Il sito per le imprese che operano con l’estero

Commercio estero ed attività internazionali delle imprese nel 2009

L'annuario, realizzato dall’Istat e dall’Ice, presenta dati sugli scambi di merci, servizi e sugli investimenti diretti esteri per paesi di provenienza/destinazione e per prodotti e sull’interscambio delle regioni italiane.

I dati sugli attori del commercio con l’estero - imprese e operatori che realizzano scambi commerciali con l’estero - sono integrati da informazioni relative agli investimenti diretti esteri e, da quest’anno, dalle attività delle imprese multinazionali.

L’annuario consente di definire, sulla base di dati di fonte nazionale e internazionale sugli scambi con l’estero di merci e servizi, e sugli investimenti diretti esteri, la posizione dell’Italia nell’economia mondiale.

Il primo volume - intitolato: “Merci, servizi, investimenti diretti” - presenta in serie storica dati statistici sugli scambi di merci, servizi e sugli investimenti diretti esteri per aree e paesi di provenienza/destinazione, per prodotti e sull’interscambio commerciale delle regioni italiane.
Inoltre, vengono pubblicati dati sulla struttura degli operatori del commercio con l’estero e delle imprese esportatrici e importatrici: questi ultimi sono realizzati sulla base dell’integrazione tra l’archivio Istat delle imprese attive (ASIA) e quello sugli operatori economici del commercio con l’estero.

Infine, il volume include tavole statistiche sulla struttura e le attività delle multinazionali estere che operano in Italia (Inward FATS – Inward statistics on foreign affiliates) e delle multinazionali italiane che realizzano attività economiche all’estero (Outward FATS – Outward statistics on foreign affiliates).

Il secondo volume, intitolato: “Paesi, settori, regioni” realizzato solo in formato elettronico, riporta ulteriori approfondimenti delle informazioni statistiche contenute nel primo volume nella forma di schede “monografiche” per paese, settore o regione.

Il cd-rom contiene, oltre a tutte le tavole statistiche in formato elaborabile dei due volumi e del Rapporto Ice, un ampio insieme di tavole aggiuntive che consentono di effettuare ulteriori analisi di tipo merceologico, geografico e territoriale.

I dati sono aggiornati al 2009. Fanno eccezione alcuni dati di fonte internazionale (scambi di servizi e investimenti diretti esteri), quelli sulle imprese esportatrici e importatrici (2008) e sulle attività delle imprese multinazionali a controllo nazionale o estero (2007).

Struttura ed evoluzione del commercio estero nel 2009

Secondo stime preliminari di fonte internazionale, il commercio mondiale di beni registra, nel 2009, un decremento in valore del 24,7 per cento, dovuto a rilevanti flessioni sia dei volumi (-12,2 per cento), sia dei valori medi unitari (-12,1 per cento).

La quota di mercato delle esportazioni italiane in valore mostra, nel 2009, una lieve flessione rispetto all’anno precedente (pari a 0,1 punti percentuali), attestandosi al 3,3 per cento.
Il calo del valore delle importazioni (-22,6 per cento) è di maggiore intensità rispetto a quello delle esportazioni (-21,2 per cento).

La forte flessione del valore dei flussi commerciali deriva da decrementi sia dei valori medi unitari sia dei volumi:

  • per le esportazioni al netto calo dei volumi (-19,7 per cento) è associata una flessione più contenuta dei valori medi unitari (-1,9 per cento)
  • per le importazioni sia i primi sia i secondi segnano rilevanti decrementi (rispettivamente -13,9 per cento e -10 per cento).

Nel 2009 il disavanzo della bilancia commerciale dell’Italia è migliorato di poco meno di 8 miliardi di euro (-5.055 milioni di euro rispetto ai -13.035 milioni dell’anno precedente), influenzato dalla riduzione del prezzo dei prodotti petroliferi; la bilancia commerciale al netto dei prodotti energetici segna un attivo di 36,6 miliardi di euro, rispetto ai 46,5 miliardi del 2008.

Le aree geografiche verso le quali si registrano i disavanzi commerciali più ampi sono:

  • l’Asia orientale (-10.909 milioni di euro)
  • l’Africa settentrionale (-8.539 milioni)
  • l’Ue (-2.295 milioni)
  • l’Asia centrale (-429 milioni).

