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Scheda Paese Russia

Secondo il Fondo Monetario Internazionale l’aumento del PIL dovrebbe attestarsi a +3,7% e nel 2013 raggiungere il 3,8%.

Nella composizione merceologica delle importazioni russe la voce “macchinari e attrezzature” conserva una notevole incidenza (circa il 45%), mentre è diminuito il peso specifico delle merci di largo consumo (circa il 30%).

La Banca Mondiale ha recentemente sottolineato come la Russia si sia distinta per la creazione di un clima maggiormente favorevole agli investimenti agendo sulle imposizioni fiscali, sulle modalità di rilascio delle licenze edilizie e sull’accesso al credito.

Mosca è sempre più interessata ad attrarre investitori stranieri per modernizzare ed irrobustire la sua economia. Il vasto panorama di forum economici internazionali, organizzati per presentare i nuovi programmi di investimento, rappresenta la volontà di apertura del Paese al commercio e agli investimenti. Le autorità russe, infatti, hanno avviato una politica di riforme finalizzata ad agevolare gli investimenti degli operatori nazionali.

Confrontando dati e tendenze degli ultimi anni, emergono due settori di notevole interesse per le PMI italiane a maggiore probabilità di espansione nel futuro, ovvero: il mercato del tessile e abbigliamento e quello dei macchinari e apparecchi.

Interessante anche il settore alimentare: il mercato non si sta espandendo solo in quantità ma sta cambiando anche nella struttura e nella qualità. Nuove aziende cercano di penetrare il mercato grazie a nuovi prodotti, specialità e marchi: una delle tendenze emergenti è lo sviluppo di alimenti speciali per i consumatori di diverse credenze religiose. Questo nuovo trend fa sì che si cerchi di proporre prodotti che soddisfino anche i bisogni di queste nicchie presenti.

La Russia è un mercato molto sofisticato dove i consumatori sono già abituati a scegliere fra i migliori marchi internazionali; si presenta inoltre dinamico, altamente concorrenziale, ed è per questo motivo che l’imprenditore italiano, oltre a dover essere proattivo nell’approccio al mercato, deve anche essere pronto a saper correre i giusti rischi.

La presenza di investimenti stranieri in alcuni settori come l’alimentare, l’abbigliamento, i mobili, i materiali da costruzione, cresce di anno in anno, ragion per cui vale la pena, con la dovuta preparazione, essere presenti nel mercato.

(Informazioni aggiornate a gennaio 2012)

Gli ostacoli culturali che l’imprenditore italiano può incontrare nell’approccio al mercato russo sono molteplici e dipendono in gran parte dalla vastità del territorio: la Russia è infatti il Paese più esteso del mondo ed ha una moltitudine di etnie che la compongono.

La costa è una delle più lunghe del mondo dato che misura 37.000 km lungo il Pacifico e l’Artico. Con una popolazione totale che ammonta a 138.739.892 (luglio 2011), l’imprenditore si troverà a confrontarsi con molteplici gruppi etnici, di cui i principali risultano essere: 79.8% russo, 3.8% tartari, 2% ucraini, 1.2% baschiri, 1.1% kazaki. Il rimanente 12%, secondo il censimento del 2010, risulta non classificabile.

Le aspettative di vita rimangono tuttavia basse: 60 anni per gli uomini, 73 anni per le donne.  Da sottolineare inoltre il fatto che la popolazione russa è molto giovane: il 71.8% si trova infatti nella fascia fra i 15 e i 64 anni.

L’imprenditore che voglia iniziare un’attività di business nel mercato russo deve avere ben presente le differenze e i gusti che esistono fra i suddetti gruppi etnici, molto diversi fra  loro, non solo nella lingua parlata, ma anche nelle tradizioni e soprattutto nella religione.

Infatti, la religione tradizionale del popolo russo e attualmente quella più diffusa è il cristianesimo ortodosso. La seconda per diffusione è l’Islam, presente soprattutto fra i gruppi etnici russi, ma riguardante anche altri gruppi slavi. Sono presenti anche buddhisti ed induisti. Da qui fondamentale la necessità di avere il più possibile delle informazioni riguardo il target di riferimento poiché, si pensi solo al settore dell’abbigliamento o a quello dell’alimentare, non è indifferente il fatto di rivolgersi ad uno piuttosto che ad un altro gruppo etnico.

I  russi oggi, più che in passato, sono molto attratti dal mercato del lusso e dai prodotti unici e di qualità. In questo contesto, vi sono moltissime possibilità per l’imprenditore italiano, riconosciuto universalmente per i suoi prodotti made in Italy, sempre di più un “must” per i russi benestanti.

La struttura amministrativa dello Stato è formata da 89 regioni amministrative, nominalmente “distretti federali”. Questi soggetti non sono paritari nel proprio status giuridico e hanno caratteristiche interne non comparabili. In particolare, gli 89 soggetti consistono in:

  • 21 repubbliche autonome
  • 6 province (krais)
  • 49 regioni (oblast’)
  • due città con status federale
  • una regione autonoma
  • dieci distretti (okrugs).

