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Scheda paese Iraq

  • Il Pil del paese in termini assoluti ha raggiunto quasi i 130 mld di dollari, una cifra piuttosto bassa se si pensa alle ingenti quantità di petrolio, alla posizione strategica regionale ed al potenziale demografico. Il dato relativo al Pil pro capite denota quanto il paese si trovi in basso nella classifica mondiale, 162esimo posto, con il Pil pro capite di appena 3.500 dollari.
  • Le relazioni commerciali tra l'Iraq e l'Italia vanno in un unico senso e riguardano sostanzialmente i valori dell'export del paese mediorientale verso l'Italia nel settore degli idrocarburi (quasi 3 mld di euro) mentre le nostre esportazioni verso l'Iraq non superano i 500 mln all'anno. I settori per i quali l'Italia esporta beni verso l'Iraq sono costituiti prevalentemente da macchinari il cui utilizzo è impiegato nell'industria estrattiva, in quella delle costruzioni ed in agricoltura.
  • Gli investimenti diretti in Iraq nel 2011 hanno raggiunto la cifra di 55,7 mld di dollari, una cifra elevata se si considera il livello di sicurezza piuttosto basso.

L'equilibrio politico rimane precario: la minoranza sunnita oscilla tra una partecipazione attiva e una non partecipazione al processo politico alimentando tensioni confessionali con la maggioranza sciita del paese. Tale clima di tensione non favorisce l'ingresso di investimenti stranieri nel settore delle piccole e medie imprese.

L'Iraq, a livello regionale, costituisce uno dei paesi a maggiore instabilità. Molto forte è l'influenza dell'Iran nel paese attraverso le comunità di credo sciita e grazie al fatto che alcuni partiti politici ricevono sostegno e mantengono forti legami con il paese persiano. L'instabilità sociale e politica in Siria non contribuisce a stabilizzare la regione e l'Iraq in parte ne subisce le conseguenze.

L'Iraq è oggetto di forte attenzione anche da parte dell'Arabia Saudita che continua ad esercitare una forte influenza sulle comunità sunnite e su alcune tribù di nomadi che vivono sui confini tra i due paesi. Al momento l'Iraq continua ad essere al centro di tensioni regionali che superano i propri confini, ma che continuano ad avere negative conseguenze sulla propria stabilità interna.

Secondo Trasparency International l'Iraq è uno dei paesi nei quali la corruzione ha maggiore rilevanza al mondo. Negli ultimi anni numerosi alti membri amministrativi, politici e membri del Governo sono stati processati per gravi atti di corruzione. Gli strumenti per un operatore straniero di accusare qualcuno di corruzione e di ottenere un risarcimento dei danni subiti sono scarsi, lunghi nella tempistica e poco efficaci.

L'economia del paese continua a basarsi prevalentemente su due fattori essenziali: la produzione petrolifera e la spesa pubblica. L'Iraq oggi è al 12esimo posto tra i maggiori produttori di petrolio al mondo. Si tratta anche del paese con terze riserve al mondo dopo Arabia Saudita e Iran.

Il 95% dell'export deriva dalla vendita di petrolio. La crescita dell'economia, intesa come Pil, continua ad essere sostanziosa e nei prossimi anni potrebbe attestarsi mediamente ad oltre l'8% all'anno.

La sfida maggiore del Governo è quella di ridurre la corruzione, accrescere la diversificazione della produzione industriale, agricola e dei servizi ed inoltre cercare nuovi partner internazionali per lo sfruttamento del gas e del petrolio.

Nei prossimi anni vi è un ambizioso progetto nazionale per arrivare ad una produzione petrolifera di 12 mln di barili al giorno, dato realisticamente difficile da ottenere in breve tempo. Tra le politiche economiche più significative è da citare la forte riduzione del debito e una politica di contenimento dei prezzi che permetta al paese di non superare il 5% di inflazione all'anno.

