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Scheda Paese Bosnia Erzegovina

  • Nel ranking del “Ease of doing business” del Report “Doing Business 2012” della Banca Mondiale la Bosnia-Erzegovina occupa il 125° posto su 183 Paesi analizzati (l'Italia è all'87° posto), con un miglioramento di due posizioni rispetto al 2011.
  • Il Rapporto sulla competitività del World Economic Forum per il 2011-2012 posiziona la Bosnia al 100° posto del ranking mondiale (l'Italia occupa il 43° posto) con un punteggio di 3,83 (Italia 4,43), con un miglioramento di 2 posizioni rispetto al ranking 2010-2011.
  • La Heritage Foundation nel suo report sulla libertà economica posiziona la Bosnia-Erzegovina al 104° posto su 179 paesi (l’Italia è al 92° posto), ben al di sotto della media regionale.
  • La SACE assegna alla Bosnia-Erzegovina un rischio alto (H2, categoria OCSE di 7/7) con outlook negativo.
  • Sulla base del Logistic Performance Index (LPI) calcolato dalla Banca Mondiale la Bosnia-Erzegovina occupa la 87ma posizione su 155 paesi, con un indice di 2,66, al di sotto della media degli altri paesi dell’Europa balcanica e centro-meridionale (L'Italia è al 22mo posto con 3,64).

Così come per altri paesi della regione balcanica, la crisi delle economie dell’eurozona, tra i principali partner commerciali ed investitori della Bosnia-Erzegovina, sta mettendo a dura prova la capacità del sistema politico ed economico di proseguire il percorso di sviluppo portato avanti negli ultimi 15 anni circa.

Dalla fine del conflitto (1992-1995), la Bosnia-Erzegovina ha infatti intrapreso una vasta opera di ristrutturazione del tessuto economico-produttivo, devastato dalle vicende belliche. Grazie al sostegno della comunità internazionale e alla progressiva apertura della propria economia a livello commerciale e di investimenti, il paese balcanico ha vissuto una fase di progressiva crescita del PIL, con significative ricadute anche a livello di potenziamento delle capacità produttive e dell’esportazione.

La Bosnia-Erzegovina rimane tuttavia ancora debole dal punto di vista economico, come testimonia l’elevato tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, tra i più alti in Europa.

La sua forte dipendenza dall’interscambio commerciale contribuisce a limitarne le capacità di sviluppo, soprattutto in periodo di recessione regionale come quello attuale.

Inoltre, la piaga della corruzione, benché oggetto di misure di contrasto da parte delle autorità locali, continua a rappresentare un fattore negativo agli occhi degli investitori stranieri, rallentando il processo di privatizzazione in importanti settori produttivi.

Il contesto politico-istituzionale degli ultimi anni ha contribuito a mantenere alto il rischio paese, soprattutto in considerazione delle tensioni di tipo etnico-politico e dei contrasti, anche all’interno della leadership di governo, circa le riforme da intraprendere per l’adeguamento ai dettami voluti da Bruxelles al fine di portare la Bosnia-Erzegovina all’interno dell’Unione europea.

Stesso discorso vale per le misure di austerità fiscale richieste dal Fondo Monetario Internazionale per poter disporre della linea di credito messa nuovamente a disposizione nel settembre 2012, dopo il termine del precedente piano di aiuti finanziari, e che potrebbero portare a nuove tensioni sociali.

Le prospettive future del paese appaiono strettamente legate alle dinamiche europee. L’ingresso nell’Ue è considerato strategico e fondamentale da gran parte della classe dirigente bosniaca e da molti osservatori esterni. Tuttavia un ulteriore prolungamento della crisi economico-finanziaria nell’eurozona avrebbe un impatto negativo sullo sviluppo economico del paese e quindi sulla stabilità politico-istituzionale, impedendo all’élite politica di realizzare quelle riforme strutturali necessarie per il prosieguo del percorso di avvicinamento a Bruxelles.

(Informazioni aggiornate a ottobre 2012)

La Bosnia-Erzegovina ha una popolazione di 2,3 milioni di abitanti. Vanno poi aggiunti circa 520mila rifugiati esteri, per un totale di quasi 2,9 milioni di persone. Circa il 50% della popolazione vive in aree urbane. Le città principali sono Sarajevo, nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina (300mila abitanti) e Banja Luka (238mila abitanti), nella Repubblica Srpska.

Dal punto di vista demografico, gli ultimi dati ufficiali disponibili risalgono al censimento nazionale del 1991 e a quello effettuato dalle Nazioni Unite nel 1996, dopo la fine della guerra. La gran parte della popolazione (tra il 43-48%) è di etnia bosniaca (o bosgnacca. I “bošnjaci” sono una popolazione balcanica che nei secoli passati si è convertita alla religione islamica). Il 37% circa è composto da serbi, il 14-15% da croati. Esistono poi esigue minoranze.

Il tasso di crescita delle popolazione è attualmente al -2%. Il 17% della popolazione bosniaca (circa 400mila persone) ha un'età inferiore ai 15 anni. La percentuale di persone anziane (over 65) è del 14% (in buona parte di sesso femminile). L'aspettativa di vita è di 78,7 anni.

Circa il 20% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. L'indice di sviluppo umano della Bosnia-Erzegovina è di 0,733, che pone il paese al 74mo posto su 187 paesi, poco al di sotto della media dei paesi europei e dell’Asia centrale.

Il grado di alfabetizzazione della popolazione bosniaca è del 97,9%, senza particolari disparità tra uomini e donne.

La popolazione bosniaca appartiene a differenti religioni e confessioni: circa il 45% della popolazione è di religione musulmana (la gran parte dei bosniaci). I Cristiani-ortodossi sono circa il 36%, mentre i Cristiano-cattolici son il 15%, gli Ebrei il 3% ed i Protestanti l’1%. La componente serba della popolazione è in maggioranza di confessione ortodossa, quella croata di confessione cattolica.

Le lingua ufficiali sono il bosniaco, serbo e croato. L’inglese è una lingua di uso abbastanza comune nel business ed è sempre più parlata tra i giovani. Diffuso è anche il tedesco mentre l’italiano è parlato da poche persone.

La Bosnia-Erzegovina confina da nord a sud-ovest con la Croazia, con un piccolo accesso al Mar Adriatico, la Serbia ad est, il Montenegro a sud-est .

La Bosnia-Erzegovina è una repubblica composta da due entità federate: la Federazione di Bosnia ed Erzegovina e la Repubblica Srpska. Vi è poi il distretto autonomo di Brčko, sotto la diretta autorità del governo dello Stato centrale.

A livello istituzionale, lo Stato è frutto di un complesso sistema bilanciato per permettere equo accesso e potere alle tre componenti principali della popolazione, i bosniaci-bosgnacchi, i serbi e i croati. La Bosnia-Erzegovina ha una presidenza collettiva a rotazione. Attualmente i suoi membri sono il serbo Nebojsa Radmanovic, il bosgnacco Bakir Izetbegovic e il croato Zeljko Komsic.

Secondo il Democracy Index dell'Economist, il sistema politico-istituzionale della Bosnia-Erzegovina è considerato “Regime ibrido” e occupa il 95° posto a livello mondiale.

Le tensioni politiche hanno generato tensioni a livello sociale, anche a causa delle misure economiche intraprese recentemente, come i tagli agli stipendi pubblici ed alle pensioni di guerra, come previsto dall’accordo con il Fondo Monetario Internazionale, scaduto a luglio 2012 e ridefinito a settembre.

Nel 2011, il PIL bosniaco è stato di 13,9 miliardi di euro, mentre il PIL pro capite è stato di 3.577 euro (6.300 euro a parità di potere d’acquisto). Il PIL pro capite è tra i più bassi dell’area balcanica, davanti alla sola Albania.

Nel 2011, il PIL è cresciuto dell'1,3% e le attese per il 2012 sono di una crescita nulla o addirittura in negativo.

La Bosnia-Erzegovina ha un livello basso di inflazione, se comparato con la maggior parte degli altri paesi dell’Europa centrale ed orientale. Nel 2011 l'inflazione ha subito un rialzo, arrivando ad una media del 3,7% (dal 2,1% del 2010) ma dovrebbe attestarsi attorno al 2,2% nel periodo 2012-2013.

