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Going global: nuove strategie di internazionalizzazione

Il report “Going global” di KPMG Advisory delinea i trend dello scenario competitivo mondiale e fornisce consigli utili alle aziende italiane per affrontare, nel prossimo futuro, i più promettenti mercati internazionali.

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Gli analisti KPMG partono da tre considerazioni di carattere generale.

  • La redistribuzione di potere economico e politico a livello globale ha spostato radicalmente il baricentro della domanda e dell’offerta (nel decennio 2000 - 2010 i BRIC hanno aumentato la loro quota nella produzione industriale globale dal 12,8% al 30,6%). Questo trend offre all’Italia (che è ancora il settimo paese manifatturiero al mondo)  notevoli opportunità legate alle esportazioni di beni d’investimento, tra cui in particolare la meccanica strumentale.
  • Nel prossimo futuro la ripresa dell’economia mondiale si svilupperà a due velocità. Da un lato, con tassi di crescita modesti (intorno al 2,5%) le economie avanzate, dall’altro, con livelli di sviluppo elevati, le economie emergenti che continueranno a richiedere tecnologie avanzate per proseguire i processi d’innovazione e aumento della produttività attualmente in corso.
  • Il passaggio da un modello di capitalismo manifatturiero a un modello di capitalismo dei servizi (o del terziario) è destinato a consolidarsi. Il servizio associato al prodotto, può arrivare a sostituire, in un certo senso, il prodotto stesso. Innovare significa creare continuamente nuove formule di prodotto-servizio in grado di generare vantaggio competitivo. 

I mercati più promettenti per il made in Italy

Gli aumenti di reddito che si registreranno nel medio periodo nei paesi emergenti consentiranno un ampliamento della classe media (tuttavia, i livelli di PIL pro-capite nei mercati emergenti rimarranno ancora inferiori rispetto alla media dei paesi avanzati).

Nei prossimi cinque anni, i consumi privati mostreranno una crescita a due cifre in Cina, Brasile, India, Russia, Indonesia e Argentina. Positive le previsioni anche per Corea del Sud, Turchia, Polonia e Messico.

Per operare con successo in questi mercati le imprese italiane dovranno:

  • adeguare l’offerta al potere d’acquisto e alle necessità locali
  • puntare sulla fascia medio alta del mercato
  • governare catene del valore innovative, in cui il servizio diventa il primo fattore competitivo per l’innovazione del business.

Nei prodotti ad alto valore percepito, i fattori di successo dipendono dalla capacità di offrire prodotti luxury o di nicchia o personalizzati o innovativi.

  • Nel caso di beni di lusso, la percezione del valore può essere connessa al brand, oppure dipendere dalla capacità di personalizzazione e dall’offerta di servizi aggiuntivi unici, che consentono alla clientela di vivere emozioni ed esperienze esclusive.
  • Allo stesso modo i prodotti di nicchia, siano essi beni d’investimento per specifici utilizzi (come macchinari e dispositivi) o prodotti di consumo per determinati segmenti di clientela, offrono un alto livello di specializzazione e personalizzazione.

Una possibile strategia di successo per il Made in Italy potrebbe essere proprio quella di penetrare un numero sempre maggiore di nicchie, ad alta specializzazione, molto differenziate e innovative.

Evoluzione dell’export italiano

L’Italia è l’ottavo paese esportatore al mondo e al quinto posto in Europa. Le nostre esportazioni rappresentano oggi il 3,1% dell’export mondiale (quota, destinata a ridursi progressivamente nei prossimi anni a seguito della competizione internazionale e dell’imporsi di nuovi attori).

Dopo il calo del 19,5% registrato nel 2009, l’export italiano è tornato a crescere nel 2010 (+9%) e continuerà ad aumentare nei prossimi anni, anche se con tassi di sviluppo più contenuti, intorno al 7%. L’export ha rappresentato, nel 2010, il 28% del PIL italiano.

In generale, le nazioni europee si confermano come il principale mercato di sbocco delle produzioni italiane, con nove nazioni nelle prime dieci posizioni. La Germania è il nostro primo mercato, con circa il 13% del totale esportazioni. Gli Stati Uniti si posizionano al quarto posto, con il 6% delle esportazioni italiane.

