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Scheda Paese Arabia Saudita

  • Le principali agenzie di rating, benché con valutazioni leggermente diversificate, riconoscono all'Arabia Saudita un rischio medio - basso in considerazione degli adempimenti nei pagamenti, della copertura delle importazioni e della situazione commerciale generale.
  • Il livello di libertà e facilità nel commercio è alto, sia in termini di libertà fiscale sia in termini di libertà di impresa. Il complessivo quadro normativo per il business di impresa è snello e efficiente; il regime fiscale competitivo.
  • L’economia dell’Arabia Saudita si basa principalmente sul petrolio e da un forte controllo statale all’interno dell’economia. L’Arabia Saudita possiede circa un quinto delle riserve di petrolio accertate al mondo e svolge un ruolo di primo piano all’interno dell’OPEC.

L'Arabia Saudita continua ad essere un paese dominato da alcune dinamiche che per la maggior parte non facilitano l'ingresso del commercio e degli investimenti all'interno del paese.

Una rigida struttura dello stato in mano alla famiglia del re Al-Saud, una forte e rigida osservanza dell'Islam, una scarsa apertura del paese alla democrazia ed in generale ai cambiamenti della società non facilitano l'ingresso nel mercato saudita delle piccole e medie imprese.

Tuttavia molti elementi concorrono a rendere il paese una meta di attrazione per le imprese che coprono alcuni settori specifici ed in parte di nicchia. Una certa tipologia del settore del lusso e dell'abbigliamento offre interessanti prospettive commeciali, anche se gran parte della ricchezza economica del paese è generata dal mercato petrolifero e dai settori ad esso collegati.

Il petrolchimico e l'industria dei derivati del petrolio sono certamente settori che avranno un'ampia espansione nel prossimo futuro grazie al desiderio del paese di cercare di diversificare la propria produzione industriale. Tuttavia la grande ricchezza del paese necessita anche di forme alternative di crescita e di apertura allo sviluppo di mercati diversi.

La gestione delle risorse idriche è certamente uno degli obiettivi da raggiungere e nel quale sono state investite notevoli risorse finanziare. Allo stesso tempo il crescente benessere di una fetta importante della popolazione ha portato all'esigenza di sviluppare anche altri settori come ad esempio quello sanitario e dei macchinari medicali.

Per la piccola e media impresa è fondamentale tenere presenti le dinamiche politiche, culturali, religiose e clientelari interne per poter avere successo.

(Informazioni aggiornate a gennaio 2012)

L’Islam sunnita è religione di Stato e la legge richiede che tutti i cittadini sauditi siano musulmani. La religione regola la vita personale di ciascun individuo nonché buona parte delle decisioni politiche, economiche e giuridiche. L’islam è nato proprio in Arabia Saudita, ragion per cui il paese è visitato da milioni di musulmani ogni anno.

Il culto pubblico delle altre religioni è proibito ed anche quello dell’islam sciita e dei riti sufi è soggetto a restrizioni; nell’ottobre 2009 è stata proibita la costruzione di moschee sciite. Per quanto la legislazione saudita consenta ai non musulmani il culto privato, questo risulta soggetto in concreto a restrizioni.

Tra gli obblighi dei musulmani è la preghiera cinque volte al giorno. Importante da sapere è il fatto che il venerdì è un giorno sacro per i musulmani e tutti i negozi sono chiusi: molte aziende chiudono anche a partire dal giovedì.

Durante il mese sacro del Ramadan, i musulmani devono digiunare dall’alba al tramonto e sono autorizzati a lavorare sei ore al giorno: gli stranieri non sono obbligati a digiunare, ma non devono mangiare, bere, fumare o masticare gomma in pubblico.

Il business in Arabia Saudita è estremamente conservatore e per assicurare il successo della gestione cross cultural è necessario mantenere un giusto grado di formalità e trattare tutti con rispetto. La legge coranica, amministrata dai tribunali religiosi, prevede la pena di morte per molti reati (sono 100 all’anno, in media, le pene capitali eseguite).

Secondo Human Rights Watch, susciterebbe particolare preoccupazione la condizione dei diritti delle donne. Il sistema giuridico saudita prevede infatti una sorta di tutela legale dei familiari maschi sulle donne, in base al quale queste non possono lavorare, studiare, sposarsi, viaggiare o sottoporsi a determinati trattamenti medici senza l’autorizzazione del familiare maschio.

La società è estremamente burocratica e sono necessari diversi livelli di approvazione anche per svolgere compiti semplici; la società è molto gerarchica per cui le decisioni vengono prese dalla persona di più alto rango; quando si parla di prezzo i sauditi spesso fanno un’offerta iniziale che è estremamente bassa quando stanno comperando e estremamente elevata se stanno vendendo.

