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Scheda Paese Algeria

  • L’Algeria ha una popolazione di 37 milioni di abitanti. L'indice di sviluppo umano è il secondo più alto dell'area nordafricana (0,698), al 96mo posto su 187 paesi, ben al di sopra della media dei paesi arabi.
  • Per quanto riguarda il processo di democratizzazione, secondo il Democracy Index dell'Economist, il sistema politico-istituzionale dell’Algeria è considerato “Regime autoritario” ed occupa il 130° posto a livello mondiale.
  • Nel ranking 2012 “Ease of doing business” della Banca Mondiale l’Algeria occupa il 143° posto su 183 Paesi analizzati (l'Italia è all'87° posto).
  • Il Rapporto sulla competitività del World Economic Forum per il 2011-2012 posiziona l’Algeria al 87° posto del ranking mondiale (l'Italia occupa il 43° posto) con un punteggio di 3,96 (Italia 4,43).

Le recenti evoluzioni legate alle rivolte della “Primavera Araba” non hanno portato ad una destabilizzazione del sistema algerino.

L’Algeria sta attraversando, dopo il lungo periodo di insicurezza vissuto negli anni Novanta, una fase di sviluppo e crescita macro-economica e di relativa stabilità politico-istituzionale. Le recenti evoluzioni legate alle rivolte della “Primavera Araba” hanno coinvolto anche l’Algeria, ma non hanno portato ad una destabilizzazione del sistema, anche grazie alle ingenti risorse finanziarie provenienti dai proventi dell’export di petrolio e gas, che il governo ha potuto utilizzare per calmierare i prezzi dei beni di base, aumentare i salari pubblici e sviluppare vasti ed ambiziosi progetti di investimento per lo sviluppo della rete infrastrutturale e dei servizi. Ciò ha consentito di mantenere una certa pace sociale anche se non sono da escludere future nuove evoluzioni.

L’economia è fortemente influenzata dal peso dello Stato, che controlla la gran parte delle attività industriali, a partire dal settore oil&gas, fondamentale nel suo contributo al PIL (36%), alle entrate dello Stato (60%) e alle esportazioni (97%). Tra i paesi produttori ed esportatori di idrocarburi, l'economia algerina è la meno diversificata.

Diversi settori industriali hanno sofferto notevoli difficoltà nei decenni passati e il processo di privatizzazione e apertura agli investimenti stranieri, iniziato in maniera ampia dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso, ha visto un rallentamento negli ultimi anni. Nei programmi governativi, il controllo dei principali settori produttivi rimarrà nelle mani delle istituzioni ancora per gli anni a venire. Tuttavia, è in corso un profondo sforzo per creare le condizioni atte ad attrarre investimenti stranieri in ogni comparto economico, come testimoniato dalla volontà di riattivare e rendere effettivamente operative le “zone franche”, caratterizzate da sgravi doganali e fiscali per gli operatori interni e stranieri.

La sicurezza nel paese è generalmente garantita da una diffusa presenza delle forze di polizia e sicurezza, attive sia nel contrasto al terrorismo di matrice fondamentalista che alla criminalità nei principali centri urbani. Restano critiche le aree desertiche e al confine con i paesi della fascia saheliana dove si possono verificare fenomeni di terrorismo e rapimenti di stranieri.

(Informazioni aggiornate ad agosto 2012)

In Algeria l'indice di sviluppo umano è il secondo più alto dell'area nordafricana (0,698), al 96mo posto su 187 paesi, ben al di sopra della media dei paesi arabi.

L’Algeria ha una popolazione di 37 milioni di abitanti, quasi totalmente di etnia arabo-berbera (la popolazione che si ritiene di discendenza berbera è circa un quarto della popolazione e risiede principalmente nelle regioni di Kabilya e Chaoui). Vi è una minoranza di algerini “turchi”, stimata tra 600mila e 1,5 milioni di persone.

Il tasso di crescita delle popolazione è attualmente al 2%, in flessione rispetto al 3% dell’inizio degli anni Novanta del secolo scorso. Gran parte della popolazione algerina (il 47% circa) ha un'età inferiore ai 24 anni (il 25% ha meno di 15 anni), mentre la percentuale di persone anziane (over 65) è del 5,4%.

L'aspettativa di vita è di 73,1 anni. Il 90% della popolazione vive nella fascia settentrionale. Il 40% nelle aree costiere. La restante porzione di popolazione vive in alcune oasi del Sahara, mentre 1,5 milioni di algerini sono nomadi o semi nomadi.

Il tasso di povertà si aggira attorno al 25%, mentre l'indice di sviluppo umano è il secondo più alto dell'area nordafricana (0,698), al 96mo posto su 187 paesi e comunque ben al di sopra della media dei paesi arabi. Il grado di alfabetizzazione della popolazione algerina è del 72,6%, con una marcata disparità tra uomini e donne, il cui tasso di alfabetizzazione è del 63%.

Il 99% della popolazione tunisina è di religione islamica. La lingua ufficiale è l'arabo, mentre un quarto della popolazione parla dialetti berberi (come il Tamazight). Il francese è una lingua di uso comune e di solito la lingua del business. Negli ultimi anni si è diffuso anche l'utilizzo dell’inglese. L'italiano non è diffuso.

Il Paese ha vissuto le manifestazioni di protesta del 2010-2011, sfociate nelle rivolte della “Primavera Araba” ma, contrariamente a quanto avvenuto nelle vicine Tunisia e Libia, l’establishment politico-istituzionale ha saputo gestire le crisi e ha mantenuto la stabilità. Ciò è stato reso possibile anche grazie alla disponibilità di risorse finanziarie provenienti dai proventi dell’export di idrocarburi, utilizzate per calmierare i prezzi e realizzare progetti di sviluppo.

Per quanto riguarda il processo di democratizzazione, secondo il Democracy Index dell'Economist, il sistema politico-istituzionale dell’Algeria è considerato “Regime autoritario” ed occupa il 130° posto a livello mondiale.

L’Algeria è uno dei paesi dell'area nordafricana con il livello più basso di libertà economica e di competitività. Nel ranking “Ease of doing business” del Report della Banca Mondiale 2012, l’Algeria occupa il 143° posto su 183 Paesi analizzati (l'Italia è all'87° posto), cinque posti in meno rispetto al 2011. Il report comunque segnala alcuni miglioramenti nell'accesso al credito, in particolare per quanto riguarda la possibilità di reperire informazioni sugli attori economici interni.

Il Rapporto sulla competitività del World Economic Forum per il 2011-2012 posiziona l’Algeria al 87° posto del ranking mondiale (l'Italia occupa il 43° posto) con un punteggio di 3,96 (Italia 4,43), con un arretramento di una posizione rispetto al ranking 2010-2011. Tra i fattori più problematici per lo sviluppo della competitività messi in evidenza: i limiti nell’accesso al credito, l'inefficienza della burocrazia e il livello di corruzione. Altri fattori indicati sono il basso livello di formazione della forza lavoro, il livello di tassazione e regolamentazione e l'alta inflazione.

