Il sito per le imprese che operano con l’estero

Banca d’Italia: l’economia delle regioni italiane 2012

Nel 2011 il PIL nazionale è sceso dall’1,8 nel 2010 allo 0,4 per cento. La flessione è proseguita nel primo trimestre di quest’anno a seguito degli effetti della crisi del debito sovrano nell’area dell’euro.

Link utili

Il peggioramento degli ultimi trimestri è stato relativamente più intenso nel Mezzogiorno e al Centro, maggiormente dipendenti dalle componenti interne della domanda.

Le più recenti indagini congiunturali presso le imprese segnalano, tuttavia, il protrarsi in tutte le aree del Paese del calo del livello degli ordini, della produzione e del clima di fiducia, nonché delle attese negative sulla dinamica del fatturato e degli investimenti.

Interviste condotte dalla Banca d’Italia su un campione ristretto di medie e grandi imprese ubicate prevalentemente nel Centro Nord confermano la presenza di una diffusa preoccupazione sullo stato congiunturale, che determina una stasi degli investimenti.

Nel complesso del 2011 il PIL ha ristagnato nel Mezzogiorno e al Centro; è cresciuto a un tasso sostanzialmente in linea con quello medio nazionale nel Nord Ovest, a un ritmo doppio di quello nazionale nel Nord Est.

Il Mezzogiorno è stato caratterizzato da un andamento particolarmente sfavorevole dei consumi, in presenza di una più debole dinamica dell’occupazione e delle retribuzioni e di peggiori attese sulle prospettive del mercato del lavoro. Gli investimenti sono fortemente calati.

Nel Nord Est maggiore è stata la tenuta della domanda, con una dinamica dell’occupazione assai più vivace di quella media nazionale; le esportazioni hanno dato il principale contributo alla crescita, grazie alla maggiore apertura ai mercati esteri.

L’export

Dopo una ripresa durata otto trimestri, la crescita delle esportazioni italiane si è arrestata nel secondo semestre del 2011. Nel complesso dell’anno, secondo i dati provvisori dell’Istat valutati al netto dei prodotti energetici, le esportazioni a prezzi correnti sono aumentate dell’11,3 per cento.

La differente propensione a esportare delle singole regioni ha comportato un diverso contributo all’attività economica di ciascuna regione di questa componente della domanda. Per di più, la dinamica dell’export è comunque risultata più contenuta nel Mezzogiorno (8,7 per cento) che nelle altre regioni (rispettivamente 11,3 e 11,2 nel Nord Ovest e nel Nord Est e 12,8 per cento al Centro).

Al lordo dei prodotti energetici le esportazioni sono cresciute:

  • dell’11,2 per cento nel Nord Ovest
  • dell’ 11,1 nel Nord Est
  • del 13,0 al Centro
  • del 10,3 nel Mezzogiorno.

Nelle regioni settentrionali il settore dei beni intermedi e strumentali e quello dei metalli (in particolare in Lombardia) hanno contribuito alla crescita delle esportazioni per oltre sei punti percentuali.

Al Centro più della metà dell’incremento delle esportazioni è ascrivibile al contributo del settore dei metalli (4,9 punti percentuali, di cui 4 dalla sola Toscana) e del comparto di pelli, cuoio e calzature (2,1), con una dinamica particolarmente vivace nelle Marche e in Toscana.

Nel Mezzogiorno solo i prodotti petroliferi hanno fornito un contributo consistente (3,7 cento punti percentuali) alla crescita delle esportazioni. Le esportazioni nei settori tradizionali hanno fornito un contributo pari a un decimo della crescita delle vendite estere nelle regioni settentrionali e pari a un quarto al Centro. Nel Mezzogiorno il tasso di crescita delle esportazioni in tali settori è stato pari a circa un terzo di quello aggregato e il contributo alla crescita delle vendite estere totali è stato trascurabile.

In tutte le macroaree si è osservata una ricomposizione dell’export verso i paesi extra europei. Rimane tuttavia esiguo in tutte le macroaree il contributo alla crescita dell’export delle vendite negli Stati Uniti e nelle economie emergenti più dinamiche di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa (BRICS), in ragione del basso peso che l’export verso queste economie ha sul totale delle vendite all’estero di ciascuna macroarea.

Il contributo delle vendite nei paesi dell’area dell’euro alla crescita delle esportazioni si è ridotto in maniera rilevante in tutte le macroaree (38 per cento nel Nord Ovest, 32 nel Nord Est e 35 al Centro da circa 50 nel 2010; 11 per cento, da 38 nel Mezzogiorno); quello fornito dagli altri paesi dell’Unione europea ha mostrato una sostanziale tenuta nel Nord (attorno al 10 per cento), si è dimezzato (al 6 per cento) al Centro ed è aumentato nel Mezzogiorno (22 per cento dal 6).

Al Centro il contributo più rilevante è provenuto dalle vendite verso i paesi OCSE non UE27, in particolare da quelle verso la Svizzera il cui contributo ammonta a 3,1 punti percentuali (da 1,1 del 2010).

Il miglior andamento delle vendite delle imprese del Nord sui mercati esteri è il risultato, oltre che di fattori strutturali, anche di precise, recenti scelte strategiche. Le imprese che nelle prime fasi della crisi avevano ampliato la gamma dei prodotti e soprattutto quelle che avevano diversificato i mercati di sbocco hanno registrato nel 2011 incrementi di fatturato maggiori.

Nelle interviste di questa primavera le imprese hanno inoltre segnalato una ricomposizione del loro portafoglio vendite dal mercato nazionale verso l’estero.

Nel 2011 i prestiti bancari hanno rallentato in tutte le aree del Paese. La decelerazione, concentrata nell’ultima parte dell’anno, è risultata più marcata nel Nord; essa ha riflesso soprattutto i finanziamenti alle imprese, anche per effetto della debolezza dell’attività produttiva.

Lo studio della banca d'Italia è aggiornato con i dati disponibili a maggio 2012.

Fonte: Banca d’Italia (27 giugno 2012)