La Russia ha firmato la Convenzione ONU contro la corruzione e la Convenzione penale europea sulla corruzione. È  importante per le aziende che vogliano iniziare a sviluppare la propria attività nel territorio, avere delle linee concrete sulle leggi anti corruzione e affidarsi ad un legale.

Dal 2010 l’economia del paese è tornata a crescere sostenuta dall’aumento del prezzo delle materie prime e degli idrocarburi nel 2011.

Agricoltura

Nonostante la riforma che consente la compravendita dei terreni agricoli, nel paese è ancora rilevante il numero delle aziende di stato e cooperative ereditate dall’URSS. La coltura principale è il frumento; seguono orzo, patate, segale, avena, girasole, barbabietola da zucchero.

La Russia è caratterizzata da grandissime estensioni occupate da boschi di conifere e betulle. L’utilizzo del patrimonio forestale non sempre è reso possibile, in quanto le foreste sono situate in luoghi scarsamente popolati e di difficile accesso. Il larice, inoltre, dà un legno molto resinoso che, per essere utilizzato, richiede complesse procedure tecnologiche; questo fa sì che la Russia, nonostante l’utilizzo di molto legname, conservi ancora un grande patrimonio forestale.

Industria

La struttura industriale russa ha ereditato molto dal periodo sovietico, soprattutto in termini di concentrazione e distribuzione regionale delle produzioni. Una grande percentuale della produzione di metalli ferrosi proviene dalla regione degli Urali, mentre nelle regioni centrali prevale l’industria meccanica e leggera. Il tasso di crescita della produzione industriale nel 2010 è stato dell’8,2% ed è destinato a salire nei prossimi anni.

Le industrie maggiormente orientate verso le esportazioni hanno risentito meno duramente della crisi, laddove molte altre hanno subito anche la perdita della competitività rispetto alle importazioni e alle produzioni occidentali; tra queste ultime, l’industria leggera (in particolare tessili, calzature e pellame), dei materiali da costruzione e di metalmeccanica sono quelle che hanno registrato le contrazioni più rilevanti nel corso degli ultimi anni.

Circa il 32% della popolazione russa è impiegata nel settore industriale, che contribuisce per circa il 36,8% del PIL totale del Paese. L'industria della difesa rappresenta circa un quinto dei posti di lavoro nell'industria russa (il settore impiega più di 2,65 milioni di persone). La russia è la seconda esportatrice di armi nel mondo.

Le risorse energetiche e minerarie sono abbondanti e diversificate. I principali giacimenti di carbone della Russia europea si trovano nel bacino della Pecora, negli Urali mentre nella Siberia sono sfruttati i bacini di Kuzneck, Jacuzia e Sahalin. I maggiori giacimenti di petrolio sono quelli di Stavropol’, e della Siberia.

Nel 2010 è iniziata la costruzione del gasdotto russo tedesco North Stream che passerà lungo un tratto sotto il Mar Baltico, evitando la Polonia e i paesi baltici. Il gasdotto South Stream, in progetto, porterà il gas della Russia meridionale all’Europa centrale attraverso il Mar Nero e la Bulgaria. L’economia russa rimane dipendente dal gas e dal petrolio: secondo i dati della Banca Centrale Russa (RCB), il surplus di conto corrente ha raggiunto i 57.6 miliardi di dollari nella prima metà del 2011, rispetto ai 52.1 miliardi di dollari dell'anno precedente e la vera motivazione dell’avanzo sarebbe rappresentata proprio dagli alti prezzi del petrolio.

Servizi

Il settore dei servizi domina l'economia russa contribuendo a poco più del 59% del PIL totale con 45 milioni di persone impiegate. Nel corso degli ultimi anni il commercio al dettaglio in Russia ha mostrato una crescita costante e dinamica. Anche nell'anno della crisi il volume delle vendite è aumentato, sebbene solo del 5%, mentre nel 2010, la crescita russa è tornata a correre, segnando un +12,6%, con un valore pari a 16,4 miliardi di rubli. Nel breve e medio periodo è previsto un consolidamento della dinamica di crescita, sia nel segmento alimentare che per le merceologie non food, che resterà comunque positiva. Va infine rilevato il ruolo importante delle importazioni nella struttura dei consumi in Russia, pari al 41% del totale.

Il commercio via internet in Russia sta attraversando una fase di fortissima espansione. Recuperando un certo ritardo rispetto alle economie USA e UE in questo settore, l'e-commerce russo è cresciuto a grandi percentuali, risentendo in minima parte del generale rallentamento dell'economia. Un autentico boom quindi, che interessa tutti i comparti degli scambi, dal B2C al B2B, alle commesse pubbliche, sempre più spesso perfezionate attraverso piattaforme elettroniche dedicate. L'informatizzazione dei processi gestionali porta a una crescita di efficienza pari al 15- 35%, riducendo i costi e i tempi operativi. Le previsioni di crescita dell'e-commerce russo rimangono a tre cifre anche nel medio e lungo periodo.

