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Lombardia: 100 mila le imprese innovatrici

Il 4% delle imprese lombarde è innovatrice, più del 25% è aspirante innovatrice e il 70% è inerte (non pone l'innovazione al centro della propria strategia e si limita a reagire ai cambiamenti congiunturali). Sommando le innovatrici e le aspiranti si arriva a quota 100 mila imprese.

Questi alcuni dei dati sull'orientamento all'innovazione delle imprese lombarde che emergono da una stima della Camera di commercio di Milano e dal rapporto Studio della domanda e dei bisogni dei servizi a supporto dell'innovazione della Camera di Commercio di Milano realizzato con la collaborazione del Politecnico di Milano – Dipartimento di ingegneria gestionale.

Le imprese che già innovano ritengono che avrebbero potuto fare di più (55%), oltre la metà delle aspiranti e il 79% delle inerti pensa invece che non avrebbe potuto agire diversamente.
I motivi della rinuncia all'innovazione? La mancanza di risorse finanziarie, di risorse umane adeguate e di un vantaggio competitivo rilevante.

SINTESI DELLA RICERCA

Il campione

1.000 imprese (22% settore costruzioni, 21,6% fabbricazione macchine utensili e apparecchi meccanici, 9,9% editoria, 0,5% zootecnia, 4,3% biotech non alimentari, 0,8% raccolta, distribuzione e depurazione acqua). Il 64% realizza prodotti, il resto servizi.

Il 47% dichiara un fatturato fino a 2 milioni di euro, il 40% da 2 a 10 milioni di euro, il 9% da 10 a 50 milioni di euro e il 4% superiore ai 50 milioni di euro. Solo il 45% ha un fatturato di provenienza estera (per il 9% è superiore alla metà del proprio fatturato).

Il 92% ha meno di 50 addetti, il 61% meno di 15 addetti. Il 21% ha più di 40 anni di vita; il 29% è nata nel decennio 1975-1984; il 12% è nato dopo il 1995.

Profilo dell'impresa innovatrice

Il 4% delle imprese si possono definire innovatrici, diffuse soprattutto tra quelle di una certa età (l'8,3% di quelle nate prima del 1965), con più di 50 addetti (14,3% della categoria) e considerevoli fatturati (10,3% delle imprese con più di 50 milioni di euro di fatturato e 8% delle imprese con fatturato compreso tra 10 e 50 milioni di euro).

I settori di maggiore concentrazione:

  • l'ICT con oltre una impresa del settore su cinque (20,6%)
  • il design (8,3%)
  • le biotecnologie agro-alimentari (8,2%).

Offre prodotti (5,8% rispetto al 0,8% delle imprese di servizi) e in un caso su dieci ricava dall'estero oltre il 50% del proprio fatturato (il 12,4% ricava dall'estero tra il 21% e il 50% del proprio fatturato).

E' una impresa che brevetta (47,4%), ha regolari rapporti con università e centri di ricerca (42,5%) e offre stage agli universitari (30%), vanta in organico dei laureati (65,8%) e ha addetti impegnati in attività di ricerca (81,6%) e in uffici tecnici e di sviluppo (84,6%).
Il 51,4% re-investe in innovazione fino al 5% del fatturato, l'11,4% oltre il 10%.

Nel 62,5% dei casi ha chiesto finanziamenti pubblici per innovare, si informa partecipando a convegni sulle nuove tecnologie (62,5%) e programma piani per le innovazioni future (45%), ma usa ancora poco i software specializzati per la gestione dei progetti (30%) e solo in un caso su dieci stabilisce incentivi per il personale associati all'innovazione.
Utilizza servizi di supporto per le richieste di finanziamenti pubblici per l'innovazione (57%), si rivolge a enti istituzionali nel 30% dei casi. Privilegia le associazioni territoriali/di categoria (58%) e le Camere di commercio (50%) mentre per la progettazione innovativa e studi di fattibilità gli interlocutori privilegiati sono le università ed i centri di ricerca.

Profilo dell'impresa aspirante innovatrice

La ricerca identifica due tipologie:

  • aspiranti innovatrici, che coscienti del valore dell'innovazione non sono state ancora in grado di introdurre innovazioni rilevanti neppure su scala nazionale
  • aspiranti ad alto potenziale, che non hanno introdotto innovazioni rilevanti per il mercato globale, ma hanno saputo innovare a livello nazionale.

