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Scheda Paese India

Il quadro economico che un imprenditore che si vuole affacciare al mercato indiano si trova di fronte, è quello di una crescita del Pil che si aggira intorno al 7,7% all'anno (2011). Tra i  settori produttivi l'agricoltura è certamente il settore che cresce meno (3,9%) sebbene occupi oltre il 60% della popolazione del paese. L'industria ha avuto un aumento del 5,1% a causa principalmente di un blocco delle performance del settore delle costruzioni che non ha superato in un anno l'1,2%. Il terziario, quello dei servizi, è certamente il comparto che ha avuto la maggiore crescita nell'ultimo anno con un valore medio che si aggira intorno al 10%. All'interno di questo settore il turismo, il settore alberghiero, quello dei trasporti e delle comunicazioni hanno ampiamente superato il 12% di crescita annuale

India e Cina sono direttamente concorrenti per prevalere nell'ambito asiatico sotto il profilo economico e politico. Grazie alla loro crescita economica e demografica, sono alla continua ricerca di approvvigionamenti di materie prime ed energetiche per alimentare l'industria manifatturiera.

Cina ed India competono sugli stessi settori produttivi puntando entrambi sulle facilitazioni agli investimenti, il basso costo della manodopera, il vasto mercato interno. E' importante sottolineare che la Cina continua ad avere sull'India un vantaggio competitivo rilevante grazie alla sua capacità di penetrare i mercati internazionali che l'India non possiede.

L'India costituisce uno dei maggiori mercati di sbocco per le imprese italiane e, come tutti i paesi dalle grandissime dimensioni geografiche e demografiche, vive realtà molto diverse tra gli stati che la compongono.

I settori nei quali le imprese italiane possono maggiormente compiere dei successi in termini commerciali o imprenditoriali è quello dei macchinari nella sua accezione più ampia del termine. L'India è un grande produttore manifatturiero, ma soffre ancora dell'assenza di un'industria locale sviluppata sotto il profilo della produzione di macchinari in generale.

Sebbene esistano delle eccellenze nell'industria pesante e in quella tecnologica, in termini di macchinari di precisione, di macchinari destinati alla lavorazione dei prodotti petroliferi o di tecnologie legate ai trasporti, il paese deve ancora oggi fare molti passi in avanti.

Il sistema delle strade è ancora piuttosto carente rispetto alla massa di merci e di persone che dovrebbero spostarsi nel paese quotidianamente. Le condizioni economiche della maggioranza della popolazione non hanno ancora permesso lo sviluppo reale degli aeroporti e dei voli interni che sebbene numerosi rimangono pochi rispetto alla popolazione che insiste sul territorio indiano.

L'India soffre una complicata burocrazia sia a livello centrale sia a livello locale. Inoltre la criminalità, presente sotto diverse forme (politica ed economica), risulta essere meno pressante rispetto alla reale piaga del paese che è rappresentato dalla corruzione dilagante ai più diversi livelli politici ed amministrativi e alla quale il Governo centrale e locale non riescono a mettere un freno.

(Informazioni aggiornate a gennaio 2012)

L'India è il secondo paese più popoloso al mondo e circa 3,5 volte più popoloso del terzo. Si tratta di circa 1,2 miliardi di persone che posseggono tradizioni culturali, linguistiche, religiose, alimentari e di vita quotidiana anche molto diverse tra loro. Considerando che socialmente il 70% della popolazione vive in ambienti rurali o in piccole città o villaggi, la cultura dominante nel paese è certamente quella tradizionale e legata al territorio di residenza.

La famiglia costituisce la principale organizzazione della società con un forte attaccamento della popolazione alle tradizioni che si tramandano all'interno di essa. E' ancora in uso, in particolare nelle regioni e nei villaggi agricoli più poveri, combinare matrimoni tra bambini. Inoltre il sistema delle caste, abolito per legge, continua a persistere e a proliferare in tutte le parti del paese.

La costante ma lenta urbanizzazione della popolazione ha rotto in parte il sistema sociale basato sulla tradizione e sulla famiglia creando sempre più spesso nuclei familiari di una sola persona, ma continua a trattarsi di piccoli numeri rispetto alla massa della popolazione.

La libertà sociale è piuttosto ampia e rispecchia una tradizione democratica del paese. E' importante ricordare che a fronte di una libertà formale esistono delle limitazioni per le donne del paese all'accesso all'istruzione, al libero matrimonio e, in generale, all'indipendenza economica.