Dello stesso avviso la Heritage Foundation nel suo report sulla libertà economica, che posiziona l’Algeria al 140° posto su 179 paesi (l’Italia è al 92° posto), e vede negli impedimenti burocratici e legislativi i limiti maggiori del paese.

La SACE assegna all'Algeria un rischio medio (categoria OCSE di 3/7) con outlook stabile.

Politiche economiche

Nel 2011, il PIL algerino è stato di 157,8 miliardi di euro, mentre il PIL pro capite è stato di 4.385 euro (6.070 euro a parità di potere d’acquisto). In generale, l’economia algerina ha fatto registrare notevoli progressi soprattutto in termini di stabilità macroeconomica. Futuri cali del prezzo del petrolio potrebbero rallentare tale crescita.

Nonostante la crisi internazionale e le dinamiche di instabilità regionali ed interne degli ultimi due anni, l'economia algerina ha mantenuto uno stabile livello di crescita, trainata principalmente dalle esportazioni di idrocarburi (98% del totale) e dalla spesa pubblica, grazie ai programmi di realizzazione e ammodernamento delle infrastrutture di base e dell’edilizia, soprattutto per la costruzione di case popolari, e ai vari sussidi messi a disposizione anche per calmierare le tensioni socio-politiche.

La diversificazione produttiva, una minor dipendenza dalle esportazioni di idrocarburi e lo sviluppo delle infrastrutture sono i principali obiettivi del Programma di Investimenti Pubblici (Programme Quinquennal des Investissements Publics 2010 – 2014), un piano quinquennale approvato nel 2010 dal Consiglio dei Ministri e successivamente rinnovato fino al 2015, con un allocazione di 236 miliardi di euro.

La strategia industriale messa in atto dal 2008 sembra aver puntato sulla ristrutturazione di alcune "imprese pubbliche strategiche” (i cosiddetti "champions nationaux”) al fine di renderle più competitive, anche sfruttando alcune partnership internazionali. Tra i settori interessati: l’automotive, l’elettronica, la farmaceutica e la meccanica. Tale progetto ha portato a un rallentamento del processo di privatizzazione, anche a causa del tetto massimo del 49% del capitale fissato per gli investitori esteri.

L'attuale governo è orientato a stimolare le politiche di apertura economica ed attrazione degli investimenti esteri stranieri intraprese negli ultimi anni. A tal proposito, sono stati attuate strategie di “seconda generazione”, come il piano di sviluppo 2010-2014 relativo alle Piccole e Medie Imprese (PMI) volto al sostegno, alla trasformazione ed all’ampliamento del comparto produttivo privato algerino e all’attrazione dei necessari capitali nazionali ed internazionali.

La situazione debitoria del paese è inferiore al 3% del PIL ed è considerata sostenibile. Negli ultimi anni il livello del debito pubblico è diminuito, cosi come il debito estero, ridotto ad un decimo dei primi anni Novanta del secolo scorso. Grazie alle esportazioni di idrocarburi le casse dello Stato possono disporre di una elevata disponibilità di valuta estera, in grado di coprire il valore delle esportazioni per circa 3 anni e di un fondo di stabilizzazione (Fond de Régulation des Recettes), di oltre 50 miliardi di euro, frutto della differenza tra il prezzo atteso e quello effettivo del barile. Tali risorse sono state in parte attinte per finanziare infrastrutture e spesa pubblica.

Le pressioni interne sui prezzi ed il costo elevato dei beni alimentari importati, uniti all’elevata spesa pubblica ed all’aumento dei salari nel settore pubblico si sono manifestati in tensioni inflazionistiche. Tuttavia, anche grazie al tentativo del governo di calmierare i prezzi di alcuni beni di consumo, le previsioni per il biennio 2012-2013 danno un’inflazione contenuta al 3%.

Politiche commerciali

L’Algeria non è membro dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC) anche se il suo ingresso dovrebbe realizzarsi nel giro di breve tempo. Si tratta del paese che da più tempo si è candidato per l’ingresso (dal 1987) senza aver ancora ottenuto tutti i requisiti.

L’Algeria ha firmato l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, entrato in vigore nel 2005 e dal 2009 è membro della Grande Area di Libero Scambio Araba (GAFTA).

La legge che regola importazione ed esportazioni è l’ordinanza 03-04 del luglio 2003, che prevede che “…le operazioni che compartano l’importazione o l’esportazione di prodotti sono condotte in maniera libera”. Sono esclusi i prodotti che possono danneggiare la sicurezza, l’ordine pubblico e la moralità.

Nel 2011, l'Algeria ha richiesto all’UE la revisione delle clausole commerciali previste nell'accordo di associazione ed ha sospeso unilateralmente le prossime tappe del programma di smantellamento tariffario. I negoziati con l’Ue sono ancora in corso e si prevede lo slittamento di cinque anni (dal 2017 inizialmente previsto, al 2022) per il completamento delle liberalizzazioni. Il governo algerino ha anche richiesto la reintroduzione di alcuni diritti doganali su specifici prodotti.

Dal gennaio 2002 i dazi doganali prevedono tre aliquote:

  • 5% (materie prime)
  • 15% (semilavorati)
  • 30% (prodotti finiti).

Un peso maggiore svolgono le misure di natura non tariffaria, che comportano diverse restrizioni per l’accesso al mercato algerino. Difficoltà esistono anche per le formalità burocratiche e le lungaggini doganali, che in alcuni casi possono portare a ritardi di settimane o mesi. Oltre al certificato d’origine dei beni importati, fino al 2011 il governo algerino richiedeva anche la certificazione di conformità e qualità fornita da un soggetto terzo, della quale tuttavia è stata richiesta la cancellazione.

Dal 2009, il pagamento delle importazioni deve avvenire obbligatoriamente attraverso lettera di credito. Dal 2011, le aziende che producono in Algeria possono importare attrezzature, inputs ed altri beni per la produzione attraverso rimessa documentaria (Cash Against Documents - CAD) o credito documentario, con un limite annuale per il pagamento diretto di circa 40 mila euro a impresa.

Tra i prodotti di cui è vietata l’importazione vi sono alcuni beni considerati strategici per la produzione interna, come alcuni beni alimentari (la carne di maiale è vietata per legge coranica), ed alcune materie prime o prodotti semilavorati. Inoltre numerose tipologie di farmaci non possono fare ingresso nel paese.

Esistono anche divieti all’esportazione, come nel caso dei tesori artistici e archeologici, bovini e ovini per la riproduzione e i rifiuti di metallo non ferrosi.

