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Scheda Paese Croazia

  • Secondo il Democracy Index dell'Economist, il sistema politico-istituzionale della Croazia è considerato “Democrazia Imperfetta” ed occupa il 53° posto a livello mondiale.
  • Nel ranking del “Ease of doing business” del Report della Banca Mondiale 2012 la Croazia occupa l'80° posto su 183 Paesi analizzati (l'Italia è all'87° posto), un posto in meno rispetto al 2011.

  • Il Rapporto sulla competitività del World Economic Forum per il 2011-2012 posiziona la Croazia al 76° posto del ranking mondiale (l'Italia occupa il 43° posto) con un punteggio di 4,1 (Italia 4,43), con un  avanzamento di una posizione rispetto al ranking 2010-2011.

  • La Heritage Foundation nel suo report sulla libertà economica posiziona la Croazia al 83° posto su 179 paesi (l’Italia è al 92° posto).

  • La SACE assegna alla Croazia un rischio medio-basso (categoria OCSE di 5/7) con outlook stabile.

La Croazia si trova nella regione dei Balcani e si affaccia sul Mar Adriatico. Confina con la Slovenia a nord, con l'Ungheria a nord-est, con la Serbia ad est e con Bosnia ed Erzegovina e Montenegro a sud, ad ovest è bagnata dal Mar Adriatico.

La Croazia sta attraversando una fase di crisi economica che nel 2012 ha assunto le caratteristiche di recessione, con la crescita  negativa del PIL. A pesare sono stati soprattutto il calo degli investimenti e delle esportazioni nei rapporti con i paesi dell’Eurozona, i principali partner economici e commerciali della Croazia.

Le prospettive vedono il PIL in lieve crescita a partire dal 2013, con una media di poco inferiore al 2% nel triennio successivo, lontano comunque dal 4,2% di media sperimentato nel periodo 2004-2008.

La stabilità macroeconomica del paese non è a rischio, tuttavia la Croazia ha una posizione debitoria elevata (100% del PIL)  che peserà sulle scelte governative inducendo a forti tagli sulla spesa che potrebbero ulteriormente deprimere l’economia, già caratterizzata da livelli di produttività non elevati e da una disoccupazione tra le più alte in Europa.

Negli ultimi anni le autorità hanno cercato di stimolare lo sviluppo e la crescita, provando ad aprire l’economia ed a liberalizzarla soprattutto per raggiungere gli standard richiesti per l’ingresso definitivo nell’Unione europea, previsto per il 2013.

Corruzione e una burocrazia ancora inefficiente rallentano questo processo e limitano l’attrattività dell’economia croata agli occhi degli investitori europei ed internazionali, anche a causa di un mercato del lavoro ancora rigido.

La stabilità politica sembra garantita così come il livello di sicurezza, che al momento, garantisce l’assenza di particolari rischi per lo sviluppo di attività economiche e commerciali. Il protrarsi della situazione di recessione economica potrebbe tuttavia mettere a dura prova la stabilità dell’attuale coalizione di governo e provocare proteste a livello sociale.

(Informazioni aggiornate a settembre 2012)

La Croazia ha una popolazione di 4,4 milioni di abitanti, il 19% dei quali abita nella capitale Zagabria. La popolazione urbana è circa il 56%.

La gran parte della popolazione è croata (89,6%). Fra le minoranze vi sono serbi (4,54%), bosniaci musulmani (0,5%), ungheresi (0.37%). Lo 0,5% circa della popolazione è composta da italiani (circa 20.000 persone).

Il tasso di crescita delle popolazione è attualmente al -2,2%, in costante calo negli ultimi anni. Il 15% della popolazione ha un'età inferiore ai 15 anni. La percentuale di persone anziane (over 65) è del 17,2% (due terzi dei quali di sesso femminile). L'aspettativa di vita è di 77 anni (80 anni per le donne).

L’11,1% della popolazione vive sotto la soglia di povertà nazionale. L'indice di sviluppo umano è di 0,796, che pone la Croazia al 46mo posto su 187 paesi, al di sopra della media europea.

Il grado di alfabetizzazione della popolazione croata adulta è del 98,8%, con una marcata disparità tra uomini e donne, il cui tasso di alfabetizzazione è del 63,5%. Le disparità di genere nel grado di alfabetizzazione tra i giovani sono minori.

Stando al censimento del 2001, l’87,7% della popolazione croata è di religione cristiano-cattolica, il 4,4% è cristiano-ortodossa, l’1,3% è musulmana.

La lingua ufficiale è il croato. L’inglese è una lingua di uso abbastanza comune (oltre il 50% della popolazione parla inglese) ed è diffusa nel business. Altra lingua molto diffusa è il tedesco. L’italiano è parlato da circa 1/6 della popolazione. Sono parlati anche il francese, il russo, lo spagnolo e lo sloveno.

Per quanto riguarda il processo di democratizzazione, secondo il Democracy Index dell'Economist, il sistema politico-istituzionale della Croazia è considerato “Democrazia Imperfetta” ed occupa il 53° posto a livello mondiale.

Nel 2011, il PIL croato è stato di 50,9 miliardi di euro, mentre il PIL pro capite è stato di 11.548 euro (14.532 euro a parità di potere d’acquisto). La Croazia ha il PIL pro capite più alto dell’Europa centro-orientale e balcanica. Il PIL reale è cresciuto dello 0% su base annua nel 2011, e dovrebbe chiudere con valori negativi (-1% circa) nel 2012. A pesare sono stati soprattutto il calo degli investimenti e delle esportazioni nei rapporti con i paesi dell’Eurozona, i principali partner economici e commerciali della Croazia.

Le prospettive vedono il PIL tornare a crescere lievemente a partire dal 2013, e a posizionarsi ad una media di poco inferiore al 2% nel triennio successivo, lontano dal 4,2% di media sperimentato nel periodo 2004-2008.

Il governo è attualmente impegnato a tagliare la spesa pubblica, per ridurre il deficit del budget, fortemente cresciuto negli ultimi anni, anche a seguito dei tagli nelle tasse. Nel 2012 il deficit dovrebbe essere di circa il 4,5% del PIL e comunque al di sopra delle previsioni del governo. Tuttavia, dovrebbe progressivamente scendere al 3,5% entro il 2013.

L'inflazione nel 2011 è stata in media del 2,3% ed è stimata al 2,8% per il 2012.

Le riserve di valuta estera (circa 12 miliardi di euro nel 2012) sono rimaste stabili negli ultimi anni e rappresentano una garanzia circa la stabilità finanziaria del paese.