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Il primo mercato di sbocco appartenente al gruppo dei paesi emergenti è la Cina, in undicesima posizione, con una quota di mercato del 2% sulle nostre esportazioni, seguita da Russia e Turchia, che stanno guadagnando posizioni.
I paesi emergenti, pur non costituendo il principale mercato di sbocco delle nostre esportazioni, sono quelli che dimostrano, per i prossimi anni, i tassi di crescita dell’export italiano più interessanti.

Oltre ai BRIC si parla ormai sempre più frequentemente di Next Eleven (N11), undici paesi emergenti ad alto potenziale di crescita (Bangladesh, Egitto, Indonesia, Iran, Corea del Sud, Messico, Nigeria, Pakistan, Filippine, Turchia e Vietnam), che potranno giocare un ruolo chiave nello sviluppo economico globale.

Evoluzione dei modelli di business

Per innalzare il livello delle competenze organizzative e produttive delle imprese italiane KPMG suggerisce un percorso di revisione focalizzato su 5 aree: Operations, Finanza, ICT, Marketing e Organizzazione.

Operations

Le aziende stanno cambiando in modo radicale regole e geografie delle loro catene logistico-produttive. I processi di simulazione consentono di predisporre al meglio la strategia, chiarendo quali sono i mercati da servire, con quali prodotti e secondo quali modalità produttive e distributive.

Solo investendo in maniera combinata nella simulazione dinamica, nel controllo e nella standardizzazione dei processi, è possibile trasformare la complessità delle nuove supply chain, da fonte di costo e possibile disservizio/perdita d’immagine nei confronti dei clienti, in una leva di vantaggio competitivo basata sulla riduzione dei costi del prodotto e l’incremento del livello di servizio.

Finanza

Per garantire disponibilità finanziaria su scala globale servono nuovi modelli di gestione della liquidità e della finanza. L’evoluzione del contesto competitivo richiede di interpretare la nuova 'geografia finanziaria' in termini di contesto politico ed economico, regolamentazione e normativa bancaria, tassazione, gestione della liquidità internazionale, infrastrutture, organizzazione e processi.

Il modello finanziario a cui tendere è quello di una gestione accentrata con vista globale che permetta di governare la liquidità con opportuni strumenti di gestione effettiva e virtuale, pianificazione e simulazione di strategie alternative di investimento.

ICT

L’ICT è un elemento indispensabile per fare sistema soprattutto in un contesto come quello italiano caratterizzato da un tessuto produttivo composto prevalentemente da PMI. L’ICT si può configurare come un vero e proprio collante di un sistema produttivo a rete, favorendo processi d’integrazione tra imprese di filiera e/o abilitando la collaborazione e l’attivazione di processi d’innovazione tra imprese eterogenee.

La revisione degli assetti ICT e l’individuazione di soluzioni 'digitali' vincenti è un processo articolato, ma che una volta attivato consente importanti recuperi di competitività e un sostegno di valore allo sviluppo di nuovi mercati.

Marketing

Per competere a livello internazionale, le imprese devono mantenere al centro delle strategie il cliente. La Direzione Marketing deve reinventarsi e proporsi sempre di più come Direzione Clienti, assumendo un ruolo di cabina di regia su tutte le funzioni che hanno una proiezione sul cliente: dalla R&D, al customer care, dalle ricerche di mercato al CRM. Il marketing deve avere un ruolo guida nel ripensare target di clientela, promuovere l’innovazione di prodotto, valorizzare segmenti di clientela non pienamente serviti.

Organizzazione e innovazione manageriale

La revisione del modello organizzativo è un processo complesso, ma che una volta attuato consente importanti recuperi di competitività.

Il modello di management a cui tendere punta all’annullamento delle gerarchie, tramite organizzazioni piatte, flessibili e aperte, pensate secondo logiche di comunicazione a rete, che prevedono un super riconoscimento delle idee a maggior valore aggiunto, con tanti piccoli team autonomi, ma interconnessi che sono responsabilizzati sulla ricerca dell’innovazione.

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