Dal marzo 2010, è necessario il Visto di Franchigia Doganale per l’importazione in franchigia doganale nell'ambito dell'Accordo di associazione con l’UE e della GAFTA. L'autorizzazione è rilasciata agli operatori algerini dalla Camera di commercio e industria competente territorialmente.

Zone di libero scambio

In Algeria non esistono vere e proprie zone di libero scambio o “zone economiche speciali”. Nel 2003, un’ordinanza presidenziale aveva previsto la creazione della «zona franca» di BeIlara. Tuttavia, nel 2006 il Parlamento ha abrogato il decreto, bloccando di fatto la realizzazione di zone franche o a regime speciale. Nell’aprile del 2012 il Ministro dell’Industria, delle PMI e della promozione degli investimenti, Mohamed Benmeradi, ha ribadito la volontà del governo di sviluppare questa zona franca.

La zona industriale di Bellara, nella provincia di Jijel, si trova in prossimità del porto di Djen Djen, ed è uno dei principali poli industriali del paese. A Bellara, la Renault ha sviluppato un impianto per la produzione di automobili, mentre nel luglio 2012, il governo algerino ha sottoscritto un accordo con il governo del Qatar per lo sviluppo di un grande complesso siderurgico.

Oltre alle zone franche, il governo algerino ha in programma lo sviluppo di 42 zone industriali integrate con particolari regimi fiscali e commerciali, in 34 province. Il progetto per la realizzazione delle nuove zone industriali fa capo all'Agence nationale de développement de l'investissement (ANDI) e all'Agence nationale d'intermédiation et de régulation du foncier industriel (ANIREF) e prevede investimenti per un totale di 87 miliardi di dinari algerini (circa 880 milioni di euro) e dovrebbe essere completato entro il 2014.

Le nuove zone industriali saranno realizzate principalmente lungo l’asse dell’”Autoroute est-ouest” ma anche nelle aree centrali e meridionali del paese.

Creazione di un'azienda

Secondo i dati della Banca Mondiale, in Algeria servono circa 14 procedure e 25 giorni lavorativi per avviare un attività economica. Nell'area nordafricana, Egitto, Marocco e Tunisia vantano dati migliori.

La legge algerina prevede le seguenti forme di società:

  • Società a Responsabilità Limitata (S.A.R.L.), con uno o più associati e un capitale minimo, interamente sottoscritto e versato, di 100.000 dinari, divisi in quote da 1.000 dinari
  • Società per Azioni (S.P.A.), richiede un capitale minimo di 1 milione di dinari e almeno 7 soci, responsabili per la quota sottoscritta
  • Società in Nome Collettivo (S.N.C.), non prevede un capitale minimo e richiede almeno due associati, responsabili in solido ed illimitatamente
  • Società in Accomandita per Azioni (S.C.A.), non prevede un capitale minimo e distingue la responsabilità tra socio accomandatario (responsabile in solido ed illimitatamente) e socio accomandante (a responsabilità limitata).

Le S.P.A. e le S.C.A. sono le forme societarie maggiormente utilizzate dagli investitori che decidono di stabilirsi in Algeria. I costi totali per l’apertura di una società si aggirano sugli 800 euro circa, tra atti notarili, diritti di registrazione e iscrizione al registro delle imprese.

Sistema di tassazione

Il panorama fiscale algerino prevede l’imposta sul valore aggiunto o Taxe sur la Valeur Ajoutée (TVA) con tre aliquote, del 7%, del 14% e del 17% (standard). Diversi beni, come alcuni prodotti alimentari di base e i farmaci sono esenti dal pagamento dell’'IVA, mentre l’aliquota ridotta (7%) riguarda gran parte dei beni non di lusso. L’aliquota del 14% riguarda alcuni beni semilavorati.

Esistono altre due tipologie di tassazione indiretta simili alla TVA: la Tassa sul consumo domestico (Taxe Intérieure de Consommation - TIC), che riguarda beni come tabacco, caffe, alcuni frutti e bevande alcoliche, i veicoli fuoristrada, con un aliquota che varia dal 10% al 100% e la Tassa sul petrolio (Taxe sur les Produits Pétroliers - TPP).

In generale, le aziende che operano in Algeria devono sottostare al seguente regime fiscale:

  • Le società di capitali in Algeria devono pagare un’imposta denominata ”Impôt sur les bénéfices des sociétés” (IBS), che ha un’aliquota del 25%, ridotta al 19% per le attività produttive
  • Le società di persone sottostanno al pagamento ad un imposta sul reddito (Impôt sur le revenu global - IRG), che va dallo 0 al 35%
  • Esiste inoltre una tassa sulle attività professionali (Taxe sur l'Activité Professionnelle - TAP) del 2% del volume d’affari al netto della TVA.

Le società straniere sono tassate sui profitti realizzati in Algeria e sono sottoposte allo stesso regime delle imprese nazionali, con la differenza che possono usufruire di forme di defiscalizzazione temporanea, sulla base di accordi stabiliti con l’Agenzia nazionale per lo sviluppo degli investimenti (Agence Nationale pour le Développement de l'Investissement – ANDI).

Le aziende straniere che operano temporaneamente nello svolgimento di attività di prestazione di servizi sulla base di contratti determinati con operatori algerini possono beneficiare dell’agevolazione nel pagamento della IBS o della IRG, fissate al 18%. La tassazione sul plusvalore è al 35%.

Ulteriori forme di tassazione riguardano la proprietà fondiaria (dal 3% al 10%) ed immobiliare, le tasse sui patrimonio (dallo 0 all’1,5% a partire dal valore di 30 milioni di dinari), quelle sui rifiuti e quelle sui trasporti.

L’Algeria ha stipulato vari accordi internazionali con diversi paesi sia in materia di sicurezza sociale che in campo fiscale. Dal 1991 è in vigore la convenzione tra Italia e Algeria per evitare la doppia-imposizione sui redditi.

Mercato del lavoro

Il tasso di disoccupazione in Algeria è in progressivo calo (circa il 9% della popolazione attiva secondo dati ufficiali), ma i dati ufficiosi sono più critici, soprattutto per quanto concerne la disoccupazione giovanile. Oltre il 40% della popolazione attiva ha infatti meno di trenta anni e la disoccupazione riguarderebbe un giovane su tre, con punte anche maggiori nelle aree meno sviluppate economicamente. Questo aspetto ha ripercussioni negative sulla stabilità sociale e politica del paese. Molto forte la disparità occupazionale e salariale tra uomini e donne.

Circa il 40% della popolazione attiva è composto da artigiani, seguito da contadini ed agricoltori (16% circa), operai (10%), impiegati e liberi professionisti (entrambi attorno al 9%). Due terzi degli occupati lavorano nel settore privato.

L’Algeria ha un livello di alfabetizzazione di circa il 75%, superiore a quello di Egitto e Marocco, ma inferiore rispetto a Libia e Tunisia. La scuola dell'obbligo è gratuita e dura fino ai 16 anni, ma il grado di partecipazione alle scuole secondarie è di circa il 60%.

