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Scheda paese Canada

  • Il Canada è il paese del G7 che meno ha sofferto l'impatto della crisi economico-finanziaria iniziata nel 2008.
  • L'Economist Intelligence Unit pone il Canada al primo posto nei paesi G-7 e al quarto posto al mondo tra i migliori paesi dove sviluppare business nel periodo 2010 – 2014.
  • Nel ranking del “Ease of doing business” del Report della Banca Mondiale Business Freedom 2012 il Canada occupa il 13° posto su 183 Paesi analizzati (l'Italia è all'83° posto), un posto in meno rispetto al 2011.
  • Il Canada è uno dei paesi al mondo con il più alto livello di protezione degli investimenti: il World Competitiveness Report 2010 - 2011 dell'International Institute for Management Development (IMD) pone il Canada al primo posto tra i G-7 ed al secondo nei Paesi OECD per il livello di regolamentazione nella protezione degli investimenti.
  • Il Rapporto sulla competitività del World Economic Forum per il 2011-2012 posiziona il Canada al 12° posto del ranking mondiale (l'Italia occupa il 43° posto) con un punteggio di 5,33 (Italia 4,43), con un indietreggiamento di 5 posizioni rispetto al ranking 2010 - 2011.

Il rigido controllo sul settore bancario e finanziario ha permesso di ridurre le perdite legate ad investimenti a rischio e di tutelare e garantire i canali di erogazione dei crediti a famiglie e imprese, a tutto vantaggio della rapida ripresa dei consumi e della produzione in quasi tutti i settori.

La stabilità politica e un buon livello di rischio paese, le politiche federali e locali volte ad incentivare lo sviluppo tecnologico e a ridurre le barriere al business, nonché un ambiente formativo tra i più sviluppati al mondo in campo scolastico e universitario, fanno del Canada uno dei paesi in cui orientare le scelte di investimento o dove indirizzare le proprie strategie di esportazione.

La particolare attenzione allo sviluppo di prodotti e processi a forte contenuto tecnologico e innovativo e la disponibilità di una forza lavoro altamente qualificata, non solo a livello manageriale, sembrano rappresentare il vero punto di forza del Canada dal punto di vista delle opportunità di business nel prossimo futuro.
Altro elemento determinante sono i bassi costi legati all'energia, di cui il Canada può disporre grazie alla sua posizione internazionale nella produzione di idrocarburi e quella di futuro leader nella produzione di energie alternative.

La vicinanza e il livello di integrazione con gli Stati Uniti, nonché lo sviluppo di accordi commerciali con diverse economie dell'area centro e sudamericana, fanno del Canada un possibile ingresso preferenziale all'interno del macro continente americano.

Tra i settori maggiormente interessanti per le aziende italiane, PMI comprese, vi sono: l'automotive, i macchinari, l'abbigliamento e il tessile, l'agroalimentare, il farmaceutico e le applicazioni sanitarie e mediche, l'ICT, le bevande, il chimico.
Tra i settori a maggior prospettiva va citato quello delle energie rinnovabili e delle tecnologie ambientali.
 
(Informazioni aggiornate a gennaio 2012)
Il Canada è uno Stato federale, composto da 10 Province e 3 Territori. Il Canada è un paese storicamente multiculturale, dove il rispetto per le diversità e le minoranze è una componente che accomuna gran parte della popolazione. L'elevato individualismo è tuttavia limitato da un forte rispetto per le istituzioni e la cosa pubblica.

La popolazione canadese è di 34,6 milioni di abitanti e cresce a livelli bassi, simili a quelli di altri paesi industrializzati. Il gap demografico viene compensato con una robusta immigrazione, che fa del Canada uno dei paesi al mondo con il più alto tasso di immigrazione per capita al mondo.

Circa 4/5 della popolazione canadese vive a meno di 150 chilometri dal confine con gli Stati Uniti e circa l'80% della popolazione vive in centri urbani. Toronto (2,6 milioni di abitanti), Montreal (1,6 milioni) e Calgary (1,1 milioni) sono le maggiori città per numero di abitanti. Gran parte del territorio canadese è scarsamente popolato.
L'età media della popolazione è di quasi 40 anni, con una ampia fascia di persone anziane.

Il 32% della popolazione è di origine canadese, mentre la gran parte della popolazione è di origine europea: inglesi (21%), francesi (15.8%), scozzesi (15.1%), irlandesi (13.9%), tedeschi (10.2%), italiani (4.6%). Il 4,3% della popolazione è di origine cinese, mentre il 4% della popolazione è aborigena (riconducibile ai gruppi Inuit e Métis). La componente aborigena della popolazione cresce ad un tasso doppio rispetto alla media nazionale, che è di poco inferiore al 2%.
 
Le lingue ufficiali sono l'Inglese e il Francese, l'Inglese è parlato dal 67,6% della popolazione, mentre il Francese dal 13,3%. Circa il 18% della popolazione è bilingue, franco-anglofono, mentre meno del 2% della popolazione parla altre lingue o dialetti.
 
Dal punto di vista religioso, 3/4 della popolazione canadese è cristiana, di cui la componente cattolica è circa il 45%. Il 17% della popolazione canadese non dichiara nessuna appartenenza religiosa, mentre le componenti islamica ed ebraica sono minoritarie (rispettivamente 2% e 1% della popolazione).
 
Il tasso di disoccupazione in Canada è attorno al 7%, con una popolazione attiva di 19 milioni di persone. Il 65% degli occupati in Canada lavora in PMI. Il 49% della popolazione compresa tra i 25 e 65 anni di età ha un livello di educazione di tipo universitario o simile (in ambito OECD la media è del 28%) mentre nella stessa fascia di età l'87% ha un livello di scolarizzazione fino al diploma di scuola secondaria (la media OECD è del 71%).

Da questo punto di vista, iI Canada vanta la spesa maggiore tra i paesi del G-7 per quanto riguarda l'istruzione superiore e R&S. Ciò permette di disporre di una forza lavoro competitiva e qualificata. Secondo il World Economic Forum, il Canada è il primo paese nel G-7 e il terzo nel mondo per qualità delle Scuole di Management. Un canadese su cinque parla una lingua diversa dall’inglese e dal francese.

 

Il Canada è la decima potenza economica mondiale ed è il 14mo paese per PIL pro capite (40.457 US$ a parità di potere d'acquisto). Nel 2011 il PIL canadese ha raggiunto quota 1.777 miliardi di US$. Il recente rallentamento dell'economia in Canada, insieme con il peggioramento delle prospettive per il suo principale partner commerciale, gli Stati Uniti, ha complicato le scelte economiche del governo, anche se la crescita dell'economia è prevista a livelli compresi tra il 1,8% e il 2,3% nei prossimi cinque anni.

L'economia canadese è altamente integrata con quella statunitense, che assorbe il 75% delle sue esportazioni di merci, ed è la fonte del 50% delle importazioni di merci.
 
La manovra adottata dal governo per far fronte alla crisi iniziata nel 2008 ("Economic Action Plan") ha svolto un grande ruolo nel contenere gli effetti negativi della crisi ed allontanare il rischio di una recessione prolungata.  L'industria dell'automotive è stata uno dei principali beneficiari. Aiuti sono stati stanziati anche per il sistema finanziario: 200 miliardi di dollari canadesi, tuttavia non completamente elargiti.
 