La valuta nazionale è il marco convertibile (KM o BAM) introdotto nel 1998. Dal gennaio 2002, il cambio con l’Euro è fissato in 1,96 KM.

Le riserve di valuta estera sono passate da 3,9 miliardi di euro nel 2007 ai 3 miliardi di euro stimati per fine 2012.

Il debito estero è attorno ai 7 miliardi di euro pari a circa il 50% del PIL, con un peso del servizio attorno ai 460 milioni di euro.

Il ruolo dello Stato nell’economia rimane ancora rilevante, soprattutto in considerazione del rallentamento nel processo di privatizzazione.

Le sorti economiche della Bosnia-Erzegovina sono attualmente legate strettamente all’applicazione delle misure di austerità ed efficienza richieste dal Fondo Monetario Internazionale. Il 26 settembre 2012 il Fondo Monetario Internazionale ha accordato alla Bosnia-Erzegovina un prestito di 405,3 milioni di euro, diviso in due tranches annuali, per sostenere il programma di crescita economica del governo di Sarajevo. Il Fondo Monetario Internazionale ha messo in luce i miglioramenti messi in atto dal governo bosniaco ma richiede maggiore disciplina fiscale, riforma del sistema di welfare e lo stimolo al processo di privatizzazione, pena l’interruzione dell’erogazione dei fondi messi a disposizione.

L’ingresso nell’Unione europea ha subito un rallentamento nell’ultimo periodo a causa dei contrasti tra le forze politiche al governo e tra queste e le opposizioni.

Zone di libero scambio

In Bosnia sono presenti diverse “zone franche” in base alla Legge sulle Politiche Doganali della Bosnia-Erzegovina e della Legge sulle Zone Franche in Bosnia-Erzegovina. Il soggetto fondatore di una zona franca può essere una o più persone giuridiche, nazionali o straniere.

All’interno delle zone franche può essere svolta ogni attività industriale, commerciale o di servizio (attività bancarie ed assicurative, ecc…).

Gli utenti delle zone franche non pagano l'IVA e i dazi alle importazioni. Gli investimenti realizzati all’interno di una zona franca, il trasferimento degli utili e il trasferimento di investimenti non comportano costi.

L’importazione di attrezzature utilizzate per la produzione all'interno della zona franca sono esenti dal pagamento di tariffe e dazi doganali.

Le zone franche non verranno chiuse con l’ingresso della Bosnia-Erzegovina nell’Unione europea e la legislazione bosniaca verrà armonizzata con gli standard Europei.

La durata degli affitti di terreni e strutture per gli operatori all’interno delle zone franche sono determinati dagli accordi tra le parti contraenti.

Attualmente sono attive le zone franche di Vogošća, nei pressi di Sarajevo, Visoko, Hercegovina-Mostar e Holc.

Alla fine di ottobre 2011, il Ministro dell’Economia della Bosnia-Erzegovina ha istituito quattro zone industriali a Hadzici, Ilidza, Ilijas e Vogosca, stanziando circa 1 milione di KM per la realizzazione e l’ampliamento di infrastrutture. E’ inoltre operativo un parco tecnologico a Banja Luka, per lo sviluppo di nuove imprese a elevato contenuto tecnologico, oltre che alla ricerca e allo studio di nuove tecnologie.

Creazione di un'azienda

In Bosnia-Erzegovina sono previste le seguenti forme di società:

  • Società in Nome Collettivo S.n.c. (d.n.o. / o.d.): la società può essere formata da due o più partner – persone fisiche locali o straniere. Non vi sono limiti di capitale e lo stesso può essere conferito in denaro o in natura. Tutti i conferimenti devono essere versati non oltre due mesi dopo la registrazione. Tutti i soci sono responsabili illimitatamente per le obbligazioni della Società in nome collettivo, ma il creditore può agire nei confronti dei soci solo dopo aver agito inutilmente nei confronti della società stessa.
  • Società a Responsabilità Limitata S.r.l.(d.o.o.): la società può avere uno o più fondatori – persone fisiche o giuridiche, locali o straniere. Il capitale minimo è di 2.000 KM (1.022 euro). I conferimenti in natura e in diritti devono essere effettuati totalmente prima della registrazione della società. Almeno il 50% del conferimento in denaro deve essere versato prima della registrazione, ma non potrà comunque essere inferiore all'ammontare del capitale minimo. Le quote sono trasferibili attraverso un contratto scritto o per successione legale. I soci hanno un numero di voti proporzionale alle loro quote. Uno o più amministratori vengono designati dall'atto costitutivo oppure dallo statuto per la rappresentanza e la gestione della società. Un Organo di Controllo (Collegio Sindacale) è obbligatorio se la società ha più di 10 soci o il capitale della società eccede 1 milione di KM (circa 511mila euro) e la società ha almeno due soci.
  • Società in Accomandita Semplice S.a.s. (k.d.): la società è formata da due o più soci – persone fisiche o giuridiche, locali o straniere. E’ necessario almeno un socio accomandatario illimitatamente responsabile e almeno un socio accomandante la cui responsabilità è limitata all’ammontare del suo conferimento. Non ci sono limiti all’ammontare di capitale iniziale minimo o massimo. Una società in accomandita semplice può essere trasformata in una società in accomandita per azioni.
  • Società per Azioni S.p.A. (d.d. / a.d.): la società può avere uno o più azionisti – persone fisiche o giuridiche, locali o straniere. Il Capitale iniziale è diviso in azioni ed il capitale minimo varia a seconda del tipo di società.
    Nel caso si tratti di “Open joint-stock company, cioè una persona giuridica (banche e imprese di assicurazione o imprese con 40 azionisti) le cui azioni possono essere quotate, il capitale iniziale minimo è di 4 milioni di KM.
    Se si tratta di “Closed joint-stock company”, cioè una persona giuridica le cui azioni sono distribuite tra un numero limitato di azionisti, il capitale iniziale minimo è di 50mila KM. Il valore nominale minimo di un’azione è di 10 KM.
    Le Società per Azioni, indipendentemente dalla procedura di Costituzione, devono avere un fondo di riserva che ammonta almeno al 25% del capitale iniziale. Le Azioni sono trasferibili liberamente, salvo diversa disposizione dell’atto costitutivo della società. L’assemblea generale degli azionisti è l’organo decisionale della società e si deve tenere almeno una volta all’anno. L’assemblea delibera a maggioranza del capitale sociale, tranne nei casi di scioglimento, cessazione, modifiche statutarie, trasformazione della società, dove è richiesta una maggioranza del 75% del capitale sociale. L’organo amministrativo di una Società per Azioni è composto dall’amministratore e dagli amministratori delegati ed è nominato per un periodo di quattro anni ed i suoi membri possono essere rieletti. L’organo di controllo, che nomina il consiglio di amministrazione, è composto da un presidente e almeno due membri. Essi sono designati per un periodo di quattro anni. Non vi sono limitazioni di nazionalità che riguardino i membri dell’organo di amministrazione e del comitato di controllo.

Le società devono essere registrate nel registro del tribunale autorizzato nella rispettiva Entità territoriale. In conformità alla Legge sulla Politica degli Investimenti Diretti Esteri in Bosnia-Erzegovina (Gazzetta Ufficiale della Bosnia-Erzegovina n. 4/98) e alle Istruzioni per la Registrazione degli Investimenti Stranieri Diretti (Gazzetta Ufficiale della Bosnia-Erzegovina n. 10/98), gli investimenti stranieri devono essere registrati presso un organo autorizzato dell’Entità, e devono inoltre ottenere il permesso dal Ministero del commercio estero e delle relazioni economiche della Bosnia Erzegovina.

Persone giuridiche e fisiche straniere possono aprire nella Federazione una filiale o un Ufficio di Rappresentanza per svolgere attività nel campo della produzione, trasporto, servizi economici, bancari ed assicurativi. Tale ufficio di rappresentanza non ha lo status di persona giuridica e svolge l’attività in base alle direttive del fondatore.

