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Annuario statistico 2010: commercio con l’estero

Sintesi del capitolo dedicato al commercio con l’estero dell’annuario statistico 2010 dell'ISTAT.

Le statistiche sul commercio con l’estero e sulle attività internazionali delle imprese forniscono dati aggiornati al 2009 sull’interscambio commerciale, sugli operatori e sulle imprese che effettuano transazioni con l’estero, sulle imprese a controllo estero residenti in Italia e sulle imprese a controllo nazionale residenti all’estero.

Premessa metodologica

Nel caso di transazioni con i paesi extra Ue, la base informativa è costituita dal Documento amministrativo unico (Dau). Per gli scambi con i paesi Ue, le informazioni sono desunte dagli elenchi riepilogativi Intrastat dei movimenti presentati dagli operatori economici agli uffici doganali territorialmente competenti. La rilevazione mediante modello mensile Intrastat copre il 20 per cento del totale degli operatori e il 98 per cento circa degli scambi.
Non sono comprese nelle statistiche le merci in transito sul territorio nazionale e quelle estere introdotte nei depositi doganali e non estratte per consumo, temporanea importazione o rispedite all’estero.

Per le rilevazioni sugli scambi di merci, il valore statistico della merce è definito, in conformità agli accordi internazionali:

  • come valore Cif (comprendente cioè le spese di trasporto e assicurazione fino alla frontiera nazionale) per le importazioni
  • come valore Fob (franco frontiera nazionale) per le esportazioni.

Le merci sono rilevate in base ad apposite voci (circa 10 mila posizioni a otto cifre), definite a livello comunitario dalla Nomenclatura combinata che costituisce una disaggregazione del Sistema armonizzato (circa 5 mila posizioni a sei cifre) stabilito dal Comitato di cooperazione doganale.

Struttura ed evoluzione del commercio estero nel 2009

Nel corso del 2009, secondo stime preliminari di fonte internazionale, il commercio mondiale ha registrato un decremento in valore del 24,7 per cento dovuto a rilevanti flessioni sia dei volumi (-12,2 per cento), sia dei valori medi unitari (-12,1 per cento). In un quadro internazionale caratterizzato da forti pressioni competitive, la quota di mercato dell’Italia è leggermente diminuita, passando dal 3,4 per cento del 2008 al 3,3 per cento del 2009.

 La bilancia commerciale dell’Italia ha conseguito nel 2009 un disavanzo di 5 miliardi di euro, ridimensionando il deficit di 13 miliardi registrato nel 2008. Sia per le esportazioni che per le importazioni si è rilevata una forte flessione pari, rispettivamente, al 21,2 per cento e al 22,6 per cento.

Il principale mercato di sbocco delle nostre esportazioni è l’Unione europea (57,4 per cento); seguono i Paesi europei non Ue (11,7 per cento), l’Asia orientale (7,0 per cento) e l’America settentrionale (6,6 per cento).

Per le importazioni le principali aree commerciali sono l’Unione europea (57,2 per cento), i Paesi europei non Ue (11,3 per cento), l’Asia orientale (10,6 per cento) e l’Africa settentrionale (6,8 per cento).

Germania e Francia si confermano essere i principali mercati di sbocco delle esportazioni nazionali con quote pari, rispettivamente, al 12,7 e all’11,6 per cento; gli Stati Uniti tornano a essere il terzo paese partner con quota pari al 5,9 per cento, di poco superiore alla quota della Spagna (5,7 per cento). Rispetto al 2008, fra i maggiori partner commerciali solo le esportazioni verso Portogallo e Cina registrano incrementi (rispettivamente +7,1 per cento e +3,1 per cento), mentre le maggiori flessioni si rilevano per Russia (-38,5 per cento), Romania (-35,2 per cento) e Spagna (-31,2 per cento). Germania e Francia registrano invece rispettivamente diminuzioni del -21,8 per cento e del -18,4 per cento.

Per quanto riguarda i principali raggruppamenti di merci secondo la classificazione Ateco 2007, i maggiori saldi attivi si rilevano per macchinari e apparecchi n.c.a. (36.108 milioni di euro), prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (11.208 milioni), articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (8.833), prodotti delle altre attività manifatturiere (7.655 milioni), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (7.549 milioni) e apparecchi elettrici (6.749 milioni).

I saldi negativi maggiori si registrano, invece, per prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere (-43.828 milioni di euro), computer, apparecchi elettronici e ottici (12.908 milioni), sostanze e prodotti chimici (-7.823 milioni), mezzi di trasporto (-5.646 milioni), prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca (-5.049 milioni), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (-3.916 milioni) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (-2.524 milioni).

Per quanto riguarda la composizione settoriale dei flussi di interscambio si evidenzia il notevole peso, nella struttura delle esportazioni, dei macchinari e apparecchi n.c.a. (18,8 per cento), dei prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (11,3 per cento), dei metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (11,0 per cento), dei mezzi di trasporto (10,1 per cento), dei prodotti alimentari, bevande e tabacco (6,8 per cento), degli articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (6,2 per cento) e delle sostanze e prodotti chimici (6,1 per cento).

Per le importazioni, quote significative si registrano per prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere (15,2 per cento), mezzi di trasporto (11,9 per cento), sostanze e prodotti chimici (8,7 per cento), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (8,3 per cento) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (7,6 per cento).

Considerando la provenienza territoriale delle merci si evidenzia come, nel corso del 2009:

  • il 40,5 per cento delle esportazioni abbia avuto origine dalle regioni nord-occidentali dell’Italia
  • il 31,3 per cento da quelle nord-orientali
  • il 15,6 per cento dalle regioni centrali
  • il 7,3 per cento dal meridione
  • il 3,3 per cento dalle isole e il restante 2,0 per cento da regioni diverse e non specificate.

Considerando la destinazione territoriale delle merci acquistate dall’estero, si riscontra come, nello stesso anno:

  • il 42,0 per cento sia diretto verso le regioni nord-occidentali dell’Italia
  • il 21,0 per cento verso quelle nord-orientali
  • il 16,1 per cento verso le regioni centrali
  • il meridione e le isole ne assorbono rispettivamente il 6,8 e il 5,7 per cento, il restante 8,4 per cento è attribuito alle regioni diverse e non specificate.

Capitolo 17 Annuario statistico 2010