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Rapporto 2011 "Trade and investment barriers"

L’Unione Europea è contro il protezionismo e per l’apertura commerciale anche perché dal 2015 il 90% della crescita degli scambi avverrà nei paesi extra Ue (in particolare in Asia).

L’analisi conferma che non sono tanto i dazi il vero ostacolo da superare, ma la burocrazia doganale, i balzelli e le norme tecniche restrittive che di fatto impediscono la libera esportazione dei beni europei.

Per la loro importanza in termini di interscambio commerciale e di Investimenti Diretti Esteri il report si focalizza su alcuni partner strategici per l’Ue:

  • Cina
  • India
  • Giappone
  • Mercosur (Brasile e Argentina)
  • Russia
  • Usa.

Cina

La Cina, secondo partner commerciale dell’Ue, rappresenta non solo una fonte importante di beni di consumo a prezzi ridotti e di input fondamentali per il sistema produttivo europeo, ma anche un vitale mercato di destinazione per l’export europeo (cresciuto del 4% nel 2009 rispetto al 2008 e raddoppiato dal 2005 al 2010).

Dieci anni dopo l’ingresso nella Wto, la Cina non è ancora oggi in grado di garantire il rispetto di parametri fondamentali quali la trasparenza, la libera concorrenza e la non discriminazione delle imprese straniere:

  • esistono norme tecniche e standard di difficile comprensione per gli esportatori europei
  • nel procurement non vengono sempre rispettati gli standard internazionali
  • esistono sussidi all’export, prestiti pubblici a tassi agevolati, energia a costi ridotti per le imprese locali che falsano il quadro competitivo
  • la tutela della proprietà intellettuale non è sufficientemente garantita.

Non è un caso se l’Unione europea ha introdotto dei dazi antidumping proprio contro alcuni prodotti cinesi: nel 2006 per contrastare l’invasione di scarpe (i dazi non sono più in vigore dal 1° aprile 2011) e il 18 marzo 2011 contro l’importazione di piastrelle cinesi.

India

L’India sta crescendo con un tasso annuale superiore all’8% e negli ultimi 4 anni l’interscambio commerciale con l’Ue è cresciuto del 31%. Il contesto commerciale è comunque restrittivo: alle alte barriere tariffarie si aggiungono numerose barriere non tariffarie (restrizioni quantitative, licenze di importazione, certificazioni varie) e procedure doganali complesse e burocratizzate.

Anche la tutela della proprietà intellettuale non è sempre garantita e sono numerosi i casi di contraffazione e pirateria. Così pure gli appalti internazionali pubblici privilegiano pesantemente le aziende locali.

Il governo indiano non consente alle aziende straniere della grande distribuzione di operare  nel mercato multi-brand locale, richiede alle aziende del settore IT di impiegare anche ingegneri indiani, introduce restrizioni alle esportazioni di cotone che ne aumentano il prezzo, pretende certificati sanitari particolari per consentire l’importazione di carne, frutta e ortaggi.

Giappone

Il Giappone è il settimo mercato per l’export dell’Ue. Mentre le tariffe sono generalmente basse, gli ostacoli e le restrizioni alla libera circolazione dei beni e servizi stranieri permangono alte. Questi i tre esempi riportati:

  • gli operatori stranieri hanno un accesso molto limitato alle gare d’appalto pubbliche giapponesi
  • l’introduzione di medical device è particolarmente difficile (solo la metà di questi prodotti europei e statunitensi sono utilizzati in Giappone)
  • nel settore assicurativo c’è spazio unicamente per le imprese locali.

Mercosur: Brasile e Argentina

L’Ue è il principale partner commerciale del Brasile che è il primo fornitore di prodotti agricoli dell’Ue. Brasile e Argentina fanno parte del Mercosur che sta trattando un accordo di libero commercio con l’Ue.

In Brasile il procurement  pubblico privilegia i prodotti e i servizi locali a danno dei fornitori stranieri.
L’Argentina, a seguito della crisi del 2008, ha inserito diverse misure restrittive a favore del tessile – abbigliamento, calzaturiero, giocattoli, macchine, food…

Brasile e Argentina hanno siglato accordi di trasporto commerciale che di fatto impediscono alle imprese europee di operare nei traffici commerciali tra i due paesi.

Russia

La Russia per proteggere il proprio sistema industriale dalla crisi internazionale ha introdotto nel 2008 una serie di misure unilaterali di riduzione degli scambi che si sono aggiunte agli alti dazi all’esportazione su legname, ferro e metalli non ferrosi.

Le pratiche doganali sono sempre più complicate (la situazione è peggiorata dall’1 gennaio 2011 per l’entrata in vigore dell’Unione tariffaria e doganale con Kazakhstan e Bielorussia).

Anche la tutela della proprietà intellettuale e industriale non è sempre garantita e la contraffazione piuttosto diffusa.

Il Report sottolinea infine la spinosa questione dei Certificati fito sanitari che continuano a bloccare, senza una reale giustificazione scientifica, ingenti quantitativi di prodotti agricoli europei.

Stati Uniti

Gli Stati Uniti sono il più importante partner sia a livello commerciale che finanziario dell'Unione Europea e attraggono il 20% dell’export totale Ue. I bue blocchi danno vita al più integrato sistema di relazioni economico finanziarie al mondo. Ciononostante esistono una serie di misure non tariffarie che rendono difficoltose le relazioni economiche bilaterali.

Il mercato del procurement pubblico statunitense è praticamente in mano all’imprenditoria locale.

Ma preoccupa soprattutto la nuova norma anti terrorismo che prevede la “scansione” di tutto il traffico container in arrivo nei porti Usa (che entrerà in vigore il 1° luglio 2012). Sono attese pesanti ripercussioni sui tempi di gestione dello sdoganamento.

Dopo la panoramica sui partner commerciali strategici, il Report presenta le caratteristiche delle barriere che più di frequente ostacolano l’internazionalizzazione delle imprese europee (leggi sul procurement, protezione effettiva dei diritti di proprietà intellettuale, restrizioni all’export di materie prime, restrizioni agli investimenti, barriere tecniche e di certificazione).