Profilo che riguarda il 27% delle imprese, con ad alto potenziale il 7%. E' aspirante innovatrice soprattutto l'impresa che offre prodotti (31% contro il 18,4% delle imprese che offrono servizi).
Sono il 43,8% delle imprese biotecnologiche alimentari ed il 37,5% del design anche se le aspiranti innovatrici a più alto potenziale si occupano di biotecnologie non alimentari (16.3%) e nuovi materiali (12,3% del settore).
Il 29,7% sono nate prima del 1965 e il 34,9% tra 1965 e 1974.

Forti nella classe di addetti tra 16 e 50 (33,4% del totale), con fatturato medio alto (38,7% delle imprese con fatturato compreso tra 10 e 50 milioni di euro e 35,9% superiore a 50 milioni), prodotto in misura ridotta all'estero (fino al 10% per il 36,4% delle imprese, dall'11% al 20% per il 29%).

Investono poco in innovazione, il 42,2% addirittura nulla, e solo poco più di una su quattro investe fino al 5% del proprio fatturato.
Il 16,4% possiede brevetti, solo il 6,5% mantiene contatti regolari con centri di ricerca e università.
L'80% delle aspiranti innovatrici ha un ufficio tecnico o di sviluppo e il 42% degli addetti impegnati in attività di ricerca.

Il 49% ha dei laureati in organico che però provengono poco dalle lauree tecnico-scientifiche (solo il 6,5% ha assunto neolaureati in discipline tecnico-scientifiche negli ultimi due anni) e solo il 13,6% attiva stage con le università.
Il 63% ha formalizzato un piano per introdurre innovazioni future e il 57% ha predisposto addirittura dei piani di finanziamento ad hoc e per raggiungere queste innovazioni prevedendo incentivi (15,6%) e corsi di formazione sul project management (17,1%) per il personale.

Il 47% partecipa a convegni sui trend teconologici e solo il 18,6% ha chiesto negli ultimi due anni finanziamenti pubblici per l'innovazione, rivolgendosi soprattutto ad associazioni di categoria o territoriali (77%) e Camere di commercio per il supporto nella richiesta.

Profilo dell'impresa inerte

Il 69% del campione subisce l'innovazione. Opera soprattutto nell'editoria (78,8% del settore), fabbricazione macchine e apparecchi meccanici (77,3%), costruzioni (75%) e moda (70,2%). I settori meno inerti sono l'ICT (47,1%) e le biotecnologie agroalimentari (48%).

Rientra nella classe di fatturato inferiore (il 75% ha un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro), spesso interamente prodotto in Italia (è inerte il 77% delle imprese che non fattura all'estero).
Appartiene alle classi di addetti inferiori (75,2% di quelle con meno di 15 addetti) e opera nei servizi (80,8% del settore contro il 63,2% delle imprese di prodotto).
Il 72% è nata dopo il 1975 e ha la certezza che non avrebbe potuto innovare di più negli ultimi anni (78,7%).

Il 53,1% non investe in innovazione, solo il 23,2% vi investe più del 5% del proprio fatturato.
Solo il 12,8% possiede brevetti il 3,4% cura regolarmente rapporti con università e centri di ricerca.
Il 25,8% ha addetti impegnati in attività di ricerca, il 36,5% ha laureati in organico (solo il 2,6% ha però assunto negli ultimi due anni laureati in discipline tecnico scientifiche) e l'11,1% ha attivato negli ultimi due anni stage in collaborazione con le università.
Meno del 3% ha piani formalizzati per l'introduzione di future innovazioni, una su otto si premura di realizzare ricerche di mercato prima di innovare. Solo il 2% lega l'innovazione ad incentivi per il personale. Il 28,6% partecipa a convegni sui temi tecnologici ma solo il 22,4% li considera importanti per la propria azienda.

Solo l'11,4% è ricorsa negli ultimi due anni al finanziamento pubblico per l'innovazione, e l'11% si è appoggiata ad enti istituzionali per supportare la richiesta di finanziamento. Per tale supporto scegli soprattutto le associazioni di categoria/territoriali (69%) e le Camere di commercio (35%).


Settore: ICT, media, Servizi all'impresa