Negli ultimi anni l'accesso ai livelli più alti di formazione, compresa quella universitaria, è aumentato, con circa il 35% degli aventi diritto. Gli istituti di formazione superiore o universitaria in Algeria sono circa una cinquantina, buona parte dei quali nella capitale Algeri.

I contratti di lavoro sono definiti per legge, che si completa attraverso i contratti collettivi e le negoziazioni individuali. L’età minima lavorativa è 16 anni.

Il salario minimo lordo è di circa 135 euro al mese, mentre un salario medio si aggira attorno ai 300 euro. Gli straordinari vengono pagati dal 25% al 100% dello stipendio, a seconda che si tratti di orari notturni o di giorni festivi.

Vi è una forte discrepanza tra il salario pubblico e quello privato: 38.500 dinari contro 21.500 dinari (390 euro contro 217 euro). Ciò avviene anche in presenza di titoli di studio e curricula equivalenti. Il settore che offre i salari maggiori è quello degli idrocarburi, dove un quadro può guadagnare 90.000 dinari (910 euro). Seguono i pari livello nella Sanità (49.900 dinari), e nel settore finanziario (48.800 dinari). Il settore delle costruzioni offre ad un quadro salari di circa 41.000 dinari.

La settimana lavorativa nel settore privato è di 40 ore, con un massimo di 60 ore settimanali per un minimo di 5 giorni. Gli orari di lavoro possono variare in ragione dei bisogni delle imprese. I giorni di ferie si calcolano in 2,5 giorni ogni mese lavorativo (i lavoratori nelle regioni meridionali possono disporre di un bonus di una decina di giorni l’anno in più). Il giorno festivo è il venerdì.

Il processo di selezione del personale, soprattutto per le aziende straniere, avviene sempre più attraverso l’utilizzo di agenzie private, anche se la legge obbliga tutte le aziende, pubbliche o private, a passare attraverso l’Agenzia nazionale dell’impiego (Agence nationale de l’emploi - ANEM) per l’assunzione del proprio personale.

Negli ultimi anni le autorità algerine hanno attuato provvedimenti per ridurre il carico fiscale su determinati contratti.

L’età pensionabile è di 55 anni per le donne e 60 per gli uomini. Tuttavia, l’evoluzione demografica che sta vivendo il paese, con l’invecchiamento della popolazione, renderà necessarie alcune modifiche, così come emerge anche dal dibattito politico-istituzionale del paese. I contributi pensionistici si aggirano attorno al 32%, con il 24,5% pagati dal datore di lavoro.

In Algeria i sindacati giocano un ruolo forte, come nel caso dell'Union Générale des Travailleurs Algériens (UGTA).

Accesso al credito

Il sistema bancario algerino si è storicamente caratterizzato per lo stretto legame con le aziende statali, in funzione delle quali le banche sviluppavano le proprie attività. Negli anni si è assistito ad un processo di privatizzazione anche in questo settore. Tuttavia, la riforma bancaria che avrebbe dovuto condurre all'autonomia delle banche pubbliche e allo sviluppo della concorrenza interbancaria non si è mai sostanziata. Attualmente le banche private sono circa una quindicina mentre quelle statali sono 6. Anche gli istituti stranieri sono circa 15.

Il sistema rimane tuttavia dominato dalla partecipazione pubblica ed è fortemente concentrato: le banche pubbliche detengono circa l’85% degli asset complessivi e i tre principali istituti, Banque Nationale d’Algérie, Banque Extérieure d’Algérie e Crédit Populaire d’Algérie detengono una quota di mercato maggioritaria.

Il processo di privatizzazione nel settore bancario è ancora lento e complesso, come mostra la sospensione della privatizzazione di Crédit Populaire d’Algérie. Dal 2010 la partecipazione straniera nelle banche e istituti finanziari algerini è stata limitata nel quadro di un regime di partenariato obbligatorio con azionisti locali (pubblici e privati), con una quota massima del 49% del capitale. Inoltre è obbligatoria una rappresentanza governativa non votante nel board delle banche private.

La Banca Centrale ha visti di recente rafforzati i suoi poteri al fine di svolgere il compito di supervisore del sistema e di monitorarne possibili situazioni di criticità. Il settore ha comunque dimostrato stabilità di fronte alla crisi finanziaria internazionale anche in conseguenza della sua limitata integrazione con i mercati internazionali.

Il livello dei mutui non performanti (NPLs) è vicino al 20%, un dato elevato, ma in diminuzione.

Nel complesso le banche algerine generano profitti e dispongono di un buon livello di capitalizzazione e liquidità. Permane, tuttavia, una tendenza a restringere la concessione dei prestiti, elevandone i limiti all’erogazione, a parte per i progetti relativi all’estrazione e produzione di idrocarburi.

Le banche italiane presenti sono Monte dei Paschi di Siena e la Banca Nazionale del Lavoro – Gruppo PNB Paribas.

Stimoli e protezione investimenti

Il principale strumento per lo stimolo agli investimenti in Algeria è rappresentato dal programma pubblico quinquennale di sviluppo economico e sociale, valido per il periodo 2010-1014 che prevede un impegno finanziario complessivo pari a 286 miliardi di dollari, di cui circa 130 miliardi di dollari per il completamento dei progetti avviati e non ultimati nel precedente piano quinquennale.

Un 40% delle risorse sarà destinato ad opere direttamente legate al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, quali la costruzione o l’ammodernamento di scuole, università e centri professionali, alloggi universitari, infrastrutture sanitarie ed ospedaliere, complessi abitativi e residenziali, potenziamento ed estensione della rete elettrica e degli allacciamenti alle utenze di base, impianti sportivi ed alti. Un altro 40% del piano quinquennale è stato destinato allo sviluppo di grandi opere e delle infrastrutture (strade ed autostrade, rete ferroviaria, porti ed aeroporti, la Moschea di Algeri, ed altre).

Attraverso la "Loi de Finances Complémentaire pour 2009” e le modifiche e integrazioni successive, le autorità algerine hanno definito il quadro giuridico per gli investimenti esteri, creando misure restrittive, sia per quanto riguarda l’azionariato che le attività in cui è possibile operare.

Tra i vincoli più evidenti, il limite alla quota di capitale detenuta da soci esteri di aziende industriali, che non può superare il 49% e deve prevedere la presenza di uno più soci locali. Pur non trattandosi di regola retroattiva, ogni modifica dello statuto o nella composizione dei soci fa rientrare la società sotto la nuova normativa.

Per quanto riguarda le attività di commercio estero, si possono esercitare solo nell'ambito di un partenariato in cui l'azionariato nazionale residente è pari almeno al 30% del capitale sociale.

Ad eccezione del capitale per la costituzione della società, i finanziamenti per la realizzazione degli investimenti esteri, diretti o in partenariato, devono essere effettuati ricorrendo al finanziamento locale.