Creazione di una società

L’avvio di una nuova attività in Russia richiede un numero molto grande di procedure di avviamento. La procedura che un’azienda deve seguire consta di nove livelli della durata di circa un mese. In generale la situazione in Russia è andata deteriorandosi in questo senso mentre nella maggior parte degli altri paesi le procedure di registrazione sono risultate semplificate (Banca Mondiale). I vincoli burocratici e la disoccupazione non permettono alla Russia di essere competitiva in questo campo.

Gli investitori stranieri che intendono avviare il proprio business in Russia su base continuativa, dovranno scegliere fra tre tipi di forme di organizzazione aziendale. Il Codice Civile russo offre varie forme giuridiche e le più comuni sono: società a responsabilità limitata, società per azioni e forme joint – stock. Queste forme infatti sono le più interessanti per gli investitori stranieri perché gli imprenditori ne sono responsabili nella misura del loro contributo iniziale.

Anche gli uffici di rappresentanza possono gestire attività in Russia ed essere tassati come entità distinta. Si possono incontrare difficoltà soprattutto nell’ottenere licenze specifiche ed inoltre l’accreditamento di un ufficio di rappresentanza richiede un permesso da parte dell’agenzia responsabile, appunto, degli accreditamenti.

Le imprese straniere che decidono di aprire un proprio ufficio in Russia più frequentemente utilizzano la Camera di Commercio. Oltre all’accreditamento a livello federale, la registrazione deve essere fatta anche presso l’amministrazione locale. Altre registrazioni devono essere depositate con la tassa di ispettorato locale, il Comitato statale per le statistiche e i vari fondi sociali, responsabili della riscossione dei pagamenti.

Il Codice Civile della Federazione Russa e la legge federale sugli investimenti stranieri distinguono la filiale da un ufficio di rappresentanza nel senso che la filiale ha più libertà d’azione mentre un ufficio di rappresentanza è meno indipendente nelle sue attività. Le procedure di aperture sono valutate in rubli: la Camera di Commercio può rilasciare un permesso di registrazione per un periodo pari a uno, due, tre o cinque anni.

Ulteriori informazioni sulla registrazione di un ufficio di rappresentanza, un elenco dei documenti necessari disponibili in inglese e in russo possono trovarsi sul sito della Camera di Commercio di Stato: www.palata.ru.

Sistema di tassazione

Il sistema aziendale russo della tassazione è significativamente inferiore rispetto a molti altri paesi della regione. Un problema chiave è quello dell’IVA sulla merce esportata, particolarmente sentito dalle aziende che cercano di svilupparsi nel settore dell’export. Molte aziende, compresi i principali investitori internazionali, hanno quasi trovato impossibile la possibilità di vedersi approvare i rimborsi IVA senza doversi rivolgere al tribunale.

L’Imposta sugli utili è stata implementata il 1 gennaio 2002 quando si è deciso di abbassarla al 24%. Uno degli obiettivi principali raggiunti della riforma attuata dal presidente Putin è stato il miglioramento della riscossione delle imposte, rendendo il business il più trasparente possibile.

Misure severe sono state introdotte anche in caso di evasione fiscale: la legge ha eliminato pene detentive per l’evasione se il colpevole ripaga il suo debito fiscale per intero. Anche l’IVA è stata ridotta dal 20% al 18% a partire dal 1 gennaio 2004 e l’imposta sulle vendite è stata abolita nello stesso periodo. Il governo continua a sviluppare una politica per ridurre le aliquote fiscali.

Mercato del lavoro

Il mercato del lavoro russo rimane frammentato e caratterizzato da limitata mobilità del lavoro tra le diverse regioni con conseguente differenze salariali ed occupazionali. All’inizio del 2010, dopo la ripresa economica che ha seguito gli anni 2008 e 2009 il tasso di disoccupazione si aggirava intorno al 9%. Già alla fine del 2010 era sceso al 6,8%.

Il Codice del Lavoro del 2002 regola gli standard di lavoro in Russia e, una volta adottato, aveva lo scopo di diminuire il ruolo del governo fissando norme del lavoro nelle quali avrebbero giocato un ruolo importante i sindacati. Revisioni del Codice di Lavoro dal 2002 hanno incluso nuove procedure di indagine sugli incidenti all’interno dell’impresa e la necessità per le aziende che impiegano più di 50 dipendenti a stabilire un ufficio sulla sicurezza sul lavoro e creare una figura lavorativa specializzata in sicurezza sul lavoro.

I salari medi variano ampiamente ed il salario per le diverse professioni di solito non corrisponde agli standard europei o americani. Solo per citare alcuni esempi: lo stipendio medio di un autista è di 250 dollari al mese, quello di un carpentiere è di 217 dollari, quello di un postino sui 150 dollari; nel settore scolastico lo stipendio medio è di 200 dollari al mese; Putin ha proprio di recente promesso di alzare gli stipendi degli insegnanti.