I vincoli che dominano la cultura e la società irachena sono quelli tipici di qualsiasi società araba ed islamica. E' quindi importante fare attenzione nell'uso degli alcolici, al rapporto con le donne, al rispetto delle festività religiose e al decoro nel comportamento e nell'abbigliamento.

Il paese non è unito sotto l'aspetto religioso in quanto la maggioranza della popolazione, pur essendo islamica, è di credo sciita mentre la minoranza è di credo sunnita. Per coloro che intraprendono normali attività imprenditoriali o commerciali questo aspetto potrebbe non avere molta influenza, ma qualora si vogliano intrattenere rapporti personali e sociali più stabili e approfonditi è importante tenere in considerazione la differenza.

I rapporti sociali in Iraq sono prevalentemente dominati dall'appartenenza ai clan, alle tribù e all'etnia o al credo religioso. Conoscere le dinamiche tra famiglie e clan significa sfruttare al meglio le opportunità commerciali interne ed evitare eventuali spiacevoli trattamenti differenziati.

Esiste una minoranza di etnia curda, prevalentemente residente nel nord del paese, che vive in una regione semi autonoma e dalle condizioni sociali molto diverse dal resto del paese. In generale le condizioni sociali in Kurdistan sono apparentemente più libertarie e meno condizionate dalla dottrina religiosa.

La composizione del Pil iracheno denota ancora una forte mancanza di sviluppo in termini generali. Il 60% del Pil è costituito dal settore industriale, di cui il settore petrolifero ed estrattivo ne costituisce la quasi totalità. Estrazione e raffinazione del petrolio costituiscono la maggior parte della produzione industriale lasciando alla produzione di prodotti chimici fertilizzanti, quella dello zolfo, quella del cemento e della pelle solo percentuali marginali.

I servizi contribuiscono solo per il 30% e l'agricoltura per il 10%, una percentuale piuttosto elevata che tuttavia non sorprende se si pensa che il 20% della popolazione è impiegata in questo settore.

Il Pil del paese in termini assoluti ha raggiunto quasi i 130 mld di dollari, una cifra piuttosto bassa se si pensa alle ingenti quantità di petrolio, alla posizione strategica regionale ed al potenziale demografico. Infatti il dato relativo al Pil pro capite denota quanto il paese si trovi in basso nella classifica mondiale, 162esimo posto, con il Pil pro capite di appena 3.500 dollari.

Grazie ad un prezzo del petrolio piuttosto sostenuto l'Iraq possiede una bilancia commerciale attiva che supera i 2 mld di dollari. Per quanto riguarda le esportazioni il 25% della quota in termini di valore va verso gli Stati Uniti, il 16% verso l'India, il 12% verso la Cina, l'8% verso la Corea del Sud ed il 7% verso l'Italia. Come già accennato si tratta solo di prodotti petroliferi.

Per quanto riguarda le importazioni i paesi confinanti e della regione sono maggiormente presenti. L'Iraq importa dalla Turchia il 25% del proprio fabbisogno, dalla Siria il 18%, il 14% dalla Cina. Dagli Stati Uniti l'Iraq importa solo il 7% del proprio fabbisogno e dalla Germania, maggiore esportatore europeo, solo il 3,8%.

Per quanto riguarda i prodotti commerciati la lista è piuttosto breve in quanto i prodotti esportati sono essenzialmente quelli derivati dall'estrazione di idrocarburi, greggio e prodotti raffinati, mentre per quanto riguarda le importazioni si tratta essenzialmente di macchinari generici e specifici per l'industria edile e delle costruzioni e per l'agricoltura.

Le relazioni commerciali tra l'Iraq e l'Italia vanno in un unico senso e riguardano sostanzialmente i valori dell'export del paese mediorientale verso l'Italia nel settore degli idrocarburi (quasi 3 mld di euro) mentre le nostre esportazioni verso l'Iraq non superano i 500 mln all'anno.