Infine, lo Stato e le imprese pubbliche algerine dispongono di un diritto di prelazione nel caso in cui un azionista straniero voglia vendere o acquistare una quota di partecipazione nell'azionariato di una impresa nazionale, a parte alcuni casi specifici. Il prezzo di acquisto è stabilito da esperti e quindi non coincide necessariamente con il valore di mercato.

Si tratta solo di alcuni dei limiti previsti, come quello che riguarda l’esame preventivo da parte del Consiglio Nazionale degli Investimenti (CNI), al quale spetta anche l’autorità di concedere, per un periodo non superiore a cinque anni, esenzioni o riduzioni dei diritti, imposte o tasse, compresa l'IVA, che gravano sui prezzi dei beni prodotti dall'investimento.

Esistono anche altri tipi di incentivi, come quelli destinati alle aziende che creano più di 100 posti di lavoro all'inizio dell'attività, e che prevedono periodi di esenzione dal pagamento della IBS (fino a cinque anni).

Gli investimenti e I titoli di proprietà sono generalmente riconosciuti e tutelati dal sistema legale algerino. Tuttavia i procedimenti giudiziari possono essere lunghi e dai risultati non sempre prevedibili. Gran parte della proprietà fondiaria rimane nelle mani dello Stato e in passato ci sono state controversie sulla proprietà dei terreni che hanno rallentato i processi di acquisizione delle proprietà fondiarie e immobiliari e relativo finanziamento.

Tutela proprietà intellettuale

L’ente preposto all’attuazione delle disposizioni legislative in materia di proprietà industriale è l’INAPI (Institut National Algérien de la Propriété Industrielle).

L'Algeria è membro dell'Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (OMPI) e ha firmato le principali convenzioni internazionali sulla protezione della proprietà intellettuale.

Il paese dispone di una legislazione nazionale per la tutela della proprietà industriale (brevetti, disegni industriali, trade marks), diritti d'autore e indicazioni di origine.

La registrazione in Algeria è relativamente costosa e viene consigliata per una più efficace tutela dei diritti di proprietà, oltre a quelli già riconosciuti dall’OMPI:

  • registrare un marchio costa 16.000 dinari per un periodo di 10 anni, che può essere più volte rinnovato per periodi della stessa durata
  • registrare un brevetto costa 7.400 dinari, che comprendono la tassa di deposito e quella di pubblicazione. Le autorità algerine consigliano una ricerca preliminare sui preesistenti brevetti e sulle questioni tecniche, al fine di stabilire l’opportunità della registrazione. Queste procedure costano in tutto 2.900 dinari
  • registrare un disegno industriale costa 11.800 dinari.

Ogni nuovo marchio depositato presso l'INAPI, una volta registrato, è immediatamente protetto.

L'INAPI non può rifiutarsi di depositare un marchio, ma può solo informare dell’esistenza di diritti di proprietà di altri soggetti sullo stesso marchio. Il ricorso al giudice per accertare casi di "duplicazione” o contraffazione dei marchi può portare all'annullamento della registrazione.

Ad un impianto legislativo solido ed adeguato fa da contraltare un basso livello di applicazione delle regole, anche a causa dei limiti alla capacità di controllo da parte delle autorità.

Negli ultimi anni, soprattutto al fine di portare a termine con successo il processo di adesione all’Organizzazione mondiale per il commercio, il governo algerino ha firmato diversi accordi bilaterali di natura commerciale, tra i quali quelli con la Svizzera e alcuni paesi latinoamericani (Argentina, Brasile, Cuba, Uruguay e Venezuela).

In ambito regionale, l’Algeria vive da decenni una situazione di stallo diplomatico con il Marocco sulla questione della sovranità della regione del Sahara Occidentale e dell’appoggio dato da Algeri al movimento indipendentista della popolazione saharawi, il Fronte Polisario. Tuttavia, negli ultimi anni si sono avuti segnali di riavvicinamento, come dimostrato dall’appoggio esplicito del governo marocchino all’ingresso dell’Algeria nell’Organizzazione mondiale per il commercio. I rapporti con gli altri paesi nordafricani sono attualmente determinati dall’incertezza circa l’evoluzione politico-istituzionale di Tunisia e Libia e le dinamiche di stabilità interna a questi due paesi.

Le istituzioni algerine guardano con attenzione e interesse anche alle situazioni di instabilità nei paesi della fascia del Sahel che confinano con l’Algeria, Mali e Niger in primis.

In ambito mediterraneo, l’Algeria riveste un ruolo strategico per i paesi dell’UE (in particolare Francia e Italia) in termini di approvvigionamento energetico. Il gas algerino copre circa il 25% dell’import dell’UE. Inoltre, a seguito degli eventi dell’11 settembre 2001, l’Algeria è diventata uno dei principali partner di Stati Uniti e UE nella lotta al terrorismo internazionale ed ai traffici illegali che giungono in Europa attraverso l’area saheliana e nordafricana.

Commercio regionale

Nel corso degli ultimi decenni l’Algeria ha sviluppato diversi accordi bilaterali e multilaterali per lo sviluppo del commercio e dell'integrazione economica regionali.

Dal 1989 l’Algeria è membro dell’Unione del Magreb Arabo (UMA). In generale, l'integrazione economica e commerciale nordafricana ha risentito della competizione tra i vari Stati della regione e non ha ancora portato ai risultati sperati, come testimoniato dalle difficoltà fin qui affrontate dall’UMA.

Dal 2009 l’Algeria fa parte della Greater Arab Free Trade Area (GAFTA), organizzazione che ha l’obiettivo di creare un’area di libero scambio pan-araba.

Nel dicembre 2008 Algeria e Tunisia hanno sottoscritto un accordo in vista del raggiungimento di un'area di libero scambio tra i due paesi.

Negli ultimi anni, soprattutto al fine di portare a termine con successo il processo di adesione all’Organizzazione mondiale per il commercio, il governo algerino ha firmato diversi accordi bilaterali di natura commerciale, tra i quali quelli con la Svizzera e alcuni paesi latinoamericani (Argentina, Brasile, Cuba, Uruguay e Venezuela). Progetti per accordi simili sono in fase di avanzamento, tra i quali spicca quello con la Turchia.

L’Algeria anche è membro dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC), dal 1969.

Macroeconomia

Nel 2011 il PIL algerino è stato di 157,8 miliardi di euro, mentre il PIL procapite è stato di 4.385 euro (6.070 euro a parità di potere d’acquisto).

L'economia algerina dipende largamente dall’esportazione di petrolio e gas. Attualmente agricoltura e pesca contribuiscono al 8% del PIL, mentre l'industria al 61% e i servizi al 31%.

