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Egitto: nuova Certificazione di conformità per prodotti tessili, pelletteria e calzature

Il Ministero dell’Industria e degli Affari Esteri egiziano ha approvato, alla fine del 2011, due decreti secondo i quali i prodotti tessili, di pelletteria e le calzature importati nel paese devono dimostrare la conformità agli Standards egiziani. 

Forza maggiore e Primavera Araba

Le manifestazioni che hanno attraversato numerosi paesi del Nord Africa e del Medio Oriente nel corso degli ultimi due anni,  e i conflitti che hanno devastato Libia e Siria hanno avuto forti ripercussioni sull’esecuzione di una molteplicità di contratti di vendita e fornitura, di costruzione, di trasporto.

Scheda Paese Egitto

Scheda Paese Egitto
  • Secondo il Democracy Index dell'Economist, il sistema politico-istituzionale dell’Egitto è considerato “Regime ibrido” ed occupa il 115° posto a livello mondiale.
  • Nel ranking del “Ease of doing business 2012” della Banca Mondiale, l’Egitto occupa il 110° posto su 183 Paesi analizzati (l'Italia è all'87° posto), due posti in meno rispetto al 2011.

  • Il Rapporto sulla competitività del World Economic Forum per il 2011-2012 posiziona l’Egitto al 94° posto del ranking mondiale (l'Italia occupa il 43° posto) con un punteggio di 3,88 (Italia 4,43), con un indietreggiamento di 13 posizioni rispetto al ranking 2010-2011.

  • La Heritage Foundation nel suo report sulla libertà economica posiziona l’Egitto al 100° posto su 179 paesi (l’Italia è al 92° posto). Tra i limiti maggiori messi in evidenza in ambito economico, gli impedimenti burocratici e legislativi.

  • La SACE assegna all'Egitto un rischio alto (categoria OCSE di 5/7) con outlook negativo.

L’Egitto sta attraversando una fase di forte instabilità politico-istituzionale che fa seguito agli eventi rivoluzionari legati alla cosiddetta Primavera Araba ed alla caduta del regime di Hosni Mubarak, nel febbraio 2011.

L’incertezza legata allo scontro tra la nuova leadership politica emersa nell’ultimo anno e rappresentata dal neo letto Presidente della Repubblica Morsi e il potere delle Forze Armate contribuisce a mantenere l’incertezza circa il futuro politico-istituzionale del paese. Questo aspetto, unito agli effetti della crisi economica internazionale, in particolare nell’eurozona, sta incidendo sullo sviluppo economico dell’Egitto, limitandone in parte le potenzialità di crescita e frenando gli investimenti esteri.

L’Egitto costituisce tuttavia una delle realtà economico-commerciali più interessanti del panorama nordafricano e mediorientale. I processi di apertura economica, deregulation e privatizzazione intrapresi sotto la guida dei governi dell’era Mubarak verranno verosimilmente mantenuti ed ampliati dalla nuova leadership al fine di creare il business climate adeguato a stimolare l’attrazione di nuovi e maggiori IDE.

Da questo punto di vista sono diversi i settori produttivi egiziani che hanno mostrato volontà e capacità di cambiamento e innovazione non solo per rispondere alle sfide del mercato interno, ma anche per creare opportunità di internazionalizzazione a livello regionale ed internazionale.

La crescita demografica e la presenza di una popolazione giovane e dinamica sempre più istruita e formata professionalmente, ed una lenta ma costante crescita del potere d’acquisto delle classi media e alta rappresentano fattori in grado di creare nuove opportunità di sviluppo del mercato interno, che negli ultimi anni ha già dato segnali di vivacità.

(Informazioni aggiornate ad agosto 2012)

L’Egitto è il terzo paese per numero di abitanti in Africa, con una popolazione di 82,3 milioni di abitanti, quasi totalmente concentrata nelle aree metropolitane di Il Cairo, Alessandria e lungo il fiume Nilo, mentre le altre aree del paese sono scarsamente abitate. La popolazione che vive nelle città è circa il 45%.

La gran parte della popolazione è di etnia arabo-egiziana (90% del totale). Nel sud del paese e nelle aree desertiche vi sono comunità di origine berbera o nubiana. Esistono anche significativi gruppi greci e armeni.

Il tasso di crescita delle popolazione è attualmente al 2%. Un terzo della popolazione egiziana (il 32% circa) ha un'età inferiore ai 15 anni. La percentuale di persone anziane (over 65) è del 4,7% (in buona parte di sesso femminile). L'aspettativa di vita è di 73 anni.

Circa il 16% della popolazione vive con meno di 2 US$ al giorno, ed il 22% della popolazione vive sotto la soglia di povertà nazionale. L'indice di sviluppo umano è di 0,63, ponendo l’Egitto al 113mo posto su 187 paesi, di poco al di sotto della media dei paesi arabi.

Il grado di alfabetizzazione della popolazione egiziana è del 72%, con una marcata disparità tra uomini e donne, il cui tasso di alfabetizzazione è del 63,5%. L’alfabetizzazione è più elevata nei giovani (90,6% per gli uomini, 84,3% per le donne).

Il 90% della popolazione egiziana è di religione islamico sunnita. Circa il 10% della popolazione è cristiana, la gran parte di confessione copta, con esigue minoranze di ebrei e altre religioni.

La lingua ufficiale è l'arabo, parlato nelle versioni egiziana e sa’idi. L’inglese è una lingua di uso abbastanza comune nel business, così come il francese. L'italiano è parlato in alcune aree turistiche (Mar Rosso).

L’Egitto si affaccia sul Mar mediterraneo. Geograficamente è parte del continente africano, ma geopoliticamente è considerato parte dell’area mediorientale. Confina con Libia ad ovest, Striscia di Gaza ed Israele a nord-est, il Mar Rosso ad est, il Sudan a sud.

Dal 2011 l’Egitto è entrato in una lunga fase di trasformazione politico-istituzionale caratterizzata da grande incertezza ed instabilità. Nel giugno 2012 è entrato in carica un nuovo Presidente della Repubblica, Mohammed Morsi, rappresentante del movimento della Fratellanza Musulmana e membro del Partito di Libertà e Giustizia ad essa ispirato.

L'evoluzione delle dinamiche istituzionali e politiche nell’ultimo anno e mezzo ha influito significativamente sul contesto di business. Il rischio politico elevato influisce negativamente sul rischio paese anche se l’atteggiamento della leadership politica e militare è quello di rassicurare gli investitori stranieri e stimolare lo sviluppo dei rapporti commerciali ed economici con il resto del mondo.

Scontri e manifestazioni violente continuano a verificarsi a Il Cairo (in particolare a piazza Tahrir e nelle sue vicinanze) e in altre città del paese, come Alessandria, Suez ed Ismailia.

Nel 2011, il PIL egiziano è stato di 191,6 miliardi di euro, mentre il PIL pro capite è stato di 2.413 euro (5.314 euro a parità di potere d’acquisto). L’Egitto è tra i primi paesi della fascia nordafricana e mediorientali in termini di ricchezza assoluta, ma è agli ultimi posti per quanto concerne il PIL procapite.

Il PIL reale è cresciuto del 5,2% su base annua con riferimento al periodo gennaio-marzo 2012, ma bisogna tenere in considerazione la contrazione di quasi 5 punti percentuali subita durante l’anno scorso a seguito dei moti rivoluzionari, della caduta del governo di Mubarak e della successive e prolungata fase di instabilità.

Per il 2011, quindi, va considerata una crescita del 1,8% e del 1,6% nel 2012. Le prospettive vedono una nuova fase di crescita del PIL a partire dal 2013 e fino al 2015-2016, sostenuta soprattutto dagli effetti della spesa statale e dall’afflusso di rimesse dagli immigrati all’estero.

