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La moda maschile italiana nel 2011

Secondo i dati di Sistema Moda Italia, la moda maschile italiana (aggregato che comprende abbigliamento in tessuto, maglieria esterna, camiceria, cravatte e abbigliamento in pelle) nel 2011 registra una crescita pari al 4,2% su base annua, cui corrisponde un turnover di oltre 8,4 miliardi di euro.

Alle performance settoriali hanno contribuito positivamente le vendite estere, in crescita del +11% circa, mentre il mercato domestico ha evidenziato un ulteriore pesante arretramento. L’export settoriale raggiunge quota 4,9 miliardi di euro circa e si avvicina ai livelli pre-crisi. Il tasso di incidenza dell’export sul fatturato settoriale sale dal 54,2% del 2010 al 57,7% nel 2011.

Sul fronte dell’import, al rimbalzo post-recessivo fa seguito una decelerazione del tasso di crescita nel 2011, corrispondente ad una variazione del +8,6%, che porta il valore complessivo delle importazioni di menswear a 3,9 miliardi. Il saldo commerciale, dopo i significativi arretramenti del 2008-2010, si riavvicina al miliardo di euro.

Con riferimento ai singoli comparti, si rileva il ritorno in area positiva per il segmento preponderante ovvero il vestiario esterno, che chiude l’anno con un recupero del +4,7%. Prosegue il trend favorevole avviatosi già nel 2010 per la maglieria esterna e l’abbigliamento in pelle, rispettivamente in crescita del +4,4% e del +9,2%. Anche la camiceria maschile evidenzia un aumento, contenuto però al +1,9%. Nessuna inversione di tendenza si rileva, invece, per il comparto delle cravatte, che resta in territorio negativo (-2,6%).

Il valore della produzione (variabile che stima l’attività produttiva italiana al netto della commercializzazione dei prodotti importati) dopo un triennio di arretramenti risulta stabile sui livelli del 2010 (+0,2%).

Con riferimento, invece, al consumo delle famiglie italiane, il 2011 non presenta notizie favorevoli: le rilevazioni effettuate da Sita Ricerca per conto di SMI indicano per l’anno solare 2011 un nuovo decremento del sell-out, corrispondente al -4,2%.

Performance sui mercati esteri

Nel 2011 l’export di moda maschile è tornato ad esprimere appieno le proprie potenzialità sui mercati internazionali:

  • il vestiario esterno (che nel 2010 aveva accusato ancora una flessione) ritrova finalmente slancio, crescendo del +11,5%
  • maglieria esterna e camiceria sono cresciuti rispettivamente del +10,1% e del +10,8% l’abbigliamento in pelle mostra un +19,6%
  • la cravatta registra, invece, un dato meno brillante, contenendo l’aumento del +1,3%, con quelle in pura seta ferme al +0,2%.

Con riferimento agli sbocchi commerciali, il maggior dinamismo ha interessato le aree extra-UE, risultate in crescita del +20,7% su base annua. Al contrario, la UE ha frenato l’incremento al +4,2%, sperimentando, in particolare nella fase finale del 2011, un ridimensionamento non marginale del tasso di crescita (nei primi nove mesi l’area comunitaria aveva infatti segnato una variazione del +8%). In virtù di una simile performance, si rafforza l’incidenza dell’export extra-UE sul totale, che sale al 44,4% dal 41% circa del 2010.

La Francia, che si conferma la prima destinazione del menswear italiano con una quota del 13,2% sull’export di comparto, archivia il 2011 con una crescita del +7,3%; terzo partner, la Germania evidenzia, invece, un aumento del +5,1%, mentre la Spagna registra un +4,3%. Best performer tra i tradizionali mercati di breve raggio risulta essere il Regno Unito: l’export verso tale Paese è cresciuto, infatti, del +11,9%.

Nel caso dei mercati extra-UE, gli USA si sono mantenuti particolarmente dinamici, con vendite in aumento del +21,3% e corrispondenti a 430 milioni circa. Sul fronte asiatico, sia Hong Kong sia il Giappone hanno messo a segno crescite molto sostenute, rispettivamente pari al +42,6% e al +23,7%.

La stessa Cina, grazie ad un aumento dell’ordine del +72%, raggiunge 113 milioni di euro nel 2011. Non di meno, l’export diretto in Russia presenta una dinamica positiva del +15,3%.

Con riferimento all’import, cresciuto mediamente del +8,6% su base annua, primo mercato di approvvigionamento si conferma la Cina, con un’incidenza del 28,1% sul totale di moda uomo proveniente da oltremare. Gli altri principali supplier, sia di breve sia di lungo raggio, risultano staccati dalla potenza asiatica di almeno 900 milioni di euro, coprendo tra l’8,4% e il 2,7% dell’import di comparto. Mentre la Tunisia si è rivelata sostanzialmente stabile sui livelli del 2010 (arrestando l’aumento al +0,4%), ritmi di crescita significativi hanno interessato la merce proveniente da Romania (+16,7%), Bangaldesh (+27,4%) e Turchia (+14,6%).

Quale 2012 per la moda maschile?

Il trend favorevole che ha caratterizzato la moda maschile nel 2011 dovrebbe assistere ad una (per certi versi fisiologica) decelerazione dei ritmi di crescita, la cui entità risulta oggi, in un contesto macroeconomico profondamente incerto, oltremodo azzardato quantificare.

Saranno soprattutto le aree extra-UE, come già nel 2011, a rivelarsi i mercati più ricettivi e dinamici del menswear italiano, supportando in tal modo le performance settoriali. Non mancheranno, invece, criticità sul fronte europeo, Italia compresa.

Il mercato francese, sulla base dei dati relativi ai primi quattro mesi del 2012, ha assistito ad un ripiegamento delle vendite di prêt-à-porter maschile, facendo segnare un calo del -2,6% (pur decisamente confortante rispetto alla ben più gravosa flessione evidenziata dal segmento femminile), con l’indipendente multimarca che ha, tuttavia, contenuto le perdite al -1,7% (cfr. IFM - Distribilan, Giugno 2012).

Di contro, secondo le statistiche ufficiali rilasciate dallo US Census Bureau le vendite al dettaglio dei “men’s clothing stores” si sono confermate in crescita: il primo trimestre 2012 segna, infatti, una dinamica in aumento pari al +5,5% rispetto al corrispondente periodo del 2011 (dati provvisori, non destagionalizzati).

Sulla base dei risultati dell’Indagine Campionaria condotta da SMI presso un panel di aziende operanti nella moda uomo, nel primo trimestre 2012 il fatturato estero si mantiene ancora in crescita (+7,9% rispetto al primo trimestre 2011), mentre il fatturato italiano risulta pressoché fermo sui livelli del medesimo periodo dello scorso anno.

Con riferimento, invece, agli ordini, la raccolta effettuata sempre nel primo trimestre del 2012 mostra un incremento del +5,5% nel caso del mercato estero, mentre accusa già una flessione del -4,7% nel caso del mercato italiano. Il medesimo campione, interrogato sull’evoluzione della congiuntura, si divide tra quanti, pari al 41,7% degli intervistati, confidano in una “stabilità” e quanti, invece, pari al restante 58,3%, temono un peggioramento.

Fonte: Smi (19 giugno 2012)