Il lavoratore medio in Russia è, comparabilmente con altri paesi, competente e ha un buon livello di istruzione. Anche il livello di alfabetizzazione è elevato. L’Unione Sovietica era nota infatti per i suoi eccellenti standard educativi, tanto che gli studenti iscritti negli albi dell’istruzione superiori sono molti. Essi preferiscono le università in grado di fornire master sul modello occidentale.

Al contrario, si sta verificando un declino degli standard di formazione tecnica: l’ingegneria e le professioni industriali erano fortemente incentivate in epoca Sovietica, ma negli ultimi vent’anni hanno perso il loro prestigio. La maggior parte delle società russe non sono riuscite a mantenere la stessa qualità nella formazione tecnica facendo scadere il piano di studi. Il numero dei disoccupati a fine settembre 2010 è pari all’incirca al 6,8% della forza lavoro.

Dal settembre 2008 circa, con l’inizio della crisi economica globale hanno perso il posto di lavoro circa 1,4 milioni di persone ma, nel frattempo, si sono aperte nuove posizioni nel Ministeri, come quello della Salute e dello Sviluppo Sociale. La disoccupazione è diventata una delle principali preoccupazioni per i russi nel 2009. Il Codice del Lavoro russo stabilisce un salario mensile minimo che viene di norma rinnovato due volte ogni anno. A Mosca il salario minimo nel mese di novembre 2010 era pari a 10 mila rubli.

Accesso al credito

Con la crescente integrazione nei mercati finanziari mondiali, la Russia ha risentito dei problemi di carenza di liquidità internazionale: con la crisi degli anni 2007 – 2008, la Banca Centrale Russa ha dovuto adottare una serie di misure per allentare le condizioni di liquidità del sistema bancario. Il governo si è mosso per attuare piani per sviluppare gli investimenti infrastrutturali e high tech che hanno fornito un’altra opportunità per affrontare le questioni monetarie.

I sistemi informativi consentono ai finanziatori di visualizzare il proprio storico finanziario effettuando valutazioni del rischio permettendo ai mutuatari di effettuare nel modo più trasparente possibile l’accesso al credito. Mosca è sempre più interessata ad attrarre investitori stranieri per modernizzare ed irrobustire la sua economia.

Il vasto panorama di forum economici internazionali al fine di presentare i nuovi programmi di accessi al credito, rappresentano la volontà dell’apertura del Paese al commercio e agli investimenti. Le autorità infatti hanno avviato una politica di riforme finalizzata ad agevolare gli investimenti degli operatori nazionali: la stessa Banca Mondiale si è positivamente pronunciata in merito sottolineando come proprio la Russia si sia distinta per la creazione di un clima maggiormente favorevole agli investimenti agendo sull’imposizione fiscali, modalità di rilascio delle licenze edilizie e sull’accesso al credito.

Tutela della proprietà intelletuale

Per quanto attiene alla disciplina sostanziale della proprietà industriale sebbene la Costituzione della Repubblica Federale Russa adottata il 12 dicembre del 1993 la riconosca espressamente, prevedendo all’art. 71 lettera n) che la regolamentazione di questa materia sia riservata alla competenza esclusiva della Federazione Russa e non ai singoli territori ad essa aderenti, le norme a tutela della proprietà industriale hanno tuttavia tardato ad attivarsi.

E’ solo nel 2006 che la Federazione Russa ne ha riformato la disciplina, recependo in larga parte le previsioni contenute nell’Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale promosso dal WTO (c.d. TRIPs). Così, con la legge del 18 dicembre 2006, entrata in vigore il 1 gennaio 2008, è stata introdotta la parte IV del Codice Civile della Federazione Russa che costituisce una disciplina organica e completa della proprietà industriale e del diritto d’autore, più vicina alla disciplina degli ordinamenti dei maggiori paesi europei.

Le riforme sono continuate anche negli anni successivi in vista dell’ingresso della Federazione Russa a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), concretizzatasi il 22 agosto 2012.

Proprio al fine di raggiungere gli standard internazionali fissati dal WTO e dai trattati internazionali, il 22 agosto 2012, sono entrate in vigore numerosissime riforme della materia della proprietà industriale, soprattutto dirette ad eliminare la disparità di trattamento tra soggetti residenti nella Repubblica Federale Russa e non. Tra queste riforme rientra, ad esempio, l’abolizione della differenziazione dei costi di registrazione dei marchi, brevetti, modelli d’utilità e disegni industriali, che per i soggetti stranieri era di circa tre, quattro volte superiore rispetto ai costi applicati ai soggetti residenti.

A partire dal 1 febbraio 2013, in Russia, sarà operativa la Corte Specializzata della Proprietà Industriale che sarà esclusivamente competente a giudicare in materia. Le controversie relative a diritti d’autore restano, invece, di competenza delle corti di giurisdizione generale.

La Russia è uno dei principali partner commerciali dell’Italia e dell’UE: i flussi hanno visto rapidi tassi di crescita fino a metà del 2008, periodo dal quale la Russia ha iniziato ad adottare misure commerciali restrittive al fine di proteggersi dalla crisi economica. Il governo ha annunciato un aumento delle tariffe su una serie di beni tra cui automobili, camion, farina di soia, latticini selezionati.