La Banca del Canada (BOC) ha mantenuto i tassi di interesse invariati all'1% dal 2010, quando in un anno aveva aumentato i tassi per tre volte, un quarto di punto alla volta. Nel 2012 non si prevedono nuovi aumenti del tasso di interesse, principalmente a causa delle difficoltà nella ripresa dell'economia ed agli alti prezzi delle materie prime.

L'economia canadese è prevalentemente basata sui servizi, che riguardano il 71% del PIL, mentre l'industria è responsabile del 27,1% del PIL e l'agricoltura dell'1,9%.
Il Canada è tra i paesi al mondo con la maggior dotazione di risorse naturali e minerarie. Tra le principali: oro, ferro, carbone, rame, zinco, diamanti, fosfati, potassio, uranio e legname. Il Canada è il secondo produttore al mondo di energia idroelettrica, il terzo produttore al mondo di gas naturale e il sesto di petrolio.

Agricoltura e allevamento

Il Canada è uno dei principali fornitori al mondo di prodotti agricoli, prevalentemente diretti agli Stati Uniti ed al continente asiatico. In termini di fatturato, cereali e semi oleiferi e carni rosse costituiscono il 60% dei ricavi del settore e sostengono le esportazioni. Seguono i prodotti caseari (12%), gli ortaggi (9%) e pollame e uova (8%), prevalentemente destinati al mercato domestico. La percentuale di popolazione che lavora nel settore si aggira attorno al 2%.

Agricoltura e allevamento ricevono sussidi e sostegno dal governo canadese. Tuttavia, circa il 50% di questi aiuti è destinato al sostegno post calamità o alla R&S e quindi non è in contrasto con le relative norme dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.

Industria

Nel complesso l'industria manifatturiera è responsabile del 12% del PIL. Le principali industrie canadesi sono quelle meccaniche (in particolare nel comparto automotive), tessili, alimentari, per la produzione di carta, la lavorazione del ferro e dell'acciaio, la fabbricazione di macchinari ad alta tecnologia e di macchine utensili. Importante è anche l'industria elettronica, collegata ai settori militare e aerospaziale, e quella dei trasporti e delle telecomunicazioni.

La produzione industriale in relazione al PIL è calata costantemente dalla seconda guerra mondiale ad oggi, perdendo 2 punti percentuali tra il 2005 e il 2010. In particolare, il comparto manifatturiero è stato particolarmente colpito dalla crisi economica degli ultimi 4 anni.

Gran parte dell'industria manifatturiera canadese è costituita da stabilimenti e impianti statunitensi, anche se vi sono alcuni importanti produttori nazionali. Le regioni centrali del Canada ospitano le principali filiali delle case automobilistiche americane e giapponesi e molte fabbriche canadesi di componentistica e ricambi. La produzione automobilistica di quest'area ha superato quella dello Stato del Michigan, nei vicini Stati Uniti.

Servizi

Il principale comparto del settore dei servizi è il commercio al dettaglio, che occupa quasi il 12% della forza lavoro. Il settore del commercio al dettaglio è principalmente basato su un piccolo numero di catene di negozi, prevalentemente concentrati in centri commerciali. Negli ultimi anni, c'è stato un aumento del numero dei grandi magazzini, come la catena statunitense Wal-Mart.

Il secondo comparto è quello dei servizi commerciali: servizi finanziari, immobiliari, industria delle comunicazioni. Questa parte dell'economia ha vissuto una rapida crescita negli ultimi anni.

Anche istruzione e sanità sono comparti rilevanti nell'economia canadese dei servizi, anche se sono prevalentemente gestite da governo e amministrazioni locali. Nello specifico, l'industria sanitaria è la terza più grande del Canada.

Il Canada può vantare anche un'importante industria tecnologica e dell'intrattenimento multimediale.

Il turismo riveste un'importanza sempre crescente: la stragrande maggioranza dei visitatori internazionali proviene dagli Stati Uniti, mentre la Cina rappresenta una fonte di turisti crescente.

Interscambio con l'estero

Le esportazioni principali del Canada sono i prodotti energetici (23,7% del totale), motori e componenti per l'industria nucleare (7,2%), autoveicoli (12,6%), metalli e pietre preziose (5,2%), materiali ed equipaggiamenti elettrici (3,8%). Rilevanti sono anche i prodotti agricoli e forestali e quelli dell'alta tecnologia.
I maggiori partner commerciali del Paese sono Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina e Giappone.

Per quanto riguarda le importazioni: automobili (15%), motori e componenti per l'industria nucleare (14,1%), materiali ed equipaggiamenti elettrici (10,6%), prodotti energetici (10,1%), materie plastiche (3,3%).
Principali fornitori del Canada sono Stati Uniti (50,4% del totale), Cina (11%), Messico (5,5%) e Giappone (3,3).

Negli ultimi anni è notevolmente cresciuto l'interscambio con la Cina, che nel 2011 è stato di 65 miliardi di dollari canadesi (49,5 miliardi di euro), in aumento del 12% rispetto al 2010.

Il Canada è l'undicesimo partner commerciale dell'UE, mentre l'UE è il secondo partner commerciale del Canada dietro agli Stati Uniti. La bilancia commerciale con l'UE nei primi 9 mesi del 2011 ha raggiunto quota 48,8 miliardi di euro. Nel 2010 l'interscambio commerciale è stato di 46,8 miliardi di euro, con un saldo positivo per l'UE di 6,4 miliardi di euro.
Le esportazioni dell'UE in Canada sono state di 26,6 miliardi (1,3% dell'export dell'UE nel mondo), mentre le importazioni dal Canada sono state di 20,2 miliardi di euro (2% dell'import dell'UE dal mondo). L'UE importa dal Canada principalmente macchinari, carburanti, prodotti energetici e minerali, prodotti agricoli e d'allevamento. Il Canada importa dall'UE prevalentemente macchinari, prodotti chimici, carburanti e minerali.

Interscambio commerciale con Italia

Dopo una flessione dovuta alla crisi economica internazionale, nel 2010 e nei primi mesi del 2011, l'interscambio commerciale tra il Canada e l'Italia ha vissuto una fase di miglioramento, raggiungendo 4,3 miliardi di euro nel 2011, con un saldo positivo per l'Italia pari a 1,04 miliardi di euro. L'Italia è l'undicesimo partner commerciale al mondo e il quinto più importante nell'UE.

Per quanto concerne le importazioni, l'Italia si colloca al decimo posto nel mondo e al quarto in Europa. Le importazioni canadesi dall'Italia hanno raggiunto quota 2,7 miliardi di euro nel 2011 (2,37 miliardi di euro nel 2010). Macchinari, bevande, prodotti farmaceutici, ricambi e materiali per l'automotive e macchinari elettrici sono tra i primi 5 prodotti italiani importati dal Canada, per un importo pari al 50% del totale delle importazioni dall'Italia. In termini disaggregati, le bevande sono la tipologia di prodotti che trainano l'export italiano (l'11,1% del totale).