In molte aree del paese, intorno alle grandi città o in alcune realtà rurali è possibile riscontrare condizioni di povertà estrema dovute principalmente alla scarsità di mezzi e di risorse per l'agricoltura.

La religione è un altro elemento chiave per comprendere la società indiana e i suoi vincoli culturali. Oltre all'induismo, religione maggioritaria, e all'Islam, religione ampiamente diffusa nel paese, esistono numerosi altri credi che hanno in alcune realtà locali un'influenza particolarmente importante. Si tratta del Sikismo, del Cristianesimo e di molte altri credi di varia natura filosofica. L'approccio ai prodotti stranieri è quindi molto differente in funzione del credo religioso, della regione in cui si intende commerciare e dello status sociale.

Una delle maggiori problematiche per un imprenditore interessato all'India riguarda il livello di corruzione della pubblica amministrazione e della politica. Secondo Transparency International il 55% degli Indiani ha avuto un diretto coinvolgimento nel pagamento di una piccola o grande tangente. Nella lista dell'associazione l'India è al 95 posto come livello di corruzione su 180 analizzati. Secondo alcune stime l'India ogni anno perde in termini di corruzione circa 18,45 miliardi di dollari, una cifra che si aggira intorno all'1,25% del Pil.

All'inizio degli anni 2000 sono state abbattute una gran parte di barriere alla competizione che tutt'oggi costituiscono una garanzia alla libera impresa ed al libero accesso al mercato. Non vi è alcuna forma di controllo in caso in cui l'azienda oggetto abbia un asset complessivo inferiore ai 40 mln di euro.

Un elemento importante per chi volesse vendere prodotti in India riguarda i vincoli che sussistono oggi per la vendita di prodotti nel paese. Un produttore che scegliesse di vendere i propri beni attraverso un particolare distributore non ha alcuna possibilità di vincolare o limitare o ancora impedire che questi venda prodotti di altre aziende.

Un produttore può vendere uno stesso prodotto a diversi intermediari e a diversi prezzi con la possibilità aggiuntiva di poter utilizzare un mediatore commerciale anche non autorizzato. Non esiste in India alcun vincolo sulla libertà dei prezzi da offrire sul mercato sebbene esista un controllo rigido su alcuni beni considerati essenziali quali alcuni generi agricoli ed alimentari, l'elettricità ed alcuni prodotti raffinati del petrolio.

Agricoltura

L'agricoltura resta un settore produttivo molto importante dell'economia indiana. Ancora oggi, il sostentamento di più della metà della popolazione indiana dipende dall'agricoltura che si caratterizza per un elevato rapporto tra superficie coltivata e popolazione. L’estensione dell’area coltivata ha raggiunto circa 142.000 km2, l‘80% di quella coltivabile; questo è stato reso possibile dallo sviluppo dell’irrigazione, che ha consentito la messa a coltura durante la stagione secca delle regioni meno favorite dalle precipitazioni.

L’India è un importante produttore di miglio, di zucchero grezzo e di tè, riso (è il secondo produttore mondiale dopo la Cina) e di grano. Altre colture di rilievo sono i legumi, i semi da olio e il cotone nonché le spezie, la frutta e la verdura. Il Paese è inoltre ricco di essenze da ebanisteria (teak, legno rosa, sandalo) diffuse nelle foreste, e di bambù, soprattutto nel Bengala, utilizzato nella fabbricazione della carta.

Anche l’allevamento riveste un ruolo di primo piano: il patrimonio zootecnico è prevalentemente composto da bovini, utilizzati principalmente per la produzione di latte (è il secondo produttore mondiale di latte dopo gli Stati Uniti) e per i lavori agricoli (il consumo di carne da parte della popolazione è limitato per motivi religiosi); rilevante inoltre è il patrimonio di ovini, allevati principalmente per la produzione di lana, in particolare nel Kashmir, di cui è caratteristica la razza mohair. Con oltre 5.700 km di coste, la pesca rappresenta uno dei settori nei quali l’India può vantare un consistente vantaggio competitivo, tuttavia non ancora adeguatamente sfruttato.

Industria

L'Information technology e l'industria dei servizi sono cresciute a un tasso medio annuale di circa il 50% l'anno dal 1993, per un giro d'affari pari a 29,6 miliardi di dollari. Tale tipo di industria è orientata soprattutto all'esportazione, mentre il mercato dell'IT nazionale incide sul 40% circa del turnover totale. Il 40% delle imprese di software e servizi è rappresentato da imprese multinazionali.