Il debito estero è elevato e costituisce una delle principali preoccupazioni del governo croato e delle autorità dell’Ue. Nel 2012 è arrivato a poco meno del 100% del PIL e le stime lo danno in crescita.

Lo Stato mantiene un peso rilevante nell’economia soprattutto per quanto riguarda la spesa pubblica (la spesa governativa è al 43% del PIL) come motore della crescita e dell’occupazione. Il processo di privatizzazione iniziato con l’indipendenza, nel 1991, è stato fortemente rallentato dal conflitto della prima parte degli anni Novanta. Inoltre esso è stato caratterizzato da scarsa trasparenza e da una gestione clientelare che ha stimolato ampia corruzione. Il processo di privatizzazione è tuttora caratterizzato dal peso della corruzione e dagli impedimenti burocratici e politici che limitano lo sviluppo di investimenti a livello nazionale ed estero.

Negli ultimi quindici anni il paese ha vissuto un processo di deindustrializzazione. La quota del PIL prodotta dall’industria è passata da circa un terzo del totale ad un quinto. Negli ultimi anni la recessione si è manifestata in un decremento della produzione industriale.

Attualmente il settore primario contribuisce circa al 4,5% del PIL, mentre l'industria circa al 23% e i servizi al 72%.Il paese produce petrolio e gas, ma dipende dalle importazioni per una buona parte del suo fabbisogno energetico di idrocarburi e per circa un quarto di quello relativo all’energia elettrica.

Agricoltura

Il settore agricolo, compresi la pesca e le foreste, contribuisce al PIL per circa il 4,5% ed occupa il 5% dei lavoratori croati. Il terreno agricolo è di circa 1,3 milioni di ettari, il 26% dei quali è adibito a pascolo mentre la gran parte è formato da coltivazioni.

Tra i principali prodotti coltivati vi sono frutta, olive, uva da tavola e da vinificazione (vi sono 34mila ettari di vigneti). Anche la floricoltura è molto diffusa ed in particolare la coltivazione di lavanda. Vi anche una consistente produzione di tabacco che alimenta l’export.

Di buone dimensioni la produzione di polli e manzi.

Lungo le coste croate è diffusa la pesca e le attività di trasformazione dei prodotti ittici, buona parte dei quali vengono esportati. Ci sono circa 40 stabilimenti per la produzione di pesce per un totale di circa 18mila tonnellate l’anno.

Boschi e foreste croate producono diverse qualità di legname, alcune delle quali di grande qualità ed utilizzate per l’export.

La Croazia è autosufficiente per quanto riguarda la produzione di cereali, zucchero, pollame e per la gran parte del fabbisogno agricolo a fini industriali. Quello alimentare è uno dei principali settori manifatturieri e contribuisce a circa il 24% della produzione industriale manifatturiero. Sono diversi i prodotti alimentari croati che vengono esportati in Europa e nel resto del mondo, con un sensibile incremento negli ultimi anni.

Industria

Negli ultimi anni la Croazia ha vissuto un processo di deindustrializzazione e di abbassamento della produttività, quest’ultimo in gran parte dovuto agli effetti della crisi economica interna ed internazionale. Nel complesso l'industria rappresenta il 37,5% del PIL ed occupa circa il 31,6% della popolazione attiva. Il 93% dell’export croato proviene dalle attività industriali.

In termini di valore prodotto, I principali comparti sono quello dell’industria alimentare, dell’elettricità, della fornitura di acqua e gas, il chimico e petrolchimico e quello della metallurgia.

Servizi

Circa il 63,3% della popolazione attiva lavora nel settore dei servizi.

Il turismo rappresenta il comparto più rilevante dei servizi e uno dei settori trainanti l’economia del paese, contribuendo a quasi il 20% del PIL e, assieme alle rimesse dall’estero degli emigrati croati, rappresenta una parte sostanziale degli ingressi di valuta straniera nel paese.

Il settore della distribuzione e del commercio occupa circa 220mila lavoratori (16% del totale) e contribuisce a poco meno del 10% del PIL. Il 50% circa della distribuzione riguarda il commercio all’ingrosso.

Il settore dei trasporti contribuisce in maniera significativa al PIL ed all’occupazione (rispettivamente il 6,3% del PIL e il 5% circa degli occupati).

Creazione di un'azienda

La legge croata non prevede restrizioni all’apertura di un’attività da parte di soggetti stranieri. Le società costituite in Croazia con capitale straniero (anche al 100%) sono, a tutti gli effetti, persone giuridiche di diritto croato. Sono previste le seguenti forme di società, comuni ad altri sistemi giuridici:

  • Società a responsabilità limitata (d.o.o.): si tratta della forma più comune di società in Croazia. Può essere fondata da uno o più persone fisiche/giuridiche, locali o straniere. Il management può essere sia locale che straniero. La quota del capitale sociale non deve essere inferiore alle 20mila Kune (circa 2.600 euro) e le quote devono essere in multipli di 100, la cui somma deve essere uguale al totale del capitale sociale. I fondatori devono versare almeno un quarto del valore delle quote e almeno la metà del capital sociale deve essere versato presso istituti finanziari croati in cash. I soci rispondono solo per il capitale versato. I costi di registrazione di una d.o.o. in Croazia sono di circa 2.500 euro.
  • Società per azioni (d.d.): Può essere fondata da uno o più persone fisiche/giuridiche, locali o straniere. La quota del capitale sociale non deve essere inferiore alle 200mila Kune (circa 26mila euro). I soci rispondono solo per il capitale versato.
  • Società in accomandita (k.d.): I soci si distinguono in socio accomandante (limited partner), che risponde delle obbligazioni della società nei limiti della quota conferita e non può compiere atti di amministrazione, ne può conferire opere e servizi, e in socio accomandatario (general partner), che amministrano di diritto la società e rispondono solidamente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali). I costi di avvio dell’attività sono di circa 850 euro. Sono riconosciute dalla legge anche le società in accomandita semplice (t.d.).
  • Società in nome collettivo (j.t.d.): può essere fondata da due o più persone fisiche; i limiti del capitale sociale non sono stabiliti. I soci rispondono assieme ed in toto dei debiti della società. I costi di avvio dell’attività sono di circa 850 euro.

La legge Societaria croata riconosce anche le Sas (le associazioni di interesse economico (GIU) che non devono essere a scopo di lucro. Gli investitori stranieri possono aprire in loco una filiale o un ufficio di rappresentanza.

Per la creazione di una società è necessario registrarsi presso la Corte Commerciale, l’Ufficio Centrale di Statistica e l’Amministrazione Fiscale.