Stabilità politica e sicurezza interna

L’Arabia Saudita è una monarchia assoluta retta dalla dinastia saudita: la legge islamica (Sharia) è la fonte legislativa principale dato che non esiste una Costituzione scritta. Secondo Freedom House, l’Arabia Saudita è uno “stato non libero”, ossia non in possesso del requisito di “democrazia elettorale”, mentre il Democracy Index la indica come “regime autoritario”.

L’opposizione non esiste, per il semplice fatto che tutto il potere è saldamente nelle mani della famiglia Saud. L’istituzione del Consiglio Consultivo e la decisione di consentire l’elezione diretta dei consigli municipali sono concessioni volte alla soddisfazione del malcontento espresso da una petizione popolare dove alcune celebri personalità politiche, economiche e culturali del Paese si sono esposte pubblicamente per la riforma in senso moderno dello stato saudita.

L’esercizio concreto delle libertà politiche e civili, come ad esempio la costituzione di partiti politici di associazioni risulta proibita. Limitati dallo stretto controllo governativo risultano anche la libertà di stampa.

Quanto al rischio paese, le principali agenzie di rating, benché con valutazioni leggermente diversificate, riconoscono al paese un rischio medio - basso in considerazione degli adempimenti nei pagamenti, della copertura delle importazioni e della situazione commerciale generale.

Secondo le stime dell’Heritage Foundation, l’Arabia Saudita ha uno score di 64,1 che la inserisce fra le economie libere (punteggio da 0 a 100 dove la maggiore vicinanza al 100 indica una maggiore libertà dell’economia).

Il livello di libertà e facilità nel commercio è alto, sia in termini di libertà fiscale sia in termini di libertà di impresa. Il complessivo quadro normativo per il business di impresa è diventato più snello e più efficiente: il regime fiscale più competitivo tanto che la recente crisi finanziaria globale sul settore bancario è stata relativamente modesta.

L’Arabia Saudita ha ancora bisogno di migliorare la propria libertà monetaria, la libertà di investimento, i diritti di proprietà e il livello generale di corruzione. Il sistema giuridico resta vulnerabile alle influenze dei partiti politici.

L’economia dell’Arabia Saudita si basa principalmente sul petrolio e da un forte controllo statale all’interno dell’economia. L’Arabia Saudita possiede circa un quinto delle riserve di petrolio accertate al mondo e svolge un ruolo di primo piano all’interno dell’OPEC.

L’obiettivo dell’Arabia Saudita è quello di incoraggiare la crescita del settore privato per diversificare la sua economia. Tali sforzi si stanno concentrando in particolar modo verso la produzione di energia, le telecomunicazioni, l’esplorazione del gas naturale e il settore petrolchimico.

I quasi sei milioni di lavoratori stranieri svolgono un ruolo importante nell’economia saudita, in particolare nel settore del petrolio e dei servizi. I funzionari sauditi sono molto impegnati a impiegare la vasta popolazione giovanile che manca in generale delle competenze educative e tecniche per far fronte alle esigenze del settore privato. È stata a tal fine incrementata la spesa per la formazione professionale e l’istruzione.

L’Arabia Saudita ha aderito alla WTO nel dicembre del 2005 dopo molti anni di negoziati. Il governo ha istituito sei città economiche in diverse regioni per attrarre investimenti stranieri e prevede di spendere 373 miliardi di dollari fra il 2010 e il 2014 per promuovere lo sviluppo economico.

Agricoltura

A partire dagli anni settanta, il governo ha avviato un programma integrato di sviluppo e trasformato estese zone desertiche in terreno fertile e coltivato. L’impulso verso lo sviluppo del settore è stato forte nonostante le condizioni geografiche estreme rendano limitato e costoso lo sviluppo delle scarse risorse idriche. La piena autosufficienza in alcune produzioni come il frumento è stata raggiunta anche in alcuni tipi di frutta e verdura.

Il governo ha investito massicciamente nel settore grazie al Ministero dell’Agricoltura e la Arabian Agricoltural Bank, incoraggiando con sussidi l’acquisto di fertilizzanti e sementi, nuove macchine agricole e pompe per l’irrigazione. Lungo la costa del Mar Rosso si è assistito a un forte sviluppo del settore della pesca.

Industria

È già a partire dal 1970 che il Regno ha messo in atto una doppia strategia: da un lato l’espansione dell’industria energetica e dall’altro la creazione di settori industriali non petroliferi. Data l'enorme ricchezza delle risorse energetiche del Regno, non deve stupire come il cuore dell'apparato industriale saudita resti rappresentato dal settore estrattivo e in particolare da quello petrolifero, concentrato nella Provincia Orientale e in costante crescita. Costituisce in media il 35% del PIL nazionale.