Il più importante mercato sono gli Stati Uniti, che assorbono il 70% circa delle esportazioni di software dell'India, seguiti dalla Gran Bretagna (14%) e dall'Europa (9%). Le imprese indiane sono specializzate soprattutto in software per banche, istituti finanziari e compagnie di assicurazione.

L'industria automobilistica incide per il 5% circa sulla produzione industriale, ed è uno dei settori che sta crescendo più velocemente negli ultimi anni. Tale crescita è dovuta principalmente all'aumento dei livelli di reddito e della popolazione giovane, nonché alla permanente inefficienza dei trasporti pubblici.

Servizi

Il settore dei servizi occupa il 20% della popolazione attiva e concorre per circa il 45%-50% alla formazione del PIL nazionale. I suoi ritmi di crescita, tra i più alti al mondo, sfiorano quelli cinesi. Una politica innovativa sta acquisendo forza e modernizzando il Paese, e un’incisiva riforma economica ha consentito uno sviluppo più robusto, consolidando industrie importanti del business internazionale: come quelle dell’elettronica, dell’Information Technology (IT) e della farmaceutica.

Il Paese, ha fatto leva sulle sue dotazioni più apprezzate: la scuola tecnica, la preparazione degli addetti e la conoscenza dell’inglese. Negli ultimi anni, l'India ha visto diffondersi sempre più le transazioni di e-commerce, che riguardano soprattutto prodotti di basso valore, in particolare viaggi, biglietteria, abiti, gadget elettronici, libri e musica.

Anche i servizi online, come la ricerca del lavoro, l'organizzazione di incontri, le vendite all'asta e le azioni commerciali e bancarie, hanno avuto una notevole diffusione. Si è avuta una notevole apertura da parte del governo indiano verso la partecipazione privata a tutte le sezioni del mercato delle telecomunicazioni. Sono rimaste, comunque, una serie di restrizioni nei confronti delle imprese straniere che operano in vari settori del campo.

Generalmente non sussistono restrizioni per gli stranieri nel settore industriale, che comprende anche i software per la comunicazione ed internet.  Per quanto riguarda i servizi di base e di mobilità cellulare, sono state ammesse il 74% di azioni, soggette comunque all'autorizzazione del Dipartimento per le Telecomunicazioni. Le principali aziende del settore sono al momento, Reliance Group, Baharti Group, entrambe locali, la statale BSNL e Idea Cellular.

Creazione di un'azienda

Nel corso degli ultimi anni il Governo indiano ha adottato politiche molto più liberali in tema di accesso ad attività imprenditoriali nel paese da parte di imprese straniere. Tempi e costi sono davvero contenuti, specie se confrontati con le lungaggini burocratiche italiane.

La normativa societaria indiana è sostanzialmente assimilabile alla nostra. In India, le forme societarie comunemente diffuse e utilizzate dall’investitore straniero sono le società a responsabilità limitata – limited liability company, a responsabilità illimitata – illimited liability company (meno diffuse sebbene esistenti) e per azioni – joint stock company.

In India, la costituzione di una società avviene semplicemente attraverso la registrazione dell’Atto costitutivo e dello Statuto Sociale presso il Registrar of Companies (ROC) dello Stato in cui avrà sede la società e la sua struttura organizzativa. Il ROC, approverà altresì il nome conferito alla società ed, oltre alla lettera d’approvazione, i promotori dell’impresa dovranno procedere alla predisposizione di alcuni documenti amministrativi come l’Atto costitutivo (Memorandum of Association) e lo Statuto sociale (Articles of Association) nonché l’Atto di nomina con l’indicazione della sede sociale e degli amministratori.

Normalmente, in 8 settimane viene rilasciato il Certificato di Costituzione – Certificate of Incorporation – a seguito del pagamento della Registration Fee che varia da 500 Rupie – meno di 10 Euro – in misura proporzionalmente diretta al variare del capitale della società. Da questo momento la società acquista una personalità giuridica e – se si tratta di una società privata – può iniziare ad operare immediatamente.