Dal 2005 è stato introdotto un sistema “One Stop Shop”, per centralizzare e semplificare le procedure per creare una nuova azienda. In pochi anni, il processo di registrazione di un'impresa è divenuto effettivamente più rapido e meno oneroso. Nel Report della Banca Mondiale “Doing Business 2012”, la Croazia occupa il 67° posto su 183 Paesi per quanto riguarda l’avvio di una società. Il report indica che sono necessarie in media 6 procedure e 7 giorni.

L’energia elettrica ha un costo medio di 0,089 € / Kwh e il gas costa circa 0,43 € / m3.

Sistema di tassazione

Nel febbraio 2012 è entrata in vigore una nuova legge sulla tassazione delle attività economiche e commerciali. Dal marzo 2012, l’aliquota standard dell’IVA (OIB) è al 25%. Per pane e latte, prodotti di stampa e media ad uso scolastico e di contenuto scientifico-culturale, medicinali, cinema vi è esenzione dall’IVA. E’ prevista un’aliquota del 10% per la stampa, i servizi turistici e di accoglienza, alcuni prodotti alimentari di base e cibo per neonati.

La tassazione sui profitti delle imprese (“Corporate income tax” - CIT) è al 20% ed al 15% per i dividendi (salvo casi particolari in cui è al 20%).

La tassa sul reddito delle persone fisiche si basa su tre classi di reddito mensile:

  • al 12% per redditi tra 0–2.200 Kune
  • al 25% per redditi tra 2.200 - 8.800
  • al 40% per i redditi superiori a  8.800.

Alcune città possono predisporre un’ulteriore tassa sull’importo della tassazione. Zagabria ha l’aliquota più alta (18%), Pola la più bassa (7,5%).

La tassazione per il trasferimento di beni immobili è del 5%, così come quella sulle donazioni e le successioni.

Esistono una serie di tasse speciali, ad valorem o in base alla quantità, su alcune tipologie di prodotti (caffè, idrocarburi, alcool, birra, bevande analcoliche, tabacco, autoveicoli, imbarcazioni e beni di lusso).

La Croazia ha stipulato vari accordi internazionali con diversi paesi in ambito fiscale. Dal 15 settembre 2009 è in vigore la convenzione tra Italia e Croazia per evitare la doppia-imposizione sui redditi e prevenire le evasioni fiscali.

Mercato del lavoro

Il tasso di disoccupazione in Croazia è al 18-19% ma sale al 33% nella fascia di età 15-24 anni. Circa 20.000 laureati in Croazia sono senza occupazione.

La forza lavoro complessiva è di 2,8 milioni di persone. Circa il 5% della popolazione attiva lavora nel settore agricolo, il 31,6% nell’industria e il 63,3% nel settore dei servizi. Gli impiegati nella pubblica amministrazione sono circa 63mila.

Il livello di alfabetizzazione dei croati è del 98,9%. La scuola dell'obbligo dura fino ai 15 anni ed è gratuita. Il 27% circa degli occupati è in possesso di un diploma di istruzione di terzo livello (universitario o equiparato).

Il mercato del lavoro sta cambiando rapidamente nel paese, adattandosi alle esigenze del mercato europeo ed internazionale, con una maggiore diffusione delle lingue straniere (inglese, tedesco ed Italiano) tra i giovani in cerca di occupazione. Permangono alcuni limiti, anche significativi, che mantengono alta la rigidità nel mercato del lavoro e che sono alla base dell’alto tasso di disoccupazione, tra i più alti in Europa.

Un ruolo molto importante giocano i sindacati, che hanno una diffusione capillare nel paese, tra le maggiori in Europa, con oltre 600 organizzazioni registrate.

L’età minima per lavorare è fissata a 15 anni. L’orario di lavoro è fissato in 40 ore settimanali. Gli straordinari sono permessi a determinate condizioni e non possono superare le 8 ore settimanali. Ai minori non può essere richiesto di effettuare straordinari. Vi sono limitazioni che riguardano l’impiego di donne e minori in determinate attività e in orari notturni.

Sono previste per legge un minimo di 20 giornate di vacanza retribuite (4 settimane).

La maternità è prevista nel periodo pre e post-natale (almeno 28 giorni prima e 42 giorni dopo la nascita del figlio) e può durare al massimo 6 mesi. Anche i padri possono usufruire di un periodo di congedo per accudire i neonati.

Ogni tipo di rapporto di lavoro deve essere determinato da un contratto scritto. Il tirocinio non può superare la durata di un anno.

L’assunzione passa attraverso gli uffici di collocamento governativi, anche se nella prassi questa norma viene raramente rispettata, ricorrendo ad agenzie interinali private, siti web o il passaparola.

La cessazione del rapporto di lavoro segue prevalentemente le regole comunemente adottate in ambito Ue.

Lo stipendio medio lordo mensile in Croazia è di 7.900 Kune (circa 1050 euro).

Nel settore agricolo e manifatturiero il salario medio lordo è di 6.850 Kune, nel comparto delle comunicazioni e delle informazione è di 13.150 Kune.

Per quanto concerne le contribuzioni, al datore di lavoro spetta versare il 13% del salario lordo per l’assicurazione medico-sanitaria, lo 0,5% per gli infortuni sul lavoro, e l’1,7% per l’assicurazione alla disoccupazione. Al dipendente spetta versare il 15% + 5% per la pensione.

Per i lavoratori stranieri è necessario ottenere un Permesso di Soggiorno e Lavoro o un “Certificato di Registrazione al Lavoro”, per gruppi specifici di lavoratori per periodi limitati (da 30 a 90 giorni). I permessi vengono rilasciati dal Ministero degli interni.

Il governo croato fissa delle quote annuali per l’ingresso nel paese di lavoratori stranieri e vi sono alcune restrizioni. I lavoratori stranieri devono essere in possesso di copertura medico-sanitaria per il periodo di attività nel paese. La copertura può essere anche quella del paese di origine.

Accesso al credito

Il comparto bancario croato è considerate uno dei punti di forza dell’economia e domina il settore finanziario del paese, con ¾ degli assets finanziari totali. Vi sono 34 banche commerciali, di cui 2 di proprietà statale e 15 di proprietà straniera. Il tasso di concentrazione è elevato, con 5 istituti che controllano circa il 70% degli assets totali.

Il settore bancario in Croazia è il principale nella regione adriatico-balcanica per volume di assets (54 miliardi di euro) ed è largamente dominato dai capitali stranieri (90% del totale) di cui la maggior parte è di proprietà italiana o austriaca. Zagrebacka Banka (ZABA), del gruppo UniCredit, ha la quota maggiore di mercato in Croazia, con 13,8 miliardi di euro di assets, seguita da Privredna Banka Zagreb (PBZ), del gruppo Intesa Sanpaolo, con 8,9 miliardi di assets. Il tergo gruppo bancario del paese è Erste&Steiermaerkische Bank (7,5 miliardi di assets).

