente per il mercato cinese ed asiatico con un'offerta di prodotto a prezzi decisamente più bassi riuscendo così a diversificare marchio e prodotto e mantenendo ottime performance nel settore top-quality.

La strategia delle aziende cinesi è quella di cercare di penetrare le città di prima e seconda fascia attraverso una collaborazione con le aziende straniere e con marchi internazionali al fine di accrescere la visibilità e la qualità della propria immagine. Un esempio da citare è senza dubbio l'operazione di Aokang, produttore di scarpe privato, che ha acquistato la possibilità di produrre e commercializzare in Cina l'italiana Valleverde.

Altri esempi concreti possono essere quelli della Nike che, dal 2008 ha perso quote di mercato a favore di operatori quali la cinese Semir Group che, grazie alla sua conoscenza delle condizioni locali e del gusto dei consumatori cinesi, ha fatto registrare notevoli miglioramenti.

Se le previsioni di crescita economica e di stabilità politica del paese verranno confermate, la Cina dal 2020 potrebbe diventare un paese dalla ricchezza piuttosto diffusa e di conseguenza la spesa per l'abbigliamento crescerà sensibilmente. Previsioni di carattere statistico compiute da società quali Euromonitor (2011) stabiliscono un potenziale di crescita (CAGR) per i prossimi cinque anni di circa il 10% all'anno, sia in termini di valore che di volumi, per il settore dell'abbigliamento.

Opportunità per le imprese italiane

Le opportunità per le imprese italiane nel settore dell'abbigliamento in Cina possono essere notevoli e allo stesso tempo estremamente rischiose. Come per la maggior parte delle imprese occidentali il valore aggiunto da esportare in Cina rimane quello della qualità del prodotto finiti attraverso la linea di design, le tecnologie immesse nel processo produttivo e nel marchio ad esso associato. Si tratta di elementi, tutti, ad alto valore aggiunto. Tuttavia il mercato cinese è in forte espansione.

La maggior parte degli sforzi industriali sono concentrati sulla conquista dei mercati delle città dell'interno e di tutte quelle aree non ancora raggiunte dai centri commerciali e dai mega store. In un contesto simile, dunque, è possibile che aziende di nicchia alla ricerca della domanda di qualità possano avere maggiori opportunità. E' infatti all'immensa classe borghese di fascia alta e molto alta che l'industria dell'abbigliamento deve rivolgersi.

Partendo dal fatto che l'intero mercato dell'abbigliamento cinese è dominato dall'estrema frammentazione, le aziende hanno ampi margini per poter rinforzare e consolidare i propri marchi. Stanno nascendo, infatti, nell'ambito dei servizi alle imprese, istituti di ricerca promossi dalle aziende stesse per identificare le scelte ed i gusti dei consumatori attraverso indagini di mercato a livello diretto. Anche la pubblicità deve ancora adattarsi ai nuovi trend del mercato in relazione alla localizzazione dell'offerta.

Nel prossimo futuro, infatti, si vedranno in Cina spot pubblicitari diversi in funzione delle diverse aree del paese con riferimenti e personaggi che abbiano la capacità di attirare i consumatori delle singole regioni. Le quote pubblicitarie di mezzi di comunicazione come internet stanno ampiamente crescendo e ciò su cui si punterà come in occidente saranno gli spot trasmessi attraverso il mobile internet e TV. Il segmento sul quale vi saranno maggiori investimenti e sul quale ci si aspetta una crescita maggiore è indubbiamente quello dell'abbigliamento femminile. La scelta delle consumatrici cinesi, tuttavia, è attualmente diverso da quello occidentale e tende molto influenzato dallo stile locale e con una valore atteso di crescita CAGR dell'11%, un valore maggiore rispetto alla media del comparto.

Settore delle calzature

Il settore delle calzature ha un valore in Cina di circa 26 miliardi di euro con un incremento dell'11% dal 2009 al 2010. Il dato di partenza è che il costo medio di un paio di scarpe è di circa 10 euro nel 2010, un 4% più dell'anno precedente.