I settori per i quali l'Italia esporta beni verso l'Iraq sono costituiti prevalentemente da macchinari il cui utilizzo è impiegato nell'industria estrattiva, in quella delle costruzioni ed in agricoltura.

Gli investimenti diretti in Iraq nel 2011 hanno raggiunto la cifra di 55,7 mld di dollari, una cifra elevata se si considera il livello di sicurezza piuttosto basso. L'incremento medio progressivo dell'aumento degli investimenti diretti esteri è di circa il 45% all'anno in fase consolidata rispetto al boom degli anni 2009 e 2010.

Le statistiche in proposito sono ancora molto carenti, ma si stima che possano esserci circa 350 aziende straniere che hanno richiesto la registrazione per gli investimenti nel paese sia a livello nazionale sia a livello locale. La gran parte delle aziende lavoro in tre settori chiave per gli stranieri: petrolio, costruzioni e sicurezza.

Creazione di un'azienda

La creazione di un'azienda in Iraq è molto difficile per quanto riguarda le procedure, i tempi ed i costi. Secondo la classifica della Banca Mondiale, l'Iraq si trova al 176esimo posto su 183 paesi per quanto riguarda la facilità di aprire un'azienda nel paese. Occorrono almeno 77 giorni, 11 procedure diverse e un minimo di versamento del capitale del 35%.

A causa di tali difficoltà, molte aziende straniere preferiscono affidarsi ad agenti in loco che abbiano facile accesso al mercato, conoscano le procedure e le persone adatte a risolvere eventuali problemi burocratici. Gli agenti devono obbligatoriamente essere iracheni, devono avere più di 25 anni ed essere iscritti alla locale Camera di commercio.

Vi sono ovviamente altre soluzioni di carattere commerciale quali ad esempio aprire dei propri uffici di rappresentanza o aprire delle sedi della propria azienda in Iraq. In tutti questi casi esistono delle procedure simili a quelle descritte per l'istituzione di un'azienda che rendono assai complesse le operazioni.

Il sistema di tassazione sulle imprese è piuttosto basso e non supera nel suo complesso il 15% sui profitti. Si tratta tuttavia di operare 13 differenti procedure che, secondo uno studio della Banca Mondiale, richiede oltre 300 ore all'anno. Ciononostante il paese si colloca appena al 49esimo posto al mondo come difficoltà nel pagare le tasse su un totale di 183 paesi. Esistono altre tasse in particolare sul lavoro che raggiungono il 13,5%.

Mercato del lavoro

Il mercato del lavoro in Iraq è in progressivo e costante miglioramento grazie alla continua spesa del Governo in opere pubbliche ed edilizie. Il tasso di disoccupazione nel paese è costantemente calato e probabilmente calerà ancora raggiungendo il 16% sulla forza lavoro.

Anche il tasso di povertà è sceso fino a raggiungere l'11% della popolazione. Su quasi 9 mln di lavoratori gli occupati nei servizi raggiungono quasi il 60%, il 18% nell'industria e il 22% nell'agricoltura. Un'elevata percentuale di popolazione è ancora occupata nellagricoltura, settore in espansione ma il cui destino è certamente quello della meccanizzazione.

La legge sul lavoro è rimasta quella dell'era di Saddam Hussein. Attualmente non esistono articoli particolari che regolano i rapporti di lavoro per gli stranieri. Anche per quanto riguarda i dipendenti iracheni sebbene esistano sulla carta solo delle indicazioni sul salario minimo non esistono, ad esempio, delle indicazioni sulle ore massime di lavoro. Esiste quindi un vuoto legislativo al quale stanno cercando di porre rimedio organizzazioni quali l'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) con un supporto di carattere tecnico.

E' possibile trovare manodopera specializzata e in alcuni casi tecnici e manager che hanno studiato all'estero. La gran parte dei salariati nel settore privato è a breve termine o addirittura informale.