Nel paese sono presenti anche Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Banca Popolare di Vicenza (tramite Volksbank AD) e Veneto Banka.

Negli ultimi anni il settore è progressivamente migliorato anche se la crisi attuale ha messo in luce alcune fragilità, legate soprattutto all’esposizione con l’estero, dato che il debito bancario è quasi esclusivamente con l’estero, sia a livello corporate che privato. La capitalizzazione delle banche è rimasta alta e per il momento non esiste un problema di liquidità. Il livello di crediti non esigibili è pari a circa il 10% dei prestiti totali.

Per quanto riguarda i finanziamenti locali, la Banca Croata Per La Ricostruzione e lo Sviluppo (HBOR) concede finanziamenti per la ricostruzione e lo sviluppo dell'economia croata. Il programma dei finanziamenti si riferisce ai seguenti comparti: esportazioni, turismo, agricoltura, economia, piccole e medie imprese, infrastrutture, innovazioni.

Dal 1° gennaio 2007, la Croazia beneficia dello strumento finanziario di pre-adesione all'Unione europea (IPA), che sarà attivo fino al 2013, quando la Croazia dovrebbe definitivamente entrare nell'Ue. Nel periodo 2007-2013, la Commissione Europea ha destinato alla Croazia un importo complessivo di 1,14 miliardi di euro per progetti di sostegno alla transizione e sviluppo istituzionale, cooperazione transfrontaliera, sviluppo regionale, sviluppo delle risorse umane e sviluppo rurale.

Tutela proprietà intellettuale

La Croazia è membro della World Intellectual Property Organisation, è firmataria dell'Accordo multilaterale TRIPs e delle principali convenzioni internazionali in tema di marchi e brevetti.

Nell'ottobre 2003 il Governo croato ha varato un pacchetto di sei leggi in materia di tutela di brevetti, marchi, denominazione geografica e di provenienza, design industriale e diritti di autore. Va menzionata in particolare la Legge sulla denominazione di origine geografica e di provenienza di beni e servizi, in vigore dal gennaio 2004. Sono previste severe ammende per coloro che utilizzano impropriamente in maniera diretta o indiretta le denominazioni di origini geografiche o di provenienza.

La regolamentazione e tutela della proprietà intellettuale è di pertinenza dell’Ente Statale per la Proprietà Intellettuale. Le disposizioni in vigore prevedono che qualsiasi persona fisica e/o giuridica locale/straniera può ottenere un brevetto. Le persone straniere devono essere rappresentate da un procuratore legale croato registrato presso l'Ufficio Brevetti.

Il costo di registrazione di una brevetto è di circa 3.000 euro e quello di un marchio è di circa 2.200 euro.

In Croazia esiste il problema della contraffazione dei marchi, anche se la produzione di profumi, borse e capi di abbigliamento o altri beni con marchi contraffatti è generalmente di provenienza cinese o kossovara.

Nella grande distribuzione in Croazia si trovano prodotti con nomi e packaging relativi all'Italia ed alle sue produzioni, regolarmente fabbricati in Croazia.

Infrastrutture

Il sistema infrastrutturale croato appare adeguato ed è attualmente oggetto di ammodernamento ed ampliamento. Il Paese è ben collegato con i paesi limitrofi e con i principali partner commerciali.

Sulla base del Logistic Performance Index (LPI) calcolato dalla Banca Mondiale la Croazia occupa la 74ma posizione su 155 paesi, con un indice di 2,77, superiore alla media degli altri paesi dell’Europa balcanica e centro-meridionale (l'Italia è al 22mo posto con 3,64).

La rete stradale croata consta di circa 29mila km di strade statali, regionali e locali La rete autostradale è composta da poco più ci 1.100 km e le superstrade che collegano con i tragitti paneuropei sono lunghe circa 2mila km.

In Croazia non esistono città con linee ferroviarie metropolitane, anche se dal 2007 sono stati presentati diversi progetti per la realizzazione di una linea di superficie a Zagabria.

La rete ferroviaria attualmente si estende su 2.722 km di cui 980 km elettrificati (il 36%). Nel 2011 le ferrovie croata hanno trasportato circa 50 milioni di viaggiatori. Un progetto nazionale di ammodernamento prevede la ricostruzione completa di alcuni tratti principali tra cui i rami B e C del V Corridoio paneuropeo V ed alcuni tratti del X corridoio. E’ prevista inoltre la costruzione di nuove linee e tratti ferroviari e l’aumento delle linee elettrificate.

In Croazia vi sono 9 aeroporti, dei quali sono in fase di ammodernamento (l’aeroporto di Zagabria, con la costruzione di un nuovo terminal passeggeri, l’aeroporto di Spalato e quello di Dubrovnik). Nel 2011 gli aeroporti croati hanno visto transitare circa 2 milioni di viaggiatori.

Sono previsti piani di investimento per alcune delle attuali infrastrutture portuali, che riguardano l’ampliamento dei porti esistenti con la costruzione di nuovi terminal per merci e passeggeri.

Il paese è attraversato da 610 km di oleodotti e 2.150 km di gasdotti. La Croazia potrebbe essere preferita all’Ungheria quale tratta di collegamento del progetto di gasdotti South Stream.

Il 59,2% della popolazione croata ha accesso ad internet (2,6 milioni di persone), con circa 1,4 milioni di utenti registrati su Facebook.

La Croazia è membro dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC) dal novembre 2000.

I paesi dell’Unione europea sono i principali partner commerciali della Croazia, seguiti dai paesi balcanici (Bosnia Erzegovina e Serbia in modo particolare) e dalla Russia. Con i paesi balcanici fa parte della CEFTA (Central European Free Trade Area), un accordo per la creazione di un’area di libero scambio, che attualmente consta di circa 30 milioni di consumatori.

In vista dell’ingresso nell’Unione europea nel 2013 e come membro dell’OMC, la Croazia ha progressivamente liberalizzato i suoi scambi commerciali. Oltre il 90% degli scambi commerciali della Croazia con il resto del mondo è attualmente regolato da trattamenti preferenziali (accordi di libero scambio o di scambio a condizioni agevolate).
Oltre agli accordi con i Paesi dell’Ue e della CEFTA, la Croazia ha accordi commerciali di tipo preferenziale con i paesi dell'EFTA (European Free Trade Area) e con la Turchia.

La gran parte deli oneri doganali sulle importazioni sono costituiti da dazi ad valorem. Alcuni prodotti agro-alimentari prevedono dazi specifici, per unità di misura.