Nell’ambito della contrattazione per l’entrata del paese nel WTO, la Russia mantiene l’embargo sulla carne bovina proveniente dal Brasile. Nonostante la Russia sia il primo importatore di carne del settore dal Brasile, ha imposto un embargo sulla carne proveniente da: Parana, Mato Grosso e Rio Grande do Sul. Sono invece state revocate ad agosto 2012 le limitazioni imposte sulle importazioni di verdura proveniente dall’Unione Europea.

La politica di investimento della Russia che tendenzialmente mira a proteggere e favorire le industrie nazionali, rimane un fattore di ostacolo per le aziende. Il governo russo ha recentemente fornito incentivi alle aziende straniere che intendono localizzare il proprio business in Russia in un certo numero di settori quali automobili, elettronica e farmaceutica.

Ci sono inoltre due tasse aggiuntive: l’IVA e l’accisa. L’IVA è pari al 18% che viene pagata sul prezzo di importazione. Eccezione fanno i vestiti per i bambini e le forniture mediche, soggetti ad un 10% di IVA. L’accisa che si applica ad una serie di beni di lusso varia dal 20% al 50%. Questo tipo di imposta tuttavia non si applica ai prodotti tessili e abbigliamento, a meno che non ci siano articoli di pelletteria.

Zone di libero scambio

L’EurasEC è il più grande progetto di integrazione creato dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica: la zona doganale coinvolge i territori di Russia, Bielorussia e Kazakistan, nel cui territorio scompariranno i posti di blocco al confine e la merce che sarà consegnata, ad esempio, attraverso il confine bielorusso – polacco a ovest o il confine kazako – cinese a est, non dovrà essere sottoposta a nessuna ispezione doganale. Verrà inoltre inserita una tariffa doganale comune, in modo da regolarizzare e garantire la piena armonizzazione del commercio estero.

I leader dei Paesi EurasEC hanno anche firmato una nuova versione dello statuto, nell’ambito del quale si è istituita la Corte EurasEC, il cui compito sarà quello di risolvere eventuali controversie economiche. La Bielorussia è molto importante in qualità di gateway verso l’occidente; il Kazakistan ha annunciato di voler ricostruire la sua economia, mentre la Russia già da tempo ha confermato di voler progredire nella sua modernizzazione.

Bilancia commerciale

Nel primo semestre 2011, l’interscambio commerciale con l’estero nella Regione del Nord-ovest della Russia è aumentato del 18%. I dati semestrali dell’interscambio commerciale della Regione del Nord-Ovest della Federazione Russa indicano una ripresa delle attività economiche della regione a partire dal mese di febbraio. Come da informazioni fornite dalla Direzione Doganale di San Pietroburgo, nel primo semestre 2011 il valore totale dell’interscambio commerciale registrato dalle dogane nella regione del Nord-Ovest della Federazione Russa è stato pari a 43,30 miliardi di dollari USA; tale dato rappresenta un incremento del 18% rispetto al periodo gennaio-giugno 2010.

Il totale delle esportazioni è stato pari a 19,60 miliardi di dollari USA, mentre le importazioni sono state pari a 23,70 miliardi di dollari USA. Rispetto all’analogo periodo nel 2010 le esportazioni sono diminuite del 4%, le importazioni sono aumentati del 45%.

Per quanto riguarda il dato delle importazioni suddiviso per paesi, è la Cina il principale partner commerciale della Regione del Nord-ovest della Federazione Russa, con 4 miliardi di dollari USA di importazioni registrati nel primo semestre del 2011. La quota delle importazioni cinesi sul totale delle importazioni è diminuita dal 19.2% del I semestre 2010 a 17% del I semestre 2011. Dalla Cina vengono importati principalmente prodotti dell’industria metalmeccanica, prodotti in plastica, abbigliamento e calzature.

Il secondo posto occupa la Germania (2,8 miliardi di dollari USA) con una quota del 12% del valore complessivo importazioni. Rispetto all’anno precedente le importazioni dalla Germania sono diminuite del 16%. Tra prodotti importati dalla Germania prevalgono prodotti dell’industria metalmeccanica, mezzi di trasporto terrestre, materie plastiche, prodotti in metalli ferrosi, derivati di carne.

Al terzo posto si trova la Repubblica di Corea. La relativa quota è pari a 6,6%, che corrisponde a 1.5 miliardi di dollari USA. Rispetto al primo semestre 2010 il dato in valore è diminuito del 29%. Prevalevano forniture di mezzi di trasporto terrestre, apparecchiature.

Il saldo della bilancia commerciale nel primo semestre 2011 è risultato negativo per oltre 4 miliardi di dollari USA, mentre nel primo semestre 2010 il saldo era risultato positivo per oltre 3 miliardi di dollari USA. I dati trimestrali relativi alla bilancia commerciale indicano la lenta uscita dalla crisi economico-finanziaria.