Accesso al credito

La Banca Centrale dell'Iraq è attualmente l'unica autorità in materia finanziaria. Oggi esistono circa 23 banche irachene, 11 banche islamiche e 8 banche internazionali. La gran parte delle transazioni finanziarie avviene in contanti e al di fuori dei canali bancari. Attualmente lo Stato possiede circa l'85% delle banche del paese.

Nonostante questo, a causa di pratiche illegali del passato, la popolazione irachena ancora non si fida a depositare i propri soldi nelle banche del paese a causa della mancanz di adeguate garanzie. Alcuni progressi sono stati compiuti da alcune banche private in particolare nella fornitura dei servizi bancari di base quali ad esempio il credito, il deposito o la fornitura di carte di credito.

Per quanto concerne la protezione sugli investimenti è importante ricordare che il paese è ancora abbastanza lontano dagli standard regionali e in generale da standard che possano essere ritenuti accettabili da una piccola e media impresa. Attualmente il paese è al 122 posto per quanto riguarda la graduatoria mondiale sulla protezione legislativa e giudiziaria degli investimenti stilata dalla Banca Mondiale. In caso di disputa in campo commerciale ad esempio per risolvere la questione all'interno di un tribunale iracheno occorrono circa 53 differenti procedure e 520 giorni e quasi il 30% del valore della merce.

L'Iraq, sulla carta, possiede leggi per la tutela della proprietà intellettuale ma si tratta di leggi di base che spesso enunciano più principi che norme attuabili. Il sistema normativo, infatti, non ha stabilito ancora procedure certe, sistemi di accertamento, forze di polizia o giudiziarie specializzate in questa tipologia di reati.

La realtà è che il paese è profondamente legato alle questioni di sicurezza fisica ed alla tenuta politica più che alla tutela della proprietà intellettuale. Le aziende che intendono tutelarsi sostanzialmente lo devono fare privatamente attraverso misure quali le registrazioni negli appositi registri nazionali, la custodia e l'avvalersi di consulenti locali che aiutino le aziende a risolvere eventuali controversie.

Infrastrutture

Le infrastrutture dei trasporti, se comparate a quelle di molti paesi confinanti, sono molto al di sotto delle necessità. Gli aeroporti sono stati danneggiati e non tutti i tre principali scali aerei hanno la possibilità logistica di offrire servizi adeguati.

Esiste un solo porto internazionale a Bassora e circa 48 banchine utilizzabili in tutto il paese con volume di traffico che non supera i 12 mln di tonnellate. Sebbene il potenziale sia superiore, attorno ai 19 mln di tonnellate, esiste una mancanza di logistica e servizi ad essa legata che non ne permettono lo sfruttamento.

Le strade sono poche e di scarsa qualità. Lo standard internazionale di riferimento cita la necessità di sviluppare un km di strada lineare per ogni 100 abitanti per km quadrato. Attualmente il dato iracheno non raggiunge gli 0,20 km. Significa che raggiunge solo il 20% dello standard internazionale. Le autostrade sono appena 1.000 km.

Le ferrovie sono state quasi completamente abbandonate dopo la guerra. Anche le infrastrutture petrolifere sono particolarmente carenti. E' proprio per questa ragione che il Governo ha deciso di liberare in breve tempo ingenti quantità di risorse per lo sviluppo infrastrutturale che allo stesso tempo potrà fornire occupazione a far crescere i consumi interni.

A livello regionale l'Iraq ha firmato numerosi accordi bilaterali di libero scambio. In particolare i paesi con quali ha maggiori interessi a livello regionale sono: Algeria, Giordania, Egitto, Libano, Oman, Siria, Tunisia, Yemen, Qatar, Sudan, UAE.

Alcuni di questi paesi hanno la possibilità di sviluppare un intenso commercio regionale sia in termini finanziari sia in termini di beni esportati o importati ma altri non costituiscono affatto un mercato di sbocco per i beni prodotti in Iraq o un importatore credibile.

A livello regionale soltanto la Siria costituisce un partner importante a livello commerciale dato che il 18% dell'import del paese dipende proprio da Damasco. Tuttavia tale dato è destinato a cambiare in peggio data la difficile situazione della Siria a livello interno e internazionale.

