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Scheda Paese Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM)

  • Nel ranking del “Ease of doing business” del Report della Banca Mondiale "Business Freedom 2012" la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) occupa il 22° posto su 183 Paesi analizzati (l'Italia è all'87° posto), con un piazzamento migliore di dodici posizioni rispetto al 2011. In particolare, la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) è tra i primi sei Paesi al mondo in cui è più facile avviare un’attività di business e Skopje risulta essere la città migliore dell’Europa sud-orientale.
  • Il Rapporto sulla competitività del World Economic Forum per il 2011-2012 posiziona la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) al 79° posto del ranking mondiale (l'Italia occupa il 43° posto) con un punteggio di 4,05 (Italia 4,43), posizione invariata rispetto al ranking 2010-2011.

Tra le economie balcaniche, quella macedone è la penultima in termini di grandezza, seguita dal Kossovo. Tuttavia, il PIL pro capite è paragonabile a quello di altre economie maggiori della regione, come la Serbia, l’Albania e la Bosnia

Il Paese è considerato uno dei più attivi a livello internazionale nell’ammodernamento della legislazione in campo economico e produttivo ed è tra i più competitivi a livello europeo per il regime di attrazione degli investimenti e di stimoli all’export.

La Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) è caratterizzata da una relativa stabilità politico-istituzionale che tuttavia dipende dalle dinamiche di rapporti tra le principali forze politiche che devono costantemente confrontarsi per la composizione delle istanze etniche, principalmente provenienti dalla minoranza albanese e da nicchie di nazionalismo all’interno della maggioranza macedone. Tuttavia la sicurezza, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo delle attività economiche e del turismo, è garantita nella quasi totalità del territorio.

Dal punto di vista macroeconomico, il Paese sta affrontando senza particolari criticità la situazione di crisi economico-finanziaria europea ed internazionale. Inflazione e debito pubblico sono contenuti e sotto controllo. Desta costante preoccupazione la cronica disoccupazione.

Il governo ha progressivamente liberalizzato ed aperto l’economica con l’obiettivo della diversificazione produttiva e dell’aumento delle esportazioni. Il Paese è considerato uno dei più attivi a livello internazionale nell’ammodernamento della legislazione in campo economico e produttivo ed è tra i più competitivi a livello europeo per il regime di attrazione degli investimenti e di stimoli all’export.

La Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) non ha accesso diretto al mare, ma si trova geograficamente posizionata in un’area cardine per lo sviluppo delle reti infrastrutturali e di comunicazione dell’Europa sud-orientale, ed in particolare il completamento dei Corridoi Paneuropei 8 e 10.

A livello regionale, pesano le tensioni politiche ed economico-finanziarie ai confini, con particolare riferimento alla questione dell’indipendenza kossovara.

In ambito internazionale, la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) punta all’integrazione nell’Unione europea ed all’ingresso nella Nato. Da questo punto di vista, pesano le contese diplomatiche con la Grecia sul nome ufficiale della ex Repubblica jugoslava ed i Governi greci continuano a mantenere il veto sull’accesso di Skopje ad entrambe le organizzazioni.

(Informazioni aggiornate a maggio 2012)

LaEx Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) ha una popolazione di poco più di 2 milioni di abitanti, il 65% dei quali di etnia macedone. Il secondo gruppo etnico per rilevanza demografica è quello albanese (25% della popolazione). Seguono i Turchi (4% circa) e i Rom (2,8%).

Il tasso di crescita delle popolazione è attualmente allo 1,5%. Il 20% circa della popolazione ha un'età inferiore ai 15, il 45% ha meno di 30 anni, mentre la percentuale di persone anziane (over 65) è del 13% circa. L'aspettativa di vita è di circa 75 anni.

Il tasso di povertà si aggira attorno al 18%, mentre l'indice di sviluppo umano è andato progressivamente migliorando ed è attualmente di 0,728, al 78mo posto su 187 paesi e al di sopra della media mondiale. Il grado di alfabetizzazione della popolazione macedone è del 97%.

Il 65% della popolazione macedone è di religione cristiano ortodossa, il 33% è di religione islamica. La Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) è il quarto Paese in Europa con la maggior percentuale di popolazione islamica.

La lingua ufficiale è il macedone. Molto diffuso è l'albanese. Il turco è parlato da circa il 3% della popolazione e il serbo è parlato da circa l'1% della popolazione. L'uso della lingua inglese è progressivamente in crescita, anche perché obbligatorio dalle scuole elementari e viene utilizzato nel mondo del business.

La Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) si trova nella regione dei Balcani e confina con Albania, Serbia, Kosovo, Bulgaria e Grecia. Non ha sbocchi sul mare. La Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) ha fatto richiesta di entrare a far parte dell'Unione europea e della Nato, ma il veto della Grecia non ne permette l’accesso.

Il PIL macedone è di 10,1 miliardi di dollari statunitensi, mentre il PIL pro capite è di 4.900 dollari statunitensi con un tasso di crescita del 3,3% (2011). Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) prevede per il 2012 un calo della crescita del PIL al 2%, rispetto al 2,5% atteso ad inizio anno. Anche il governo macedone ha ribassato al 2,5%, dal 4,5%, le stime di crescita. Il rallentamento dell’economia macedone è dovuto alla recessione che sta colpendo l’Europa ed i principali partner commerciali della Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM).

Il governo macedone è impegnato da diversi anni nel mantenere la stabilità macroeconomica e contemporaneamente creare le condizioni per sviluppare l’attrazione di investimenti esteri dall’estero. Obiettivo principale è quello di diversificare l’economia, sviluppando il settore manifatturiero e dei servizi, al fine di incrementare le esportazioni.

La stabilità macroeconomica è stata garantita attraverso una politica monetaria prudente e l’agganciamento all’euro del dinaro macedone. Per ovviare ai limiti di capacità produttiva e di collegamenti verso l’esterno, le autorità macedoni hanno aumentato gli investimenti nel settore dei trasporti e delle infrastrutture energetiche. L’inflazione è contenuta, attorno al 3%.

Negli ultimi anni la stabilità economico-finanziaria della Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) ha permesso un miglioramento nel Rischio Paese, considerate a livello BB+ dalle principali agenzie di rating internazionali. Il rating SACE considera il Paese a rischio moderato (5/7).

Il Paese è fortemente dipendente dai flussi di rimesse provenienti dagli immigrati all’estero.

Il Paese gode di un basso livello di debito ed un deficit di bilancio inferiore al 3% del PIL, che il governo di Skopje vorrebbe far scendere sotto il 2% entro il 2013. Le riserve di valuta straniera sono di circa 2 miliardi di euro e sono aumentate nel corso degli ultimi anni.

Nel 2011 il PIL della Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) ha raggiunto quota 10,1 miliardi di US$, con un PIL pro capite di 4.900 US$, a parità di potere d’acquisto il valore dell’economia è di 20,8 miliardi di US$ e il PIL pro capite è di 10.100 US$.

Fino al momento dell’indipendenza, nel 1991, la Macedonia era la meno sviluppata tra le Repubbliche della Federazione Jugoslava con le quali condivideva il sistema commerciale e infrastrutturale.

La specializzazione produttiva all’epoca della Federazione ha portato l'economia macedone a sviluppare il settore siderurgico e della lavorazione dei metalli. Una volta acquisita l’indipendenza, il Paese ha dovuto confrontarsi con il problema della diversificazione produttiva e dell’assenza di infrastrutture indipendenti. In circa 20 anni, il peso dell’industria nel PIL è progressivamente passato dal 47% all’attuale 27%. Per quanto riguarda gli altri macro settori, attualmente l’agricoltura contribuisce al 9,5% del PIL, mentre i servizi al 63,4%.

La Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) non dispone di significative risorse energetiche, se non di alcuni giacimenti di carbone e necessita di importazioni dai paesi vicini, che fino ad oggi sono state costituite in particolare da energia elettrica. Lo sviluppo di alcuni oleodotti potrà garantire il futuro un maggior approvvigionamento di idrocarburi, che attualmente è limitato a circa 50mila barili di petrolio al giorno. Il paese è ricco di lignite, cromo, piombo, ferro e zinco.

Agricoltura

La produzione agricola nel 2010 valeva 41,3 miliardi di dinari (670 milioni di euro). I principali prodotti sono cereali (grano, mais, riso), che rappresentano oltre il 65% della produzione, tabacco, cotone, prodotti ortofrutticoli e vino. Un altro settore importante è quello dell’allevamento (soprattutto ovini) che alimenta il settore del pellame e della trasformazione in prodotti alimentari. Circa il 50% della produzione agricola dipende da produttori individuali o familiari, mentre l’altra metà è fornita da aziende o cooperative.

Industria

Il settore industriale è storicamente basato sulla produzione ed esportazione di prodotti siderurgici e metalli. Negli ultimi anni si è fortemente sviluppata la produzione manifatturiera, in particolare quella legata al settore tessile ed al comparto della componentistica per l’automotive. Agroalimentare, calzaturiero, produzione di tabacco e cemento sono gli altri comparti rilevanti dell’industria.

L’industria manifatturiera ha visto aumentare l’occupazione in diversi comparti: quello della trasformazione alimentare, il tessile, l’automotive e il farmaceutico.