Nel 2011, l'Italia è stato il quindicesimo mercato al mondo di destinazione delle esportazioni canadesi e il sesto più grande in Europa. Le esportazioni canadesi in Italia hanno raggiunto quota 1,65 miliardi di euro nel 2011 (1,5 miliardi di euro nel 2010).
Negli ultimi dieci anni le esportazioni canadesi sono cresciute del 19,3% con un aumento del 1,9% all'anno. I prodotti primari continuano ad essere la principale fonte di esportazioni verso l'Italia (67% del totale). Cereali, cellulosa e carburanti sono ai primi 3 posti dell'export canadese verso l'Italia (il 56% del totale delle esportazioni verso l'Italia). Un ruolo importante rivestono i i prodotti finiti: macchinari, strumenti medici e aeroplani rappresentano il 33% delle esportazioni totali verso l'Italia.

Interscambio commerciale con Lombardia

Nel 2011 la Lombardia ha registrato un saldo commerciale positivo pari a 360 milioni di euro.
Le esportazioni lombarde verso il Canada sono crescite del 14,2% tra il 2010 e il 2011 e sono costituite prevalentemente da macchinari, medicinali, abbigliamento, tubi e componenti affini, bevande.

Le importazioni della Lombardia dal Canada sono cresciute del 52,7% tra il 2010 e il 2011 e riguardano il settore dell'aeronautica e spaziale, i rifiuti, i medicinali e preparati farmaceutici, metalli di base preziosi e altri metalli non ferrosi, combustibili.

Flussi di investimenti

Nel 2011, le imprese canadesi hanno partecipato a oltre tremila transazioni di fusione e acquisizione. Il valore totale ammonta a 189 miliardi di dollari canadesi (circa 144 miliardi di euro, in aumento del 22% sul 2010) e rappresenta il 10% del mercato mondiale delle fusioni e acquisizioni.
I settori più importanti sono stati: miniere e metalli (19%), immobiliare (16%), energia (16%) e servizi finanziari (12%).
Le prospettive per il 2012 sono positive e dovrebbero rispecchiare la tendenza registrata nel 2011, nonostante le tensioni finanziarie e una crescita economica debole.

Le risorse naturali continueranno ad attirare in Canada i capitali esteri, in particolare petrolio e gas nell’Ovest canadese (Alberta) e miniere e metalli nell’Est (Québec e Ontario).
Gli investimenti diretti esteri svolgono un ruolo fondamentale nella crescita economica del Canada. Il totale dei flussi di IDE in entrata ed in uscita nel 2010 è stato rispettivamente di 23,4 miliardi di dollari statunitensi (in aumento del 9,4% rispetto al 2009) e di 38,6 miliardi miliardi (in diminuzione del 7,4%) per uno stock totale di 561,1 miliardi di dollari in entrata e 616,1 miliardi di dollari in uscita. Va sottolineata la crescita degli IDE cinesi in Canada, che nel 2010 hanno raggiunto quota 4,3 miliardi di euro.

Gli IDE in stock dal Canada verso l'Italia nel 2010 ammontavano 1 miliardo di dollari canadesi (la trentacinquesima destinazione al mondo degli IDE canadesi), mentre gli IDE in stock dall'Italia verso il Canada ammontavano a 1,1 miliardi di dollari canadesi (diciannovesimo paese di provenienza).

Legislazione societaria

Le più importanti e diffuse forme societarie previste dal diritto canadese sono le seguenti:
  • Società Individuale (Sole Proprietorship) - è la forma societaria ideale per piccoli commerci, con norme semplici e bassi costi organizzativi. Tra gli svantaggi: i profitti vengono sommati al reddito personale del proprietario e tassati in maniera crescente in proporzione al reddito; la responsabilità personale del proprietario per i debiti dell'azienda.
  • Società in Nome Collettivo (Partnership) - ogni socio è responsabile delle azioni della società e dei soci. Tra i vantaggi: una gestione contabile semplificata.
  • Società a Responsabilità Limitata (Limited Partnership) - i soci contribuiscono con capitale e lavoro ma non possono essere ritenuti responsabili oltre l’importo versato. Possono operare solo nei limiti territoriali della provincia dove è avvenuta la registrazione.
  • Società per Azioni (Corporation) - è la forma di impresa estera più diffusa in Canada. Diversamente dalle forme societarie precedenti, che sono regolate dal diritto provinciale, può essere costituita anche sotto giurisdizione federale (in questo caso, almeno uno degli amministratori deve essere di nazionalità canadese). Ha personalità giuridica propria e responsabilità limitata. Tra gli svantaggi vanno annoverati costi elevati di organizzazione e mantenimento e la non deducibilità delle perdite. Non esiste l’obbligo di versare un capitale sociale minimo, anche se vi sono requisiti che variano da provincia a provincia in materia di residenza.
Joint ventures o imprese in partecipazione possono essere costituite per progetti particolari e per un periodo limitato di tempo. Non vi è alcuna legislazione particolare che gestisce i contratti di imprese in partecipazione.

Aprire una filiale

Una filiale di ditta estera può essere registrata in Canada come “subsidiary”, al pari delle società canadesi residenti, oppure come “branch” (società non residente). Per l'apertura delle “branches” viene richiesta una licenza provinciale per ogni provincia di attività.
Le “branches” sono soggette alla “branch tax”, pari al 25% o 15% (se esistono particolari convenzioni fiscali) e non possono beneficiare delle eventuali agevolazioni fiscali concesse alle società canadesi residenti. Il regime particolare richiesto per l'apertura di una branch porta la maggior parte delle società estere in Canada a scegliere di istituire una "subsidiary".

Acquisire una società

Non vi sono restrizioni federali alla proprietà straniera di terreni e beni immobili. Alcune province, tuttavia, impongono controlli sull'acquisto di terra da parte di stranieri. In media, per la registrazione dell'acquisto di una proprietà ci vogliono circa 17 giorni e 6 procedure diverse (negli Stati Uniti la media è di 12 giorni e 4 procedure).
Una particolare attenzione a livello federale e provinciale è data al controllo dell'impatto ambientale delle attività economiche.

Sistema tributario

Il sistema tributario canadese prevede tre livelli d'imposizione fiscale: federale, provinciale e municipale.
Le principali fonti di entrate sono:
  • Federale: imposte sui redditi, diritti doganali, tasse d'accisa, tassa sui beni e servizi e tasse su oli combustibili e benzina
  • Provinciale: imposte sui redditi, tassa di vendita al dettaglio, tasse sulle risorse naturali, redditi di capitale
  • Municipale: imposte sui patrimoni immobiliari, tasse di esercizio, licenze.
Non sono percepite in Canada tasse sulla successione né sulle vincite alla lotteria. I residenti in Canada sono tassati sul totale dei redditi percepiti in Canada ed all'estero, mentre i non residenti sono tassati unicamente sui redditi generati dalla loro attività in Canada.
L’aliquota d'imposizione fiscale sulle persone fisiche è proporzionale al reddito e varia secondo la provincia di residenza.
Aliquote più basse si applicano a dividendi e capital gain. Né il governo federale né i governi provinciali percepiscono tasse sul capitale.
 