L’instabilità politico-istituzionale e la scarsa tranquillità degli investitori e dell’opinione pubblica internazionali hanno comportato un rallentamento di consumi privati e investimenti e limitato il turismo, una delle fonti principali di reddito per le casse dello Stato e di produzione del PIL. Le prospettive economiche egiziane risultano fortemente indebolite anche dall’impatto della crisi economica globale e dalle vicende economico-finanziarie dei paesi dell’eurozona, tra i principali partner dell’Egitto, sia dal punto di vista commerciale che degli investimenti in entrata, oltre che la fonte di circa il 15% delle rimesse degli egiziani all’estero.

L’aumento delle spesa pubblica, attraverso le varie misure di protezione sociale quali l’aumento dei salari pubblici e i sussidi erogati, contribuirà a gonfiare il deficit fiscale, che nel 2012 potrebbe superare il valore del 10% del PIL.

L'inflazione è stata in media del 8,4% nei primi sei mesi del 2012 ed è destinata a calare nei prossimi 3 anni, per poi risalire attorno al 2016. Molto dipenderà dai prezzi dei beni alimentari ed energetici di cui l'Egitto è in buona misura importatore.

Nel novembre 2011 la Banca Centrale ha aumentato il tasso di interesse per la prima volta dal 2008 ed è probabile che possa aumentarlo ancora entro il 2013. Fino al 2003 la sterlina egiziana era ancorata al dollaro statunitense. Da allora è stato adottato un tasso di cambio a fluttuazione controllata.

A seguito degli eventi del 2011, la valuta egiziana si è deprezzata nei confronti del dollaro e dell’euro, dovuto principalmente alla vendita di riserve internazionali ufficiali per contenere la fuga di capitali all’estero e il calo degli investimenti. Le riserve sono infatti scese dai 35 miliardi di US$ del 2010 agli attuali 16 miliardi di US$. Il trend di deprezzamento della sterlina egiziana verso le principali valute continuerà verosimilmente fino al 2013 e comunque fino a che la situazione politico-istituzionale interna non si sarà stabilizzata, con un cambio stimato a 7,5-8 sterline per 1 euro. Il debito estero è contenuto a 35 miliardi di US$, pari al 15% del PIL.

Lo Stato continua tuttavia ad essere il principale datore di lavoro e motore dell'economia, sia attraverso le compagnie di Stato che le politiche di sussidi per i beni alimentari, i carburanti e le abitazioni.
Storicamente, lo Stato ha cercato di mantenere il controllo dei settori strategici come quello dell'energia e quello bancario. Ancora oggi una decina delle principali compagnie statali sono sotto il totale controllo governativo. E' il caso ad esempio dell'industria saccarifera, che ha resistito a diversi tentativi di privatizzazione.

Una delle prime mosse del neoeletto Presidente, Morsi, è stata quella di annunciare l’aumento del 15% degli stipendi nel settore pubblico. Inoltre, è stato annunciato il lancio di un ambizioso programma di cento giorni con lo scopo, tra le varie iniziative, di migliorare l’aspetto della sicurezza del paese e stimolare la produttività. L’iniziativa voluta da Morsi si basa sul cosiddetto “Progetto rinascita” che prevede un centinaio di progetti per un valore di circa 80 miliardi di euro e si basa sulla partecipazione congiunta del settore pubblico e di quello privato.

Il paese è ricco di minerali: idrocarburi (petrolio e gas), fosfati, ferro e oro. L’Egitto è il terzo produttore di oil&gas del Nordafrica. Le riserve di petrolio ammontano a 4,4 miliardi di barili e la produzione è di circa 700mila barili al giorno, insufficiente a coprire i consumi interni. L’Egitto deve quindi importare petrolio dall’estero. Il paese è invece esportatore di gas naturale ed in particolare di gas naturale liquefatto (GNL).

Attualmente l’agricoltura contribuisce al 14% del PIL, mentre l'industria al 37,5% e i servizi al 48,5%.

Agricoltura

Il settore agricolo contribuisce al PIL per circa il 14%, ma occupa circa il 30% dei lavoratori.

Il fiume Nilo svolge da sempre un ruolo centrale nel permettere lo sviluppo agricolo in Egitto. Sebbene solo un 4% circa del suolo egiziano sia coltivabile, la fertilità della terra garantita dalla presenza del Nilo permette uno sfruttamento intensivo, con due o tre raccolti l’anno a seconda delle aree e delle coltivazioni, anche grazie alla grande diga di Assuan che ha permesso di tenere sotto controllo le piene del fiume e di ampliare le pianure alluvionali.

Tra i principali prodotti coltivati vi sono cotone, grano, orzo, mais, riso e varie tipologie di frutta (es. datteri) e ortaggi (es. pomodori), nonché barbabietole e canne da zucchero, che alimentano il settore della trasformazione.

Con l’eccezione del cotone (tra i principali prodotti egiziani esportati, anche se in calo rispetto al passato), la produzione agricola egiziana è quasi sempre stata rivolta soprattutto al mercato interno e solo marginalmente all’export. Nonostante ciò, l’Egitto non è del tutto autosufficiente dal punto di vista alimentare e, a seconda delle annate, deve importare beni dall’estero. Negli ultimi anni l’export di prodotti alimentari ha assunto un ruolo maggiore. Tra i principali prodotti esportati vi sono patate, piselli e uva.

Allevamento e pastorizia (in particolare mucche, pecore, capre e bufali) costituiscono una parte rilevante della produzione egiziana e sostengono l’export del paese

La pesca non è rilevante per l’export del paese, ma contribuisce al fabbisogno alimentare nazionale e rifornisce l’industria turistica. Il comparto dell’acquacoltura è quello con le maggiori potenzialità di sviluppo e dove le autorità egiziane hanno investito maggiormente negli ultimi anni.

Il settore agroalimentare nel corso dei decenni passati ha contribuito alla formazione del 30-40% del PIL prodotto dal settore industriale e ancora oggi svolge un ruolo rilevante anche grazie all’introduzione delle nuove tecnologie.

Industria

Nel complesso l'industria rappresenta il 37,5% del PIL. Storicamente, il settore industriale è stato gestito da aziende di proprietà dello Stato. A partire dall’ultimo decennio si è sviluppato un ampio processo di liberalizzazioni e in parte di privatizzazioni, con l’intento di migliorare il business climate e attirare investimenti stranieri. Il peso dello Stato rimane comunque determinante.

Il settore manifatturiero copre oltre il 15% del PIL. Tra i comparti industriali che meritano attenzione vi sono il tessile, il chimico-farmaceutico, il comparto delle costruzioni (5% circa del PIL), della lavorazione dei metalli e della trasformazione alimentare. Tra quelli in sviluppo e crescita, il comparto dell’automotive e quello delle energie rinnovabili.

Servizi

Il settore turistico è uno dei comparti economici più rilevanti e contribuisce largamente alla formazione del PIL ed all’occupazione (12% della forza lavoro). Nel periodo precedente la rivoluzione del 2011, nel paese giungevano circa 12 milioni di turisti, in buona parte provenienti da Russia ed Europa, con introiti per circa 8-9 miliardi di euro.

Le attività connesse alla gestione del Canale di Suez contribuiscono a circa il 3,5-4% del PIL e restano al centro dell’agenda governativa con diversi progetti di sviluppo ed ampliamento attualmente in corso.

Negli ultimi anni si è avuta una forte crescita del settore delle telecomunicazioni, soprattutto da quando il settore è stato scorporato da quello dei trasporti. Dal 2006 è in atto un progetto di liberalizzazione in accordo con i principi del WTO.

Anche il settore bancario e finanziario egiziani stanno vivendo un processo di liberalizzazione e privatizzazione, che ha portato all’aumento degli investimenti esteri e a uno sviluppo dei servizi offerti. Il settore finanziario contribuisce a circa il 7,5% del PIL.

Creazione di un'azienda

Stando ai dati della Banca Mondiale, in Egitto servono circa 6 procedure e 7 giorni lavorativi per avviare un attività economica. Nell'area nordafricana, si tratta del Paese con le performance migliori (la media dei paesi mediorientali e nordafricani prevede 10 procedure e 48 giorni lavorativi).

