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Nel 2011 l’export agroalimentare supera i 30 miliardi di euro

Nonostante la crisi, sulle tavole mondiali non si rinuncia al Made in Italy. L’export italiano raggiunge nel 2011 il massimo storico oltrepassando per la prima volta i 30 miliardi (+8 per cento).

E' quanto emerge da un'analisi della Coldiretti sulla base degli andamenti registrati dall'Istat nel commercio estero agroalimentare lo scorso anno, dalla quale emergono numerose curiosità come la crescita del 19 per cento nell'export della birra italiana in Gran Bretagna o del 20 per cento del formaggio in Francia.

L’agroalimentare si dimostra ancora una volta leva competitiva fondamentale per trainare il Made in Italy. A crescere all'estero sono stati i settori più tradizionali:

  • i formaggi e i latticini (+15 per cento)
  • il vino (+12 per cento)
  • l’olio di oliva (+9 per cento)
  • la pasta (+8 per cento)
  • i prodotti da forno (+7 per cento)
  • i prodotti da salumeria (+7 per cento).

Stabile il comparto frutticolo: le mele (+22 per cento) hanno controbilanciato il forte calo delle esportazioni di frutta estiva e agrumi. Fortemente negative sono state le esportazioni di ortaggi (-8 per cento).

Tra i principali Paesi di destinazione dell'agroalimentare tricolore si sono verificati aumenti in valore verso:

  • la Germania (+5 per cento)
  • la Francia (+9 per cento)
  • il Regno unito (+3 per cento).

L’incremento medio nell’Unione europea è stato del 6 per cento, più dinamiche le richieste dei Paesi extraeuropei (+15 per cento), tra i quali spiccano gli Stati Uniti (+10 per cento) e il boom del vino italiano in Cina, con una crescita del 65 per cento.

La mancata tutela del marchio Made in Italy costa all’Italia almeno 300mila nuovi posti di lavoro solo nell’agroalimentare e supera i 100 miliardi all’anno di mancato fatturato. E’ quanto è emerso nel corso della mobilitazione a piazza Montecitorio dell’alleanza per il Made in Italy promossa dalla Coldiretti, dalle associazioni dei consumatori e degli ambientalisti alla quale hanno aderito anche molti sindaci provenienti da diverse Regioni.

Il solo mercato delle imitazioni dei prodotti italiani all’estero “Italian sounding”, reso possibile dalla insufficiente attenzione ai negoziati sul commercio internazionale, vale 60 miliardi di euro.

Fonte: Coldiretti