Il Canada ha concluso degli accordi sulla doppia imposizione fiscale con la maggior parte dei Paesi industrializzati, tra cui l'Italia, con la quale il 25 novembre 2011 è entrata in vigore una nuova convenzione.
Per i dividendi infra-societari, l’aliquota massima di ritenuta fiscale è stata abbassata dal 15% al 5%, per gli interessi dal 15% al 10%, mentre per i diritti su software, brevetti e know-how è scesa dal 10% al 5%. La Convenzione ha introdotto un provvedimento per evitare la doppia imposizione sulle plusvalenze latenti da parte dello Stato che si lascia al momento di un cambio di residenza permanente.
 
L’aliquota combinata (federale e provinciale) per le imprese, nel 2011, è stata tra il 26,5% e il 32,5% a seconda della provincia.
Al 1° gennaio 2012, l’aliquota federale dell'imposta sul reddito è stata ridotta dal 16.5% al 15%. Nel 2012, l’aliquota media combinata (federale-provinciale) dell'imposta sul reddito sarà del 26.2%, oltre 13 punti percentuali inferiore a quella degli Stati Uniti (39,2%).

Mercato del lavoro

La settimana lavorativa media nell’industria è di quaranta ore (trentacinque negli uffici). Gli straordinari retribuiti vengono conteggiati a partire dalla quarantaquattresima ora. Le vacanze annuali minime sono di due settimane (tre dopo qualche anno di servizio). La busta paga viene pagata ogni due settimane, anche se in molti casi è ancora in uso la paga settimanale.
Le imposte e la parte dei contributi a carico dei dipendenti sono trattenuti alla fonte dal datore di lavoro che prende a suo carico, oltre ai contributi obbligatori, anche i premi per assicurazioni vita di gruppo, assicurazioni malattia supplementari per le spese non coperte dal piano pubblico (dentista, medicine, camere private in ospedale) e pensioni integrative aziendali.
 
La maggior parte dei canadesi contribuisce anche a piani pensionistici integrativi per i quali si ricevono agevolazioni fiscali dal governo federale e da quelli provinciali. L’età pensionabile è attualmente fissata a 65 anni, anche se nei prossimi anni è probabile che possa venire alzata di qualche anno. Oltre un terzo dei lavoratori canadesi è iscritto ad un sindacato (l'adesione al sindacato è a discrezione del lavoratore). Il ricorso a scioperi o serrate è limitato ed ha uno scarso impatto nel limitare la produttività.
 
Nel 2011 il minimo salariale stabilito dai vari governi provinciali variava da 8,75 dollari canadesi, nella British Columbia, a 11 dollari canadesi di Nunavut.
Il salario medio orario per lavoratori della fascia 25-54 anni è di 24,65 dollari canadesi, con una minima differenza tra il salario maschile e quello femminile. Il salario di un lavoratore a tempo pieno può arrivare ad essere più alto dell'80% di quello di uno in part-time. Il salario medio mensile di alcune categorie per la città di Toronto:
  • un operaio generico da 800 a 1.600 euro
  • un operaio specializzato attorno ai 1.900 euro
  • un impiegato da 1.400 a 1.800 euro
  • un quadro attorno ai 2.000 euro
  • un dirigente 2.700 euro.
Il governo federale e quelli provinciali condividono la responsabilità in materia di diritto del lavoro. La legislazione federale si applica ai trasporti ferroviari e aerei, al settore radiotelevisivo, ai servizi bancari ed alla maggior parte delle attività delle società della Corona. Inoltre, le leggi federali sul lavoro prevalgono anche nelle zone scarsamente popolate del nord: Territori del Nord-Ovest, Yukon e Nunavut.
Di giurisdizione federale è anche l’Employment Equity Act che stabilisce la quota minima di dipendenti appartenenti a gruppi particolari (autoctoni, donne, handicappati, minoranze etniche) che le imprese con più di 100 dipendenti sono obbligate ad assumere. Leggi federali prevedono tutele e provvedimenti contro la discriminazione razziale, etnica, religiosa, di genere, etc... Simili leggi o convenzioni a tutela dei diritti della persona esistono anche a livello provinciale.
 
Per la maggior parte delle società, le Province sono responsabili per la regolamentazione delle più importanti norme in materia di occupazione, come il salario minimo, le vacanze e i trattamenti di fine rapporto. Anche la sicurezza sul lavoro e i programmi assicurativi ricadono sotto la giurisdizione provinciale, nonché le norme e i regolamenti che riguardano la maggior parte delle attività produttive e dei servizi.
 
In Québec, viene protetta per legge la diversità linguistica e culturale della Provincia. La lingua ufficiale è il francese e ne viene incoraggiato l’uso come lingua di lavoro, di istruzione, di comunicazione, di commercio e d’affari. Alle imprese che operano in Québec con più di cinquanta dipendenti viene richiesto un certificato di “francesizzazione” che attesti la capacità dell'azienda di lavorare quotidianamente in francese.
 
Tra i limiti relativi al mercato del lavoro che possono costituire una barriera indiretta agli investimenti italiani, vanno segnalate le norme che prevedono restrizioni riguardanti l’ammissione in regime temporaneo di manodopera specializzata straniera.
La normativa federale e provinciale in materia di ingressi di lavoratori stranieri impedisce o limita l’accesso di manodopera specializzata estera sul territorio canadese, subordinando l’ingresso di lavoratori stranieri alla assenza di simili professionalità sul territorio.
 
La capacità del sistema canadese di garantire l'accesso al credito per lo sviluppo di attività produttive e commerciali è elevata. Le banche canadesi sono considerate tra le più solide al mondo, come dimostrato anche dalla recente crisi finanziaria internazionale, dove non si sono verificate situazioni fallimentari e le banche non hanno dovuto fare ricorso all'aiuto dello Stato. Le banche canadesi registrano una delle più alte capitalizzazioni al mondo, con un livello di solvibilità intorno al 10%, superiore sia a quello degli Stati Uniti che dei paesi europei. Ciò si deve ad un approccio generalmente conservatore e prudente del sistema bancario canadese, che vede una gestione oculata dei prestiti, evitando situazioni ad alto rischio o investimenti in strumenti complessi.

Il mantenimento di un numero limitato di istituti (ad es. attraverso le limitazioni poste alla proprietà di una banca canadese, al fine di proteggerle da acquisizioni estere e quindi garantirne un maggiore controllo), e l'applicazione del Bank Act, la severa normativa che regola le attività delle banche canadesi e che viene aggiornata ogni 5 anni, sono ulteriori testimonianze a favore della solidità del sistema.
Quello canadese è un modello di banca al dettaglio tradizionale, che ha come principale attività quella di raccogliere depositi per trasformarli in crediti alle imprese ed alle persone.