Per quanto riguarda i tempi di avvio di un’attività di business, si va da un minimo di 5 giorni (previsti per legge per adempiere alle varie misure burocratiche) a 45 giorni. Nel Report “Doing Business” della Banca Mondiale, la Bosnia risulta agli ultimi posti delle graduatorie mondiali, con 12 procedure e 40 giorni.

I costi di apertura di un azienda sono di circa 2.000 euro tra spese amministrative e notarili.
Per quanto concerne i costi di gestione, l’affitto mensile di un ufficio di 100 mq a Sarajevo è di circa 2.500 KM mentre il costo medio mensile per un'abitazione con due stanze da letto in centro a Sarajevo varia tra 500 e 1.500 euro a seconda delle zone. In altre città i costi possono essere inferiori anche del 50%. I costi dell’energia elettrica variano a seconda dell’Entità (Federazione di Bosnia ed Erzegovina o Repubblica Srpska).

Sistema fiscale

La Bosnia-Erzegovina ha stipulato vari accordi internazionali con diversi paesi in campo fiscale. Dal 1985 è in vigore la convenzione tra Italia e Bosnia-Erzegovina per evitare la doppia-imposizione sui redditi e prevenire le evasioni fiscali.

L’imposta sul valore aggiunto (IVA) è una tassa fissa del 17%. La domanda per l’applicazione dell’IVA va sottoposta all’Autorità per la Tassazione Indiretta della Bosnia–Erzegovina, in uno degli uffici presenti sul territorio, a Sarajevo, Tuzla, Mostar e Banja Luka.

Sono previste una serie di accise su determinati prodotti: combustibili, bevande alcoliche e non alcoliche, caffè e tabacco e loro derivati. Nello specifico le accise sono per:

  • idrocarburi e carburanti variano dai 30 centesimi ai 40 centesimi di KM per litro;
  • le bevande analcoliche 10 centesimi di KM per litro;
  • la birra 20 centesimi di KM per litro e per il vino 25 centesimi di KM per litro;
  • i superalcolici e l’alcol etilico 15 KM per litro;
  • il caffè variano da 1,5 a 3,5 KM per chilo;
  • il tabacco il 42% della base imponibile più un’accise extra sulla base del numero di confezioni.

In Bosnia-Erzegovina la ritenuta fiscale è regolata dalle leggi sul reddito d’imposta emanate dalle due Entità (Gazzetta Ufficiale della Federazione di Bosnia ed Erzegovina n. 97/07, 39/09 e Gazzetta Ufficiale della Repubblica Srpska, n.91/06). L’aliquota applicata per la ritenuta alla fonte è pari al 10%, mentre per i dividendi è del 5% (il 10% in Repubblica Srpska). L'imposta da ritenere alla fonte per una persona giuridica straniera è pari al 10% del gettito totale pagato.

L'imposta sul reddito d’impresa è pari al 10% su tutto il territorio della Bosnia- Erzegovina.

Nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina il profitto tassabile è determinato sul calcolo del profitto del contribuente dichiarato nella dichiarazione dei redditi, nelle modalità previste dalla legge vigente.

Nella Repubblica Srpska la base imponibile comprende tutte le entrate da qualsiasi fonte, siano esse connesse o meno all’attività economica della persona giuridica, ad eccezione delle entrate specificate dalla Legge della RS sull'imposta sugli utili.

In Bosnia - Erzegovina, l’imposta sui redditi delle persone fisiche è regolata a livello delle Entità. Il distretto di Brčko ha una sua propria legge. Nelle Entità e nel distretto di Brčko, l’imposta sul reddito delle persone è pari al 10% dello stipendio netto. Ai contribuenti residenti si applica una deduzione sull’importo totale del reddito.

Le aliquote delle tasse sulla proprietà dipendono dalla collocazione della proprietà stessa e sono obbligatorie dall'atto dell'acquisto. La domanda per pagare le tasse va presentata all’ufficio dell’Agenzia Fiscale territorialmente competente entro 10 giorni (Nella Repubblica Srpska e nel distretto di Brčko) o entro 15 giorni (nella Federazione della Bosnia ed Erzegovina).

Nella Federazione della Bosnia ed Erzegovina, l’aliquota è pari al 5% (nel Cantone Zenica – Doboj è pari all’8%). La tassa sul passaggio di proprietà è solitamente di competenza del venditore, ma nei Cantoni di Sarajevo e dell’Erzegovina-Neretva la tassa sul passaggio di proprietà è a carico dell’acquirente.

Nella Repubblica Srpska, l’aliquota della tassa sulla proprietà va da un minimo dello 0,05% del valore stimato dell’immobile allo 0,50%.

Nel distretto di Brčko, l’aliquota della tassa sulla proprietà va da un minimo dello 0,05% del valore stimato dell’immobile all'1%.

Il Report "Doing Business" della Banca mondiale pone la Bosnia-Erzegovina al 110° posto al mondo per quanto riguarda la tassazione, indicando che ci vogliono circa 40 pagamenti all'anno per 422 ore lavorative, con un carico fiscale medio del 25% dei profitti.

Mercato del lavoro

Il tasso ufficiale di disoccupazione in Bosnia-Erzegovina è circa al 44%. Tenendo in considerazione l’ampia fascia di lavoratori impiegati in attività sommerse, il tasso effettivo risulta al 27,6%. La fascia più colpita è quella dei giovani, mentre il settore con più disoccupati è quello dell’edilizia.

La forza lavoro complessiva è di circa 700mila persone su un totale di 1,6 milioni di persone in età lavorativa. Circa il 20% della popolazione attiva lavora nel settore agricolo, il 33% nell’industria e il 47% nel settore dei servizi.

La scuola dell'obbligo dura fino ai 14 anni ed è gratuita. Esistono scuole pubbliche e private. Vi sono una ventina di università ed istituti di formazione terziaria, principalmente a Sarajevo, Banja Luka, Mostar e Tuzla.
Circa Il 70% della forza lavoro ha un diploma di scuola secondaria, mentre solo il 14% ha un diploma universitario o equipollente. Così come per gli altri Stati facenti parte dell’ex Federazione della Jugoslavia, la formazione professionale in alcuni settori è di buon livello.

La legislazione bosniaca in materia di lavoro varia a secondo delle Entità. Le leggi quadro in materia di lavoro sono la Legge sul Lavoro della Federazione di Bosnia ed Erzegovina e la Legge sul Lavoro della Repubblica Srpska.

A livello statale, in Bosnia ed Erzegovina opera la Confederazione dei Sindacati della Bosnia ed Erzegovina (Konfederacija sindikata BiH), che ha circa 220mila iscritti e che comprende la Confederazione dei Sindacati Indipendenti della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, la Confederazione dei Sindacati della Repubblica Srpska e il Sindacato del Distretto di Brčko.
La rappresentanza sindacale è più alta nel settore pubblico mentre in quello privato dipende dalla precedente esistenza di organizzazioni sindacali nelle aziende che sono state privatizzate e dagli accordi sviluppati dalle nuove aziende private. Il tasso medio di rappresentanza sindacale a livello nazionale è del 55%.

L’assunzione in Bosnia ed Erzegovina passa attraverso gli uffici di collocamento governativi, anche se nella prassi questa norma viene raramente rispettata, ricorrendo ad agenzie interinali private, siti web o al passaparola.
L’età minima per lavorare è fissata a 14 anni.

I salari in Bosnia ed Erzegovina sono sensibilmente più bassi rispetto ai salari medi in Europa, anche se negli ultimi anni sono aumentati in alcuni settori.

Vi è un ampia disparita tra i salari di uomini e donne, in gran parte conseguenza della tradizionale distribuzione dell’occupazione in alcuni settori e del livello dell’educazione. Le differenze maggiori si riscontrano nei settori non industriali e negli occupati senza titoli di studio. Ai governi delle Entità spetta di fissare i salari minimi:

  • nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina il salario orario lordo minimo è di 2,97 KM (1,5 euro, 1 euro circa al netto)
  • nella Repubblica Srpska il salario mensile netto minimo è di 370 KM (190 euro), tranne nel settore tessile che è di 320 KM.

Il salario netto medio mensile in Bosnia ed Erzegovina è di 823 KM (421 euro).