Circa il 68% delle esportazioni del Paese sono rappresentate dal greggio, distribuito - secondo i dati forniti dal ministero del Petrolio e delle Risorse Naturali - per il 57% in Asia ed Estremo Oriente, per il 22,5% in America del Nord e per il 12% nell’Europa Occidentale. Anche l’industria del gas naturale è una priorità per il governo.

Al di fuori del settore estrattivo (che produce oltre a petrolio e gas, anche oro, bauxite, uranio, minerale di ferro, fosfati e altro ancora), le principali industrie saudite sono quelle della petrolchimica di base e più recentemente ad alto valore aggiunto, della raffinazione, dell'edilizia, del cemento, dell'acciaio, dei fertilizzanti e delle materie plastiche.

Servizi

Un ruolo principale nel settore del servizi lo gioca l’apparato dell’amministrazione pubblica, in cui il personale saudita è in maggioranza differentemente da quanto avviene nel settore privato. Anche il settore commerciale è in costante crescita, così come i servizi finanziari, i trasporti e il comparto delle comunicazioni, che ha avuto un forte impulso con l'uso dei telefoni cellulari e di Internet.

Il turismo, attualmente possibile anche agli stranieri in piccoli gruppi organizzati, è un settore destinato a svilupparsi. Secondo l'Alto Consiglio per il Turismo l'obiettivo è arrivare a entrate turistiche per 22 miliardi di dollari nel 2020, la maggior parte dei quali generati dal turismo interno.

Creazione di un'azienda

Ai sensi dell’articolo 2 delle regolamentazioni sulle società, le aziende possono assumere una delle seguenti forme: Società in nome collettivo, Società in accomandita, Joint ventures, Corporazioni, Società in accomandita per azioni, Partnership a responsabilità limitata, Aziende a capitale variabile, Società cooperative.

I contributi dei partner possono essere costituiti da una certa somma di denaro oppure di un contributo in natura. Esso può comprendere anche servizi.

Sistema fiscale

L'Arabia Saudita adotta un sistema fiscale flessibile e liberista, con poche tasse e aliquote contenute. Cittadini e società saudite sono sottoposte solo al pagamento della zakat, o elemosina legale, secondo la legge islamica che obbliga ogni credente a versare il 2,5% del reddito annuo per finanziare la società islamica.

Il reddito di lavoro dipendente non è soggetto a tassazione che invece è prevista per tutti i cittadini non sauditi, o di Paese membro del Consiglio di Cooperazione del Golfo, che svolgono attività commerciale nel Regno, sotto forma di tre categorie:

  • tassa sul reddito netto annuale dei lavoratori autonomi non sauditi (fino a un massimo del 30% di aliquota)
  • tassa sul reddito delle società straniere operanti nel Regno (fino a un massimo del 45% che presto verrà rivisto a un massimo del 25%)
  • tassa sui dividendi distribuiti ai soci non sauditi di società operanti nel Regno, comprese quelle con partecipazione saudita.

Mercato del lavoro

L’Arabia Saudita affronta da tempo carenze di competenze e professionalità in occupazioni diverse da quelle estrattive: questo è principalmente dovuto al poco sviluppo del settore dell’istruzione e formazione del paese prima della scoperta del petrolio, l’irrilevante percentuale di domanda di istruzione e l’isolamento delle donne sia dal mercato del lavoro sia dall’istruzione.

Per cercare una soluzione al problema, si sono autorizzati i lavoratori stranieri ad attraversare i confini con specifiche regolamentazioni per la migrazione della forza lavoro. Dal 1970 al 1980 è iniziata la liberalizzazione delle politiche del lavoro, cosicché la presenza di lavoratori locali vicino a lavoratori stranieri è stata sempre più importante, anche se, secondo le statistiche del 2011 la presenza straniera forma circa l’80% della forza lavoro.

L’agricoltura occupa circa il 6,7% della forza lavoro, l’industria il 21,4% mentre i servizi il 71.9%. Nel bilancio nazionale, il governo dell’Arabia Saudita ha stanziato nel suo bilancio nazionale per il 2011 fondi pari a 154,670 milioni di dollari di cui il 46% è dedicato aistruzione, formazione, sanità e sviluppo sociale. L’investimento per il capitale umano è diventata una priorità assoluta per il governo saudita così come la spesa per l’istruzione è più che triplicata dal 2000.

Il diritto del lavoro non consente la formazione di sindacati e le controversie tra datori di lavoro e dipendenti sono riferiti ad una speciale Commissione che ha la competenza esclusiva di prendere decisioni su tali questioni. La legge prevede l’ispezione dei locali commerciali da parte degli ispettori del Ministero del Lavoro per garantire il rispetto delle disposizioni del diritto del lavoro e degli operai.

