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Doing business in Italy 2013

Banca Mondiale e International Finance Corporation hanno pubblicato “Doing Business in Italy 2013” che analizza le norme che regolano il business in 13 città (Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, L’Aquila, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Potenza, Roma e Torino) e le performance di 7 porti (Cagliari, Catania, Genoa, Gioia Tauro, Napoli, Taranto e Trieste).

Il report considera le seguenti 5 fasi del business di una Pmi per individuare gli indicatori sulla base dei quali fare un confronto con altri 185 Paesi:

  • intraprendere un’attività imprenditoriale
  • ottenere permessi e concessioni edilizie
  • proteggere la proprietà intellettuale
  • tempi e costi necessari per gestire le controversie commerciali
  • gestire attività di import export.

L’obiettivo degli analisti è quello di dare una sorta di “pagella” al sistema Paese e di fornire una risposta articolata alla domanda: in quale zona d’Italia è più facile sviluppare un nuovo business?

La prima considerazione di carattere generale è che, in Italia, le differenze territoriali sono realmente ampie. Ad esempio, per ottenere dal Comune una concessione edilizia a Catanzaro o a Palermo sono necessari 6 mesi, a Campobasso, Napoli e Potenza 3 mesi, mentre a Milano il tutto si risolve in un mese.

Gli analisti della Banca Mondiale precisano che, se le amministrazioni locali più “lente” prendessero esempio da quelle virtuose, l’attrattività del paese Italia potrebbe migliorare in maniera molto significativa senza interventi normativi o strutturali.

Dal 2005 il contesto normativo locale per le imprese che vogliono operare in Italia è migliorato (in questo lasso temporale sono state realizzate 14 riforme istituzionali e strutturali).

Da segnalare la maggior facilità nella fase di start up del business grazie alla riduzione della burocrazia, alla razionalizzazione e semplificazione delle varie procedure e alla diffusione degli strumenti digitali.

A Milano, Padova e Roma, ad esempio, un imprenditore può completare le procedure per avviare un’attività in soli 6 giorni (come negli Stati Uniti o in Danimarca). Meno felice la situazione per quanto riguarda i costi necessari ad avviare un’attività imprenditoriale (anche se il Decreto Cresci Italia ha introdotto la Società a responsabilità semplificata con un capitale minimo richiesto simbolico di 1 euro).

Buona la situazione anche per quanto riguarda i tempi e i costi necessari a proteggere la proprietà intellettuale. Sono necessarie 4 procedure che si possono gestire in 18 giorni (a fronte della media europea di 5 procedure e 27 giorni).

Le sfide da affrontare sono ancora molte. In particolare, il tempo di risoluzione delle dispute commerciali, quello per ottenere gli assensi edilizi locali e nazionali e quello di movimentazione delle merci nei porti, sono eccessivamente lunghi rispetto a quelli garantiti agli investitori stranieri dai paesi economicamente più avanzati. Altro capitolo dolente è quello legato alla percezione del livello di corruzione, molto più alto rispetto a quello dei paesi virtuosi.

Sistema portuale

I 7 porti analizzati vengono divisi in due categorie:

  • i porti gate way (Genova, Napoli e Trieste) al centro dei traffici internazionali che offrono servizi logistici integrati (magazzini, movimentazione merci, servizi doganali)
  • e i porti regionali (Catania, Taranto, Gioia Tauro e Cagliari) che servono prevalentemente il mercato interno e si appoggiano ai porti hub per il trasferimento internazionale dei container.

Nella prima categoria il porto più efficiente è quello di Genova, mentre nella seconda categoria è Catania.

L’indicatore per l’analisi comparata prende in considerazione i tempi, i costi e il numero di documenti necessari per importare – esportare un container via mare e i servizi logistici e i tempi di collegamento tra l’entroterra, in cui normalmente le imprese hanno i loro magazzini, e gli sbocchi portuali.

In tutti i porti considerati dallo studio sono necessari 4 documenti sia per l’import che per l’export (in linea con le performance dei paesi economicamente più avanzati).

Il confronto internazionale peggiora per quanto riguarda i tempi (19 giorni) e i costi necessari a esportare un container (1.006 dollari). Tanto per dare un’idea nel porto di Amburgo sono necessari 7 giorni e il costo è pari a 872 dollari).

Per importare gli imprenditori italiani impiegano 17 giorni e pagano 1.131 dollari a fronte dei 6 giorni e 1.045 dollari del porto di Southampton, nel Regno Unito.

Enrico Forzato

Fonte: World Bank


Paese: Italia