A livello di settori, in agricoltura è di 710 KM, nell’industria manifatturiera è di 573, anche se con ampie disparita a seconda dei comparti (nella produzione di tabacco è di 1.490 KM, nel tessile è tra i 350 e i 400 KM, nei macchinari è di circa 1.000 KM, nell’elettronica è di 1.850), nelle costruzioni è di 550 KM, nel settore energetico e delle forniture idriche è di 1.300 KM, nella grande distribuzione è di 560 KM, nel settore finanziario è di 1.300 KM.

L’orario di lavoro è di 40 ore settimanali, comprensivo di mezz’ora di pausa quotidiana, inclusa nell’orario di lavoro in Repubblica Srpska ed esclusa nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina.

La legge prevede la possibilità di allungare temporaneamente l’orario di lavoro settimanale a 52 ore e per i lavori stagionali a 60 ore, purché la media complessiva annuale non superi le 40 ore settimanali.

Sono previsti straordinari per un massimo di 10 ore settimanali più 10 di concerto con il dipendente.

La maggioranza delle imprese locali ha un orario di lavoro che va dalle 08:00 alle 16:00, dal lunedì al venerdì. In alcune aree periferiche, gli orari sono anticipati di un’ora (07:00-15:00). Le organizzazioni internazionali sono aperte dalle 09:00 alle 17:00, dal lunedì al venerdì.

I negozi e gli esercizi commerciali sono aperti generalmente dal lunedì al venerdì, dalle 08:00 alle 20:00 ed il sabato, dalle 08:00 alle 14:00. Supermercati e negozi alimentari sono aperti anche la domenica.

La legge prevede un minimo di 18 giornate di vacanza retribuite all’anno. Durante la gravidanza e lo svezzamento del bambino la donna ha diritto all’aspettativa per maternità fino a un anno, senza interruzione.

Nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina e nella Repubblica Srpska i contributi sono calcolati sulla base dello stipendio lordo, che include lo stipendio netto percepito mediante un contratto regolare di lavoro, moltiplicato per un coefficiente fisso, oltre a contributi e tasse. Nel distretto di Brčko i contributi assicurativi pensionistici sono regolati da leggi delle Entità.

Nelle Entità i contributi versati dal dipendente sono i seguenti:

  • Federazione di Bosnia ed Erzegovina, 17% per i contributi pensionistici, 12,5% per l'assicurazione sanitaria, 1,5% per l’assicurazione di disoccupazione (totale: 31% dello stipendio lordo)
  • Repubblica Srpska, 18% per i contributi pensionistici, 12,5% per l'assicurazione sanitaria, 1% per l’assicurazione di disoccupazione, 1,5% per la tutela dei minori (totale: 33% dello stipendio lordo)
  • Distretto di Brčko, 17% per i contributi pensionistici per coloro che applicano le leggi della Federazione, il 18% per i contribuiti pensionistici per coloro che applicano le leggi della Repubblica Srpska, il 12% per l'assicurazione sanitaria e l’1,5% per l’assicurazione di disoccupazione (totale: 30,5% o 31,5% dello stipendio lordo).

I contributi versati dal datore di lavoro sono i seguenti:

  • Federazione di Bosnia ed Erzegovina, 6% per i contribuiti pensionistici, 4% per l'assicurazione sanitaria, 0,50% per l’assicurazione di disoccupazione (totale: 10,50% dello stipendio lordo).
  • Distretto di Brčko, 6% per i contributi pensionistici (totale: 6% dello stipendio lordo per i datori di lavoro che applicano la legge sul lavoro della Federazione di Bosnia ed Erzegovina).
  • Nella Repubblica Srpska, non è previsto il versamento di tali contributi.

Accesso al credito

Il settore bancario bosniaco opera in un ambiente macroeconomico stabile, con un’inflazione molto contenuta (3,7% nel 2011). Nel 2011, il settore bancario ha registrato buoni risultati operativi e ha raggiunto una crescita del risultato di bilancio del 4%. Nel paese operano diverse banche straniere. L’ingresso nel mercato delle banche straniere ha supportato il processo di riforma del settore e favorito una maggiore intermediazione finanziaria.

La presenza italiana nel settore bancario bosniaco è significativa. Le banche italiane presenti sono il gruppo UniCredit, con la filiale di Sarajevo e due succursali (a Banja Luka e Mostar), Banca Popolare di Vicenza e Banca Popolare dell’Emilia, a Sarajevo, attraverso VolksBank, Intesa SanPaolo con la succursale di Sarajevo.
UniCredit e Intesa SanPaolo controllano circa il 26% del mercato bosniaco..

Le banche bosniache risentono fortemente dell’esposizione con l’estero e dell’eurizzazione dei loro capitali. Negli ultimi anni sono aumentati sensibilmente i crediti non esigibili.

Le banche commerciali in Bosnia-Erzegovina determinano liberamente i propri tassi di interesse basati sulla domanda e sull’offerta di capitale. I tassi di interesse hanno cominciato a scendere lentamente nel periodo recente, come risultato di riforme nel settore bancario, crescenti depositi di risparmio e una maggiore concorrenza dovuta alla presenza di banche straniere ben capitalizzate.

Nel 2011, i tassi di interesse sul credito delle banche commerciali in Bosnia-Erzegovina sono stati fluttuanti, tendenzialmente verso il ribasso (7,14 a breve termine, 7,41 a medio termine).

L’ Agenzia Standard & Poor’s ha assegnato al paese un rating del credito “B” con un outlook stabile, mentre Moody’s ha assegnato un rating del credito sovrano “B3” con un outlook negativo, nell’aprile 2012.

Investimenti esteri

La Legge sulla Politica degli Investimenti Diretti Esteri della Bosnia-Erzegovina (in vigore dal 1998) prevede che gli investitori stranieri hanno:

  • gli stessi diritti ed obblighi dei cittadini residenti in Bosnia-Erzegovina
  • il diritto di aprire conti correnti presso qualsiasi banca commerciale, in valuta nazionale e/o in qualsiasi altra valuta liberamente convertibile nel territorio della Bosnia-Erzegovina
  • il diritto di assumere liberamente cittadini stranieri, nel rispetto delle leggi sul lavoro e sull’immigrazione della Bosnia-Erzegovina
  • una protezione contro la nazionalizzazione, l’esproprio, la requisizione o misure aventi effetti similari; tali misure possono avere luogo solo nell’interesse pubblico in conformità con le leggi e i regolamenti vigenti e a fronte del pagamento di un indennizzo appropriato, ovvero di importo adeguato, efficace e tempestivo
  • il diritto di possedere beni immobili in Bosnia-Erzegovina e godono di uguali diritti di proprietà rispetto ai beni immobili dei cittadini e delle persone giuridiche della Bosnia-Erzegovina
  • il diritto di trasferire all'estero, liberamente e senza ritardi, in valuta convertibile, i proventi derivanti dal loro investimento in Bosnia-Erzegovina.
I diritti e i vantaggi concessi agli investitori stranieri e gli obblighi imposti dalla Legge non possono essere superati o annullati da leggi e regolamenti successivi. Se leggi e regolamenti successivi fossero più favorevoli per gli investitori stranieri, questi avrebbero il diritto di scegliere il regime cui sottoporre il proprio investimento.

Esistono diversi strumenti di stimolo agli investimenti, sia a livello di governo centrale che delle varie Entità.
Il Governo della Bosnia-Erzegovina mette a disposizione il “Foreign Investor Support Fund” (Fondo di sostegno per l’Investitore Straniero) per finanziare progetti di investimenti stranieri nella produzione, nella ricerca e nello sviluppo. Il bilancio annuale del Fondo è pari a 2 milioni di BAM (circa 1 milione di Euro).

Nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina, sono previsti diversi incentivi all’investimento:

  • in base alla Legge della Federazione della Bosnia ed Erzegovina sull’imposta sul reddito d’impresa, il contribuente che nel corso dell’esercizio in cui l’imposta è stata determinata, ha ottenuto il 30% dei proventi totali dall’export, ne viene esonerato per quell’esercizio
  • il contribuente che per cinque anni consecutivi realizza investimenti produttivi nel territorio della Federazione per un importo minimo di 20 milioni di KM (circa 10.200 Euro), viene esentato dal pagamento dell’imposta sul reddito d’impresa per i corrispondenti cinque anni a partire dal primo anno dell’investimento, anno in cui l’investimento minimo deve pari a 4 milioni di KM (circa 2 milioni di Euro). Se il suddetto contribuente nel corso dei cinque anni non realizza gli investimenti produttivi previsti, perde il diritto all'esenzione fiscale, e le imposte dovute e non corrisposte vengono calcolate in base alla Legge sull’imposta sul reddito d’impresa, maggiorata dei tassi di interessi passivi applicati alle tasse pagate in ritardo
  • un datore di lavoro che assume oltre il 50% di disabili e persone con bisogni speciali per più di un anno viene esentato dal pagamento dell’imposta sul reddito d’impresa nell’anno in cui si sono verificate le suddette assunzioni.

Nella Repubblica Srpska, il decreto realizzativo del Programma di Sostegno agli Investimenti ed all’Impiego, mette a disposizione incentive per incoraggiare e sostenere gli investimenti diretti, le assunzioni e il trasferimento di conoscenze e tecnologie.

Anche nel Distretto di Brčko sono presenti diversi incentivi, stabiliti dalla Legge sugli Incentivi allo Sviluppo Economico, del 2006. Tra i principali, vanno ricordati rimborsi per il pagamento degli oneri amministrativi per l’avvio di nuove attività economiche, esenzioni di imposta e sgravi fiscali per le assunzioni e compensazioni economiche circa i costi dell’energia per gli impianti produttivi.

Un investitore straniero gode di una piena certezza del diritto e di tutela giuridica in virtù dei diritti acquisiti per effetto degli investimenti. La Bosnia-Erzegovina ha siglato accordi per la promozione e la protezione degli investimenti con 39 paesi, tra cui l'Italia.
A tutela degli investimenti stranieri, contro per i rischi di restrizioni al trasferimento, espropriazione, guerra e disordini civili e di negazione del diritto, esiste anche l'European Union Investment Guarantee Trust Fund for Bosnia and Herzegovina, amministrato dalla MIGA (Multilateral Investment Guarantee Agency) del gruppo Banca Mondiale.

La Bosnia-Erzegovina è membro della World Intellectual Property Organisation, ed è parte delle principali convenzioni internazionali in tema di marchi e brevetti (Convenzioni di Parigi, Madrid, Berna e Lisbona), ed è osservatore nell'Accordo Trips.

La tutela dei diritti di proprietà intellettuale in Bosnia-Erzegovina è possibile solo in presenza di registrazioni presso l'Istituto per la Proprietà Intellettuale, l'ente operante nel settore, sul cui sito è possibile reperire costi e procedure per la registrazione di patenti, marchi e brevetti industriali.

Non si segnalano particolari fenomeni di contraffazione di prodotti italiani nei settori della moda e dell'abbigliamento. Da sottolineare comunque la diffusione di falsi e copie non autorizzate di prodotti afferenti al settore audiovisivo, anche di provenienza italiana.
Il progressivo avvicinamento agli standard comunitari, tuttavia, comporterà presumibilmente, anche in tale comparto, l'intensificazione dei controlli e l'adozione di normative adeguate

Infrastrutture

La rete stradale bosniaca è di circa 22mila km, dei quali il 60% circa sono asfaltati. Il completamento del V corridoio paneuropeo, permetterà di collegare tramite un’autostrada (il tratto bosniaco della E73), l’intero Paese da nord a sud e consentirà di ampliare la rete stradale internazionale, sia verso la Croazia, che il Montenegro.

La rete ferroviaria si distende per circa 1.000 km circa, e collega il paese con Croazia e Serbia.

I collegamenti aerei possono contare su diversi aeroporti, dei quali tre internazionali. L’aeroporto di Sarajevo dispone di voli giornalieri verso Vienna, Monaco di Baviera, Zagabria, Lubiana e Belgrado. Vi sono poi tratte con cadenza non giornaliera che collegano la capitale bosniaca con Stoccarda, Cologna-Bonn, Istanbul e Londra.
L’aeroporto di Banja Luka, nella Repubblica Srpska effettua voli giornalieri per Belgrado, quello di Mostar è collegato più volte alla settimana con Zagabria.

La Bosnia-Erzegovina ha accesso un limitato accesso al mare tramite la cittadina di Neum. A livello commerciale utilizza i porti della Croazia. Vi sono poi alcuni porti fluviali non pienamente operativi.

La Banca Europea per lo Sviluppo (Bers) ha approvato, nell’ambito di un programma triennale che si concluderà nel 2013, circa una novantina di progetti volti al potenziamento delle infrastrutture e del comparto energetico.

Il settore dell’energia sarà potenziato tramite la riabilitazione o la sostituzione delle attuali capacità termiche per incrementare l’efficienza, rispettando gli standard europei sulle emissioni. Sarà inoltre potenziato lo sviluppo delle reti di trasmissione e di distribuzione dell’energia.

Il 42,3% della popolazione bosniaca ha accesso ad internet (circa 2 milioni di persone), con circa 1,3 milioni di utenti registrati su Facebook.

Nel 2011, il PIL bosniaco è stato di 13,9 miliardi di euro, mentre il PIL pro capite è stato di 3.577 euro (6.300 euro a parità di potere d’acquisto). In termini di PIL pro capite, la Bosnia-Erzegovina è tra i paesi più poveri dell’Europa centro-orientale. Oltre un terzo della ricchezza del paese è concentrato nella capitale Sarajevo.

L’economia bosniaca è caratterizzata dal processo di transizione dal sistema di economia pianificata dei tempi della Federazione jugoslava, a quello di economia di mercato autonoma. Attualmente l’agricoltura contribuisce al 10% del PIL, l'industria al 26% e i servizi al 64%.

Il sottosuolo bosniaco non dispone di ingenti riserve di risorse naturali. Vi sono modesti giacimenti di carbone e scarsi giacimenti di ferro, bauxite, rame, piombo, zinco, cobalto, cromo, manganese, nickel, calce, sabbia e ghiaia.

Il paese dipende largamente dalle importazioni per quanto riguarda il consumo di petrolio e gas naturale. La produzione di carbone consente di soddisfare solo in minima parte la domanda e permette una limitata esportazione. L’energia elettrica proviene da centrali idroelettriche e termiche a carbone. Il surplus produttivo permette alla Bosnia-Erzegovina di esportare energia elettrica ai paesi vicini. E’ in corso di sviluppo di impianti alimentati da fonti alternative energetiche, tra cui quella eolica.

Agricoltura

Il settore agricolo contribuisce al PIL per circa il 10% (13% circa del PIL nella Repubblica Srpska e 6% circa nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina) ed occupa circa il 20% dei lavoratori bosniaci.

Gran parte del territorio bosniaco è di tipo montuoso e poco adatto alla coltivazione (1 milione circa di ettari coltivabili), mentre vi è un buon potenziale in termini di allevamento. Nonostante ciò, la gran parte della produzione riguarda le coltivazioni, in particolare cereali (mais), frutta (prugne e mele), ortaggi (patate, peperoncini). Complessivamente, la gran parte delle aziende agricole e fattorie sono in mano a privati ed hanno una dimensione limitata (circa 2 ettari in media) e producono per la sussistenza delle famiglie. Esistono aziende pubbliche di dimensioni maggiori, ma di scarsa produttività.

Per quanto riguarda l’allevamento, vi è una buona specializzazione nel settore bovino (da latte e da macellazione) e avicolo. In generale la produzione è limitata anche se alcuni prodotti vengono esportati. La pesca non è rilevante.

Per il fabbisogno alimentare della popolazione, la Bosnia-Erzegovina si deve ampiamente rivolgere al mercato regionale ed internazionale.

Industria

Nel complesso l'industria rappresenta il 26% del PIL ed occupa il 32,5% dei lavoratori. Per quanto concerne la produzione manifatturiera, il comparto più rilevante è quello della metallurgia, seguito dai prodotti alimentari. Altri comparti rilevanti sono quelli della produzione di minerali non metallici, legno e derivati, stampa ed editoria e prodotti chimici, tra i più dinamici negli ultimi anni.

Dalla passata appartenenza alla Federazione jugoslava, la Bosnia-Erzegovina ha mantenuto un imponente complesso dell’industria della Difesa, anche se le aziende non sono hanno un grande potenziale in termini commerciali.

