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Il mercato del biologico

Con una superficie di oltre 35 milioni di ettari, 1.400.000 aziende in 154 Paesi e un mercato del valore di oltre 40 miliardi di euro, negli ultimi anni l’agricoltura biologica ha fatto registrare un sensibile sviluppo con tassi di crescita media dal 10 al 20% annuo.
Nell’ultimo anno la superficie coltivata senza sostanze chimiche di sintesi è cresciuta di 3 milioni di ettari e le vendite sono aumentate di oltre 3 miliardi di euro, raggiungendo un valore più che doppio rispetto a quello registrato nel 2003.
 
La domanda dei consumatori è concentrata soprattutto in Europa e nel Nord America che, assieme, assorbono il 97% della spesa biologica. Asia, America Latina e Australia sono produttori significativi, ma prevalentemente dediti all’export.
L’Europa è il maggior mercato mondiale per i prodotti biologici (seguita a brevissima distanza dagli Stati Uniti). I Paesi in cui il mercato biologico è più significativo sono Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia, mentre quelli in cui è più elevato il consumo pro capite sono quelli alpini (Svizzera, con oltre 100 euro di spesa annua a testa e Austria) seguiti da Danimarca e Svezia.
 
La classifica delle coltivazioni biologiche è guidata dall’Australia con 12 milioni di ettari, mentre l’Italia, con una superficie bio pari a circa 1 milione di ettari, occupa l’ottavo posto (dopo Argentina, Cina, Stati Uniti, Brasile, Spagna e India) a livello mondiale e il secondo a livello europeo, in un testa a testa con la Spagna (che la supera solo per la maggior superficie a pascoli e boschi: per quanto riguarda le superficie destinate a coltivazioni, il primato rimane all’Italia), davanti a Germania, Gran Bretagna e Francia.
 
E’ anche al primo posto in Europa per il numero di aziende agricole che hanno scelto il metodo biologico. In Italia il settore bio si caratterizza per dati assolutamente originali, se confrontati con la situazione generale della nostra agricoltura: altissima la percentuale di donne imprenditrici (25%), di giovani (il 50% ha meno di 50 anni), di scolarizzazione elevata (il 50% dei produttori bio ha il diploma, il 17% la laurea) e la propensione alle nuove tecnologie (il 52% utilizza Internet).
 
Il nostro paese è il primo produttore al mondo di ortaggi biologici (con una superficie otto volte superiore a quella spagnola), cereali (con circa 250.000 ettari), agrumi, uva (con 38.000 ettari, il doppio della Francia), olive e si colloca al secondo posto per il riso.
 
Sul territorio nazionale vengono coltivati numerosi altri prodotti biologici, vere e proprie eccellenze agroalimentari uniche al mondo: nel corso degli anni numerose aziende italiane hanno vinto premi prestigiosi nei concorsi internazionali dedicati a prodotti come vino, olio, formaggi. Tra i primati mondiali dell’Italia biologica, uno è veramente speciale: nella categoria confetture e marmellate batte tutti.
 
Con una parte significativa della produzione bio indirizzata all’estero, l’Italia è anche il maggior esportatore mondiale di prodotti biologici (che raggiungono gli scaffali di tutta Europa, Stati Uniti e Giappone) per un valore di circa 1 miliardo di euro.
 
Ciò nonostante i consumi di prodotti bio nel nostro Paese non sono all’altezza dei primati produttivi, poiché si collocano attorno al 3% della spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane, contro quote che per alcune tipologie di prodotti sfiorano il 20% in altri stati europei come Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania e Paesi scandinavi.
 
Il mercato del biologico italiano è stimato in circa 3 miliardi di euro, con circa 1,8 miliardi di vendite al dettaglio in negozi specializzati, supermercati, vendite dirette delle aziende agricole (in particolare olio, vino e ortofrutta), consegne a domicilio e gruppi d’acquisto.
Per quanto riguarda le aree geografiche, il consumo è più forte nelle regioni del Nord Ovest e del Nord Est.
 
La grande distribuzione, pur sensibile al biologico, offre ancora una gamma limitata di prodotti rispetto ai concorrenti europei: basta pensare che il nuovo format di Carrefour in Francia prevede circa 3.000 prodotti biologici, mentre in Italia non superano i 350, anche se tutte le catene propongono una linea di prodotti biologici a proprio marchio, a conferma della domanda dei consumatori.
Nonostante la crisi generale di consumi, gli acquisti di prodotti bio confezionati in Italia hanno continuato a registrare incrementi: nei supermercati il valore è di circa 400 milioni di euro.
 
Il canale dei punti vendita specializzati in soli prodotti biologici (oltre un migliaio di negozi distribuiti in tutta Italia, in prevalenza concentrati al Nord e al Centro) segna regolarmente performance superiori alla grande distribuzione, facendo registrare una crescita media dal 10% (negozi indipendenti) al 15% (punti vendita affiliati in franchising).
 
Analogo andamento positivo per le vendite dirette degli agricoltori (sono circa 2.000 quelli che offrono direttamente al pubblico i loro prodotti in spacci aziendali e nei mercati) e per i gruppi d’acquisto.
 
La ristorazione scolastica vale tra i 200 e i 250 milioni di euro e interessa circa un migliaio di Comuni che ogni giorno forniscono a 1 milione di bambini pasti con prodotti biologici.
 
In aumento i ristoranti che propongono opzioni biologiche: sono ormai quasi 500, in particolare nel centro Italia e nelle grandi città.
 
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