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Annuario commercio estero e attività internazionali delle imprese: edizione 2011

Le esportazioni italiane sono cresciute nel 2010 del 15,8%. Nei primi cinque mesi del 2011 l’export è invece cresciuto del 18%.

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L’Annuario, frutto della collaborazione fra Ministero dello Sviluppo Economico e Istat, fornisce informazioni che consentono di valutare il posizionamento competitivo delle imprese italiane sui mercati internazionali nel 2010, anno di forte ripresa del commercio mondiale in uno scenario caratterizzato da opportunità, ma anche da persistente incertezza.

Il settore dei macchinari rappresenta la prima voce all’estero. Germania e Francia restano i principali paesi di sbocco del made in Italy, ma tassi di crescita record si sono registrati nei confronti dei nuovi attori dell’economia globale:

  • Brasile (+44%)
  • Turchia (+42%)
  • Cina (+30%)
  • Russia (+23%).

Nel 2010, il commercio mondiale di beni ha raggiunto il valore di 15.238 miliardi di dollari (+21,7% sul 2009 ma -5,4% rispetto ai livelli del 2008), trainato dalla crescita dei volumi (+14,5% sul 2009) e, in misura più contenuta, dei valori medi unitari (+6,3%).

Sempre nel 2010, gli scambi mondiali di servizi sono stati pari a 3.664 miliardi di dollari (+8,3% sul 2009 e -4,6% rispetto al 2008), gli investimenti diretti esteri si sono attestati a 1.122 miliardi di dollari (-1,7% rispetto al 2009).

La Cina, paese con la quota più elevata sulle esportazioni mondiali di merci (10,6% nel 2010), registra il maggiore incremento (+0,8 punti percentuali) rispetto al 2009. Seguono, in termini di quote sul commercio mondiale, gli Stati Uniti (8,6%), la Germania (8,5%), il Giappone (5,2%) e la Francia (3,5%). L’Italia si conferma ottavo paese esportatore (la quota di mercato dell’Italia passa dal 3,3% del 2009 al 3% del 2010).

Le quote di mercato dell’Italia sono in aumento nel Regno Unito (quota pari al 4,3%) e in Francia (8,3%), mentre sono in calo in Giappone (0,9%), Germania (5,6%), Stati Uniti (1,5%), India (1,4%), Cina (0,9%), Brasile (2,7%) e Russia (5%).

In relazione ai primi dieci gruppi di prodotti per cui l’Italia detiene le più elevate quote di mercato sul commercio mondiale, si segnalano aumenti per cisterne, serbatoi, radiatori e contenitori in metallo (quota pari al 13,8%) e prodotti della fusione della ghisa e dell'acciaio (9,6%).

Risultano in contrazione le quote di mercato dell’Italia per i materiali da costruzione in terracotta (26,8%), le pietre tagliate, modellate e finite (15,2%), i prodotti da forno e farinacei (14,6%), cuoio, borse e pelletteria (13,2%), calzature (10%), macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili (9,2%).

Nel 2010, l’interscambio commerciale dell’Italia si contraddistingue per un consistente aumento delle esportazioni (+15,8% sul 2009), che risulta tuttavia meno sostenuto rispetto alle importazioni (+23,4%).

Rispetto ai livelli di interscambio del 2008, misurati a prezzi correnti, si registra nel 2010 un gap dell’8,5% per le vendite all’estero e del 3,9% per gli acquisti sui mercati internazionali. In termini di volumi scambiati, il gap rispetto al 2008 è pari al 12% per le esportazioni e al 3,5% per le importazioni.

La bilancia commerciale dell’Italia registra nel 2010 un disavanzo di 29,3 miliardi di euro, in peggioramento rispetto agli anni precedenti (nel 2009 era di 5,9 miliardi). Al netto dei prodotti energetici, l’avanzo commerciale è stato di 23,6 miliardi di euro, in deterioramento rispetto al 2009 (35,9 miliardi di euro) e al 2008 (46,5 miliardi di euro).

I saldi attivi più ampi a livello nazionale si rilevano per macchinari e apparecchi (37.666 milioni di euro), prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (11.460 milioni), prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (9.529 milioni), prodotti delle altre attività manifatturiere (8.317 milioni), coke e prodotti petroliferi raffinati (6.154 milioni) e apparecchi elettrici (6.115 milioni).

I saldi negativi più consistenti si registrano per: prodotti dell'estrazione di minerali da cave e miniere (-58.131 milioni di euro), computer, apparecchi elettronici e ottici (-21.019 milioni), sostanze e prodotti chimici (-9.521 milioni), prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca (-5.509 milioni), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (-3.360 milioni) e mezzi di trasporto (-3.321 milioni).