Oltre, però, alla costituzione di una società, l’azienda straniera può decidere di operare in India attraverso altre forme non societarie come: Branch Office, Liason Office, Project Office, Other Place of Business. L’apertura di uno qualsiasi di questi uffici richiede l’approvazione della Reserve Bank of India (RBI) che esamina la domanda entro poche settimane. I tempi per l’avvio di un’attività imprenditoriale in India, regolarmente costituita e regolamentata dalla normativa societaria indiana (Company Act del 1956) quindi, non superano i 90 giorni, includendo l’ottenimento del PAN e del TAN.

Sistema di tassazione

Allo stato attuale è in fase di valutazione in Parlamento una legge che potrebbe modificare sostanzialmente il codice tributario ed entrare in vigore nell'aprile 2012. Le nuove proposte di legge prevedrebbero che i profitti delle aziende potrebbero essere tassati al 30% con lo stesso trattamento per le succursali di aziende straniere che attualmente sono tassate al 40%. Per le aziende straniere la nuova proposta aggiungerebbe un 15% sui profitti una volta dedotti gli oneri già dovuti al 30%.

A fianco delle tasse del Governo vi sono molte accise comminate dalle amministrazioni locali che possono andare dallo Stato interno, alla provincia o alla municipalità stessa. Il problema delle tasse locali è decisamente una questione complessa che negli anni ha subito numerose modifiche e revisioni di semplificazioni, ma che rimane un aspetto cruciale che determina la complessità del sistema amministrativo.

Un elemento molto importante da sottolineare, tuttavia, riguarda il fatto che una quota significativa dell'economia indiana si svolge fuori dal controllo fiscale e quindi per le aziende straniere o per culture imprenditoriali di altro genere ciò potrebbe provocare un'aggiunta di criticità. Allo stato attuale la tassazione per le aziende locali è del 30% con un'addizionale del 5% per quelle imprese che fatturano più di 153.000 euro.

Per le aziende straniere che hanno una sede in India la tassazione è del 40% con una quota aggiuntiva del 2% per quelle che superano la stessa cifra di fatturato (153.000 euro).

I paesi che hanno maggiori vantaggi sotto il profilo fiscale sono Cipro e le Isole Mauritius, non deve quindi sorprendere che da queste ultime provengano la maggiore quantità di flussi di investimenti diretti esteri in India.

La tassazione alle frontiere sia per l'importazione sia per le esportazioni è del 10%. Questi tassi non si applicano ai prodotti agricoli o a quelli con scadenza giornaliera.

Mercato del lavoro

In India il mercato del lavoro è molto sviluppato, variegato e con un'ampia offerta di professionalità e di livelli diversi educativi e di esperienza. Esiste altresì un ampio spettro di persone che hanno ricevuto un'educazione superiore o universitaria, compreso un discreto numero di tecnici ed ingegneri.

La crescita economica repentina ha tuttavia messo in evidenza il livello competitivo tra le aziende che sono alla ricerca sempre più di personale e lavoratori specializzati. Per questo motivo in questi ultimi anni vi è stata una certa contrazione nella domanda di lavoro sia per quanto riguarda il manifatturiero sia per quanto riguarda il terziario.

La produttività di un lavoratore indiano risulta una delle più basse dell'intera area dell'Asia.L'ammontare del personale incide tra un 15% ed un 40% sul totale del costo produttivo, in base alla tipologia di azienda. Il numero del personale amministrativo e manageriale è in continua crescita grazie ai risultati che si stanno registrando a seguito dell'istituzione di numerosi master e corsi di specializzazione in business che stanno immettendo nel mercato del lavoro i propri studenti. In particolare, il mercato dei manager è particolarmente competitivo a causa del sempre crescente ingresso nel mercato indiano di aziende internazionali e della crescita economica.

Per evitare di aumentare eccessivamente le paghe dei dipendenti o di accrescere la quantità di benefit le aziende usano spesso la leva delle quote azionarie per avvicinare i manager. I settori a maggiore richiesta sono quelli dei servizi finanziari, IT, telecomunicazioni, infrastrutture e anche la grande distribuzione.

Il mercato del lavoro è tuttavia anche segnato da un'altra piaga che per i paesi è meno frequente e si tratta dell'assenteismo. Soprattutto nei periodi estivi il personale si assenta spesso dal lavoro e sommando questa pratica con le numerose festività e con le abitudini locali molti giorni all'anno non sono coperti dal lavoro.

