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Conti economici regionali 2007 - 2009

Nel 2009, il Pil pro capite si attesta a 30.408 euro nel Nord-Ovest; seguono il Nord-Est, con 29.965 euro e il Centro con 27.914 euro. Il Pil pro capite, nel Mezzogiorno, scende a 17.417 euro, il 44% in meno di quello del Nord-Ovest.

L’Istat ha pubblicato il 2 febbraio 2012 le nuove stime dei conti economici regionali elaborati in base alla classificazione delle attività economiche Ateco 2007, riferite, al momento, agli anni 2007- 2009.

Nel 2009 il Pil del Paese è stato pari a 1.526 miliardi e 790 milioni di euro, più della metà (54,4%) è prodotto nelle regioni del Nord, in cui si concentra il 45,6% della popolazione nazionale, il 21,7% nelle regioni del Centro (in cui vive il 19,7% della popolazione) e il 23,8% nel Mezzogiorno (cui corrisponde il 34,7% della popolazione).

Le regioni che contribuiscono maggiormente alla formazione del Pil sono la Lombardia (20,8% di Pil, con il 16,3% della popolazione), segue il Lazio (con il 10,8% e il 9,4% della popolazione) e il Veneto (9,3% di Pil e 8,1% di popolazione). Tra le regioni del Mezzogiorno è la Campania che ha fornito il contributo maggiore, con il 6,4% del Pil nazionale e il 9,7% della popolazione.

Nel 2009, anno di massimo impatto della crisi economica, il Pil a prezzi correnti ha segnato una diminuzione del 3,1%, con segnali negativi in tutte le aree del Paese. La flessione è risultata particolarmente accentuata nel Nord-Ovest (-3,7%) e nel Nord-Est (-3,4%), più contenuta nel Mezzogiorno (-2,6%) e nel Centro (-2,2%).

Tra le regioni che hanno contribuito maggiormente alla contrazione del Pil, si segnalano il Piemonte, con una riduzione del Pil regionale del 5,3%, il Friuli Venezia Giulia e l’Umbria con una flessione del 5,0%.

Le aree del Paese su cui la crisi economica ha, invece, avuto un impatto meno negativo sono state le Provincie Autonome di Trento (con una riduzione del Pil dell’1,5%) e Bolzano/Bozen (-0,4%), la Toscana (-1,5%) e il Molise (-1,6%).

Nettamente più contenuta è stata la flessione dei consumi finali a prezzi correnti (-0,5% a livello nazionale), esito di un calo della spesa delle famiglie (-1,8%), compensato dall’incremento dei consumi collettivi delle Amministrazioni Pubbliche (+3,0%) e delle ISP (+3,5%).

La contrazione dei consumi delle famiglie è risultata più marcata nelle regioni meridionali, dove la flessione ha sfiorato il 3,0%, e più contenuta nelle regioni del Centro-Nord (-1,5%). Ancora una volta la Calabria è risultata la regione più in difficoltà (-3,6%), mentre le famiglie di Emilia Romagna e Lazio sono quelle che hanno ridotto meno i loro livelli di spesa (-0,4%).

In questo contesto le imprese hanno drasticamente ridotto gli investimenti, con un calo pari quasi all’11% rispetto al 2008. L’abbattimento si è concentrato quasi esclusivamente nelle regioni del Centro-Nord, dove i livelli dello stock di capitale sono storicamente più consistenti. In questi territori la contrazione degli investimenti fissi lordi è stata pari al 14%, a fronte di una flessione nel Mezzogiorno dell’1,4%.

Fonte: Istat