La crescita del settore per i prossimi anni si potrebbe attestare intorno al 9%. I settori che maggiormente sono cresciuti sono quello delle calzature femminili non sportive che denota un trend particolare caratterizzato da un'attrazione del pubblico femminile per scarpe alla moda. E' infatti sempre più frequente che le donne ricoprano ruolo manageriali e allo stesso tempo che abbiano a disposizione un proprio salario sufficiente da poter acquistare le scarpe che desiderano.

Contemporaneamente, sia per quanto riguarda il comparto femminile sia quello maschile, le scarpe ad uso sportivo hanno registrato un forte incremento e ciò è dovuto al cambiamento repentino dello stile di vita. Lavori sedentari e necessità di mantenersi in forma sono le prime considerazioni della crescita del consumo di scarpe sportive, ma è importante ricordare anche che lo sport in generale è una delle principali fonti di socializzazione.

L'incremento del costo unitario per paio di scarpe è dovuto non solo all'aumento delle materie prime come più volte citato, ma anche all'ingresso nel mercato cinese di sempre maggiori marchi con una crescita media del livello delle scarpe alla moda e di alta qualità rispetto al passato. Nonostante sia stata registrata la flessione la vendita all'interno dei negozi ed in particolare nei department store rimane il 99% del totale delle vendite.

Belle International Holdings rimane l'azienda leader nel settore delle calzature in Cina nel 2010 con una quota di mercato in termini di valore del 5%. La strategia è quella di offrire un elevato numero di brand e quindi di diversificare l'offerta in particolare per quanto riguarda il comparto femminile grazie al fatto che le donne sono i maggiori acquirenti di scarpe.

Tra i player a maggiore crescita, con un'acquisizione dello 0,2% di maggiore quota di mercato è l'Aokang Group che ha potuto ottenere questo risultato grazie alla sua maggiore e capillare presenza nei department store e grazie ad una aggressiva campagna pubblicitaria.

La competizione tra aziende straniere ed aziende locali è sempre maggiore. Lo scontro tra i grandi gruppi internazionali e le aziende cinesi probabilmente avverrà in un futuro non prossimo in quanto entrambi i soggetti stanno adottando strategie diverse. Le une e le altre, infatti, stanno cercando di imparare dai punti di forza degli avversari cercando di migliorare la logistica, conquistare aree del paese finora non raggiunte e cercando di investire in pubblicità reputazione. Sottomarchi della Adidas, ad esempio, quali la NEO hanno avuto nel 2010 ottime performance puntando direttamente alla fascia media del mercato con scarpe sportive ma allo stesso tempo casual raggiungendo la fascia degli adolescenti (teenagers) e colpendo quindi la fascia di mercato più ampia.

Nei prossimi anni, sempre più velocemente e grazie ad una crescita dei salari, l'utilizzo delle scarpe passerà decisamente da un acquisto semplicemente utilitaristico (lavoro) ad uno nel quale il gusto e lo stile di vita saranno sempre più presenti. Per poter conquistare quote di mercato o per poter entrare nel mercato cinese non sarà necessario solo vendere i modelli pensati e disegnati per l'occidente, ma dovrò essere colto e valorizzato. Il mercato cinese, infatti, come hanno dimostrato i grandi gruppi internazionali, non assorbe solo ciò che proviene dall'occidente, ma ha delineato gusti e linee di mercato proprie che spesso si trasmettono anche ad altri mercati asiatici.

La linea delle calzature che avrà maggiore rilevanza è quella delle scarpe sportive maschili con un CAGR del 9%. L'aumento del costo delle materie prime farà crescere il prezzo unitario medio per paia di scarpe di circa il 2% entro il 2015 passando da 10,35 euro a 10,59 euro. Si vedranno inoltre crescere le acquisizione da parte di aziende cinesi di marchi internazionali sia in termini di vere e proprie acquisizioni sia come acquisti di esclusive per la commercializzazione.

Paese: Cina