Per quanto riguarda il collocamento dei lavoratori esiste una quota del 30% circa destinata alla popolazione che appartiene alle classi più basse della scala sociale o che addirittura ne è escluso. Esiste allo stesso tempo una forte corrente politica che vorrebbe che un simile principio venisse applicato anche alle aziende private, ma ancora non è stata approvata alcuna legge particolare.

Per quanto riguarda la rappresentanza sindacale si tratta di un atto volontario di ogni singolo lavoratore. In India in particolare è più frequente imbattersi nelle aziende in sindacati di fabbrica piuttosto che di settore, sebbene comunque esista una affiliazione nazionale. Il potere dei sindacati è notevolmente diminuito negli ultimi anni ed i lavoratori membri delle organizzazioni spesso non seguono le direttive dei loro rappresentanti.

In India gli stipendi ed i benefit aggiuntivi variano moltissimo dalla tipologia del settore di impiego ed anche dalla regione nella quale l'azienda si colloca. E' importante ricordare che lo stipendio è formato da un salario e da una franchigia collegata ad un indice ufficiale del costo della vita. Si tratta di un contributo ad esempio per l'alloggio e può raggiungere anche cifre superiori al 60% dello stipendio di base.

Il governo ha stabilito dei minimi per le paghe dei lavoratori con modalità diverse da categoria a categoria. Esiste anche un massimo tetto di ore per settimana che varia anch'esso dalla tipologia di industria e dall'impiego. Gli operai lavorano 48 ore alla settimana, ma in pratica coloro che lavorano negli uffici non superano le 38 ore. Gli operai delle fabbriche hanno generalmente una settimana di lavoro fatta di sei giorni e per quanto riguarda l'impiego femminile in fabbrica questo è limitato dall'orario: dalle 6 di mattina fino alle 7 di sera solo con qualche eccezione fino alle 10. Tutte le ore lavorative che superano le 9 ore al giorno sono da considerarsi straordinario e vengono pagate il doppio. Qualche esempio di paga media è qui di seguito proposta e la variazione dipende dall'esperienza maturata, dal luogo dell'azienda e dalla tipologia di azienda:

  • ingegneri: tra i 275 ai 1100 euro al mese
  • ragioniere: tra i 225 ed i 1100 euro al mese
  • operaio specializzato: tra i 100 ed i 280 euro al mese
  • segretaria: tra i 90 ed 250 euro al mese.

La possibilità di licenziare il personale o addirittura di chiudere un'azienda o una parte di essa con un numero di impiegati superiore ai 100 è piuttosto complesso e richiede sostanzialmente l'approvazione del Governo. Questa operazione risulta difficile e soprattutto lunga nella tempistica. E' importante ricordare che qualsiasi chiusura che non abbia avuto l'approvazione governativa consente ai lavoratori di percepire tutto lo stipendio ed i benefit associati in maniera regolare.

Accesso al credito

L’approccio al cliente oggi non è più orientato unicamente alla vendita del singolo prodotto di massa, ma piuttosto all’offrire un servizio ad alto valore aggiunto volto a soddisfare le diverse necessità nell’ambito domestico e internazionale. Contrariamente a quando accadeva qualche anno fa, oggi si assiste sempre più ad un’espansione dei principali conglomerati indiani al di fuori del proprio territorio attraverso acquisizioni di società o joint-venture in settori complementari all’attività primaria.

La crescente competizione tra banche non solo ha introdotto nuovi concetti di marketing, ma ha posto come obiettivo principe la qualità del servizio. Tuttavia è importante ricordare che tale comportamento dipende molto da luogo nel quale si trova la banca. Anche nelle banche private, ma lontane dai grandi flussi di stranieri e di capitale per finanziarie attività industriali potrebbe essere difficile incontrare gli stessi standard qualitativi che in altri paesi occidentali.

L’imprenditore straniero, in particolare l’italiano, che si trova ad operare sul territorio indiano e necessita dell’apertura di un rapporto di conto con una banca locale, nel 90% dei casi si rivolgerà ad una banca straniera perché più consona agli standard ai quali è abituato. Si può affermare che per quanto concerne le operazioni inerenti al mercato interno, la banca indiana è sicuramente un interlocutore affidabile, sebbene il controllo dei rischi costituisca tuttora una seria difficoltà per mancanza di un’unica centrale rischi.