Dal 1° gennaio 2007 i prodotti industriali provenienti dai paesi dell'Ue non sono soggetti al dazio all'importazione. Per quanto concerne invece il comparto agro-alimentare, possono essere importati in completa esenzione dei dazi soltanto i beni che non vengono prodotti in Croazia o la cui produzione è considerata trascurabile.
Per gli altri prodotti agro-alimentari i dazi vengono gradualmente ridotti nel corso di un periodo transitorio e nell'ambito di definite quote tariffarie. Per alcuni di questi è peraltro prevista la possibilità di mantenere alcune forme di protezione anche dopo il periodo transitorio.

Non essendo la Croazia ancora membro dell'UE, le certificazioni europee non vengono automaticamente riconosciute e si deve procedere ad una nuova certificazione in loco.

La normativa doganale croata tende ad eliminare le restrizioni sotto forma di licenze e contingenti, tuttavia, nel rispetto degli accordi internazionali e per ragioni di sicurezza, salute, tutela ambientale e controllo del commercio di metalli preziosi alcune merci possono essere importate o esportate soltanto in base ad appositi permessi e/o autorizzazioni.

In termini aggregati, l’Unione europea è il primo partner commerciale della Croazia. L’interscambio di beni e servizi tra Croazia e Ue nel 2011 è stato di 16,9 miliardi di euro. Le importazioni dall’Ue costituiscono oltre il 60% del totale dell’import della Croazia. Il primo partner per l’interscambio totale è l’Italia con una quota del 15,6% del totale.

Bilancia commerciale

La Croazia dipende fortemente dal commercio con l’estero. La percentuale di importazioni sul PIL è del 34%, mentre l’export ammonta al 20,5% del PIL.

Nel 2011 la Croazia ha avuto un interscambio commerciale di 192,4 miliardi di Kune (25,8 miliardi di euro), con un aumento del 10,9% rispetto all’anno precedente (mentre tra 2009 e 2010 la crescita era stata del 5,4%). Il saldo di bilancio è stato negativo, registrando un valore di -6,7 miliardi di euro.

In termini aggregati, l’Unione europea è il primo partner commerciale della Croazia. L’interscambio di beni e servizi tra Croazia e Unione europea nel 2011 è stato di 16,9 miliardi di euro, con un saldo negativo per la Croazia di 5,7 miliardi di euro. L'export verso la Croazia rappresenta lo 0,7% delle esportazioni totali dell'Ue, mentre le importazioni dall’Ue costituiscono oltre il 60% del totale dell’import della Croazia.

A livello di singoli paesi, il primo partner per l’interscambio totale è l’Italia con una quota del 15,6% del totale. Seguono la Germania (11,6%) e la Slovenia (7%).

Le esportazioni hanno raggiunto quota 9,6 miliardi di euro, con un aumento del 7,9% rispetto al 2010.

Principale paese di destinazione delle merci croate si riconferma l’Italia, con una quota sul totale export croato del 15,8%. Bosnia Erzegovina (12,2%), Germania (10,1%), Slovenia (8,3%), Austria (5,7%) e Serbia (3,9%) gli altri partner principali.

Rispetto al 2010, le esportazioni verso l’Italia sono scese di quasi il 10% mentre hanno subito un incremento quelle verso l’Austria (+16,1%), la Russia (+31,3%) e la Cina (+38%).

Tra i principali prodotti esportati dalla Croazia nel 2011, idrocarburi e loro derivati (12,1% del totale), imbarcazioni e materiali connessi (11%)  macchinari elettrici e parti di ricambio (8,4%), prodotti meccanici (8,2%), legname e sughero (4,6%), prodotti farmaceutici (3,7%).

Le importazioni croate hanno registrato un aumento del 7,9%, passando da 15,1 miliardi di euro nel 2010 a 16,3 miliardi di euro nel 2011.

L’Italia si conferma al primo posto, con il 16,3% del totale delle importazioni croate. Seguono Germania (12,6%), Russia (7,2%), Cina (7,1%), Slovenia (6,2%) e Austria (4,5%).

Tra i principali prodotti importati dalla Croazia nel 2011 vi sono gli idrocarburi e loro derivati (21,8% del totale), macchinari meccanici (9,5%), macchinari elettrici e parti di ricambio (6,7%), ferro e acciaio e prodotti ferrosi e siderurgici (6%), autoveicoli (5,5%), materiali plastici (4,2%), prodotti farmaceutici (3,6%).

Interscambio commerciale con l'Italia

Nel 2011 gli scambi commerciali tra Italia e Croazia hanno registrato un aumento del 5,1% rispetto al 2010, con 4,1 miliardi di euro. La bilancia continua a registrare un saldo positivo (+1,15 miliardi di euro), in aumento rispetto al saldo del 2010.

Nel 2011, le esportazioni italiane verso la Croazia hanno raggiunto quota 2,66 miliardi di euro, in aumento del 15,3% rispetto all’anno precedente.

L’export italiano in Croazia riguarda principalmente prodotti della raffinazione del petrolio (+84,5% rispetto al 2010), macchinari ed apparecchiature (-5,5%), prodotti della metallurgia (+4,2%) e prodotti chimici (-25,6%). Altri prodotti rilevanti sono costituiti da prodotti dell’abbigliamento, prodotti alimentari e materie plastiche.

L’Italia è il primo paese al mondo destinatario dell’export croato. Nel 2011 le importazioni italiane dalla Croazia sono diminuite del 9% rispetto al 2010, arrivando a quota 1,51 miliardi di euro. I principali beni croati importati dall’Italia sono articoli di abbigliamento, navi ed imbarcazioni, legname e prodotti derivati, prodotti meccanici, chimici ed alimentari.

Nel 2011 l’interscambio commerciale tra la regione Lombardia e la Croazia è stato di 617 milioni di euro con un saldo positivo per la Lombardia pari a 254 milioni di euro, in aumento rispetto all’anno precedente (+ 228 milioni di euro nel 2010).

Prodotti della metallurgia, prodotti chimici e macchinari ed apparecchiature rappresentano i principali prodotti esportati dalla Lombardia verso la Croazia (circa la metà dell’export lombardo).

Prodotti chimici, minerari e metalliferi rappresentano una buona parte dell’import lombardo dalla Croazia. Seguono prodotti d’abbigliamento, carta e cartone, articoli di gomma e materie plastiche e prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio.

