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Relazioni economiche Paesi Bric - Italia

L’Ufficio Informazione Economica e Statistica della Camera di Commercio di Milano ha realizzato uno studio sull’interdipendenza economica tra Italia e Paesi Bric.

L’acronimo BRIC identifica 4 Paesi con alti tassi di crescita (Brasile, Russia, India e Cina). Secondo le stime fatte da G&S, questi Paesi sono destinati a diventare, entro il 2050, economie dominanti (non a caso hanno recentemente ottenuto maggiori percentuali di voto, a discapito dei Paesi industrializzati, nel sistema di votazione del Fondo Monetario Internazionale).

La recessione è stata accusata pesantemente dalla Russia (nel 2009 -7,9% in termini reali) e in misura molto minore dal Brasile (-0,2%). Entrambi, infatti, sono economie con una forte inclinazione all’esportazione di materie prime, la cui domanda e con essa i prezzi, durante la crisi, sono crollati.

Di ciò ne ha risentito particolarmente la Russia, forte esportatore di prodotti energetici. Nel 2010, con la ripresa dei prezzi delle commodities e soprattutto del petrolio, l’economia russa ha visto un miglioramento del 3,7%.

L’effetto della crisi in Brasile è stato meno severo, grazie alla stabilità macroeconomica di cui gode il Paese e alla diversificazione della sua economia (il Pil reale è cresciuto del 7,5% nel 2010).

In India e in Cina, il rallentamento del 2009, causato principalmente dal calo dell’export, è stato contrastato da piani di investimenti pubblici che hanno stimolato la crescita. Nel 2010, la ripresa delle esportazioni ha riportato la crescita del Pil al 9,7% in India e al 10,5% in Cina.

L’indice HDI (Human Development Index) che prende in considerazione diversi aspetti sociali, quali la speranza di vita, l’educazione e il reddito è cresciuto per tutti e quattro i BRIC, anche se ancora lontano dai livelli delle economie mature.

Le economie dei BRIC sono prevalentemente caratterizzate da un saldo positivo della bilancia commerciale che, con gli anni, si è sempre più accentuato. Esportano prevalentemente beni a basso valore aggiunto, ma importano prodotti ad alto livello aggiunto, come i prodotti tecnologici innovativi.

La Cina, dopo aver superato recentemente la Germania, guida la graduatoria delle esportazioni mondiali e figura al secondo posto della classifica delle importazioni mondiali.

Il Brasile commercia principalmente con l’Argentina, la Germania e il Giappone, mentre la Russia con i Paesi dell’Est Europa. Per questioni di vicinanza, l’India e la Cina commerciano soprattutto con i mercati asiatici, anche se la Cina è presente in moltissimi altri mercati.

Nel corso di quest’ultimo decennio, i Bric hanno offerto nuove opportunità all’espansione del made in Italy, in un momento in cui il commercio Ue si è ritrovato in affanno. Il 13,8% delle importazioni italiane del 2010 proviene dai BRIC e il 7% del nostro export va verso questi Paesi.

L’interscambio commerciale

L’interscambio Italia-BRIC è più intenso di quello esistente tra questi ultimi e i Paesi Ocse in generale. Questo dato dimostra la progressiva importanza che i BRIC stanno ricoprendo per l’Italia e può essere letto come segnale della solidità dei rapporti commerciali che negli anni si sono instaurati.

Guardando ai singoli contribuiti apportati da ciascun Paese, spicca notevolmente quello della Cina, seguita dalla Russia, India e infine Brasile.

Nel 2010, il made in Italy ha guadagnato più terreno verso i BRIC che rispetto a tutti gli altri Paesi del mondo: fanno da traino le esportazioni in Brasile, cresciute del 44%, seguite da quelle verso la Cina aumentate del 30%.

Il disavanzo esistente è riconducibile soprattutto alla Cina e alla Russia, per le quali sussiste un grande divario tra il valore delle merci importate ed esportate, in favore delle prime. Meno marcato è invece il passivo con l’India, mentre il saldo del Brasile è diventato positivo nel corso degli ultimi due anni.

La maggior parte degli scambi nazionali con i Paesi Bric riguarda prodotti del settore manifatturiero (76% delle importazioni) e corrisponde alla quasi totalità delle esportazioni (97%).

A livello disaggregato, i principali prodotti importati dall’Italia sono materie prime (estrazione di minerali e prodotti in metallo), che pesano per il 22% delle importazioni totali; a seguire vi sono articoli di abbigliamento e i prodotti tessili, che incidono per il 17%. Un’altra fondamentale categoria di beni in ingresso è quella che include le macchine e le apparecchiature meccaniche, elettriche ed elettroniche, che valgono il 24% del totale.

Quest’ultima tipologia di apparecchiature è anche un importantissimo bene di esportazione, che vale il 47% del totale. Altre merceologie che l’Italia esporta verso i BRIC sono i mezzi di trasporto, i prodotti chimici e farmaceutici e i prodotti tessili e dell’abbigliamento, che incidono rispettivamente l’8,7%, l’8,4% e l’11,5% del totale export.