Servizi

I servizi rappresentano il principale settore a livello produttivo e di occupazione, rispettivamente il 64% del PIL e il 47% dei lavoratori bosniaci. Le attività edilizie e commerciali si sono sviluppate fortemente negli ultimi anni in diverse aree del paese, oltre che nella capitale Sarajevo, che negli ultimi anni si è trasformata in un rilevante centro commerciale e di servizi a livello regionale. Sarajevo è anche la capitale finanziaria del paese, assieme a Mostar.

Anche Banja Luka, il capoluogo della Repubblica Srpska, dopo anni di stagnazione economica, ha intrapreso un rapido cammino di sviluppo che sta attirando numerosi investimenti in vari settori, da quello finanziario a quello commerciale.

Il turismo rappresenta una delle voci più rilevanti dell’economia del paese. Lo sviluppo delle potenzialità turistiche è tra le priorità del governo bosniaco ed oggetto di importanti finanziamenti internazionali.

Bilancia commerciale

Grazie all’Accordo di Libero Scambio con i Paesi dell’Europa sud-orientale (CEFTA) e ai benefici legati al processo di avvicinamento all’ingresso nell’Ue, l’interscambio commerciale della Bosnia-Erzegovina con il resto del mondo è costantemente cresciuto nel corso dell’ultimo decennio, anche se dal 2009 ha risentito degli effetti della crisi economica internazionale e della conseguente contrazione generalizzata del livello degli scambi.

Nel 2011, l’interscambio commerciale è stato di 12,3 miliardi di euro, con un saldo negativo di 3,7 miliardi di euro. Rispetto al 2010, l’interscambio è cresciuto di 1,8 miliardi (+15,9% dell’export e +14,0% dell’import). I maggiori partner commerciali della Bosnia-Erzegovina nel 2011 sono stati: Croazia (14,4%), Germania (12%), Serbia (10,4%), Italia (9,9%), Federazione Russa (7,1%), Slovenia, Austria, Cina, Stati Uniti, Turchia, Francia, Ungheria, Repubblica Ceca, Francia, Polonia e Montenegro.

L’interscambio con l’Ue è stato di 5,9 miliardi di euro, con un saldo negativo per la Bosnia-Erzegovina di 1,1 miliardi di euro.

I principali prodotti esportati dalla Bosnia-Erzegovina nel 2011 secondo la classificazione della SITC (Standard International Trade Classification):

  • Manufatti classificati principalmente in base al materiale (26%)
  • Articoli manufatti vari (21%)
  • Carburanti di origine minerale e lubrificanti (14%)
  • Materiali grezzi, eccetto i carburanti (12%)
  • Macchinari e attrezzature per i trasporti (12%)
  • Alimenti e animali vivi (6%)
  • Prodotti chimici (5%)
  • Grassi e oli animali e vegetali (1%)
  • Bevande e tabacco (1%).

I principali prodotti importati dalla Bosnia-Erzegovina nel 2011 secondo la classificazione della SITC:

  • Carburanti di origine minerale e lubrificanti (22%)
  • Manufatti classificati principalmente in base al materiale (20%)
  • Macchinari e attrezzature per i trasporti (19%)
  • Alimenti e animali vivi (13%)
  • Prodotti chimici (11%)
  • Articoli manufatti vari (8%)
  • Bevande e tabacco (3%)
  • Materiali grezzi, eccetto i carburanti (3%)
  • Grassi e oli animali e vegetali (1%).

Nel 2011 gli scambi commerciali tra Italia e Bosnia-Erzegovina hanno registrato un aumento del 7% rispetto al 2010, passando da 1.008 milioni di euro a 1.079 milioni di euro. La bilancia continua a registrare un saldo positivo (+92,2 milioni di euro nel 2011 e +94,9 milioni di euro nel 2010). L’Italia è il quarto partner commerciale della Bosnia-Erzegovina, ed il secondo dell’Ue, dietro alla Germania.

Nel 2011, le esportazioni italiane verso la Bosnia-Erzegovina hanno raggiunto un valore di 585,9 milioni di euro, in aumento del 6% rispetto all’anno precedente. L'Italia è al quinto posto tra i fornitori della Bosnia-Erzegovina. La quota dell'export italiano sul mercato bosniaco si è attestata attorno all'8,9%.

L’export interessa principalmente articoli in pelle (escluso l’abbigliamento), coke e derivati del petrolio, prodotti della metallurgia, macchinari ed apparecchiature.

L'Italia è al quarto posto tra i paese destinatari delle esportazioni bosniache. Le importazioni italiane dalla Bosnia-Erzegovina sono passate da 456,9 milioni di euro del 2010 a 493,7 milioni di euro nel 2011 (+8%). Il 30% circa dell’export bosniaco in Italia è rappresentato da articoli in pelle, seguiti da prodotti della metallurgia e prodotti chimici.

Nel 2011 l’interscambio commerciale tra la regione Lombardia e la Bosnia-Erzegovina è stato di 275,8 milioni di euro con un saldo negativo per la Lombardia pari a 17,1 milioni di euro, con un miglioramento rispetto al 2010 (-26,9 milioni di euro).

  • Prodotti della metallurgia, macchinari ed apparecchiature, prodotti chimici ed autoveicoli costituiscono i principali prodotti esportati dalla Lombardia.
  • Prodotti chimici, prodotti della metallurgia, prodotti tessili e macchinari rappresentano la gran parte delle importazioni lombarde dalla Bosnia-Erzegovina.

Investimenti diretti esteri

Nel 2011 il flusso di IDE in Bosnia-Erzegovina è stato pari a circa 289,58 milioni di euro. I principali investitori sono stati la Russia (72,9 milioni euro), l’Austria (54,3 milioni euro) e la Serbia (50,3 milioni euro).
Nel 2011, l’Italia si è posizionata all’ottavo posto, con un totale di 3,9 milioni euro. L’afflusso di capitali stranieri nel 2011 ha interessato in specie i seguenti settori: intermediazione finanziaria (82,8 milioni euro), commercio (49,3 milioni euro), immobiliare (38 milioni euro).

Dal 1994, aziende di circa 90 paesi hanno investito in Bosnia-Erzegovina, per un valore di 5,4 miliardi euro (solo tra il 2006 e il 2008 i flussi di IDE sono stati di quasi 2,5 miliardi di euro).

I principali settori di attrazione degli investimenti diretti esteri negli ultimi 15 anni sono stati il manifatturiero (37%), il bancario (20%), le telecomunicazioni (17%) e il commercio (12%).

I principali paesi investitori sono l’Austria (960 milioni di euro, il 19,6% del totale), la Serbia (878 milioni di euro), la Croazia (690 milioni di euro), la Slovenia (546 milioni di euro), la Federazione Russa (466 milioni di euro) e la Germania (285 milioni di euro).
L’Italia risulta essere il decimo investitore, quinto a livello comunitario, con circa 125 milioni di euro. Tuttavia bisogna tenere conto che questa cifra non tiene conto di alcuni rilevanti investimenti italiani, come quelli realizzati attraverso società di paesi terzi, come nel caso del comparto creditizio e finanziario.

Negli ultimi anni è emerso un crescente interesse degli operatori italiani per la Bosnia-Erzegovina, in particolare con riguardo alle opportunità nella delocalizzazione produttiva, o nella gestione di alcuni settori strategici quali quelli delle infrastrutture e dell'energia.

Nel complesso, in Bosnia-Erzegovina vi sono circa 70 società italiane che hanno effettuato investimenti diretti oppure hanno realizzato joint ventures con partner locali.

Clima geoeconomico

Nel 2008, la Bosnia-Erzegovina ha firmato un Accordo di stabilizzazione e associazione (ASA) con l’Unione europea. L’obiettivo è quello di ottenere la candidatura per l’ingresso nell’Ue, che dovrebbe essere richiesta dalle autorità di Sarajevo entro il 2012, sempre che le contrapposizioni politiche interne su alcune riforme non portino ad un rinvio. E’ il caso degli emendamenti costituzionali richiesti dall’Ue e che non sono ancora stati adottati. Inoltre, alcuni governi dei paesi europei non sembrano spingere per un prossimo ingresso della Bosnia-Erzegovina nell’Ue.