Per quanto riguarda gli operatori stranieri, la legge egiziana (1997) prevede le seguenti forme di società.

  • Società in accomandita: può essere esercitata da una persona fisica; i limiti del capitale sociale non sono stabiliti. Non vi è l’obbligo di deve tenere una contabilità con capitale commerciale inferiore a 20mila sterline egiziane (2.650 euro circa). Se l’azienda non esporta, il socio fondatore dev'essere un egiziano.
  • Società a responsabilità limitata: la quota del capitale sociale è di 1.000 sterline egiziane (130 euro circa). Servono almeno due soci fondatori, che possono essere persone straniere. Ogni socio fondatore è responsabile nella misura e proporzione del contributo al capitale sociale della società. Uno dei manager dev’essere un egiziano, con lo status di direttore.
  • Società per azioni: la quota minima di capitale sociale è di 250mila sterline egiziane, con un deposito bancario del 25%. E' possibile effettuare il versamento a rate (il 10% prima della fondazione della società e il restante 15% entro 3 mesi). La quota intera deve essere versata entro cinque anni. Non meno del 50% del capitale sociale dev’essere posseduto dai fondatori. Servono almeno tre soci fondatori, che possono essere persone straniere. I soci fondatori sono responsabili nella misura e proporzione del contributo al capitale sociale della società.

Una società straniera può aprire una filiale della società o un ufficio di rappresentanza. Però non può svolgere in Egitto attività commerciali o di mediazione in modo indipendente ed autonomo.

Sistema di tassazione

La legislazione egiziana sulle tassazioni è stata modificata nel 2005 al fine di attirare gli investimenti, stimolare le attività economiche e contrastare l’evasione fiscali. Si è provveduto ad una standardizzazione delle procedure di raccolta da parte della relativa autorità egiziana (Egyptian Tax Authority).

In generale, tutte le forme di business sono soggette a tassazione, con l’esclusione degli uffici di rappresentanza, sempre che non producano reddito o pratichino attività commerciali.

Ci sono cinque forme di reddito tassate: redditi di aziende commerciali e industriali; redditi di liberi professionisti; redditi di aziende immobiliari; salari e stipendi di dipendenti; redditi di soggetti corporate.

Le imprese egiziane sono tassate sia sui redditi prodotti in Egitto sia su quelli prodotti all’estero a meno che le attività dalle quali derivano tali redditi non siano esercitate mediante un’organizzazione stabile all’estero. Per azienda egiziana, si intende un’impresa con sede legale o stabile in Egitto o di cui lo Stato egiziano possiede almeno il 50% della proprietà.

L’aliquota ordinaria è del 20%, fino ai 10 milioni di sterline egiziane di reddito (1,3 milioni di euro), e del 25% per redditi superiori. Sono previste aliquote diverse in base al settore di attività: alle società estrattive e di produzione di petrolio si applica il 40,55%, alla società del Canale di Suez, alla Banca Centrale e all’Autorità egiziana del petrolio si applica l’aliquota del 40%.

I dividendi ricevuti da un’azienda egiziana non sono tassabili.

Le perdite di bilancio possono essere reiterate per cinque anni.

I capital gains sono tassati al 20%.

La tassazione sui beni immobili è al 10%, tolti il 30% del valore di rendita per gli immobili residenziali e il 32% per quelli non residenziali.

L’Egitto ha stipulato vari accordi internazionali con diversi paesi sia in materia di sicurezza sociale che in campo fiscale.

Dal 1979 è in vigore la convenzione tra Italia e Egitto per evitare la doppia-imposizione sui redditi e prevenire le evasioni fiscali.

L’imposta sul valore aggiunto o General Sales Tax si applica alle cessione dei beni ed alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio egiziano, nonché alle importazioni. L'aliquota ordinaria è del 10% ed esistono una aliquota pari al 5% ed una pari al 25% per alcune specifiche tipologie di transazioni; alla cessione di alcune tipologie di veicoli è applicata un'imposta pari al 45%.

Mercato del lavoro

Il tasso di disoccupazione in Egitto è elevato (circa il 12,6% della popolazione attiva secondo dati ufficiali), ma i dati ufficiosi sono più critici, soprattutto per quanto concerne la disoccupazione giovanile (25%). Oltre il 60% della popolazione ha meno di trenta anni e la disoccupazione nelle aree meno sviluppate economicamente è molto più alta. Questi aspetti hanno ripercussioni negative sulla stabilità sociale e politica del paese.

Molto forte la disparità occupazionale e salariale tra uomini e donne.

La forza lavoro complessiva è di 26,8 milioni di persone. Circa il 32% della popolazione attiva lavora nel settore agricolo, il 17% nell’industria e il 51% nel settore dei servizi.

Il sistema scolastico egiziano è il più ampio del mondo nordafricano e mediorientale. Tuttavia, l’Egitto ha un livello di alfabetizzazione basso rispetto ad altri paesi della regione nordafricana e mediorientale anche se i livelli di istruzione dei giovani sono migliorati sensibilmente negli ultimi anni e in maniera simile per maschi e femmine.
La scuola dell'obbligo dura fino ai 14 anni ed è gratuita. Esistono scuole pubbliche e private. Il 30% degli aventi diritto è iscritto all’università o ad istituti di formazione superiore, con un tasso di completamento degli studi del 50% circa.

La legislazione egiziana in materia di lavoro si basa essenzialmente sulla Legge del Lavoro n° 12 del 2003. Benché tale legge abbia allentato alcuni vincoli circa i rapporti tra datore di lavoro e dipendente, permangono diverse rigidità, eredità del passato sistema di stampo socialista e che generalmente tendono a scoraggiare gli investimenti stranieri. Ad esempio, nonostante il datore di lavoro possa licenziare il personale considerato improduttivo, vari regolamenti e la legge stessa tendono a limitarne gli spazi reali di manovra.

Un ruolo molto importante giocano i sindacati, che si sono rivelati tra le forze sociali più attive durante la rivoluzione del 2011 e nel periodo successivo. Nel maggio 2011 alcuni sindacati hanno formato la Federazione Egiziana dei Sindacati Indipendenti, con l’obiettivo di contrastare il monopolio organizzativo e decisionale detenuto fino a quel momento dalla Federazione Egiziana dei Sindacati, considerata lo strumento dello Stato per regolare le relazioni di lavoro. Tra il 2011 e il 2012 i nuovi sindacati hanno organizzato numerose manifestazioni e scioperi, che rispecchiano la situazione di instabilità politico-istituzionale del paese.

L’età minima per lavorare è fissata a 14 anni anche se è consentita l’attività lavorativa sottoforma di praticantato a partire dai 12: una pratica adottata soprattutto nel settore tessile.

In generale, i datori di lavoro egiziani e stranieri si lamentano della difficoltà di trovare personale adeguatamente preparato dal punto di vista professionale. Inoltre, i lavoratori specializzati, quando disponibili, tendono spesso a cambiare occupazione in cerca di stipendi migliori. Ciò avviene soprattutto nel settore dell’IT e degli idrocarburi.

Per legge, le aziende con più di 10 dipendenti dovrebbero assumere il personale passando attraverso gli uffici di collocamento governativi, anche se nella prassi questa norma viene raramente rispettata, ricorrendo ad agenzie interinali private, siti web o il passaparola.

I salari in Egitto sono generalmente più bassi rispetto ai salari in Europa ed in altri Paesi mediorientali, anche se negli ultimi anni sono aumentati, anche sensibilmente. I salari privati tendono ad essere più alti (fino a 4 volte) rispetto a quelli pubblici. I sindacati non hanno molta influenza nel definire i salari nel settore privato.
Nel 2011, il governo ha stabilito un livello minimo mensile di 700 sterline egiziane nel 2011/2012 (circa 93 euro), che potrebbe essere portato a 1.200 sterline egiziane nei prossimi anni, almeno secondo quanto annunciato dalle nuova leadership politico-istituzionale.