Investimenti diretti esteri

La Legge sugli incentivi agli investimenti in vigore dal 1° gennaio 2007 è stata modificata nel 2011. Essa prevede la possibilità di usufruire di incentivi per la realizzazione di progetti economici produttivi e di trasformazione, per la costituzione ed espansione di centri tecnologici che hanno l'obiettivo di sviluppare prodotti e processi produttivi ad alta tecnologia, come pure di centri a supporto delle attività svolte (ad esempio, centri per lo sviluppo e l'applicazione di nuove soluzioni informatiche).

Sono previste agevolazioni fiscali e doganali, sovvenzioni per la creazione di nuovi posti di lavoro e per la formazione professionale, come pure per la realizzazione di grandi progetti d'investimento di particolare interesse economico. Inoltre, esistono agevolazioni e sgravi fiscali per chi opera nelle aree meno sviluppate del paese.

Per quanto riguarda gli investimenti che generano nuova occupazione, sono previsti sgravi fiscali sul pagamento della tassazione sui profitti delle imprese, con aliquote massime del 10% e minime dello 0% per un periodo di 10 anni, a seconda del numero di posti di lavoro generati.

La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo sostiene attualmente progetti per lo sviluppo delle infrastrutture e per il sostegno ai processi di privatizzazione.

La Banca Europea per gli Investimenti sta sostenendo la Croazia nel suo processo di ingresso nell’Ue, attraverso progetti di sviluppo delle infrastrutture e nel settore ambientale e della sanità.

Tra Croazia e Italia è in vigore dal giugno 1998 un accordo sulla promozione e reciproca protezione degli investimenti.

Dal 1993 al 2011 la Croazia ha ricevuto 25,6 miliardi di euro di IDE. I Principali paesi investitori in questo periodo sono stati l’Austria (6,3 miliardi di euro), i Paesi Bassi (3,8 miliardi di euro) e la Germania (3,0 miliardi di euro). Questi paesi sono stati anche l’origine della gran parte del flusso di IDE nel 2011. L’Italia è al settimo posto, con 1,2 miliardi di euro (17,3 milioni nel 2011).

Negli ultimi due anni, a causa della crisi dell’area euro, il flusso di IDE si è dimezzato.

Il 33,8 degli IDE attratti dal 1993 sono rappresentati da investimenti finanziari. Il 10% riguarda il commercio all’ingrosso, il 6,7% poste e telecomunicazioni, il 6,5% attività immobiliari, il 5,5% il comparto chimico.

L’intermediazione finanziaria (in particolare il settore bancario e assicurativo) si sono dimostrati i settori più attraenti per gli investitori italiani in Croazia.

Zone di libero scambio

In Croazia sono presenti 15 zone di libero scambio o zone franche. La zona franca può essere utilizzata da persone fisiche/giuridiche locali o straniere. Nelle zone franche possono essere svolte tutti i tipi di attività economica tranne il commercio al dettaglio. Nelle zone franche sono disponibili i seguenti vantaggi:

  • possono essere svolte tutte le forme di commercio con l’estero, di beni e servizi, senza incorrere nelle limitazioni stabilite dalla Legge sul Commercio e dalla Legge sul Commercio con l’Estero
  • i beni possono essere liberamente importati ed esportati e possono rimanere nella zona franca per un periodo illimitato di tempo
  • esenzione da dazi e tasse doganali per i beni immagazzinati nella zona franca
  • tassazione sui profitti dimezzata del 50% (quindi, generalmente, al 10%).

A partire dal 1° gennaio 2010 è iniziata ad aumentare gradualmente l'aliquota dell'imposta sull'utile a seconda dell'ubicazione della zona franca. A Vukovar, ad esempio, è stabilito un periodo transitorio con aliquote del 25% (fino al 2013) e del 75% (fino al 2017, quando non ci potranno più essere agevolazioni).

In Croazia ci sono attualmente 15 zone di libero scambio nelle aree portuali di Pola, Rijeka, Spalato e Ploce e in altre aree strategiche come Krapina-Zagorje, Kukuljanovo, Osijek, Ribnik, Slavonia Brod (sul fiume Sava), Spalato-Dalmazia, Varasdino, Vukovar (alla confluenza del fiume Vuka) e Zagabria.

I settori interessati dalle attività economiche nelle zone franche croate sono: ICT, informatica, medico-sanitario, macchinari, componentistica per l’automotive, tessile, ingegneria e cantieristica.

Turismo

Il turismo è il comparto economico più rilevante per l’economia croata. Esso contribuisce significativamente alla formazione della ricchezza nazionale (quasi il 20% del PIL) e rappresenta una parte sostanziale degli ingressi di valuta straniera nel paese. Inoltre, le attività legate al turismo offrono occupazione ad una parte rilevante della forza lavoro croata.

La crisi economica internazionale e quella dell’Eurozona in particolare hanno avuto ripercussioni sulla crescita del turismo in Croazia negli ultimi anni.

Nel 2011 vi sono stati 11,4 milioni di visitatori, l’87% dei quali di provenienza straniera. Nel 2010 e 2009 erano stati rispettivamente 10,6 milioni e 10,2 milioni (dei quali 9,1 e 8,7 milioni di stranieri).
I turisti tedeschi sono tra i principali visitatori della Croazia (1,6 milioni nel 2011, il 16% del totale dei turisti stranieri). Italiani (1,11 milioni), Sloveni (1,09 milioni) e Austriaci (892mila) gli altri gruppi principali di turisti nel 2011. Nei primi sei mesi del 2012 vi è stata un incremento di visitatori del 4,3% rispetto allo stesso periodo del 2011.

Il processo di privatizzazione del settore turistico croato è ancora in fase di sviluppo. Sono numerosi gli immobili e le società croate (circa una ventina) di cui lo stato possiede quote di proprietà e che sono state messe sul mercato per un valore che si aggira attorno ai 200 milioni di euro.

Esistono poi alcuni progetti di riqualificazione di impianti industriali, per trasformarli in strutture alberghiere o di riqualificazione di alcune aree, come il progetto “Brijuni Rivijera”, in Istria.

La capacità di accoglienza del sistema croato è attorno ai 160mila posti letto, disponibili tra hotel, residence e villaggi turistici. Inoltre, circa 650mila posti sono disponibili in camping ed altre strutture turistiche. Il 22% del totale della capacità alberghiera è fornita da hotel a 4 stelle.

I ricavi prodotti dal turismo stanno aumentando costantemente, con una marginalità crescente rispetto al numero di soggiorni.

Tra il 2008 e il 2010 le attività alberghiere e di ristorazione hanno portato, in media, ad un fatturato di 16,5 miliardi di Kune (2,2 miliardi di euro). Nel 2011, il totale dei ricavi provenienti dal turismo straniero è stato di 6,6 miliardi di euro, con un incremento del 6,7% rispetto al 2010.