La legge inoltre stabilisce che l’orario massimo di lavoro sia formato da 8 ore al giorno o 48 settimanali in tutti i mesi dell’anno ad eccezione del Ramadan quando il numero massimo delle ore lavorative è limitato a 6 ore al giorno o 36 ore settimanali. Nel caso di imprese come alberghi, ristoranti, imprese stagionali, il numero massimo di ore quotidiane può essere aumentato a nove. Allo stesso modo il numero di ore quotidiane di lavoro può essere diminuito per gli impiegati nelle industrie e nei settori considerati pericolosi secondo il Ministero del Lavoro.

Il venerdì è giorno di festa settimanale in Arabia Saudita così come in altri paesi musulmani. Attualmente ci sono 10 giorni festivi ogni anno: in aggiunta a queste feste i dipendenti pubblici hanno diritto ad un minimo di 15 giorni di vacanza dopo un anno di servizio e 21 dopo tre anni di servizio.

Accesso al credito

Le principali caratteristiche distintive del sistema bancario islamico rispetto a quello convenzionale sono le seguenti:

  • la modalità di raccolta del credito utilizza dei conti d’investimento in cui il depositante (utilizzando contratti cd. Mudaraba) non beneficia della protezione del valore nominale del deposito e la cui remunerazione è una partecipazione ai guadagni della banca e ai progetti da lei selezionati
  • il depositante è quindi una figura per così dire ibrida tra l’azionista e il depositante tradizionale, in quanto come il primo rischia il capitale versato, mentre come il secondo non ha alcun diritto di voto
  • per contenere la volatilità nella remunerazione dei conti di investimento la banca islamica prevede una riserva (cd. equalizzatore) da utilizzare nel caso in cui la remunerazione dei depositi non fosse competitiva
  • accanto ai conti d’investimento, che rappresentano la parte più rilevante delle passività, la banca islamica prevede anche conti correnti (Wadia) il cui capitale è garantito, ma senza riconoscere alcun tipo di remunerazione
  • la banca islamica non concede prestiti, bensì investe in operazioni che hanno come attività sottostante un bene reale nella forma di contratti di scambio (Murabaha) o in misura meno rilevante di partecipazione (Mudarabae e Muskaraka)
  • la remunerazione della banca è direttamente legata ai ritorni dei progetti finanziati e non al merito creditizio o alle garanzie del debitore.

La banca islamica deve prevedere un organo di supervisione composto da giusperiti esperti in legge islamica che ha la funzione specifica di certificare che l’attività bancaria avvenga nel rispetto dei principi islamici. In un’ottica comparatistica, questo organo presenta alcune analogie con i “comitati etici” vigenti nell’ordinamento italiano, poiché entrambi gli organi devono garantire che l’attività bancaria sia svolta nell’interesse di tutti i clienti e gli azionisti.

Marchi e brevetti

La legge del Regno n. M/38 del 17 gennaio 1989 (10.6.1409 H.), integrata dal Regolamento approvato con DM 31587M/10 del 18 giugno 1990 (25.11.1410 H.) regola i brevetti. Competente in materia di registrazione di brevetti e copyright è l'Istituto KACST "King Abdulaziz City for Science and Technology” – Patent Department.

Per la registrazione dei brevetti bisogna compilare un modulo standard da presentare al "Patent Directorate” nel KACTS e pagare i relativi diritti pari a 107 US$ circa. Il brevetto viene riconosciuto per 15 anni e ha inizio, nel caso di patente rilasciata sulla base di un brevetto estero, dalla data di rilascio dello stesso.

L'Arabia Saudita ha approvato una legge per la protezione della proprietà intellettuale nel dicembre 1989, limitata tuttavia soltanto agli autori locali. Questa legge è stata sostituita nel 2004 con una nuova legge, in cui la protezione viene estesa anche agli autori stranieri che abbiano pubblicato i propri lavori come primo paese in Arabia Saudita. È stata estesa anche a quei lavori protetti dai trattati internazionali in materia ai quali aderisce il Regno, come ad esempio l'Universal Copyright Convention. Competente in materia è sempre la Direzione per i Brevetti della King Abdulaziz City for Science and Technology.

Per la registrazione di marchi di fabbrica è competente il Ministero del Commercio, in particolare il Dipartimento per il Commercio Interno. La materia è regolata dal Decreto Reale M5 del 7 gennaio 1984 (4.5.1404 H.) e dalla Risoluzione nr. 75 del 6 maggio 1984 (13.4.1404 H.) che stabiliscono che i marchi di fabbrica possono venire registrati per la relativa tutela per un periodo di 10 anni, rinnovabili.