Proprietà intellettuale

Le patenti durano 20 anni dal momento della domanda. I costi variano a seconda delle dimensioni dell'azienda richiedente e possono andare dai 250 ai 700 dollari canadesi (da 190 a 530 euro circa), con costi più alti nel caso sia richiesta una ricerca a livello internazionale. Il costo annuale per il mantenimento della patente varia a seconda del numero di anni della stessa (da 100 a 450 dollari canadesi, da 75 a 340 euro).
Registrare una licenza per un disegno industriale o di design costa 400 dollari canadesi (circa 300 euro) per un periodo di 5 anni. Il rinnovo, valido per altri 5 anni, costa circa 270 euro.
 
Il governo federale sta lavorando ad una serie di emendamenti ad una delle principali leggi in materia di proprietà intellettuale, il Copyright Act del 1985. Questa proposta di legge che ha per oggetto il ribilanciamento degli interessi di produttori e utilizzatori, è tuttavia oggetto di diverse dispute tra chi opta per una maggior adesione del Canada ai parametri internazionali (World Intellectual Property Office Copyright Treaty e del WIPO Performances and Phonograms Treaty), e chi difende i diritti delle case produttrici e distributrici.
Va segnalato che il Canada è tra i Paesi sotto osservazione dell'International Piracy Watch List del Congresso statunitense per l'elevato livello di pirateria audiovisiva e informatica assieme a Cina, Russia e Ucraina.

Infrastrutture

Le infrastrutture e le reti di trasporto canadesi sono prevalentemente collegate con il principale mercato di riferimento del paese, gli Stati Uniti.
La rete stradale canadese copre circa 900.000 km2, quella ferroviaria si estende su 120.000 km2.

I principali aeroporti del Paese sono quelli di Toronto, Vancouver, Montreal, Ottawa, Winnipeg, Victoria e Calgary.
Il Lester B. Pearson International Airport di Toronto ha una capacità di oltre 30 milioni di passeggeri l’anno con più di quaranta destinazioni negli Stati Uniti e altrettante nel resto del mondo. Nel settore cargo, dall'aeroporto di Toronto passa il 44% delle merci che transitano via aerea in Canada, seguito dal Vancouver International Airport con il 25% del traffico di merci.

Montréal è il principale porto canadese per traffico di container e Vancouver è il più grande porto canadese con capacità di gestire merci, container e navi da crociera. Altri porti rilevanti e dotati di infrastrutture moderne sono Halifax, Saint John, Tutti questi terminali si appoggiano al sistema ferroviario interno.

 

L'economia canadese è fortemente basata sul commercio. Il Canada è membro dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC) dal gennaio 1995. Il Canada è membro di varie organizzazioni internazionali e regionali: APEC, Commonwealth, EBRD, NATO, OAS, OCDE, ONU, OSCE, ed è membro osservatore del Consiglio d'Europa .
 
Dal 1994, il Canada è membro del NAFTA (North American Free Trade Agreement), l'accordo per la creazione di una grande area di libero scambio tra Canada, Messico e Stati Uniti che coinvolge attualmente 460 milioni di persone e che, in termini di PIL aggregato, rappresenta la principale area di libero scambio al mondo.
Nel 2004 gran parte delle tariffe doganali tra i tre Paesi del NAFTA sono state eliminate, garantendo anche per il futuro che questa area continui a giocare un ruolo fondamentale per lo sviluppo economico del Canada.

Dal 2001 il Canada sta trattando una serie di accordi commerciali multilaterali con i cosiddetti "Central American Four" (C4): El Salvador, Guatemala, Honduras e Nicaragua. Con l'Honduras è in vigore un accordo bilaterale dall'agosto del 2011, mentre con Panama dal 2010.
Simili accordi sono in fase di definizione con la principale economia centroamericana, il Costa Rica e con la Repubblica Dominicana, mentre nel 2009 sono stati lanciati i negoziati per un accordo di libero commercio con i 15 membri della Comunità dei Caraibi (Caricom). Per quanto riguarda il Sudamerica, accordi commerciali sono in vigore con Cile, Colombia e Perù.

Tra le ultime iniziative prese dal governo per aprire l'economia canadese va segnalato l'avvio dei negoziati (febbraio 2012) per un accordo di libero scambio con la Cina, nonché la firma dell’Accordo sulla promozione e la protezione degli investimenti esteri (FIPE), le cui negoziazioni erano cominciate nel lontano 1994.

Interscambio con l'estero

Le esportazioni principali del Canada sono i prodotti energetici (23,7% del totale), motori e componenti per l'industria nucleare (7,2%), autoveicoli (12,6%), metalli e pietre preziose (5,2%), materiali ed equipaggiamenti elettrici (3,8%). Rilevanti sono anche i prodotti agricoli e forestali e quelli dell'alta tecnologia.
I maggiori partner commerciali del Paese sono Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina e Giappone.

Per quanto riguarda le importazioni: automobili (15%), motori e componenti per l'industria nucleare (14,1%), materiali ed equipaggiamenti elettrici (10,6%), prodotti energetici (10,1%), materie plastiche (3,3%).
Principali fornitori del Canada sono Stati Uniti (50,4% del totale), Cina (11%), Messico (5,5%) e Giappone (3,3).

Negli ultimi anni è notevolmente cresciuto l'interscambio con la Cina, che nel 2011 è stato di 65 miliardi di dollari canadesi (49,5 miliardi di euro), in aumento del 12% rispetto al 2010.

Il Canada è l'undicesimo partner commerciale dell'UE, mentre l'UE è il secondo partner commerciale del Canada dietro agli Stati Uniti. La bilancia commerciale con l'UE nei primi 9 mesi del 2011 ha raggiunto quota 48,8 miliardi di euro. Nel 2010 l'interscambio commerciale è stato di 46,8 miliardi di euro, con un saldo positivo per l'UE di 6,4 miliardi di euro.
Le esportazioni dell'UE in Canada sono state di 26,6 miliardi (1,3% dell'export dell'UE nel mondo), mentre le importazioni dal Canada sono state di 20,2 miliardi di euro (2% dell'import dell'UE dal mondo). L'UE importa dal Canada principalmente macchinari, carburanti, prodotti energetici e minerali, prodotti agricoli e d'allevamento. Il Canada importa dall'UE prevalentemente macchinari, prodotti chimici, carburanti e minerali.

Interscambio commerciale con Italia

Dopo una flessione dovuta alla crisi economica internazionale, nel 2010 e nei primi mesi del 2011, l'interscambio commerciale tra il Canada e l'Italia ha vissuto una fase di miglioramento, raggiungendo 4,3 miliardi di euro nel 2011, con un saldo positivo per l'Italia pari a 1,04 miliardi di euro. L'Italia è l'undicesimo partner commerciale al mondo e il quinto più importante nell'UE.

Per quanto concerne le importazioni, l'Italia si colloca al decimo posto nel mondo e al quarto in Europa. Le importazioni canadesi dall'Italia hanno raggiunto quota 2,7 miliardi di euro nel 2011 (2,37 miliardi di euro nel 2010). Macchinari, bevande, prodotti farmaceutici, ricambi e materiali per l'automotive e macchinari elettrici sono tra i primi 5 prodotti italiani importati dal Canada, per un importo pari al 50% del totale delle importazioni dall'Italia. In termini disaggregati, le bevande sono la tipologia di prodotti che trainano l'export italiano (l'11,1% del totale).