L’Algeria è uno dei principali produttori ed esportatori di petrolio e gas del continente africano e dispone di significative risorse energetiche. Petrolio e gas contribuiscono a circa il 36% del PIL, al 60% degli introiti governativi ed al 97% delle esportazioni. La produzione di petrolio è di circa 1,8 milioni di barili complessivi al giorno (1,2 milioni di barili di greggio), dei quali 1,5 sono esportati, principalmente verso l’Europa. Stesso dicasi per il gas: l’Algeria è il secondo produttore africano dietro la Nigeria ed il terzo fornitore dell’Europa, Francia e Italia su tutti.

Il paese è ricco di altri minerali: ferro, piombo, zinco, rame, mercurio, lignite, fosfati. Vi sono diverse centinaia di cave per l'estrazione di marmi e onice. Le coste garantiscono una buona produzione di sale.

Il settore agricolo contribuisce al PIL per circa l’8%, ma occupa circa 1/7 della popolazione algerina. Solo il 3% del territorio algerino è coltivabile, in gran parte concentrato nella fertile zona costiera dell’Atlas tellien. Il settore agricolo non riesce a soddisfare la domanda interna di alimenti e quindi circa il 45% del fabbisogno alimentare viene garantito dalle importazioni. L’Algeria è uno dei maggiori importatori al mondo di grano, prodotti lattieri e sementi.

Tra i principali prodotti coltivati vi sono grano, orzo, patate, palme, tabacco, olio. L’Algeria vanta anche una discreta produzione di vini e liquori di buona qualità. I prodotti esportati riguardano principalmente la frutta (limoni, datteri, fichi).

La pastorizia (capre, mucche, pecore) viene praticata nella regione degli altipiani. La pesca è in crescita ma rimane un comparto minore. In particolare vengono pescate sardine e sgombri, di cui una parte viene esportata verso Francia , Spagna e Italia.

Nel complesso l'industria rappresenta il 61% del PIL ed è fortemente guidata dal settore degli idrocarburi e dall’estrazione dei minerali. Storicamente, il settore industriale è stato gestito da aziende di proprietà dello Stato. Negli ultimi anni si è sviluppato un duplice processo di diversificazione produttiva e privatizzazione, in particolar modo con l’intento di attirare investimenti stranieri, anche se il peso dello Stato rimane determinante.

Tra i comparti industriali che meritano attenzione vi sono quello chimico, farmaceutico, delle costruzioni, elettrico-elettronico, della cantieristica ed automobilistico.

Nel settore dei servizi le telecomunicazioni erano tradizionalmente poco sviluppate e presentavano grandi disparità tra le regioni nella distribuzione dei servizi. Negli ultimi dieci anni, con la privatizzazione del mercato, vi è stato un progressivo miglioramento.

Il settore turistico contribuisce a circa l’1% del PIL e non è comparabile a quello dei vicini Marocco e Tunisia.

Il settore bancario e finanziario algerino ha risentito fortemente del peso dello Stato nel controllo del comparto industriale e delle principali aziende fornitrici di servizi. Negli ultimi anni il processo di liberalizzazione e privatizzazione ha portato a qualche miglioramento, soprattutto nel settore bancario mentre quello finanziario rimane limitato ed è caratterizzato soprattutto dall’emissione di titoli di Stato. Il mercato assicurativo rimane largamente influenzato dal settore pubblico.

Bilancia commerciale

Nel 2011 l’Algeria ha avuto un interscambio commerciale di 99,8 miliardi di euro, con un aumento del 23,8% rispetto al 2010, con un saldo positivo di 21,7 miliardi di euro.

Le esportazioni hanno raggiunto quota 60,7 miliardi di euro, con un aumento del 28,8% rispetto al 2010. Gli idrocarburi continuano a rappresentare il 97,2% del totale delle esportazioni (l’Algeria è uno dei paesi meno diversificati dal punto di vista economico tra i produttori ed esportatori di petrolio e gas).
Per quanto riguarda gli altri prodotti esportati la quota maggiore è rappresentata dai semilavorati, con un valore di 1,3 miliardi di euro (il 2,1% del totale). I prodotti alimentari, rappresentano lo 0,5% dell’export, per un valore di circa 300 milioni di euro. Seguono le materie prime e i beni strumentali.

Le importazioni algerine hanno registrato un aumento del 16,74%, passando dai 33,4 miliardi di dollari del 2010 ai 39 del 2011. Il peso maggiore continua a essere rappresentato da:

  • beni strumentali industriali (veicoli, attrezzature, macchinari, apparecchiature e pezzi di ricambio di differente tipologia), per un valore di 13,5 miliardi di euro pari al 34,8% del totale (con un lieve incremento rispetto al 2010, + 2%)
  • semilavorati, che rappresentano il 28,8% del totale (principalmente barre in ferro e acciaio, che hanno avuto un incremento del 66,1% rispetto al 2011)
  • prodotti alimentari (20,8% del totale).

Da rilevare che le importazioni alimentari sono aumentate del 62,6% rispetto al 2010 (in particolare i cereali e le farine, +103,4%), così come i beni di consumo non alimentari, che hanno visto un incremento del 25,6% tra il 2010 e il 2011 e che rappresentano il 15,5% del totale delle importazioni.

Gli Stati Uniti sono il primo cliente dell'Algeria, l'Italia è seconda. Principale fornitore dell'Algeria è la Francia (15,1% del totale delle importazioni), seguita da Italia (9,9%), Cina (9,8%) e Spagna (7,3%).

I Paesi dell’Unione europea continuano ad essere i principali partner commerciali dell’Algeria, con il 52,1% delle importazioni (20,3 miliardi di euro, +18,9% rispetto al 2010) e il 50,8% delle esportazioni (30,8 miliardi di euro, +33,2% rispetto al 2010). Per quanto riguarda le altre regioni, complessivamente, I rapporti commerciali con i Paesi asiatici hanno raggiunto gli 11,5 miliardi di euro, mentre l’interscambio con i Paesi membri dell’Unione del Maghreb Arabo (UMA) ha raggiunto quota 1,9 miliardi di euro, e quello con gli altri Paesi arabi è stato di 2,1 miliardi.

Gli Stati Uniti si confermano il primo singolo cliente dell'Algeria, con una quota del 20,4%, l'Italia è seconda, con il 14,2%, seguono la Spagna (9,8% del totale) e la Francia (8,9%).

Principale fornitore dell'Algeria è la Francia (15,1% del totale delle importazioni), seguita dall'Italia (9,9%); la Cina (9,8%); la Spagna (7,3%).

Interscambio commerciale con l'Italia e la Lombardia

Nel 2011 gli scambi commerciali tra Italia e Algeria hanno registrato un aumento del 3,3% rispetto al 2010, passando da 10,9 miliardi di euro a 11,3 miliardi di euro. La bilancia continua a registrare un saldo negativo (-5,2 miliardi di euro), principalmente a causa dell’alto valore dell’import di idrocarburi.