Le norme definiscono il concetto di marchio, le procedure di registrazione, pubblicità, rinnovo, cancellazione e trasferimento e stabiliscono le sanzioni contro coloro che utilizzano senza autorizzazione un trade mark protetto. Presso lo stesso Ministero è istituito un tribunale speciale "Greivance Board" per la risoluzione delle controversie in materia di marchi.

I diritti di registrazione variano da 1.000 a 3.000 SAR. È consigliabile comunque avvalersi della collaborazione di avvocati sauditi specializzati in materia. Tuttavia anche in Arabia Saudita, come ormai in molti altri paesi, il vero problema per il "Made in Italy” è rappresentato dal livello dei prezzi della produzione contraffatta, principalmente "made in Asia”.

Infrastrutture

L’Arabia Saudita ha compiuto notevoli miglioramenti nello sviluppo del trasporto e nelle sue reti di comunicazione attraverso piani quinquennali. Ci sono inoltre stati miglioramenti nella costruzione di strade, ferrovie, aeroporti, telecomunicazioni. Il traffico è rapidamente aumentato grazie allo sviluppo agricolo e industriale: l’Arabia Saudita è servita da più di 156.000 km di strade, circa un terzo delle quali sono asfaltate. Queste reti non sono solo fondamentali per l’uso da parte dei privati, ma anche per consentire all’industria petrolifera di crescere e prosperare.

Il nodo stradale Trans – arabo consente di collegare l’Arabia Saudita alle principali città di Ad Dammam, Riyadh, Jeddah, Mecca e Medina. La maggior parte dei villaggi in Arabia Saudita, anche quelli che si trovano in aree remote sono ora connesse alle strade principali.

Secondo le statistiche ufficiali, il Paese dispone di 202 aeroporti di cui 73 con piste asfaltate e 129 non asfaltate. Il paese vanta anche sei eliporti. Il paese ha quattro aeroporti internazionali con sede a Jeddah, Riyadh, Al Hufuf e Dhahran. Un sistema di 24 aeroporti regionali connette le regioni più remote del paese.

I porti principali del Mar Rosso si trovano a Jeddah, Yanbu e Jizan. Il governo saudita, tramite la sua autorità portuale, regola tutti i porti, anche se, come nella maggior parte dei settori dell’economia si sta tentando una graduale privatizzazione.

Con un surplus di partita corrente di quasi 140 miliardi di dollari e una bilancia commerciale in attivo di 229 miliardi, l’Arabia Saudita è uno dei paesi che nel 2011 registrano la migliore performance in termini di interscambio commerciale. Il petrolio è di gran lunga la voce più importante delle esportazioni del paese – 335 miliardi complessivi nel 2011. Per quanto riguarda invece le importazioni – circa 105 miliardi complessivi nel 2011 – è prevista una crescita a partire dal 2012, soprattutto grazie ai grandi progetti industriali per la diversificazione dell’economia.

Il mercato saudita è aperto a tutto il mondo, con la sola esclusione di Israele. Non esistono restrizioni quantitative, non è prevista la riscossione di altre imposte in aggiunta al dazio doganale e non esiste IVA.

Alcuni prodotti (in particolare carne di maiale e alcool) sono considerati contrari alla legge ed al credo islamico, per cui non possono essere importati.

L'unico accordo di trattamento preferenziale resta lo "UNIFIED ECONOMIC TREATY” stabilito tra i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) nel 1981 per mezzo del quale i prodotti agricoli, zootecnici, industriali e quelli delle risorse naturali vengono importati in franchigia doganale tra i Paesi del Golfo.

In generale, quindi, i dazi doganali attualmente applicati vanno da un minimo del 5% ad un massimo del 20%. L'unica eccezione è rappresentata dal dazio del 40% applicato all'importazione dei datteri, per i quali esiste una sovrapproduzione locale. A seguito dell'adesione del Paese al WTO continua il processo di riduzione dei dazi medi applicati anche su quei prodotti ancora inseriti nella fascia alta dell'aliquota doganale. I dazi più elevati sono applicati alle importazioni di legno, ferro e acciaio.

Per quanto riguarda le imprese italiane, non esistono condizioni specifiche di particolare criticità. Si tratta, per l'operatore, di conoscere e rispettare le vigenti prescritte condizioni di operatività. Il principale ostacolo non tariffario in Arabia Saudita resta la previsione normativa secondo la quale a società estere non è permessa attività di commercializzazione diretta nel Paese. L'esportatore estero, a qualunque paese terzo GCC esso appartenga, per poter commercializzare direttamente in Arabia Saudita un proprio prodotto, deve:

  • sottoscrivere un accordo di agenzia/rappresentanza/frachising/distribuzione con una società saudita
  • costituire con partner locale una società in joint venture, registrata in Arabia Saudita, dedita alla commercializzazione dei prodotti.