Servizi

Nel settore dei servizi, i comparti più rilevanti sono il settore bancario, le comunicazioni e l’IT, le assicurazioni, i trasporti, il turismo, il commercio all'ingrosso e al dettaglio e il magazzinaggio. Si stanno sviluppando tutti i servizi legati all’export ed alla produzione manifatturiera.

Creazione e acquisizione di un'azienda

L’attuale legislazione societaria è in vigore dal 2004 ed è stata successivamente modificata negli anni successivi, con la creazione di un Registro Centrale. La legge macedone equipara gli operatori stranieri a quelli nazionali e permette la registrazione di qualsiasi azienda prevista, comprese le società per azioni. La legge prevede 6 tipologie di società:

  • Società a responsabilità limitata
  • Impresa individuale a responsabilità limitata
  • Società per azioni
  • Società in accomandita semplice
  • Società in accomandita per azioni
  • Società pubblica in nome collettivo

La registrazione di una società in Macedonia avviene attraverso un registro centralizzato ed un sistema informatizzato e richiede in media 4 giorni lavorativi. La Banca Mondiale e il World Economic Forum inseriscono la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) ai primi posti internazionali per tempistica e costi di registrazione di una società. La registrazione di una azienda a responsabilità limitata costa 42 euro più i relativi costi di traduzione e certificazione notarile.

Nel caso di una società a responsabilità limitata il deposito di capitale richiesto è di 5.000 euro che possono essere versati entro un anno dall'avvio dell'attività.

Sistema di tassazione

Il sistema di tassazione macedone è tra i più bassi d'Europa e il governo macedone è costantemente impegnato nell’attrazione degli investimenti stranieri e nello sviluppo delle esportazioni. Tra i principali strumenti vanno ricordati:

  • totale esenzione delle imposte sui redditi reinvestiti
  • imposta aziendale al 10%
  • assenza di imposte sui dividendi distribuiti a soggetti nazionali
  • deducibilità dalle imposte per qualsiasi attività
  • imposta sui profitti individuali al 10%
  • assenza di dazi doganali sui prodotti con origine preferenziale esportati nell’UE.

L’IVA, in vigore dal 2000, è al 18% ma molte categorie di prodotti e servizi hanno un tasso inferiore o ne sono esenti. L’IVA è in linea con le direttive UE

Per quanto concerne le barriere non tariffarie, i regolamenti sull'origine, le tasse e procedure doganali, i costi di trasporto e le regole sulla concorrenza, il governo macedone ha modificato la propria legislazione, in conformità alle regole WTO ed agli accordi con l'UE. Inoltre, così come per i dazi doganali, il governo macedone non ha adottato politiche o provvedimenti protezionistici a favore dell’economia locale.

Dal giugno 2000 è in vigore una convenzione tra Italia e Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) per evitare la doppia-imposizione sui redditi e l'evasione fiscale.

Mercato del lavoro

La popolazione lavorativa è di poco meno di un milione di persone, il 18% delle quali impiegati nel settore agricolo e un altro 20% nel settore manifatturiero.

Il tasso ufficiale di disoccupazione è al 29.1% anche se il dato reale sembra essere maggiore. Ciò è determinato dal fatto che una percentuale tra il 20 e il 45% del PIL sfugge al controllo dello Stato e non è calcolata dalle statistiche ufficiali.

La Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) ha un buon livello di formazione scolastica (97% di alfabetizzazione e 87% di partecipazione scolastica nelle scuole primarie). L’80% circa dei diplomati si iscrive a corsi universitari. A livello professionale è disponibile mano d'opera altamente qualificata a costi contenuti, soprattutto se equiparata ai Paesi limitrofi e dell’Europa sud-orientale. Negli ultimi anni il governo ha sviluppato le competenze informatiche degli studenti di scuole ed università, migliorando anche le infrastrutture informatiche ed i collegamenti ad internet, anche in banda larga.

Il livello salariale è tra i più bassi dell’Europa, nonostante il governo macedone abbia fissato un tetto di minimo salariale e da diversi anni stia regolamentando il mercato del lavoro. Quest’ultimo aspetto rappresenta comunque uno dei limiti agli investimenti nel Paese, messo in luce anche dai vari report delle organizzazioni internazionali.

Il salario medio mensile netto è di circa 350 euro con significative differenze a seconda dei settori. Il settore finanziario, quello manifatturiero (farmaceutico) e quello minerario sono i settori con i più alti costi del lavoro tra i servizi, l’industria e le attività primarie.

Esistono accordi collettivi per definire il salario minimo in ogni settore professionale.