Gli stipendi più alti si registrano nel comparto delle risorse umane (da 30mila a 40mila sterline al mese, circa 4.000-5.300 euro), del marketing e delle vendite ma anche nel settore bancario e finanziario (da 50mila a 70mila sterline egiziane al mese). Un impiegato base percepisce circa 6mila sterline al mese (800 euro circa).

In genere gli straordinari sono pagati il 25% in più dello stipendio e le ore di lavoro notturne il 50% in più. Nei giorni festivi si arriva a pagare fino al doppio del salario normale.

Le banche e le grandi aziende chiudono i loro uffici il venerdì, così come gli uffici governativi, che tendono a chiudere anche il sabato. Come nel resto del mondo arabo-musulmano, la domenica è un giorno lavorativo.

Vi sono limitazioni nell'orario di lavoro di minorenni e donne.

I datori di lavoro devono versare al Ministero della Sicurezza Sociale e degli Affari Sociali una contribuzione salariale mensile, come previsto dalla legge n°79 del 1975, emendata nel 1984, con quote che vanno dal 24% al 26% dello stipendio, a secondo delle categorie salariali.

Nell’aprile del 2011 il Ministero dell’Occupazione e dell’Immigrazione ha introdotto nuove restrizione per l’assunzione di stranieri. Le nuove regole proibiscono di assumere uno straniero per qualsiasi lavoro per il quale un cittadino egiziano può essere istruito in 3-6 mesi. Regolamenti più restrittivi sono stati varati nei mesi successivi.

Accesso al credito

Nel 2005 il governo egiziano ha varato un piano di riforme del settore bancario, con particolare attenzione allo sviluppo del processo di privatizzazione ed alla ristrutturazione delle banche pubbliche. Sono stati inoltre apportati miglioramenti nelle procedure di supervisione e controllo. Nonostante l’instabilità politico-istituzionale e la fase di stagnazione dell’economia, il sistema finanziario egiziano rimane solido.

Il settore bancario egiziano conta attualmente 3 banche pubbliche: National Bank of Egypt, Bank Misr e Banque du Caire. Le banche pubbliche controllano il 45% dei depositi e il 34% dei prestiti. Le banche pubbliche sono fortemente esposte al debito sovrano, con una possibile diminuzione della liquidità con ricadute anche sulle imprese.

Nel 2012 la Banca Centrale egiziana ha abbassato il livello minimo di riserve per le banche commerciali, portandolo al 12% dei depositi, a marzo, e al 10%, a maggio.

Le banche italiane presenti sono Intesa San Paolo, che ha acquisito nel 2006 Bank of Alexandria e Monte dei Paschi di Siena, con un ufficio di rappresentanza.

Tutela proprietà intellettuale

Dai primi anni Novanta l'utilizzo in Egitto di licenze per brand, prodotti e processi stranieri sono cresciute costantemente, soprattutto nel settore dell'abbigliamento, dei beni di consumo, della cosmesi e della farmaceutica. La legge che regola tali situazioni è il Nuovo Codice Commerciale del 1999.

L'Egitto è membro della World Intellectual Property Organisation, dal 1975, ed ha firmato le principali convenzioni internazionali in tema di marchi e brevetti (Convenzioni di Parigi, Madrid, Berna e Lisbona oltre all'Accordo Trips, del giugno 1995).

La legge che regola tale materia è la 82/2002 (Intellectual Property Rights Law).

La legge locale accorda ai marchi ed ai brevetti registrati sia la protezione civile che quella penale. L'utilizzo illegale di marchi o brevetti può comportare fino a 2 mesi di detenzione e la chiusura della società incriminata, oltre a pene pecuniarie fino a circa 2.500 euro.

Azioni legali possono essere intraprese anche da chi non ha il marchio registrato in Egitto. In questo caso viene garantita la protezione generale accordata dalle leggi locali in materia, anche se risulta più difficile far valere i propri diritti. Vi è ampia discrezionalità da parte dei giudici nell'applicazione delle regole in materia ed a volte i procedimenti possono durare diversi mesi.

Per acquisire il diritto all'uso di marchi e brevetti avviene è necessaria la registrazione presso il Trade Registration Department (TRD). L'utilizzo effettivo parte dalla data di registrazione.

Se a seguito della pubblicazione sul "Trade Marks and Industrial Drawings and Designs Journal”, l'apposito bollettino, ed entro 60 giorni, emergessero opposizioni da parte di eventuali altre parti aventi diritto, il TDR potrebbe rifiutare la registrazione. A questo punto, il legittimo detentore può intentare causa civile.

Il marchio e il brevetto sono protetti per un periodo di dieci anni. Il rinnovo della registrazione deve avvenire, al più tardi, entro i 3 mesi seguenti il termine del periodo di 10 anni.

La tutela dei copyright nel settore dell'informatica dipende dal Ministero delle Comunicazioni e della Tecnologia dell'Informazione (MCIT), in base alla legge 82/2002. La pirateria informatica in Egitto produce un giro di affari attorno ai 200 milioni di euro.

Infrastrutture e trasporti

Sulla base del Logistic Performance Index (LPI) calcolato dalla Banca Mondiale l'Egitto occupa la 92ma posizione su 155 paesi, con un indice di 2,61, in media con gli altri paesi della regione nordafricana e mediorientale (l'Italia è al 22mo posto con 3,64). Tuttavia, va sottolineato che il paese occupa la 54ma posizione per quanto riguarda la qualità dei servizi logistici.

La rete stradale egiziana è di circa 65mila kilometri, 1/4 dei quali non asfaltati. In genere il sistema stradale è poco sviluppato, soprattutto fuori dai grandi centri urbani. L’Egitto è uno dei paesi al mondo con il maggior tasso di incidenti stradali.

La rete autostradale è parte del sistema continentale africano Trans-African Highway Network, con i corridoi 1 (Cairo-Dakar) e 4 (Cairo-Gaborone-Cape Town). L’Egitto è inoltre collegato con la regione mediorientale attraverso l’Arab Mashreq International Road Network.

La linea della metropolitana del Cairo (soprannominata la “Quarta piramide”) è una delle più efficienti nel mondo arabo ed è il mezzo più rapido e sicuro per spostarsi all’interno della capitale. E’ stata inaugurata nel 1987, è lunga circa 63 km e consta attualmente di numerose linee, alcune delle quali in costruzione.

La rete ferroviaria risale alla metà del XIX secolo. Alcune tratte, soprattutto dal Cairo verso le principale mete turistiche sono particolarmente sviluppate mentre altre necessitano di ammodernamento. La linea principale parte da Alessandria e giunge ad Assuan ed è lunga circa 1.000 km.

In Egitto vi sono circa 3.500 km di tratte percorribili per nave, in varie tratte del fiume Nilo, nel suo delta, e nel Lago Nasser, oltre ai quasi 200 km del Canale di Suez. Le infrastrutture portuali egiziane sono presenti sia nel Mediterraneo che nel Mar Rosso.

I collegamenti aerei sono molto sviluppati, soprattutto per quanto riguarda le tratte turistiche. VI sono oltre 80 aeroporti, gran parte dei quali con pista asfaltate e superiori ai 2,4 km.

In Egitto la penetrazione di internet è elevata, tra i primi 10 paesi nel continente africano. Il 26,4% della popolazione egiziana ha accesso ad internet (21,9 milioni di persone), con circa 10,4 milioni di utenti registrati su Facebook (1/4 degli utenti africani).

L’Egitto è membro dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC) dal giugno 1995. Con l’OMC l’Egitto ha firmato l’accordo sulla liberalizzazione del commercio dei servizi finanziari, nel 1998, ed ha adottato l’Accordo di Base sulle Telecomunicazioni, nel giugno 2002.