Sembra invece più probabile e prossimo l’ingresso del paese nella NATO: nell’aprile 2010, alla Bosnia-Erzegovina è stato offerto il “Membership Action Plan” (MAP), che potrebbe giungere a compimento nei prossimi mesi, portando in futuro all’ingresso del paese nella NATO.

Nel corso degli ultimi decenni la Bosnia-Erzegovina ha sviluppato diversi accordi bilaterali e multilaterali per lo sviluppo del commercio e dell'integrazione economica regionali.

Il più rilevante è l’accordo CEFTA (Accordo di Libero Scambio con i Paesi dell’Europa sud-orientale), di cui la Bosnia-Erzegovina è membro dal novembre 2007. L’accordo prevede la realizzazione di un’area di libero scambio tra i paesi firmatari (oltre alla Bosnia-Erzegovina, ne sono membri Albania, Croazia, Macedonia-FYROM, Moldova, Montenegro, Serbia e UNMIK-Kossovo).

Per quanto riguarda l’area euro-asiatica, la Bosnia-Erzegovina gode di un regime preferenziale per le esportazioni verso la Federazione Russa e l’Iran, ha anche siglato un Accordo di libero scambio con la Turchia, ed ha in atto un sistema generalizzato di preferenze (Generalized system of preferences) con la Federazione Russa, il Kazakhstan e la Bielorussia.

Turismo

Il turismo, e le attività economiche ad esso collegate, sono uno dei settori sui quali le autorità bosniache puntano maggiormente per stimolare la crescita economica e l’occupazione nei prossimi anni.

Il settore turistico si sta progressivamente riprendendo dalle gravi conseguenze del conflitto negli anni Novanta del secolo scorso. La ricostruzione del paese ha tuttora come obiettivo quello della creazione di strutture ed infrastrutture che possano stimolare l’ingresso e il flusso di turisti all’interno del paese.

La Bosnia-Erzegovina è stata uno dei paesi europei con i maggiori tassi di crescita del turismo negli ultimi anni: nei primi anni successivi alla firma degli Accordi di Dayton, che posero le basi per la fine del conflitto armato e per la ricostruzione della Bosnia-Erzegovina, il paese ha visto costantemente crescere il flusso di turisti provenienti dall’estero. Tra il 1995 e il 2000 la crescita media annua è stata del 24% e negli anni precedenti all’emergere della crisi economico-finanziaria del 2009, la crescita è stata del 20%.

Nel 2011 in Bosnia-Erzegovina ha ospitato 436mila turisti, per un totale di 870mila pernottamenti, un aumento rispettivamente del 7,1% e del 6,2% rispetto al 2010. Di questi, più della metà provenivano da paesi stranieri. Complessivamente, gran parte del turismo straniero proviene ancora dalla regione dei Balcani (quasi il 40%) ma il flusso si sta progressivamente espandendo dall’area comunitaria ed extraeuropea (tra il 2010 e il 2011 il flusso di turisti extraeuropei è passato da circa 8mila a quasi 15mila unità, con i turisti provenienti dalla Cina che sono triplicati).

I principali paesi di provenienza dei turisti nel 2011 sono stati la Croazia (17,6% del totale dei turisti stranieri), la Slovenia (10,6%), la Turchia (8,6%), l’Italia (7,6%), la Polonia (7,5%), la Serbia (5,2%) e la Germania (4,9%). Un peso molto rilevante è quello della diaspora bosniaca, che rientra nella ex patria in particolare durante la stagione estiva.

Sarajevo è la metà più visitata, anche grazie ai riconoscimenti ricevuti negli ultimi anni a livello internazionale. La pubblicazione “Lonely Planet”, ha infatti inserito la capitale bosniaca tra le prime cinquanta migliori città al mondo (e la seconda nell’area dell’Europa balcanica, dietro ad Atene) e tra le prime 10 città da visitare.

Circa 35mila persone sono impiegate nel comparto dell'accoglienza, tra strutture alberghiere e di ristorazione, ed il totale degli occupati nelle attività direttamente e indirettamente collegate con il turismo è stato di 75mila persone, circa il 7% del totale. Le stime prevedono una costante crescita dell’occupazione legata al settore turistico, da qui ai prossimi dieci anni.

Il contributo economico totale del settore turistico, comprese anche le attività ad esso indirettamente collegate, è stato 1,9 miliardi di KM (970 milioni di euro), circa il 7,5% del PIL. Le stime per il 2012 prevedono una ulteriore crescita attorno al 1-2%, nonostante la crisi economica dell’area balcanica e dell’eurozona.

Progressivamente il mercato turistico ha vissuto un fenomeno di privatizzazione, ed attualmente oltre il 60% delle attività turistiche sono gestite da privati.

Il turismo è uno dei settori in cui le autorità bosniache stanno cercando di stimolare l’attrazione di investimenti dall’estero, attraverso agevolazioni di tipo finanziario e sgravi fiscali.

Nel 2011 le attività connesse con il turismo hanno attratto circa 190 milioni di KM di investimenti (quasi 100 milioni di euro). Le previsioni per il futuro sono ottimistiche e vedono una crescita annua del 7% circa degli investimenti nel turismo.

L’ingente opera di ristrutturazione del sistema infrastrutturale, energetico e delle comunicazioni, di cui è oggetto la Bosnia-Erzegovina, unito allo sviluppo del settore edilizio, stanno aumentando le possibilità di ospitare e veicolare il crescente flusso di turisti.

Ad attrarre i turisti bosniaci e soprattutto quelli stranieri sono le attività culturali legate al significativo patrimonio storico, artistico e religioso del paese (Međugorje ed altri luoghi rilevanti per varie confessioni religiose), le attività sportive (in particolare lo sci ed altri sport invernali), le destinazione prettamente di vacanza e divertimento. Tra queste ultime vanno considerate:

  • le visite alle città, in primo luogo Sarajevo, ma anche Mostar, Banja Luka e Bihać
  • i parchi naturali e le località di montagna
  • le località balneari (non solo Neum, ma anche le varie località croate facilmente raggiungibili dall’entroterra bosniaco)
  • le località termali, con le sempre maggiori SPA e struttura di wellness.

Tra i fattori negativi, va ricordato l’elevato livello di corruzione in ambito burocratico, che negli ultimi anni ha danneggiato l’immagine del paese a livello internazionale, limitando in parte il flusso di investimenti esteri, ma soprattutto rallentando o bloccando lo sviluppo di diversi progetti infrastrutturali, tra cui alcuni in ambito turistico. Tuttavia, le autorità bosniache sono già da tempo fortemente impegnate nel ridurre questo fenomeno.

Le previsioni per I prossimi dieci anni, danno una crescita costante dei flussi turistici e dei ricavi delle attività economiche collegate con il turismo, con stime di tassi di crescita annui medi del 6% e oltre.

L’Organizzazione Mondiale per il Turismo delle Nazioni Unite (United Nations World Tourism Organization) prevede che la Bosnia-Erzegovina costituirà il terzo mercato turistico al mondo per crescita dei ricavi, con un tasso medio del 10,5% tra il 1995 e il 2020.

Energia

La produzione di energia elettrica e l’estrazione di carbone sono alcuni dei comparti più rilevanti e strategici dell’economia bosniaca.

In Bosnia-Erzegovina l’energia elettrica viene prodotta sia attraverso impianti idroelettrici che termoelettrici, contribuendo alla capacità del paese di esportare energia. La capacità produttiva è di circa 16mila GW.
Nel 2011 la Bosnia-Erzegovina ha consumato 12,3 GW, con un incremento del 21% rispetto al 2010 ed ha esportato circa 3,7 GW di elettricità, con un aumento del 4,3% rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda le fonti di produzione di energia elettrica, nel 2011 gli impianti termoelettrici hanno prodotto 7,9 GW, mentre quelli idroelettrici hanno prodotto quasi 8 GW, con un aumento di quasi il 30% rispetto al 2010.