Dal giugno 2012 in Iraq è in vigore una nuova legge sulle tariffe doganali che recepisce l'Harmonized Classification System ed impone ai beni importati un range di tassazione che varia dallo 0 all'80% del valore. Prima della nuova legge, su tutti i prodotti di importazione si pagava il 5% eccetto per il cibo, i libri, i vestititi, i medicinali e tutto ciò che rientrava negli aiuti di tipo umanitario.

La nuova legge 22 ha introdotto anche un gran numero di barriere non tariffarie. Ogni prodotto agricolo deve essere ispezionato prima di essere caricato, tutti i prodotti devono avere un certificato di origine poiché l'Iraq partecipa al programma della Lega Araba di boicottaggio dei prodotti israeliani.

Il numero di documenti e di autorizzazioni da parte di diversi uffici è sensibilmente cresciuto e la gran parte delle barriere amministrative sono create da regolamenti interni e non da leggi particolari. Infatti le leggi sul commercio sono ancora poche e non esiste ancora una prassi consolidata. Questi elementi possono generare rallentamenti, costi aggiuntivi e potenziale crescita della corruzione.

Zone di libero scambio

Attualmente esistono nel paese 4 zone di libero scambio anche se oggi è realmente funzionante sotto ogni profilo solo quella di Ninewa/Falafel. In queste aree esiste una tassazione fissa sull'importazione che equivale al 5% del valore. Non esistono imposte sull'esportazione di beni. Le aree sono:

  • Basrah/Khor al-Zubair Free Zone, situata a 65 km a sud'est di Bassora sul Golfo persico al porto di Khoral-Zubair
  • Ninewa/Falafel Free Zone, situata più a nord in corrispondenza dell'autostrada che raggiunge la Turchia, la Siria e la Giordania e a sud il porto di Bassora
  • Al-Qa'im Free Zone, al confine con la Siria attualmente non è attiva (data la situazione di tensione all'interno del paese siriano sarà difficile che venga riaperta in tempi brevi).
  • Fallujah, di prossima apertura.

In progetto anche l'apertura di altre due Free Zones a Sulaymaniyah, nel Kurdistan vicino al confine con l'Iran, e a Erbil.

 

Idrocarburi

Il settore trainante è quello dell'estrazione degli idrocarburi. L'Iraq oggi è al 12esimo posto tra i maggiori produttori di petrolio al mondo. Si tratta anche del paese con terze riserve al mondo dopo Arabia Saudita e Iran. L'elemento più rilevante riguarda il fatto che il paese possiede ancora una vasta zona del proprio territorio assolutamente inesplorata e anche i giacimenti già scoperti sono sfruttati solo in una piccola percentuale.

Secondo le stime del Governo l'Iraq possiede circa 143 mld di barili in riserve e 126,3 migliaia di mld di metri cubi di gas. Le proiezioni del Governo, assai difficili da realizzare, sono quelle di riuscire a produrre dagli attuali 3 mln di barili al giorno 6 mln entro il 2014 ed entro il 2017 addirittura 12 mln.

La penetrazione del mercato del petrolio avviene in Iraq solo ed esclusivamente attraverso le concessioni e gli appalti assegnati dal Governo. Attualmente l'offerta che il Governo centrale propone è generalmente piuttosto bassa e nonostante l'estrazione del petrolio nel paese sia piuttosto semplice e con costi limitati si tratta di prezzi con margini di profitto esigui.
I tentativi di firmare contratti con la regione autonoma del Kurdistan per ottenere contratti più vantaggiosi e con prezzi più interessanti non sono andati a buon fine in quanto il Governo centrale ha minacciato di escludere, da eventuali nuove concessioni, tutte le compagnie petrolifere che avessero già firmato contratti con il Governo del Kurdistan.