Oggi in India circa il 75% degli attivi è detenuto da 28 banche pubbliche. Il restante è ripartito fra banche private (17%) e straniere (8,40%). Fra queste ultime nessuna banca italiana è presente con proprie filiali operative ma unicamente con uffici di rappresentanza. La modesta presenza sul territorio di istituti di credito internazionali va ricercata principalmente nella sostanziale chiusura dell’organo centrale agli investimenti stranieri.

Le incredibili dimensioni, in termini di numero di sportelli delle banche indiane, se da un lato assicurano la vicinanza al cliente ovunque nel Paese, dall’altro non sempre consentono un livello di servizi equiparabile agli standard occidentali. Le singole unità locali gestiscono infatti, con ampio potere decisionale, le diverse attività operative.

Tutela della proprietà intellettuale

La legge indiana tutela in maniera ampia e diffusa i brevetti, i marchi, i loghi ed il diritto d'autore. Tuttavia nella prassi in India è piuttosto complesso ottenere un'efficace ed una rapida soluzione delle controversie in materia di proprietà intellettuale.

Per quanto riguarda i brevetti molte aziende multinazionali hanno espresso e manifestato una certa riluttanza nell'esportare in India brevetti e tecnologia prima di avere un controllo totale sull'operazione di produzione. I sospetti sono tali per cui le aziende preferiscono mantenere il controllo totale del processo di produzione anche nella situazione in cui il brevetto sia non proprietario.

Per quanto riguarda i marchi anche in India il numero di falsificazioni e di evidenti atti di plagio. Le aziende che si sentono defraudate del proprio marchio o danneggiate da una concorrenza sleale sul simbolo ed il nome dell'attività di un'altra azienda possono condurre un'attività di denuncia sia a livello civile sia a livello penale. Negli ultimi anni è stato fatto un grande passo in avanti in India in quanto è possibile arrivare da un giudice per la protezione dei propri interessi anche se si è avuto solo ed esclusivamente un danno di immagine e non un danno materiale.

Per quanto riguarda i dati sulla protezione del copyright è importante ricordare che la pirateria di software e prodotti editoriali di varia natura è sempre più presente. Un mld di dollari di perdite per il solo software a causa della pirateria informatica, 17,7 mln di dollari per la musica. Per tale motivo l'India continua ad essere un osservato speciale per quanto riguarda le autorità statunitensi sulla tutela della proprietà intellettuale. I dati sopra descritti costituiscono un volume di affari che si aggira sia per la musica sia per il software intorno al 65% dell'intero mercato.

Infrastrutture

L'India sta compiendo un imponente sforzo di adeguamento infrastrutturale: entro il 2014 ha intenzione di portare al 9% del PIL la spesa complessiva in infrastrutture, dall'attuale livello del 6.5%. Nel quinquennio 2012 – 2016 (12° piano quinquennale) il Governo indiano ha annunciato investimenti per 750 miliardi di Euro (circa mille miliardi di dollari, rispetto ai 500 miliardi di dollari dell'11° piano e ai 220 miliardi di dollari del 10°).

Il Governo punta a coinvolgere il più possibile il settore privato nella grande opera di modernizzazione delle infrastrutture (autostrade, ferrovie, porti e aeroporti) secondo la formula delle Private-Public Partnerships e con operazioni BOT (Build - Operate - Transfer). A più riprese il Governo di New Delhi ha infatti invitato gli investitori e le imprese straniere a farsi avanti.

Le maggiori infrastrutture nazionali tuttavia risultano essere carenti rispetto alla necessità dello sviluppo economico interno ed in base alla prospettiva che il paese potrebbe raggiungere anche nel breve periodo.

Le autostrade nazionali hanno un'estensione di circa 71.000 km (di cui solo il 20% sono a 4 corsie, il 50% a due, il 30% a corsia singola) e si trovano in condizioni di manutenzione mediamente non buone. Il National Highways Development Programme (NHDP), affidato per la sua attuazione ad un'agenzia ad hoc (la National Highway Authority of India - NHAI), ha l'ambizioso obiettivo di costruire, ampliare o riabilitare 54.000 km di autostrade, con un investimento stimato in 60 miliardi di dollari, ad un tasso di 20 km di strada al giorno, pari a circa 7.300 km all'anno.

Tra i progetti piu' significativi si segnala il cosidetto "Quadrilatero d'Oro”, che dovrebbe collegare le metropoli di Delhi, Mumbai, Kolkata, Chennai e Bangalore con una strada ad alto scorrimento a sei corsie.