La possibilità quindi di ottenere licenze di importazione è riservata solo a soggetti sauditi (società locali al 100% saudite).

Tusdeer è una zona franca (Saudi Trade and Export Development Co.). Il commercio in questa zona di libero scambio offre la possibilità di usufruire di un’area senza limitazioni doganali; la zona può essere utilizzata come un hub per la distribuzione e lo scambio di merci, i clienti non devono pagare tutte le spese doganali per l’immagazzinamento in corrispondenza della zona, le merci possono essere riesportate a prezzi competitivi.

Relazioni con l’Europa e con l’Italia

L’Unione europea nel suo complesso è la prima fonte delle importazioni saudite (29%), con Germania e Francia che da sole registrano circa il 13% del totale.

Per quanto riguarda la presenza commerciale italiana, essa è stabile da molti anni, soprattutto nei settori dei componenti industriali, dell’impiantistica, dell’arredamento e della moda. Da gennaio a marzo 2011 il valore è stato pari a 2.227 milioni di euro, con un incremento del 109% annuo rispetto allo stesso periodo nel 2010.

Le importazioni italiane dall’Arabia Saudita sono cresciute del 169%, attestandosi a 1.424 milioni di euro, mentre le esportazioni sono aumentate del 50%, arrivando a quota 804 milioni. Queste ultime hanno riguardato principalmente: macchinari, con una quota del 37,4%, seguiti da tubi e profilati (+ 584%), prodotti petroliferi raffinati (+360%), mobili (+69%) e abbigliamento (+22%).

Le esportazioni saudite verso l’Italia, invece, sono costituite per il 95% da petrolio greggio e prodotti della petrolchimica.

L’Arabia Saudita continua a mantenere alta la spesa pubblica per creare una ambiente favorevole agli investimenti e rafforzare la crescita economica. La capacità del paese di attrarre crescenti quantità di investimenti esteri diretti è, nel corso degli ultimi decenni, emerso come uno dei successi più imponenti della regione del Golfo, segno della sua crescente integrazione nell’economia globale.

Le fonti dei maggiori afflussi di IDE nel Regno nel 2009 sono stati quelli provenienti dagli USA con 5,8 miliardi di dollari, il Kuwait con 4,3 miliardi di dollari e gli Emirati Arabi con 3,8 miliardi. A seguire Francia con 2,6 miliardi e Giappone con 2 miliardi.

L’Arabia Saudita è il più grande mercato per le esportazioni del Regno Unito. Il paese è anche il maggiore partner commerciale dell’UK nel Medio Oriente. Il Regno Unito a sua volta è il secondo investitore estero più grande dell’Arabia Saudita dopo gli Stati Uniti.

Il commercio dell’Arabia Saudita con la Cina potrebbe superare i 60 miliardi di dollari entro il 2015 dato che l’obiettivo di 40 miliardi entro il 2010 è stato raggiunto nel 2008. Nel periodo fra il 2003 – 2008 il commercio fra Cina e Arabia Saudita ha registrato tassi di crescita annui dal 30% al 50% . Per quanto riguarda il commercio dell’India con l’Arabia Saudita per il periodo 2008 – 2009 è stato pari a 25,08 miliardi di dollari.

Investimenti esteri

Le leggi che regolamentano gli investimenti esteri diretti si applicano a tutto il capitale di proprietà di una persona straniera o di una società che non abbia azionisti di provenienza saudita. Il regolamento sugli investimenti esteri permette la proprietà straniera del capitale e delle quote in una società saudita a condizione che uno straniero ottenga la licenza per l’investimento.

L’autorità responsabile della concessione delle licenze di investimento di capitali esteri è la Saudi Arabian General Investment Authority. Il programma di investimenti che sta attuando il governo prevede un massiccio programma di investimenti per sviluppare nuove città, porti, ferrovie e incrementare la produzione di petrolio e la capacità di raffinazione.

Il governo intende inoltre lanciare 10 progetti indipendenti per l’acqua e l’energia entro il 2016 per un costo di circa 16 miliardi di dollari e ha stanziato oltre 60 miliardi di dollari per aumentare la potenza da 17.000 MW a 67.000 MW. In questo piano il governo si impegnerà per ben 25 anni.

Industria petrolchimica

Sebbene l'industria petrolifera non costituisca un'opportunità di business diretta per le piccole e medie imprese, certamente costituisce un punto di riferimento fondamentale per i settori affini quali la petrolchimica, l'industria siderurgica per la produzione di tubi, l'industria meccanica per la fabbricazione delle pompe e certamente quella tecnologica per quanto riguarda le tecniche di indagine esplorativa dei giacimenti.