Nel 2011, l'Italia è stato il quindicesimo mercato al mondo di destinazione delle esportazioni canadesi e il sesto più grande in Europa. Le esportazioni canadesi in Italia hanno raggiunto quota 1,65 miliardi di euro nel 2011 (1,5 miliardi di euro nel 2010).
Negli ultimi dieci anni le esportazioni canadesi sono cresciute del 19,3% con un aumento del 1,9% all'anno. I prodotti primari continuano ad essere la principale fonte di esportazioni verso l'Italia (67% del totale). Cereali, cellulosa e carburanti sono ai primi 3 posti dell'export canadese verso l'Italia (il 56% del totale delle esportazioni verso l'Italia). Un ruolo importante rivestono i i prodotti finiti: macchinari, strumenti medici e aeroplani rappresentano il 33% delle esportazioni totali verso l'Italia.

Interscambio commerciale con Lombardia

Nel 2011 la Lombardia ha registrato un saldo commerciale positivo pari a 360 milioni di euro.
Le esportazioni lombarde verso il Canada sono crescite del 14,2% tra il 2010 e il 2011 e sono costituite prevalentemente da macchinari, medicinali, abbigliamento, tubi e componenti affini, bevande.

Le importazioni della Lombardia dal Canada sono cresciute del 52,7% tra il 2010 e il 2011 e riguardano il settore dell'aeronautica e spaziale, i rifiuti, i medicinali e preparati farmaceutici, metalli di base preziosi e altri metalli non ferrosi, combustibili.

Dazi doganali 

Per aumentare la produttività e competitività il governo canadese nel 2010 ha previsto l’eliminazione completa dei dazi doganali applicabili alle importazioni manifatturiere delle imprese. Questi provvedimenti, che verranno progressivamente applicati entro il 2015, hanno fatto del Canada il primo paese del G20 a sgravare l’industria manifatturiera da costi aggiuntivi su macchinari, attrezzature e materiali utilizzati per la produzione di beni.
Delle 1.541 tariffe doganali coperte dal provvedimento, che si situano tra il 2% e il 15,5%, 1.160 sono state abolite a partire dal 5 marzo 2010, mentre le restanti lo saranno gradualmente fino alla completa soppressione entro il 2015.
 
In Canada non ci sono attualmente vere e proprie aree di libero scambio o porti "free". Tuttavia esistono programmi che pospongono il pagamento dei dazi come il Duties Relief Programme, il Drawback Programme e il Customs Bonded Warehouse Programme. Inoltre, come parte della sua campagna per ridurre il carico fiscale sulle imprese, il governo canadese ha attuato, a partire dal 2010, una nuova iniziativa che vedrà le tariffe di beni e materiali manufatti ridotti a zero entro il 2015, facendone il primo paese del G-20 ad offrire una zona franca per i produttori industriali. Tale iniziativa si applica in tutto il paese. Tra i prodotti interessati: prodotti chimici e fibre sintetiche; manufatti di pietra, vetro e metalli; strumenti, macchinari e attrezzature.
 
Esistono inoltre “distretti” che accorpano le imprese che operano nei settori dell'alta tecnologia (la “Silicon Valley” di Ottawa e la Greater Toronto Area – GTA, e l’Ontario Technology Triangle), dell'aerospace (il Mirabel Aerospace Center, in Québec) e dell'informatica e applicazioni multimediali (a Montreal e Laval). In questi distretti sono in vigore facilitazioni fiscali e tariffarie.

Flussi di investimenti

Nel 2011, le imprese canadesi hanno partecipato a oltre tremila transazioni di fusione e acquisizione. Il valore totale ammonta a 189 miliardi di dollari canadesi (circa 144 miliardi di euro, in aumento del 22% sul 2010) e rappresenta il 10% del mercato mondiale delle fusioni e acquisizioni.
I settori più importanti sono stati: miniere e metalli (19%), immobiliare (16%), energia (16%) e servizi finanziari (12%).
Le prospettive per il 2012 sono positive e dovrebbero rispecchiare la tendenza registrata nel 2011, nonostante le tensioni finanziarie e una crescita economica debole.

Le risorse naturali continueranno ad attirare in Canada i capitali esteri, in particolare petrolio e gas nell’Ovest canadese (Alberta) e miniere e metalli nell’Est (Québec e Ontario).
Gli investimenti diretti esteri svolgono un ruolo fondamentale nella crescita economica del Canada. Il totale dei flussi di IDE in entrata ed in uscita nel 2010 è stato rispettivamente di 23,4 miliardi di dollari statunitensi (in aumento del 9,4% rispetto al 2009) e di 38,6 miliardi miliardi (in diminuzione del 7,4%) per uno stock totale di 561,1 miliardi di dollari in entrata e 616,1 miliardi di dollari in uscita. Va sottolineata la crescita degli IDE cinesi in Canada, che nel 2010 hanno raggiunto quota 4,3 miliardi di euro.

Gli IDE in stock dal Canada verso l'Italia nel 2010 ammontavano 1 miliardo di dollari canadesi (la trentacinquesima destinazione al mondo degli IDE canadesi), mentre gli IDE in stock dall'Italia verso il Canada ammontavano a 1,1 miliardi di dollari canadesi (diciannovesimo paese di provenienza).

 

Automotive

Il Canada è parte del sistema industriale automobilistico nordamericano con una vendita annuale di circa 14 milioni di autoveicoli ed un fatturato di 260 miliardi di dollari.
L'80% della produzione canadese è destinata all'export, la maggior parte verso il mercato statunitense. Il Canada rappresenta il 17% della produzione totale nordamericana ed è l'ottavo più importante produttore di autoveicoli al mondo, con una capacità produttiva di 2,5 milioni di autoveicoli all'anno.

Cinque delle più importanti case mondiali (Chrysler, Ford, GM, Honda e Toyota) insieme ad alcune delle più importanti case di veicoli da trasporto (Hino, Motor Coach Industries, PACCAR e Volvo Bus) mantengono degli impianti di produzione in Canada.
Con 14 stabilimenti per l'assemblaggio di vetture passeggeri e di veicoli commerciali e 350 fabbriche per la produzione di parti, componenti ed accessori, l'Ontario è la principale regione del settore in Nord America.
 
Quello automobilistico è il più importante settore manifatturiero del Paese e rappresenta una grande fetta degli scambi commerciali e degli investimenti. Nel 2010 il settore rappresentava il 12% del PIL con un fatturato di 68 miliardi di dollari canadesi e 49,7 miliardi di dollari canadesi di export. Nel primo semestre 2011, la produzione di autoveicoli (auto, furgoni e camion) in Canada è stata di 1.085.221 (1.085.226 nel primo semestre 2010), a fronte delle 4.260.097 unità prodotte negli USA. Sempre nel primo semestre 2011, le vendite di autoveicoli hanno raggiunto le 823.338 unità.
 
L'indotto è composto da 1.300 imprese con un'occupazione totale di 500.000 dipendenti. Gli investimenti in R&D ammontano annualmente a 3,5 miliardi di dollari canadesi l'anno. Tra le società di componentistica si annoverano: Denso, Continental, Aisin Seiki, Kjohnson Controls,TRW, Magna, Martinrea, Linamar, ABC Group, Woodbridge e Westcast.
 