I saldi positivi maggiori si rilevano verso: 

  • America settentrionale (+8.532 milioni di euro)
  • Medio Oriente (+3.044 milioni)
  • Oceania (+1.790 milioni).

In attivo, anche se in misura più contenuta, i saldi commerciali dell’Italia verso America centro-meridionale (+1.696 milioni) e paesi comunitari non appartenenti all’area dell’euro (+529 milioni).

Germania e Francia si confermano i principali mercati di sbocco delle esportazioni nazionali, con quote pari, rispettivamente, a 12,7 e 11,6 per cento; gli Stati Uniti tornano a essere il terzo paese partner, con una quota pari al 5,9 per cento, di poco superiore a quella della Spagna (5,7 per cento).
Fra i maggiori partner commerciali, solo le esportazioni verso Portogallo e Cina registrano incrementi (rispettivamente +7,1 per cento e +3,1 per cento), mentre le maggiori flessioni si rilevano per Russia (-38,5 per cento), Romania (-35,2 per cento) e Spagna (-31,2 per cento). Germania e Francia registrano, rispettivamente, diminuzioni del 21,8 per cento e del 18,4 per cento.

Dal punto di vista settoriale, significativi saldi attivi si rilevano per macchinari e apparecchi n.c.a. (+36.108 milioni di euro), prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+11.208 milioni), articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (+8.833), prodotti delle altre attività manifatturiere (+7.655 milioni), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+7.549 milioni) e apparecchi elettrici (+6.749 milioni).

Saldi negativi rilevanti si registrano, invece, per prodotti dell'estrazione di minerali da cave e miniere (-43.828 milioni di euro), computer, apparecchi elettronici e ottici (-12.908 milioni), sostanze e prodotti chimici (-7.823 milioni), mezzi di trasporto (-5.646 milioni), prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca (-5.049 milioni), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (-3.916 milioni) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (-2.524 milioni).

Solo 37 tipologie di prodotti su 270 – secondo le classi della classificazione Ateco 2007 – mostrano incrementi delle esportazioni, di questi solo i medicinali e preparati farmaceutici apportano un contributo superiore al 3 per cento al totale delle esportazioni nazionali.

Considerando il complesso di prodotti di maggiore rilevanza per le esportazioni nazionali, variazioni particolarmente negative si registrano per ferro, ghisa e acciaio di prima trasformazione e ferroleghe (-49,7 per cento), prodotti petroliferi raffinati (-39,8 per cento), macchine e apparecchi di sollevamento e movimentazione (-35,3 per cento), altre parti ed accessori per autoveicoli (-34,2 per cento) e tubi, condotti, profilati cavi e relativi accessori in acciaio (-34 per cento).

Flessioni molto contenute riguardano invece aeromobili, veicoli spaziali e relativi dispositivi (-3,4 per cento), vini di uve (-4,7 per cento) e altre pompe e compressori (-6,8 per cento).

Dal lato delle importazioni, fra i principali prodotti acquistati dall’estero le flessioni più significative rispetto all’anno precedente riguardano ferro, ghisa e acciaio di prima trasformazione e ferroleghe (-57,6 per cento), rame (-40,8 per cento), petrolio greggio (-39,9 per cento) e prodotti petroliferi raffinati (-29,9 per cento).
Incrementi delle importazioni si rilevano invece per: energia (+26,1 per cento), prodotti di elettronica di consumo audio e video (+14,5 per cento), medicinali e preparati farmaceutici (+10,8 per cento) e prodotti farmaceutici di base (+7,2 per cento).

Considerando la provenienza territoriale delle merci esportate si rileva che, nel corso del 2009:

  • il 40,5 per cento delle esportazioni ha origine dalle regioni nord-occidentali dell’Italia
  • il 31,3 per cento da quelle nord-orientali
  • il 15,6 per cento dalle regioni centrali
  • il 7,3 per cento dal meridione
  • il 3,3 per cento dalle isole.

Operatori economici del commercio estero ed imprese esportatrici

Secondo dati ancora provvisori, sono 189.812 gli operatori economici che hanno effettuato vendite all’estero nel corso del 2009. La distribuzione degli operatori per valore delle vendite effettuate all’estero conferma la presenza di una rilevante fascia di “microesportatori”: 116.228 operatori presentano un ammontare di fatturato all’esportazione molto limitato (fino a 75.000 euro), con un contributo al valore complessivo delle esportazioni pari allo 0,6 per cento.
D’altra parte, 2.997 operatori appartengono alle classi di fatturato superiori a 15 milioni di euro; questo segmento realizza il 65,7 per cento delle vendite sui mercati esteri.