Le attività nautiche sono una componente importante dell’offerta turistica croata, anche grazie alla particolarità delle coste che offrono arcipelaghi per un totale di un migliaio di isole.

Le prospettive del mercato turistico croato appaiono interessanti e in crescita. Le autorità croate hanno stimolato lo sviluppo del settore, favorendo il potenziamento e miglioramento delle strutture recettive e tutelando il patrimonio ambientale e culturale del paese.

Uno dei comparti che sta acquistando sempre maggiore spazio è quello dell’enoturismo.

Sono numerose le iniziative organizzate negli ultimi anni per promuovere i prodotti enologici croati e contemporaneamente stimolare il turismo. Tra queste, “Vinistra”, che organizza ogni anno una fiera per presentare i produttori locali e sviluppare gli scambi internazionali.
Inoltre, nel marzo 2013 verrà organizzata a Zagabria la quinta edizione del IWINETC (International Wine Tourism Conference & Workshop) organizzata da Wine Pleasures.

Nel 2011, i ricavi prodotti dalle attività dei porti croati ha fruttato 600 milioni di Kune (80 milioni di euro), con un incremento del 4,5% rispetto al 2010.

I mesi estivi (giugno-settembre) sono quelli in cui si registrano il maggior numero di turisti, attratti principalmente dalle località di mare. Oltre alle destinazioni balneari, i turisti vengono attratti dalle mete culturali offerte soprattutto dalle città (Zagabria ha avuto nel periodo 2008-2010 una media di 600mila visitatori con 1 milione di pernottamenti) e da alcuni siti particolari patrimonio dell’UNESCO: il palazzo di Diocleziano a Spalato, le città di Trogir e Dubrovnik, la Basilica di Poreč e la Cattedrale di Šibenik. Inoltre vi sono numerosi parchi marini e naturali.

Energie rinnovabili

Uno dei settori in cui il governo croato sta puntando per lo sviluppo futuro del paese è quello delle energie rinnovabili. La Croazia è il terzo maggior importatore d’energia d’Europa. Il Paese spende tra 1,8 e 2,4 miliardi di corone (tra i 240 e i 320 milioni di euro) per importare elettricità.

La Croazia è in linea con i programmi di riduzione delle emissioni di CO2 previsti dal cosiddetto pacchetto europeo "clima-energia", conosciuto anche come strategia "20-20-20".

Attualmente il 13,3% dei consumi energetici croati proviene da fonti energetiche alternative. L’obiettivo è quello di raggiungere il 35% entro il 2020.

Le autorità croate puntano anche a giungere all’autosufficienza nella produzione di energia elettrica entro il 2020. A questo scopo, la Strategia Nazionale per l’Energia adottata dal Parlamento croato nell’ottobre 2009 prevede tre obiettivi principali: raggiungere la sicurezza nell’approvvigionamento energetico, realizzare un sistema energetico competitivo, ottenere uno sviluppo sostenibile del settore energetico.

Attualmente il 49% della produzione di energia da fonti rinnovabili proviene da fonti idroelettriche ed il 41% da biomasse. Complessivamente, gli obiettivi croati per il 2020 prevedono una produzione di 88,42 PetaJoules (PJ), pari a 2,1 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, e la seguente composizione dei consumi nazionali da fonti rinnovabili:

  • 31,5% da biomasse
  • 30% da idroelettriche
  • 10,8% da biofuel
  • 12,2 da fonti eoliche
  • 5,9% da energia solare
  • 3,1% da biogas
  • 1,8% da geotermico.

La Croazia ha scelto come strumento principale di promozione dell’uso delle risorse energetiche rinnovabili la “Tariffa incentivante”. Dal 2007 i produttori di energia da fonti rinnovabili che la immettono nella rete di distribuzione nazionale possono usufruire di tale incentivo.

Il sistema prevede, dopo l’ottenimento dello status di “Produttore qualificato”, la stipula di un contratto di vendita con l’ente statale HROTE (Croatian Energy Market Operator) che organizza il mercato dell’energia sotto la supervisione dell’ente pubblico di vigilanza, regolamentazione e consulenza al governo croato, HERA (Croatian Energy Regulatory Agency).

Dal 2012 la durata del contratto sull'acquisto privilegiato è stata estesa a 14 anni (prima era di 12 anni).

Le autorità croate hanno anche stabilito un ulteriore incentivo del 15% per gli investitori che, nella realizzazione delle centrali elettriche, utilizzeranno i prodotti intermedi e i materiali di provenienza locale.

Diversi i progetti sviluppati nel corso degli ultimi anni, che, oltre agli incentivi messi a disposizione dal governo croato, hanno potuto usufruire di finanziamenti internazionali.

Nel 2012, la società “Agrokor Energija” del gruppo Agrokor ha avviato il primo impianto a biogas nei pressi della località di Vrbovec, situata a circa 40 km a nord-est di Zagabria. Il valore dell’investimento è pari a 55 milioni di Kune (circa 7,3 milioni di euro). Il progetto è stato realizzato con la società slovena GH Holding e finanziato in parte grazie al prestito di 5 milioni di euro della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS). L’impianto sarà alimentato con rifiuti organici. La capacità sarà pari a 1 MW di energia elettrica che verrà poi immessa nella rete nazionale. Verrà inoltre prodotta energia termica fino a 1 MW.

Le previsioni circa il raggiungimento della Croazia degli obiettivi fissati dalla “Strategia 20-20-20” e da quella nazionale sembrano mettere in dubbio la capacità del sistema energetico croato di ottenere tutti i risultati indicati. Molto dipenderà dalla durata della fase attuale di crisi economica, interna ed europea.

Lo scenario dovrebbe cambiare nel caso i flussi di IDE tornassero ai livelli pre crisi e fossero in parte orientati al settore delle rinnovabili, permettendo così la realizzazione dei diversi progetti di potenziamento e sviluppo della capacità energetica interna.

Fino all'anno 2020 nel settore delle fonti rinnovabili in Croazia sono previsti investimenti per un valore di 2,5 miliardi di euro.

Agroalimentare

Il settore agricolo, compresi la pesca e le foreste, contribuisce al PIL per circa il 4,5% ed occupa il 5% dei lavoratori croati. Nel complesso, le attività economiche collegate con il settore agricolo producono circa un decimo della ricchezza nazionale.

Il terreno agricolo è di circa 1,3 milioni di ettari (900mila dei quali coltivabili), il 26% dei quali è adibito a pascolo mentre la gran parte è formato da coltivazioni.