Per fare un esempio diretto la Saidi Aramco, la più importante azienda petrolifera del paese, ha in essere progetti upstream e downstream per quasi 60 miliardi di dollari. L'intero settore è ampiamente sostenuto dallo Stato che ha più volte invitato le aziende straniere a proporre progetti per lo sviluppo dei settori di raffinazione e trasformazione del petrolio. Il settore petrolchimico raccoglie il 75% dell'intero settore di tutti i paesi appartenenti all'Organizzazione per la Cooperazione del Golfo.

L'industria petrolchimica dell'Arabia Saudita si basa sulla naturale capacità competitiva del paese che è il maggiore produttore di petrolio al mondo (oltre 12 milioni di barili al giorno su un totale di 85 milioni). Inoltre il petrolio estratto in Arabia Saudita continua ad avere un prezzo di estrazione molto competitivo rispetto al Mare del Nord o a quello del Caspio. Infatti un barile di petrolio estratto del paese ha un prezzo che si aggira mediamente intorno ai 2,5 $ al barile.

Inoltre l'Arabia Saudita si trova nelle prossimità di importanti paesi a forte crescita industriale e quindi la materia prima per lo sviluppo in Cina e India di alcune tipologie di industrie è facilitato dall'approvvigionamento di materie prime dall'Arabia saudita. E' infatti stimato che il 90% delle entrate del settore proviene da prodotti di base e solo il restante 10% da prodotti a maggiore elaborazione.

L'Arabia Saudita ha la necessità di reinvestire il denaro raccolto dall'estrazione di idrocarburi in un sistema industriale diversificato. Lo scopo principale è quello di essere sempre meno dipendenti dalle attività estrattive dirette, ma produrre anche prodotti raffinati.

L'ambizione dell'Arabia Saudita nell'ambito dell'industria petrolchimica è quella di raggiungere la quota del 25% della produzione globale del mercato di poliolefina entro il 2020. Per raggiungere tale risultato, per molti versi ambizioso, il paese ha la necessità di costruire e progettare impianti capaci di raffinare e trasformare prodotti a un secondo e terzo livello invece che esportare solo prodotti di prima trasformazione.

Si tratta di un progetto a lungo termine nel quale vi possono essere molte opportunità per le imprese italiane poiché si tratta non solo della costruzione e della progettazione di impianti, ma anche della formazione del personale, dello sviluppo di tecnologie e di razionalizzazione della produzione. Tutti settori nei quali le imprese italiane possono fornire il loro diretto contributo.

La SABIC, azienda leader nel settore petrolchimico ma anche in quello siderurgico, ha l'obiettivo di realizare entro il 2020 prodotti per un ammontare di 130 milioni di tonnellate. La richiesta dell'azienda al mercato internazionale è quella di fornire progetti ingegneristici che portino a una maggiore e più rapida produzione di prodotti petrolchimici in diversi settori industriali. Tali prodotti, in netta espansione in tutto il mondo, sono alla base dello sviluppo industriale di molti paesi in forte crescita quali India e Cina.

Per raggiungere i risultati sperati nel settore l'Arabia Saudita costruirà nei prossimi anni due importanti impianti petrolchimici per riuscire a diventare oltre che il primo produttore di petrolio al mondo anche il paese con la maggiore capacità produttiva di prodotti chimici derivati dal petrolio.

Settore sanitario e apparecchiature mediche

Il mercato del settore sanitario e degli apparecchi ad esso collegato è uno dei più ampi dell'intera regione in termini di spesa complessiva, attività generata e potenziale. Esiste infatti un reddito procapite piuttosto elevato ed una popolazione che raggiunge un livello di circa 25 milioni di abitanti.

I dati di riferimento del mercato sono rappresentati dal fatto che nel 2011 l'Arabia Saudita ha speso nel comparto salute circa 21 miliardi di dollari e di questi il 75% da parte dello Stato. Sempre nel 2011 il Governo ha allocato risorse per il settore salute e protezione sociale 18,3 miliardi di dollari, un 12% di spesa in più.

Il problema della coesione sociale in Arabia è un problema molto sentito e gli investimenti in salute e macchinari ad esso collegati è una delle forme di assistenza pubblica per redistribuire una parte della ricchezza generata dalla vendita del petrolio. Il paese costruirà altri 12 ospedali nel paese e ne ristrutturerà 4; i posti letto sono saliti, nel solo 2011, da 53.000 posti a oltre 62.000. Tale incremento richiede una forte acquisizione di materiale e di macchinari sofisticati.