I salari vengono normalmente pagati su base mensile e spetta all'impresa trattenere le imposte e i contributi al momento di effettuare la busta paga.

La Legge e gli accordi collettivi disciplinano le compensazioni salariali dovute ai dipendenti in caso di assenza dal lavoro nelle seguenti situazioni: vacanze, malattia, maternità, formazione professionale, servizi militari o formazione relativa a difesa e sicurezza, altri casi definiti per legge o dagli accordi collettivi.

Accesso al credito

Il sistema bancario e finanziario macedone è abbastanza stabile e si sta progressivamente ammodernando, in linea con i principali parametri europei.

Le banche sono in gran parte di proprietà straniera e detengono circa il 90% degli asset finanziari totali. La crisi globale non ha colpito in misura significativa le banche macedoni. Tuttavia, il livello dei Non-Performing Loans ha subito un incremento rispetto ai livelli pre-crisi (10,5% circa). Esiste una certa fragilità legata al rischio di cambio, dato che più della metà dei prestiti sono denominati o indicizzati in valuta straniera, gran parte dei quali in euro.

Le banche italiane sono presenti nella Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) attraverso il gruppo Unicredit: Bank Austria Creditanstalt.

Negli ultimi anni è aumentata la liquidità e quindi anche la capacita di credito all'economia. Dal punto di vista del controllo sulle attività degli istituti di credito esistono organi di garanzia ed authorities.

Per quanto riguarda l'accesso al credito per le imprese, il Rapporto sulla competitività del World Economic Forum non evidenzia gravi carenze nell’accesso al credito.

Anche la Banca Mondiale si è espressa positivamente circa i miglioramenti del sistema economico macedone nel garantire un maggior accesso al credito. Nello specifico la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) ha guadagnato 21 posizioni tra il 2011 e il 2012.

A livello europeo, UE e Banca Europea per la Ricostruzione e Sviluppo (BERS) hanno messo a disposizione numerosi strumenti per incentivare l’economia e le esportazioni del Paese, sia attraverso finanziamenti in particolari settori (energia, infrastrutture, agricoltura), sia con forme di sostegno finanziario rivolto alle aziende straniere che vogliono operare in Macedonia..

Il governo macedone ha continuato a migliorare le norme e le misure a tutela degli investimenti. Banca Mondiale, Unione europea ed altre istituzioni internazionali sottolineano i progressi messi in atto in questo settore. Accordi per la promozione e la protezione degli investimenti esistono con una trentina di Paesi a livello internazionale, compresa l’Italia.

Vanno evidenziati alcuni limiti, dovuti principalmente ai ritardi nell’adozione ed applicazione di alcune misure a promozione e tutela degli investimenti. Lungaggini burocratiche, scarsa trasparenza in alcuni passaggi di registrazione delle proprietà, l’attesa riforma del catasto e la lentezza negli iter giudiziari sono tra i principali elementi che ritardano o rendono difficili gli investimenti.

Tutela proprietà intellettuale

Dal 1993 la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) è membro della Organizzazione Internazionale per la Proprietà Intellettuale (WIPO) ed ha aderito alle convenzioni e ai trattati che regolano tale materia.

Nel settembre 2009 il Governo Macedone ha adottato la Strategia sulla proprietà intellettuale dellaEx Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) 2009-2012 ed il Piano d'attività per l'implementazione della Strategia in linea con le direttive europee in materia. Nello stesso anno, è stata approvata la legge sulla ratifica dell'Accordo sul diritto dei brevetti.

La lotta alla contraffazione ed alla pirateria è svolta sotto l’egida dell’Ufficio di Coordinamento della Proprietà Intellettuale che negli ultimi anni si è dimostrato molto efficace nella confisca di beni contraffatti, principalmente audio e video, abbigliamento, tabacco e alcol, ma anche giocattoli, software ed apparecchi di riproduzione audio e video riproduttori.

Infrastrutture e trasporti

Le infrastrutture del Paese risultano ancora arretrate e soffrono della posizione geografica senza accesso al mare. Tuttavia, negli ultimi dieci anni gli investimenti sono cresciuti costantemente ed hanno riguardato sia i trasporti che le infrastrutture idrico-sanitarie ed energetiche.

Le telecomunicazioni fisse e mobili sono ben sviluppate: esistono 30 linee telefoniche ogni 100 abitanti e la penetrazione della telefonia mobile è al 100%.

Per quanto concerne la situazione dei trasporti, la collocazione centrale del Paese nella penisola Balcanica ha beneficiato dello sviluppo di alcuni corridoi paneuropei:

  • il Corridoio 8 che attraversa il paese da Est a Ovest, collegandolo con Mar Nero e Mare Adriatico
  • il Corridoio 10 che lo attraversa da Nord-Sud, con l’obiettivo di collegare la capitale Skopje con Salonicco, in Grecia.

