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Export regioni italiane: gennaio - dicembre 2009

Il valore delle esportazioni italiane nel 2009, rispetto all’anno precedente, è sceso del 21,4 per cento (meno 23,7 per cento verso i paesi Ue, meno 18,1 per cento verso i paesi extra Ue).

Tutte le ripartizioni territoriali fanno rilevare flessioni nelle esportazioni, con diminuzioni superiori alla media nazionale:

  • per l’Italia insulare (meno 39,5 per cento, dovuta alla forte riduzione delle vendite all’estero di prodotti petroliferi raffinati)
  • per quella meridionale (meno 23,5 per cento)
  • per quella nord-orientale (meno 22,6 per cento).

Flessioni inferiori alla media nazionale si registrano, invece, per la ripartizione nord-occidentale (meno 20,4 per cento) e per quella centrale (meno 15,2 per cento).

La dinamica congiunturale, valutata sulla base dei dati trimestrali depurati della componente stagionale, evidenzia, nel quarto trimestre 2009 rispetto al trimestre precedente:

  • una variazione positiva delle esportazioni per l’Italia centrale (più 1,2 per cento)
  • una sostanziale stabilità per l’Italia insulare
  • flessioni per la ripartizione nord-occidentale (meno 2 per cento) e nord-orientale (meno 1,9 per cento).

Nel 2009, rispetto all’anno precedente, tutte le regioni fanno registrare una flessione delle esportazioni, ad eccezione della Liguria (più 9,5 per cento, per il forte incremento delle vendite all’estero dei mezzi di trasporto). Fra le regioni che più contribuiscono ai flussi commerciali con l’estero, le flessioni maggiori riguardano:

  • Sardegna (meno 43,9 per cento)
  • Sicilia (meno 37 per cento)
  • Abruzzo (meno 31,7 per cento)
  • Marche (meno 24,5 per cento)
  • Veneto (meno 23,5 per cento)
  • Emilia-Romagna (meno 23,4)
  • Puglia (meno 22,9 per cento)
  • Piemonte (meno 21,8 per cento)
  • Lombardia (meno 21,2 per cento).

Andamento delle esportazioni per ripartizione territoriale

La flessione delle esportazioni tra il 2008 e il 2009 dell’area nord-occidentale, pari al 20,4 per cento, ha interessato i flussi:

  • verso i paesi Ue (meno 24,1 per cento), con variazioni particolarmente negative verso Spagna, Regno Unito e Germania
  • verso i paesi extra Ue (meno 14,8 per cento) con flessioni marcate verso Russia, paesi Mercosur, Turchia, Brasile e Sudafrica.

L’incremento della quota delle esportazioni della ripartizione sul complesso delle esportazioni nazionali, passata dal 40,1 al 40,6 per cento, è determinato dall’aumento della quota relativa ai paesi extra Ue (dal 39 al 40,6 per cento), a fronte di una riduzione di quella verso i paesi Ue (dal 40,8 al 40,6 per cento).

La flessione delle esportazioni dell’Italia nord-orientale (meno 22,6 per cento) deriva da:

  • una rilevante diminuzione dei flussi diretti verso i paesi Ue (meno 24,3 per cento) in particolare verso Spagna e Regno Unito
  • una riduzione meno intensa delle vendite dirette sui mercati non comunitari (meno 20,2 per cento) con diminuzioni più intense verso Russia, Messico, Sudafrica, Corea del Sud, Stati Uniti e Turchia.

La quota delle vendite della ripartizione sul totale nazionale è leggermente diminuita (da 31,7 a 31,2 per cento), con flessioni delle quote relative sia ai paesi Ue (da 32,1 a 31,8 per cento) sia ai paesi extra Ue (da 31,2 a 30,4 per cento).

La contrazione delle esportazioni generate nell’Italia centrale (meno 15,2 per cento) è dovuta alla caduta dei flussi diretti verso:

  • i paesi Ue, diminuiti del 15,7 per cento, con flessioni rilevanti verso Germania, Polonia e Spagna
  • l’area extra Ue (meno 14,6 per cento) con diminuzioni significative verso Messico, Russia, India, Stati Uniti, paesi ASEAN e Turchia.