L'ingresso di Fiat nel mercato canadese attraverso il progressivo controllo della Chrysler sembra poter garantire un canale di penetrazione preferenziale per le aziende italiane.
Fiat, che attualmente detiene circa il 58,5% delle azioni della Chrysler, controlla 3 fabbriche del gruppo americano, in Ontario. L'alleanza Fiat-Chrysler ha aperto nuove opportunità di collaborazione fra Italia e Canada.
Nel 2011 il gruppo italo-americano ha venduto 4 milioni di veicoli. L'utile è stato di 2,4 miliardi di euro su un fatturato di 59,6 miliardi di euro. La Chrysler ha registrato profitti per la prima volta dal 1997. Le previsioni per il 2012 danno un'ulteriore crescita, con ricavi stimati superiori ai 77 miliardi di euro ed utili tra i 3,8 e 4,5 miliardi di euro.
 
Non esistono particolari vincoli all’ingresso nel mercato canadese dell’automotive e la progressiva abolizione dei dazi commerciali per le importazioni di beni manifatturieri pone nuove opportunità.
 
Il comparto dell'automotive è uno di quei settori in cui esistono solide opportunità per le aziende italiane, con possibilità di incremento delle relazioni già esistenti e l'apertura di nuovi spazi.
Il calo delle immatricolazioni a livello europeo causato da un prolungato periodo di rallentamento delle vendite ai privati e i dati positivi del mercato nordamericano e canadese in particolare testimoniano del momento particolarmente positivo per investimenti in Canada.
 
La concorrenza nell'automotive canadese è molto forte: se da un lato ciò può rappresentare un ostacolo alla penetrazione del mercato, costituisce allo stesso tempo un fattore potenzialmente positivo per quelle aziende che sono in grado attualmente, o lo saranno nel breve futuro, di sviluppare innovazione e competitività. Gli spazi disponibili vanno dal sostegno alla presenza e sviluppo del gruppo Fiat-Chrysler, alla conquista di commesse per le altri case produttrici.
 
La produzione totale di autoveicoli in Nord America è destinata a crescere a livelli record nei prossimi 5-10 anni. Dopo il periodo di grave crisi attraversato dal settore, i produttori di autoveicoli raggiungeranno, nel primo semestre 2012, l'80% del livello di capacità produttiva dei lori impianti di produzione e assemblaggio, tornando per la prima volta ai livelli del secondo trimestre 2006.
 
Alcune stime danno entro il 2018 il raggiungimento di 18 milioni di unità prodotte, superando il record stabilito nel 2000 con oltre 17,5 milioni di autoveicoli prodotti. Questi livelli di produzione saranno guidati da un aumento della domanda che si prevede subirà costanti incrementi almeno fino al 2015. Le principali compagnie automobilistiche operanti in Canada hanno già dichiarato il raggiungimento di livelli record nei primi mesi del 2012. E' il caso della Mercedes-Benz Canada che solo nel mese di febbraio 2012 ha consegnato 2.393 Mercedes-Benz e Smart, un risultato che rappresenta un record assoluto per il periodo considerato, con un incremento del 16,8% rispetto al periodo precedente.

Macchinari

Molti dei macchinari usati in Canada sono importati dagli Stati Uniti, dalla Germania, dall’Italia e da Taiwan, mentre negli ultimi anni ha acquisito un peso crescente la Cina.
Molte aziende canadesi, anche a seguito del superamento della fase di crisi produttiva, sono in procinto di rinnovare il parco di macchinari obsoleti con uno più recente ed efficiente.
 
Il prezzo è uno dei fattori decisivi nelle scelte d'acquisto, benché qualità ed affidabilità del macchinario e il servizio post vendita rappresentino fattori determinanti. Molte industrie canadesi nutrono perplessità nei confronti delle aziende produttrici italiane a causa dei problemi affrontati in passato per quanto concerne assistenza e approvvigionamento di pezzi e parti di ricambio.
 
Il mercato canadese guarda sempre più all'innovazione ed alla affidabilità dei prodotti acquistati. In generale, i macchinari provenienti dalla Germania godono di ottima reputazione per la qualità di costruzione e la solidità dell’insieme, anche se sono considerati tra i più costosi.
I macchinari italiani godono anch’essi (per i settori della lavorazione legno, dell’imballaggio, della plastica e del metallo) di una buona reputazione. Nello specifico, i produttori italiani sono apprezzati per la capacità di adattare i macchinari alle esigenze particolari del cliente finale canadese.
I macchinari provenienti dall'Asia orientale sono molto competitivi in termini di minori prezzi, ma sono generalmente considerati di qualità inferiore rispetto a quelli europei.
 
Il Canada offre una forza lavoro molto qualificata e un elevato numero di ingegneri insieme ad uno dei più bassi costi di manodopera. Ulteriori vantaggi derivano dalla vicinanza al mercato statunitense e, a livello fiscale e finanziario, dai crediti di imposta e dai finanziamenti o relative garanzie offerti dal governo federale e dalle Province.
 
Numerose aziende italiane si sono inserite nel mercato attraverso contratti di fornitura o attraverso l'apertura di sussidiarie create direttamente in loco. Per le aziende interessate esclusivamente alle opportunità commerciali, il canale d'ingresso privilegiato rimane l'utilizzo di un distributore che sia anche in grado di fornire assistenza all'utente anche successivamente alla vendita.
Generalmente, le industrie canadesi preferiscono fare affari con fornitori che abbiano una presenza stabile sul territorio, e, in alternativa, con i distributori locali. Molte aziende italiane hanno aperto in Canada delle filiali con esposizioni e servizi di assistenza. In alternativa, alcune aziende italiane coprono il mercato canadese attraverso le proprie filiali negli Stati Uniti.
 
L'Italia è il quarto produttore mondiale di macchinari, ma in Canada risulta al settimo posto superato ormai anche dalla Cina e dalla Corea del Sud. Nel corso degli anni l'offerta italiana non ha mantenuto il ritmo di crescita della domanda canadese. Per esempio nel 2010 le importazioni canadesi di macchinari sono cresciute del 25,6% mentre le esportazioni italiane solo del 13,6% calando al settimo posto della graduatoria dei principali Paesi fornitori (era sesta nel 2009) con una flessione anche del peso percentuale sul totale, passata da 2,8% a 2,5%.

A livello di comparto, le principali opportunità per le aziende italiane sono nei macchinari per il settore alimentare, la lavorazione di metallo, legno e plastica. I prodotti più importanti del settore esportati in Canada sono:
  • macchine edili e movimento terra
  • macchine utensili lavorazione metallo
  • macchine lavorazione legno
  • macchine per la plastica e stampi
  • macchine alimentari
  • macchine agricole
  • macchine imballaggio
  • valvolame e rubinetteria.
Per la maggior parte dei settori, appare strategica una presenza in Ontario e nel Québec (province dove sono localizzate la maggior parte delle industrie canadesi). Nel settore delle macchine per il legno è fondamentale una presenza anche nella British Columbia.
 