Attualmente, circa il 60% delle strade macedoni sono asfaltate.

La rete ferroviaria macedone dispone di due linee principali, entrambe in corrispondenza dei Corridoi 8 e 10. I principali lavori di ammodernamento sono avvenuti tra il 2006-2009 ed hanno portato alla separazione dell’area operativa dei trasporti da quella infrastrutturale, con la privatizzazione di alcune attività.

All’inizio del 2010, il mercato ferroviario è stato liberalizzato. Attualmente il 90% del traffico ferroviario riguarda il Corridoio 10 che collega la capitale Skopje con Atene.

Sono in corso anche le ristrutturazioni delle infrastrutture aeroportuali negli scali internazionali di Skopje e Ohrid e nello scalo cargo di Stip, nel nord-est del Paese.

L'economia macedone si è storicamente basata sulla produzione siderurgica e dei metalli ed è stata totalmente integrata nel sistema economico-commerciale della Ex Federazione Jugoslava. Dall’indipendenza, nel 1991, si è assistito ad un progressivo processo di diversificazione produttiva ed apertura commerciale, in particolar modo con l’obiettivo dell’integrazione nell’Unione europea.

Dal 2001 è in vigore un accordo di Stabilizzazione e Associazione con l’Unione europea per l’accesso dei prodotti macedoni al mercato UE senza dazi. Inoltre, il Paese è membro dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC) dall’aprile 2003.

Negli ultimi anni l’economia macedone si è progressivamente aperta e ha ridotto le proprie barriere commerciali e si è allineato agli standard del WTO e dell’Unione europea. Sono anche aumentati i controlli per far fronte a fenomeni di dumping commerciale.

Attualmente la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) deve affrontare la disputa diplomatica con la Grecia relativa all’adozione e utilizzo del nome ufficiale di Macedonia. La disputa è rilevante soprattutto perché il veto greco sta impedendo alla Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) di entrare a far parte dell’Unione europea e della Nato. L’ingresso nella UE e nella Nato rappresentano due dei principali obiettivi di politica estera dei governi macedoni.

La Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) risente anche della generale instabilità regionale dell’area dei Balcani, in particolare rispetto alla questione dell’indipendenza del Kossovo, riconosciuta dalla Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM), ma non da Serbia e Bosnia, e della crisi finanziaria della vicina Grecia, uno dei principali partner commerciali macedoni.

La Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) ha sviluppato diversi accordi bilaterali di libero scambio, con Ucraina, Turchia e con l’Area di Libero Scambio Europea (EFTA).

Gli accordi bilaterali con Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Serbia, Kossovo (UMNIK Kosovo), Montenegro e Moldavia sono stati sostituiti dalla partecipazione della Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) all’Accordo di Libero Scambio dell’Europa Centrale (CEFTA), che nel dicembre 2006 è stato trasformato nella Zona di Libero Scambio dell’Europa centro-orientale (CEEFTA).

Bilancia commerciale

L'interscambio commerciale della Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) nel 2011 è stato di 8,2 miliardi di euro, con 3,197 miliardi di esportazioni e 5,038 miliardi di importazioni. Il 60% delle esportazioni macedoni è andato verso I Paesi dell’EU 27 ed il 25% circa verso l’area dei Balcani occidentali.

Per quanto riguarda le importazioni macedoni, il 55% proviene da Paesi dell’UE 27. La Germania è il primo partner commerciale del Paese. Nel 2011 l’interscambio è stato di 1,34 miliardi di euro, con un saldo positivo per la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia di 396 milioni di euro (870 milioni di esportazioni contro 474 milioni di importazioni). Russia, Serbia, Grecia, Bulgaria, Italia e Cina sono gli altri principali partner commerciali della Macedonia.

I principali prodotti esportati sono i prodotti tessili e dell’abbigliamento (poco più del 50% del totale), prodotti siderurgici in generale e alcuni minerali come ferro e nickel, prodotti derivati del petrolio. Tra le importazioni platino, idrocarburi, autoveicoli ed energia elettrica.

L'interscambio commerciale tra la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia e l'Italia nel 2011 è stato di 339 milioni di euro, con un saldo negativo per l'Italia pari a 81 milioni di euro (nel 2010 era stato di 76 miliardi di euro). L'Italia è il settimo Paese di provenienza delle importazioni macedoni (6% del totale) ed è il quarto Paese di destinazione dell'export della Macedonia (6,5% del totale).