Le relazioni commerciali con l’Unione Europea

Secondo l’Eurostat, dopo la brusca frenata registrata nel 2009 ed il parziale recupero del 2010, nei primi nove mesi del 2011 la Russia è balzata al terzo posto nella graduatoria dei partner commerciali dell’Ue-27, preceduta da Stati Uniti e Cina.

L’interscambio dell’Unione europea con la Russia ha infatti registrato, nei primi nove mesi del 2011, un incremento rispetto al 2010 pari al 7% per le esportazioni e all’11,6% per le importazioni. I maggiori acquisti dalla Russia hanno portato a un aumento del deficit della bilancia commerciale europea, che dai 56 miliardi del 2010 ha toccato, nei primi nove mesi del 2011, quota 67 miliardi di euro.

Tra i singoli paesi dell’Unione, la Germania, l’Italia e la Francia si sono distinte per aver maggiormente contribuito alla crescita delle esportazioni europee verso la Russia. Sono state invece la Germania, l’Olanda e la Polonia ad aver trainato maggiormente gli acquisti di prodotti russi.

In particolare, una più dettagliata analisi rivela che la Germania è leader nella partnership con la Russia in ambito tecnologico, rappresentando circa il 36% del commercio, superando abbondantemente quello con la Francia, l’Italia, la Spagna e altri Paesi del nord. È interessante notare che la cooperazione tecnologica fra la Russia e il resto delle regioni CSI ha minore intensità di quella con la Cina.

Le relazioni commerciali con l’Italia

Nelle esportazioni russe all'Italia le voci più importanti continuano ad essere il greggio, i prodotti petroliferi e il gas naturale, che incidono per l'88 % sul totale dell'export, anche se i loro acquisti sono leggermente diminuiti a seguito della crisi. L'Italia è dopo la Germania il secondo paese dell'Europa occidentale ad acquistare il gas russo fornito sulla base di contratti a lungo termine attraverso la rete dei grandi metanodotti.

Nella composizione merceologica delle importazioni russe la voce “macchinari e attrezzature” conserva una notevole incidenza (circa il 45 %), mentre è diminuito il peso specifico delle merci di largo consumo (circa il 30 %).

Sono molte le aziende italiane che decidono di investire in nuovi progetti di espansione nella Federazione. Gli investimenti italiani in Russia si riscontrano sia nell’industria che nella finanza.

  • Pirelli ha finalizzato un accordo per una joint-venture con la Rostechnologii, vincolato all’acquisto delle fabbriche di Kirovsk e Voronezh dalla Sibur Russkie Shiny, con l’obiettivo di produrre 8 milioni di gomme nel 2012
  • Piaggio Aero informa di avere firmato due contratti per la vendita di sei aerei P.180 Avanti II Flight Inspections per le radiomisure e le calibrazioni alla Jsc Flight Inspections and Systems
  • la Saipem sarebbe vicina a un’alleanza con il colosso russo della cantieristica navale Osk con l’obiettivo di creare una joint-venture per la progettazione di piattaforme navali per l’estrazione offshore di gas e petrolio, i principali prodotti di import italiano dalla Russia.

Investimenti diretti esteri

Gli investimenti stranieri in alcuni settori che sono considerati di sicurezza nazionale come le risorse naturali, l'energia, la comunicazione, i trasporti, la difesa, in alcuni casi sono limitati o vietati dal governo stesso. La Costituzione e un decreto presidenziale del 1993 danno ai cittadini russi i diritti di possedere, ereditare, ottenere leasing, mutui e vendere proprietà immobiliari.

Gli sforzi effettuati per migliorare il clima degli investimenti hanno prodotto risultati diversi: da una parte il mercato russo presenta interessanti possibilità di investimenti, d’altra parte, nonostante la battaglia del governo contro la corruzione, essa viene ancora percepita come la principale barriera all’ingresso nel mercato.

Dal 2004 al 2008 gli investimenti diretti esteri, IDE, ammontavano a 54 miliardi di euro. Ma a causa della crisi economica diminuivano già l’anno seguente a 36,8 miliardi. Nel dicembre 2009 il Primo Ministro Vladimir Putin aveva annunciato che nel 2010 gli IDE avrebbero raggiunto i 40 miliardi.

Secondo le statistiche della Banca Centrale russa gli IDE del primo trimestre del 2010 ammontavano a 16 miliardi di euro, registrando una diminuzione del 9,8% nello stesso periodo dell’anno precedente. Nel gennaio 2011 la Banca Centrale Russa ha stimato che l’outflow di capitale nel 2010 equivaleva a 27 miliardi di euro (Central Bank of Russia).

Il codice del 1991 che regolamenta gli investimenti esteri, garantisce che gli investitori esteri hanno gli stessi diritti di quelli russi anche se alcune industrie pongono dei limiti riguardanti la cittadinanza. Anche la legge del 1999 sugli investimenti esteri afferma la stessa parità di trattamento.

