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Scheda Paese Bosnia Erzegovina

Così come per altri paesi della regione balcanica, la crisi delle economie dell’eurozona, tra i principali partner commerciali ed investitori della Bosnia-Erzegovina, sta mettendo a dura prova la capacità del sistema politico ed economico di proseguire il percorso di sviluppo portato avanti negli ultimi 15 anni circa.

Dalla fine del conflitto (1992-1995), la Bosnia-Erzegovina ha infatti intrapreso una vasta opera di ristrutturazione del tessuto economico-produttivo, devastato dalle vicende belliche. Grazie al sostegno della comunità internazionale e alla progressiva apertura della propria economia a livello commerciale e di investimenti, il paese balcanico ha vissuto una fase di progressiva crescita del PIL, con significative ricadute anche a livello di potenziamento delle capacità produttive e dell’esportazione.

La Bosnia-Erzegovina rimane tuttavia ancora debole dal punto di vista economico, come testimonia l’elevato tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, tra i più alti in Europa.

La sua forte dipendenza dall’interscambio commerciale contribuisce a limitarne le capacità di sviluppo, soprattutto in periodo di recessione regionale come quello attuale.

Inoltre, la piaga della corruzione, benché oggetto di misure di contrasto da parte delle autorità locali, continua a rappresentare un fattore negativo agli occhi degli investitori stranieri, rallentando il processo di privatizzazione in importanti settori produttivi.

Il contesto politico-istituzionale degli ultimi anni ha contribuito a mantenere alto il rischio paese, soprattutto in considerazione delle tensioni di tipo etnico-politico e dei contrasti, anche all’interno della leadership di governo, circa le riforme da intraprendere per l’adeguamento ai dettami voluti da Bruxelles al fine di portare la Bosnia-Erzegovina all’interno dell’Unione europea.

Stesso discorso vale per le misure di austerità fiscale richieste dal Fondo Monetario Internazionale per poter disporre della linea di credito messa nuovamente a disposizione nel settembre 2012, dopo il termine del precedente piano di aiuti finanziari, e che potrebbero portare a nuove tensioni sociali.

Le prospettive future del paese appaiono strettamente legate alle dinamiche europee. L’ingresso nell’Ue è considerato strategico e fondamentale da gran parte della classe dirigente bosniaca e da molti osservatori esterni. Tuttavia un ulteriore prolungamento della crisi economico-finanziaria nell’eurozona avrebbe un impatto negativo sullo sviluppo economico del paese e quindi sulla stabilità politico-istituzionale, impedendo all’élite politica di realizzare quelle riforme strutturali necessarie per il prosieguo del percorso di avvicinamento a Bruxelles.

(Informazioni aggiornate a ottobre 2012)