Il 43,9 per cento degli operatori esporta merci verso un unico mercato, mentre il 15,2 per cento opera su oltre dieci mercati. La presenza degli operatori nelle principali aree di scambio commerciali risulta comunque diffusa: nel 2009 si registrano 136.834 presenze di operatori commerciali italiani sul mercato comunitario, 77.847 nei paesi europei non Ue, 34.667 presenze sul mercato dell'America settentrionale e 34.289 in Asia orientale.

Nel 2008 si contano 183.774 imprese esportatrici: nel 48,6 per cento dei casi appartengono al settore manifatturiero (il cui peso sul valore complessivo delle esportazioni è pari all’83,2 per cento), nel 39,4 per cento a quello del commercio e nell’11,9 per cento ad altri settori.

La quota delle imprese esportatrici sul totale delle imprese attive cresce significativamente all’aumentare della dimensione di impresa, espressa in termini di addetti. Le grandi imprese esportatrici (poco più di 2.000 unità con almeno 250 addetti) hanno realizzato il 44,3 per cento delle esportazioni nazionali, le medie imprese (con 50-249 addetti) il 28,4 per cento e le piccole imprese (con meno di 50 addetti) il 27,3 per cento.

Imprese multinazionali

Nel 2007, 14.401 affiliate di multinazionali estere operavano in Italia. Queste imprese impiegavano oltre 1,2 milioni di addetti e realizzavano un fatturato di 472,4 miliardi di euro, con un contributo significativo ai principali aggregati economici nazionali: il 7,1 per cento degli addetti e il 16,0 per cento del fatturato.

L’apporto del capitale estero per il sistema produttivo italiano è rilevante anche per gli scambi di merci con l’estero, con quote del 21,5 per cento per le esportazioni e del 38,0 per le importazioni.
In particolare, l’incidenza degli scambi intra-gruppo (intra-firm trade) sull’interscambio complessivo di merci delle imprese a controllo estero è risultata pari al 43,7 per cento per le esportazioni e al 62,4 per cento per le importazioni.
L’attività di queste imprese si concentra prevalentemente nei servizi, con 10.521 unità controllate rispetto alle 3.880 dell’industria.

In termini di addetti, ai primi posti dei paesi controllanti si collocano gli Stati Uniti, paese cui fanno riferimento affiliate che occupano in Italia 283 mila addetti, la Francia (262 mila addetti in Italia) e la Germania (161 mila addetti).

Nel 2007 erano 20.050 le affiliate di multinazionali italiane residenti all’estero. Queste impiegavano all’estero oltre 1,4 milioni di addetti, realizzando un fatturato di circa 389 miliardi di euro. La numerosità delle affiliate italiane all’estero è più elevata nei servizi non finanziari (11.279 imprese) rispetto ai settori industriali (7.843). Tuttavia, le imprese industriali mostrano una maggiore rilevanza economica (circa 182 miliardi di fatturato) per un totale di circa 838 mila addetti.

Il grado di internazionalizzazione del sistema produttivo italiano può essere valutato sulla base dell’incidenza delle attività realizzate all’estero da imprese a controllo nazionale rispetto al complesso delle attività svolte dalle imprese residenti in Italia: le attività manifatturiere realizzano all’estero un fatturato pari al 13,2 per cento di quello conseguito in Italia, mentre in termini di addetti la percentuale sale al 16,3 per cento.
Percentuali più basse si rilevano per il commercio, mentre gli altri servizi (ad eccezione di quelli finanziari) risultano relativamente poco internazionalizzati.

I principali paesi di localizzazione delle controllate italiane all’estero in termini di addetti sono:

  • Stati Uniti (1.621 affiliate che impiegano quasi 148 mila addetti)
  • Romania (3.925 imprese che assorbono oltre 147 mila addetti)
  • Germania (1.404 affiliate, con quasi 117 mila addetti)
  • Francia (1.658 imprese che utilizzano oltre 100 mila addetti).

Si segnala una significativa presenza italiana in Brasile (oltre 500 imprese con più di 94 mila addetti) e in Cina (792 affiliate che impiegano più di 85 mila addetti).