L’Egitto ha negoziato diversi accordi commerciali con l’Unione Europea. Nel giugno 2004 è entrato in vigore l’Accordo di Associazione, che prevede la rimozione di tutti i dazi doganali o misure equivalenti per il prodotti industriali egiziani in ingresso nell’UE. L’accordo prevede che l’Egitto tolga le barriere commerciali ai prodotti semi-lavorati, entro il 2013, ai beni di consumo ed ai prodotti finiti, entro il 2016, ed agli autoveicoli, entro il 2019.
Durante la fase transitoria di applicazione dell’accordo, l’Egitto può introdurre dazi temporanei ad valorem (fino al 25%) su alcuni prodotti industriali, al fine di proteggere i nuovi settori produttivi nazionali o di facilitare la ristrutturazione di quelli già esistenti.

Nel marzo 2007 Egitto e UE hanno siglato il Piano d’Azione per la Politica di Vicinato, che permette all’Egitto una più facile penetrazione dei suoi prodotti alimentari nel mercato europeo.

Nel 2001 l’Egitto ha firmato un accordo commerciale preferenziale con Bruxelles, esteso nel 2007 anche ai paesi della European Free Trade Area (EFTA).

Nel luglio del 2007 l’Egitto è diventato il primo paese arabo ed africano a siglare la Dichiarazione sugli Investimenti Internazionali e le Aziende Multinazionali dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

L’Egitto non ha ancora sottoscritto un accordo commerciale con gli Stati Uniti, che tuttavia risultano essere tra i primi partner commerciali del paese. Da diversi anni sono in corso delle trattative che potrebbero portare a breve all’inizio dei negoziati. Dal dicembre 2004 l’Egitto, assieme alla Giordania, fa parte del programma Qualifying Industrial Zones (QIZs), sostenuto dagli Stati Uniti al fine di sviluppare i rapporti commerciali con Israele. Il programma prevede che per alcune aree industriali dei paesi partecipanti, vengano concessi regimi fiscali preferenziali per l’accesso al mercato statunitense di prodotti che contengano almeno il 11,7% (10,5% nel caso dell’Egitto) di produzione israeliana. Buona parte dei prodotti realizzati nelle QIZ egiziane sono tessili. Le QIF sono distribuite in quattro grandi aree: la regione del Cairo, la città di Alessandria, l’area del Canale di Suez, l’area del delta del Nilo.

L’Egitto ha sottoscritto nel 2005 un accordo di libero scambio con la Turchia, ratificato nel 2007.

Come nel caso di molti altri paesi in via di sviluppo, la Cina sta ampliando i suoi rapporti con il paese arabo, anche per approfittare dei vari accordi preferenziali con l’Unione Europea, gli Stati Uniti e vari paesi dell’area mediorientale. Fin dal 2005, circa un migliaio di compagnie cinesi hanno investito in Egitto.

A livello regionale l’Egitto fa parte, dal 1999, del Mercato Comune dell’Africa Orientale e Centrale (COMESA), è membro fondatore della Grande Area di Libero Scambio Araba (GAFTA), ed ha firmato accordi commerciali con la Giordania, il Libano, la Libia, il Marocco, la Siria e la Tunisia.

Nel 2004 l’Egitto ha sottoscritto l’Accordo di Agadir, con Egitto, Giordania e Tunisia per la creazione di un’area di libero scambio tra i paesi firmatari. L’accordo è entrato in piena applicazione tra il 2006 e il 2007.

L’Egitto è membro del Gruppo Islamico degli Otto (D8), per la cooperazione economica con Bangladesh, Indonesia, Iran, Malesia, Nigeria, Pakistan e Turchia.

Nel 2010 l’Egitto ha siglato un accordo di cooperazione con il Mercato Comune del Sud (Mercosur).

L’Egitto ha inoltre sottoscritto una settantina di accordi bilaterali per gli investimenti con paesi di varie aree geografiche, tra cui anche l’Italia.

I vari accordi di natura commerciale e di stimolo agli investimenti sottoscritti dall’Egitto negli ultimi anni hanno sensibilmente ridotto le barriere tariffarie per i beni ed i servizi in entrata ed uscita dal paese. Significativi miglioramenti vi sono stati nella riduzione e semplificazione degli iter burocratici che devono fronteggiare gli operatori anche se permangono ostacoli a livello di pratiche doganali e della scarsa trasparenza di alcune procedure, soprattutto nel caso dell’importazione di alcuni prodotti come i beni alimentari, i cosmetici e i farmaci.

Bilancia commerciale

La dinamicità industriale e commerciale dell’Egitto non ha risentito degli eventi politico-istituzionali del 2011 ed al conseguente cambiamento di regime. La percentuale di export sul PIL è del 27,1%, mentre l’export ammonta al 29,3% del PIL.

Nel 2011 l’Egitto ha avuto un interscambio commerciale di 72,1 miliardi di euro, con un aumento del 10,4% rispetto all’anno precedente (mentre tra 2009 e 2010 la crescita era stata del 18,5%). Il saldo di bilancio è stato negativo, registrando un valore di -22,8 miliardi di euro.

Le esportazioni hanno raggiunto quota 24,6 miliardi di euro, con un aumento del 10,4% rispetto al 2010.

In termini aggregati, l’Unione europea è il primo partner commerciale dell’Egitto. L’interscambio di beni e servizi tra Egitto e Unione europea nel 2011 è stato di 33,1 miliardi di euro, con un saldo complessivo di 0,9 miliardi di euro a favore dell’Ue.

A livello di singoli paesi, il primo partner per l’interscambio totale rimangono gli Stati Uniti (+ 21,1% rispetto al 2010) ed una quota sul totale mondo dell’8,9%, seguiti dalla Cina (+12,3%) ed una quota del 6,7% e dall’Italia (+9,6%) ed una quota del 6,4%. Germania, Arabia Saudita, Turchia, India e Francia gli altri principali partner.

Principale paese di destinazione delle merci egiziane si riconferma l’Italia, con una quota sul totale export egiziano del 8,7% (era il 6,7% nel 2009). India (7,4% dell'export egiziano), Arabia Saudita (6,2%), Stati Uniti (5,2%) e Turchia (4,9%) i primi partner dopo l'Italia. Libano (+76%), Turchia (+51%) e Francia (+33%) hanno visto crescere la loro rilevanza come destinatari delle merci egiziane, tra il 2010 e il 2011.

Tra i principali prodotti esportati dall'Egitto nel 2011, gli idrocarburi e i loro derivati occupano la prima posizione, con il 29,7% del totale dell’export. Seguono prodotti chimici e medicinali (11,7%), cotone e prodotti tessili (10,5%), prodotti metallici (9,1%) e prodotti agricoli (9,4%).

Le importazioni egiziane hanno registrato un aumento del 9,3%, passando dai 43,4 miliardi di euro del 2010 ai 47,5 miliardi di euro del 2011.

Gli Stati Uniti si sono confermati al primo posto, con il 10,8% del totale delle importazioni egiziane (+27.1% rispetto al valore delle importazioni nel 2010). Distanziati dagli Stati Uniti, al secondo e terzo posto seguono rispettivamente la Cina con una quota dell’9,2%, in aumento rispetto al 2010, e la Germania con una quota del 6,4%, in calo rispetto al 2010. L’Italia si è confermata quarto paese fornitore dell’Egitto, registrando nel 2011 una quota del 5,1% in leggera flessione rispetto al 5,5% del 2010. Seguono il Kuwait, la Turchia, l’Arabia Saudita, la Russia, il Brasile e la Francia, tutti con quote tra il 4,5% e il 3%.

Tra i principali prodotti importati dall'Egitto nel 2011, apparecchiature elettriche ed elettroniche risultano al primo posto (21% del totale delle importazioni), in lieve calo percentuale rispetto agli anni precedenti. Seguono, tra i principali prodotti importati, idrocarburi e loro derivati (15,8%), prodotti metallici (12,9%), prodotti agricoli (12,5%), prodotti chimici e medicinali (8,3%), tessile e abbigliamento (4,7%) e prodotti alimentari (4,4%).