Le importazioni macedoni dall'Italia hanno raggiunto quota 229,2 milioni di euro nel 2011 (con un aumento rispetto al 2010, quando avevano raggiunto quota 205,7 milioni). Prodotti in pelle, abbigliamento e tessile, macchinari e prodotti chimici sono tra i principali prodotti italiani esportati nella Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia.

Nel 2011 le esportazioni macedoni in Italia hanno raggiunto quota 310,2 milioni di euro (281,9 milioni di euro nel 2010). I prodotti siderurgici rappresentano il 42% delle esportazioni macedoni in Italia. Energia elettrica, prodotti in pelle e abbigliamento e prodotti alimentari sono gli alti prodotti maggiormente esportati verso il nostro Paese.

La Lombardia è il secondo partner commerciale della Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) tra le regioni italiane, dietro il Veneto. Nel 2011 la Lombardia ha registrato un saldo commerciale positivo pari a 15,8 milioni di euro, 16,5 milioni di euro in meno rispetto al 2010.

Le esportazioni lombarde verso la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) sono state di 36,7milioni di euro nel 2011 e sono costituite prevalentemente da prodotti chimici, macchinari, prodotti tessili e materie plastiche.
Le importazioni della Lombardia dalla Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) si sono triplicate tra il 2010 e il 2011, raggiungendo quota 20,8 milioni di euro. I principali prodotti importati sono: prodotti siderurgici (51%), prodotti chimici e prodotti alimentari.

Investimenti diretti esteri

Stando ai dati della Banca nazionale, la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) nel 2011 ha attirato 303,5 milioni di euro di investimenti diretti esteri (IDE), una cifra in aumento rispetto ai 159,1 milioni del 2010 e i 145 milioni del 2009.

Il Paese sta mostrando segni di ripresa dopo il calo subito negli ultimi anni a seguito della crisi economico-finanziaria internazionale e sta tornando ai livelli del periodo 2003-2008, quando la media annuale di IDE è stata di 327 milioni. Tra i principali Paesi fornitori di IDE nel 2011 risultano Austria, Paesi Bassi, Turchia e Slovenia.

L’Italia è stato il sesto Paese di provenienza degli IDE, con 8,07 milioni di euro (1,2 milioni nel 2010 e 4,2 nel 2009), davanti a Paesi come Germania, Croazia e Russia che tuttavia hanno sviluppato investimenti maggiori negli anni precedenti così come altri Paesi europei ed extraeuropei.

Lo stock degli IDE italiani nella Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) nel periodo 1997- 2009 è stato di circa 70 milioni di euro. Attualmente lo stock è aumentato grazie ad attività di acquisizioni off-shore ed allo sviluppo di filiali o di joint-venture con imprese macedoni. I principali settori di intervento italiano sono: calzature, edilizia, agroalimentare, tessile, meccanico, del legno e commerciale.

Tra i principali settori di attrazione degli investimenti spiccano il settore manifatturiero, in particolare l’automotive, il settore dell’energia elettrica, le costruzioni, il turismo e l’agricoltura.

Nei primi mesi del 2012 le autorità macedoni hanno compiuto una significativa opera promozionale compiendo visite ufficiali in Qatar, Russia, Turchia, Gran Bretagna, Germania ed altri Paesi europei tra i quali l’Italia per promuovere gli investimenti nel proprio Paese.

Zone di libero scambio

Attualmente nella Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) ci sono 4 zone di sviluppo tecnologico ed industriale (Technological and Industrial Development Zone - TIDZ): Skopje (2), a Stip e a Titovo. Tra i principali incentivi proposti nelle TIDZ:

  • le aziende che vi operano sono esentate dal pagamento delle imposte sui redditi aziendali e personali fino a 10 anni dall’inizio delle attività nelle TIDZ
  • esenzione dal pagamento dell’IVA e dei dazi doganali per la produzione rivolta all’export
  • sussidi fino a 500.000 euro per i costi di realizzazione degli stabilimenti
  • possibilità di ottenere permessi di sfruttamento dei terreni per 99 anni a condizioni vantaggiose
  • collegamenti gratuiti alle utenze
  • utilizzo del “Green Customs Channel” per le spedizioni verso l’UE.

Il governo macedone punta a sviluppare altre zone franche in ognuna delle regioni del Paese .

Tessile

L’industria tessile della Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) è stata uno dei comparti con i migliori rendimenti negli ultimi quindici anni, riuscendo ad affermarsi nel mercato europeo ed internazionale. Il comparto è prevalentemente orientato alle esportazioni.