Le risorse idroelettriche del paese sembrano fornire un vantaggio comparato significativo, anche se sono necessari numerosi investimenti per il potenziamento degli impianti esistenti e per la creazione di nuove strutture. Le stime più ottimistiche danno un possibile raddoppio della produzione di energia elettrica nei prossimi anni, che attualmente sfrutta solo il 40% circa delle potenzialità.

Dopo il conflitto degli anni Novanta, il sistema energetico bosniaco è stato diviso in tre compagnie, sulla base di una ripartizione per specializzazioni ed etnico-geografica. Attualmente esistono 3 aziende di proprietà statale che si occupano della produzione e distribuzione dell’energia: Elektroprivreda BiH (EP-BiH), Elektroprivreda Republika Srpske (EP-RS), ed Elektroprivreda Hrvatske Zajednice Herceg-Bosnia (EP-HZHB).

La comunità internazionale ha sostenuto lo sforzo delle autorità bosniache, sia a livello centrale che di Entità, per la ricostruzione delle infrastrutture distrutte durante il conflitto con finanziamenti di centinaia di milioni di euro nel primo periodo post-bellico, un’opera che è poi proseguita nel corso dell’ultimo decennio anche grazie ad alcuni progetti della Banca Mondiale.

In Bosnia-Erzegovina non esiste un mercato unificato dell’energia e le varie compagnie coprono le necessità delle diverse Entità o dei distretti di loro competenza.

Il mercato bosniaco ha un alto potenziale per gli investimenti anche se la frammentazione del mercato non ha finora giocato a favore del processo di privatizzazione e sviluppo, così come l’assenza di trasparenza.

Negli ultimi anni, sia la Federazione di Bosnia ed Erzegovina che la Repubblica Srpska non hanno raggiunto i loro obiettivi di sviluppo del sistema energetico. Nel 2007 il Ministero dell’Energia della Federazione di Bosnia ed Erzegovina aveva selezionato quattro gruppi internazionali per lo sviluppo di sette nuove centrali idroelettriche e quattro centrali termoelettriche alimentate a carbone. L’obiettivo del progetto di sviluppo, che ammontava a 2,5 miliardi di dollari, era quello di generare una capacità complessiva di 2 GW. Le accuse di mancanza di trasparenza nella selezione delle aziende coinvolte aveva costretto il ministero a bloccare il progetto, per poi riprenderlo nel 2011, con alcune modifiche. A tutt’oggi non vi sono stati significativi segnali che il piano venga sviluppato.

Il governo della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, attraverso l’azienda Elektroprivreda BiH, ha iniziato un progetto di riabilitazione di sette miniere di carbone, da portarsi a conclusione entro il prossimo biennio. Il valore del progetto è di 400 milioni di euro, è volto principalmente all’acquisto di macchinari ed apparecchiature per consolidare le miniere e potenziare le capacità estrattive.

Nel 2011, il governo della Repubblica Srpska ha annunciato l’inizio di un processo di selezione di partner internazionali per la costruzione di ventiquattro nuove centrali termo e idroelettriche. Inoltre, l’azienda Elektroprivreda Republika Srpske ha annunciato l’avvio di un progetto per la costruzione di un complesso idroelettrico sul fiume Drina, per un valore di circa 1 miliardo di dollari.

Opportunità sembrano sorgere anche per la costruzione di impianti idroelettrici di piccole dimensioni, così come per lo sviluppo di impianti di produzione elettrica di tipo eolico.

La grave siccità che ha colpito l’area dei Balcani nell'estate del 2012 ha ridotto fortemente le capacità produttive di tutti i paesi dell’area, inclusa la Bosnia. La compagnia Elektroprivreda BiH ha infatti annunciato che prevede di chiudere il 2012 con un calo di produzione del 20% rispetto al 2011.

Molti paesi dell’area balcanica, a partire dalla Serbia, hanno dovuto fare ricorso a maggiori importazioni per sostenere la domanda interna. In chiave prospettica, il potenziamento della capacità produttiva e di distribuzione, interna e regionale, della Bosnia-Erzegovina rappresenta al contempo una sfida ed una grande opportunità per lo sviluppo del paese, ma anche per gli investitori stranieri.

La Banca Mondiale stima che, nel medio-lungo, lo sviluppo del settore energetico bosniaco richederà circa 6 miliardi di dollari di investimenti per la modernizzazione e la longevità degli impianti esistenti e la creazione di nuovi impianti produttivi di energia elettrica ed estrattivi (carbone).

Agroalimentare

I terreni effettivamente coltivabili ammontano a circa 1-1,2 milioni di ettari. Frutteti e vigneti coprono una superficie di circa 100mila ettari. Vi è un buon potenziale in termini di allevamento, con circa 850mila ettari di pascoli. Circa il 50% dei terreni coltivabili non è attualmente sfruttato.

Il clima è particolarmente favorevole a molte coltivazioni, sia nelle regioni adriatiche che nell’entroterra montuoso. Vi è una buona abbondanza di disponibilità idrica, grazie ai bacini dei fiumi Sava e Neretva. anche se alcune aree non sono adeguatamente servite.

La gran parte della produzione riguarda le coltivazioni, in particolare cereali (mais, complessivamente circa 500-550mila tonnellate all’anno), frutta (prugne, circa 55mila tonnellate l’anno, e mele, circa 25mila tonnellate l’anno), ortaggi (principalmente patate, circa 200-240mila tonnellate l’anno).

Per quanto riguarda l’allevamento, esso vi è una buona specializzazione nel settore bovino (da latte e da macellazione) ed avicola. Significativa ed in crescita la produzione di latte, con circa 750mila tonnellate l’anno.

Alcuni prodotti vengono esportati.

Per il fabbisogno alimentare della popolazione, la Bosnia-Erzegovina si deve ampiamente rivolgere al mercato regionale ed internazionale. Il conflitto dei primi anni Novanta del secolo scorso ha quasi totalmente distrutto l’industria per la trasformazione e conservazione alimentare. Da allora, la produzione è ridotta al 10% del potenziale ed insufficienti al fabbisogno locale. Tra i comparti principali, quelli della produzione di latte, carne, frutta e verdure, zucchero, olio, tabacco e sementi.

L’industria agroalimentare è quasi totalmente nelle mani di capitali privati ed il suo peso all’interno dell’economia del paese ha continuato a crescere e ad attrarre investimenti stranieri, almeno fino allo scoppio della crisi internazionale, nel 2009. Nonostante ciò, esso continua ad essere largamente sottosviluppato rispetto alle sue potenzialità e necessità di significativi investimenti, che le autorità locali stanno incentivando attraverso diversi strumenti di incentivazione finanziaria e fiscale.

Tra i settori tipici del Made in Italy, alcuni hanno un largo margine di crescita con il progressivo recupero del potere d’acquisto dei circa quattro milioni di bosniaci. In particolare, vengono evidenziati i prodotti alimentari, che malgrado la vicinanza geografica dei due paesi, raramente sono disponibili nelle catene distributive.

Altre opportunità, sia sotto il profilo commerciale, che degli investimenti, vengono offerte dal processo di ammodernamento e di miglioramento della capacità produttiva degli impianti nel comparto della trasformazione.

Va tenuto in considerazione che, al fine di ottemperare alle richieste provenienti dall’Unione europea in tema di adeguamento di norme e regolamenti, il governo della Bosnia-Erzegovina è stato recentemente invitato ad accelerare il processo di modifica della propria legislazione alle regole Ue in materia di sicurezza alimentare, ma anche di regole veterinarie e fitosanitarie.

Le autorità bosniache sono anche chiamate a rispondere alle normative in materia di strutture di controlli amministrativo e catene di comando, per garantire l'esportazione di prodotti alimentare di origine animale nell'Ue.

Le potenzialità del mercato bosniaco in termini di penetrazione dei prodotti alimentari italiani sono interessanti, ma ancora scarsamente significative. Esistono maggiori opportunità per quanto concerne lo sviluppo della produzione in loco, sia per il mercato interno che ai fini dell’export.

Per quanto riguarda l’esportazione, molto dipenderà anche dalla domanda internazionale di beni alimentari, che se manterrà alti i prezzi dei prodotti agricoli, garantirà sufficienti margini per convincere gli investitori ad intraprendere progetti di investimento a medio e lungo termine.

Paese: Bosnia-Erzegovina