Relazioni commerciali con l'Italia

Nel 2011 gli scambi commerciali tra Italia e Egitto hanno registrato un aumento del 3,3% rispetto al 2010, passando da 4,8 miliardi di euro a 5,12 miliardi di euro. La bilancia continua a registrare un saldo positivo (+64 milioni di euro), che si è tuttavia fortemente ridotto rispetto al miliardo di euro del 2010.

Nel 2011, le esportazioni italiane verso l’Egitto hanno raggiunto i 2,59 miliardi di euro, in calo del 11,8% rispetto all’anno precedente. In generale, tutti i comparti dell’export italiano verso l’Egitto hanno visto una flessione rispetto al 2010.

L’export interessa principalmente macchinari ed apparecchiature (che rappresentano il 35% dell’export italiano verso l’Egitto), prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio (15,2%) e prodotti chimici (12,2%). Altri prodotti rilevanti sono costituiti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (10,2%), prodotti metallici e siderurgici (9,1%).

L’Italia è il primo paese al mondo destinatario dell’export egiziano. Nel 2011 le importazioni italiane dall'Egitto sono aumentate del 32,8%, rispetto al 2010, passando da 1,9 miliardi di euro a 2,53. Il 42% circa dell’export egiziano in Italia è rappresentato da prodotti minerari ed energetici, prodotti chimici e tessili.

Nel 2011 l’interscambio commerciale tra la regione Lombardia e l’Egitto è stato di 1,28 miliardi di euro con un saldo positivo per la Lombardia pari a 230 milioni di euro, in calo rispetto al 2010 (+ 411 milioni di euro).

Macchinari ed apparecchiature rappresentano il 32% dell’export lombardo verso l’Egitto, seguiti da prodotti chimici (20,5%), prodotti siderurgici e della metallurgia.

Prodotti minerari ed energetici rappresentano circa il 40% dell’import lombardo dall’Egitto. Seguono prodotti tessili (tessuti e filati) e metalli vari.

Protezione investimenti esteri

Per effettuare investimenti esteri in Egitto è necessaria la registrazione e ogni progetto di investimento deve passare al vaglio delle istituzioni nazionali per acquisire status legale e beneficiare eventualmente degli incentive messi a disposizione. Un investitore può decidere se stabilire una società in base alla Legge sugli Incentivi agli Investimenti, del 1997, o alla Legge sulle imprese, del 1981.

Nel 2005, l'Autorità Generale per gli investimenti (GAFI) ha istituito uno sportello affari "one stop shop” al fine di semplificare le procedure di investimento.

Le autorità egiziane hanno sviluppato nel corso degli anni un atteggiamento di apertura nei confronti degli investitori esteri con l’approvazione di importanti misure volte all’attrazione degli investimenti esteri, quali la riduzione di dazi e tariffe, incentivi fiscali, semplificazioni burocratiche, e assenza di limiti alle partecipazioni estere.
Inoltre, vige una sostanziale uguaglianza di trattamento con i cittadini egiziani. Le corti tendono a riconoscere le sentenze di arbitrato internazionale anche se i processi possono durare diversi mesi.

Il sistema legale egiziano è considerato uno dei più sviluppati dell’area nordafricana. Detto ciò, vanno considerati i ritardi e le inefficienze dovuti alla cronica mancanza di risorse e personale, a discapito del regolare svolgimento della attività. Da questo punto di vista, nel corso degli ultimi anni sono stati avviati programmi di riforma volti a incrementare la trasparenza e l’efficienza del sistema giudiziario e burocratico. Per alcuni aspetti, a seguito della caduta del precedente regime, la giustizia egiziana ha mostrato una maggior volontà e capacità di indipendenza rispetto al potere politico.

Per gli investitori va tenuto conto che vi è la piena trasferibilità dei profitti. I recenti sviluppi politici e sociali non hanno comportato una trasformazione del contesto legale a protezione degli investitori, anche se è aumentato il livello di incertezza dal punto di vista operativo e, a livello politico-istituzionale, si è verificato il tentativo di rallentare alcuni dei programmi di privatizzazione realizzati durante il precedente regime di Mubarak.

Investimenti diretti esteri

Prima della recente crisi economica e finanziaria internazionale, l’Egitto è stato il paese dell’area mediterranea che ha attratto maggiori investimenti, dopo la Turchia. Negli ultimi anni, a causa del contesto negativo internazionale, I flussi di investimenti diretti esteri (IDE) in Egitto hanno subito delle contrazioni, dopo il picco raggiunto nel 2007 (9,5 miliardi di euro).

Nel 2010 gli IDE sono stati di 5,2 miliardi di euro. Così come avvenuto in altri paesi arabi, nel 2011 il flusso degli IDE nel paese ha ulteriormente risentito delle turbolenze sociali e del persistente clima di instabilità politica ed economica, diminuendo ulteriormente a 2,1 miliardi di euro. Le previsioni indicano che questo trend dovrebbe continuare fino a che la situazione politico-istituzionale del paese non raggiungerà una relativa stabilità.

Circa 2/3 dei flussi di IDE in Egitto provengono dai paesi dell’Ue, in particolare da Gran Bretagna e Belgio, mentre gli Stati Uniti coprono circa 1/6 dei flussi e i paesi arabi circa il 13%, buona parte dei quali di provenienza emiratina. Più dei due terzi degli IDE sono rivolti al settore degli idrocarburi e vedono attivi soprattutto compagnie britanniche, francesi, malesiane e spagnole.

L’Italia nell’ultimo triennio si è confermata tra i principali investitori europei in Egitto. I settori in cui gli operatori italiani sono più attivi sono il settore petrolifero e quello delle costruzioni, le comunicazioni e il settore manifatturiero.

Con l’acquisizione dell’80% di Bank of Alexandria da parte di Intesa San Paolo, la presenza italiana si è sviluppata anche nel settore bancario.

Zone di libero scambio

In Egitto sono presenti diverse zone franche “Free Zones”. Il processo di sviluppo di queste aree è iniziato negli anni Settanta, con l’obiettivo di incrementare le esportazioni, attirare investimenti stranieri, offrire tecnologia avanzata e a creare nuove opportunità economiche e posti di lavoro per la popolazione egiziana.

Le Zone Franche, situate nel territorio nazionale ma considerate delle aree “Offshore” sono di due tipi: Zone Franche pubbliche e Zone Franche private. Le Zone Franche private possono essere decise dalla General Authority for Investment and Free Zones (GAFI) per un singolo progetto. Le Zone Franche Pubbliche sono invece costituite con decreto del Consiglio dei Ministri su proposta del “GAFI”.

Attualmente vi sono 10 Zone Franche ubicate nelle vicinanze dei porti e degli aeroporti:

  • Alexandria Public Free Zone
  • Nasr City Public Free Zone
  • Port Said Public Free Zone
  • Suez Public Free Zone
  • Ismailia Public Free Zone
  • Damietta Public Free Zone
  • Media Public Free Zone
  • Shebin El- Kom Public Free Zone
  • Qeft Public Free Zone
  • Port Said East Port Public Free Zone.

Le Zone franche godono di numerosi incentivi e garanzie, come ad esempio l’esenzione da tutte le imposte e dazi doganali, l’ esenzione dalle disposizioni previste dalla Legge dell’Importazione e dell’Esportazione nonché la possibilità di vendere una percentuale della produzione localmente. Inoltre sono previsti costi minori per l’utilizzo di acqua e corrente elettrica, mentre il costo dell’affitto dei terreni è fissato su due tariffe: 3,50 US$ all’annuo per metro quadrato per i progetti industriali; 7 US$ per tutti gli altri progetti (magazzini o servizi). Una riduzione del 50% è prevista in 3 Zone Franche Pubbliche: Ismailia (per progetti industriali e servizi), Damietta e Shebin el-Kom.
VI sono poi alcune esenzioni rispetto alle prescrizioni della legge sul lavoro egiziana.