Nella manifattura il grado di penetrazione delle importazioni aumenta di 3,3 punti percentuali rispetto al 2009 (+2,4 punti percentuali rispetto al 2008) raggiungendo il 33,3%. I settori con i maggiori incrementi dell’import penetration sono il cuoio e prodotti in cuoio (+9 punti percentuali rispetto al 2008), le macchine elettriche ed elettroniche (+7,4), la gomma e materie plastiche (+4,7), i prodotti chimici e fibre sintetiche (+3,5), e gli altri prodotti (tra cui mobili, preziosi, articoli sportivi) (+3 punti percentuali rispetto al 2008).

Le principali tipologie di merci esportate sono i prodotti petroliferi raffinati e i medicinali e preparati farmaceutici che registrano nel 2010 un aumento, rispettivamente, del 58,1 e del 15,5%.  

Per quanto riguarda le importazioni, le principali tipologie di merci movimentate sono il petrolio greggio e gli autoveicoli, con aumenti, rispettivamente, del 44,4 e dell’1,1%. Si segnala il forte aumento di importazioni di componenti elettronici, pari al +211,2%, dovuto in larga misura agli effetti prodotti dagli incentivi energetici sulle importazioni di pannelli solari.

Il maggiore contributo negativo al saldo complessivo è dovuto, per quanto riguarda le aree geografiche, all'Asia orientale (-19.686 milioni di euro) e all'Africa settentrionale (-11.153 milioni). Seguono i paesi dell’Unione europea (-7.877 milioni) e il Medio Oriente (-4.853 milioni).

A ridimensionare il disavanzo commerciale complessivo contribuiscono i saldi positivi nei confronti di America settentrionale (+10.075 milioni di euro), Oceania e altri territori (+3.507 milioni di euro) e Paesi europei non appartenenti all’Ue (+3.076 milioni di euro).

Germania e Francia rappresentano i principali mercati di sbocco delle esportazioni nazionali con quote pari, rispettivamente, al 13 e all’11,6%; gli Stati Uniti sono il terzo paese partner con una quota pari al 6%, di poco superiore a quella della Spagna (5,8%).

Rispetto al 2009, si registrano incrementi delle esportazioni verso tutti i maggiori partner commerciali (ad eccezione degli Emirati Arabi Uniti con -1,9%). Le maggiori variazioni riguardano Brasile (+44,1%), Turchia (+42,1%), Hong Kong (+33,6%), Cina (+29,9%), Russia (+23%) e Romania (+22,7%).

Considerando la provenienza territoriale delle merci il 39,9% delle esportazioni nazionali ha avuto origine dalle regioni nord-occidentali, il 31,3% da quelle nord-orientali, il 15,8% dalle regioni centrali, il 7,2% dal meridione, il 4,3% dalle isole.

Considerando la destinazione territoriale delle merci acquistate dall’estero, il 41,8% è diretto verso le regioni nord-occidentali dell’Italia, il 21,2% verso quelle nord-orientali, il 15,9% verso le regioni centrali; mentre il meridione e le isole ne assorbono, rispettivamente, il 7,4 e il 6,7%, il restante 7% è attribuito a regioni diverse e non specificate.

Gli operatori economici che hanno realizzato vendite all’estero nel corso del 2010 risultano, sulla base di dati ancora provvisori, pari a 205.974 unità. Considerando la distribuzione per classi di fatturato di tali operatori si evidenzia un’elevata numerosità (129.144 operatori) nella classe inferiore di fatturato all’export (fino a 75 mila euro ), con un modesto contributo al valore complessivo delle esportazioni, pari allo 0,6%.

Al netto dei micro-esportatori (con vendite all’estero inferiori a 75 mila euro), si rilevano 76.820 operatori: nonostante l’aumento del 3,8% registrato sul 2009, il loro numero è ancora inferiore del 4,8% rispetto a quello del 2008.

Il 44,7% degli operatori esporta merci verso un unico mercato e il 14,6% opera su oltre dieci mercati. Risulta comunque diffusa la presenza di operatori nelle principali aree di scambio internazionale.

Le attività industriali a controllo italiano sono maggiormente presenti in Romania (1.657 imprese e 116mila addetti), Brasile (306 imprese 75mila addetti) e Cina (544 imprese e 66mila), mentre i servizi si concentrano negli Stati Uniti (1.354 imprese e 106mila addetti) e in Germania (950 imprese e 66mila addetti).

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