Per quanto riguarda le ferrovie sono previsti finanziamenti per 18 miliardi di Euro (incremento del 118% rispetto al 10° piano quinquennale). 25 mila km di ferrovie entro il 2020, per una spesa totale di oltre 70 miliardi di dollari. Forte enfasi sul rinnovamento delle stazioni ferroviarie, in particolare quelle di New Delhi, Mumbai, Patna e Secunderabad. Contemporaneamente sono stati stanziati 2 miliardi di Euro in finanziamenti pubblici (con un incremento del 364% rispetto al 10° piano quinquennale).

La Airport Authority prevede la modernizzazione di 35 aeroporti non metropolitani. L'India è il quarto paese al mondo per numero di voli interni, ma la sua media giornaliera di voli è decisamente più bassa rispetto a quella del primo paese al mondo, gli Stati Uniti. In India volano al giorno circa 2.500 aerei e negli Usa più di 50.000.

Per quanto riguarda i porti, infrastrutture strategiche per l'intero export indiano, sono 7,3 miliardi di Euro in stanziamenti pubblici (con un incremento del 528% rispetto al 10° piano quinquennale). Nel quadro del National Maritime Development Program (NMDP) è prevista la realizzazione di 254 progetti miranti a potenziare le capacità portuali attraverso una maggiore dotazione di macchinari ed equipaggiamenti per la gestione dei cargo, delle connessioni con le vie di trasporto terrestre e dell'informatizzazione delle operazioni.

L'India, grazie ai suoi numerosi porti ha la possibilità in un elevato numero di paesi dell'Asia di essere un paese ponte per l'esportazione in altre realtà del continente.

Per quanto riguarda le tasse sulle importazioni queste hanno un range che per la maggior parte dei prodotti si può collocare tra lo 0 ed il 10%. L'anno precedente il picco era del 12,5% e ancora nel 1991 del 300%. Le aliquote delle accise, per semplificazione, sono state ridotte a solo tre e sono dell'8%, il 16% ed il 24%.

Al momento sono state eliminate le licenze per l'importazione eccetto per alcuni prodotti considerati strategici per il paese. Si tratta di beni quali le armi, alcune tipologie di aerei, alcuni tipi di animali, alcuni prodotti chimici e macchinari per le telecomunicazioni, esplosivi e prodotti che possano ridurre lo strato di ozono.

A livello di interscambio commerciale al primo posto rimangono gli Emirati Arabi Uniti grazie all'importazione di petrolio così come è possibile trovare al quarto posto l'Arabia Saudita. Gli Stati Uniti sono al terzo posto nel totale dell'interscambio commerciale con una quota del 7,6%.

Tra i primi quindici paesi che scambiano commercialmente con l'India si dividono quasi equamente stati europei e stati asiatici ad indicare che l'India possiede si una forte penetrazione commerciale in Europa, vale a dire in una realtà particolarmente ricca, ma ha ben presente la sua dimensione regionale asiatica.

A tal proposito è importante ricordare che l'India partecipa a numerose associazioni e trattati di libero scambio o di cooperazione commerciale all'interno del continente nel quale è inserito. Per citare alcuni esempi l'India partecipa al SAFTA, APTA, BIMSTEC, PTA e a numerosi accordi bilaterali regionali ed extra regionali che contribuiscono a ridurre le barriere tariffarie e non tariffarie per l'export indiano. Tuttavia l'accordo regionale più significativo è quello con l'ASEAN, l'organizzazione degli stati del sud est asiatico. E' verso quella dimensione geografica e commerciale che insistono i maggiori sforzi di cooperazione dato che sono i paesi dell'ASEAN ad avere un elevato potenziale economico e commerciale.

Relazioni commerciali

I dati sul commercio internazionale dell'India indicano un complessivo valore per l'esportazione di oltre 217 miliardi di dollari nel 2011 con una crescita del 25,8% rispetto all'anno precedente.

Per quanto riguarda le importazioni anche queste sono cresciute passando da 269 miliardi a 351 miliardi con un incremento del 30% in termini di valore. Come si evince dai dati continua a persistere una bilancia commerciale negativa dovuta soprattutto alla crescita delle importazioni petrolifere che occupano 105 miliardi di dollari all'anno con un incremento dal 2010 al 2011 del 40%. L'aumento delle importazioni in prodotti non petroliferi è stato invece del 26%. L'India acquista principalmente beni provenienti dall'industria mineraria e delle cave 86 mld di $, prodotti chimici con 25 mld di $, computer con 25 mld di $ e prodotti metallurgici per un valore di 37 mld di $.