Esiste inoltre una zona economica speciale, la “The North West Suez Special Economic Zone” (SEZ), di circa 20 km quadrati vicino al porto di Sokhna, all’ingresso meridionale del Canale di Suez (circa 45 km dalla città di Suez). Nella zona economica speciale sono previsti diversi incentivi, come una tariffa fissa del 5% sui redditi personali ed una tassa del 10% su tutte le attività economiche svolte all’interno della SEZ.

Agroalimentare

L’agricoltura resta uno dei principali settori dell’economia del paese, nonostante la scarsità della terra coltivabile e livelli di produttività ancora bassi. Il settore contribuisce significativamente alla formazione del PIL e occupa circa un terzo della forza lavoro.

L’Egitto è tra i principali produttori al mondo di frutta (es. datteri) e verdura (es. pomodori). Anche produzione ed export di prodotti agropecuari è significativa (es. carne di bufalo e latticini di bufala).

Negli ultimi decenni l’Egitto ha vissuto una costante crescita demografica destinata a proseguire per gran parte del XXI secolo. Le proiezioni delle Nazioni Unite danno la popolazione egiziana nel 2050 compresa tra i 110 e 140 milioni di abitanti, all’80% composta da persone di età tra i 14-65 anni. La crescita degli ultimi anni ha avuto come conseguenza il rapido aumento del consumo alimentare della popolazione. In particolare si sono consumati cibi conservati e in scatola (prevalentemente per motivi igienici), frutta e verdura, prodotti dolciari, oltre che formaggi.

La produzione agroalimentare interna, benché significativa ed in alcuni casi rivolta anche all’export, non è stata in grado di garantire il fabbisogno alimentare della popolazione. Il paese necessita quindi di ricorrere alle importazioni. Nel 2011, ad esempio, con eccezione di idrocarburi e loro derivati, le importazioni egiziane hanno avuto nei prodotti agro-alimentari il principale comparto, con circa il 12,5% (escluso il cotone).

La penetrazione italiana nel comparto agro-alimentare egiziano avviene sia attraverso la diffusione dei prodotti italiani nella grande distribuzione egiziana sia attraverso le iniziative di produzione in loco, attraverso investimenti diretti o partnership di formazione e trasferimento di know-how con i produttori locali.

Esistono numerosi accordi di cooperazione tra Italia ed Egitto in ambito alimentare, come la cosiddetta “Green Trade Initiative”, che dal giugno 2010 vede l’Italia attiva come punto di arrivo dei prodotti alimentari egiziani destinati ad essere esportati in ambito europeo, in particolare attraverso la rotta Alessandria-Venezia, centrale dal punto di vista logistico e della conservazione dei beni in transito.

L’Italia è anche impegnata in diversi progetti di assistenza bilaterale e multilaterale. Tra questi, la partecipazione alle iniziative dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) con l’obiettivo di migliorare la sicurezza alimentare e nutrizionale in Egitto, tramite programmi di educazione nutrizionale, sicurezza ed igiene degli alimenti e tecniche di miglioramento nella preparazione e nelle pratiche di consumo degli stessi.

Nel 2011 l’Italia ha esportato in Egitto 64 milioni di euro di prodotti alimentari, con un aumento del 53,5% rispetto al 2010 e in continua crescita negli ultimi anni. I formaggi tipici italiani (parmigiano, grana padano, pecorino, tra i principali) sono molto diffusi in Egitto e reperibili in diversi supermercati, nei grandi centri urbani e turistici. Stesso discorso dicasi per le principali voci dell’export alimentare italiano, come la pasta ed i biscotti.

L’Egitto è anche un paese importatore di carni bovine e ovine, soprattutto congelate, e anche di alcuni prodotti ittici e pollame congelato.

Rilevante è anche l’esportazione di prodotti egiziani verso l’Italia, che si trova al quarto posto tra i Paesi acquirenti di prodotti alimentari egiziani, dietro Arabia Saudita, Russia e Regno Unito.

Negli ultimi anni, l’Italia ha investito enormi risorse in Egitto nel settore agro-alimentare, con particolare attenzione alle tecnologie di sicurezza e qualità nei prodotti. Inoltre grande attenzione è stata data anche agli aspetti formativi al fine di sviluppare la produzione interna e stimolare la capacità di esportare dell’Egitto, in particolare per quanto concerne frutta e verdura.

L’aumento previsto dei consumi porterà nei prossimi anni all’aumento delle importazioni di beni alimentari. Tuttavia, l’attuale situazione di deficit nella bilancia commerciale alimentare comporterà un necessario sviluppo della produzione interna, generando diverse opportunità per i principali paesi produttori ed esportatori di beni alimentari, soprattutto nell’area mediterranea.

I governi egiziani hanno dato grande attenzione allo sviluppo della produzione interna e dell’export, finanziando diversi progetti ed iniziative e facilitando l’ingresso di capitali e competenze straniere. Questa tendenza è destinata a proseguire anche con la nuova leadership al potere.

Dal punto di vista delle potenzialità per l’export egiziano, l’Unione europea è e resterà il principale mercato di sbocco ma sono destinati a crescere altri mercati, come quello mediorientale e asiatico.

L’Italia si trova in posizione di privilegio nei confronti dell’Egitto, sia per la consolidata partnership commerciale nel settore agro-alimentare, sia per le varie iniziative di cooperazione e trasferimento di know-how e tecnologie che vedono impegnato il nostro paese in Egitto.

Industria meccanica e macchinari

Tra le importazioni egiziane, con eccezione di idrocarburi e loro derivati, i macchinari costituiscono il secondo settore dietro ai prodotti agro-alimentari. Nel comparto dei macchinari spiccano in particolare quelli meccanici (valvole e pompe per liquidi), che coprono quasi il 60% del settore, i macchinari elettrici e quelli di precisione, come gli ottico-medicali.

Nel 2010, l’anno prima della crisi economica legata agli eventi politico-istituzionali egiziani, le importazioni di macchinari dall’Egitto hanno quasi raggiunto gli 8 miliardi di euro.

I macchinari rappresentano il primo settore dell’export italiano in Egitto. Nel dettaglio spiccano turbine e turboalternatori, macchine per impieghi speciali, macchine per la metallurgia, macchine automatiche per la dosatura, il confezionamento e l’imballaggio, pompe e compressori, rubinetti e valvole, generatori e trasformatori elettrici.

In generale le opportunità emergono sia dall’aumento della domanda in loco, legata ai grandi progetti di sviluppo infrastrutturali, sia dall’assenza di produzione locale. Nei casi di attività che richiedono prodotti con specifiche tecniche e produttive particolari, alcune aziende, anche italiane, hanno sviluppato investimenti diretti al fine non solo di beneficiare a costi più bassi di una produzione in loco ad hoc per i propri interessi, ma anche della possibilità di vendere i prodotti realizzati sui mercati regionali. E’ il caso, ad esempio, della produzione di macchinari per il settore dell’edilizia e delle infrastrutture.

L'export italiano di macchinari verso l’Egitto ha subito nel corso degli ultimi anni andamenti altalenanti a seconda dei comparti. La percentuale di macchinari meccanici esportati dall’Italia verso l’Egitto è aumentata così come la quota degli apparecchi elettrici.

In generale, circa il 17% del totale delle importazioni egiziane di macchinari meccanici proviene dall’Italia. L’export italiano verso l’Egitto in questo comparto è passato dall’0,8% del totale (nel 2006) al 1,3% (nel 2011).

Nel corso del 2011, le esportazioni italiane di macchine utensili (di cui l’Italia è la quarta potenza mondiale per produzione e la terza per export) nell’area mediorientale e nordafricana sono calate, anche se non in tutti i paesi. In particolare si è verificato un forte crollo per l’Egitto (-50%), in parte attribuibile alle difficili condizioni economiche e di stabilità politica attraversate dal paese.