Il tessile e l’abbigliamento rappresentano il secondo settore dell’export della Macedonia, con circa il 90% della produzione nazionale destinata all’export: circa un quarto delle esportazioni macedoni è legata al settore tessile e dell’abbigliamento, l’80% delle quali è diretta verso la UE. I rapporti commerciale con la UE sono regolati da uno specifico accordo sui prodotti tessili.

Tra i principali clienti europei della produzione macedone vi sono la Germania, la Grecia, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia, il Belgio e la Danimarca.

I prodotti esportati riguardano l’abbigliamento maschile e femminile (camicie, giacche, pantaloni, vestiti ed abiti da lavoro) ma anche la produzione di tessuti e filati di cotone e maglieria. Parte dell’export è costituito anche da pellicce sintetiche. Gran parte della produzione nazionale viene effettuata in conto terzi con il sistema cosiddetto LOHN. Gran parte dei materiali utilizzati vengono importati.

Le principali produzioni della filiera cotoniera nel campo dei filati sono localizzate a Stip e a Veles. Il settore laniero (inclusa filatura e tessitura) è invece principalmente concentrato a Tetovo.

La penetrazione nel mercato tessile può avvenire principalmente attraverso joint-venture con aziende locali, ma anche attraverso la delocalizzazione produttiva.

I bassi costi nella produzione, le agevolazioni fiscali all’export e la presenza di manodopera altamente qualificata hanno attirato numerosi investitori stranieri che hanno dislocato nella Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) le fasi produttive ad alta intensità di lavoro.

Varie organizzazioni commerciali hanno incluso la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) all’interno delle loro linee di approvvigionamento, tra cui spiccano operatori internazionali come C&A. Marchi internazionali acquistano produzioni macedoni o fabbricano direttamente i propri prodotti in Macedonia. Tra i più conosciuti: Sixth Sense, Hugo Boss, Mango, Eugen Klein ed altri. Esistono anche produttori macedoni che hanno una propria rete commerciale all’estero, ma si tratta di poche aziende, spesso in partecipazione con aziende estere.

La produzione macedone si distingue per i brevi tempi di consegna, la competenza degli occupati nel settore, la flessibilità nelle ordinazioni ed il rapporto qualità-prezzo.

Diverse aziende italiane operano già da anni nella produzione e commercializzazione di tessile ed abbigliamento, compresi pelletteria e calzature. A Skopje è presente il Grande Magazzino Italiano, nella City Gallery, che raggruppa circa 20 brand italiani di abbigliamento, calzature, elettrodomestici, lingerie, biancheria e arredamento casa.

La presenza italiana è particolarmente significativa nel comparto delle calzature, che hanno sviluppato attività di realizzazione di parti (come le tomaie) che vengono poi esportate in Italia per terminare la lavorazione.

La presenza nel comparto del vestiario è limitata e potrebbe trovare spazi di sviluppo soprattutto attraverso partnership con imprenditori e manager locali che spesso provengono dalle ex aziende di Stato ed hanno maturato competenze ed esperienze, ma mancano di sostegno finanziario.

Negli ultimi anni le aziende macedoni hanno cercato di far fronte alla concorrenza turca e cinese sviluppando line di prodotti specifici (come quelle in pelle di agnello) o ad elevato contenuto di design, anche per approfittare dell’accesso privilegiato al mercato europeo e della tutela del marchio d’origine.

Automotive

L’automotive è uno dei settori prioritari che la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) intende promuovere attraverso l’attrazione di investimenti esteri e lo sviluppo di distretti produttivi.

Tra il 2006 e il 2010, l’export di componenti per l’automotive è cresciuto di 5,3 volte ed ha riguardato quasi tutti i comparti coinvolti nella produzione ed in particolare: catalizzatori, freni, accumulatori, cinture di sicurezza.

Il distretto di Skopje rappresenta il centro della produzione ed è anche oggetto dei progetti di sviluppo governativi. Altre aree produttive si trovano a Veles e nelle regioni meridionali. Le aziende che operano in Macedonia sono circa 50.

Lo sviluppo del settore, oltre che dalle agevolazioni fiscali, è favorito dalla vicinanza alle piattaforme produttive in Europa Centrale e Turchia, dall’abbondanza di manodopera qualificata a costi competitivi e dall’accesso libero ed esente da tassazione e dazi al mercato europeo.

Il settore vanta una lunga tradizione e buona base di subfornitori di componenti auto: componentistica elettronica, componentistica elettrica, prodotti di sicurezza, parti di carrozzeria, accessori in generale.

Negli ultimi cinque anni il governo macedone ha cercato di creare un distretto automobilistico nella zona franca di Skopje, attirando investimenti da parte di alcune multinazionali del settore. La statunitense Johnson Controls, che produce componenti elettronici per auto ha aperto nel 2008 un impianto che impiega circa 200 persone.