Nel 2011, le esportazioni italiane verso l’Algeria hanno superato i 3 miliardi di euro, in aumento del 5,1% rispetto all’anno precedente. L’export interessa principalmente prodotti della metallurgia, meccanica strumentale e dei prodotti energetici raffinati. Tra i settori con i risultati migliori vanno segnalati quello automobilistico (+42% rispetto al 2010) e dell’elettronica (+86%). Si è invece verificato un rallentamento delle esportazioni di beni della meccanica strumentale (-16%).

Nel 2011 le importazioni italiane dall'Algeria sono aumentate del 2,7%, rispetto al 2010. Gli idrocarburi e derivati contribuiscono per la quasi totalità (circa 98%), ai proventi delle esportazioni algerine verso l'Italia. Nel 2011 sono aumentati del 2,8% rispetto al 2010 (8,2 miliardi di euro contro 7,9 miliardi di euro).

Nel 2011 l’interscambio commerciale tra la regione Lombardia e l’Algeria è stato di 1,37 miliardi di euro con un saldo positivo per la Lombardia pari a 1,09 miliardi di euro. Macchinari e prodotti siderurgici e della metallurgia rappresentano oltre il 50% delle esportazioni lombarde verso il paese nordafricano. Apparecchiature elettriche ed elettroniche, elettrodomestici, veicoli e prodotti chimici costituiscono le altre voci principali dell’export lombardo. Prodotti minerari ed energetici rappresentano oltre il 90% dell’import lombardo dall’Algeria.

Investimenti diretti esteri

Dopo alcuni anni di crescita nei flussi degli IDE, nel 2010 si è registrato un afflusso di investimenti diretti esteri in Algeria pari a 1,9 miliardi di euro, in diminuzione rispetto ai 2,2 miliardi di euro del 2009. La riduzione è in parte riconducibile alle misure restrittive in materia di commercio con l'estero e sugli IDE adottate dalle autorità locali negli ultimi anni. Tali misure includono limitazioni alla partecipazione straniera negli investimenti e l’introduzione di margini di preferenza nei bandi di gara pubblici, volti a favorire le imprese locali.

Nel 2011 gli investimenti sono tornati a crescere, raggiungendo i 2,1 miliardi di euro, facendo dell’Algeria il paese con il maggiorie flusso di IDE in Nordafrica, davanti al Marocco. Sempre nel 2011, gli investimenti «greenfield» sono stati di 105 milioni di euro. Lo stock totale di investimenti è di 17,7 miliardi di euro (nel 2000 era di 2,7 miliardi di euro).

L’Italia è tra i principali investitori nel paese, con numerose imprese presenti. Gran parte degli investimenti sono concentrati nel settore energia ed elettrico (in particolare attraverso i rapporti sviluppati da ENI ed Enel con la compagnia nazionale Sonatrach). Si segnalano inoltre gli investimenti nei settori delle costruzioni e dell’agroalimentare.

Idrocarburi

L’Algeria è uno dei principali produttori ed esportatori di petrolio e gas del continente africano e dispone di significative risorse energetiche. Petrolio e gas contribuiscono a circa il 36% del PIL, al 60% degli introiti governativi ed al 97% delle esportazioni. La produzione di petrolio è di circa 1,8 milioni di barili complessivi al giorno (1,2 milioni di barili di greggio), dei quali 1,5 sono esportati, principalmente verso Nordamerica ed Europa. Le riserve stimate sono di circa 12,2 miliardi di barili anche se recenti scoperte e lo sviluppo di nuovi giacimenti potrebbero aumentarle nei prossimi anni.

L’Algeria è il decimo paese al mondo per riserve stimate (159mila miliardi di piedi cubi) e il secondo produttore africano di gas naturale dietro la Nigeria. L’Algeria è il terzo fornitore dell’Europa. I principali clienti europei in questo comparto sono Francia e Italia. L’Algeria è membro dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) dal 1969.

L’ente nazionale algerino, Entreprise Nationale Sonatrach (Sonatrach), gioca un ruolo fondamentale in ogni comparto della produzione ed esportazione di petrolio e gas naturale in Algeria. La Sonatrach nel 2011, ha dichiarato incassi per 72 miliardi di dollari, con un aumento del 29% rispetto al 2010.

L’ingresso nel mercato degli idrocarburi algerino è vincolato sia alle scelte operate dalle autorità algerine in un settore fortemente strategico per il paese, sia alle operazioni svolte dalle grandi imprese che ottengono commesse e concessioni a livello governativo. Queste ultime, infatti, hanno spesso la necessità di esternalizzare alcuni servizi specifici e ad alto valore tecnologico.

Dalla fine degli anni Novanta le autorità algerine hanno stimolato l'ingresso di investimenti ed operatori esteri, che hanno costantemente sviluppato la loro presenza nel mercato algerino. Tra i principali operatori vi sono Anadarko, BP, Conoco-Philips, ENI, Shell, Statoil e Total.

Tuttavia, le compagnie estere devono operare in partnership con Sonatrach, che solitamente detiene la maggioranza delle quote negli accordi di produzione congiunta (Production-Sharing Agreements). Attualmente è in corso una revisione delle normative interne.

Le aziende italiane sono presenti già da diversi anni nel settore dell’energia, in particolare con ENI ed ENEL. Opportunità per le aziende italiane possono nascere dallo sviluppo dei nuovi progetti di produzione previsti dalle autorità algerine, in particolar modo per quanto concerne le infrastrutture interne di pipelines e la costruzione di aree di stoccaggio del petrolio estratto e strumentazioni nuove per il pompaggio del greggio verso le petroliere.

Anche l’industria petrolchimica potrebbe generare diverse opportunità. Stesso discorso per il gas naturale, in particolar modo per i processi di gasificazione e le tecnologie ad essi collegati.

Le prospettive del mercato algerino delle fonti energetiche non rinnovabili sono buone, anche se il settore degli idrocarburi necessita di costanti investimenti per ovviare al degrado delle infrastrutture ed al prosciugamento delle riserve. Nel maggio 2012, il presidente e direttore generale della Sonatrach, Abdelhamid Zerguine, ha annunciato che l’ente energetico algerino investirà circa 55 miliardi di euro entro il 2016 per sviluppare le proprie attività.

La scoperta di nuovi giacimenti (20 nel solo 2011) e l’aumento delle riserve di petrolio e gas del paese garantiscono il buon andamento del settore almeno per i prossimi 20-30 anni.

Industria meccanica e macchinari

A partire dal 2007, le autorità algerine hanno individuato il settore dell’industria meccanica tra quelli prioritari all’interno del piano di rilancio ed ammodernamento industriale del paese. Il peso maggiore all’interno delle importazioni algerine continua a essere rappresentato dai beni strumentali industriali (attrezzature, macchinari, apparecchiature e pezzi di ricambio di differente tipologia), pari al 33,9% del totale (circa 12,8 miliardi di euro).