Gli investimenti esteri nel primo semestre 2011 hanno raggiunto gli 88 miliardi di dollari, una cifra elevatissima, in netta controtendenza rispetto a quanto è avvenuto nei paesi dell’Europa Centro-orientale. Si calcola però che 44 miliardi siano semplicemente transitati dalla Russia per tornare all’estero (e le turbolenze sui mercati internazionali hanno verosimilmente a che fare con queste migrazioni). I 7 miliardi di dollari di investimenti diretti, concentrati nei settori del petrolio e del gas, per quanto si tratti di una cifra meno roboante, segnano comunque un discreto incremento rispetto al primo semestre dell’anno precedente.

Settore dei macchinari

Nel 2010 il Paese ha importato quasi 102 miliardi di dollari di macchinari e attrezzature che rappresentano circa il 60% del totale delle importazioni del paese (+40% rispetto all’anno precedente). Le imprese russe hanno un crescente bisogno di:

  • macchine per estrarre in modo efficiente le abbondanti risorse naturali del Paese
  • veicoli e mezzi di trasporto (in questo settore operano circa 7.500 grandi e medie imprese e 30.000 piccole, l’industria automotive contribuisce per circa il 15% del PIL e occupa circa 4 milioni di persone. Circa il 65% dei produttori di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, si concentra nella zona di Murmansk e San Pietroburgo. La capacità totale degli impianti di assemblaggio auto a San Pietroburgo è stato di 300.000 auto all’anno. Quattro case automobilistiche internazionali hanno stabilimenti auto a San Pietroburgo: Toyota, Nissan, General Motors e Hyundai. Secondo recenti stime le vendite annuali di autovetture raggiungeranno i 3,5 milioni entro il 2015 e 5 milioni nel 2020)
  • macchine per l’edilizia (nel Paese è in atto un boom nelle costruzioni commerciali, una forte crescita dell’edilizia residenziale sostenuta dal Progetto Nazionale e alimentata dall’emergente classe media russa).
  • macchine agricole (la Russia detiene l’8% della superficie agricola mondiale e il mercato russo di macchine agricole è cresciuto del 15%, mentre nel 2010 le importazioni di macchinari agricoli sono aumentate del 57% rispetto all’anno precedente)
  • macchine per il packaging (anche se esistono alcuni produttori locali con macchinari meno sofisticati, il settore è quasi completamente occupato da grandi produttori occidentali: francesi - Sidel, ADS - italiani SASIB, Vir Mauri, OMV, Cremonini - tedeschi - Peter Binder, Omega Tech, Getraenkemaschinebau Madgeburgo - svedesi (Tetra Pak) e svizzeri. I principali paesi esportatori di macchine per il mercato russo sono l’Italia con il 33,3% e la Germania con il 33,5%).
  • macchine utilizzate nella fabbricazione di prodotti in legno: legno compensato, contenitori di legno, pavimenti. È in atto un significativo aumento nell’utilizzo delle foreste nella Federazione Russa, anche se la vastità del territorio e le inadeguate infrastrutture stradali rendono difficilmente accessibile il settore forestale
  • macchine per gli alimenti e le bevande (la maggior parte delle 7.700 aziende sono Pmi e operano nell’area nord occidentale della regione, a Mormansk, Novgorod, Pskov e San Pietroburgo. Al contrario, i produttori di macchinari e attrezzature che sono concentrati nella zona di San Pietroburgo sono di grandi dimensioni).

Tessile abbigliamento

Il mercato russo del tessile e dell’abbigliamento nel 2010 valeva circa 400 milioni di euro. Il mercato è concentrato nelle due principali città: pèiù del 30% dei punti vendita si trovano a Mosca e il 20% a St. Pietroburgo. Le donne rappresentano il 60% del mercato dell’abbigliamento, gli uomini il 25% e i bambini il 15%.

La Russia non produce cotone e lo importa principalmente dall’Uzbekistan e in parte dal Kazakistan e Tagikistan. Nel 2010 le importazioni di cotone sono diminuite complessivamente del 30% a causa dell’aumento della domanda cinese e del notevole incremento di prezzo della materia prima. In conseguenza a questo aumento è molto probabile che la produzione dei prodotti che utilizzano il cotone subirà una diminuzione, venendo rimpiazzata da materiali sintetici.

Durante la crisi, i consumatori sono rimasti fedeli al proprio brand e tendenzialmente hanno acquistato meno capi della marca preferita piuttosto che comperarne altri di marche più a buon mercato. I consumatori delle grandi città apprezzano infatti sempre più il design oltre che l’utilità del prodotto. Fra le società occidentali che stanno sviluppando il proprio business in Russia si trovano: Benetton, Zara, H&M, Motivi. “Veterani” nel mercato sono invece: Louis Vuitton, Prada, Gucci, Armani, Dior, Chanel, Roberto Cavalli, Alberta Ferretti, Moschino, Byblos, Nina Ricci, Chloè.

Molte società del settore abbigliamento per affrontare la crisi nei consumi del 2009 hanno cercato di riorganizzare il proprio business al fine di limitare le perdite: alcuni hanno proposto saldi fuori stagione, altri hanno aumentato il numero di punti vendita, altri hanno chiuso i punti vendita con superficie inferiore ai 300 – 500 metri quadri, altri ancora (Inditex e Guess) hanno rifiutato di lavorare con intermediari russi e hanno cercato di accorciare la filiera distributiva mentre altri hanno acquisito franchising stranieri.