Il Ministero della salute ha più volte dichiarato di avere una costante e forte necessità di acquistare apparecchiature e strumenti che siano capaci da un lato di diagnosticare con sempre maggior precisione le patologie dei pazienti, ma anche di curare alcune patologie o di applicare protesi in grado di rendere i pazienti quanto più possibili autonomi. E' importante ricordare che da qualche anno anche in Arabia Saudita sono diventate stabili o in crescita malattie tipiche del mondo occidentale quali il diabete, l'obesità, patologie legate alle coronarie e le varie tipologie di cancro.

I macro settori di penetrazione del mercato saudita in particolare riguardano la vendita di medicinali, apparecchi radiofarmaceutici, apparecchiature per la dialisi renale, vaccini, apparecchiature dentistiche, per la cura neonatale, prodotti chimico-farmaceutici, strumentazione di laboratori per le analisi, strumentazione ortopedica e per la riabilitazione spinale e infine apparecchiature per la riabilitazione cardiovascolare. La penetrazione del mercato dell'Arabia Saudita potrebbe, grazie a fattori linguistici, culturali e di affinità nella gestione di alcune questioni quali la salute pubblica, essere utile anche per la penetrazione di altri paesi della regione. Tale elemento non è da sottovalutare nella strategia di internazionalizzazione grazie alla prossimità geografica.

Gestione dell'acqua

Il settore della gestione dell'acqua in Arabia Saudita è di fondamentale importanza. I dati strategici sui quali fare riferimento riguardano il fatto che il paese è il terzo consumatore procapite di acqua dolce al mondo dopo Stati Uniti e Canada (280 litri al giorno). Ma è uno dei paesi dove esiste una minima quantità di acqua disponibile.

Il 65% del fabbisogno è garantito da 30 desalinizzatori il costo in termini di consumo energetico è certamente notevole. Il 23% viene raccolto dalle falde acquifere di acqua fossile ed il resto del fabbisogno viene recuperato dal riciclaggio dell'acqua. Molta acqua nel paese viene pompata nei pozzi petroliferi per aumentare la pressione dei pozzi e favorire l'attività estrattiva. Ma il paese, sotto il profilo prevalentemente culturale, ha anche l'ambizione di essere un produttore agricolo per cui ha da tempo annunciato la creazione addirittura di aziende agricole per la produzione di grano. Tali progetti ed in generale il crescente fabbisogno del consumo procapite di acqua offrono importanti possibilità alle aziende italiane.

Alcuni esperti del settore sostengono che il Governo ha intenzione di spendere nei prossimi anni cifre dell'ordine di grandezza di 60 miliardi di dollari per espandere la capacità nazionale di fornitura dell'acqua e soprattutto nell'efficienza della sua rete idrica. Nei prossimi anni, inoltre, verranno spesi circa 14 miliardi di dollari per la costruzione di altri 16 impianti di desalinizzazione.

La penetrazione del mercato, in settore così sensibile e strettamente legato ai fondi pubblici, riguarda essenzialmente la capacità di approcciare le istituzioni saudite e le agenzie legate alla gestione dell'acqua in particolare quelle che detengono la possibilità di erogare risorse per l'acquisizione di macchinari di vario genere. E' inoltre importante sottolineare che nel paese esiste una gestione centralizzata delle risorse finanziarie e di conseguenza è importante per penetrare il mercato prendere accordi anche con grandi aziende che hanno la possibilità di approcciare il paese con maggiori mezzi, ma che allo stesso tempo hanno l'opportunità di subappaltare commesse particolarmente significative.

La gestione del trattamento delle acque reflue è un settore che ha tanta rilevanza quanto la produzione di acqua dolce perché potrebbe permettere un notevole risparmio e riutilizzo. Innanzitutto i progetti in atto riguardano l'ammodernamento e l'espansione dei sistemi di purificazione delle acque di scarto dei processi industriali.

Solo il 40% della popolazione del paese, molta della quale vive nelle città e non più nelle oasi, usufruisce di servizi efficienti nella gestione delle acque scure. Il resto della popolazione dipende dallo spurgo attraverso autobotti. Il problema è tanto sentito nel paese e costituisce un grave problema che più volte il Re si è espresso sul tema affinché il Governo facesse il necessario. Attualmente sono stati stanziati per i prossimi 5 anni una somma equivalente a 37 miliardi di dollari per la gestione della problematica.

Si tratta per le imprese italiane di partecipare a progetti che riguardano sia la meccanica sia l'ingegneristica progettuale sia la costruzione di tubazioni e di sistemi di controllo quantitativo dell'acqua. Ma vi è anche una notevole prospettiva per il controllo qualitativi della risorsa idrica in quanto il problema sanitario sia per le acque dolci sia per scure rimane importante nella sua gestione. Ed il paese non è tradizionalmente capace di gestire il settore e avrà certamente bisogno del sostegno delle imprese straniere.

Paese: Arabia Saudita