Le importazioni di macchinari elettrici e motori meccanici costituisce una parte rilevante del totale. Ad essere interessati sono vari settori, a partire da quello delle costruzioni ed infrastrutture.

Tra i principali fornitori algerini nel comparto dei macchinari spiccano le aziende francesi, ma sta crescendo l’interesse di aziende tedesche e asiatiche.

Tra i principali attori che operano nel mercato dell’industria meccanica e dei macchinari algerini e dai quali provengono le principali commesse vi sono le società a gestione e partecipazione statale come SGP EQUIPAG (per il settore delle attrezzature e materiali industriale ed agricoli) che raggruppa oltre una quindicina di aziende pubbliche, e SGP CONSTRUMET (costruzioni metalliche) con una ventina di aziende pubbliche. Non vanno dimenticati i giganti del comparto energetico Sonatrach e Sonelgaz e molte altre aziende operanti in tutti i settori industriali, come, ad esempio, l’Entreprise Nationale du Caoutchouc et du Plastique (ENPC), per il comparto delle materie plastiche.

La filiera dell’industria meccanica e dei macchinari in Algeria necessità di forti miglioramenti e di un processo di ammodernamento, a cui spesso viene fatto fronte attraverso il ricorso ad aziende straniere. Lo sviluppo del settore automotive, delle costruzioni e delle infrastrutture, in particola modo legate ai grandi progetti di ammodernamento e sviluppo previsti dall’attuale piano quinquennale, ad esempio nel settore idrico, aprono grandi opportunità per le aziende produttrici di macchinari presenti sul bacino del Mediterraneo.

La presenza italiana nel mercato algerino è già forte nel comparto dell'automazione industriale, che assieme ai prodotti siderurgici, rappresenta l'80% della domanda algerina di beni italiani.

I piani di sviluppo economico voluti dalle autorità algerine puntano alla diversificazione produttiva, soprattutto per rafforzare il settore industriale. Sebbene in ritardo rispetto ad altri paesi nordafricani (ad esempio la Tunisia), le strategie governative ed i forti investimenti finanziari previsti dall’ultimo piano pubblico quinquennale di sviluppo dovrebbero garantire una crescita delle richieste di attrezzature, macchinari ed apparecchiature in vari comparti.

Nonostante il calo in Algeria delle importazioni di attrezzature industriali (-17,1%) nei primi sei mesi del 2012, le prospettive del settore rimangono interessanti anche dal punto di vista commerciale.

Settore farmaceutico

Il settore farmaceutico algerino ha conosciuto una costante evoluzione negli ultimi anni anche perché il governo algerino ha sviluppato una serie di misure legislative e di regolamenti al fine di ridurre la dipendenza dalle importazioni e di stimolare lo sviluppo del settore industriale interno, pubblico e privato.

Tra le misure più drastiche, il divieto di importare farmaci già prodotti localmente e la decisione, presa nel maggio 2010, di interdire la distribuzione dei farmaci prodotti localmente dai distributori grossisti. Le nuove norme impongono infatti ai produttori locali di creare le proprie reti di distribuzione nazionali, in particolar modo attraverso la vendita diretta alle farmacie.

Si punta inoltre al rafforzamento dell’azienda statale Saidal per farla diventare leader del mercato nazionale dei farmaci attraverso il raddoppio della sua capacità produttiva entro il 2014. Le proiezioni della Saidal puntano a conquistare il 70% del mercato contro il 25% attualmente detenuto.

Tra gli obiettivi delle autorità di Algeri c’è inoltre quello di fare del paese una piattaforma di sviluppo e produzione dei farmaci generici per l’area africana, con particolare attenzione ai prodotti che curano le più diffuse malattie del continente.

Nonostante i piani governativi e le riforme attuate, attualmente buona parte del mercato interno dipende ancora dalle importazioni.

Le importazioni di medicinali sono passate da 492 milioni di dollari nel 2001 a 1,8 miliardi di dollari nel 2008. A partire da quell’anno sono diminuite, anche a seguito delle decisioni prese dal governo per sostenere l’industria interna. Tra il 2009 ed il 2010, ad esempio, il calo è stato del 23,7%. Negli ultimi 2 anni si è assistito ad una ripresa delle importazioni, e nei primi 4 mesi del 2012, le importazioni di farmaci sono stati di 720 milioni di dollari, con una proiezione di oltre 2 miliardi di dollari per fine anno.

Nel 2011, in Algeria sono stati spesi quasi 3 miliardi di dollari per l'acquisto di farmaci: le importazioni sono state di 1,85 miliardi di dollari, mentre per le aziende locali hanno fatturato sul mercato interno 1,05 miliardi di dollari. Dei farmaci di produzione algerina, l'80% circa viene dal settore privato, il resto da laboratori e industrie a proprietà e gestione pubblici.

Negli ultimi 4 anni la spesa media degli Algerini per l’acquisto di farmaci è passata da 45 a 79 dollari (la media mondiale è stimata in 127 dollari).

Tra le principali compagnie straniere operanti in Algeria vi sono i principali colossi mondiali del settore: Sanofi-Aventis (che detiene il 12% circa del mercato algerino), Novartis, Pfizer, solo per citarne alcune.

L’evoluzione normativa vissuta dal settore farmaceutico algerino, se da un lato tende a comprimere le importazioni dall’estero (più nelle previsioni governative che non nel riscontro effettivo fino ad oggi rilevato) ed a limitare le possibilità di investimento, con la creazione di una sorta di monopolio tramite il potenziamento e consolidamento dell’azienda nazionale Saidal, dall’altro lato apre nuove e crescenti opportunità.

Nel 2009, la casa farmaceutica algerina, Saidal, annunciava la creazione, entro il 2015, di 8 unità di produzione con un investimento complessivo di oltre 230 milioni di dollari. Questa iniziativa ha creato l’opportunità per diverse aziende straniere di sostenere lo sviluppo dell’azienda algerina sotto varie forme.

Nel settembre 2010, ad esempio, la Saidal ha firmato un contratto per un progetto di ristrutturazione e modernizzazione con una ditta toscana specializzata nella consulenza e l’ingegneria nel settore chimico-farmaceutico.

Il miglioramento tecnologico e produttivo dell’industria farmaceutica algerina offre quindi diverse opportunità ad aziende, come quelle italiane, che possono vantare diverse competenze nel settore.

La crescita della popolazione e del suo potere d’acquisto e l’emergere di nuove esigenze medico-sanitarie, offrono ulteriori opportunità di investimento e commerciali agli operatori internazionali. E’ il caso del comparto allergologico, non solo dal punto di vista della produzione e distribuzione dei farmaci necessari alla cure delle malattie respiratorie e delle allergie, ma anche della relativa formazione specialistica.

Paese: Algeria