Per quanto riguarda la meccanica strumentale legata alla lavorazione del vetro, nel 2011 l’Egitto ha trainato la richiesta africana di macchinari italiani per la lavorazione a freddo, ma ha fatto recedere quelle per la lavorazione del vetro cavo (a caldo).

Altro comparto interessante è quello legato al mercato egiziano del settore della plastica e della gomma, che ha un fatturato che si aggira intorno a 4,5 miliardi di dollari USA, con investimenti totali di 4 Miliardi US$ e una crescita annuale del 10%. Le importazioni egiziane di macchine della lavorazione della plastica e della gomma sono cresciute del +21% nel 2011, raggiungendo i 189 milioni di dollari. L’Italia si è riconfermata terzo Paese fornitore dell’Egitto, con un importo di 24 milioni di dollari e una quota del 12,7%. L’Italia è preceduta da Germania (28,6% delle importazioni) e Cina (22,6%) ma davanti a competitor come Taiwan, Stati Uniti e Francia.

In generale, l’Egitto rappresenta uno dei paesi di potenziale espansione dell’export di macchinari italiani. Il mercato egiziano appare interessante sia per l’export di macchinari nuovi ed usati che per i processi di delocalizzazione. Molto dipenderà dai tassi di crescita economica interni e dall’evoluzione dei piani di sviluppo varati negli ultimi anni.

I comparti prevalentemente legati al settore delle costruzioni, edilizia civile e grandi infrastrutture, appaiono quelli maggiormente interessati ma anche quello tessile e delle strumentazioni di precisione. Non va sottovalutato, infine, il comparto della trasformazione e conservazione agro-alimentare.

Energie rinnovabili

L’energia idroelettrica è la terza maggior risorsa energetica del paese. Tuttavia il potenziale generato dal bacino del fiume Nilo, che rappresenta l’85% del totale nazionale, ha raggiunto i livelli massimi di sfruttamento, con la generazione di circa 13 TWh di energia all’anno.

Le autorità egiziane sono impegnate da diversi anni nel tentativo di sfruttare il potenziale fornito da altre fonti rinnovabili, come il solare, l’eolico e le biomasse. Il coordinamento e lo sviluppo delle energie rinnovabili è affidato dal 1986 al New & Renewable Energy Authority (NREA).

Nel febbraio 2008, il governo egiziano aveva fissato l’obiettivo di aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili al 20% della produzione nazionale nel 2020, equivalente a circa 7 GW di elettricità. Secondo le stime, l’eolico dovrebbe rappresentare il 12% della produzione nazionale di elettricità, mentre il fotovoltaico l’8%.

Per quanto riguarda le potenzialità fornite dall’energia solare, la radiazione media globale in Egitto varia tra 1.900-2.600 KWh/m2 con un capacità di utilizzo tra le 2.300 e le 4.000 ore all’anno Attualmente la produzione complessiva di energia solare è di circa 140 MW.
Gli impianti fotovoltaici attualmente installati nel paese alimentano sistemi di pompaggio, sistemi di comunicazione telefoniche wireless, sistemi di raffreddamento e illuminazione. I programmi governativi puntano a potenziare ulteriormente gli impianti installati sia a svilupparne di nuovi.

Il comparto delle rinnovabili dalle maggiori potenzialità è quello eolico. Attualmente la produzione di energia eolica è di circa 600 MW. Vi sono 4 aree principali con presenza di venti costanti a una velocità media di circa 10 m/s:

  • il Golfo di Suez (area di El-Zayt)
  • il Mar Rosso
  • l’area compresa tra Zafarana e Safarga
  • la zona ad est di Owaint.

Stando alle stime della Banca mondiale, solo nell’area del Golfo di Suez si potranno produrre fino a 7,2 GW entro il 2022, ai quali vanno aggiunte le produzioni delle altre aree principali.

Per quanto riguarda le biomasse, la NREA ha effettuato attività di ricerca e sviluppo nei settori della produzione di biogas, delle stufe per bio-combustibili e della lavorazione degli scarti agricoli, in particolare delle produzioni di riso e cotone, per circa 5 milioni di tonnellate annue utilizzabili da termovalorizzatori.

Quello delle rinnovabili è un settore dove le autorità egiziane puntano a stimolare la partnership pubblico-privata e ad attrarre capitali, investimenti e know-how stranieri. Vi sono numerosi strumenti ed incentivi messi a disposizione. In particolare, possono essere citati:

  • l’assegnazione di 7.600 chilometri quadrati di terre desertiche per progetti di campi eolici nel cosiddetto “Egypt Wind Atlas”, ed in particolare nel Golfo di Suez e ad est e ad ovest del fiume Nilo
  • i permessi per l’assegnazione dei terreni e gli studi di fattibilità e realizzazione sono messi a disposizione della NREA
  • attraverso la firma di Power Purchase Agreements (PPAs) di lungo termine (20-25 anni) vengono limitati i rischi del progetto, mentre il governo egiziano garantisce tutti gli obblighi finanziari derivanti dai PPAs
  • vi è l’esenzione dai dazi doganali per le apparecchiature e per gli impianti utilizzati per la produzione di energia rinnovabile.

Da tener presente che gli investitori possono vendere i certificati di riduzioni delle emissioni, CER, derivanti dai progetti realizzati e che, nei criteri di valutazione dei bandi per i progetti riguardanti l’energia rinnovabile sono previsti dei meccanismi di scelta che favoriscono le scelte di forniture di componenti prodotti in Egitto.

Le imprese italiane sono già presenti da diversi anni nel settore delle energie rinnovabili egiziane, in particolare attraverso i progetti a cui partecipano grandi aziende come Enel o Italgen (Italcementi).

Inoltre l’agenzia italiana ENEA è impegnata nel sostenere le iniziative di sviluppo delle fonti rinnovabili in Egitto. E’ il caso del progetto MATS (Multipurpose Applications by Thermodynamic Solar), avviato dall’ENEA nel luglio 2012. Il progetto, dal valore complessivo di circa 22 milioni di euro, per buona parte finanziati dalla Commissione europea, ha come obiettivo la realizzazione di un nuovo impianto termodinamico nei pressi della città di Alessandria. L’impianto dovrebbe riuscire a soddisfare il fabbisogno energetico domestico e industriale della zona grazie all’utilizzo dell’energia solare integrata con altre fonti disponibili in loco: biomasse, biogas, combustibili da rifiuti.

Non bisogna sottovalutare il fatto che l’Egitto dovrebbe diventare il secondo paese nordafricano ad entrare attivamente nell’enorme progetto Desertec, il sistema di energie rinnovabili da sviluppare nei paesi della sponda meridionale del Mediterraneo con l’obiettivo di garantire, entro il 2050, la copertura totale del fabbisogno energetico nordafricano e contribuire a circa il 15% dell’intero fabbisogno europeo.

L’Egitto è firmatario del protocollo di Kyoto (ratificato nel 2005) ed è formalmente impegnato nella riduzione delle emissioni di gas serra. Inoltre le autorità egiziane puntano alla conservazione delle riserve di idrocarburi, che già allo stato attuale non sono in grado di garantire il fabbisogno energetico nazionale. Pertanto quello delle rinnovabili sarà uno dei settori economici più rilevanti e strategici per il paese nei prossimi decenni, dal quale dipenderà lo sviluppo economico e produttivo egiziani.

Il governo non ha ancora sviluppato una precisa strategia di sviluppo, anche se esistono diversi piani che puntano all’ampiamento della capacità produttive. Da questo punto di vista le autorità egiziane hanno tentato di incoraggiare gli investimenti nel settore offrendo terreni gratuitamente ai potenziali investitori e incentivi finanziari e fiscali.

Lo sviluppo del settore è stato finora rallentato dall’alto costo degli impianti. Tuttavia si stima che nei prossimi anni i costi si possano ridurre.

Paese: Egitto