La meccanica rappresenta per valore complessivo il primo settore dell'export italiano nelle provincie della British Columbia e dell'Alberta. I macchinari italiani godono dell'apprezzamento del mercato perché ritenuti di qualità e affidabili.
 
Non vi sono restrizioni particolari per l'esportazione di macchinari italiani in Canada, molti dei quali sono importati in esenzione di dazi doganali. Tuttavia, si deve tenere presente che è richiesta la conformità alle norme canadesi del CSA (Canadian Standards Association), particolarmente per parti e componenti elettrici. Anche il macchinario nel suo insieme deve essere certificato. Gli stabilimenti che fanno uso di macchinari non conformi alle norme di sicurezza possono essere chiusi dal Ministero del Lavoro.
 
Le prospettive del mercato canadese dei macchinari appaiono buone date le aspettative di crescita dell'industria canadese in molti comparti strategici per l'export italiano. Il rapido superamento della fase di crisi produttiva del paese e i costanti investimenti in ricerca e sviluppo fanno del Canada un mercato interessante per tutte quelle aziende che stanno puntando sull’innovazione tecnologica della loro produzione e sulla cura dei rapporti commerciali e di assistenza post vendita all'utente finale.
I settori sui cui puntare sono quelli dove già le aziende italiane operano, ma che vedono spazi ulteriori di espansione, nonostante la sempre più aggressiva presenza della Cina e di altre aziende produttrici dell'area asiatica.
 
I dati post crisi mostrano infatti una costante crescita dell'export in Canada, in vari comparti. Le esportazioni di macchinari e accessori per l'industria del legno verso l’area Nafta hanno avuto un incremento del 33,1% nel 2010 (pari ad un totale di 61 milioni di euro). Nello specifico, l’export verso il Canada è aumentato del 46%. Anche il settore dei macchinari utensili e a conteggio numerico ha visto un aumento sensibile dell'export verso il Canada (+45,6%, pari a 20,9 milioni di euro). Un dato significativo se si considera il parallelo calo di oltre il 30% registrato nei vicini Stati Uniti.
 
Infine, prospettive sembrano emergere anche dall’industria delle macchine tessili, che vede l’Italia al terzo posto su scala mondiale per quanto riguarda la produzione, con livello tecnologici considerati di standard elevato. Sebbene l'area nordamericana non rappresenti una parte rilevante dell'export italiano di settore (solo il 4%, rispetto al 50% dell'Asia), negli ultimi anni il Canada ha costantemente investito nello sviluppo tecnologico del suo settore tessile, con una programmazione a lungo periodo per l'innovazione e lo sviluppo di nuove tecnologie e processi.

Energie rinnovabili

Pur essendo tra i primi paesi al mondo per produzione ed export di fonti energetiche di origine fossile, il Canada gode di un ingente potenziale di fonti energetiche rinnovabili. Le numerose e varie risorse naturali di cui il paese è ricco, unite alle eccellenti infrastrutture in campo energetico e dei trasporti, rappresentano fattori strategici per lo sviluppo di questo settore.
Le politiche governative in campo ambientale e gli elevati incentivi fiscali e di supporto alle attività di ricerca e sviluppo hanno permesso negli ultimi anni numerosi investimenti nel mercato delle energie rinnovabili, creando numerose opportunità anche per aziende e investitori internazionali.
 
Tra le economie sviluppate, il Canada rappresenta il secondo paese per generazione di elettricità da fonti rinnovabili e rifiuti, e il secondo produttore a livello mondiale di energia idroelettrica (dietro alla Cina) con 535 TeraWatt all'anno. L'integrazione con la rete elettrica statunitense continua a garantire l'accesso al maggior mercato mondiale dell'energia, anche se il governo canadese punta a sviluppare le risorse energetiche rinnovabili anche per l'export.
 
Nel prossimo futuro il Canada ambisce a diventare il maggior produttore a livello mondiale di energia eolica e oceanica. Attualmente, tre quarti dell'elettricità canadese provengono da fonti pulite (idriche, nucleari, eoliche, solari, biomasse e biocarburanti) e il governo canadese ha fissato l'obiettivo del 90% dell'elettricità prodotta da fonti pulite entro il 2020.
 
Il settore delle energie rinnovabili e quello delle tecnologie per l'ambiente rappresentano due dei comparti in cui il governo canadese e le amministrazioni provinciali stanno puntando con maggior forza, mettendo a disposizione strumenti di sostegno finanziario e agevolazioni fiscali alle aziende del settore.
I principali programmi di incentivazione e sostegno al settore delle risorse rinnovabili in Canada sono:
  • i fondi messi a disposizione dal Scientific Research and Experimental Development Program per la ricerca e lo sviluppo di nuovi e migliori prodotti e processi ad alto contenuto tecnologico
  • il Sustainable Development Technology Canada (SDTC) mette a disposizione finanziamenti per stimolare lo sviluppo, il collaudo e la commercializzazione di tecnologie per le energie rinnovabili
  • il programma NextGen Biofuels Fund and SD Tech Fund sostiene progetti di sviluppo di tecnologie per la generazione di energia pulita
  • il Canadian Clean Energy Fund sta investendo circa 800 milioni di dollari canadesi in cinque anni per la ricerca, lo sviluppo e il collaudo di tecnologie "green", con particolare attenzione a quelle che riguardano la cattura e lo stoccaggio delle emissioni di CO2.
Le aziende italiane che operano nel campo dello sviluppo di tecnologie e processi per la generazione di energie rinnovabili trovano in Canada un ambiente tra i più sviluppati al mondo e con numerosi incentivi messi a disposizione sia a livello federale che provinciale.
L'area nordamericana offre già un elevato livello di competenze, prodotti e servizi di cui il mercato canadese può beneficiare ma la costante ricerca di sviluppo tecnologico apre numerose strade a quelle aziende che sono in grado di offrire alternative altrettanto valide a costi più vantaggiosi e con un servizio migliore.
 
Il settore dell'energia solare ha visto decuplicare la produzione negli ultimi anni. Vi operano circa 350 aziende in tutta la filiera produttiva con oltre 3.000 addetti.
Il settore eolico ha visto aumentare la sua produzione di oltre il 40% dal 2005 e si prevede che entro il 2015 il Canada riesca ad avere una capacità installata di 12 GigaWatt. Nei prossimi 4-5 anni si stimano investimenti nel settore eolico per circa 4 miliardi di dollari canadesi l'anno con un costante aumento dell'occupazione, fino a raggiungere i 15.000 occupati.
Grazie alle scelte effettuate dal governo canadese in materia di sviluppo dei biocarburanti, il Canada continua il suo percorso di ricerca, sviluppo e commercializzazione di carburanti ecologici, inclusi bioetanolo, etanolo da cellulosa e olio pirolitico. Attualmente vengono prodotti oltre 200 milioni di litri di carburante da etanolo e oltre 1.000 distributori vendono biocarburanti. Oltre alla definizione dei livelli relativi alla percentuale di biocarburanti nelle benzine, nel luglio 2011 il Canada ha introdotto la quota del 2% di biocarburanti nel gasolio.
Paese: Canada