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Commercio estero 2007

I dati sulle esportazioni italiane di merci relativi al 2007 mostrano un incremento dell’8 per cento nel complesso, con punte più elevate in aree come l’Europa Centro Orientale (+14,3%) e la Russia (+25,6%), il Medio Oriente (+24%), l’Asia Centrale e in particolare l’India (+39%) e la Cina (+11%).

Il ritrovato dinamismo già registrato nel 2006 è proseguito anche nel 2007, consentendo un aumento della quota delle esportazioni italiane sul commercio mondiale, dopo le difficoltà degli anni scorsi, causate dalla fase di crescita debole in Europa, dalla perdita di competitività di prezzo e dall’apprezzamento dell’Euro, ma anche dall’entrata di nuovi importanti concorrenti come protagonisti del mercato mondiale.

Questi sviluppi dimostrano che il processo di ristrutturazione del sistema produttivo del nostro paese, che punta sempre più sulla qualità per non subire la concorrenza di prezzo da parte di paesi con produzioni a costi inferiori di manodopera, potrebbe avere iniziato a dare i risultati attesi.

A livello mondiale il 2007 è stato caratterizzato da un rallentamento della crescita del commercio mondiale (5,5% rispetto all’8,5% dell’anno precedente). Le previsioni per l’anno in corso indicano un’ulteriore decelerazione: l’attività produttiva e gli scambi commerciali risentiranno della debolezza della domanda nelle aree dei paesi avanzati, mentre le aree in via di sviluppo e la Russia continueranno a trainare la crescita.

Per l’Italia, nel 2007 si è registrata una crescita dell’1,5 per cento del prodotto interno lordo cui hanno contribuito positivamente sia la domanda interna che quella estera, anche se in misura più limitata: le esportazioni di beni e servizi hanno infatti mostrato un incremento del 5 per cento, superiore a quello delle importazioni (4,4 per cento).

A fine 2007 il disavanzo commerciale dell’Italia si è sensibilmente ridotto rispetto all’anno precedente, portandosi da 20 a 9,4 miliardi di euro; ciò è avvenuto per effetto di un lieve miglioramento del deficit energetico e di un ampliamento di 9 miliardi di euro dell’attivo manifatturiero.

  • Il surplus del settore tessile-abbigliamento-calzature è stato sostanzialmente in linea con quello del 2006 (oltre 16 miliardi di euro).
  • Segnali positivi emergono anche dai prodotti del sistema casa, che si erano invece mostrati stazionari o in deterioramento nei periodi precedenti.
  • Da alcuni anni i vantaggi comparati del modello di specializzazione internazionale dell’Italia sembrano concentrarsi sempre di più nei prodotti meccanici (il surplus ha sfiorato i 48 miliardi di euro).
  • Si ravvisano, contemporaneamente, i segnali di una leggera attenuazione della  tradizionale debolezza in alcuni settori dell’industria a forti economie di scala e ad alta intensità di conoscenze (prodotti ICT, farmaceutica).

Le vendite nelle aree esterne alla UE sono state molto dinamiche, va detto comunque che gli esportatori italiani hanno ancora molte opportunità da cogliere in Asia orientale, dove la crescita delle esportazioni dell’Italia è rimasta inferiore alla media (5,3%).

Negli ultimi tre anni l’interscambio dell’Italia si è intensificato, anche se la quota dell’Italia in Asia è inferiore rispetto alla quota mondiale delle esportazioni italiane e si mantiene costante dal 2005.

Secondo le previsioni dell’ultimo rapporto Ice-Prometeia, nonostante le difficoltà registrate in diversi settori del Made in Italy, emergono segnali positivi dai settori dell’Auto, della Meccanica strumentale e nel comparto delle Costruzioni.

Tuttavia, anche se ci sono spazi di espansione commerciale attraverso il canale delle esportazioni, è fondamentale, per competere con successo in questi mercati, approfondire l’internazionalizzazione produttiva con l’incremento degli investimenti diretti esteri delle imprese italiane nell’area.

I dati sui primi tre mesi dell’anno relativi all'andamento delle esportazioni italiane sono ancora incoraggianti (+5,4 per cento nel complesso, +11,4 per cento nelle aree esterne alla Ue), in prospettiva però le nostre esportazioni rischiano di perdere terreno su alcuni mercati importanti anche per effetto del forte deprezzamento del dollaro (16,5% ad aprile rispetto al valore dell’anno precedente).

D’altra parte, l’andamento del cambio ci favorisce in questa fase di continui rialzi delle quotazioni in dollari delle materie prime, energetiche e non.

Destano maggiori preoccupazioni gli effetti della paventata recessione negli Stati Uniti con le possibili ripercussioni in tutte le principali aree del mondo.
I processi di globalizzazione hanno, infatti, reso tutti i mercati strettamente connessi tra loro e difficilmente una crisi in una parte del mondo potrà manifestare effetti limitati ai suoi confini.

Area Studi, Ricerche e Statistiche dell’I.C.E