  • Il Brasile importa dall’Italia prevalentemente prodotti di meccanica strumentale, elettronica ed elettrotecnica, autoveicoli, mentre esporta materie prime estrattive e agroalimentari.
  • La Russia invece importa macchinari e attrezzature (meccaniche e elettroniche), prodotti tipici del made in Italy, come abbigliamento, ed esporta materie prime energetiche, soprattutto gas naturale, nella cui produzione è leader mondiale.
  • L’India importa macchinari elettrici ed elettronici, in particolar modo macchine utensili per l’industria ed esporta prodotti dell’industria tessile, prodotti dell’industria siderurgica e veicoli.
  • La Cina, come gli altri BRIC, importa dal settore della meccanica strumentale e da quello tessile mentre esporta macchine e apparecchi elettrici, metalli e prodotti in metallo, prodotti tessili e abbigliamento.

L’interscambio di servizi

Mentre per quanto riguarda gli interscambi commerciali i Paesi BRIC svolgono un ruolo crescente per l’Italia, a livello di scambi di servizi il loro ruolo non è ancora determinante. Nel complesso, considerando i flussi di tutti e quattro i Paesi, i crediti incidono per l’1,3% del totale mondiale mentre i debiti pesano l’1,5%. A livello di singoli Paesi, l’Italia esporta servizi soprattutto verso Brasile (0,5%), mentre li importa principalmente dalla Cina (0,8%).

La posizione di disavanzo che l’Italia ha in relazione ai BRIC, è determinata fondamentalmente dalla Cina, con la quale l’Italia ha un debito di 400 milioni di Euro; mentre con il Brasile e la Russia si trova in una posizione di avanzo.

Gli effetti negativi della crisi finanziaria si sono riversati anche sull’interscambio dei servizi, con una contrazione registrata a livello di esportazioni più consistente (-11,7%) di quella subita a livello dei importazioni (-8,8%). Con i Bric, la flessione degli scambi è risultata più marcata di quanto sia successo a livello mondiale, sia per quanto riguarda le esportazioni (-16,1%) che le importazioni (-15,1%).

Sia a livello di crediti che di debiti, i maggiori servizi che l’Italia vende ed acquista sono quelli rivolti alle imprese e quelli legati ai viaggi all’estero.

Per quanto riguarda i servizi alle imprese, che includono per esempio le attività relative al marketing, alla pubblicità e ai servizi di consulenza, sono principalmente forniti dall’Italia al Brasile e alla Russia, mentre li acquistata nella maggior misura dall’India e dalla Cina. Altre voci che hanno un peso importante nella nostra Bilancia dei pagamenti nei confronti di questi Paesi sono i trasporti, soprattutto per la Cina e la Russia, le costruzioni per la Russia, le royalties e licenze per il Brasile.

Gli investimenti diretti esteri (IDE)

A livello contabile, viene considerato IDE solo un investimento che permetta di detenere almeno il 10% del capitale sociale.

Nel 2008 e 2009 i flussi mondiali di investimenti esteri diretti hanno registrato un sostanzioso calo in tutto il mondo. Le difficoltà di accesso al credito per le aziende e la minor disponibilità di liquidità hanno influito negativamente sugli IDE dei Paesi maggiormente sviluppati.

Negli ultimi anni i BRIC sono stati, tra i Paesi in via di sviluppo, quelli più attrattivi in termini di investimenti mondiali (la loro incidenza, per quanto riguarda i flussi in entrata, è passata dal 9,7% del 2006 al 17,4% del 2009).

Anche il loro peso nel mondo in termini di flussi in uscita è aumentato, anche se in misura minore, passando dal 6,2% del 2006 al 9% del 2009.

Per analizzare questo fenomeno ci è avvalsi della banca dati Reprint che contiene i dati annualmente raccolti in tema di internazionalizzazione dell’industria italiana dei seguenti settori: industria estrattiva, industria manifatturiera, costruzioni, energia elettrica, gas e acqua, commercio all'ingrosso (filiali commerciali delle imprese manifatturiere, imprese specializzate nel commercio business to business), servizi alle imprese, tra i quali logistica e trasporti, servizi ICT (software e telecomunicazioni).

Di contro vengono esclusi dalla banca dati, a causa soprattutto della difficoltà nel reperimento dei dati, i seguenti settori: agricoltura, commercio al dettaglio (grande distribuzione, negozi), turismo (agenzie turistiche, bar, ristoranti, alberghi. etc...), servizi bancari, assicurativi e finanziari, servizi sociali e personali.

Alla luce delle informazioni contenute nella banca dati Reprint, gli investimenti fatti dai Paesi BRIC in Italia in relazione al resto del mondo sono ancora poco incisivi, mentre sono più corposi quelli italiani nei BRIC. Tuttavia il numero di partecipazioni BRIC, nel corso dell’ultimo decennio, è cresciuto del 471% in Italia.

Mentre la maggior parte delle imprese BRIC presenti in Italia sono in Lombardia, con una quota nel 2010 pari al 48%, il 38% delle imprese italiane che investono nei BRIC provengono dalla Lombardia.

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