La crescita di poco più di un punto percentuale della quota delle esportazioni della ripartizione sul totale nazionale, che si attesta al 15,7 per cento è dovuta soprattutto all’aumento della quota relativa ai flussi verso i paesi Ue (dal 13,4 al 14,8 per cento), mentre l’incremento relativo ai paesi extra Ue è più contenuto (dal 16,3 al 17 per cento).

Nell’area meridionale e insulare la flessione delle esportazioni (meno 29,4 per cento) è di pari intensità per entrambe le aree di sbocco:

  • meno 29,6 per cento per i flussi diretti verso i paesi Ue, con flessioni significative verso Spagna, Austria e Francia
  • meno 29,1 per cento per quelli diretti verso i paesi extra Ue, con decrementi rilevanti che riguardano per Messico, Russia, Turchia, Brasile, paesi Mercosur, paesi ASEAN, paesi EDA e Stati Uniti.

Tra il 2008 e il 2009 è diminuita l’incidenza delle esportazioni della ripartizione sul totale nazionale (dall’11,8 al 10,6
per cento
), con una flessione della quota delle vendite sia verso i paesi Ue (dall’11,3 al 10,4 per cento) sia verso i paesi extra Ue (dal 12,4 al 10,7 per cento).

Analisi per settore di attività economica

Nel 2009, considerando i settori che contribuiscono maggiormente alle esportazioni nazionali, si rilevano flessioni significative per:

  • coke e prodotti petroliferi raffinati (meno 39,2 per cento)
  • metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (meno 29,3 per cento)
  • mezzi di trasporto (meno 25,4 per cento, al cui interno gli autoveicoli segnano una flessione del 34,1 per cento)
  • prodotti tessili (meno 23,2 per cento)
  • macchine ed apparecchi n.c.a. (meno 22,8 per cento).

Relativamente all’origine regionale delle esportazioni di questi comparti, per il coke e prodotti petroliferi raffinati le regioni che contribuiscono maggiormente alle vendite dirette verso l’estero e che registrano le maggiori flessioni di tali flussi sono Friuli Venezia Giulia (meno 61,3 per cento), Toscana (meno 54,9 per cento), Lombardia (meno 47,3 per cento), Sardegna (meno 44,7 per cento) e Sicilia (meno 38,1 per cento).

Per i metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, le flessioni maggiori riguardano Valle d’Aosta (meno 51 per cento), Puglia e Friuli Venezia Giulia (meno 40 per cento per entrambe le regioni), Piemonte (meno 34,8 per cento), Umbria (meno 33,9), Veneto (meno 33,6 per cento), Abruzzo (meno 32,5 per cento), Trentino Alto Adige (meno 31 per cento), Lombardia (meno 30,1 per cento).

Le vendite all’estero di mezzi di trasporto registrano flessioni particolarmente significative da Abruzzo (meno 47,8 per cento), Campania (meno 41,7 per cento), Veneto (meno 39,1 per cento), Emilia-Romagna (meno 33,8 per cento), Trentino Alto Adige (meno 31,4 per cento), Puglia (meno 29,6 per cento), Lombardia (meno 29,4 per cento) e Piemonte (meno 19,9 per cento).

Per i prodotti tessili le regioni con le maggiori flessioni sono: Friuli Venezia Giulia (meno 35,3 per cento), Lazio (meno 29,9 per cento), Umbria (meno 27,7 per cento), Piemonte (meno 26,4 per cento), Lombardia (meno 23,5 per cento), Veneto (meno 21,3 per cento) e Toscana (meno 20,6 per cento).

Per macchine e apparecchi n.c.a. le regioni con le flessioni maggiori sono Marche (meno 36,1 per cento), Puglia (meno 31 per cento), Emilia-Romagna (meno 30,7 per cento), Piemonte (meno 28,3 per cento), Veneto (meno 26,6 per cento), Abruzzo (meno 25,4 per cento) e Trentino-Alto Adige (meno 24,6 per cento).

Fonte: Istat