Per ottenere maggiori possibilità di penetrazione nel mercato petrolifero iracheno sarebbe importante un'azione diretta del Governo italiano grazie al fatto che siamo il primo importatore europeo di greggio dall'Iraq. Solo attraverso una presenza diplomatica e politica sarebbe possibile ottenere maggiore peso. L'altra strategia, come già sta accadendo, è quella di creare consorzi che possano essere maggiormente competitivi nella estrazione e nella ricerca del petrolio in Iraq.

L'Iraq non ha investito nel settore petrolifero per diversi decenni a causa delle sanzioni e delle continue guerre. Questo è il principale problema per il quale l'Iraq ha grosse difficoltà per estrarre maggiore petrolio e per poterlo esportare: mancano le infrastrutture e la tecnologia necessaria. Le imprese italiane sono in questo all'avanguardia per quanto riguarda i sistemi di trasporto, le infrastrutture, la creazione di network e di supporti all'estrazione petrolifera.

Il mercato del petrolio in Iraq, dunque, è per le piccole e medie imprese anche un'opportunità per la fornitura di progetti, servizi e beni che servono al rilancio del settore. Il settore nei prossimi sette anni si svilupperà tra i 300 ed i 500 mld di dollari che verranno immessi per la produzione del futuro.

Il mercato del gas e del petrolio in Iraq ha ottime opportunità di sviluppo sia per quanto riguarda la produzione sia per quanto riguarda la costruzione di pipeline, aree di stoccaggio, raffinazione, porti, cantieristica che possano supportare tale sviluppo produttivo.

Il futuro dell'export petrolifero passa attraverso due punti focali:

  • il primo riguarda lo sviluppo del porto di Bassora a sud del paese con tutte le opportunità che ne conseguono
  • il secondo riguarda il collegamento via pipelines con le infrastrutture che si stanno costruendo in Turchia (paese che gioca un ruolo cruciale per l'Iraq anche sotto il profilo commerciale, politico e della sicurezza).

L'industria della difesa

L'Iraq, dopo aver perso due guerre, aver subito forti sanzioni e aver ritrovato una sorta di vita politica democratica, nei prossimi anni dovrà affrontare la questione della sicurezza interna ed esterna e di conseguenza dell'ammodernamento dei propri mezzi, dell'acquisizione di sistemi d'arma e di sicurezza adeguati ed anche l'addestramento delle proprie forze.

Il valore del mercato della Difesa in Iraq è stimabile intorno ai 10 mld di dollari di nuove acquisizioni. Le necessità dell'Iraq sono le necessità anche di altri paesi della regione. Rafforzare ed ammodernare l'Iraq significa avere maggiore pressione verso un paese ostile come l'Iran, significa controbilanciare il ruolo della Siria e crea un elemento di stabilità sulla sicurezza regionale.

Il mercato della Difesa in Iraq, come in tutto il mondo, è strettamente legato alla spesa ed alle commesse pubbliche. Per penetrare il mercato sarebbe necessaria una forte e utile presenza diplomatica e governativa che possa fare da traino ad eventuali commesse pubbliche. Nonostante questo spesso non avvenga per l'Italia, l'industria del settore in Italia è assai sviluppata ed in grado di offrire sistemi tecnologicamente competitivi, adeguati agli standard statunitensi (il maggior contractor del settore per l'Iraq) e soprattutto capace di adeguare la propria tecnologia alle diverse e peculiari esigenze di sicurezza che il paese incontra.

Oltre al possibile valore del mercato nei prossimi anni per le imprese italiane è importante sapere quali sono i sotto settori nei quali vi sono maggiori opportunità di mercato. Il primo riguarda i sistemi di sorveglianza in generale ed i sistemi per la raccolta delle informazioni. Importante sarà lo sviluppo dell'elicotteristica sia per la difesa interna e la lotta al terrorismo sia per il controllo sulle montagne o per i vasti territori desertici. Sistemi di difesa aerea, completamente inesistenti dopo la fine della guerra. Sistemi leggeri per il pattugliamento ed il controllo delle strutture sensibili quali uffici governativi, e pozzi petroliferi. Inoltre la costruzione di nuove infrastrutture militari e soprattutto servizi per l'addestramento del personale che fin'ora è stato effettuato sia da soldati in forza nei paesi stranieri sia sempre più da operatori privati.