Tra i principali prodotti coltivati vi sono frutta, olive, uva da tavola e da vinificazione (vi sono 34mila ettari di vigneti). Anche la floricoltura è molto diffusa ed in particolare la coltivazione di lavanda. Vi anche una consistente produzione di tabacco che alimenta l’export.

Di buone dimensioni la produzione di bovini (450mila capi), in particolare di manzi, polli (circa 10 milioni) e maiali (1,2 milioni di unità). La produzione di latte è di circa 790 milioni di litri l’anno (quasi totalmente di provenienza bovina).

Lungo le coste croate è diffusa la pesca e le attività di trasformazione dei prodotti ittici, buona parte dei quali vengo esportati. Ci sono circa 40 stabilimenti per la produzione di pesce per un totale di circa 18mila tonnellate l’anno.

Boschi e foreste croate producono diverse qualità di legname, alcune delle quali di grande qualità ed utilizzate per l’export.

La Croazia è autosufficiente per quanto riguarda la produzione di cereali, zucchero, pollame e per la gran parte del fabbisogno agricolo a fini industriali. Quello alimentare è uno dei principali settori manifatturieri e contribuisce a circa il 24% della produzione industriale manifatturiero. Sono diversi i prodotti alimentari croati che vengono esportati in Europa e nel resto del mondo, con un sensibile incremento negli ultimi anni.

Il calo di produttività vissuto negli anni passati dal comparto industriale croato può essere riscontrato anche nei processi produttivi dell’agribusiness, che necessita forti investimenti per migliorare la capacità di output e la competitività a livello internazionale.

In Croazia ci sono circa 190 tra fattorie ed aziende agricole per un totale di poco più di 1 milione di ettari. La Croazia ha una bassa concentrazione di terreni per fattoria (tra le più basse in Europa e simile a quella italiana). La maggior parte delle fattorie (circa 120mila) ha meno di 3 ettari di terreno (in totale circa il 63% dei terreni coltivabili in Croazia), e sviluppa una produzione essenzialmente di sussistenza.
Le fattorie di medie e grandi dimensioni sono poco meno di 70mila e controllano circa il 32% dei terreni coltivabili (63mila tra i 3 e i 20 ettari; 6mila tra i 20 e i 100 ettari) e stanno crescendo in termini di quote di mercato.
Tuttavia, la quota maggiore a livello di produzione è detenuta dalle grandi aziende agricole, che sono cresciute a livelli molto alti negli ultimi anni ed hanno visto aumentare la loro produttività grazie all’introduzione di tecnologie più moderne ed allo sfruttamento intensivo dei terreni.

Due terzi del totale dei terreni agricoli è di proprietà di aziende famigliari e circa un terzo è di proprietà dello stato. Il processo di privatizzazione dei terreni e delle imprese agricole statali è stato lento ed ha contribuito al sottosfruttamento delle potenzialità di produzione agricola del paese.

Nel 2011, il prezzo dei terreni agricoli in Croazia variava dai 5mila ai 7mila euro per ettaro. L’acquisto della terra in Croazia è soggetto ad autorizzazione governativa e prevede alcune restrizioni nel caso di acquirenti stranieri. Nel 2013 dovrebbe entrare in vigore una nuova tassa sulle proprietà.

La gran parte dei terreni coltivati si trova nella regione di Slavonia, conosciuta come il “granaio” della Croazia. Le aree montagnose della Croazia centrale vedono una buona presenza di terre da pascolo, gran parte delle quali ancora poco sfruttate, mentre la maggior parte della produzione di vigneti, uliveti, frutteti ed orticolture si trovano nella grande regione adriatica e nelle isole.

L’agribusiness offre diverse opportunità di sviluppo ed investimento per gli operatori italiani.

Tra le produzioni agricole più rinomante e che contribuiscono significativamente all’export agricolo del paese vi sono il vino e l’olio di oliva. La produzione di vino consiste essenzialmente di vini bianchi, anche se alcuni vini rossi sono di alta qualità. Malvasia, Dingač e Turan alcuni dei più rinomati.
La produzione totale è passata da 1,28 milioni di ettolitri del 2001 a 1,43 milioni di ettolitri nel 2010. Il fatturato della vendita di vini croati nel 2010 è stato di 388 milioni di Kune (52 milioni di euro). Attualmente solo il 5% della produzione croata viene esportato. L’incremento della produzione e l’aumento della qualità e visibilità dei vini croati in Europa e soprattutto nelle aree extraeuropee potrebbe garantire un incremento sensibile dell’export nei prossimi anni.

La produzione di olio di oliva è passata da 33,75 milioni di ettolitri del 2001 a 60,23 milioni di ettolitri nel 2005. Negli anni successivi la produzione è scesa fino ai 52,05 milioni di ettolitri nel 2010. Tuttavia la qualità della produzione è aumentata sensibilmente con alcuni degli oli croati che hanno ricevuto importanti riconoscimenti a livello internazionale.

Oltre agli interessi strettamente alla produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli croati, vi sono quelli riguardanti la fornitura degli strumenti per la produzione, che spesso ricevono interessanti stimoli ed incentivi dal governo croato o da istituzioni internazionali.

Nell’estate 2012, l’istituto della Banca Mondiale, International Financial Corporation (IFC), ha finanziato tramite un prestito di 12 milioni di euro l’azienda italiana SAME DEUTZ-FAHR (SDF), produttrice di macchinari per l’agricoltura, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo dell’agribusiness in Croazia e negli altri paesi dell’area balcanica e centro-europea.

L’impianto della SDF si trova a Zupanja, in Slavonia, nella regione di Vukovar e Sirmia, un’area dipende fortemente dalla produzione agricola. La SDF ha acquistato lo stabilimento nel 2005, a seguito del processo di ristrutturazione post-privatizzazioni ed è diventato uno dei suoi principali stabilimenti nel mondo.

Nell’ultimo decennio la Croazia ha subito una trasformazione del settore dell’agribusiness che tuttavia si è dimostrata meno rapida rispetto a quella di altri paesi dell’area balcanica. La lentezza del processo di privatizzazione, il ritardo tecnologico e la frammentazione del tessuto produttivo sono stati alla base del ritardo nello sviluppo.

Sono quindi presenti ampi margini di crescita, sia in termini di incremento della produzione che dei ricavi, che potrebbero ricevere forte stimolo da un aumento delle esportazioni. Molto dipenderà dal processo di meccanizzazione dell’agricoltura e dall’inserimento di nuovo know-how.

Gli investimenti esteri potrebbero essere una delle componenti di maggior stimolo, anche alla luce dei tentativi governativi di sostenere le aree meno sviluppate e di incentivare la produzione agricola (con particolare attenzione alle coltivazioni biologiche) e le attività ad esse connesse.

Paese: Croazia