Dal 2009 è operativo anche l’impianto dell'inglese Johnson Matthey, che produce catalizzatori; l’investimento è stato di circa 150 milioni di euro e nello stabilimento operano circa 250 persone. La compagnia inglese ha annunciato la costruzione di un secondo stabilimento nella TIDZ di Bunardzik del valore di 60 milioni di euro e che dovrebbe occupare circa 100 persone

Negli ultimi due anni sono stati siglati Memorandum d’Intesa per la realizzazione di ulteriori investimenti produttivi nella zona franca di Skopje con l'azienda francese Montupet che produce cilindri, la turca Borteknik Ottomotive, che produce componenti per auto e l'italiana Orlandi, produttrice di ganci di traino per veicoli industriali.

Considerando la base produttiva del Paese in questo settore, per le imprese italiane esistono buone opportunità d’investimento nei seguenti comparti:

  • prodotti di sicurezza (cinture, airbag, sistemi di monitoraggio della pressione)
  • prodotti elettrici (cavi, motori, circuiti stampati)
  • componenti in gomma e plastica
  • rivestimenti interni in tessile e cuoio (sedili, volanti, cruscotti).

Oltre agli incentivi messi a disposizione sotto varie forme, il mercato macedone offre un buon livello di manodopera specializzata e migliaia di diplomati e laureati in materie tecniche ed ingegneristiche (meccanica, elettronica, chimica e scienze informatiche).

La centralità geografica della Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) a cavallo tra Europa e Turchia può rappresentare un valore aggiunto rilevante soprattutto se il Paese continuerà a disporre di bassi costi produttivi rispetto ai suoi competitors extra UE.

Turismo

La Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) può vantare un buon patrimonio storico-culturale e paesaggistico e gode inoltre di un clima temperato. Il turismo nella Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM) è cresciuto sensibilmente negli ultimi 10 anni, con tassi superiori alla media degli altri settori. Nel 2001 i turisti provenienti dall’estero erano poco meno di 100mila mentre nel 2008 erano saliti a 255mila e nel 2011 ha superato le 327mila unità, con un aumento del 25,1% su base annua. Anche il turismo interno è cresciuto, passando da 234mila a quasi 270mila visitatori tra il 2001 e il 2011.

La capitale Skopje attira da sola circa un quinto del totale dei visitatori totali e quasi la metà dei turisti stranieri, seguita dalle regioni sudoccidentali. Mete importanti sono costituite dalle località di montagna, lacustri e termali.

Il comparto del turismo riguarda circa il 3% degli occupati e contribuisce all’1,1% del PIL. Nell’aprile 2012 il governo macedone ha adottato la “Strategia per lo Sviluppo del Turismo entro il 2015” che punta ad aumentare la quota di turisti internazionali e nazionali e a modernizzare le infrastrutture turistiche e i servizi di accoglienza. Obiettivo dichiarato è quello di far salire la quota di PIL detenuta dal turismo al 5% entro il 2015.

I progetti del governo macedone riguardano in particolare lo sviluppo di otto zone turistiche sui tre laghi macedoni di Ohrid, Prespa e Dojran. Gli incentivi proposti per queste zone riguardano sia un regime fiscale agevolato che il sostegno finanziario del governo per investimenti oltre il 10 milioni di euro per la realizzazione delle infrastrutture.

Il turismo italiano rappresenta circa il 2-3% del totale dei turisti stranieri. Tuttavia, se si considerano solo i Paesi dell’Europa occidentale, l’Italia è seconda dietro alla Germania. Esistono ampi margini di sviluppo per un aumento del turismo italiano, ma anche per una penetrazione degli operatori italiani.

Gli investimenti italiani possono riguardare il turismo in vario modo, sia attraverso lo sviluppo di investimenti diretti in loco, sia tramite il sostegno finanziario e manageriale ad attività avviate da residenti. Vi sono spazi per un incremento della domanda di maggiore qualità e di infrastrutture di accoglienza che dispongano di SPA e altri servizi di confort. Inoltre va tenuto in considerazione il parallelo sviluppo dell’agribusiness e la valorizzazione del patrimonio enogastronomico locale. Inoltre va considerato lo sviluppo del cosiddetto «turismo sanitario» e di quello religioso.

La stabilità macroeconomica del Paese e l’attenzione per la sicurezza degli stranieri sono fattori che hanno fino ad oggi stimolato lo sviluppo del turismo e potrebbero garantirne la crescita anche per il futuro. I piani e gli incentivi governativi attireranno verosimilmente investimenti esteri dai Paesi limitrofi e dall’Europa in generale.

Paese: Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FYROM)