Per ragioni di stabilità interna e regionale il settore dell'industria della Difesa ha certamente un potenziale che difficilmente qualche altro paese al mondo potrebbe avere in questi anni. L'assenza di acquisto di armamenti almeno dal 1991 ha reso obsoleti molti sistemi d'arma.

Ma la prospettiva maggiore verrà certamente dall'implementazione dei sistemi di sicurezza quali la sorveglianza, il controllo delle telecomunicazioni, l'addestramento e gli impianti tecnologici che appartengono a tutti i paesi occidentali. Un Iraq stabile sotto il profilo geopolitico e quindi con sistemi efficienti di sicurezza aiuterà la comunità internazionale a controllare meglio Siria ed Iran.

Settore sanitario

Il sistema sanitario in Iraq era considerato dagli organismi internazionali uno dei migliori della regione fino allo scoppio della guerra del 2003. Il paese divide il settore in sanità pubblica (75%) e privata (25%). Tuttavia circa il 50% della popolazione tende a frequentare cliniche private per malattie o interventi di piccola entità.

Nel 2012 il budget per la sanità è stato di circa 4,12 mld di dollari e le importazioni di medicinali e apparecchiature sono state di 1,5 mld di dollari. La necessità di rimodernare gli ospedali e soprattutto di costruirne di nuovi ha portato il Governo a stabilire un investimento di circa 4 mld di dollari.

Grazie ai forti guadagni ottenuti dalla vendita di petrolio, la spesa per la sanità potrebbe crescere anche per allentare in parte le tensioni sociali. Le aziende che volessero esportare macchinari e medicinali possono operare sia nel pubblico sia nel settore privato. Per entrambi i casi vi è la necessità di compilare della documentazione aggiuntiva presso il Ministero della sanità oltre che alle normali bolle di accompagnamento e la richiesta di licenza di importazione.

Per operare nel paese e per penetrare il mercato in Iraq sarebbe molto utile affidarsi a degli agenti locali per possano al meglio districarsi nella complessa amministrazione e soprattutto conoscere i canali che possano portare ad una migliore vendita tra gli operatori. Il settore, come del resto il tutto il paese, è piuttosto rischioso ma la crescita sostenuta della spesa sanitaria e le necessità del settore potrebbero portare ad interessanti guadagni.

L'Iraq ha bisogno non solo di rifornirsi di medicinali, di apparecchiature ma anche di medici che abbiano avuto esperienze internazionali. Le imprese italiane potrebbero dunque, da un lato esportare medicinali di base e specialistici, completamente assenti nel paese, ma allo stesso tempo investire in industrie locali per la produzione di medicinali a basso valore di investimento. Infatti il paese non è ancora in grado di assorbire produzioni di medicinali specializzate come la Cina, ad esempio. Tuttavia la popolazione locale, abituata a standard sanitari elevati per la regione mediorientale costituisce un mercato profittevole per la produzione. Inoltre tale mercato potrebbe essere garantito da certificati halal, vale a dire religiosamente idonei, essere esportati anche nei paesi vicini.

L'intersecarsi di tutte queste esigenze ed opportunità risiede nella free trade zone di Bassora. In tale distretto sarebbe possibile produrre con una manodopera a basso costo, usufruire del porto per l'importazione e l'esportazione di beni e avere a disposizione un mercato locale di interesse certo. La stessa operazione potrebbe essere fatta con alcuni macchinari diagnostici o di cura.

L'elemento sicurezza, ancora piuttosto incerto incide sensibilmente sulle scelte di operare in Iraq ma le opportunità potrebbero essere significativamente ripagate rispetto al rischio.

Paese: Iraq