Molti rivenditori come il gruppo Ritter stanno cercando di espandersi oltre le due città principali del lusso, Mosca e San Pietroburgo. Alcuni marchi che hanno deciso di intraprendere operazioni indipendenti in Russia sono Hermes e Prada. Anche Stella McCartney ha deciso di rientrare nel mercato nel 2010 mentre Jimmy Choo ha annunciato l’apertura di una boutique monomarca nell’inverno di quest’anno.

La Russia si è aggiudicata:

  • Summer Universiade a Kazan nel 2013
  • Olimpiadi Invernali di Sochi nel 2014
  • Campionati di Calcio FIFA nel 2018.

Queste vittorie non significano solamente stadi moderni e l’arrivo di spettatori da tutto il mondo, ma anche un potenziale aumento di attività sportive praticate dai russi e di conseguenza di una maggiore espansione del segmento abbigliamento sportivo (attualmente il numero di russi che praticano sport è decisamente inferiore rispetto a molte altre parti del mondo).

Beni di lusso

Il numero di High Net Worth Individual (HNWI), persone il cui patrimonio netto immobile di residenza escluso eccede il milione di euro, è aumentato del 13,6% dal 2009 al 2010.

Gli oggetti di lusso da collezione (ossia automobili di lusso, imbarcazioni e jet) sono rimasti i principali passion investment degli HNWI nel loro complesso. Nel 2010, gli oggetti di lusso da collezione hanno rappresentato il 29% degli investimenti dei HNWI a livello globale.

L'arte ha rappresentato il 22% degli investimenti nel loro complesso, ma tale quota era maggiore tra gli HNWI europei (27%) e tra gli HNWI dell'America Latina ha raggiunto il valore massimo (28%).

I gioielli, le pietre preziose e gli orologi hanno inoltre rappresentato il 22% di tutti gli investimenti di lusso del 2010. I prezzi record dei diamanti alle aste internazionali hanno testimoniato la crescente tendenza tra gli HNWI di tutto il mondo a considerare i diamanti di grandi dimensioni un'alternativa d'investimento sicura e di crescita elevata. La domanda nella fascia alta del mercato nel 2010 è sembrata provenire ampiamente dalla Russia e dal Medio Oriente.

Gli altri beni da collezione (ossia vini, oggetti d’antiquariato, monete e cimeli) hanno rappresentato il 15% dei passion investment nel 2010. I crescenti prezzi dell'oro hanno sostenuto l'aumento della domanda di monete rare e anche le vendite di vino pregiato sono aumentate.

Alimentare

Le vendite di prodotti alimentari confezionati in Russia sono cresciute di oltre il 14% in termini di valore negli ultimi cinque anni e si prevede continuerà a crescere di circa il 9% nel prossimi anni, fino al 2015. Il mercato non si sta espandendo solo in quantità ma sta cambiando anche nella struttura e nella qualità. Nuovi tipi di prodotti, marchi e specialità stanno entrando nel mercato: una delle tendenze emergenti è lo sviluppo di alimenti speciali per i consumatori di diverse credenze religiose.

Interessante è il mercato del vino: la Russia, dopo le flessioni del 2008 e del 2009, ha riportato la propria domanda complessiva oltre i 5 milioni di ettolitri. Le aziende italiane, oltre a tenere posizioni acquisite in mercati “maturi”, come Germania e Stati Uniti (che da soli assorbono mediamente il 47% in volume ed il 43% in valore delle esportazioni di vino italiane), hanno anche guadagnato spazi in mercati “emergenti” come Russia e Cina. In Russia l’Italia ha la leadership mondiale per quanto riguarda le esportazioni in valore.

I consumatori russi preferiscono gli alimenti importati perché offrono qualità, varietà e convenienza, packaging attraente e prezzi competitivi. Quasi tutti gli alimenti contenuti nei supermercati decorati in stile occidentale di Mosca e San Pietroburgo sono importati.

Il mercato vale circa 2,5 miliardi di dollari ed è in continua crescita. Quasi tutti i principali rivenditori di generi alimentari di Mosca e San Pietroburgo si stanno significativamente espandendo.

La struttura di distribuzione più comunemente usata è quella della distribuzione all’ingrosso, mentre i negozi di alimentari al dettaglio hanno subito la riorganizzazione più importante. Nei negozi alimentari di grandi dimensioni nei quartieri di lusso viene offerta una vasta gamma di biscotti importati, caramelle, salse, snack e bevande. I negozi specializzati più piccoli, come i macellai e i panettieri, spesso offrono alimenti importati nel tentativo di dare ai loro negozi un’immagine di alto livello.

La mancanza di strutture per la movimentazione di prodotti refrigerati e congelati, sia a livello di commercio all’ingrosso e al dettaglio, rendono particolarmente difficile lo sviluppo di questo segmento.

Paese: Russia