In termini di valore i primi tre maggiori paesi verso i quali l'India esporta sono gli Emirati Arabi Uniti con 25 miliardi di $, gli Stati Uniti con 19 miliardi di $ e la Cina con 10 miliardi di $. I paesi principali dai quali l'India importa sono gli stessi ma cambino le quote. Dalla Cina l'India importa beni e servizi per un valore di 30 mld di $, dagli Emirati Arabi Uniti 19 mld di $ e dagli Stati Uniti 16 mld di $.

I settori nei quali l'India eccelle sotto il profilo dell'export in termini di valore sono: prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio con 23 mld di $, prodotti chimici con 12 mld di $, prodotti metallurgici con 11 mld di $ e prodotti dell'abbigliamento con quasi 12 mld di $. Il settore in generale del manifatturiero è decisamente quello più ampio e la percentuale maggiore con circa 31 mld di $ in termini di valore nell'esportazione è costituito dai prodotti non classificabili.

L’Unione Europea è il primo partner commerciale dell’India.  L'Italia esporta per 3,6 mld di dollari ed importa per 3,2 mld di dollari. Dall'Italia l'India importa per la gran parte macchinari di carattere generale, speciale e macchine per la formatura dei metalli. Nel complesso questi macchinari accumulano un valore di circa 1.313 milioni di euro. L'India compra dall'Italia prodotti chimici per 377 milioni di euro, prodotti per la siderurgia per 330 milioni di euro e prodotti di pelletteria per 143 milioni di euro.

Investimenti

L'india, grazie alla diffusione ampia della lingua inglese in tutte le sue regioni, possiede una significativa vocazione all'attrazione degli investimenti stranieri con particolare riferimento a quelli del settore dell'information technology. Gli investimenti stranieri sono concentrati in prevalenza negli stati del sud e sulla costa occidentale dove un contesto amministrativo più efficiente e una società particolarmente aperta verso gli stranieri fanno la differenza.

Sebbene la maggior parte dei settori sia aperta completamente agli investimenti stranieri, alcuni hanno ancora delle limitazioni quali ad esempio il settore bancario, le telecomunicazioni e la costruzione di velivoli e le assicurazioni.

La maggior parte degli investimenti è destinata a portare capitali verso quelle aree attualmente più depresse (prevalentemente Stati che si trovano a nord e ad est del paese) del paese e allo stesso tempo incoraggiare le aziende all'esportazione. Gli incentivi agli investimenti sia in termini di detassazione sia in termini logistici o infrastrutturali sono spesso rivolti ad alcune specifiche categorie di aziende tra le quali i produttori di energia, i porti, le autostrade, l'elettronica ed il software.

Inoltre alcuni stati dell'India forniscono agli imprenditori specifici aiuti e protezione agli investimenti stranieri. Alcuni settori hanno delle specifiche riduzioni della tassazione. Tra questi è possibile citare gli investimenti nelle infrastrutture che in India continuano ad essere scarse ed inefficienti nonostante la necessità dello sviluppo economico.

Vengono detassati tutti i settori che si occupano direttamente di ricerca e sviluppo data la necessità per il paese di rendersi autonomo dalle importazioni tecnologiche. Vi sono notevoli vantaggi fiscali se l'investimento viene effettuato nel settore dell'agricoltura ed in particolare delle piccole e medie realtà che nel paese costituiscono la maggioranza dell'impiego di manodopera.

Zone di libero scambio

La politica promossa dal Governo (Import Export 2000) ha dato avvio ad alcune zone economiche speciali (ZES) su modello cinese. In queste aree l'investitore è proprietario al 100% dell'impresa purché abbia come scopo primario quello di promuovere l'export dall'India.

Ogni stato indiano o entità amministrativa minore ha la possibilità di proporre la costruzione di tali zone economiche speciali che costituiscono sostanzialmente delle enclave duty-free considerate a tutti gli effetti come extra territoriali al fine delle operazioni commerciali. Fino all'ottobre 2011 esistevano solo 8 aree del genere inizialmente chiamate export processing zones, ma dall'autunno 2011 tutte le 582 aree che hanno fatto richiesta hanno ricevuto il benestare dello stato e tra queste 143 sono operative.

 

Paese: India